venerdì 2 gennaio 2026
Oltre l'Invisibile. Federico Faggin
Frasi sulla coscienza e sull'universo - Federico Faggin
Queste che seguono sono delle frasi estratte dal bellissimo testo di Federico Faggin Oltre l'invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono pubblicato nel 2025.
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.
Ognuno di noi è necessario per esprimere qualcosa di suo e per far crescere l'umanità. Ognuno è unico ma fa parte del tutto. - Emmanuel Lévinas
Sono destinati a conoscersi tutti coloro che camminano per strade simili. - Rabindranath Tagore. Forse è per questo che si incontrano certe persone e non altre
Il mondo è quello che è perché lo abbiamo collettivamente creato tutti noi con i simboli che sono necessari per comunicare.
La vita è un sogno condiviso, a cui tutti collaboriamo, ognuno è un co-creatore del "sogno" condiviso che diventa realtà esteriore. Non rinunciare a un sogno anche se pensi che ci vorrà troppo tempo per realizzarlo... Il tempo passerà comunque. - Nàzim Hikmet
Per chi detiene il potere, il sistema migliore per poter tenere in pugno le persone è quello di creare competizione e divisione. Non a caso il motto di chi vuole dominare è divide et impera.
Il vero progresso è solo quello che ci aiuta a crescere spiritualmente, al punto che il più "adatto" non cercherà più di sopraffare gli altri, ma metterà il suo potere e la sua conoscenza al servizio degli altri. Il grande malinteso è nato dall'idea che la vita sia basata sulla competizione anziché sulla cooperazione.
Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso. - Mahatma Gandhi
Non è necessario né possibile cambiare gli altri. Ma se puoi cambiare te stesso, ti accorgerai che non è necessario alcun altro cambiamento. - Nisargadatta Maharaj
E' più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere. - Alberto Hurtado Per questo ci sono molti insegnanti e pochi educatori
E' importante lavorare su se stessi per riconoscere le nostre emozioni, e cercare di esaminare ciò che ci fa e ci ha fatto soffrire. Per capire i sentimenti degli altri, è necessario innanzitutto comprendere i propri. Quanto non riusciamo a descrivere a noi stessi ciò che proviamo è difficile parlarne con altre persone.
Per conoscere se stessi, dobbiamo sperimentare quegli aspetti che ancora ignoriamo, le nuove situazioni e le avversità servono anche a questo.
Vivere è sperimentare, ma poi bisogna andare avanti. Ossia sostare una notte nell'esperienza e poi riprendere il viaggio. Concludere un'esperienza significativa permette a un'altra, magari più significativa, di manifestarsi.
La comunicazione può avvenire soltanto tra coloro che hanno raggiunto livelli di comprensione simili, altrimenti non ci si potrebbe capire. Per capirsi, non basta l'intelletto. Anche il cuore deve fare la sua parte.
La solitudine, ossia "lo spazio" per godere dell'amore profondo che sentiamo per la nostra essenza , è l'opposto del sentirsi soli. La meditazione, praticata con l'intenzione di calmare il rumore di fondo, l'ansietà e l'irrequietezza della mente, è il primo passo per riconnetterci con l'amore che è al centro di tutto ciò che vive nell'universo.
Superficialmente si potrebbe pensare che chi ama se stesso non ama gli altri, mentre non è così, perché per amare gli altri bisogna prima amare se stessi. Quindi, uno che non ama se stesso non può amare veramente gli altri.
Noi non vediamo le cose nel mondo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo. - dal Talmud
Siamo attratti da chi ci creerà dei problemi che ci servono per la nostra evoluzione personale. Le difficoltà, le crisi, i nemici possono essere un grande stimolo a crescere, ma non bisogna esagerare.
L'odio verso se stessi ci porta al dolore più insostenibile.
Le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace. - Thich Nhat Hanh
Gli scienziati sostengono che gli uomini hanno quasi tutto in comune con gli animali, cominciando dalla capacità di soffrire, di amare, di capire ... Eppure continuiamo a comportarci come se fossero fatti di materia insensibile, come se la loro sopravvivenza fosse proporzionata solo alla nostra utilità. Come si spiega l'indifferenza umana di fronte al dolore degli animali?
Molte persone che amano gatti, cani e animali domestici continuano a chiudere gli occhi di fronte all'orrore degli allevamenti intensivi di esseri senzienti e intelligenti, la cui esistenza abbiamo trasformato in inferno. Questa ipocrisia rivela molto della nostra maturità spirituale.
Secondo il Living Planet report del WWF, dal 1970 al 2018 il mondo ha perso il 69% della sua fauna selvatica: mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci.
Occorre un'etica planetaria che includa anche i diritti della natura. - Umberto Galimberti
Il botanico e saggista Sergio Mancuso afferma che anche le piante sono intelligenti e la deforestazione dovrebbe essere considerata un crimine contro l'umanità.
Cicerone considerava l'universo un'Intelligenza cosciente, dato che dà vita a intelligenze coscienti. - Infatti l'universo non può essere da meno di quello che crea. Come fa il più a venire dal meno? La casualità non algoritmica sarebbe un altro nome per indicare Dio.
Scienza, Spiritualità e Religioni - Federico Faggin
"Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a lui". - Luis Pasteur
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato Federico and Elvia Faggin Foundation, un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.
I padri della fisica quantistica, Planck, Schrodinger, Heisenberg, Pauli, von Neumann e altri avevano intuito che la coscienza era un aspetto fondamentale della realtà, connesso con la natura dell'osservatore. Oggi si sente il bisogno di integrare scienza, spiritualità e religioni in una visione coerente e inclusiva che vada oltre il materialismo e lo scientismo.
Scienza e spiritualità si basano sulla sperimentazione, mentre le religioni sui dogmi. L'atteggiamento dogmatico viene giustificato dalle religioni con la frase "è la parola di Dio". Poi ciascuna religione si definisce come l'unica religione mentre dovrebbe diffondersi il concetto di spiritualità universale.
Papa Francesco comunque ha detto: "non può e non deve esserci contrapposizione tra scienza e fede", e si rallegra "dell'enorme potenzialità che Dio ha dato alla mente umana".
Ma l'unione tra scienza e religione potrà avvenire solo dopo l'unione delle molte religioni del mondo in un'unica religione, con principi fondamentali comuni e compatibilità anche con quelli della scienza che dovrà dare vita a una nuova spiritualità. La spiritualità è l'essenza delle religioni, il valore che ne sta alla base e ne giustifica l'esistenza. E' l'impulso spontaneo a sperimentare ed esplorare la nostra connessione personale con una dimensione trascendentale dell'essere che va oltre l'esperienza ordinaria della vita fisica. La nostra vita ha un significato e siamo tutti interconnessi. Le religioni come spiritualità applicata dovrebbero aiutarci a connetterci con la nostra interiorità, a imparare a esplorarla e a collaborare insieme.
A volte si manifesta la capacità della coscienza di conoscere tutte le sue dimensioni esistenziali, e questa capacità si manifesta sotto forma di esperienze unitive, che ci fanno vivere direttamente di essere parti del Tutto, con la stessa autoevidenza con cui sappiamo di esistere. Queste esperienze sono incomunicabili ma reali. Anche nell'olismo della fisica quantistica, non c'è separazione tra i vari elementi. Come dice Faggin ognuno di noi è una parte-intero che ha la conoscenza potenziale del Tutto. Comunque non crede che sia possibile cogliere il volto di Uno/Tutto per quanto ci si sforzi di conoscerlo. Anche perché è in continua evoluzione. Si può conoscere se stessi e gli altri soltanto dal nostro punto di vista, che è uno degli innumerevoli prospettive con cui Uno si conosce.
Oggi, la scienza crede ancora di poter separare l'osservatore e l'osservato (come nella fisica classica) mentre l'universo è oggettivo e soggettivo; è olistico. Nella fisica quantistica tutto è interconnesso, non può esistere un osservatore e un osservato, c'è un'interazione che inevitabilmente cambia ciò che è osservato. Secondo Faggin siamo osservatori- osservati-agenti; esiste un osservatore interiore che è un campo cosciente con libero arbitrio che interagisce con un altro campo simile.
La fede è il risultato di una ricerca appassionata, del voler conoscere se stessi, il senso della vita. La vera fede è una conquista, che può avere origine solo dall'impegno personale e dall'esperienza diretta. Il solo luogo dove si può pregare è nella profondità del proprio cuore. e il cuore è il più sacro di tutti i luoghi sacri. La vera preghiera è l'anelito a raggiungere l'Essere e ne abbiamo ottenuto lo scopo quando entriamo in connessione con l'aspetto più profondo di chi siamo. Il divino è dentro di noi, ma noi lo cerchiamo fuori. La nostra essenza divina, si cela nella nostra interiorità. Vedi la leggenda indù di Brhama, che privò gli uomini della loro essenza divina, nascondendola nei loro cuori; l'unico posto dove non guarderanno.
Thich Nhat Hanh dice: "Questo corpo non sono io. Non sono imprigionato in questo corpo, sono una vita senza confini, non sono mai nato e non sono mai morto".
L'ateo, invece, è qualcuno che cerca un dio migliore di come l'ha sentito raccontare o di quanto lo si possa immaginare. Qualcuno che si è arreso troppo facilmente all'assenza di un Tutto cosciente, forse per una ragione non consapevole di convenienza personale. Il fisico Marcello Geiser ha dichiarato: "Vedo l'ateismo come incoerente con il metodo scientifico in quanto è, essenzialmente la credenza nella non credenza... L'assenza di prove non è prova di assenza. Si può non credere a Dio, ma affermare la sua inesistenza con certezza non è scientificamente coerente".
Hubert Reeves ha detto; "L'uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando". Luis Borges affermava: "La Terra è un paradiso. L'inferno è non accorgersene". Il poeta Giorgio Caproni si chiede: "Sta forse nel non essere l'immensità di Dio?".
Faggin dice: Ciò che esiste, anche se incredibilmente grande, è finito. Ciò che è potenziale non esiste ancora ed è infinito. Quindi l'immensità di Uno sta più nel non essere che nell'essere.
Per Faggin il male ontologico non esiste. Esso è causato da ignoranza e incomprensioni, e dal non capire chi siamo e che cosa è il mondo. Tutto è relativo, se si osserva una situazione dall'esterno, a prima vista può sembrare un bene o un male. Poi se allarghiamo la nostra visione, e diamo tempo al tempo, ecco che ciò che appariva male si trasforma in bene (Vedi la storiella del vecchio che aveva un bellissimo cavallo bianco). Solo coloro che hanno accettato di essere responsabili di tutto ciò che avviene nella loro vita, sono pronti a cercare di capire cosa hanno fatto per ottenere quei risultati.
E' la mancanza di sentimenti e l'indifferenza che ci tolgono la nostra umanità, e fanno trionfare l'egoismo. E questa indifferenza può essere verso gli altri, ma anche verso se stessi. L'opposto dell'amore non è l'odio, è l'indifferenza. L'indifferenza degli abitanti delle nazioni più evolute economicamente è in aumento e, se questo non cambia, può portarci all'autodistruzione, perché chi non aiuta gli altri, non aiuta neanche se stesso. Oltre che Non essere indifferenti, occorre avere la capacità di ridere di noi stessi, di lasciarsi andare e approfittare della vita in modo etico. La vita è una danza, un gioco, un grande scherzo cosmico.
Non siamo macchine e desideriamo la luce, e come diceva Jung "l'anelito alla luce è l'anelito alla coscienza". Tutti dovrebbero contribuire a creare un nuovo Rinascimento, e trovare il coraggio di imboccare la strada della cooperazione e dell'unione. L'essenza di questo nuovo Rinascimento richiede per prima cosa di credere in se stessi! Più che di macchine e Intelligenza Artificiale l'uomo ha bisogno di dolcezza e bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto sarà perduto.
Intelligenza artificiale, Robotica e Realtà virtuali - Federico Faggin
Le persone sono brave nell'intuizione. I computer sono bravi nella memoria - Eric Schmidt
Pensare con la propria testa è altrettanto fondamentale che sentire, provare sentimenti profondi.
L'intelligenza artificiale (IA) è costituita da programmi che compiono funzioni che normalmente richiedono l'intelligenza umana. Per esempio giocare a scacchi, produrre software, immagini, video testi partendo da una descrizione verbale. Negli ultimi 5/10 anni sono stati creati algoritmi, basati sul funzionamento delle reti neurali biologiche che hanno consentito il riconoscimento di patter complessi, come, per esempio, la voce e le facce. Questo ha portato alla recente introduzione di software generativi come GPT (Generative Pre-trained Transformer) e Gemini che sono chiamati large language models (LLM). Una volta addestrati all'uso del linguaggio umano producono testi persuasivi e coerenti in risposta a varie domande. Si stanno rapidamente evolvendo in large multimodal models (LMM) e consentono di agire anche su immagini, video, audio e altro.
L'intelligenza umana differisce dall'intelligenza artificiale perché è caratterizzata da aspetti non algoritmici come inventiva, comprensione, immaginazione, curiosità, amore, determinazione, ecc.
L'intelligenza artificiale può diventare creativa se per creatività intendiamo le variazioni automatiche senza comprensione fatte su qualsiasi tema, come fa ChatGPT o software generativi di musica dopo che hanno imparato lo stile di Bach o di Vivaldi. Pertanto è ingannevole dire che l'IA sia creativa, quando è solo un'imitazione sofisticata della nostra creatività.
Per usare bene l'IA dobbiamo conoscere bene il tema che trattiamo e dobbiamo saperla più lunga dell'IA. L'IA generativa produce cose sensate 4 volte su 5; Quindi è utile se noi siamo in grado di porre le domande in modo corretto, e siamo in grado di vagliare attentamente le risposte.
L'IA apporterà dei grandi cambiamenti in alcuni settori, ad esempio potrà sviluppare veicoli che si guideranno da soli, ma non potrà sostituire i giudici, potrà solo affiancarli, perché la giustizia non è mera applicazione di leggi, ma è anche etica, discrezionalità, valutazione del caso singolo, cosa che una macchina non potrà mai fare bene. I computer sono stupidi, ma molto precisi, noi siamo imprecisi ma molto intelligenti, insieme si potrebbero fare molte belle cose. Usare il computer in maniera indiscriminata senza supervisione umana potrebbe essere molto pericolo. Usarlo in modo corretto potrebbe farci risparmiare tempo che potremmo dedicare alla nostra interiorità.
Geoffrey Hinton, considerato uno dei padri dell'IA ha recentemente lasciato Google per poter parlare liberamente dei rischi legati all'uso scorretto dell'IA. Il momento storico che stiamo vivendo è decisivo per il nostro destino. La tecnologia potrebbe portare l'umanità sull'orlo del disastro, non a causa della tecnologia, ma dell'uso manipolativo che ne verrà fatto. Diventeranno sempre più frequenti e più gravi i furti di identità, difficoltà a distinguere il vero dal falso, fake news, deepfake in grado di creare immagini e video iperrealistici di persone autorevoli, a cui fanno dire cose mai dette per screditarle. Per non parlare poi della censura e del discredito degli avversari politici.
Second Elon Musk, in futuro la realtà virtuale sarà così avanzata da non essere più distinguibile dalla vera realtà. Se perdiamo la capacità critica di distinguere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il bello dal brutto e il giusto dall'ingiusto, come sta già in parte accadendo, non ci sarà speranza. Se non riusciremo più a riconoscere almeno la plausibilità di ciò che ci verrà propinato, a poco a poco saremo portati a credere che ciò che è completamente falso sia vero.
Le dittature, che si sono rette per decenni sulla disinformazione, hanno già dimostrato che questa strategia funziona, e quindi, potrebbe essere copiata di pari passo da chi controlla l'intelligenza artificiale.
I computer sono privi di volere, incluso quello di controllarci, quindi se l'IA si rivolterà contro di noi, lo farà unicamente se gli esseri umani l'avranno programmata e istruita per farlo.
Cominciano a manifestarsi anche aspetti inquietanti: alcuni piccoli gruppi negli Stati Uniti vogliono dare diritti alle macchine come se fossero coscienti. L'Arabia saudita ha concesso la cittadinanza onoraria a Sophia, una donna robot; Fino a poco tempo fa in questo Paese le donne non potevano nemmeno guidare. Poi, ci sono persone che dichiarano di essere sposati con un robot. E David Levy, esperto di IA, afferma che già nel 2050 questo tipo di matrimonio potrebbe essere legalizzato.
Un altro settore che si sta sviluppando tantissimo è quello dei cyborg, sistemi che combinano biologia, robotica e IA. Se al cervello aggiungiamo sensori e attuatori, possiamo creare veri e propri organismi più o meno autonomi in grado non solo di pensare, ma anche di agire, con potenzialità molto superiori al corpo umano.
Altro pericolo è quello che "Ben presto smetteremo di essere soddisfatti della vita nel mondo reale, e ci troveremo a vivere in un mondo virtuale". - Anuji Jasani
Il metaverso sarà sostanzialmente un universo virtuale immersivo in cui ci muoveremo in una realtà virtuale creata interamente da un computer, oppure in una sorta di realtà aumentata, o anche deformata da informazioni che provengono dal computer. Se sarà impiegato per migliorare la nostra capacità di conoscere noi stessi, per imparare ad avere più empatia, cooperazione e per risanare il pianeta, sarà una cosa fantastica. Ma sicuramente NON sarà così.
Già Facebook e i social danno la possibilità di vivere una vita alternativa, anche se non immersiva, dove si può scegliere di indossare "una personalità" come se fosse un abito. Cosa che apre la strada all'evasione dalla realtà. Sfuggire di vivere la propria vita sostituendola con una virtuale alternativa è pericoloso e simile a chi si droga per far fronte alle proprie difficoltà.
L'azienda NeuroLink di Elon Musk fondata con lo scopo della fusione uomo-macchina, vorrebbe creare un chip che possa essere impiantato direttamente dentro il cervello dell'uomo, così da consentirgli di comunicare con il computer e viceversa. Ci si sta avvicinando ad un sistema in cui un computer potrebbe controllare direttamente un corpo umano. Con il pretesto dell'utilizzo a fini umanitari, per aiutare i paraplegici o altri malati, si stanno sviluppando tecnologie il cui potenziale è molto preoccupante.
Oggi si parla anche di multiverso, uno dei primi scienziati a ipotizzare l'esistenza di universi paralleli è stato Hugh Everet nel 1957. Secondo questa teoria, nata per eliminare l'indeterminismo, quando avviene il collasso della funzione d'onda si creano altrettante copie dell'universo quante sono le possibilità calcolate dalla fisica quantistica; nell'istante successivo ogni universo si divide nuovamente, e così via. E in ogni universo vive una copia di noi che ha ottenuto un'altra delle innumerevoli possibilità. Non abbiamo abbastanza conoscenza in questo campo, in quanto è già difficile esplorare il nostro universo visibile costituito da 200 miliardi di galassie, ciascuna con miliardi di stelle e ciascuna stella con molti pianeti.
Secondo il transumanesimo e la singolarità tecnologica, portata avanti da Raymond Kurzwell (2009) i computer potranno disporre di una coscienza autonoma e saranno più coscienti di noi. Questa teoria si basa però su presupposti falsi: come facciamo a scaricare la coscienza e l'esperienza in un computer? E come facciamo a scaricare la memoria della nostra esperienza? In pratica, questa teoria pretende che i computer siano consapevoli.
Non si capisce bene l'origine di questi tentativi di rendere l'uomo immortale attraverso la tecnologia, quando noi umani siamo già immortali. Dobbiamo forse dedicarci a sviluppare il potenziale di umanità e la scintilla creativa che abbiamo in noi. Noi siamo parte intera del Tutto.
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.
venerdì 10 ottobre 2025
La scienza e il potere del silenzio, della preghiera e della meditazione
Vladimir Poponin, leader nel campo della biologia quantistica, afferma che esiste una relazione tra il DNA e le qualità della luce, misurata in fotoni e ha descritto una serie di esperimenti secondi cui il DNA umano influenza direttamente il mondo fisico. Fenomeno che si verifica anche in assenza di DNA, su molecole non collegate al cervello di un essere vivente cosciente. E questo effetto permane anche dopo che il materiale biologico è scomparso.
Le emozioni, scaturite dai sentimenti sono una forma di energia molto simile alla luce e fotoni; l'insieme di tutte le emozioni formano un campo che influenza e condiziona il comportamenti degli esseri viventi.
La preghiera ha effetto sul mondo fisico e se un singolo sentimento o emozione ha la proprietà di influire sul contesto circostante, quale può essere il suo effetto nella sommatoria di miliardi di persone?
Il silenzio è la frequenza su cui Dio parla. Con il silenzio, la meditazione e la preghiera l’uomo entra in contatto con la sua vera natura, con l’essenza stessa delle cose. Se la preghiera è invocazione, ardore, commozione, passione, desiderio, ci sintonizza con l’ordine supremo delle cose e manifesta i suoi benefici effetti.
Ciò che conta nella preghiera non è le cose che si dicono ma l’intensità con cui si sentono. Occorre far il vuoto dentro se stessi, essere liberi da ogni interferenza disarmonica dell’Io e della singola tempesta mentale. Occorre pregare con il cuore più che con le labbra, con l’anima più che con la mente. La preghiera non è un elenco delle nostre necessità: è un canto d’amore, di gratitudine: un cosmico abbraccio che invoca amore per tutto ciò che vive.
In un ospedale furono fatti esperimenti per verificare l’efficacia della preghiera nella guarigione degli ammalati. Un gruppo di persone si rese disponibile a pregare per alcuni degenti scelti a caso. Il risultato fu che questi guarivano prima di altri. Furono fatte altre prove, ma questa volta si associarono dei numeri alle persone ammalate in modo che non si sapesse per chi si stava pregando. Anche in questo caso i risultati furono sorprendenti. Le persone abbinate a dei numeri a loro insaputa, guarirono prima delle altre.
giovedì 9 ottobre 2025
La meditazione e il cervello
Riflessioni di Olivier Liv Brunet.
Le 9 cose fondamentali che ho imparato in 65 anni.
1. Il tuo cervello crede a ciò che ripeti Il mio cervello non ha accesso alla verità. Crede solo a ciò che continuo a ripetergli.
2. I tuoi pensieri plasmano le tue emozioni I miei pensieri plasmano le mie emozioni.
3. Le tue emozioni forgiano chi sei Le mie emozioni condizionano le mie azioni e le mie azioni forgiano la mia identità.
4. Cambiare è sempre possibile Il mio cervello si riorganizza costantemente, indipendentemente dalla mia età: quindi ho la possibilità di cambiare. Se ripeto qualcosa abbastanza spesso e con sufficiente emozione, il mio cervello inizierà a crederci.
5. Esercitati a parlare a te stesso come al tuo migliore amico Ecco perché l'allenamento spirituale e mentale è così essenziale. Si tratta di usare il mio cervello per parlare alle cellule del mio corpo. Il modo in cui parlo a me stesso modella il modo in cui mi percepisco, e la mia vita mi restituirà l'immagine di chi penso di essere.
6. Il tuo cervello approva ciò che immagini Il mio cervello non fa differenza tra realtà e immaginazione. Quando visualizzo una versione di me stesso calma, sicura, in pieno possesso delle mie capacità, è come se riconfigurassi il mio cervello affinché ci creda.
7. Scegli solo i pensieri utili Non sono il proprietario dei miei pensieri; essi mi visitano. Posso scegliere esclusivamente quelli che mi sono utili e lasciar passare gli altri, come nuvole nel cielo.
8. Il tuo corpo è la tua bussola La mia volontà non sarà mai sufficiente per liberarmi di una sensazione spiacevole. Ma posso cambiare il mio modo di pensare. Le emozioni che rifiuto rimarranno immagazzinate nel mio sistema nervoso. Ecco perché, per stabilire una rotta nella mia vita, il mio corpo è la mia bussola definitiva.
9. Riprogramma il tuo futuro La maggior parte dei miei comportamenti sono automatici e inconsci. Il mio cervello indovina cosa succederà basandosi sulle mie esperienze passate. Se modifico i dati che contiene, posso cambiare il futuro.
Cambia le tue storie, cambia la tua vita.
sabato 13 settembre 2025
Il lato oscuro della meditazione
Sebbene esistano evidenze sugli effetti positivi della meditazione, negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a portare alla luce alcuni possibili rischi. La Meditazione: una pratica positiva o negativa per la propria salute?
La meditazione viene spesso presentata come una sorta di panacea per tutti i mali: ma è davvero così? Già nel 1976, Arnold Lazarus scriveva “One man’s meat is another man’s poison” sottolineando che questa pratica, pur essendo utile per molte persone, poteva invece essere dannosa per altre.
La meditazione è spesso concepita come una pratica capace di curare universalmente tutte le sofferenze di coloro che si approcciano ad essa, motivo per cui vi è la credenza che apporti sempre e solo benefici a chiunque la pratichi. Non a caso, il centro statunitense Dhamma Pubbananda, specializzato nella meditazione, l’ha definita un “rimedio universale per mali universali” che permette una “liberazione totale da impurità e sofferenza” (Kortava, 2021).
La meditazione, nonostante le sue antiche origini buddhiste, è riuscita ad integrarsi nella società e cultura americane odierne, tanto che il 14% della popolazione americana la pratica per migliorare il proprio benessere mentale, emotivo e fisico (Lindahl, 2017). Tuttavia, sebbene esistano evidenze sugli effetti positivi della meditazione, tra cui l’incremento delle emozioni positive e del benessere psicologico, nonché la riduzione dell’ansia e dello stress, negli ultimi decenni la ricerca ha iniziato a portare alla luce rischi ed effetti collaterali delle pratiche meditative, come depressione, agitazione e episodi schizofrenici (Lazarus, 1976). Grazie al lavoro di alcuni ricercatori sta iniziando a diffondersi la consapevolezza che la meditazione può rivelarsi una pratica benefica per alcuni soggetti e dannosa per altri, soprattutto per coloro che hanno una storia pregressa di problemi di salute mentale o condizioni psichiatriche non ancora emerse. Questo filone di ricerca tuttavia è ancora agli albori.
Chi pensa che la meditazione sia solo pace, amore e benessere, sbaglia. Anche questa pratica millenaria, dai provati effetti benefici, ha un lato oscuro. Un ‘dark side’ in cui rientrano esperienze sgradevoli e inaspettate: si va dall’ansia all’insonnia, fino alle allucinazioni. Il buddismo zen ha persino un nome ad hoc per descrivere questo tipo di percezioni, makyo: combinazione delle parole giapponesi “diavolo” e “mondo reale”. Se ne sa poco, se ne parla ancora meno, eppure esistono e ora a documentarle, yin su yang (nero su bianco), c’è un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Plos One. Una ricerca condotta da un’équipe di studiosi della Brown University, negli Stati Uniti, che ha intervistato 60 buddisti occidentali di tradizione zen, theravada e tibetana.
“Solo perché qualcosa è benefico e positivo non vuol dire che non dobbiamo essere al corrente della varietà di possibili effetti che può avere”, ha detto a Quartz Jared Lindahl, uno degli autori dell’analisi, spiegando le motivazioni che lo hanno spinto ad indagare. Sotto esame sono finite le testimonianze di meditanti novizi, come di insegnanti che fino a oggi hanno accumulato più di 10mila ore di meditazione. Tutti, durante la pratica, hanno fatto fronte a emozioni poco piacevoli o a disturbi psicofisici. Si tratta di conseguenze che possono essere leggere e transitorie o più serie e durevoli, scrivono gli studiosi. In totale, ne hanno contate 59 riconducibili a sette categorie: cognitive, percettive, affettive (relative alle emozioni), somatiche, conative (relative alla motivazione), senso di sé e sociale. C’è, per esempio, chi ha riportato insonnia, chi un distaccamento emotivo, e chi irritabilità. Altri hanno ripercorso traumi passati, o hanno maturato una maggiore sensibilità alla luce. Una serie di esperienze variegate, che sono ben lontane dall’idea stereotipata della meditazione.
Uno studio interessante, se preso con le dovute precauzioni, precisa a Galileo Antonino Raffone, professore del dipartimento di psicologia dell’università Sapienza. È un’indagine qualitativa, non statistica. Quindi è impossibile sapere quanto sia diffuso il fenomeno tra i meditanti. Non stupisce, però, il fatto che durante la meditazione, quando praticata in maniera intensiva, si possano fare delle esperienze negative. Secondo Raffone, hanno più probabilità di verificarsi tra soggetti vulnerabili che dovrebbero affiancare alla meditazione una psicoterapia. “È un percorso che ci mette in contatto con le nostre attitudini e le nostre emozioni, anche quelle inespresse”, spiega. Una persona inconsciamente ansiosa potrà venire a contatto con la sua ansia. “D’altra parte, la stessa meditazione ci fornisce gli strumenti per ritornare a una condizione di equilibrio”. Niente di preoccupante, quindi. Ma il consiglio è di farsi sempre seguire da istruttori qualificati.
Willoughby Britton, direttrice del Laboratorio di Neuroscienze Cliniche e Affettive della Brown University Medical School, ha dedicato la sua carriera allo studio dei potenziali effetti avversi della meditazione e delle pratiche contemplative. Appena laureata era lei stessa un’avida meditatrice; tuttavia, nel corso di uno studio sulla relazione tra meditazione e qualità del sonno – innovativo in quanto basato su dati di laboratorio, e non solamente sulle impressioni dei partecipanti – ha fatto una scoperta inaspettata: i soggetti che meditavano per più di 30 minuti al giorno si svegliavano più spesso durante la notte e avevano un sonno meno profondo, anche se dichiaravano di dormire meglio grazie a questa pratica (Britton et al., 2010).
I risultati di tale studio hanno portato Britton e il suo team a sottolineare come, fino a quel momento, la ricerca sulle pratiche contemplative si fosse concentrata quasi esclusivamente sui loro benefici, trascurando l’analisi dei possibili rischi ad esse associati. Ciò ha dato vita al “Varieties of Contemplative Experience Project”, un’indagine volta a documentare, comprendere e rendere pubbliche le testimonianze di coloro che hanno sperimentato effetti indesiderati in seguito alla meditazione, coinvolgendo insegnanti e praticanti – con diversi livelli di esperienza – di meditazione delle tradizioni Theravāda, Zen e Tibetana. I dati raccolti hanno permesso di fare luce su possibili fenomeni avversi, tra cui ansia, panico, flashback traumatici, allucinazioni visive e uditive e appiattimento affettivo (Lindahl et al., 2017).
L’accumularsi di queste evidenze ha condotto Britton alla fondazione di Cheetah House, un progetto che si pone la missione di fornire sostegno a coloro che hanno sperimentato problematiche legate alle pratiche contemplative (problematiche che, purtroppo, vengono spesso ignorate da altri professionisti) e di educare gli istruttori di meditazione sui potenziali effetti dannosi di tale pratica. Vedi: https://www.cheetahhouse.org/ (resources and support for adverse meditation experiences).
E la mindfulness? È dannosa o è semplicemente male interpretata? Le pratiche contemplative promuovono la mindfulness, ovvero la capacità di stare nel momento presente senza tentare di modificarlo. Oggigiorno la psicoterapia sta volgendo lo sguardo verso i “trattamenti di terza generazione”, il cui denominatore comune è proprio la mindfulness come punto cardine (Ruggiero, 2022).
Proprio come le pratiche contemplative, anche la mindfulness è stata “accusata” di causare malessere psicologico. Whippman (2016) sostiene che la società capitalistica in cui viviamo, specialmente attraverso gli enti governativi e aziendali, incentivi l’idea dell’uomo sano come di una macchina che non prova mai emozioni negative; se le provi non è perché il governo o l’azienda ti stanno facendo mancare qualcosa, ma perché non ti stai impegnando abbastanza per pensare positivamente. È qui che entra in gioco la mindfulness: essa infatti può aiutare a mantenere il pensiero focalizzato non solo sul momento presente, ma anche su una visione positiva della realtà. In termini concreti: ignora quello che non va e continua a produrre.
Se però la mindfulness può avere questo riscontro dannoso, com’è possibile che la psicoterapia odierna la stia utilizzando come base per evolversi? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe innanzitutto chiedersi se il mantenimento del pensiero positivo sia il reale obiettivo della mindfulness. La risposta è no.
Come anticipato, la mindfulness rappresenta la capacità di sentire e tollerare le emozioni, belle o brutte che siano. In altre parole: non ignorarle, ma accettarle. Accettare che qualcosa non va, è il primo passo per promuovere un cambiamento. La mindfulness ci è utile anche durante questo processo: cambiare non è facile, è una sfida che può provocare ansia, frustrazione e tristezza. Esercitarci a gestire la nostra mente in modo mindful è la chiave per sopportare queste emozioni negative in vista di un bene superiore: il raggiungimento del nostro benessere (Linehan, 1993).
Per via della sua complessità, è bene fare attenzione alla distinzione tra l’idea di mindfulness propinata dalla società, ovvero una positività pervasiva volta a soffocare qualsiasi tipo di malessere in favore di efficienza e produttività, e quella su cui invece la psicoterapia odierna sta costruendo la propria evoluzione. È quindi consigliabile non sottoporsi a tale pratica arbitrariamente e invece affidarsi a figure competenti che valutino la possibilità di procedere compatibilmente con l’anamnesi presentata. La supervisione di un professionista garantisce inoltre la condivisione delle finalità della mindfulness e consente l’identificazione di un obiettivo funzionale e fondato, diminuendo la probabilità di avere effetti indesiderati.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI.
Britton, W. B., Haynes, P. L., Fridel, K. W., & Bootzin, R. R. (2010). Polysomnographic and Subjective Profiles of Sleep Continuity Before and After Mindfulness-Based Cognitive Therapy in Partially Remitted Depression. Psychosomatic Medicine, 72(6), 539.
Kortava, D. (2021). Lost in Thought: The psychological risks of meditation. Harper’s Magazine, April 2021. Retrieved April 19, 2024, here.
Lazarus, A. (1976). Multi-Modal Behavior Therapy. Springer.
Lindahl, J. R., Fisher, N. E., Cooper, D. J., Rosen, R. K., & Britton, W. B. (2017). The varieties of contemplative experience: A mixed-methods study of meditation-related challenges in Western Buddhists. PLOS ONE, 12(5), e0176239.
Linehan, M. M. (1993). Cognitive-behavioral treatment of borderline personality disorder. Guilford Press.
Ruggiero, G. M. (2022). La parola, il corpo e la macchina nella letteratura psicoterapeutica (1st ed.). Alpes Italia srl.
Whippman, R. (2016, November 26). Actually, Let’s Not Be in the Moment. The New York Times.
La notte dell'anima. Il lato oscuro della meditazione Dal sito: https://www.stateofmind.it/2024/05/meditazione-possibili-rischi/ Articolo di Di Silvia Bettoni, Silvia Carrara, Michela Di Gesù, Martina Gori, Giulia Onida, Matteo Zambianchi - Pubblicato il 07 Mag. 2024
Vedi: https://www.galileonet.it/ansia-insonnia-lato-oscuro-meditazione/ Articolo di Rosita Rijtano
venerdì 1 agosto 2025
Oltre l’invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono - Federico Faggin
Il testo Oltre l’invisibile non è soltanto l’autobiografia di un inventore di fama mondiale: è il racconto di un’esplorazione profonda e personale, un invito a superare i limiti del visibile per avventurarsi nei territori misteriosi della coscienza.
Federico Faggin (1941- ), fisico, inventore e imprenditore italiano naturalizzato statunitense, è noto in tutto il mondo per aver ideato il primo microprocessore. Ma la sua figura va ben oltre la rivoluzione tecnologica: in questo libro, ci accompagna in un viaggio che parte dall’innovazione per approdare a una riflessione sul significato più profondo dell’esistenza, in cui scienza e spiritualità non sono più antitesi, ma due vie convergenti verso la comprensione dell’essere.
Il racconto si apre con la sua carriera pionieristica nella microelettronica, un percorso che ha trasformato radicalmente il mondo della tecnologia e che oggi plasma ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Tuttavia, già dalle prime pagine, emerge una dimensione più intima: Faggin non si limita a celebrare i successi scientifici, ma condivide il suo bisogno di andare oltre, alla ricerca di risposte alle grandi domande sull’identità umana, sulla coscienza, sul senso della realtà.
Nel suo passaggio da scienziato a pensatore spirituale, Faggin abbraccia una visione che mette in discussione il materialismo e il determinismo classici. Interroga ciò che sfugge alla logica quantitativa della scienza: cosa significa essere coscienti? Qual è la natura dell’io? Come si può comprendere ciò che si nasconde oltre ciò che possiamo vedere o misurare?
La coscienza, fulcro del libro, viene descritta come un enigma che la scienza convenzionale non riesce a risolvere. Non è un sottoprodotto dell’attività cerebrale né una semplice sequenza di reazioni biochimiche: per Faggin, la coscienza è l’elemento che ci rende autenticamente umani, un canale attraverso il quale ci connettiamo con una realtà più vasta e profonda, che trascende il mondo materiale.
Parallelamente alla sua attività scientifica, Faggin coltiva da sempre un interesse per la dimensione interiore e invisibile dell’essere umano: pensieri, emozioni, creatività. Questo «oltre» non è una fuga dalla realtà, ma la sua origine, la sorgente dell’ispirazione stessa che ha guidato la sua mano nella creazione del microprocessore. In quegli anni, una forte esperienza spirituale lo porta a una nuova consapevolezza: l’essere umano ha una capacità innata di andare oltre la realtà fisica, una facoltà che non si può spiegare con la sola fisica classica.
Questa intuizione segna un punto di svolta. Faggin comincia a esplorare la coscienza come il vero cuore della realtà, e l’interiorità come luogo di scoperta e trasformazione. Secondo lui, la spiritualità – lontana da dogmi e fedi cieche – diventa una via per alimentare l’innovazione e per comprendere ciò che la scienza, da sola, non riesce a spiegare.
Il libro propone una critica netta al materialismo scientifico, che riduce l’essere umano a un semplice organismo meccanico. Una simile visione, sostiene Faggin, è incompleta: ignora l’esperienza soggettiva, le emozioni, la creatività, il senso stesso della vita. Per questo, auspica un cambiamento di paradigma: una scienza della coscienza, capace di superare i limiti della materia e di riconoscere il ruolo fondamentale della spiritualità nell’indagine della realtà.
Attraverso il racconto di esperienze personali e spirituali, Faggin mostra come sia possibile accedere a una dimensione invisibile della realtà, percepibile solo con una consapevolezza diversa da quella razionale. Questo percorso interiore lo porta a formulare il concetto di Seity, ovvero l’essenza spirituale del sé, e ad approfondire la natura del campo quantico: una matrice fondamentale dell’esistenza, che sfida le distinzioni tra materia e coscienza, tra osservatore e osservato.
Per Faggin, la coscienza non è un epifenomeno biologico, ma l’espressione di un’interazione profonda con questa dimensione quantica. La realtà, dunque, non è solo ciò che possiamo misurare: è anche ciò che possiamo sentire e intuire attraverso la consapevolezza.
Oltre l’invisibile diventa così un invito a riconsiderare il nostro modo di guardare il mondo. Con un linguaggio accessibile e avvincente, Faggin riesce a rendere fruibili concetti complessi, parlando tanto agli appassionati di tecnologia quanto a chi cerca risposte più profonde sul senso dell’esistenza. La sua visione è quella di un universo in cui scienza e coscienza si intrecciano, aprendo la strada a una nuova comprensione dell’essere umano e del suo ruolo nel cosmo.
Il libro tocca temi come la morte, i sogni, la religione e l’intelligenza artificiale, in un quadro in cui nulla è separato: tutto è connesso da una rete invisibile di consapevolezza. La Seity e il campo quantico sono i cardini di questa nuova teoria della realtà: la prima rappresenta la nostra natura autentica e immortale; il secondo è il fondamento invisibile da cui tutto origina.
In definitiva, Oltre l’invisibile è un’opera che invita a superare i limiti della percezione ordinaria e a cercare una verità più ampia e luminosa. È un appello a unire scienza e spiritualità per costruire un nuovo modo di abitare il mondo, fondato su consapevolezza, rispetto e cooperazione. È un’esplorazione affascinante e coraggiosa dell’ineffabile, che ci ricorda che noi siamo luce – dobbiamo solo aprire gli occhi.
sabato 28 gennaio 2023
Nuovi modelli per studiare la plasticità della coscienza e i suoi effetti
Ipnosi, meditazione, trance, prodotti psichedelici: molte pratiche mirano a "disturbare" la coscienza nella speranza di liberarsi da stati mentali dannosi che mantengono la nostra sofferenza, ad esempio nel caso di disturbi d'ansia, stress post-traumatico o depressione. Considerate a lungo esoteriche, queste pratiche, come l'ipnosi per il dolore, la meditazione per ridurre l'ansia, l'EMDR per ridurre i ricordi traumatici, ecc. vengono ora incorporate in un contesto laico; in particolare, nelle psicoterapie: partecipano alla cura di disturbi per i quali non esistono o esistono pochi trattamenti farmacologici efficaci. Gli scienziati lo considerano anche un buon modello per studiare la plasticità della coscienza e i suoi effetti, positivi o negativi, sulla salute fisica e mentale. Alcune di queste sono ben documentate, altre sono al centro di ricerche interessanti. Si stanno studiando approcci innovativi, come la stimolazione cerebrale profonda o gli psichedelici.
Cosa sappiamo davvero della coscienza? Possiamo davvero "manipolarla"? Ma cos'è esattamente questa facoltà mentale? Da cosa nasce e come emerge nel cervello? Quali approcci possono essere utilizzati per modularla? Per quali indicazioni? Cosa dice la scienza sulla loro efficacia?
E' importante fare il punto sui recenti progressi in questo campo e di esplorare le implicazioni di queste pratiche per la salute pubblica e le strategie educative. La ricerca scientifica sta facendo passi da giganti e sta beneficiando del crescente interesse dei cittadini, alcuni dei quali sono disposti a partecipare a studi interventistici come il Silver Santé Study.
Per secoli, la coscienza è sfuggita all'analisi delle scienze naturali a causa della sua natura altamente soggettiva ed è rimasta il campo di studio privilegiato dei filosofi. I filosofi lo concepiscono come un'emanazione dell'anima o dello spirito e lo considerano un'entità immateriale, persino immortale, distinta dal corpo. È stata la dottrina del dualismo, sviluppata nel XVII secolo dal filosofo francese René Descartes, ad assimilare l'anima e la coscienza, fonte degli stati mentali, e a differenziarle radicalmente dalla sostanza corporea che è il cervello.
All'inizio degli anni '90, con l'avvento delle tecniche di imaging cerebrale, i neuroscienziati hanno iniziato ad analizzare la coscienza. Le Neuroscienze la considerano "un prodotto del cervello, che deriva dal funzionamento dei neuroni", afferma Stanislas Dehaene, vincitore del premio Inserm per il suo lavoro su questo argomento.
I ricercatori distinguono tre aspetti essenziali della coscienza: la consapevolezza o risveglio, la consapevolezza dell'ambiente e l'autoconsapevolezza o metacognizione. E per esplorare le basi neurali di questo fenomeno, hanno concordato un criterio sperimentale essenziale: la "riferibilità soggettiva", che permette di decidere se un soggetto è cosciente o meno, evento possibile anche quando non può essere comunicata ad altri. Pertanto, non è necessariamente verbale.
Dal 1998, ad esempio, Stanislas Dehaene, Lionel Naccache e i loro colleghi hanno scoperto che il nostro cervello elabora continuamente un'enorme quantità di informazioni in modo non cosciente. Solo una minima parte è selezionata dalla coscienza. In relazione a questo lavoro, i due neuroscienziati e il neurobiologo Jean-Pierre Changeux hanno proposto un importante modello teorico che spiega come potrebbe emergere la coscienza: la teoria dello "spazio di lavoro neurale globale". Secondo questa ipotesi, le informazioni provenienti dai nostri sensi che raggiungono il cervello vengono prima elaborate in modo non cosciente. Poi, la loro integrazione cosciente avviene grazie al loro ingresso in una rete neurale specifica che rende disponibili queste informazioni a tutte le nostre facoltà mentali (attenzione, memoria, ecc.) e le utilizza per compiere azioni. Esiste una comunicazione neuronale coerente e complessa tra la parte anteriore e posteriore del cervello. "Se questa conversazione è alterata a causa di un danno cerebrale, ad esempio, l'individuo non è cosciente, anche se la sua formazione reticolare funziona. Questo è ciò che accade, ad esempio, nello stato vegetativo. Al contrario, se questa conversazione è eccessiva, come in alcune crisi epilettiche, il paziente perde anche conoscenza pur rimanendo sveglio con gli occhi aperti.
Ad oggi, coesistono una mezza dozzina di altri modelli di coscienza, tra cui la "teoria dell'informazione integrata" proposta nel 2004 da Giulio Tononi, psichiatra dell'Università del Wisconsin negli Stati Uniti. Tononi ipotizza che la coscienza nasca nella parte posteriore del cervello, dove i neuroni si collegano in una struttura a griglia. Maggiore è il numero di neuroni che interagiscono, più alto è il livello di coscienza dell'organismo interessato, anche in assenza di input sensoriali immediati.
Oggi, quando la vittima di una grave lesione cerebrale dovuta a un trauma cranico, ha un arresto cardiaco o a un ictus non risponde più agli stimoli provenienti dall'ambiente, è difficile per i neurologi stabilire, sulla base del solo esame clinico, se la persona ha ancora una coscienza conservata e non è in grado di esprimerla (sindrome locked-in) o se la sua coscienza è stata completamente abolita.
Esistono molte tecniche che permettono di manipolare la coscienza nella speranza di trattare diversi disturbi mentali: ansia, stress, depressione, dipendenze, ecc. che negli ultimi decenni hanno conosciuto una rinascita di interesse. Antoine Bioy, professore di psicologia clinica e psicopatologia all'Università di Parigi e ipnoterapeuta asserisce che queste tecniche mirano ad alleviare i disturbi inducendo uno specifico "stato modificato di coscienza". La coscienza è, infatti, uno stato molto instabile, in continuo movimento, che non consiste in un unico stato perfettamente uniforme, ma in centinaia di possibili variazioni: veglia, iperconcentrazione, sonnolenza, contemplazione, sogno ad occhi aperti, ecc. Secondo Charlotte Martial, neuropsicologa e ricercatrice dell'Università di Liegi, "in un normale stato di attenzione, le tre componenti essenziali della coscienza - veglia, consapevolezza di sé e dell'ambiente - sono associate e pienamente attive. Negli stati alterati di coscienza non è così: una o più di queste componenti si estingue, diminuisce o si dissocia dalle altre.
Come ad esempio, nella fantasticheria, nel coma, nello stato vegetativo, nelle allucinazioni, che si manifestano, a volte,nella schizofrenia. Alcuni stati di coscienza possono essere modificati o indotti attraverso tecniche, rituali o sostanze specifiche come l'ayahuasca, un decotto allucinogeno dell'Amazzonia a base di liane (abbandonato dal campo medico all'inizio del XX secolo perché proibito).
L'ipnosi è oggi una delle pratiche non convenzionali più utilizzate. In pratica, questo approccio mira a indurre uno stato di coscienza intermedio tra la veglia e il sonno, grazie a suggestioni ipnotiche create da un operatore (ipnoterapeuta) o dal paziente stesso, dopo un certo addestramento (autoipnosi). All'inizio degli anni '90, l'ipnosi ha cominciato a essere reintegrata nella ricerca accademica e medica, in particolare sotto l'impulso di Marie-Elisabeth Faymonville, presso l'Ospedale Universitario di Liegi. Pioniere in questo campo, questo anestesista-rianimatore ha sviluppato l'ipnosedazione, che combina l'ipnosi, la somministrazione di un sedativo e l'anestesia locale; questa tecnica mira ad aumentare il comfort del paziente durante un intervento chirurgico o endoscopico, riducendo l'ansia e il dolore associati all'operazione. In questo modo si evita l'anestesia generale e i suoi possibili effetti collaterali (perdita di memoria, nausea, vertigini, ecc.). Un punto di svolta è stata la scoperta, a metà degli anni '90, dell'azione specifica di questa tecnica sul cervello: una riduzione dell'attività delle regioni cerebrali coinvolte nella percezione soggettiva del dolore, tra cui la corteccia cingolata anteriore (nella parte anteriore e centrale del cervello). .
Negli ultimi decenni un'altra pratica antica è entrata nelle grazie della medicina contemporanea: la meditazione. Il Dalai Lama ha costituito, insieme al neuroscienziato Francisco Varela e Adam Engle, nel 1991, l’Istituto Mind and Life con lo scopo di promuovere il dialogo tra la tradizione buddhista e il pensiero scientifico moderno. Da diversi anni, monaci buddhisti come Matthieu Ricard e Yongey Mingyur Rinpoche ( https://tergar.org/ ) prestano il loro cervello alla scienza, per misurare i possibili effetti di una meditazione molto prolungata su alcune aree cerebrali. Fu Matthieu Ricard, che aveva ottenuto un dottorato in biologia molecolare, a creare un ponte tra la meditazione buddhista e la ricerca scientifica, accettando di sottoporsi ad una serie di esperimenti scientifici a partire dal 2000 con Richard Davidson, ( docente di Psicologia e Psichiatria alla University of Wisconsin, a Madison, e fondatore del Center for Healthy Minds).
"La meditazione viene ora insegnata ai futuri medici e utilizzata nel settore sanitario come approccio complementare ai metodi terapeutici più convenzionali", afferma Antoine Lutz, direttore della ricerca Inserm, che studia l'efficacia e i meccanismi neurofisiologici di questo approccio presso il Centro di Ricerca sulle Neuroscienze di Lione. Secondo lui, "il rinnovato interesse per questo metodo, che incoraggia la coltivazione di certe disposizioni mentali che possono prevenire o favorire la guarigione di alcuni disturbi, potrebbe portare a una medicina più umanistica e preventiva". La globalizzazione ha contribuito all'accesso a queste tecnchiche tradizionali. Le tecniche meditative consistono, principalmente, nel focalizzare l'attenzione su un oggetto: il respiro, i suoni circostanti, l'amore per se stessi e per gli altri, il mantra (suono o parola senza significato). Ciò induce gradualmente uno specifico stato alterato di coscienza in cui aumenta la consapevolezza di sé, del proprio corpo e dell'ambiente. In termini di ricerca, la tecnica più studiata è senza dubbio la meditazione mindfulness, un programma di meditazione laico e standardizzato ideato negli anni Settanta dal biologo americano Jon Kabat Zinn sulla base delle pratiche del monaco zen Thich Nhat Hanh. Gestione dello stress, ansia, depressione, dipendenze... negli ultimi trent'anni, numerosi studi hanno testato l'efficacia di questo approccio per diversi disturbi. Nel 2019, i ricercatori dell'Università del Wisconsin-Madison, negli Stati Uniti, hanno analizzato i risultati di ben 167 lavori pubblicati su questo argomento dal 1992. Hanno concluso che c'è "una forte evidenza che gli interventi basati sulla meditazione di consapevolezza, adeguatamente progettati e realizzati, possono essere paragonabili in termini di efficacia ai trattamenti standard per la depressione, l'ansia, il dolore e le dipendenze". La mindfulness potrebbe essere utilizzata anche per combattere i disturbi alimentari, il disturbo da stress post-traumatico e le malattie mentali gravi [disturbi psicotici, disturbi bipolari...]. Ma questi ultimi usi citati, devono essere confermati.
Parallelamente, gli studi di brain imaging hanno permesso di misurare l'impatto delle pratiche di meditazione sul cervello. Per esempio, circa dieci anni fa, Antoine Lutz e il suo team hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (che mostra quali aree cerebrali sono attive durante un determinato compito) per confrontare i cervelli di 14 praticanti di lunga data della meditazione mindfulness - che avevano accumulato più di 10.000 ore di pratica - e di 14 novizi. Questo è stato fatto mentre i partecipanti meditavano e ricevevano uno stimolo doloroso - una temperatura elevata sull'avambraccio. "I nostri risultati hanno dimostrato che la meditazione non modifica effettivamente l'intensità del dolore provato, ma piuttosto il nostro rapporto con il dolore, rendendolo meno intrusivo". Più pronunciata negli esperti, questa regolazione dei sentimenti e delle emozioni e sensazioni è stata associata a una modulazione dell'attività di una regione cerebrale, l'insula.
L'uso della meditazione potrebbe essere esteso a un nuovo casmpo, che rappresenta un'importante questione sanitaria e sociale nelle società occidentali, alle prese con l'invecchiamento della popolazione: aiutare le persone a invecchiare. "Se utilizzata nelle persone anziane, riteniamo che la meditazione possa ridurre lo stress, la depressione e l'ansia, che notoriamente influenzano il sonno, la cognizione e la salute mentale e aumentano il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. Così facendo, questa tecnica potrebbe preservare il benessere e ritardare, almeno di qualche anno, l'insorgenza di questa patologia", spiega Gaël Chételat, direttore di ricerca Inserm presso il gruppo di interesse pubblico Cyceron di Caen, la cui équipe sta lavorando a questo settore in collaborazione con quella di Antoine Lutz.
Nel corso di uno studio pilota pubblicato nel 2017, i due ricercatori hanno esaminato il cervello di sei appassionati meditanti (tra le 15.000 e le 30.000 ore di pratica) e di sei non meditanti (gruppo di controllo), tutti di età media di 65 anni, utilizzando il neuroimaging. Bingo! Hanno scoperto che, rispetto ai non meditanti, i meditanti avevano un volume di materia grigia e/o un metabolismo maggiore in due regioni cerebrali note per il loro significativo declino con l'età: la corteccia frontale cingolata e l'insula. Questo suggerisce che la pratica della meditazione può aiutare a preservare la struttura e la funzione del cervello dal declino legato all'età. Dopo questo lavoro esplorativo, i neuroscienziati hanno ricevuto un finanziamento di 6 milioni di euro dalla Commissione europea per cercare di confermare questi risultati iniziali in un numero maggiore di persone. Si tratta del progetto Silver Santé Study, coordinato da Gaël Chételat e comprendente dieci gruppi di ricerca di sei Paesi europei (Francia, Svizzera, Inghilterra, Germania, Belgio e Spagna). "Avviato nel 2016, il nostro studio si propone di valutare i benefici di programmi di meditazione, apprendimento dell'inglese o educazione alla salute, seguiti per 2 e 18 mesi, sul benessere e sulla salute mentale. Questo è stato fatto su 316 anziani, tra cui 30 meditatori esperti e 286 novizi, esaminando vari parametri: qualità del sonno, livelli di alcuni ormoni nel sangue, attività cerebrale, ecc. I risultati principali sono attesi per l'autunno 2022.
Tecniche fantastiche? Tra le tecniche più recenti c'è l'EMDR (per desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), sviluppato nel 1987 dalla psicologa americana Francine Shapiro. Un approccio utilizzato in particolare nel disturbo post-traumatico da stress (PTSD), l'EMDR mira a indurre uno stato di coscienza simile all'ipnosi, al fine di trasformare il ricordo traumatico per renderlo meno doloroso. "Si tratta di movimenti oculari indotti chiedendo al paziente di seguire un oggetto spostato davanti a lui da sinistra a destra (penna, dito, ecc.), oppure di suoni o colpetti, attivati alternativamente a destra e a sinistra, rispettivamente a livello delle orecchie e delle ginocchia. Queste stimolazioni vengono applicate per 20-30 secondi", "Una singola sessione di EMDR ha avuto successo nel desensibilizzare i ricordi traumatici dei pazienti". Lo studio Everest ha testato questo approccio su 80 persone affette da PTSD, i cui risultati potrebbero essere pubblicati all'inizio del 2023.
Secondo il lavoro di neuroimaging, questi stimoli attivano e sincronizzano grandi reti di neuroni situati in strutture cerebrali coinvolte nell'elaborazione emotiva e nella memoria, come il precuneo, l'insula e il talamo. Ciò favorirebbe la trasformazione della rete neurale alla base del ricordo traumatico, attraverso l'integrazione di nuove informazioni.
Un'altra pratica ancora più recente sta incuriosendo ricercatori e pazienti: la trance cognitiva autoindotta, ereditata dalle pratiche sciamaniche tradizionali della Mongolia. La sua storia inizia nel 2001 quando, durante un reportage in Mongolia, la scrittrice e musicista Corine Sombrun entra improvvisamente in trance ascoltando i suoni dei tamburi, al punto da non riuscire più a controllare i propri movimenti. In seguito a questa esperienza, si è convinta che questo stato alterato di coscienza è accessibile a tutti, non solo agli sciamani. Si è quindi rivolta a Élie Le Quemener, un ricercatore dell'INRAE, e ha lavorato con lui per modellare sequenze di tamburi in grado di indurre uno stato di trance. Ha poi testato questi "loop sonori" con studenti avventurosi a Nantes. Sorpresi, la maggior parte di loro è entrata in trance... Sulla base di questo risultato, Corine Sombrun ha poi creato un protocollo standardizzato che permette alle persone di entrare in trance di propria volontà, senza alcun rituale o sciamano. Esaminando l'attività cerebrale di Corine Sombrun in trance, con la tecnica dell'elettroencefalogramma, è stato rilevato un chiaro cambiamento nell'attività cerebrale. Si rileva un cambiamento molto chiaro nell'attività cerebrale, con uno spostamento della dominanza dall'emisfero sinistro, coinvolto nella logica e nell'analisi, all'emisfero destro, legato all'immaginazione, all'intuizione e ai sogni; ciò indica che questa tecnica ha un'azione specifica sul cervello.
La trance cognitiva autoindotta produce uno stato di coscienza alterato e potrebbe portare benefici simili a quelli di altre tecniche come l'ipnosi o la meditazione: riduzione del dolore, della depressione, ecc.
La neuropsicologa Audrey Vanhaudenhuyse ha lanciato un importante progetto nel 2021: un ampio studio previsto per 160 pazienti oncologici, che mira a valutare i possibili benefici di un anno di pratica regolare di trance cognitiva autoindotta, ipnosi o meditazione. I primi risultati sono attesi per il 2024.
La gamma di terapie che agiscono sulla coscienza potrebbe essere ancora più ampia. Una delle idee più audaci attualmente esplorate è quella di stimolare il cervello... per "risvegliare" la coscienza dei pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza. A tal fine, il team guidato da Béchir Jarraya, neurologo a marzo 2022, ha dimostrato per la prima volta, in una scimmia, che questa tecnica può ripristinare efficacemente la coscienza alterata. In pratica, hanno posto l'animale in coma artificiale somministrando un anestetico generale profondo. Poi hanno stimolato una struttura situata nel cuore del cervello, il talamo, che è noto per integrare le informazioni provenienti da diverse altre regioni cerebrali. La speranza era di ristabilire le comunicazioni che potevano essere state alterate tra il talamo e la corteccia, lo strato di materia grigia sulla superficie del cervello responsabile delle funzioni più elevate (cognizione, memoria, ecc.). Si è verificato un fenomeno sorprendente: il macaco, pur essendo incosciente, ha aperto gli occhi, ha ripreso a respirare spontaneamente e ha persino mosso spontaneamente braccia e gambe!
Il risveglio di alcune sue facoltà è stato confermato da due tecniche di analisi dell'attività cerebrale (fMRI ed EEG). Una volta tolta la corrente, l'animale è caduto immediatamente in uno stato di sedazione profonda. Il team di Lionel Naccache si sta concentrando su un altro approccio: la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS), in cui gli elettrodi di stimolazione cerebrale sono posizionati sul cuoio capelluto - e non all'interno del cervello. Già nel 2014, diversi studi hanno dimostrato che questa tecnica può migliorare la coscienza alterata. Il problema è che non è efficace in tutti i pazienti, né in tutti i tentativi. Dobbiamo selezionare meglio i pazienti che ne possono beneficiare", sottolinea Bertrand Hermann, variando il numero di elettrodi, il loro posizionamento e/o l'intensità della corrente somministrata. "Nel corso di un lavoro pubblicato online nel maggio 2022 e condotto su volontari che stavano facendo un pisolino, il team di Delphine Oudiette ha rilevato l'esistenza di "piccole finestre di reattività all'ambiente" durante il sonno. "Se riuscissimo a identificare queste piccole finestre nelle persone in coma o in stato vegetativo, potremmo immaginare di aumentare la durata di questi fenomeni e potenzialmente ripristinare la coscienza più rapidamente", spiega la ricercatrice.
La famiglia degli psicofarmaci - molecole in grado di agire sul cervello (queste sostanze sono state vietate nel 1971) - comprende vari composti naturali o sintetici, tra cui la psilocibina ricavata dai funghi allucinogeni del genere Psilocybe, la DMT estratta dalla pianta sudamericana chacruna e l'LSD, un composto sintetico. Noti per indurre "esperienze psichedeliche" caratterizzate da distorsioni percettive, che possono arrivare fino alle allucinazioni, "modulano il modo in cui ci rappresentiamo il mondo esterno e il nostro mondo interno, e quindi la nostra consapevolezza di noi stessi e dell'ambiente". Secondo un'ipotesi ancora dibattuta, potrebbero addirittura aumentare la capacità di percepire informazioni e quindi la coscienza.
Come per l'ipnosi, la meditazione e altre terapie incentrate sulla coscienza, l'uso degli psichedelici non è nuovo: alcuni di essi (psilocibina, ayahuasca, ecc.) sono stati utilizzati per migliaia di anni in riti religiosi o mistici in alcune società del Sud America e dell'Africa.
Oggi, le norme relative al loro utilizzo nella ricerca stanno gradualmente cambiando e il campo sta vivendo una rinascita di interesse senza precedenti. Negli ultimi vent'anni, diversi studi hanno indicato che gli psichedelici potrebbero alleviare vari disturbi resistenti al trattamento. Nel 2021, Lucie Berkovitch e i suoi colleghi hanno esaminato i risultati di 25 studi pubblicati tra il 1990 e il 2020, che hanno valutato diversi psichedelici rispetto a diversi disturbi psichiatrici: ansia, depressione, dipendenze, sindromi ansioso-depressive legate alla fine della vita...* Secondo i ricercatori, queste sostanze sono "promettenti, rapidamente efficaci terapeutici". Queste sostanze modulano l'attività e la connettività cerebrale, in particolare nei neuroni piramidali coinvolti nella coscienza. Alla fine del 2021, Luc Mallet e i suoi colleghi hanno iniziato uno studio chiamato Adely LSD, che dovrebbe durare 2 anni e includere almeno 210 pazienti che saranno seguiti per 6 mesi in 8 servizi per le dipendenze della regione dell'Île-de-France. Coordinato da Florence Vorspan, tossicologa di Parigi, questo studio valuterà i possibili benefici dell'LSD contro la dipendenza da alcol.
Il rapporto Inserm sulla valutazione dell'efficacia della pratica dell'ipnosi, pubblicato nel 2015, sottolinea che dobbiamo essere vigili sulle derive etiche che le tecniche di suggestione possono causare. Nel campo della medicina alternativa, il rischio di aberrazioni settarie è maggiore e questi approcci non sono né regolamentati né standardizzati. Di conseguenza, chiunque può affermare di essere un terapeuta e applicare idee o protocolli di trattamento più o meno fantasiosi. Per ridurre questi pericoli, una soluzione consiste in una rigorosa dimostrazione preventiva della loro efficacia per problemi specifici. L'intensificazione della ricerca sulla coscienza e sulle tecniche per modularla sarà fondamentale, non solo per sollevare il velo sul potenziale - a volte ignorato, a volte sopravvalutato - di questi approcci, ma anche per garantire la sicurezza delle persone in situazioni di vulnerabilità.
Ulteriori ricerche,
Un allucinogeno nella tundra siberiana. Durante l'estate 2019, nell'ambito della sua tesi di laurea presso il Laboratoire d'anthropologie sociale del Collège de France di Parigi, Amélie Barbier si è recata nell'estremo oriente russo, nel villaggio di Tymlat, per studiare l'uso di un fungo allucinogeno non ancora valutato dalla ricerca, ma utilizzato da secoli in questa regione per curare la mente: il v'apaq, o agarico mosca. "Lì, questo allucinogeno viene ingerito per aumentare le immagini mentali, le esperienze sensoriali, per entrare in relazione con il defunto e per ispirare melodie. Può quindi avere effetti benefici sulle emozioni", osserva l'antropologo. Questo può alleviare l'ansia e migliorare il benessere. Il problema è che in certe dosi questo fungo è neurotossico...
Ipnosi per il trattamento dei disturbi neurofunzionali? Alcuni disturbi neurologici, detti funzionali, corrispondono a deficit neurologici (paralisi di un arto, disturbi del linguaggio, della memoria) in assenza di lesioni neuronali osservabili. Ad oggi, non esistono trattamenti efficaci per queste malattie. Questo potrebbe cambiare, grazie al lavoro pubblicato nel marzo 2022 da Esteban MunozMusat e dai suoi colleghi! Dopo aver indotto una sordità transitoria in una donna sana tramite suggestione ipnotica, il team ha analizzato l'attività elettrica del suo cervello utilizzando la tecnica dell'elettroencefalogramma (EEG) ad alta densità. I risultati indicano che la sordità ipnotica è legata a un meccanismo inibitorio innescato consapevolmente dall'individuo, che accetta di seguire le istruzioni dell'induzione ipnotica, e che mobilita una regione cerebrale nota come "corteccia cingolata anteriore". Da qui l'ipotesi che i disturbi neurologici funzionali siano legati a un processo di inibizione autosuggestionato dal paziente; la rimozione di questa inibizione attraverso l'ipnosi potrebbe porre fine al disturbo. Per verificare questa ipotesi, il team si sta preparando a lanciare uno studio su circa 30 pazienti. I risultati saranno disponibili a partire dalla seconda metà del 2023.
Dall'articolo di Kheira Bettayeb Inserm "La coscienza: modulare per una migliore assistenza".
_______Libri.
J. Jaynes. La nascita della coscienza nel crollo della mente bicamerale, nuova edizione francese, Éditions Fage, coll. "Particulière", 2021
Stanislas Dehaene. Le Code de la conscience, Odile Jacob, 2014
L. Naccache. Il nuovo inconscio. Freud, il Christophe Colomb delle neuroscienze, Odile Jacob, 2006
F. Shapiro. Trauma Stress, aprile 1989
giovedì 26 gennaio 2023
Méditation, hypnose... se soigner par la conscience
Méditation, hypnose... se soigner par la conscience – Webconférence du 26 janvier 2023
Intervenants:
- Antoine Lutz, neuroscientifique, Centre de recherche en neurosciences de Lyon (unité 1028 Inserm/CNRS/Université Claude Bernard Lyon 1)
- Gaël Chételat, neuroscientifique, laboratoire Physiopathologie et imagerie des maladies neurologiques (unité 1237 Inserm/Université de Caen Normandie)
- Marie-Elisabeth Faymonville, médecin-anesthésiste-réanimateur, responsable du Centre de la douleur CHU de Liège, pionnière en Europe de l’hypnose à l’hôpital
- Dominique Frau, pratiquante de méditation. Une conférence animée par Elodie Barakat, journaliste sciences et santé.
https://www.inserm.fr/actualite/webconference-meditation-hypnose-se-soigner-par-la-conscience/
https://www.association-mindfulness.org/ L' ADM est l'Association pour le Développement de la Mindfulness. Fondée en 2009, l'ADM a pour mission de diffuser et de promouvoir auprès du grand public toute action en lien avec la pleine conscience. L'ADM propose un annuaire professionnel des instructeurs MBSR et MBCT intervenants dans les 3 pays francomphones européens ( Belgique, France et Suisse). Elle organise les formations qualifiantes à l'instruction des programmes MBSR et MBCT. Elle propose aussi régulièrement des retraites dirigées pars des enseignants seniors de renommée internationale.
Introduzione al Blog
Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi. Nel Blog ci sono circa...
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Sequenza proposta all'ashram di Krishnamacharia. Leggera difficoltà.
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Questi sono i riassunti degli ultimi libri che ho pubblicato: Thich Nhat Hanh, un sentiero tra le stelle: - https://maramici.blogspot....
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The author is Cesare Maramici. See: https://www.edizioniefesto.it/collane/theoretika/677-lo-yoga-spiegato-a-mia-figlia I f someone is inte...







