venerdì 2 gennaio 2026
Oltre l'Invisibile. Federico Faggin
Frasi sulla coscienza e sull'universo - Federico Faggin
Queste che seguono sono delle frasi estratte dal bellissimo testo di Federico Faggin Oltre l'invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono pubblicato nel 2025.
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.
Ognuno di noi è necessario per esprimere qualcosa di suo e per far crescere l'umanità. Ognuno è unico ma fa parte del tutto. - Emmanuel Lévinas
Sono destinati a conoscersi tutti coloro che camminano per strade simili. - Rabindranath Tagore. Forse è per questo che si incontrano certe persone e non altre
Il mondo è quello che è perché lo abbiamo collettivamente creato tutti noi con i simboli che sono necessari per comunicare.
La vita è un sogno condiviso, a cui tutti collaboriamo, ognuno è un co-creatore del "sogno" condiviso che diventa realtà esteriore. Non rinunciare a un sogno anche se pensi che ci vorrà troppo tempo per realizzarlo... Il tempo passerà comunque. - Nàzim Hikmet
Per chi detiene il potere, il sistema migliore per poter tenere in pugno le persone è quello di creare competizione e divisione. Non a caso il motto di chi vuole dominare è divide et impera.
Il vero progresso è solo quello che ci aiuta a crescere spiritualmente, al punto che il più "adatto" non cercherà più di sopraffare gli altri, ma metterà il suo potere e la sua conoscenza al servizio degli altri. Il grande malinteso è nato dall'idea che la vita sia basata sulla competizione anziché sulla cooperazione.
Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso. - Mahatma Gandhi
Non è necessario né possibile cambiare gli altri. Ma se puoi cambiare te stesso, ti accorgerai che non è necessario alcun altro cambiamento. - Nisargadatta Maharaj
E' più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere. - Alberto Hurtado Per questo ci sono molti insegnanti e pochi educatori
E' importante lavorare su se stessi per riconoscere le nostre emozioni, e cercare di esaminare ciò che ci fa e ci ha fatto soffrire. Per capire i sentimenti degli altri, è necessario innanzitutto comprendere i propri. Quanto non riusciamo a descrivere a noi stessi ciò che proviamo è difficile parlarne con altre persone.
Per conoscere se stessi, dobbiamo sperimentare quegli aspetti che ancora ignoriamo, le nuove situazioni e le avversità servono anche a questo.
Vivere è sperimentare, ma poi bisogna andare avanti. Ossia sostare una notte nell'esperienza e poi riprendere il viaggio. Concludere un'esperienza significativa permette a un'altra, magari più significativa, di manifestarsi.
La comunicazione può avvenire soltanto tra coloro che hanno raggiunto livelli di comprensione simili, altrimenti non ci si potrebbe capire. Per capirsi, non basta l'intelletto. Anche il cuore deve fare la sua parte.
La solitudine, ossia "lo spazio" per godere dell'amore profondo che sentiamo per la nostra essenza , è l'opposto del sentirsi soli. La meditazione, praticata con l'intenzione di calmare il rumore di fondo, l'ansietà e l'irrequietezza della mente, è il primo passo per riconnetterci con l'amore che è al centro di tutto ciò che vive nell'universo.
Superficialmente si potrebbe pensare che chi ama se stesso non ama gli altri, mentre non è così, perché per amare gli altri bisogna prima amare se stessi. Quindi, uno che non ama se stesso non può amare veramente gli altri.
Noi non vediamo le cose nel mondo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo. - dal Talmud
Siamo attratti da chi ci creerà dei problemi che ci servono per la nostra evoluzione personale. Le difficoltà, le crisi, i nemici possono essere un grande stimolo a crescere, ma non bisogna esagerare.
L'odio verso se stessi ci porta al dolore più insostenibile.
Le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace. - Thich Nhat Hanh
Gli scienziati sostengono che gli uomini hanno quasi tutto in comune con gli animali, cominciando dalla capacità di soffrire, di amare, di capire ... Eppure continuiamo a comportarci come se fossero fatti di materia insensibile, come se la loro sopravvivenza fosse proporzionata solo alla nostra utilità. Come si spiega l'indifferenza umana di fronte al dolore degli animali?
Molte persone che amano gatti, cani e animali domestici continuano a chiudere gli occhi di fronte all'orrore degli allevamenti intensivi di esseri senzienti e intelligenti, la cui esistenza abbiamo trasformato in inferno. Questa ipocrisia rivela molto della nostra maturità spirituale.
Secondo il Living Planet report del WWF, dal 1970 al 2018 il mondo ha perso il 69% della sua fauna selvatica: mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci.
Occorre un'etica planetaria che includa anche i diritti della natura. - Umberto Galimberti
Il botanico e saggista Sergio Mancuso afferma che anche le piante sono intelligenti e la deforestazione dovrebbe essere considerata un crimine contro l'umanità.
Cicerone considerava l'universo un'Intelligenza cosciente, dato che dà vita a intelligenze coscienti. - Infatti l'universo non può essere da meno di quello che crea. Come fa il più a venire dal meno? La casualità non algoritmica sarebbe un altro nome per indicare Dio.
Scienza, Spiritualità e Religioni - Federico Faggin
"Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a lui". - Luis Pasteur
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato Federico and Elvia Faggin Foundation, un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.
I padri della fisica quantistica, Planck, Schrodinger, Heisenberg, Pauli, von Neumann e altri avevano intuito che la coscienza era un aspetto fondamentale della realtà, connesso con la natura dell'osservatore. Oggi si sente il bisogno di integrare scienza, spiritualità e religioni in una visione coerente e inclusiva che vada oltre il materialismo e lo scientismo.
Scienza e spiritualità si basano sulla sperimentazione, mentre le religioni sui dogmi. L'atteggiamento dogmatico viene giustificato dalle religioni con la frase "è la parola di Dio". Poi ciascuna religione si definisce come l'unica religione mentre dovrebbe diffondersi il concetto di spiritualità universale.
Papa Francesco comunque ha detto: "non può e non deve esserci contrapposizione tra scienza e fede", e si rallegra "dell'enorme potenzialità che Dio ha dato alla mente umana".
Ma l'unione tra scienza e religione potrà avvenire solo dopo l'unione delle molte religioni del mondo in un'unica religione, con principi fondamentali comuni e compatibilità anche con quelli della scienza che dovrà dare vita a una nuova spiritualità. La spiritualità è l'essenza delle religioni, il valore che ne sta alla base e ne giustifica l'esistenza. E' l'impulso spontaneo a sperimentare ed esplorare la nostra connessione personale con una dimensione trascendentale dell'essere che va oltre l'esperienza ordinaria della vita fisica. La nostra vita ha un significato e siamo tutti interconnessi. Le religioni come spiritualità applicata dovrebbero aiutarci a connetterci con la nostra interiorità, a imparare a esplorarla e a collaborare insieme.
A volte si manifesta la capacità della coscienza di conoscere tutte le sue dimensioni esistenziali, e questa capacità si manifesta sotto forma di esperienze unitive, che ci fanno vivere direttamente di essere parti del Tutto, con la stessa autoevidenza con cui sappiamo di esistere. Queste esperienze sono incomunicabili ma reali. Anche nell'olismo della fisica quantistica, non c'è separazione tra i vari elementi. Come dice Faggin ognuno di noi è una parte-intero che ha la conoscenza potenziale del Tutto. Comunque non crede che sia possibile cogliere il volto di Uno/Tutto per quanto ci si sforzi di conoscerlo. Anche perché è in continua evoluzione. Si può conoscere se stessi e gli altri soltanto dal nostro punto di vista, che è uno degli innumerevoli prospettive con cui Uno si conosce.
Oggi, la scienza crede ancora di poter separare l'osservatore e l'osservato (come nella fisica classica) mentre l'universo è oggettivo e soggettivo; è olistico. Nella fisica quantistica tutto è interconnesso, non può esistere un osservatore e un osservato, c'è un'interazione che inevitabilmente cambia ciò che è osservato. Secondo Faggin siamo osservatori- osservati-agenti; esiste un osservatore interiore che è un campo cosciente con libero arbitrio che interagisce con un altro campo simile.
La fede è il risultato di una ricerca appassionata, del voler conoscere se stessi, il senso della vita. La vera fede è una conquista, che può avere origine solo dall'impegno personale e dall'esperienza diretta. Il solo luogo dove si può pregare è nella profondità del proprio cuore. e il cuore è il più sacro di tutti i luoghi sacri. La vera preghiera è l'anelito a raggiungere l'Essere e ne abbiamo ottenuto lo scopo quando entriamo in connessione con l'aspetto più profondo di chi siamo. Il divino è dentro di noi, ma noi lo cerchiamo fuori. La nostra essenza divina, si cela nella nostra interiorità. Vedi la leggenda indù di Brhama, che privò gli uomini della loro essenza divina, nascondendola nei loro cuori; l'unico posto dove non guarderanno.
Thich Nhat Hanh dice: "Questo corpo non sono io. Non sono imprigionato in questo corpo, sono una vita senza confini, non sono mai nato e non sono mai morto".
L'ateo, invece, è qualcuno che cerca un dio migliore di come l'ha sentito raccontare o di quanto lo si possa immaginare. Qualcuno che si è arreso troppo facilmente all'assenza di un Tutto cosciente, forse per una ragione non consapevole di convenienza personale. Il fisico Marcello Geiser ha dichiarato: "Vedo l'ateismo come incoerente con il metodo scientifico in quanto è, essenzialmente la credenza nella non credenza... L'assenza di prove non è prova di assenza. Si può non credere a Dio, ma affermare la sua inesistenza con certezza non è scientificamente coerente".
Hubert Reeves ha detto; "L'uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando". Luis Borges affermava: "La Terra è un paradiso. L'inferno è non accorgersene". Il poeta Giorgio Caproni si chiede: "Sta forse nel non essere l'immensità di Dio?".
Faggin dice: Ciò che esiste, anche se incredibilmente grande, è finito. Ciò che è potenziale non esiste ancora ed è infinito. Quindi l'immensità di Uno sta più nel non essere che nell'essere.
Per Faggin il male ontologico non esiste. Esso è causato da ignoranza e incomprensioni, e dal non capire chi siamo e che cosa è il mondo. Tutto è relativo, se si osserva una situazione dall'esterno, a prima vista può sembrare un bene o un male. Poi se allarghiamo la nostra visione, e diamo tempo al tempo, ecco che ciò che appariva male si trasforma in bene (Vedi la storiella del vecchio che aveva un bellissimo cavallo bianco). Solo coloro che hanno accettato di essere responsabili di tutto ciò che avviene nella loro vita, sono pronti a cercare di capire cosa hanno fatto per ottenere quei risultati.
E' la mancanza di sentimenti e l'indifferenza che ci tolgono la nostra umanità, e fanno trionfare l'egoismo. E questa indifferenza può essere verso gli altri, ma anche verso se stessi. L'opposto dell'amore non è l'odio, è l'indifferenza. L'indifferenza degli abitanti delle nazioni più evolute economicamente è in aumento e, se questo non cambia, può portarci all'autodistruzione, perché chi non aiuta gli altri, non aiuta neanche se stesso. Oltre che Non essere indifferenti, occorre avere la capacità di ridere di noi stessi, di lasciarsi andare e approfittare della vita in modo etico. La vita è una danza, un gioco, un grande scherzo cosmico.
Non siamo macchine e desideriamo la luce, e come diceva Jung "l'anelito alla luce è l'anelito alla coscienza". Tutti dovrebbero contribuire a creare un nuovo Rinascimento, e trovare il coraggio di imboccare la strada della cooperazione e dell'unione. L'essenza di questo nuovo Rinascimento richiede per prima cosa di credere in se stessi! Più che di macchine e Intelligenza Artificiale l'uomo ha bisogno di dolcezza e bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto sarà perduto.
Intelligenza artificiale, Robotica e Realtà virtuali - Federico Faggin
Le persone sono brave nell'intuizione. I computer sono bravi nella memoria - Eric Schmidt
Pensare con la propria testa è altrettanto fondamentale che sentire, provare sentimenti profondi.
L'intelligenza artificiale (IA) è costituita da programmi che compiono funzioni che normalmente richiedono l'intelligenza umana. Per esempio giocare a scacchi, produrre software, immagini, video testi partendo da una descrizione verbale. Negli ultimi 5/10 anni sono stati creati algoritmi, basati sul funzionamento delle reti neurali biologiche che hanno consentito il riconoscimento di patter complessi, come, per esempio, la voce e le facce. Questo ha portato alla recente introduzione di software generativi come GPT (Generative Pre-trained Transformer) e Gemini che sono chiamati large language models (LLM). Una volta addestrati all'uso del linguaggio umano producono testi persuasivi e coerenti in risposta a varie domande. Si stanno rapidamente evolvendo in large multimodal models (LMM) e consentono di agire anche su immagini, video, audio e altro.
L'intelligenza umana differisce dall'intelligenza artificiale perché è caratterizzata da aspetti non algoritmici come inventiva, comprensione, immaginazione, curiosità, amore, determinazione, ecc.
L'intelligenza artificiale può diventare creativa se per creatività intendiamo le variazioni automatiche senza comprensione fatte su qualsiasi tema, come fa ChatGPT o software generativi di musica dopo che hanno imparato lo stile di Bach o di Vivaldi. Pertanto è ingannevole dire che l'IA sia creativa, quando è solo un'imitazione sofisticata della nostra creatività.
Per usare bene l'IA dobbiamo conoscere bene il tema che trattiamo e dobbiamo saperla più lunga dell'IA. L'IA generativa produce cose sensate 4 volte su 5; Quindi è utile se noi siamo in grado di porre le domande in modo corretto, e siamo in grado di vagliare attentamente le risposte.
L'IA apporterà dei grandi cambiamenti in alcuni settori, ad esempio potrà sviluppare veicoli che si guideranno da soli, ma non potrà sostituire i giudici, potrà solo affiancarli, perché la giustizia non è mera applicazione di leggi, ma è anche etica, discrezionalità, valutazione del caso singolo, cosa che una macchina non potrà mai fare bene. I computer sono stupidi, ma molto precisi, noi siamo imprecisi ma molto intelligenti, insieme si potrebbero fare molte belle cose. Usare il computer in maniera indiscriminata senza supervisione umana potrebbe essere molto pericolo. Usarlo in modo corretto potrebbe farci risparmiare tempo che potremmo dedicare alla nostra interiorità.
Geoffrey Hinton, considerato uno dei padri dell'IA ha recentemente lasciato Google per poter parlare liberamente dei rischi legati all'uso scorretto dell'IA. Il momento storico che stiamo vivendo è decisivo per il nostro destino. La tecnologia potrebbe portare l'umanità sull'orlo del disastro, non a causa della tecnologia, ma dell'uso manipolativo che ne verrà fatto. Diventeranno sempre più frequenti e più gravi i furti di identità, difficoltà a distinguere il vero dal falso, fake news, deepfake in grado di creare immagini e video iperrealistici di persone autorevoli, a cui fanno dire cose mai dette per screditarle. Per non parlare poi della censura e del discredito degli avversari politici.
Second Elon Musk, in futuro la realtà virtuale sarà così avanzata da non essere più distinguibile dalla vera realtà. Se perdiamo la capacità critica di distinguere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il bello dal brutto e il giusto dall'ingiusto, come sta già in parte accadendo, non ci sarà speranza. Se non riusciremo più a riconoscere almeno la plausibilità di ciò che ci verrà propinato, a poco a poco saremo portati a credere che ciò che è completamente falso sia vero.
Le dittature, che si sono rette per decenni sulla disinformazione, hanno già dimostrato che questa strategia funziona, e quindi, potrebbe essere copiata di pari passo da chi controlla l'intelligenza artificiale.
I computer sono privi di volere, incluso quello di controllarci, quindi se l'IA si rivolterà contro di noi, lo farà unicamente se gli esseri umani l'avranno programmata e istruita per farlo.
Cominciano a manifestarsi anche aspetti inquietanti: alcuni piccoli gruppi negli Stati Uniti vogliono dare diritti alle macchine come se fossero coscienti. L'Arabia saudita ha concesso la cittadinanza onoraria a Sophia, una donna robot; Fino a poco tempo fa in questo Paese le donne non potevano nemmeno guidare. Poi, ci sono persone che dichiarano di essere sposati con un robot. E David Levy, esperto di IA, afferma che già nel 2050 questo tipo di matrimonio potrebbe essere legalizzato.
Un altro settore che si sta sviluppando tantissimo è quello dei cyborg, sistemi che combinano biologia, robotica e IA. Se al cervello aggiungiamo sensori e attuatori, possiamo creare veri e propri organismi più o meno autonomi in grado non solo di pensare, ma anche di agire, con potenzialità molto superiori al corpo umano.
Altro pericolo è quello che "Ben presto smetteremo di essere soddisfatti della vita nel mondo reale, e ci troveremo a vivere in un mondo virtuale". - Anuji Jasani
Il metaverso sarà sostanzialmente un universo virtuale immersivo in cui ci muoveremo in una realtà virtuale creata interamente da un computer, oppure in una sorta di realtà aumentata, o anche deformata da informazioni che provengono dal computer. Se sarà impiegato per migliorare la nostra capacità di conoscere noi stessi, per imparare ad avere più empatia, cooperazione e per risanare il pianeta, sarà una cosa fantastica. Ma sicuramente NON sarà così.
Già Facebook e i social danno la possibilità di vivere una vita alternativa, anche se non immersiva, dove si può scegliere di indossare "una personalità" come se fosse un abito. Cosa che apre la strada all'evasione dalla realtà. Sfuggire di vivere la propria vita sostituendola con una virtuale alternativa è pericoloso e simile a chi si droga per far fronte alle proprie difficoltà.
L'azienda NeuroLink di Elon Musk fondata con lo scopo della fusione uomo-macchina, vorrebbe creare un chip che possa essere impiantato direttamente dentro il cervello dell'uomo, così da consentirgli di comunicare con il computer e viceversa. Ci si sta avvicinando ad un sistema in cui un computer potrebbe controllare direttamente un corpo umano. Con il pretesto dell'utilizzo a fini umanitari, per aiutare i paraplegici o altri malati, si stanno sviluppando tecnologie il cui potenziale è molto preoccupante.
Oggi si parla anche di multiverso, uno dei primi scienziati a ipotizzare l'esistenza di universi paralleli è stato Hugh Everet nel 1957. Secondo questa teoria, nata per eliminare l'indeterminismo, quando avviene il collasso della funzione d'onda si creano altrettante copie dell'universo quante sono le possibilità calcolate dalla fisica quantistica; nell'istante successivo ogni universo si divide nuovamente, e così via. E in ogni universo vive una copia di noi che ha ottenuto un'altra delle innumerevoli possibilità. Non abbiamo abbastanza conoscenza in questo campo, in quanto è già difficile esplorare il nostro universo visibile costituito da 200 miliardi di galassie, ciascuna con miliardi di stelle e ciascuna stella con molti pianeti.
Secondo il transumanesimo e la singolarità tecnologica, portata avanti da Raymond Kurzwell (2009) i computer potranno disporre di una coscienza autonoma e saranno più coscienti di noi. Questa teoria si basa però su presupposti falsi: come facciamo a scaricare la coscienza e l'esperienza in un computer? E come facciamo a scaricare la memoria della nostra esperienza? In pratica, questa teoria pretende che i computer siano consapevoli.
Non si capisce bene l'origine di questi tentativi di rendere l'uomo immortale attraverso la tecnologia, quando noi umani siamo già immortali. Dobbiamo forse dedicarci a sviluppare il potenziale di umanità e la scintilla creativa che abbiamo in noi. Noi siamo parte intera del Tutto.
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.
venerdì 10 ottobre 2025
Fritjof Capra “La rivoluzione della fisica è ancora nel Tao”
Quando nel 1975 apparve Il Tao della fisica, Fritjof Capra aprì una breccia inattesa tra il pensiero scientifico europeo e le filosofie asiatiche. A mezzo secolo di distanza, quel capolavoro ritorna come la bussola critica in un’epoca dominata dalla logica degli algoritmi e dei server, nella nuova incarnazione di un razionalismo che ha imprigionato la realtà in schemi geometrici e meccanicistici. La fisica quantistica ci invita invece a pensare in termini fluidi, relazionali, non riducibili a formule rigide: un’apertura che le tradizioni asiatiche coltivano da millenni. Il prof. Capra è un fisico, teorico dei sistemi e cofondatore del Center for ecoliteracy a Berkeley, in California, dov’è seduto nel suo studio con, alle spalle, una stampa della danza cosmica di Shiva Nataraja, che gli fa da aureola attorno ai capelli grigi ricci. A 86 anni, è vibrante e acuto come la prosa del libro che lo rese una celebrità della controrivoluzione culturale mezzo secolo fa.
Quale considera l’eredità più duratura de “Il Tao della fisica” nel dialogo tra scienza occidentale e filosofie asiatiche?
«Sono rimasto stupito dalle potenti reazioni emotive che il libro ha scatenato. Poi ho compreso: il cambiamento di paradigma avvenuto in fisica, da una visione meccanicista a una olistica ed ecologica, è un processo che sta investendo oggi tutte le scienze e la società. Non saprei dire quante persone, a volte scoppiando a piangere, mi hanno detto che il libro ha cambiato loro la vita, aiutandole a sentirsi parte di una comunità più ampia che abbraccia una visione sistemica della vita».
Se il misticismo non può essere appreso dai libri, come lei suggerisce, spiegare la filosofia asiatica con categorie scientifiche non rischia di ridurne l’essenza, rendendola più difficile invece che meno difficile da apprendere?
«Se la spiegazione fosse puramente intellettuale e analitica, sarei d’accordo. Ma quando ho scritto Il Tao della fisica, ero coinvolto non solo intellettualmente ma anche emotivamente ed esperienzialmente, e penso che questo traspaia. Ho discusso i paralleli tra fisica e misticismo asiatico vivendo questi paralleli a un livello profondo: molto più di un’analisi teorica. Oggi il mondo è cambiato anche grazie a questo. Negli anni ’70, se dicevi che non potevi partecipare a una riunione per seguire una classe di yoga, meditazione o Qigong, i superiori ti avrebbero licenziato e schernito. Oggi è scontato poter seguire queste vie».
Sì, ma oggi, in Europa e in America tanti si dedicano a pratiche come yoga e meditazione per guadagni materialistici—manager che meditano per essere più efficienti, o chi fa yoga per rimanere competitivo. Molti hanno interpretato “Il Tao della fisica” in chiave pop-culturale. Quali incomprensioni la sorprendono ancora?
«È vero che alcuni gruppi di destra hanno distorto le idee New Age. Ma gli enormi movimenti giovanili sorti con il cambiamento climatico come Sunrise, Fridays for Future, l’impegno del senatore Bernie Sanders, gli effetti del movimento Occupy, vedono il mondo come una rete interconnessa. Oggi quei movimenti alternativi sono tornati underground a causa della tragica ascesa della frammentazione, del nazionalismo, della violenza e della guerra. È una fase transitoria. Sono cicli. Ne usciremo. Un movimento evolutivo come questo cambiamento di paradigma è più grande e più forte delle azioni politiche a breve termine».
La fisica quantistica oggi è più studiata e diffusa di prima. Tuttavia, la società ragiona ancora in termini newtoniani. Perché il salto culturale non è ancora avvenuto nell’integrare la fisica quantistica nella società?
«In medicina, molti dottori, ospedali e l’industria farmaceutica vedono ancora il corpo umano come una macchina da riparare con la chimica, sostituendone un pezzo con la chirurgia. C’è anche un forte movimento di salute olistica che ha visioni diverse, ma l’approccio meccanicista è persistente. Nel management, i dirigenti gestiscono le aziende come meccanismi da mettere a punto per massimizzare il profitto. C’è stato un investimento intellettuale ed economico enorme sul modello meccanicista. Abbiamo una situazione grottesca in cui le corporazioni dell’energia fossile hanno la distruzione del pianeta come modello di business per non perdere gli investimenti. Il passaggio dalla visione meccanicista a quella ecologica sta definendo la nostra era, ma la strada è molto accidentata».
Tornando a “Il Tao della fisica” e all’opposizione tra Parmenide ed Eraclito, l’Essere in alternativa al Divenire: pensa che le filosofie asiatiche propongano un’integrazione?
«Nel Tao della fisica ho definito Eraclito “il taoista greco” per la sua visione dinamica. Sotto ogni struttura, cioè l’Essere, c’è un processo, o insiemi di processi, e la struttura emerge da processi sottostanti. La visione dinamica è qualcosa che possiamo imparare. I due grandi temi che accomunano la fisica moderna e il misticismo asiatico sono l’interconnessione di tutte le cose, e la natura dinamica dell’universo. Questi principi si riflettono nella visione sistemica della vita, che è un processo e una rete. Ecco, questa è un’idea interessante che mi è venuta adesso, quando ha menzionato Parmenide ed Eraclito, Essere e Divenire… pensandoci, nella visione sistemica della vita, la caratteristica di un sistema vivente è il metabolismo. Come diceva la microbiologa Lynn Margulis: “Se metabolizza, è vivo. Se non metabolizza, non è vivo”.
Il metabolismo è il flusso continuo di energia e materia attraverso una rete di reazioni chimiche, con un doppio aspetto: la rete come struttura, il flusso come processo. Questo unifica l’antica dicotomia tra Essere e Divenire... Ora che ci penso, dovrei scrivere qualcosa su questo...».
C’è chi pensa che l’Intelligenza artificiale potrebbe diventare una sorta di metabolismo globale. Infatti, dopo i modelli meccanicisti della Rivoluzione industriale, siamo entrati in una nuova dinamica tecnologica modellata da algoritmi, server e ora Intelligenza artificiale. Pensa che l’Ia sia una nuova prigione concettuale, o un’opportunità di trasformazione nella società?
«Entrambe. Potrebbe trasformarsi in una prigione. Ma dipende per quale scopo viene usata. La maggior parte delle applicazioni attuali punta solo a fare più soldi, a razionalizzare i processi produttivi, aumentando l’efficienza. Quest’attenzione per il profitto è letale. L’Ia è diversa dall’intelligenza naturale, che è inerente a tutta la vita. L’intelligenza che è parte di tutti i sistemi viventi, è sempre organicamente e biologicamente integrata. La sua qualità principale è la capacità di essere nel mondo, sopravvivere ed evolvere. Quando aumentiamo le applicazioni dell’Ia, c’è il rischio che interferiscano con la nostra intelligenza vivente. Viviamo in una società dove la ricchezza è considerata più importante della salute. Nel fare soldi spesso distruggiamo l’ambiente naturale da cui dipende la nostra sopravvivenza. Una civiltà che valuta il guadagno più del benessere umano e della natura non può essere definita intelligente». Articolo di Carlo Pizzati
“Nell’era dell’AI stiamo trascurando l’intelligenza umana”, “Con lo sviluppo dell'intelligenza artificiale abbiamo sopravvalutato algoritmi e altre astrazioni e abbiamo trascurato la nostra intelligenza tacita, incarnata e vivente”.
Nel suo nuovo libro, pubblicato nel 2024, I principi sistemici della vita. Idee sulla natura e sull'ecologia umana, Fritjof Capra asserisce che per comprendere e affrontare alcune delle principali problematiche vissute dal mondo di oggi, occorre assumere una diversa prospettiva, una prospettiva sistemica. Occorre cioè guardare al mondo non più come a una macchina composta da elementi singoli, ma come una rete di combinazioni inseparabili di relazioni.
Quando guardiamo allo stato del mondo di oggi, alla nostra crisi globale su diversi livelli, ciò che è più evidente è che nessuno dei nostri principali problemi – energia, ambiente, cambiamento climatico, disuguaglianza economica, violenze e guerre – può essere compreso separatamente. Sono questioni sistemiche, sono cioè tutte interconnesse e interdipendenti. E per capirle e risolverle, dobbiamo cambiare la nostra prospettiva: non considerando più il mondo come una macchina composta da elementi singoli, ma come una rete di combinazioni inseparabili di relazioni.
Nel corso degli ultimi decenni, Fritjof Capra ha sviluppato una teoria originale di questa nuova comprensione della vita, un orizzonte concettuale che integra quattro dimensioni: biologica, cognitiva, sociale, ed ecologica. Questa visione è raccolta nel volume di culto Vita e natura, scritto insieme a Pier Luigi Luisi, e pubblicato nel 2014.
I principi sistemici della vita raccoglie, ora, i concetti fondamentali di Vita e natura proponendoli con un linguaggio non tecnico ma suggestivo, una summa del pensiero di Capra, che dal Tao della fisica in poi si è distinto come uno dei pensatori più creativi e innovativi del nostro tempo.
Capra ci mostra che il pensiero sistemico avanzato sarà cruciale per risolvere i principali problemi del nostro tempo e ci esorta con urgenza a mettere la vita al centro delle nostre imprese, dell’economia, delle tecnologie, e delle istituzioni sociali, ricordandoci le parole dell’attivista e scrittore David Korten (1937-): “Prospereremo nella ricerca della vita, oppure periremo nella ricerca del denaro: la scelta sta a noi”.
giovedì 29 maggio 2025
Evoluzione creatrice - Amit Goswami
Amit Goswami è un prestigioso fisico quantistico indiano. Ciò che è più apprezzabile nel suo libro Evoluzione creativa, al di là della bellezza del paradigma rivoluzionario adottato, è l'aver sottolineato che è metodologicamente SCORRETTO difendere determinate tesi senza aver prima lavorato intorno ai fondamentali della biologia e della filosofia. Quali sono le risposte MENO gravide di contraddizioni e MENO affette da riduzionismo riguardanti l'essenza della coscienza, della vita e della materia?
Se si elaborano ipotesi che non poggiano su questo "pavimento" epistemologico, avventurandosi frettolosamente in narrazioni che, proprio per questa loro debolezza metodologica risultano intrinsecamente fragili, si arriva a costruire tesi solo apparentemente convincenti, ma in realtà frutto assai più dell'ideologia che della scienza. E proprio questa mi pare essere la posizione di TUTTI gli evoluzionisti neodarwinisti che si abbandonano ad un fervore narrativo apparentemente convincente proprio perché basato su di un paradigma elementare e palesemente riduzionistico, consistente nel ridurre la vita e la coscienza alla fisica e alla chimica entro un quadro teorico generale casualistico e deterministico. Un rozzo dogmatismo materialistico che ha evitato un confronto critico serio con quei fondamentali che costituiscono l'edificio di una biologia scientifica.
La scienza non deve sostituirsi alla filosofia (diventando Scientismo!) ma la scienza ha l'obbligo di porsi domande intorno ai fondamentali INSIEME alla filosofia, prima di dichiarare affrettatamente quali possano essere le risposte MENO gravide di contraddizioni e MENO prossime al riduzionismo.
Molti filosofi e scienziati hanno osato rifiutare i dogmi e le semplificazioni della chiesa neodarwinista: da Karl Raimund Popper ad Albert Einstein, da Rupert Sheldrake a David Bohm, da Antonio Lima de Faria a Erwin Laszlo, da Roberto Fondi a Fritjof Capra, da Max Plank a Thomas Alva Edison, da Amit Goswami ad Ugo Dèttore, da Henri Bergson a Ken Wilber, da Sri Aurobindo a tutta una folta schiera di altri "eretici" antidarwinisti censurati dal pensiero unico imperante ANCHE nella "scienza". Come dimenticare infine i preziosissimi contributi per una biologia organicistica scaturienti dagli studi di Goethe e di Schelling scienziati, oltre che filosofi di prima grandezza.
venerdì 24 gennaio 2025
Respirare lentamente calma le emozioni negative
Gli scienziati del Salk Institute hanno identificato il circuito cerebrale utilizzato per rallentare consapevolmente la respirazione.
Gli esseri umani hanno a lungo utilizzato la respirazione lenta per regolare le proprie emozioni, e pratiche come lo yoga e la consapevolezza hanno persino reso popolari tecniche formali di respirazione. Tuttavia, c’è stata poca comprensione scientifica di come il cervello controlli consapevolmente il nostro respiro e se questo abbia effettivamente un effetto diretto sulla nostra ansia e sul nostro stato emotivo.
I neuroscienziati del Salk Institute hanno ora, per la prima volta, identificato uno specifico circuito cerebrale che regola la respirazione volontariamente. Analizzando i topi, i ricercatori hanno individuato un gruppo di cellule cerebrali nella corteccia frontale che si collega al tronco encefalico, dove vengono controllate azioni vitali come la respirazione. Le loro scoperte suggeriscono che questa connessione tra le parti più sofisticate del cervello e il centro respiratorio del tronco encefalico inferiore ci consente di coordinare la nostra respirazione con i nostri comportamenti attuali e lo stato emotivo.
I risultati, pubblicati in Nature Neuroscience descrivono un nuovo set di cellule cerebrali e molecole che potrebbero essere utilizzate con terapie per prevenire l’iperventilazione e regolare l’ansia, il panico o i disturbi da stress post-traumatico.
“Il corpo si regola naturalmente con respiri profondi, quindi regolando il respiro si regolano le nostre emozioni. Esiste uno specifico meccanismo cerebrale responsabile del rallentamento della respirazione e ciò spiega gli effetti benefici di pratiche come lo yoga e la consapevolezza nell’alleviare le emozioni negative.
I modelli di respirazione e lo stato emotivo sono difficili da districare: se l’ansia aumenta o diminuisce, lo fa anche la frequenza respiratoria. Nonostante questa connessione apparentemente ovvia tra regolazione emotiva e respirazione, studi precedenti avevano esplorato approfonditamente solo i meccanismi respiratori subconsci nel tronco encefalico. E mentre studi più recenti avevano iniziato a descrivere meccanismi coscienti dall’alto verso il basso, non erano stati scoperti circuiti cerebrali specifici finché il team di Salk non si è cimentato nel caso.
I ricercatori hanno ipotizzato che la corteccia frontale del cervello, che orchestra pensieri e comportamenti complessi, stesse in qualche modo comunicando con una regione del tronco encefalico chiamata midollo, che controlla la respirazione automatica. Per testarlo, hanno prima consultato un database di connettività neurale e poi hanno condotto esperimenti per tracciare le connessioni tra queste diverse aree cerebrali.
Questi esperimenti iniziali hanno rivelato un potenziale nuovo circuito respiratorio: i neuroni in una regione frontale chiamata corteccia cingolata anteriore erano collegati a un’area intermedia del tronco encefalico nel ponte, che era a sua volta collegato al midollo allungato appena sotto.
Oltre alle connessioni fisiche di queste aree cerebrali, era anche importante considerare i tipi di messaggi che potevano inviarsi a vicenda. Ad esempio, quando il midollo è attivo, avvia la respirazione. Tuttavia, i messaggi che scendono dal ponte inibiscono effettivamente l’attività nel midollo, portando a un rallentamento della frequenza respiratoria. Il team di Han ha ipotizzato che certe emozioni o comportamenti potessero portare i neuroni corticali ad attivare il ponte, il che avrebbe quindi ridotto l’attività nel midollo, con conseguente rallentamento della respirazione.
Per testarlo, i ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale nei topi durante comportamenti che alterano la respirazione, come annusare, nuotare e bere, nonché durante condizioni che inducono paura e ansia. Hanno anche utilizzato una tecnica chiamata optogenetica per accendere o spegnere parti di questo circuito cerebrale in diversi contesti emotivi e comportamentali, mentre misuravano la respirazione e il comportamento degli animali.
I loro risultati hanno confermato che quando la connessione tra la corteccia e il ponte veniva attivata, i topi erano più calmi e respiravano più lentamente, ma quando i topi si trovavano in situazioni che inducevano ansia, questa comunicazione diminuiva e la frequenza respiratoria aumentava. Inoltre, quando i ricercatori attivavano artificialmente questo circuito corteccia-ponte-midollo, il respiro degli animali rallentava e mostravano meno segni di ansia. D’altro canto, se i ricercatori disattivavano questo circuito, la frequenza respiratoria aumentava e i topi diventavano più ansiosi.
Nel complesso, questo circuito corteccia cingolata anteriore-ponte-midollare supportava il coordinamento volontario della frequenza respiratoria con gli stati comportamentali ed emotivi. I ricercatori stanno lavorando per trovare il contrario del circuito, un circuito di respirazione veloce, che ritengono sia probabilmente anch’esso legato alle emozioni. Sperano che le loro scoperte si tradurranno in soluzioni a lungo termine per le persone con ansia, stress e disturbi di panico, che ispirano la loro scoperta e dedizione.
venerdì 1 novembre 2024
L'essentiel c'est Dieu - Georges Vandamme (2)
Seconda parte del libro L'essentiel c'est Dieu - Nouveaux rapports de la Science et de la philosophie à l'aube du 21e siècle jusqu'au seuil de la foi chrétienne scritto da Georges Vandamme e pubblicato nel 2011.
Jacques Monod sviluppa una filosofia dell'assurdo basata sulla obiettività della natura, in questo contesto l'uomo scopre la sua totale solitudine e estraneità radicale, è solo nell'immensità indifferente dell'universo da dove è emerso per caso. Il suo destino non è scritto da nessuna parte. Questo materialismo filosofico non-marxista si distingue dal finalismo e dal materialismo marxista.
Francosis Jacob anche lui si rivela materialista e partigiano del caso: "Quello che dimostra la biologia, è che non esiste una entità metafisica che si nasconde dietro la parola vita" E' difficile descrivere l'orientazione della selezione naturale, così le parole progresso, perfezione non possono rappresentarla.
Karl Popper nella sua opera La logica della scoperta s'interroga sul metodo scientifico induttivo, che va dal particolare al generale, dall'esperienza all'ipotesi e alla teoria. Popper preconizza un nuovo metodo che è esattamento l'opposto, il metodo deduttivo che parte da una idea nuova, da un'ipotesi per arrivare a conclusioni logiche (vedi la legge della relatività di Einstein) e verificare se esistono delle relazioni tra di loro. Con questo nuovo approccio però si tolgono le barriere che separano la scienza dalla speculazione metafisica. Il problema è distinguere le scienze empiriche (sperimentali) da una parte e i sistemi matematici e logici (concettuali) dall'altra e di fissare dei confini ben definiti.
Il criterio di demarcazione si situa al livello della confutabilità, una teoria è valida fino a quando non è dimostrato il contrario. Una teoria è considerato confermata fino a quando passa le verifiche e i test con successo. Per questo è importante che la teoria scientifica possa essere sottoposta a dei test. Ne consegue che ogni evento che si produce una sola volta e non può riprodursi non può essere considerato dalla scienza.
Il XX secolo ha messo in discussione le nostre certezze. Con Einstein le due relatività ristrette e generali, il tempo e lo spazio sono confluiti in una entità a quattro dimensioni, con Bohr e i fisici quantisti, la materia è uscita dal campo della nostra prevedibilità, con Hubble l'universo stabile ha fatto posto a un cosmo in espansione la cui storia è cominciato con il mitico Big-bang. Con Godel la logica è stata messa in secondo piano per lasciare il posto all'indicibile, con Crick e Warson il mistero della vita è stato associato al gioco banale delle forze elementari nel cuore della molecola. Ciò ci ha portato ad accettare che non c'è niente di definitivo, soprattutto senza prove decisive. Bisogna abbandonare anche la speranza di capire il Big-bang e l'origine dell'universo perchè rientra nelle ipotesi inverificabili. Anche Dio che per definizione non è un oggetto ma uno Spirito non può essere analizzato con il linguaggio matematico.
E' conferamto da varie teorie che i principi quantici (indeterminismo) hanno la supremazia sui principi della relatività ( determinismo). Il principio di indeterminazione di Heisemberg regola le interazioni tra l'emittente e il ricevente, che sono i soli a condividere la chiave e il messaggio. Se qualcuno prova di decifrare questo messaggio perturba lo stato dei protoni ed è impossibile rinviare una copia del messaggio. I ricercatori hanno battezzato questo teorema di "non-clonaggio quantico". Il principio quantico inizialmente aveva come campo di applicazione la microfisica, potrebbe applicarsi anche alla macro-fisica. Il principio di causalità ha perso il suo carattere assoluto con l'avvento dell'indeterminismo nella microfisica.
Claude Allegre affermava: "La fisica è essenzialmente la scienza che per comprendere la natura del mondo fisico e le sue leggi, usa il linguaggio matematico deduttico". E questi linguaggi non sono sostituibili se si vuole parlare di scienza.
Stephen Hawking scrive nel suo libro Una breve storia del tempo: "Se l'universo ha un inizio (Big-bang) noi potremmo supporre che c'è un creatore. Ma se realmente l'universo si contiene tutto intero, non essendoci nè frontiere, nè bordi, non dovrebbe avere nè inizio, nè fine, dovrebbe semplicemente essere. Che posto resterebbe per un Creatore?"
L'universo dipende dalle quattro leggi fisiche che sono: interazione debole, interazione forte, interazione elettromagnetica, e la relatività generale, esse costitutiscono la base di tutti i fenomeni conosciuti nell'universo.
Secondo Alfred Kastler (nel libro Questa strana materia) in microfisica fotoni, neutroni, protoni, atomi o molecole non possiedono quella che possiamo chiamare "esistenza permanente". La scienza non può conoscere che degli istanti di esistenza e non degli Esseri.
Karl Popper dice: "Bisogna rigettare l'idea di un universo causalmente chiuso ma anche di un universo probabilistico (uscito dal caso). Il nostro universo è parzialmente causale, parzialmente probabilistico e parzialmente aperto. E' Emergente. In ogni momento infinitesimale tutto quello che sembra esistere si trasforma, e riempe così tutte le caratteristiche dell'Essente (ètant). L'essere è la coscienza di esistere, Un essente (ètant) è un essere attuale che diviene tale solo nel momento che pensa di esistere".
Se facciamo riferimento a una nozione metafisica di un Creatore, potremmo dire che l'universo e tutta la creazione sono nella durata e nello spazio l'Essendo dell'Essere Divino" Partecipano in un presente assoluto al suo pensiero creatore.
Hubert Reeves dichiara che l'universo "ruisselle" d'intelligenza, ma da dove viene questa intelligenza? Ciò implica l'idea di un finalismo spiritualista, che ha come scopo il far emergere una intellligenza riflessiva in ciascun essere umano sotto forme diverse. Questo principio di finalità spiritualista prevale sulla causalità.
Kark Popper diceva: "l'evento che si produce una sola volta non può essere consderato dalla scienza". Bisogna distinguere tra Teodicea che cerca l'accesso alla conoscenza di Dio attraverso la via della ragione e la Teologia che è una riflessione su Dio fatta alla luce della Rivelazione ( antico e nuovo testamento).
Più tardi la scolastica medioevale considera la metafisica come lo studio dell'esistenza di Dio, dei suoi attributi e dei suoi rapporti con le creature. Poi Descartes orienta la metafisica verso l 'analisi del pensiero e nel XVII e XVIII secolo si considera che il problema fondamentale della metafisica è quello dell'esistenza del mondo. Nel XX secolo appaiono la fenomenologia e l'esistenzialismo e l'oggetto della riflessione è la natura dell'uomo (o antropologia filosofica). Si vede quindi che il concetto di metafisica cambia durante i veri periodi storici.
Oggi ci sono delle difficoltà per portare avanti concetti metafisici, ad esempio una stessa parola Causalità esprime due concetti: la causa prima e le cause secondarie, queste ultime entrano in contraddizione con la prima. I fisici domandano che la riflessione metafisica ( o una nuova-metafisica) si appoggi sulle quattro leggi fondamentali (interazione debole, interazione forte, e interazione elettromagnetica nel campo quantico da una parte e la relatività generale dall'altra parte), leggi che regolano tutti i fenomeni conosciuti nell'universo. La scienza può dire quello che l'uomo può fare, ma non quello che deve fare ( che rientra nel campo dell'etica o della politica).
Nel contesto attuale la tendenza filosofica si divide in due: da una parte i materialisti che propugnano l'auto-organizzazione e dall'altra quelli che portano avanti il principio antropico che include la questione del senso (le leggi della fisica sono quelle che hanno permesso alla vita di manifestarsi). Gli scienziati non concepiscono l'universo, lo osservano.
Alfred Kastel, nel testo Questa strana materia esprime la seguente idea: "L'apparizione della vita sul nostro pianeta è il risultato di una sequenza di eventi altamente improbabili. Una tale successione ha ben poche possibilità di riprodursi una seconda volta".
Esistono due formulazione del principio antropico: debole e forte. Il principio antropico debole cerca tutte le limitazione e aggiustamenti che si devono imporre alle leggi della fisica (le 4 leggi fondamentali) per permettere l'apparizione della vita. Il principio forte enuncia che sono talmente tante le coincidenze e le costanti fondamentali necessarie all'apparizione della vita che non può essere il frutto del solo caso e quindi l'apparizione della vita potrebbe costituire una finalità dell'evoluzione cosmica. Ed entriamo quindi nella formulazione metafisica.
La scienza moderna sa bene che l'osservazione dell'universo è il risultato di un compromesso tra determinismo e indeterminismo, a dei momenti successivi nel tempo e nello spazio, e dunque è estremamente difficile sapere dove e quando si sono prodotti.
Henry Atlan afferma : "Non abbiamo bisogno di supporre l'esistenza di un essere intelligente per produrre degi esseri intelligenti". Con questa frase riafferma la sua opposizione all'esistenza di un essere creatore.
Anche Edgar Morin esprime la sua opinione sul senso dell'universo: "Non voglio credere a un disegno intelligente che avrebbe spinto l'universo a esistere. Penso che l'universo si è auto-prodotto, si è auto-creato". Il grando mistero dell'universo è questa capacità di organizzazione che crea delle qualità nuove, non esistenti separatamente negli elementi che riunisce tra i quali c'è la finalità. Non è l'organizzazione che nasce dal disegno, ma il disegno che nasce dall'organizzazione.
Jacques Monod chiama teleonomia questa finalità di sopravvivenza dello sviluppo e della riproduzione. Non credo che ci sia un disegno intelligente, ma dal momento che si è creata la vita si sono creati miriadi di disegni intelligenti, con la volontà di esistere e riprodursi. Così l'auto-organizzazione resiste alla morte e si serve della morte delle cellule per crearne di nuove e rigenerarsi... Queste auto-organizzazioni giocano un ruolo nell'ordine biologico - Alfred Kastler.
Hubert Reeves ci parla di un mondo che è pieno di intelligenze, riconosce che l'intelligenza esiste e che la creazione ne è la manifestazione. Ma quale intelligenza? Quella dei piccoli disegni o quella di una intelligenza creatrice? Forse l'intelligenza come capacità di adattazione a situazioni nuove ma unicamente a queste e senza un disegno o progetto a livello di scelta. Ma questa non è una intelligenza cognitiva.
Francosis Jacob mantiene il concetto di caso ma lo inquadra nel gioco delle possibilità.
Molti intellettuali adottano questo approccio come giustificativo dell'inutilità di una Intelligenza creatrice. H. Atlan dichiara: La materia inanimata e la materia animata sono la stessa materia, ma organizzate diversamente. C'è il passaggio dalla materia inerte retta dalle leggi dell'universo a una biosfera che utilizza le potenzialità che gli sono offerte nella cornice del gioco del possibile, di cui l'indeterminismo fisico che è essenziale per ottenere una creazione per evoluzione. La formazione di una galassia per esempio non ha niente a che vedere con la modifica del genoma. C'è solo una differenza di scala di funzionamento.
Si può arrivare anche a pensare che l'inerte attivo è indispensabile all'esistenza del vivente, questa subordinazione postula qualcosa di diverso da un auto-organizzazione cieca e senza disegno per spiegare l'origine dell'universo e la sua esistenza permanente. Ciò ci porta a pensare che possa esistere una finalità spiritualista globale. Un essere divino che avrebbe programmato in dettaglio lo sviluppo della storia umana.
Per Huber Reeves, l'universo possiede dalla notte dei tempi le proprietà richieste (le leggi fondamentali dell'universo) per condurre la materia ad arrivare alle tappe della complessità. La specie umana domina le altre specie animali grazie alla forma particolare della sua intelligenza, una intelligenza riflessiva, capace di pensieri astratti che danno accesso alla coscienza.
Nel dibattito tra chi sostiene l'auto-organizzazione e chi adotta il principio antropico forte, asserendo che l'universo risponde a un progetto che include l'esistenza di un essere Divino, gioca un ruolo importante l'apparizione della coscienza riflessiva nella specie umana.
L'essentiel c'est Dieu - Georges Vandamme (1)
L'essentiel c'est Dieu - Nouveaux rapports de la Science et de la philosophie à l'aube du 21e siècle jusqu'au seuil de la foi chrétienne è un testo scritto da Georges Vandamme e pubblicato nel 2011.
Georges Vandamme, originario del nord della Francia, è stato per 35 anni direttore d'azienda. Affascinato dal rapporto tra scienza, metafisica e fede, ha sviluppato una conoscenza approfondita del pensiero degli scienziati contemporanei. Qui condivide con noi i risultati delle sue riflessioni e convinzioni.
Questo libro si rivolge a tutti gli "uomini e donne di buona volontà" alla ricerca della verità. La prima parte racconta le riflessioni degli scienziati (fisici e biologi) sulla loro disciplina nel corso del XX secolo, con le loro particolarità. Jacques Monod, ad esempio, basa il suo pensiero sul caso come "libertà assoluta ma cecità", François Jacob sul "gioco delle possibilità", Alfred Kastler sulla "finalità oggettiva" e Trinh Xuan Thuan sulle "leggi dell'universo con possibilità evolutive".
Quanto a Georges Charpack, in Soyez savants, soyez prophètes, afferma: "Ciò che rimane la chiave del problema che la scienza pone alla filosofia si trova nelle leggi dell'universo e nell'interpretazione del loro carattere. Non abbiamo trovato nulla che risponda veramente ai nostri desideri". Ma la domanda rimane, non come una sfida ai filosofi, ma come una richiesta alla riflessione.
È questa la sfida a cui questo libro cerca di rispondere, mettendo in discussione alcuni concetti filosofici per arrivare a una neo-metafisica richiesta dagli scienziati. Attraverso uno studio sintetico del passaggio dal politeismo al monoteismo fino alle soglie della Rivelazione cristiana, l'autore sviluppa l'originale concetto neo-metafisico di "Essere ed Esserci" applicato all'Universo. Tale concetto costituisce una svolta decisiva nella ricerca della Verità su Dio, rivelando una correlazione senza precedenti con il prologo del Vangelo di San Giovanni. Per i teisti, i monoteisti, quelli che ammettono l'esistenza di un solo Dio che sia ebreo, cristiano o mussulmano, questo Dio è il creatore dell'universo. E questo è il postulato fondamentale di tutte le fedi religiose.
Tra la scienza e il Dio creatore dell'universo ci sono necessaraimente delle relazioni. La scienza è neutra, e non potrà mai provare che Dio esiste, e si passerà immancabilmente da una conoscenza scientifica a una apprezzazione metafisica o a un giudizio filosofico. Nello stesso tempo la scienza non potrà mai provare che Dio NON esiste. Il problema dell'esistenza di Dio è di ordine metafisico, quello dell'approccio alla conoscenza di Dio è di ordine teologico.
L'osservazione dell'universo e in particolare del mondo vivente ci lascia meravigliati davanti all'intelligenza che scaturisce dalla varietà, dalla diversità, dalla ricchezza della natura che ci circonda. Come lo diceva Hubert Reeves, il mondo "ruisselle" di intelligenza. Delle nuove nozioni e teorie sono apparse agli inizi del '900 e hanno messo in discussione tutto l'impianto scientifico.
Nel 1900 Marx Planck pubblica la teoria dei Quanta che suppone che l'energia deve avere una struttura discontinua (i quanta di luce).
Nel 1923-1927 prende luce la meccanica ondulatoria con i lavori di Louis De Broglie e le relazioni di indeterminazione in microfisica con Werner Heisenberg con i l suo libro La partie et le Tout. Quello che opponeva Bohr e Einstein erano due concezioni dei principi della fisica. Bohr difendeva la nuova concezione della teoria quantica a carattere essenzialmente statistico, mentre Einstein non poteva ammettere che non era possibile conoscere tutti i parametri necessari a una determinazione del processo. Da qui la famosa frase "Dio non gioca a dadi". Einstein fu l'ultimo difensore del principio di causalità integrale dove i fenomeni fisici si manifestano nello spazio e nel tempo, indipendentemente da noi, secondo delle leggi fisse. Ammetteva la teoria quantica come una spiegazine provvisoria, ma non come interpretazione definitiva dei fenomeni atomici. E difendeva l'idea di una teoria determinista con "variabili nascoste".
Solo nel 1982, con la costruzione di un laser molto potente, Alain Aspect (premio Nobel per la fisica nel 2022) presso l'istituto ottico di Orsay attraverso una serie di esperimenti, ripetuti, ha escluso la possibilità di costruire una teria deterministica a Variabili nascoste, mettendo in discussione i testi di John Bell, Rosne e Podosky che difendevano il paradosso di Einstein (comunque una teoria non locale resta possibile, ma violerebbe la relatività ristretta).
Nel periodo della guerra fredda (1950-1970), con l'uso del nucleare, si cerca sempre più di penetrare nel mondo infinitesimale dell'atomo.
Nel 1970 Jacques Monod, premio Nobel per la medicina nel suo libro Le hasard et la nècessite poneva un problema filosofico, tutta la sua dimostrazione filosofica si basa sul principio di oggettività della natura. La tesi che porta avanti è che la biosfera non contiene una classe prevedibile di oggetti e fenomeni, ma costituisce un evento particolare non prevedibile. Afferma: " Il caso puro è il solo caso: la libertà assoluta è alla radice del prodigioso edificio dell'evoluzione. Questa nozione centrale della biologia moderna, non è più oggi un'ipotesi tra le altre possibili. E' la sola concepibile. E' il primato dato al caso sulla teleonomia".
Francois Jacob (premio Nobel) con Jacques Monod e Etienne Wolf pubblicano La logica del vivente per confermare questa tesi. E introducevano il processo straordinario con cui il DNA si organizza nel cuore della cellula. Il DNA funziona come un piccolo computer e 10 milioni di segni sono contenuti in un millimetro (il cromosoma), all'interno della cellula. Alcuni teologi ritengono la scienza sospetta nel giustificare questo materialismo ideologico.
Nel 1976 Alfred Kastler (Premio Nobel per la fisica) nel suo libro Cette etrange matiere rivela gli enigmi metafisici che si poneva la scienza della materia. Sosteneva la natura ondulatoria della materia, e queste relazioni sono universali sia che si applicano ai fotoni (corpuscoli della luce) o alle particelle della materia ( atomi, molecole, ecc). Sosteneva l'impssibilità di determinare una traiettoria di questi corpuscoli micro fisici, e da qui arrivare alla rinuncia del determinismo nella micro-fisica. Impossibilità dell'osservatore di conoscere come si svilupperà la realtà oggettiva.
Nel 1979 Bernard d'Espanat pubblica A la recherche du réel e mette in rilievo la meccanica quantica per spiegare i fenomeni fisici. E' più importanti della relatività delle variabili nascoste, che non è mai stata dimostrata. I fisici rimettono in causa i principi tradizionali della metafisica. In un altro libro Un atomo di saggezza parla della microfisica e dichiara che l'assiomatica quantica non è compatibile con tutte le visioni dell'universo. "Questa visione indeterministica non implica il caos, ma l'armonia dentro delle regole (le leggi della natura) e non a livelllo delle apparenze che sono le cose del reale visibile, con la realtà globale che implica l'esistenza di un reale nascosto". Riconosce che l'ipotesi è ancora più ardita in seno all'Essere non conoscibile in senso stretto che genera ai nostri occhi tali apparenze.
Nel 1981 l'astrofisico Huber Reeves, nel testo Patience dans l'azur pone la questione essenziale della metafisica: "Perchè c'è qualcosa piuttosto che niente?" E ci fa prendere coscienza dei tre enigmi dell'universo: una omnipresenza della materia o la sua influenza. Gli oggetti obbediscono alle stesse leggi della fisica, senza che in passato ci sia stata una comunicazione tra di loro: La meccanica quantica indica che due particelle restano in contatto permanente, indipendentemente dalla distanza. Per i suoi colleghi queste domande rientrano nel campo della metafisica. Per Reeves l'universo è pieno di intelligenze e cerca di capire come sono in relazione con l'evoluzione cosmica. Francois Jacob introduceva il concetto "del gioco delle possibilità" per spiegare l'evoluzione, e ciò non impediva la presenza di spazi di indeterminismo che permette a tutte le specie di evolvere e all'uomo di accedere all'intelligenza riflessiva.
Nel 1984 esce il libro Pour lire la creation dans l'évolution. Gli autori ( Christian Montenat, Luc Plateaux, Pascal Roux) mettono in evidenza il continuum dell'emergenza dell'autonomia presso gli essere viventi e la comparsa della coscienza nell'essere umano. La scienza della natura ci porta a mettere l'uomo in una traiettoria temporanea. Si parte da esseri unicellulari fino ad arrivare all'ultimo anello della catena che è l'uomo. La conoscenza del cervello potrà un giorno spiegare come è nata la coscienza e la capacità di pensare in modo astratto?
Nel 1988 appaiono due interessanti opere sulla cosmologia e sul come decriptare l'origine dell'universo: Una breve storia del tempo di Stephen Hawking e Melodie segrete di Trinh Xuan Thuan. Hawking cerca di riprendere la nozione di funzione di onda e cerca di applicarla all'universo. L'evoluzione dell'universo dipende dalle leggi fisiche chiamate le costanti fondamentali della natura ma anche dalle condizioni iniziali. E quella del Big Bang è quella meglio accettata oggi. I fisici pensano che l'universo è regolato con una estrema precisione e che tutto si gioca sull'equilibrio, Equilibrio nella densità della materia e dell'universo, i componenti obbediscono al principio di Pauli, il principio di esclusione (uno stato quantico dato non può contenere che un solo fermione (le 12 particelle di materia); Se questo principio non fosse rispettato la materia dell'universo scomparirebbe in una fornace di energia. L'uomo non ha risposta di fronte al silenzio degli spazi infiniti. L'uomo è perso nell'immensità dell'universo da cui è emerso per caso.
Alcuni dicono che il caso non ha mai costruito niente e cominciano a pensare che non è un caso se la coscienza e l'intelligenza sono emerse in un essere vivente. La vita sulla terra è dovuta ad una perfezione incredibile, e l'uomo non cessa di imitare la natura. E si potrebbe concludere che l'uomo è meno intelligente che la natura. Ogni essere umano è unico rispetto ai miliardi di esseri umani che popolano e che hanno popolato questo pianeta. Dalla riunione del materiale genetico si forma un nucleo contenente i 46 cromosomi che costituiscono la specie umana. ( se si è credenti si potrebbe pensare che è il Dio che ci ha dato la vita a renderci unici). Per gli scienziati questa meraviglia della creazione ha la sua origine nella scelta delle costanti fisiche e nelle condizioni iniziali, e dalle leggi dell'universo (la distanza del sole dalla terra, l'attrazione magnetica che permette agli oceani di mantenersi, e così via...). La cosa sorprendente è che l'uomo è capace di osservare questo universo, per constatare che obbedisce a delle leggi, le cui caratterisitiche sono state perfettamente descritte (molte sono state scoperte e altre sono da scoprire).
Pag. 27. Come si pone il problema metafisico agli scienziati? Alfred Kastel scrive: "ho difficoltà a comprendere alcuni scienziati che deificano un principio (il caso) e rigettano l'altro (il finalismo) all'inferno. Entrambi sono concetti metafisici, delle costruzioni della mente umana. La legge casuale si libera poco a poco dell'osservazione dei fatti; in microfisica il fisico constata che partendo dalle stesse condizioni inziali non ottiene gli stessi effetti e che alla legge causale deve sostituire la legge delle probabilità. ... Perchè rifiutare di parlare di finalità. Non è irrazionale riconoscere l'esistenza di un progetto o di un programma nei fatti del mondo fisico. Tutta la struttura dell'universo si basa sul principio di Wolfang Pauli: uno stato quantico dato può contenere un solo fermione. Se questo principio non è rispettato la materia fonderebbe in una fornace di energia. E' il principio di integrazione della materia. Ma è un principio di casualità o di finalità?
Gli scienziati possono affrontare il principio di finalità solo sotto il suo aspetto fisico o biologico che chiameremo un "finalismo oggettivo". Ma si può concepirne un altro che possiamo definire "finalismo spirituale". L'universo sarebbe stato creato per far si che emerga al suo interno un essere vivente capace di una coscienza e di una intelligenza riflessiva. Si tratterebbe di un finalismo di origine divina. Per gli scienziati positivisti parlare di un progetto è inserire l'idea di un creatore supremo: Dio.
L'uomo di scienza può pensare la sua disciplina nell'insieme della cultura moderna per arricchirla di idee venute dalla scienza, ma allora fa della filosofia o una neo-metafisica. Anche l'uomo di scienza può porsi delle domande come "Perchè l'universo esiste, Che facciamo in questo universo, ecc". Quando si privilegia il caso sulla telenomia (il potere dello spirito di dare a sé stesso la propria legge), si fa della filosofia.
Trinh Xuan Thuan rimette in discussione gli argomenti filosofici riguardanti l'esistenza di Dio, con una nuova visione dell'universo. Il flusso quantico fa andare in pezzi l'argomento della Causa prima. Nel mondo microscopico delle particelle elementari, le relazioni causali e il determinismo sono fuori luogo. Soprattutto la causa primaria perde il supporto delle sue cause secondarie. Il principio di casualità è stato determinante fino a qualche decennio fa, è stato uno dei principi fondamentali della ragione dopo Aristotele e annuncia. "Tutto si rifà a una causa e le stesse cause nelle stesse condizioni producono gli stessi effetti".
Gli scienziati affermano che questo principio fondamentale perde il suo carattere assoluto e deve essere sosstituito dalle quattro leggi fondamentali attualmente conosciute: gravità ( o relatività generale), elettromagnetismo, forza debole e forza forte (nel campo quantico). Ma forse c'è di più. (vedi: https://www.geopop.it/quali-sono-le-quattro-forze-fondamentali-della-natura-e-cose-la-possibile-quinta-forza/ ). Queste leggi non provengono dall'universo in quanto alla sua origine non è che una materia inerte, incapace di pensare e di creare delle leggi che provengono da un'intelligenza, che le ha fondate. Se noi comprendiamo queste leggi è dovuto al fatto che la nostra intelligenza uscita da questo universo è in intima connessione con quella che agisce nel cosmo. Come diceva Einstein "Quello che è incomprensibile, è che l'universo sia comprensibile dall'intelligenza umana".
Reeves asserisce: La meccanica quantica implica che due particelle restino in contatto permanente indipendentemente dalla loro distanza, anche se non sono più collegate causalmente. Tra questa asserzione e la teoria della relatività che esclude ogni forma di comunicazione a una distanza superiore a quella della luce c'è una contraddizione insolubile. Einstein per salvare la sua teoria concluse che ci dovevano essere delle variabili nascoste. Kastler dice: questa contraddizione tra il determinismo apparente in macrofisica e l'indeterminismo reale nella microfisica giustifica che siamo di fronte a una Materia Strana. Gli scienziati sono giunti ad asserire che esistevano due livelli di realtà: il reale visibile (macrofisica) che obbediva al principio di causalità (cause secondarie) e la microfisica che seguiva altre leggi.
Nel 1992 Claude Allegre, professore di geofisica, nel suo libro Introduzione a una storia naturale, asserisce che Dio è il fondatore creatore delle leggi dell'universo, creatore dell'istante Zero e che interviene per far si che gli avvenimenti decisivi si svolgano nel buon momento. Un Dio che migliora la sua opera nello spazio tempo (Francois Jacob).
Un'altra concezione è quella di Claude Allegre, Trinh Xuan Thuan, Alexandre Favre, Alfred Kastler che arrivano al concetto di Caos apparente che maschera l'esistenza di un ordine capace di adattarsi all'entropia dell'ambiente e per conseguenza alle leggi dell'universo. Queste due concezioni sono in realtà complementari. Oggi nella biologia molecolare si è scoperto un meccanismo estremamente complesso che obbedisce a un programma, che Jacques Monod chiama la Teleonomia. Fino a quando, in laboratorio, non si arriverà a realizzare la sintesi del DNA che si ricostituirà da solo, senza intervento esterno, non avremo compreso niente dell'origine della vita. Questa ricerca continua per arrivare a ottenere una cellula elementare capace di riprodursi.
Nel 1998 Trinh Xuan Thuan pubblica Il Caos e l'Armonia e in questo testo parla delle leggi della natura che sono universali, assolute, intemporali, omniscenti. Le leggi della natura regolano tutta la fisica, ma nello stesso tempo integrano in esse un indeterminismo che si manifesta nel gioco delle possibilità. Queste leggi trovano la loro esistenza solo collegandosi a un'Intelligenza superiore che le ha create per far si che l'universo esista e si evolva.
L'opposizione tra un Dio eterno fuori dal tempo e dello spazio e un Dio legato alle contingenze delle situazioni non è più incompatibile. Trinh Xuan Thuan asserisce: "Dio, l'Essere Divino e creatore delle leggi intemporali e necessarie è responsabile dell'ordine del mondo, non per azione diretta, ma offendo le potenzialità che l'universo è capace di attualizzare o meno".
Se l'universo è accessibile alla nostra intelligenza è perchè: "L'intelligenza dell'uomo è fatta per scoprire l'Intelligenza Divina Creatrice dell'universo visibile e invisibile".
Durante il XX secolo la scienza è passata da un positivismo a un realismo lucido che apre una via feconda alla riflessione metafisica e filosofica.
Pag. 43. Che cosa è la verità? Oggi la metafisica o meglio la Neo-metafisica si mette alla ricerca della verità. Tommaso D'Aquino nel Medioevo aveva definito così la verità: "La verità è l'adeguazione tra l'intelligenza e la realtà". L'intelligenza è la capacità di analizzare delle situazioni accompagnata da una capacità di sintesi permettendo di accedere a dei risultati reali e nuovi.
Credere che una verità umana è assoluta conduce all'intolleranza. La verità umana non può essere che parziale e temporanea.
Claude Allegre scrive nell'Introduzione alla storia umana: Finito il tempo del determinismo, quello delle certezze e del definitivo, la scienza accetta di considerare le sue teorie come una visione del mondo che occorrerà modificare e fare evolvere. Gli scienziati inventano, scoprono, lavorano con passione ogni giorno, si avvicinano all'obiettivo. Devono pertanto sapere che la Verità è un ideale asintotico che nel linguaggio scientifico, è ciò che tende ad avvicinarsi sempre più a qualcosa senza mai raggiungerla o coincidere con essa. Qualcosa che non si raggiungerà mai.
Allora dove si trova la verità suprema? Si può trovare solo in Dio. Lui solo ha ha l'intelligenza infinita dell'universo e la conoscenza del reale che lo costituisce. La verità umana è tributaria della realtà. La verità divina è costitutiva della realtà. Molte opere contemporanee si chiedono: "Dio esiste? Il mondo si è creato da solo?" Senza contare il dibattito sul principio antropico e l'auto-organizzazione che postulano l'idea di Dio o quella del non-Dio. Per alcuni Dio non esiste, è l'uomo che l'ha inventato e dunque Dio è il risultato della fabbricazione della mente dell'uomo.
Comunque la specie umana possiede una forma d'intelligenza particolare, l'uomo ha la facoltà del pensiero astratto, quello che lo differenzia da tutti gli esseri viventi. Dovrebbe esserci un nuovo modo di pensare la filosofia (nel ramo metafisico) che potremmo chiamare neo-metafisica che sia in accordo con quello che ci apporta la scienza attuale.
Vedi articolo: Pensée philosophique et pensée scientifique. Indifférence réciproque, cohabitation pluridisciplinire ou engagement interdisciplinaire? https://www.implications-philosophiques.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/11/CITOT-Pens%C3%A9e-philq-et-pens%C3%A9e-sciq.pdf
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