Il filosofo preferisce la relazione logica al rapporto sessuale e lo si riconosce dal fatto che, di fronte a un problema sessuale, assume un atteggiamento forzato, e inappropriato. Manifesta una glaciazione quando ci si attendeva un incendio, un incendio quando ci si attendeva una glaciazione. Formula una teoria a chi gli chiede un'emozione, sprofonda in una passione qualunque invece di rispondere razionalmente a una domanda sull'amore.
Il filosofo è in difficoltà. Di fronte alla pulsione sessuale, nella vita quotidiana il filosofo prospetta soluzioni estreme: la verginità, la castrazione, nel senso della continenza; oppure la dissolutezza, la perversione, nel senso della licenziosità. Nessuno immagina la castrazione per se stesso; il filosofo si. Può addirittura farvi ricorso. La storia della filosofia annovera due celebri castrati. Il primo è Origene, cristiano inflessibile. Il secondo filosofo castrato è Abelardo.
Tra quelli che sono rimasti vergini figurano (per quanto ne sappiamo) Plotino, Ipazia, Tommaso d'Aquino, Erasmo, Paracelso, Spinoza, Pascal, Malebranche, Kant, Lagneau, Simone Weil ("la Vergine rossa"), che non sembra siano stati tormentati dalla "cosa". Il che deve spiegare, in parte, la natura astratta della loro morale.
La vita sessuale di Spinoza, anche a venticinque anni, è un grande vuoto, per passività. Al piacere sessuale Spinoza rimprovera molte cose: tiene "la mente (...) così distratta" che le impedisce di "pensare a un qualche altro bene"; e poi, com'è noto, "dopo il godimento (...) segue una grande tristezza che, se non annienta la mente, tuttavia la turba e la stordisce".
Sull'altro fronte ci sono filosofi che hanno avuto un'esistenza da dissoluti: Tertualliano, Agostino, Lullo e Vanni. Agostino e Lullo - si presentano come eroi che hanno rinunciato al piacere sessuale. Ma si dedicano all'astinenza dopo aver goduto dell'abbondanza. Ci piacerebbe che avessero coraggiosamente rinunciato al sesso a vent'anni invece che a trentadue ( Agostino) o a trentatré (Lullo). A quel tempo, a trent'anni si era già uomini maturi. Come dice il proverbio, "quando il diavolo invecchia, si fa eremita". Secondo un'ottima raccomandazione dei moralisti, essi non uccidono la libido: sostituiscono alla passione sessuale la passione evangelica. O meglio, poiché nel convertire mettono la stessa foga che avevano messo nel copulare, trasformano la propria libido. E' la medesima energia. Agostino e Lullo sono dei convertiti. La conversione è un'inversione di vapore. Si conserva il vapore, ma lo si dirige altrove.
Ma un'eccezione, un diavolo, si riesce comunque a scovarlo. Esiste un filosofo "dissoluto" (l'aggettivo è di Diderot): La Mettrie, medico materialista del XVIII secolo che difende l'erotismo universale. Osa titoli come L'arte di godere. Innalza questo inno: "Piacere, supremo padrone di tutti gli uomini e degli dei, davanti al quale tutto scompare, persino la ragione stessa, tu sai quanto il mio cuore ti adori". Ai diavoli si può aggiungere Claude Henri de Saint-Simon, di epoca napoleonica, definito "dissoluto".
Quindi si potrebbe concludere che in Sofia non c'è alcuna depravazione o ce n'è ben poca.
Vedi: https://isentieridellaragione.weebly.com/la-libido-il-filosofo-preferisce-la-relazione-logica.html

Nessun commento:
Posta un commento