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domenica 26 aprile 2026

Indra Devi: La Donna dei Tre Secoli che ha portato lo Yoga a Hollywood.

Esistono vite così dense che sembrano appartenere alla letteratura più che alla realtà. Quella di Indra Devi è una di queste. Nata Eugenia Peterson nel 1899 in Lettonia e scomparsa nel 2002 a 103 anni, ha attraversato tre secoli, due guerre mondiali e rivoluzioni culturali, diventando la "First Lady dello Yoga" in Occidente.    
Dalle corti della Russia imperiale ai set di Bollywood, fino alle colline di Hollywood: ecco l'incredibile viaggio di una donna che ha osato percorrere il proprio sentiero personale.


Figlia di un banchiere svizzero e di un’aristocratica russa, Eugenia cresce tra teatri e cabaret, fuggendo dalla Rivoluzione Russa per approdare nella Berlino degli anni '20. Ma la sua anima è inquieta. La svolta arriva nel 1926 quando, folgorata da un discorso di Jiddu Krishnamurti, decide di abbandonare tutto — incluso un fidanzato pronto a sposarla — per seguire il richiamo dell'India.
In India la sua vita esplode in mille direzioni: diventa una stella del cinema di Bollywood con il nome di Indra Devi, frequenta Tagore e visita l’ashram di Gandhi. Eppure, sente che manca ancora qualcosa.
L'incontro con il Maestro: Krishnamacharya
La vera trasformazione avviene a Mysore. Qui sfida le convenzioni del tempo chiedendo di essere ammessa alla scuola di Krishnamacharya, il padre dello yoga moderno. La risposta iniziale è netta: "Non ho mai insegnato a una donna, tantomeno straniera".
Solo l’intervento del Maharaja in persona convince il Maestro ad accettarla. Indra si sottopone a una disciplina ferrea: sveglia all'alba, dieta spartana e ore di pratica intensa. Impara le asana più complesse e, quando deve lasciare l'India, riceve dal suo Maestro un compito preciso: diventare la sua ambasciatrice nel mondo.

Dopo aver insegnato a Shanghai durante l'occupazione giapponese, Indra approda a Los Angeles. Negli anni '40 e '50 lo yoga era visto con sospetto, ma Indra lo trasforma in un fenomeno di costume.
Nel suo studio su Sunset Strip passano le leggende del cinema:

  •     Greta Garbo e Gloria Swanson diventano sue allieve.
  •     Marilyn Monroe si avvicina alla disciplina grazie a lei.
  •     Aldous Huxley trova sollievo nei suoi insegnamenti.

Indra intuisce che per l'America lo yoga deve essere presentato come uno strumento di salute e bellezza ("Forever Young, Forever Healthy"), rendendolo accessibile a tutti.

Con il passare degli anni, la sua visione si evolve. Se inizialmente promuoveva lo yoga come "fitness", l'assassinio di Kennedy nel 1963 la spinge verso una dimensione più spirituale. Lo yoga diventa per lei una missione di pace. Viaggia in Vietnam, incontra il Papa, il Dalai Lama e Indira Gandhi. Diventa una devota seguace di Sai Baba, portando a lui persino John Lennon e Yoko Ono.

A 80 anni, quando molti si ritirano a vita privata, Indra inizia un nuovo capitolo in Argentina. Diventa un'icona nazionale, riempie i teatri aprendo i concerti rock con preghiere e asana, e fonda la sua fondazione a Buenos Aires.
Indra Devi non ha solo insegnato posizioni fisiche; ha dimostrato che lo yoga è uno strumento di resilienza. Come amava dire: "La felicità arriva solo a coloro che osano percorrere il loro sentiero personale".  Le sue ceneri oggi riposano nel Rio de la Plata, disperse tra i fiori acquatici, lasciandoci in eredità un ponte tra Oriente e Occidente che continua a ispirare milioni di praticanti in tutto il mondo.  Biografie: 

  •  Autobiografia in spagnolo pubblicata nel 1999, scritta allo scoccare dei 100 anni: Una mujer de tres siglos (La donna di tre secoli).  
  • The Goddess Pose. The Audacious Life of Indra Devi, the Woman Who Helped Bring Yoga to the West di Michelle Goldberg (La posizione della Dea. L’audace vita di Indra Devi, la donna che contribuì a portare lo yoga in Occidente.  

Chandra Klee: Il Cuore della Tradizione di Krishnamacharya in Italia

Nel panorama dello yoga contemporaneo, esistono figure che non cercano la ribalta dei social media, ma che custodiscono con umiltà e rigore un’eredità inestimabile. Una di queste è senza dubbio Chandra Cuffaro Klee (1933 - ).
Studentessa diretta di T.K.V. Desikachar e testimone oculare dell'insegnamento del leggendario T. Krishnamacharya, Chandra ha dedicato oltre quarant’anni alla diffusione di uno yoga autentico, cucito su misura per l’essere umano. 

Nata in Svizzera nel 1933, la vita di Chandra prende una direzione decisiva nel 1951, quando si trasferisce a Chennai, in India. Immersa nella cultura e nell'arte antica, insegna per anni presso il rinomato istituto Kalakshetra, fondato da Rukmini Devi, lo stesso luogo dove Shri T. Krishnamacharya teneva le sue lezioni di yoga. Questa profonda immersione artistica e spirituale culminerà nel 1995 con la pubblicazione del suo libro "The Mystery of Art", un'opera che esplora le connessioni sottili tra estetica e spirito.
Quando Chandra si stabilisce in Italia, porta con sé un approccio rivoluzionario per l'epoca: la pratica del Viniyoga.
Mentre molti stili si concentravano (e si concentrano tuttora) sulla performance fisica della posa (asana), Chandra ha introdotto concetti fondamentali che oggi diamo per scontati, ma che allora erano pionieristici:
    L'adattamento individuale: Lo yoga non è un modello fisso a cui l'allievo deve conformarsi, ma una disciplina che deve adattarsi ai bisogni, all'età e alla salute di chi la pratica.
    Il respiro come guida: Il movimento non è mai fine a se stesso, ma è il respiro a generare e sostenere l'azione.
    Il recupero dei testi classici: Chandra ha il merito di aver riportato al centro lo studio degli Yoga Sutra di Patanjali, testi che all'epoca erano spesso trascurati dai praticanti occidentali a favore della sola ginnastica.

Oltre alla pratica fisica, Chandra Klee è una delle rarissime insegnanti in Italia abilitata alla trasmissione del Canto Vedico (Veda Chanting), appreso in anni di studio con Desikachar e sua moglie Menaka. Il suono e la vibrazione diventano, nel suo insegnamento, strumenti potenti di meditazione e guarigione.
La sua competenza è certificata dalla Krishnamacharya Health & Yoga Foundation (KHYF) anche per lo Yoga Cikitsa (Yoga Terapia), l'applicazione terapeutica dello yoga per sostenere le persone nel loro percorso di guarigione fisica e interiore.

Attraverso l’associazione Yogakshetram e la storica rivista "Viniyoga in Italia", Chandra ha formato generazioni di insegnanti, molti dei quali oggi guidano centri importanti in tutta la penisola.
Oggi, nella pace di Campagnano, vicino a Roma, Chandra continua a essere un punto di riferimento. Per chi ha cercato a lungo uno yoga che non sia solo esercizio, ma un "sostegno e una guida per un approfondimento reale", le sue parole e la sua presenza rimangono una fonte pura e inesauribile di saggezza.
È stata autorizzata direttamente da Desikachar a formare nuovi insegnanti. Ha intrapreso un percorso ininterrotto di oltre 40 anni nella stessa tradizione. La sua capacità principale è quella di trasformare la vita degli studenti attraverso le lezioni individuali.

Le opere e i riferimenti principali:
    The Mystery of Art (1995): questo testo esplora il legame indissolubile tra l'espressione artistica e la dimensione spirituale dell'India antica.
    Viniyoga in Italia: Anche se la rivista ha cessato le pubblicazioni nel 2014, i suoi numeri restano una miniera d'oro per lo studio dell'applicazione del metodo di Desikachar nel contesto occidentale.
Sito:        https://yogadarshana.wordpress.com/i-maestri/       https://chandraklee.it/#insegnante

mercoledì 1 aprile 2026

La pratica del Colibrì - Arri Wind

Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco.  
"Cosa credi di fare!" gli chiese il leone.
"Vado a spegnere l'incendio !" rispose il piccolo volatile.
"Con una goccia d'acqua?" chiese il leone con un sogghigno di irrisione.
Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose:" io faccio la mia parte!" 


Cominicamo a portare le nostre gocce:

1°- Iniziamo a boicottare il loro mercato, non compriamo più i loro prodotti ma solo alimenti e merci prodotte in Italia; meglio direttamente da chi li produce, frutta e verdura dal contadino o magari nei negozietti vicino a casa.
2°- Eliminiamo dalla spesa tutte le loro schifezze alimentari cominciando dalle bevande zuccherate
e superprocessati delle loro multinazionali.
3°- Non andiamo più nei fast food.  Andiamo in trattoria.
4°- Non usiamo le Card. Ritorniamo al contante.
5°- Compriamo poca benzina, utilizzando le auto il meno possibile,
6°- Compriamo solo prodotti progettati e fabbricati in Italia.
7°- Compriamo abbigliamento e arredamento creato e realizzato dalle nostre aziende.
8°- Alla domenica non andiamo nei centri commerciali ma portiamo i bambini nei boschi.
9°- Se possibile non acquistiamo su Amazon, i libri si comprano nelle librerie.
10°- Non guardiamo la televisione con quei programmi demenziali e meno che mai i telegiornaloni
e i dibattici di falsa informazione fatti da giornalisti venduti. Cerchiamo di informarci da fonti più libere
11°- Consumiamo meno medicine ma cerchiamo di alimentarci bene, e fare tanta attività all’aria aperta,
12°- Torniamo a fare i lavoretti in casa, riappropriamoci della nostra manualità.
E poi:
Controlliamo dove vanno a finire i nostri soldi che paghiamo con le tasse.
Impediamo che vadano in armamenti o vadano ad alimentare le guerre.
Manifestiamo le nostre idee e divulghiamo il nostro pensiero.   - Arri Wind 

Vedi link:  https://www.yogaalliance.it/italy/milano/yoga-teacher-eryt/ezio-arrigoni

 Maestro di Yoga, di Arti Marziali, pratica yoga dall’età di 13 anni e frequenta il primo Istituto di Yoga di Milano con Carlo Patrian. Ha fatto stage con importanti maestri e ha partecipato a corsi di specializzazione nei diversi stili di Yoga. Frequenta monasteri e si aggiorna costantemente. Inizia ad insegnare nel 1973. Oggi insegna Wind Yoga  “Scuola delle tecniche del corpo e della mente.” ed è anche creatore del metodo Bat-Fit, lo yoga in sospensione. Pubblica libri, saggi, poesie, koan per diffondere la gioia e la cultura dello Yoga e la bellezza della Natura.

sabato 31 gennaio 2026

Marco Ferrini

 Marco Ferrini, nato a Ponsacco (Pisa) nel 1945, è filosofo, autore e guida spirituale, fondatore e presidente del Centro Studi Bhaktivedanta (CSB), con sede a Ponsacco (PI). Da cinquant’anni si dedica allo studio e alla divulgazione della filosofia, psicologia e spiritualità dell’India, promuovendo il dialogo tra Oriente e Occidente e favorendo percorsi di crescita etica, sociale e culturale.

Nel 1976 ha intrapreso il percorso spirituale nella tradizione Bhakti, ricevendo dal maestro A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada il nome Matsya Avatar Das, a coronamento di un cammino filosofico e interiore iniziato in giovane età.

Nel corso della sua attività ha costruito ponti tra le culture orientali e occidentali, integrando il sapere accademico con la crescita morale e spirituale della persona. Attraverso la ricerca, l’insegnamento e il dialogo interculturale ha promosso la consapevolezza di una comune umanità che trascende le divisioni culturali e storiche.         Link utili: 

  • https://www.centrostudi.net/associazione/fondatore.html
  • https://psicologiaespiritualita.blogspot.com/p/breve-biografia-di-marco-ferrini.htm 
  • https://www.centrostudi.net/associazione/fondatore.html   

venerdì 12 dicembre 2025

Gino Luigi Sansone - Scuola di Yoga Integrale

 " IO SONO l'essere e il non-essere,   ma IO SONO aldilà dell'essere e del non-essere. " Bhagavad Gita    

Gino Luigi Sansone  ( 1958 ) -Ramanuja Acharya Das - è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli in Scenografia, ed ha sviluppato una forte passione per la saggezza dell’Oriente (soprattutto dell’India che visiterà in vari viaggi) e per la pratica della meditazione yoga.
È  insegnante di yoga diplomato alla Yoga Vedanta Forest Academy dello Shivananda Ashram-Divine Life Society di Rishikesh, India. Nel 1986 fonda a Napoli lo Shri Vaishnava Ashrama, la Scuola di Yoga Integrale in Italia – Yoga Sociale ad indirizzo Spirituale, Umanitario, Sociale, Ambientalista, Animalista, con sede in Orbetello (Grosseto), di cui è Presidente e Maestro.
Dal 1986 è membro iniziato dello Shri Vaishnava Sampradaya al Saligram Mandir, Vrindavana, India; nel 2007 ha fondato lo Shri Vaishnava Ashram, di cui è il Maestro riconosciuto dalle autorità spirituali indiane. Attualmente condivide l’insegnamento spirituale della meditazione yoga in tutta Italia tramite corsi, seminari e conferenze. 

La conoscenza del Maestro Gino Sansone spazia in incommensurabili campi, dalla storia alla filosofia, alle diverse tradizioni religiose e spirituali, dall’ Arte alla Poesia, dalla pittura al Teatro, dalla cultura orientale alla cultura occidentale, dalla cucina macrobiotica a quella ayurvedica, dallo Yoga alla Vita.
Gino Sansone ha trasmesso sempre i suoi saperi con esemplare generosità e semplicità, e con quell’allegria che è la perfetta combinazione per far comprendere argomenti profondi e complessi.
In Ashram si apprende la vita persino nell’osservare il Maestro cucinare o fare il pane: ogni azione, ogni parola è ricca di insegnamenti preziosi.  Gino è anche un eccellente Bio-vegan-chef.

Tra gli innumerevoli progetti realizzati citiamo il Corso Gratuito di Formazione Giovani Insegnanti Yoga, ad indirizzo Spirituale, Umanitario, Sociale, Ambientalista, Animalista, della durata triennale; il meraviglioso progetto Lo Yoga per i Musei - I musei per lo Yoga; il progetto Giovani in Yoga. Questi sono solo alcuni dei progetti da lui realizzati con la Scuola che opera, dalla sua fondazione ad oggi, in stretta collaborazione con gli Enti pubblici, Istituzioni ed Istituti scolastici di ogni ordine e grado.

Gino Sansone è anche uno straordinario artista, che ha partecipato a mostre con installazioni e dipinti e dal 1980 è il focalizzatore del Laboratorio di Teatro Yogico-Sciamanico con cui ha realizzato diversi happenings, attività creative e performative in teatri e in luoghi non convenzionali e per la città di Napoli.

Ha avuto qualche problema fisico a partire dal 14 ottobre 2022, a seguito di un grave episodio di salute iniziato con una emorragia cerebrale, che lo ha visto in pericolo di vita. Ha affrontato con successo una grande battaglia per curare il suo corpo.  Sta ricominciando a tenere conferenze e insegnamenti in varie città  d'Italia. 

Vari link:

  • Profilo e Pagina facebook:  Gino Sansone: https://www.facebook.com/sansonegino
  • Scuola di Yoga Integrale: https://www.facebook.com/scuoladiyogaintegrale
  • Link video:   https://youtu.be/RqxuXtgglXw  https://youtu.be/pUbASXiQIDY
  • https://www.facebook.com/1051504586/posts/10222568727100849/?mibextid=o7d1FKF6OwB1pP9P 

Antonio Olivieri - Centro Studi Viniyogah

Antonio Olivieri, insegna lo Yoga dal 1994. Si è avvicinato allo yoga già alla fine degli anni ottanta, inizialmente per problemi fisici, successivamente per un amore sempre crescente per questa disciplina, che lo ha portato a sperimentare lo Yoga partecipando a corsi, ritiri e seminari sia  in India che nel resto del  mondo.   


Segue la  tradizione di TKV Desikachar (figlio del grande maestro T. Krishnamacharya), con l’utilizzo del metodo di insegnamento Viniyoga nello Yoga. Incontra la sua maestra Chandra Klee  nel 1995, allieva diretta di TKV Desikachar, e si specializza con lei sullo Yoga Individuale e Terapeutico (Cikitsa).

Ha seguito da allora quasi tutti i seminari e gli stage tenuti da Desikachar in Italia ed Europa, fino al suo ultimo corso tenuto in Inghilterra (nel 2010).  

 Insegna Yoga  e dirige  il centro Studi Yoga Viniyogah di Roma che nasce nel febbraio 2002 , seguendo la tradizione e il metodo di insegnamento trasmesso da TKV Desikachar, sia a livello individuale che di gruppo, oltre ad occuparsi della Scuola di Formazione.  Al centro si insegna uno Yoga classico (basato sulla tradizione Viniyoga dello Yoga), accessibile a tutti, ed espressione del lignaggio di Sri Tirumalai Krishnamacharya e di suo figlio TKV Desikachar. 
Il centro si occupa inoltre di Educazione e Formazione dell’individuo ai vari livelli, dal Counseling relazionale  alle Costellazioni Familiari Sistemiche, dai corsi di Canto Vedico a quelli per la Gestione dello Stress, attraverso il  Movimento Psico Corporeo  finalizzato alla salute ed al benessere.

E' socio ed ex Coordinatore Regionale della Yani (Associazione Nazionale Insegnanti di Yoga)
 
Vedi  https://www.ayvi.it/ 

martedì 21 ottobre 2025

Le due grandi vie dello Yoga moderno: Krishnamacharya e Sivananda

Nel panorama dello yoga contemporaneo, due maestri vissuti nello stesso periodo storico — la prima metà del Novecento, emergono come pilastri fondamentali per la diffusione e la trasformazione di questa antica disciplina: Tirumalai Krishnamacharya (1888–1989) e Swami Sivananda Saraswati (1887–1963).
Entrambi hanno contribuito in modo decisivo alla rinascita dello yoga nel XX secolo, ma le loro visioni, metodologie e obiettivi riflettono approcci profondamente diversi alla pratica e all’insegnamento. Pur partendo da comuni origini indiane, hanno dato allo yoga due direzioni complementari: una più individuale e terapeutica, l’altra più universale e devozionale.
                          
Krishnamacharya
è spesso considerato il “padre dello yoga moderno”. Formatasi alla corte del Maharaja di Mysore, la sua ricerca si radica nello studio dei testi classici — come i Yoga Sutra di Patanjali, gli Yoga Yajnavalkya, e la Hatha Yoga Pradipika — ma è caratterizzata da una forte attenzione alla personalizzazione della pratica.
Per Krishnamacharya, lo yoga non era un insieme di tecniche universali, bensì un cammino individuale, adattato alle necessità fisiche, mentali e spirituali di ciascun praticante (viniyoga).
Krishnamacharya insegnava una pratica in cui ogni respiro aveva un significato e ogni asana era adattato al corpo, all’età e allo stato mentale del praticante.
Il suo principio guida era semplice e rivoluzionario:  “Non è la persona che deve adattarsi allo yoga, ma lo yoga che deve adattarsi alla persona.
Da questa visione nacquero approcci oggi famosi in tutto il mondo — l’Ashtanga Vinyasa Yoga di Pattabhi Jois, l’Iyengar Yoga di B.K.S. Iyengar e il Viniyoga  / Yoga Therapy sviluppato da suo figlio T.K.V. Desikachar. Pur diverse tra loro, queste scuole condividono la centralità del respiro e la visione del corpo come veicolo di consapevolezza.
Ritroviamo l’attenzione al respiro come ponte tra corpo e mente, la personalizzazione della pratica, e l’idea che lo yoga sia una terapia dell’essere umano nella sua interezza. 
La pratica degli asana (posizioni) è concepita come strumento di trasformazione personale. Gli asana si adattano alla persona, non il contrario.   L’uso del respiro (pranayama) è essenziale per unire corpo e mente.
L’insegnamento avviene spesso in forma individuale o in piccoli gruppi, per garantire l’adattamento costante alle esigenze del praticante.

Sivananda, medico e monaco dell’ordine di Saraswati, fondò la Divine Life Society a Rishikesh nel 1936. La sua visione dello yoga, più spirituale e universale, era fortemente influenzata dall’Advaita Vedanta e dal servizio disinteressato (seva).
Il suo approccio era sintetico e spirituale, mirato all’armonia tra corpo, mente e spirito, attraverso quella che definì la via dello Yoga Integrale: "Serve, Love, Give, Purify, Meditate, Realize".
Nella tradizione di Sivananda, la pratica è strutturata in un metodo standardizzato, accessibile a tutti:
12 asana fondamentali, praticati in una sequenza fissa; esercizi di pranayama, rilassamento, satsang (canto e studio spirituale). È uno yoga accessibile, armonioso, che integra corpo, mente e spirito. Adotta un approccio sistematico, volto a equilibrare tutte le dimensioni dell’essere.
L’obiettivo non è tanto la personalizzazione quanto la diffusione universale dello yoga come strumento di salute, pace e crescita spirituale.
Sivananda vedeva nello yoga una via d’amore e di servizio, dove la disciplina personale si unisce alla compassione e alla gioia del dare. Il suo discepolo, Swami Vishnudevananda, portò questo insegnamento in Occidente fondando i Sivananda Yoga Vedanta Centers, tuttora attivi in tutto il mondo.
 
Visione pedagogica e trasmissione.
Krishnamacharya formava i suoi studenti a osservare, adattare, trasformare. L’insegnante era chiamato a essere un terapeuta e un artigiano della pratica, capace di leggere il corpo e la mente del praticante. La trasmissione era diretta, esperienziale, e spesso rigorosa.

Sivananda, invece, puntava a formare insegnanti capaci di portare lo yoga nel mondo. Il suo allievo Swami Vishnudevananda sistematizzò il metodo in un formato replicabile (il Sivananda Yoga Vedanta), aprendo centri in tutto il mondo.  L’accento pedagogico era sull’ispirazione spirituale e la disciplina morale, più che sulla precisione tecnica.

Finalità dello yoga.
 Per Krishnamacharya, lo yoga è un cammino di svadhyaya (auto-conoscenza) e di armonizzazione tra corpo, mente e respiro. La realizzazione spirituale passa attraverso una progressiva interiorizzazione.

In sintesi

Aspetto.                  Tradizione di Krishnamacharya            Tradizione di Sivananda

Filosofia.        Yoga di adattamento individuale        -            Yoga integrale e universale
    
Approccio.    Personalizzato, terapeutico, attento al respiro  -  Sistematico, spirituale, aperto a tutti. Armonia globale, devozione, servizio
    
Pratica.      Insegnamento personalizzato adattato all’individuo (viniyoga)  -  Sequenza fissa di asana e pratiche spirituali
    
Finalità.   Auto-conoscenza e guarigione ed equilibrio interiore  -  Realizzazione del Sé, servizio disinteressato e vita etica
    
Trasmissione.        Da maestro a discepolo, individuale      -     Diffusione di massa
    
Eredità principale.   Iyengar, Ashtanga, Viniyoga        -         Sivananda Yoga Vedanta Centers 
 
Per Sivananda, lo yoga è un mezzo per la realizzazione del Sé universale attraverso la purezza, la devozione e il servizio. L’obiettivo è la liberazione attraverso l’amore e la dedizione.  Sivananda ci invita sia a guardare dentro, sia a vivere lo yoga come amore attivo e servizio verso gli altri. 
Krishnamacharya ci insegna a guardare dentro, ad ascoltare il corpo come strumento di consapevolezza.

Due vie che sembrano diverse, ma che in realtà si completano.  Una porta all’altra, perché non può esserci consapevolezza profonda senza cuore aperto, né amore autentico senza presenza e ascolto.
Entrambe, pur con linguaggi e metodi differenti, puntano alla stessa meta: l’unione dell’essere umano con la propria essenza più profonda e ritrovare l’unità dentro di noi e con il mondo che ci circonda.

venerdì 1 agosto 2025

Vanda Scaravelli

Vanda Scaravelli (Firenze, 1908-1999) è una donna straordinaria e una grande maestra di Yoga.  Il testo che ha scritto è Awakening the spine. 

   
Fino alla sua morte alla veneranda età di 91 anni, grazie ai suoi insegnamenti (lei ha sempre prediletto il rapporto diretto con l’allievo alle classi di yoga formate da più persone) ha trasformato corpi e vite con il suo innovativo approccio allo yoga basato sull’allineamento della colonna vertebrale, fondamentale per ascoltare il proprio corpo.

Vanda Scaravelli pone il concetto di aimsha (non violenza) al centro della propria pratica intendendo la non violenza prima di tutto nei confronti di sé stessi e del proprio corpo. Ecco infatti la sue parole: “Se saremo gentili con il nostro corpo, esso reagirà in modi incredibili”.

La sua è una storia straordinaria, Vanda nasce e cresce in una famiglia di artisti e intellettuali. Il padre, Alberto Passigli, è musicista e fondatore del Maggio Musicale Fiorentino, la madre, Clara Corsi, ottima pianista, è una delle prime donne a laurearsi in Italia.  La villa di famiglia, “Il Leccio”, è frequentata abitualmente da musicisti di fama internazionale come Pablo Casals, Andres Segovia e Arturo Toscanini, e da pensatori illustri quali Arthur Shnabel e Bronislaw Huberman. 
Vanda stessa seguendo le orme dei propri genitori, all’inizio della sua vita, si dedica alla musica diplomandosi al Conservatorio di musica di Firenze e studiando composizione a Parigi. Si afferma come pianista mantenendo costante nel tempo il proprio impegno in ambito musicale. Questo suo impegno nella musica è importante in quanto può essere considerata arte «parente» dello yoga sotto molti aspetti, basti pensare all’importanza dell’ascolto, della disciplina, della sensibilità.

Il 1929 rappresenta un anno di svolta: Vanda si reca con la famiglia a Ommen, in Olanda, al raduno indetto dai teosofi e qui fa un incontro che le cambierà la vita ossia quello con Jiddu Krishnamurti (famoso filosofo indiano che dopo un inizio all’interno della teosofia prese le distanze dalla stessa e da qualsiasi altra religione sostenendo: “la rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come fare“).

In quell’occasione, Krishnamurti pronuncia un suo celebre discorso: “Io sostengo che la verità è una terra senza sentieri e non la si può avvicinare da nessun tipo di percorso, religione o setta” e decide di sciogliere l’Ordine della Stella che i teosofi avevano costituito in suo onore nel 1911.  
Da quel momento tra Vanda e Krishnamurti nasce una bella e duratura amicizia e il filosofo indiano visiterà regolarmente la sua famiglia, che lo ospita per lunghi soggiorni estivi presso lo Chalet Tannegg di Gstaad, in Svizzera. Proprio grazie a questo rapporto Vanda si avvicinerà allo Yoga.

Nel 1940 Vanda sposa Luigi Scaravelli, docente di filosofia presso le Università di Roma e Pisa, da cui avrà due figli. Il marito, filosofo e tra i massimi esperti del pensiero di Kant, muore suicida nel maggio del 1957.
È in questo periodo per Vanda molto difficile, vista la tragica perdita, che attraverso il musicista Yehudi Menuhin, conosce il grande maestro yoga B.K.S. Iyengar che a quei tempi non è quasi per nulla conosciuto in occidente. Infatti proprio presso la residenza svizzera degli amici toscani tutte le mattine dalle sette alle otto il maestro indiano dà lezioni di yoga a Krishnamurti e poi si ferma per insegnare anche a Vanda.

Quando inizia a praticare Yoga, quindi, quella che poi diventerà una grande maestra, aveva quasi 50 anni e lo Yoga, a cui si affida senza aspettative e senza pregiudizi, diventa per lei una vera fonte di aiuto e sostegno (ricordiamo il brutto momento che stava attraversando vista la morte del marito). 
Dice lei stessa durante un’intervista allo Yoga Journal (edizione americana): “Non sapevo che mi avrebbe aiutato perché io lo praticavo come il tennis o un qualsiasi altro gioco: per me era divertente. Ma agì molto più profondamente di quello che potevo capire in quel momento. Una nuova vita entrò nel mio corpo. In natura i fiori bocciano in primavera e nuovamente in autunno. Sentii questo”. Queste parole a parer mio sono particolarmente importanti per chi inizia a fare Yoga magari vivendolo come uno sport od un modo per rilassarsi e poi vede aprirsi un mondo e sentire dentro sé stessi un reale cambiamento (quindi non va mai scoraggiato chi si avvicina allo Yoga per motivi poco spirituali… visto che è successo anche ad uno spirito elevato come quello di Vanda).

Ma Iyengar non è il solo grande maestro che concorre alla formazione della nostra yogini, infatti, in seguito, sempre in Svizzera, affina lo studio del respiro (Iyengar aveva molto lavorato con ottimi risultati sul corpo) con Desikachar, il figlio di Krishnamacharya, invitato anch’egli da Krishnamurti. Anche con Desikachar rimane legata da una lunga e sincera amicizia e il maestro indiano quando passa da Firenze, non manca mai di andarla a trovare e cantare per lei.  

E’ però quando smette di andare a lezione e diventa maestra e allieva di se stessa che lo Yoga le si rivela in tutta la sua bellezza. Proprio aiutando Krishnamurti che fatica nelle asana che scopre che seguendo l’onda del respiro il corpo diventa molto morbido ed elastico. Il segreto dello Yoga è così semplice da diventare misterioso: è il non fare ossia meno si fa più le cose arrivano, serve lavorare “con” e non “contro”. Bisogna rimanere nell’onda del respiro, con gioia e cuore aperto, senza diventare schiavi delle idee.

Un altro elemento fondamentale consiste nel profondo radicamento alla terra tale che la forza di gravità diventi la base di appoggio per stendere la parte superiore del corpo (senza radici non si può volare). 
Respiro, gravità e colonna vertebrale sono i punti cardine della sua pratica e del suo insegnamento.
Lasciamo alle parole della maestra ora il ruolo di darci alcuni preziosi insegnamenti per la nostra pratica: “È molto importante essere riposati quando facciamo le posizioni, essere sempre rilassati. Sempre in atteggiamento di ricevere, non di spingere. Il corpo incontra il corpo. Non siamo contro, ma con il corpo, ecco la cosa bella. Il risultato si sente molto dentro: dà un senso di benessere. Perché si fanno le posizioni? Non per raggiungere uno scopo. Non devi mai avere in mente ciò che vuoi fare, ma ciò che il corpo può accettare”.

Attenzione non è concentrazione. Attenzione è interesse. Quando qualcosa ci interessa, è allora che diventiamo attenti. E quando diventiamo attenti, scopriamo tantissime nuove cose” (L’attenzione al corpo ed al respiro ci permettono di capire e scoprire molte cose di noi stessi e del mondo).

Esiste un modo per eseguire le posizioni Yoga (asana) senza il minimo sforzo. Il movimento è la canzone del corpo. Sì, il corpo ha una sua canzone da cui il movimento della danza nasce spontaneamente… Quando le parti inferiori del nostro corpo (fianchi, gambe, ginocchia e piedi) accettano la forza di gravità, permettono alle nostre parti superiori (testa, collo, braccia, spalle e tronco) di liberarsi dando origine a quella leggerezza di cui la danza è espressione ideale. La canzone del corpo, se ascoltiamo con attenzione, è bellezza, potremmo dire che è anche parte della natura. Cantiamo quando siamo felici e il corpo canta con noi come un’onda nel mare”.

Per capire l’approccio della maestra è sicuramente fondamentale leggere e fare proprio l’unico libro che la stessa ha scritto (il titolo inglese “Awakening the Spine”, tradotto poi in italiano come “Tra terra e cielo” perdendo nella traduzione la centralità della colonna vertebrale) che si caratterizza per uno stile essenziale e poetico, semplice e raffinato.     

Ma lasciamo sempre alle parole della maestra la spiegazione delle finalità del libro (che consiglio a tutti sia a chi pratica da anni sia a chi si sta avvicinando da poco allo Yoga): “proveremo in questo libro a incoraggiare un atteggiamento serio verso il nostro corpo, che abbiamo trascurato per troppo tempo. Questo atteggiamento è rivolto sia al corpo che alla mente. […] Dobbiamo imparare ad ascoltare il nostro corpo, assecondarlo piuttosto che contrastarlo, evitando gli sforzi e concentrandoci su quel delicato punto dietro la schiena (dove la colonna si muove nelle opposte direzioni). Resteremo molto sorpresi nello scoprire che, se saremo gentili con il nostro corpo, lui reagirà in modi incredibili”.  

giovedì 29 maggio 2025

La sequenza yoga di Pietro Bretto

Pietro Bretto e l’evoluzione dell’Hatha Yoga: l’arte del movimento tra corpo, mente e modernità

All’inizio del Novecento, lo yoga – una disciplina spirituale millenaria nata in India – iniziò a trasformarsi. L’incontro con la cultura occidentale e le sue esigenze portò a una crescente attenzione per l’aspetto fisico della pratica, facendo emergere l’Hatha Yoga nella forma che oggi conosciamo, incentrata su posture (asana) e movimenti corporei. Questa evoluzione non tradì lo spirito originario dello yoga, ma lo rese più accessibile, in particolare in contesti lontani dal suo luogo d’origine.

Negli anni ’50, Pietro Bretto – atleta, educatore e profondo conoscitore dello yoga – iniziò a esplorarne anche le dimensioni filosofiche. Si appassionò agli insegnamenti di Sri Aurobindo e all’esperienza educativa dell’ashram di Pondicherry, in India, dove si coltivava un’idea di crescita integrale dell’essere umano. Durante questo viaggio, incontrò la Mère (Mirra Alfassa), figura carismatica e guida spirituale, che rafforzò la sua intuizione: lo yoga poteva – e doveva – essere reso più fruibile anche per i principianti. Questa esperienza fu narrata da Bretto nel suo scritto “Un viaggio in India”.

 

Fu in questo clima di ricerca che nacque la sua personale visione dello yoga. Unendo rigore fisico, consapevolezza interiore e attenzione pedagogica, Bretto sviluppò una sequenza innovativa di posizioni e movimenti, pensata per accompagnare con gradualità ogni praticante – dal neofita all’atleta esperto – lungo un percorso di crescita personale. Il suo metodo prese il nome di “Hatha Yoga – Arte del Movimento”, in cui ogni asana non è una semplice posizione statica, ma una tappa dinamica e significativa nel processo di integrazione tra corpo e mente.

La pratica proposta da Bretto enfatizzava la progressione dolce, evitando sforzi eccessivi e aspettative frustranti. Il suo approccio era tanto fisico quanto educativo: si trattava di educare al sentire, alla presenza, al rispetto dei propri limiti come occasione per superarli in modo armonioso.

Un importante documento visivo di questa visione è custodito nell’archivio storico dell’Istituto Luce, dove un docu-video mostra Bretto mentre guida sessioni di yoga nelle palestre romane. Le immagini evidenziano come la sua sequenza fosse strutturata non per la performance, ma per accompagnare ciascun individuo nel proprio cammino interiore.

La sua opera trovò anche espressione nel cinema. Nel 1975, il suo film “Hatha Yoga – Arte del Movimento” fu premiato alla 33ª rassegna internazionale di cinematografia sportiva di St. Vincent. In questo lavoro, Bretto sottolineava l’urgenza, per l’uomo moderno, di ristabilire una relazione autentica e vitale con il proprio corpo – non come mero oggetto da modellare, ma come parte viva dell’essere.

Pietro Bretto continuò per tutta la vita a insegnare, formare e ispirare generazioni di praticanti e insegnanti, promuovendo un’idea di yoga in cui equilibrio fisico e consapevolezza interiore si intrecciano in una pratica accessibile, profonda e trasformativa. Il suo metodo è ancora oggi seguito e tramandato da chi ne ha raccolto l’eredità, come testimonianza viva di una tradizione in continuo dialogo con il presente.

Vedi : “Hatha Yoga – Arte del Movimento“   https://onairaps.it/la-sequenza-yoga-di-pietro-bretto-storia-e-caratteristiche/ 

domenica 7 luglio 2024

Antonia Tronti - Studiosa - Docente di yoga

Antonia Tronti (nata nel 1971) è insegnante di yoga, particolarmente interessata ai possibili intrecci tra spiritualità indiana e tradizione cristiana. Insegna a Roma dove ha un centro, il Kurma dama - La casa della tartaruga, e in Umbria e tiene seminari di "yoga e preghiera cristiana" in tutta Italia e in particolare nei monasteri di Valledacqua, Montegiove, Fonte Avellana, Camaldoli, Ss. Felice e Mauro in Valnerina. Collabora con le comunità camaldolesi e con altre realtà fondate sul dialogo e sull'approfondimento dell'esperienza spirituale.

Formatasi alla scuola della Federazione Italiana Yoga quando era diretta da Antonio Nuzzo e diplomatasi all'ISFIY nel 1997, ha poi proseguito nella sperimentazione, nella ricerca e nell'insegnamento.

Determinante nel suo percorso è stato l'incontro con l'esperienza monastica camaldolese e con il Saccidananda Ashram di Shantivanam, in Tamil Nadu, con le figure dei suoi fondatori, Henri Le Saux (Swami Abhishiktananda), Jules Monchanin e Bede Griffiths e con John Martin Kuvarapu (Swami Sahajananda).

Ha pubblicato due libri:  E rimanendo lasciati trasformare e Impara da... Un itinerario tra yoga e preghiera cristiana.  Scrive e collabora con le riviste Appunti di Viaggio, Oreundici, Messaggero Cappuccino, Vita monastica. Un altro lavoro è il libro-DVD La danza della vita scritto con Filippo Carli e Mauro Bergonzi.    Vedi siti: 

  •  https://sites.google.com/view/kurmantonia/home-page?authuser=0 
  • https://www.scuolayoga.com/insegnante/antonia-tronti/

mercoledì 1 maggio 2024

Claude Maréchal e il Viniyoga

"Lo yoga ha iniziato a svilupparsi in Europa negli anni ‘70, e fin dall'inizio c'è stata una vera e propria passione per questa visione del mondo venuta dall’Oriente. Da allora sono successe molte cose. Ora è giunto il momento per gli insegnanti occidentali che hanno studiato e compreso i principi dello Yoga di fare il loro lavoro correttamente e in modo indipendente. Questo è oggi il miglior significato della parola Viniyoga".  - Claude Maréchal

Nato in Belgio nel 1938, dal 1957 al 1964 Claude Maréchal ha studiato medicina all'Università di Lovanio ed ha poi conseguito la laurea in Educazione Fisica presso l'Università di Liegi.


È attraverso un libro che, nel 1958, ha scoperto lo yoga ed ha iniziato a praticare ogni giorno da autodidatta.   Divenuto assistente presso l'Istituto di Educazione Fisica dell'Università di Liegi, inizia ad insegnare yoga sollecitato da alcuni amici. 
Sempre più incuriosito e attratto dalla disciplina, nel 1969 decide di recarsi in India per andare alla scoperta delle fonti ed è a Madras che incontra il figlio di Sri T. Kṛishnamacharya, T.K.V. Desikachar, che sarà il suo unico insegnante per trentacinque anni.

Da quel momento Claude Maréchal abbandona il suo posto presso l'Università per dedicarsi all'insegnamento dello yoga, tornando ogni anno per più settimane in India: tra il 1969 e il 2002 farà oltre 40 soggiorni a Madras, trascorrendovi complessivamente almeno sei anni per approfondire tutti gli aspetti dello yoga e adattarli, nel modo più corretto possibile, alla società occidentale.

Dal 1971, attraverso ETY (Etude et Transmission du Yoga), la scuola da lui fondata, continua a condurre decine di corsi di formazione per insegnanti di Yoga. La scuola ha contribuito instancabilmente a diffondere gli insegnamenti Viniyoga in Belgio, Francia, Québec, Olanda, Spagna, Svizzera, Portogallo e Italia. La scuola ETY Viniyoga ha formato più di un migliaio di insegnanti che trasmettono la Yoga seguendo questa tradizione.

Claude Maréchal è  editore responsabile della rivista Viniyoga, dalla sua creazione nel 1983 al 2010, ultimo anno di pubblicazione. 

"A livello pratico, il Viniyoga consiste nel rispettare con grande attenzione la persona: età, sesso, stato di salute, costituzione, professione, luogo di residenza, stile di vita, le risorse e le debolezze, le credenze... Affinché la disciplina porti tutti i suoi frutti, è fondamentale scegliere le tecniche appropriate, il che implica un’attenzione costantemente rinnovata".

venerdì 1 marzo 2024

Corrado Pensa e Roberto Mattei hanno lasciato i loro corpi

Ieri, giovedì 29 febbraio 2024, alle 21.30, il maestro Corrado Pensa ha lasciato il corpo. Il bene che ha fatto in tutta la sua vita, l’impegno e la fiducia con cui ha diffuso il Dharma rimarranno su questa terra per sempre. Da oggi il mondo è un posto più luminoso grazie alla fiamma ardente che Corrado ha acceso in tutti i nostri cuori.

Vedi link: https://www.associazioneameco.it/corrado-pensa-ha-lasciato-il-corpo/

https://unionebuddhistaitaliana.it/
 

Non si incontrano tanti veri maestri nella vita, uno era certamente Corrado Pensa, che fuori dai riflettori ha avuto un enorme impatto nella vita di tanti; era professore di Filosofia dell’Estremo oriente alla Sapienza di Roma, psicanalista junghiano ma soprattutto insegnante di meditazione Vipassana.

Aveva rinunziato alla psicanalisi, che pure praticava con passione, perché, spiegò, conducendo 60 giorni di ritiri e seguendone anche di più come allievo non poteva seguire i pazienti come avrebbe voluto e dovuto.  Professore e Maestro di Dharma Corrado Pensa ha fondato l’A.Me.Co, per diffondere la pratica della consapevolezza e ha raggiunto in molti decenni migliaia di allievi.

I suoi insegnamenti profondi sul sentiero del Dharma erano di una chiarezza esemplare, la sua vita dedicata alla diffusione dei valori buddhisti lasciano un’impronta indelebile nel cuore di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino.  Corrado Pensa è stato un faro di saggezza e compassione per tutto il movimento buddhista in Italia. Un ponte tra l’Oriente e l’Occidente, che ha saputo rendere accessibili e vivi i principi del Buddhismo nella vita quotidiana delle persone.

Ha fatto conoscere tanti maestri della spiritualità di ogni tradizione e infatti ai suoi corsi partecipavano buddisti, cristiani, laici, agnostici e atei. Veniva invitato a insegnare in varie parti del mondo e ha scritto libri fondamentali, anche con Neva Papachritou, insegnante di meditazione e sua moglie.

Il suo impegno instancabile verso l’insegnamento e la pratica hanno contribuito in modo significativo alla crescita spirituale di innumerevoli individui e alla promozione di una cultura di pace e comprensione reciproca.__________________

Si è spento il Maestro Roberto Mattei una vita dedicata all’insegnamento dell’antica disciplina dello Yoga fondatore della scuola Garbhayoga di Roma . Profondo conoscitore degli antichi testi vedici in lingua Pali in sanscrito. Tale desiderio di conoscenza delle scienze contemplative lo hanno portato a frequenti viaggi in diversi paesi tra cui l’India e l’Africa, dove ha soggiornato anche per molti anni.

https://www.facebook.com/scuolacognitivocomportamentale/?locale=it_IT 

Agli inizi del 2006, Roberto Mattei è diventato Consigliere e Responsabile delle relazioni governative della European Yoga Federation, ottenendo il riconoscimento ufficiale per la sua professionalità nel settore e per l'attività dell'Associazione Culturale Science & Art Garbha Yoga, una scuola di formazione per insegnanti yoga riconosciuta a livello internazionale dalla World M.Y.A. (World Movement for Yoga and Ayurveda) e dalla World M.I.F.A. (World Movement for Indian Fine Arts). Negli ultimi anni ha collaborato con l'Aimy, l'Associazione Italiana Mindfulness e Yoga di Pescara per l’insegnamento dello yoga e per l’attivazione della “Scuola Integrata per insegnanti di Yoga, Mindfulness e Ayurveda” riconosciuta anch’essa dalla World M.Y.A.

giovedì 29 febbraio 2024

Swami Anandananda

Swami Anandananda Saraswati è il fondatore e Yogacharya della Scuola di Yoga Satyananda Ashram Italia, nel 1979 ha incontrato il suo Guru e Maestro Spirituale, Swami Satyananda Saraswati, da cui ha ricevuto l’iniziazione alla tradizione di Sannyasa nel 1983.       

Dal 1980 ad oggi visita regolarmente la Bihar School of Yoga, Munger, Bihar, India, dove soggiorna per prolungati periodi di tempo per approfondire la propria formazione. Su indicazione del suo Guru, insegna le tecniche avanzate dello Yoga della tradizione Satyananda Yoga.

Nel 1982 ha fondato la Scuola di Yoga Satyananda Ashram Italia e da allora tiene conferenze e workshop in Convegni Internazionali organizzati da differenti Centri, Scuole di Yoga e Ashram Satyananda in Europa, India e Sud America.

Conduce corsi di formazione e di aggiornamento per Insegnanti di Yoga, seminari di approfondimento e conferenze su differenti aspetti dello Yoga. Ha condotto corsi e seminari nell’Ashram a Rikhia, India, per aspiranti e studenti di Yoga dall’Italia e collabora per l’attuazione delle iniziative di Shivananda Math, Rikhia, un’istituzione caritatevole fondata da Paramahamsa Satyananda.

Dal 2013 è Membro del Yoga Vidya Council ed è anche Membro del Consiglio Direttivo della Satyananda Yoga Academy Europe.

Video:

  • https://youtube.com/@scuoladiyogasatyanandaashr8996?si=r79ZetcKKxvJKARq
  • https://youtu.be/_AJ6JA-VgWw?si=tP1IQxitN3DLBJwh 
  • https://www.youtube.com/@scuoladiyogasatyanandaashr8996
  • http://satyanandayogabr.blogspot.com/2014/09/swami-anandananda-saraswati.html

Scuola di yoga Satyananda ashram Italia - Via Ca’ Baldone, 62 – Trarivi di Montescudo (Rn)
Tel. 0541 984710 – 327 2595846 • Email: scuoladiyoga@satyanandaitalia.net

Swami Prajnanpad

Svâmi Prajnânpad (1891-1974) è stato un maestro spirituale, oltre che un terapeuta: ha inventato, tra la psicoanalisi e il Vedânta, un percorso originale verso la saggezza o la libertà. Saggezza dell'azione, saggezza della lucidità: saggezza liberata e liberante. Il cui insegnamento, noto come Adhyatma Yoga (cioè lo yoga diretto verso il Sé), radicato nella più antica tradizione indiana, illumina in modo del tutto nuovo il percorso di chi aspira a conoscere la verità.
 Swami Prajnanpad "sede di perfetta conoscenza" è nato in una famiglia di bramini a nord di Clacutta. Nel 1921 incontrò il suo maestro, Niralamba Swami, e nel 1925 divenne samnyasin, indossando l'abito ocra della rinuncia, anche se sua moglie era incinta. Nel settembre 1930, alla morte di Niralamba, successe alla testa dell'ashram di Channa dove si stabilì.            

Nel 1925, scoprì gli scritti di Freud nella biblioteca dell'Università di Benares dove insegnava, e sviluppò così la propria tecnica, sia terapeutica che spirituale, basata sulla libera associazione e sull’espressione delle emozioni: "La persona, partendo dalle sue attrazioni e repulsioni, cerca di vivere un'esperienza di non-dualità (advaita), di totale accettazione, con le sue emozioni". I suoi discepoli lo definirono sia psicoterapeuta, sia maestro spirituale, e questa sintesi era forse ciò che lo caratterizzava: "perché la saggezza è solo l'estremo della salute psichica; la salute è solo una saggezza minima."

Formatosi nelle discipline scientifiche, Svami Prajnanpad concilia scienza e tradizione, approccio materialistico e spirituale. Per motivi di efficacia pratica, si riferisce costantemente alla sperimentazione, rifiuta ogni ricorso a qualsiasi autorità, ma non esita a usare tutti i metodi per liberare il discepolo dai suoi blocchi emotivi. "La spiritualità", ha detto, "è solo un altro nome per l'indipendenza. E niente libera come la verità. Non si tratta di inventare una nuova religione. Si tratta di trovare - tra Oriente e Occidente, tra tradizione e modernità - un percorso verso l'essenziale, dove già siamo". È su questo sentiero che Prajnânpad ci guida, ci accompagna, ci illumina.  Sito: https://www.svami-prajnanpad.org/

Svami Prajnanpad non ha mai scritto un libro o ha tenuto una conferenza, ha rilasciato interviste individuali a un piccolo numero di persone. Egli rispose alle loro lettere. Alcune delle sue interviste sono state registrate. Per tutti coloro che si avvicinavano a lui, irradiava amore e intelligenza.
"Nella vita del mondo, cogliamo sempre un oggetto particolare. Ma cosa succede quando ti senti e ti rendi conto che non c’è nulla da afferrare? C'è una completa scomparsa della coscienza del mondo, e quando quel sentimento cristallizza, sentiamo: Tutto appartiene a me, tutto mi appartiene. Il risveglio non è altro che questo." "Ti senti: quello che dovevo fare ho fatto, quello che dovevo ottenere, quello che dovevo dare, l'ho dato."
Swami Prajnanpad visitò la Francia due volte: nel 1966, a Bourg-la-Reine, dove rimase con Arnaud e Denise Desjardins, e nel 1973, in Normandia, con Daniel e Colette Roumanoff. Morì l'anno seguente, nel 1974, all'età di 83 anni.
E' stato il maestro di Arnaud Desjardins e Daniel Roumanoff ed entrambi hanno scritto un libro su di lui, rispettivamente Les formules de Swami Prajnanpad e Swami Prajanpad biographie.
André Comte-Sponville disse di lui: "Questo maestro – è uno dei più grandi di questo tempo – non è un ottimista, non un sognatore o un credente. Un filosofo? Molto meglio: un uomo saggio!" 
André-Compte Spoville gli ha dedicato un libro De l'autre cote du desespoir - Introduction à la pensée de Svâmi Prajnânpad.
Estratto dal libro : Fondamentalmente, ci sono solo due modi: accettare o rifiutare. E tutti rifiutano per primi. Come possiamo rifiutare ciò che si rifiuta di soddisfarci? Come rifiutare la morte, quando si vuole vivere? La solitudine, se vogliamo essere amati? La tristezza, quando vogliamo la felicità? Vorremmo che la realtà soddisfacesse i nostri desideri, ma ci accorgiamo che non lo fa; allora rifiutiamo la realtà. Quale neonato non piange quando il seno viene ritirato? Quale uomo, quale donna, quando l'amore se ne va? Poveri bambini avidi e frustrati che siamo! 

 Che razza di uomo, che razza di donna è quando l'amore se ne va? Poveri bambini avidi e frustrati che siamo!Sempre alla ricerca di un seno, aggrappati ad esso, quando tutto il mondo è lì e si dà!Dobbiamo solo lasciare andare, accettare lo svezzamento, la separazione, ed è quello che non sappiamo fare.Quando la vita è deludente (lo è sempre per chi spera), pensiamo che la vita sia sbagliata.Da qui quello che Prajnânpad chiama la mente (manas, mente), che è come un doppio della realtà - di nuovo, molto vicino a Clément Rosset - che il desiderio inventa per proteggersi dall'originale. È il pensiero, nella misura in cui ci separa dal reale.È il discorso interiore, nella misura in cui ci separa dalla realtà o dal silenzio.È la vita onirica, nella misura in cui ci separa dalla vita reale e dalla felicità.Come sottolinea Michel Hulin, "tutta l'infelicità umana deriva dalla nostra propensione a staccarci dalla realtà, a stabilirci nell'immaginazione in un luogo diverso da quello in cui ci troviamo, in breve, dalla nostra incapacità congenita di seguire i contorni mutevoli delle circostanze"

Direi volentieri che tutta l'infelicità umana deriva dall'idealismo, e Prajnânpad difficilmente dice il contrario. "Realtà contro irrealtà.La realtà è ciò che è, ciò che accade.È sì".L'ideale?È tutto negazione e menzogna.La mente nega sempre: "Ciò che è viene coperto, come se si fosse messo qualcos'altro al suo posto".Così si nega, si rifiuta, si dice "no, non dovrebbe essere... dovrebbe essere qualcos'altro".Si nuota nel delirio.Quel no è la mente.La mente che vi tradisce e crea l'illusione". 

Citazione: "Nella vita del mondo, un oggetto particolare si riesce sempre ad afferrarlo. Ma cosa succede quando ti rendi conto che non c’è nulla da afferrare? C’è una completa scomparsa della coscienza del mondo e quando quel sentimento cristallizza, proviamo la seguente sensazione: “Tutto mi appartiene, tutto mi appartiene”. Il risveglio non è altro che questo".

martedì 12 dicembre 2023

Swami Satyananda Sarasvati

Yoga è una disciplina per migliorare la qualità della vita; una filosofia per ottenere pace. Se volete fare esperienza di salute, se volete fare esperienza di pace ed evolvere, rendete lo yoga parte del vostro stile di vita”.        Swami Satyananda Saraswati
Dal sito https://www.satyanandaitalia.net/satyananda-yoga-satyananda-ashram-italia/    
 
La tradizione del Satyananda Yoga (o Bihar Yoga) è il sistema di yoga sviluppato, esposto e trasmesso da Swami Satyananda Saraswati e dal suo successore Swami Niranjanananda Saraswati, basato sull'insegnamento del suo maestro Sivananda.

Il Satyananda Yoga è una scienza completa per una vita armoniosa, adatta a tutti, indipendentemente da età, genere, condizione mentale e livello di forma fisica. Rivolgendosi alla persona nella sua interezza, offre un metodo sistematico di integrazione di mente, corpo e spirito e un procedimento di sviluppo delle facoltà fisiche, mentali, emozionali e spirituali  integrando la profonda essenza delle diverse forme di yoga nella vita quotidiana.

Lezioni di Satyananda Yoga sono attualmente condotte in differenti parti del mondo, negli ospedali, scuole, università, centri sociali, centri di cura, uffici governativi, istituzioni sportive e prigioni. Tramite la pratica regolare, gli allievi possono fare esperienza di una maggiore stabilità, pace, forza, salute e benessere. Stress, preoccupazioni ed ansia spesso sono il risultato di uno stile di vita focalizzato su eventi passati o futuri ed ampiamente privo di contatto con la realtà presente.
La pratica di yoga risveglia la consapevolezza dell’individuo e canalizza le forze auto-terapeutiche del corpo, della mente, delle emozioni e dello spirito. Yoga viene a volte tradotto come lo stato di essere consapevoli e presenti.
Il Satyananda Yoga è per tutti in quanto non richiede alcun credo politico o religioso. Esso fornisce a chiunque, indipendentemente dallo stato sociale, gli strumenti per lo sviluppo della personalità così da divenire stabili e sicuri in se stessi.
Le lezioni di yoga seguono una progressione graduale permettendo agli allievi di assimilare gli effetti delle pratiche passo dopo passo, rendendo lo yoga accessibile e benefico per tutti: giovani e anziani, forti e deboli, idonei e non.
E' un metodo rivolto al risveglio delle facoltà di testa, cuore, mani. La testa rappresenta l’intelletto, la mente, la saggezza, la comprensione, la conoscenza, la consapevolezza e la riflessione. Il cuore rappresenta le emozioni, le sensazioni, i sentimenti.  Le mani rappresentano la capacità di agire, di realizzare, di creare.
La conoscenza o gyana, l’azione o karma e il sentimento o bhakti non sono separati uno dall’altro e non si può ottenere uno sviluppo integrale se uno di questi aspetti della personalità viene trascurato.

  • Pur avendo le sue radici nella tradizione dello yoga e delle antiche filosofie di Tantra, Vedanta e Samkhya, gli insegnamenti del Satyananda Yoga offrono un approccio che permette di affrontare la quotidianità. Il malessere fisico causato da stress emozionale e le difficoltà mentali causate da uno squilibrio fisico possono essere adeguatamente risolti con la pratica. Lo yoga ci insegna che per poter scoprire e risvegliare il nostro potenziale interiore latente, abbiamo bisogno di comprendere le differenti dimensioni della nostra personalità. La personalità umana può essere suddivisa nei seguenti tratti: dinamica/fisica, mentale, emozionale, psichica.  Le caratteristiche generali possono essere riassunte brevemente come segue:
  • Dinamica/fisica: istintiva, dinamica, energetica, ecc. interagisce con il corpo, i sensi e l’ambiente;
  • Mentale/razionale: riflessiva, pensierosa; contemplativa, intellettuale, logica, analitica, razionale, focalizzata, ecc.
  • Emozionale: sensibile, premurosa, affettuosa, gentile, empatica, compassionevole, tenera. ecc.
  • Psichica: vuole scoprire la natura e il potenziale interiore latente, le dimensioni nascoste della coscienza, la relazione fra vita individuale ed esistenza, ecc.
Lo yoga aveva considerato questi aspetti già 5000 anni fa. Sulla base di queste osservazioni riguardanti le caratteristiche individuali, sono state elaborate differenti branche di yoga contenenti pratiche specifiche per la realizzazione e l’espressione del potenziale completo di ognuna di queste personalità.

Hatha Yoga. 
La parola hatha emerge da due radici in sanscrito: Ha e Tha. HA rappresenta l’energia solare, la forza vitale/prana.  THA rappresenta l’energia lunare, la forza mentale. Queste energie circolano nell’intero corpo umano attraverso il complesso sistema di nadi (canali energetici). Le 3 nadi principali sono ida, pingala e sushumna. Nad significa fluire, Nadi significa qualcosa che fluisce: una corrente o flusso. Le antiche scritture descrivono un labirinto di 72,000 nadi, correnti energetiche, lungo tutto il corpo. Il sistema delle nadi è connesso al sistema nervoso, ma ne è separato. Hatha Yoga purifica le nadi, il prana e i dosha. Equilibra I flussi energetici nel corpo. Le sue pratiche sono considerate essere come I più importanti prerequisiti per il risveglio spirituale. Le pratiche sono: Shatkarma – Asana – Pranayama – Mudra – Bandha.

Jnana Yoga. È in relazione con la personalità mentale e razionale. Jnana significa conoscenza, non quella intellettuale ma reale, di esperienza, intuitiva, conoscenza illuminante. Jnana Yoga è la via della riflessione, contemplazione, meditazione ed esperienza diretta. Inizia con una ricerca intellettuale entro la natura dell’esistenza e della realtà, fino alla finale arresa dell’intelletto all’intuizione e alla successiva realizzazione della coscienza, il Sé in tutti gli esseri. È in relazione con la personalità psichica. Lo Yoga della Meditazione.

Karma Yoga.
È in relazione alla personalità dinamica/fisica. Yoga della meditazione dinamica. Karma tradotto letteralmente significa azione. Karma yoga: qualsiasi azione eseguita con consapevolezza meditativa, di momento in momento senza il pensiero di una ricompensa. Assenza di aspettativa. Rinuncia dei frutti dell’azione. Lavorare per il gusto di lavorare; il lavoro diviene un gioco. Azione eseguita mettendo l’ego da parte. Rinuncia di desideri limitati. Efficienza nell’azione. Mantenere l’equilibrio sia nel successo che nel fallimento.
 
Bhakti Yoga. È in relazione con la personalità emozionale. Consiste nel gestire le emozioni e l’intelligenza emozionale. Risveglio del centro del cuore. Mira a canalizzare le emozioni in modo da trasformare l’amore in una spontanea espressione del Sé.

Kundalini Yoga. È in relazione con la personalità psichica. È il procedimento dinamico del risveglio dell’energia kundalini, la forza cosmica latente che risiede nel corpo. Il fenomeno della kundalini è alla base del tantra e dello yoga. Kundalini è la forza inerente rappresentata nella forma di un serpente attorcigliato situato nel primo chakra, muladhara, alla base della colonna vertebrale. La kundalini viene risvegliata gradualmente.  Mantra yoga, hatha yoga, kriya yoga, nada yoga, laya yoga sono tutte tecniche per elevare e risvegliare la kundalini, quindi fanno tutte parte del kundalini yoga. Per il risveglio della kundalini è necessaria molta preparazione. L’intero sistema energetico di nadi e chakra necessita di essere purificato, equilibrato e risvegliato altrimenti sorgono complicazioni indesiderate.

Kriya Yoga. È in relazione alla personalità psichica. Kriya significa “azione” o “movimento”. La coscienza viene fatta circolare lungo percorsi specifici (passaggi psichici) e attraverso i chakra (centri psichici). Eseguito in coordinamento con asana, mudra e bandha, costituisce i vari kriya. È un antico sistema che è stato tenuto segreto per molto tempo, e tramandato solo attraverso la trasmissione diretta da guru a discepolo. Swami Sivananda e Swami Satyananda hanno sistematizzato ed esposto al pubblico questa scienza.

 Mantra Yoga.
È in relazione alla personalità psichica. Mantra in Sanscrito significa “la forza che libera la mente dalla schiavitù”. Una scienza profonda ed accurata basata sulla relazione della vibrazione sonora con il pensiero e con la materia. Non sono intonazioni religiose. Non sono canti religiosi. Mantra – sillabe, parole o brevi frasi basate sulla vibrazione sonora. I mantra ci sensibilizzano per avere l’esperienza della coscienza elevata. I suoni sono vibrazioni; essi producono forme precise.
 
Libri consigliati di Satyananda Saraswati: 
Meditations from the Tantra.   Asana Pranayama Mudra Bandha.   A Systematic Course in the Ancient Tantric Techniques of Yoga and Kriya.    Kundalini Tantra
Libri consigliati di Niranjanananda Saraswati:  Prana Pranayama  Prana Vidya 
Vedi link:  https://youtu.be/_AJ6JA-VgWw?si=tP1IQxitN3DLBJwh https://www.youtube.com/watch?v=_AJ6JA-VgWw&ab_channel=ScuoladiYogaSatyanandaAshramItalia
  https://youtube.com/@scuoladiyogasatyanandaashr8996?si=r79ZetcKKxvJKARq

lunedì 11 dicembre 2023

Swami Satyananda - La vita

Swami Satyananda (1923-2009) è nato ai piedi dell’Himalaya, e mostrò sin da piccolo grandi qualità spirituali e a diciannove anni incontrò il suo maestro spirituale, Swami Sivananda. Il servizio al guru era la sua passione e la sua gioia.  Sivananda gli disse: “Lavora duro e sarai purificato. Non devi attrarre la luce. La luce si svilupperà da dentro te stesso”.
 
Dopo aver trascorso dodici anni con Sivananda, Satyananda intraprese la vita di ricercatore spirituale viaggiando per nove anni attraverso India, Nepal e Ceylon e durante questo periodo incontrò grandi maestri.  Queste sono le tappe significative dle suo percorso:
  • Nel 1963 si stabilì vicino al Gange, e fondò l’International Yoga Fellowship Movement e la Bihar School of Yoga per aiutare un maggior numero di persone lungo il cammino spirituale. In poco tempo vi confluirono studenti da tutta l’India e dall’estero e gli insegnamenti di Paramahansa Satyananda si diffusero rapidamente in tutto il mondo.
  • Nel 1968 fece un ampio giro del mondo diffondendo le antiche pratiche yogiche fra persone di ogni casta, credo, religione e nazionalità. Negli anni seguenti divenne molto conosciuto in ogni continente come maestro di yoga e del tantra. Con il suo approccio dinamico e scientifico allo yoga e alla vita spirituale, ha guidato e ispirato migliaia di centri e ricercatori spirituali di tutto il mondo.
  • Nel 1983 ha designato Paramahansa Niranjanananda come suo successore e Presidente della Bihar School of Yoga e dei centri associati.  
  • Nel 1984 ha fondato Sivananda Math, un’istituzione sociale e caritatevole, e la Yoga Research Foundation (Fondazione per le Ricerche sullo Yoga) come istituzioni indipendenti in collaborazione con la Bihar School of Yoga.
  • Nel 1988 Paramahansa Satyananda ha lasciato l'ashram e ha iniziato il suo percorso da rinunciante, compiendo un pellegrinaggio attraverso l’India come sadhu itinerante, senza nessuna assistenza dagli ashram e dalle istituzioni da lui fondate.
  • Nel 1990 ha fondato Sri Panchdashnam Alakh Bara.
  • Nel 2009 è entrato in Mahasamadhi, la mezzanotte del 5 Dicembre e si è unito al suo maestro Swami Sivananda.

venerdì 24 novembre 2023

La felicità per swami Sivananda

Il segreto dell’amore è fare quotidianamente qualche piccola azione per fare felice la persona che ami: un’azione servizievole o un piccolo regalo, una parola di apprezzamento o un affettuoso, inaspettato, sorriso.” – Swami Shivananda     

Swami Shivananda (o Sivananda 1887-1963), il cui nome completo era Swami Shivananda Saraswati  è stato un medico, filosofo e grande yogi.  Nato il 8 settembre 1887 a Pattamadai, nel Tamil Nadu, in India, Shivananda era originariamente conosciuto come Kuppuswami. 

Da giovane, si laureò in medicina e si dedicò alla pratica della professione medica  per dieci anni nella  Malesia britannica.  Lo studio della filosofia e delle religioni lo portarono ad abbandonare il suo lavoro di medico e per questo nel 1923 tornò in India in un lungo viaggio attraverso Varanasi e Nashik, fino a giungere a Rishikesh dove incontrò il suo maestro Swami Vishwananda ( oppure Visvananda) Saraswati che lo iniziò alla meditazione. 

Trascorse molti anni a Varanasi, uno dei luoghi sacri dell’India, dedicandosi alla meditazione, allo studio e all’insegnamento degli insegnamenti spirituali del Vedanta. Swami Shivananda fu noto per la sua semplicità, umiltà e compassione. Era amato dai suoi discepoli e da coloro che cercavano la sua guida spirituale.
Swami Shivananda si impegnò attivamente nel servizio sociale e fu un sostenitore dell’assistenza sanitaria e dell’educazione per tutti. Promosse l’apertura di ospedali, cliniche, scuole e collegi  e creò nel 1932 una sua scuola a Rishikesh dove affluirono numerosi studenti.  Successivamente nel 1936 fondò la "Società della vita divina" (Divine Life Society) e nel 1948 fondò la "Accademia di Yoga Vedanta" (Yoga-Vedanta Forest Academy).

 Scrisse quasi 300 libri su varie tematiche spirituali nelle quali enfatizzò sempre l'importanza della pratica rispettto alla teoria: "Un grammo di pratica vale piu’ di una tonnellata di teoria"   Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Calcutta e morì il 20 febbraio 1963.

La fig.ra di Swami Shivananda è considerata una delle figure spirituali più importanti dell’India moderna. La sua vita e i suoi insegnamenti riflettono gli ideali di compassione, servizio disinteressato e ricerca della verità spirituale.   

La vita di Sivananda fu molto disciplinata, e allo stesso modo insegnava anche lo yoga, in maniera disciplinata e severa.  I  dodici  esercizi principali spesso vengono praticati in una sequenza scambiando piegamenti in avanti e all'indietro. La parte animica-spirituale, ('interiore', 'psichica', 'emotiva')  nella pratica si deve intuire attraverso la loro composizione. Lo scambio tra apertura e chiusura indica un ritmo, similmente al ritmo di giorno e notte (apertura con attività e chiusura, rigenerazione) o della respirazione (inspirazione ed espirazione). Per Swami Sivananda era importante inserire nello yoga tutti gli aspetti della vita: una delle sue intenzioni era quella di sviluppare il ritmo attraverso la pratica yoga e poi riconoscerlo, crearlo e viverlo nella vita quotidiana. 

Il libro “Bliss Divine – il libro della beatitudine divina” è il capolavoro di Sivananda. In questo libro spiegò come la vita è divina nella sua origine, nel suo contenuto e nel suo significato. In ognuno di noi c'è una scintilla divina. La beatitudine è realmente la nostra natura essenziale. Gli ostacoli alla beatitudine e alla natura divina sono nella mente. L'ignoranza è essere schiavi della mente. Pertanto, niente può condurre alla beatitudine se non la conquista della mente. Se si conduce una vita divina alla ricerca della propria innata divinità, allora sarà possibile raggiungere la beatitudine. "Il diamante prezioso è dentro di voi, ma voi correte invano dietro ai pezzi di vetro. Analogamente, l'oceano della beatitudine è dentro di voi, la fontana della gioia è dentro di voi, eppure correte avanti e indietro alla loro ricerca. Il sole dei soli splende sempre dentro di voi, ma i ovstri occhi ciechi non riescono a vederlo. Il suono eterno trilla dentro di voi, ma le vostre orecchie sorde non riescono a sentirlo."

 --- Sivananda parla di un linguaggio spirituale universale che non può essere catalogato in nessuna religione specifica, per lui la vera religione è la religione del cuore e dell'amore che è per sua natura rivolta a tutti. Egli auspico sempre l'unità delle religioni intorno all'ideale di vita "alzare il caduto, guidare il cieco, dividere con gli altri ciò che si ha, portare sollievo all'afflitto, rallegrare il sofferente, amare il prossimo" ulteriormente riassunto nel motto "servi, ama, dona, purifica, medita, realizza". Nel 1953 Sivananda indisse un "Parlamento Mondiale delle religioni". 

Oggi il suo insegnamento ispira migliaia di persone in tutto il mondo, che appartengono a tutte le nazionalità, a tutte le religioni e a tutte le fedi.  Vishnudevananda Saraswati è stato un suo discepolo ed è stato il fondatore dei centri e degli ashram internazionali Sivananda Yoga Vedanta.

Fonti:

  • pp 43-44 dal libro Il cerchio della farfalla.
  • https://www.yogapedia.it/index.php?title=Swami_Sivananda
  • https://premasai.it/it/sivananda-sarasvati
  • https://belurmath.org/past-presidents/swami-shivananda/
  • https://www.sivananda.eu/it/lo-yoga-sivananda/i-maestri/swami-vishnudevananda.html

venerdì 7 luglio 2023

Vishnudevananda

Un grammo di pratica vale piu’ di una tonnellata di teoria” - Swami Sivananda

Vishnudevananda (1927-1993 ) era un un discepolo di Sivananda e fù il fondatore dei centri e degli Ashram internazionali di Sivananda Yoga Vedanta. Ha viaggiato in tutta l'India e in tutto il mondo per diffondere lo yoga.


Vishnudevananda incontrò il suo maestro Swami Sivananda nel suo Ashram a Rishikesh e rimase impressionato dalla semplicità, dalla retorica e dall'espressione di Sivananda: “E' stata la prima volta che ho visto una persona così genuina, e che usava parole erano così dirette". Comprò un paio di libri ed iniziò a praticare ogni mattina presto lo yoga e il pranayama. Nel 1947 abbandono il suo lavoro ed entrò nell'ashram di Sivananda e in breve, nonostante la sua giovane età, diventò maestro dell'hatha-yoga. Le asana, anche quelli difficili, erano molto facili per lui, e per quel motivo Sivananda lo chiamava “uomo senza ossa”.

Da Sivananda ricevette tante lezioni per la vita: una delle prime lezioni fu l'umiltà. Appena arrivato la seconda volta all'ashram di Sivananda, Sivananda con alcuni discepoli stava uscendo dall'ufficio e Vishnudevananda si trovò in difficoltà, perché si era proposto per tutta la sua vita di non inchinarsi mai davanti ad una persona, neanche ad una persona santa, perché era dell'opinione che tutti sono uguali. Ma si rese conto in questa situazione che tale comportamento sarebbe stato maleducato e così provò a nascondersi in un angolo, finché fossero passati. Ma nel momento in cui Sivananda lo vide, gli andò incontro, si inchinò davanti a Vishnudevananda toccandogli i piedi. In quel momento anche Vishnudevananda si gettò ai piedi di Sivananda, travolto dalla lezione di umiltà.

Sivananda gli diede il compito di portare lo yoga in Occidente e così nel 1957 partì per raggiungere gli Stati Uniti. Simbolicamente Sivananda gli diede 10 rupie per mostrarli che si occupava anche materialmente del progetto. Oltre la sua energia, il suo entusiasmo non aveva altro nella sua valigia.
In un clima da Guerra Fredda e capitalismo sfrenato, Swami Vishnudevananda capì quanto il suo lavoro fosse necessario. Il suo obiettivo era di iniziare un’evoluzione olistica verso la pace, seguendo la tradizione di Gandhi e Martin Luther King. Viaggiava effettuando tappe brevi. Dove si fermava, dava lezioni di yoga e con i soldi guadagnati andava avanti a raggiungere la tappa successiva. Scrisse il suo primo libro “Il grande libro illustrato dello yoga”, che è stato pubblicato nel 1960, come uno dei primi libri sullo yoga. In questo libro ha creato un programma completo per indirizzare la forza dello yoga al conseguimento dei seguenti obiettivi: rilassare e rinvigorire la mente, conferire al corpo più forza e flessibilità, sviluppare la consapevolezza spirituale, migliorare la capacità di concentrazione, insegnare al corpo a utilizzare in maniera più efficace l'ossigeno e le sostanze nutritive, prevenire malattie e ritardare il processo di invecchiamento. Aveva pianificato un viaggio di un anno, ma rimase stabilmente in Canada. A Val Morin, un paesino canadese, ha costruito il primo “Sivananda Ashram Yoga Camp” nel 1963.

Oggi milioni di persone praticano gli esercizi che Swami Vishnudevananda iniziò a insegnare in occidente 50 anni fa. La creazione di 70 centri e ashram Sivananda nel mondo è una prova delle enormi affermazioni e del dinamismo del maestro yoga. Per citarne solo alcuni:  New York, Montreal, il quartier generale a Val Morin in Canada, San Francisco, Los Angeles, Chicago, Nassau, Londra, Parigi, Berlino, Monaco, Vienna, Reith a Kizbühel, Ginevra, Madrid, Tel Aviv, Delhi, Madras, Uttarkashi (Himalaia), Neyyardam (Kerala), Buenos Aires, Montevideo.

Secondo il maestro Swami Vishnudevananda i cinque pilastri della pratica yoga, sono le asana (posture fisiche), gli esercizi di respirazione, il rilassamento profondo, una dieta vegetariana e il
pensiero positivo. Tutte le pratiche yoga culminano con la meditazione, esperienza di unità con il proprio sè. Nel 1969 Swami Vishnudevananda pose le fondamenta per la diffusione dello yoga conducendo il primo Corso di Formazione Insegnanti (TTC) in occidente; insegnanti che diffondono l’insegnamento dello yoga classico in palestre, scuole, centri benessere, ospedali, università e  prigioni.

Degno di menzione è il suo nome famoso "The Flying Swami" ("Swami volante") e le sue missioni per la pace nel mondo. Prese la patente di aviazione e si comprò un aereo e cominciò a compiere  numerose missioni per la pace volando sopra le regioni di guerra  attraversando simbolicamente i confini dei luoghi più tormentati del mondo.
Per Swami Vishnudevananda non esistevano barriere, né interiori né esteriori. Credeva che le barriere fossero solo costruzioni della mente e che in quanto tali andavano superate. Nel 1971 volò con l’attore Peter Sellers su un piccolo bimotore Piper Apache battezzato “Aereo della Pace” a Belfast in Irlanda del Nord facendo piovere petali di fiori e volantini con messaggi di pace; il primo di una serie di voli di pace sui luoghi più conflittuali del globo. Un mese dopo volò in Medio Oriente. Durante la guerra del Sinai, in un volo di pace sul Canale di Suez, jet militari israeliani cercarono di obbligarlo a atterrare, ma lui continuò la sua missione risolutamente. Il suo messaggio: “L’uomo è libero come un uccello, deve attraversare i confini con fiori e amore, non con pistole e bombe”.
Allo stesso modo nel 1983 sorvolò il muro di Berlino da ovest a est su un aereo ultraleggero “armato” solo di due mazzi di calendule. Atterrò in una fattoria a Weissensee, a Berlino Est. Dopo essere stato interrogato per quattro ore dalle autorità della Germania dell’est, fu accompagnato alla metropolitana con un panino al formaggio e rispedito a ovest del muro.
Un anno più tardi, nel 1984, per tre mesi attraversò l’India su un autobus a due piani decorato col motto “Yoga per la pace”. Voleva che gli uomini del paese che ha originato lo yoga si abituassero alle pratiche moderne dello yoga e alla sua filosofia. Swami Vishnudevananda lasciò il suo corpo nel 1993 a Mangalore, nel Sud dell’India, durante un pellegrinaggio per la pace e la comprensione reciproca nel mondo.
Swami Vishnudevananda diceva che era arrivato in Occidente, aveva fondato i centri e gli asharm Yoga Vedanta Sivananda e preparato migliaia di insegnanti di yoga, il tutto grazie all’energia di dieci rupie. “Dieci rupie mi hanno portato infinite volte intorno al mondo. Fu solo l’energia del mio maestro, Swami Sivananda, e la sua benedizione che mi hanno permesso di fare tutto quello che ho fatto. Tutto quello che ho realizzato l’ho fatto nel nome del mio Maestro.” 

Quando il suo stato di salute peggiorò, nell'estate de 1993, tornò in India, perché il suo desiderio era di lasciare il proprio corpo nel suo paese d'origine.

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