sabato 4 dicembre 2021

La relazione tra la scuola buddhista Huayan e la meccanica quantistica

La scuola buddhista di Huayan è una tradizione di filosofia di buddista Mahayana che prima ha prosperato in Cina durante il periodo della fine di Sui e l'inizio di dinastia Tang (c. 600-700 d.C.). È basata sul sutra Avatamsaka Sutra o Sutra della Ghirlanda di Fiori ( Il nome è destinato per suggerire la gloria suprema di comprensione profonda).
La Scuola Huayan è conosciuta come Hwaeom in Corea e Kegon in Giappone.

Per la scuola buddhista Mahayana, il concetto metafisico centrale è il concetto di vuoto (in sanscrito Sunyata), ossia che nessuna cosa, o nulla ha una natura intrinseca. Emptiness is not non-existence. Emptiness is a certain kind of existence. Ogni cosa è ciò che è solo in relazione alle altre cose. Tutto è vuoto. Sono docente quando sono in relazione con i miei studenti, sono un padre quando sono in relazione con i miei figli, ecc.   Nel Sutra della Ghirlanda di Fiori viene universalizzato il vuoto, cioè  "Tutto è ciò che è in relazione a tutte le altre cose" rispetto al il buddhismo indiano che dice "Ogni cosa è ciò che è in relazione a qualche altra cosa".    Il buddhismo huayan chiama questa realtà la natura di Buddha che è vuota come qualsiasi altra cosa e dipende da tutte le altre cose.  .

Secondo la meccanica quantistica, le particelle non hanno una posizione determinata, e non si può determinare dove si trova una particella in un dato momento nello spazio, finché non si procede all'osservazione. Solo allora, la troveremo in un posto determinato in seguito al fenomeno chiamato collasso della funzione d'onda.  Sempre nel campo della meccanica quantistica, secondo il fenomeno dell'entanglement, quando si hanno due particelle sono intimamente connesse, il comportamento di ciascuna dipende dal comportamento dell'altra. Cioè, se si misura una delle due particelle, le funzioni d'onda di entrambe collassano allo stesso tempo.  L'entanglement è un legame di natura fondamentale esistente fra particelle costituenti un sistema quantistico.  Quando due particelle, come una coppia di elettroni, sono “entangled” (il termine inglese è ormai di uso comune per descrivere sistemi correlati quantisticamente), è impossibile misurarne una senza ricavare qualche informazione sull'altra.  Se applicassimo queste proprietà a tutte le particelle che fanno parte del cosmo, e ne analizzassimo le proprietà, si avrà una visione del cosmo altamente intrecciata e interconnessa.

Nel buddhismo, come abbiamo visto sopra, si afferma una visione in cui la natura di ogni cosa, ogni oggetto, dipende dalla natura di ogni altro oggetto. Se esaminiamo il cosmo interconnesso vedremo più o meno lo stesso fenomeno: la natura di ogni particella dipende dalla natura di ogni altra particella. In quest'ottica il concetto del vuoto buddhista e l'entanglement della meccanica quantistica sembrerebbero molto, molto simili.

Il buddhismo: un ateismo religioso o una religione atea, il rapporto privilegiato del buddhismo con la scienza

Il buddhismo è sorto intorno al quinto o sesto secolo con gli insegnamenti del Buddha storico. E si staccò dall'Induismo ortodosso, la tradizione vedica del suo tempo. Così, l'Induismo ha due importanti credenze che sono rifiutate dal Buddhismo. Una è l'esistenza di Dio, l'altra è l'esistenza del sé.

L'induismo è una religione teista, c'è una sola divinità indù ed è Brahman o il Tutto e noi siamo una scintilla divina l'Atman. Nella cosmologia indù, il cosmo è ciclico, entra in esistenza, si mantiene per un po', poi esce dall'esistenza e poi ricomincia. Ci sono degli aspetti di Brahman, delle Divinità che corrispondono a queste tre fasi. Così c'è Brahma che è l'aspetto di Brahman nella fase creativa, c'è Visnu che incarna il mantenimento del mondo e poi Siva che ne rappresenta la distruzione. Queste tre divinità separate sono i tre aspetti della stessa divinità. Queste divinità si manifestano sulla terra sotto forma di Avatar, ad esempio Visnu si manifesta come Krsna nel poema epico Mahabharata o come Rama nel poema Ramayana. Il buddhismo rifiuta l'esistenza di Dio. Comunque, Il buddhismo, come una religione ha i suoi rituali, ha le sue pratiche, i suoi testi sacri, i suoi luoghi sacri, monaci con una struttura gerarchica, quindi tutti gli aspetti sociologici di una religione ed è una religione atea o se preferite un ateismo religioso. Il mondo per i buddisti, è un mondo fatto d'impermanenza. Ogni cosa nasce e muore nel ciclo dell'esistenza. In quest'ottica non c'è spazio per un Dio ed il buddismo è interessato solo a cose che sono nel flusso causale della vita. Nella religione c'è sempre qualche testo sacro, sia la Bibbia o i Veda indù o altro che rivela e trasmette delle verità come ad esempio l'incarnazione nella religione cattolica; ma ci saranno alcune cose che puoi apprendere naturalmente e risolvere da solo alla luce del ragionamento naturale. Spesso l'esistenza di un Dio crea una tensione tra ciò che ci dice la rivelazione divina e ciò che scopriamo con la scienza o naturalmente. Ciò può creare il conflitto tra scienza e religione che è stato una caratteristica del pensiero occidentale per almeno 600 o 700 anni.

Nell'ateismo religioso del buddhismo, questa tensione non c'è, non c'è una fonte di verità rivelata, tutto quello che costituisce l'essenza di questa corrente spirituale, è quello che puoi capire autonomamente. Nel Kalama Sutra, il Buddha sta parlando con i Kalama. E loro dicono: "Abbiamo persone che ci dicono questo, altre persone che ci dicono quello. In cosa dobbiamo credere?". E il Buddha rispose in questo modo "Non andate per resoconti, per leggende, per tradizioni, per scritture, per congetture logiche, per inferenze, per analogie, per accordo attraverso opinioni ponderate, per probabilità, o per il pensiero, Quando sapete per voi stessi che, 'Queste qualità sono utili; queste qualità sono irreprensibili; queste qualità sono lodate dai saggi; queste qualità se adottate e messe in pratica, portano al benessere e alla felicità', allora dovreste utilizzare queste".

La sintesi del sutra è questa: "Non bisogna credere a qualcosa semplicemente perché è in qualche pezzo di scrittura. Semplicemente perché te lo dice qualcuno. Semplicemente per il fatto che è nella tradizione. Devi arrivare alla comprensione, cercando di capire autonomamente ed accettare i consigli delle persone che sanno più di te".

Ma come fai a riconoscere un saggio, la persona illuminata che può aiutarti a capire?
Nel caso degli scacchi, questo è abbastanza ovvio,lLa persona che ti batte è più bravo di te. Nel caso della filosofia morale è un po' più difficile trovare una guida e dovremmo verificare che ciò che asserisce è conforme al suo comportamento.

Nel campo della scienza che tratta il mondo naturale, i saggi sono ovviamente gli scienziati, la cui autorevolezza è certificata dagli esperimenti e dai loro risultati. Noi dipendiamo dalla scienza e ci basiamo sulla tecnologia che ci ha fornito. E così, la scienza, portatrice di una visione naturalistica del mondo e in particolare, una visione scientifica del mondo è, e deve essere, compatibile con la filosofia buddhista. 

Nel suo libro L'universo in un solo atomo, il Dalai Lama dice questo: "Se l'analisi scientifica dimostrasse definitivamente che certe affermazioni del buddhismo sono false, allora dovremo accettare le scoperte della scienza e abbandonare queste affermazioni". "Dovete avere rispetto per ciò che gli scienziati vi dicono sul mondo naturale in cui viviamo". Se c'è un conflitto tra la scienza e le dottrine buddhiste, allora, come dice il Dalai Lama, "È la dottrina buddhista che deve cedere il passo".

La filosofia buddhista è molto più in sintonia con una visione scientifica del mondo rispetto alle tradizionali visioni teiste e a quelle che postulano l'esistenza di un'anima o di un sé come l'induismo o il cristianesimo.

Uomo e società asiatiche

Uomo e società nelle religioni asiatiche, Giuseppe Tucci, Corrado Pensa.  

Per l'uomo la consapevolezza della sua morte ebbe maggior peso della scoperta del fuoco, per sfuggire a questa paura l'uomo ha creato Dio,  Dio diventa così, una proprietà condivisa fra le classi che governano e le caste sacerdotali.

L'India spoglia Dio di ogni essenzialità, riducendolo, ad Isvara (un Dio personale), il cui potere creativo produce maya. L'assoluto e la maya diventano così due poli indissolubili.  L'India pur pullulando di dei e fedele a crude superstizioni è andata alla ricerca del superamento della morte, ma per questo non ha avuto bisogno di un Dio. I Jaina predicano l'evasione perpetua dal mondo dello spazio-tempo.  L'uomo in India è stato spesso considerato più potente degli dei e la la maledizione di un asceta è considerata più forte della volontà di un dio. I sadhu, gli asceti spezzano l'idolatria, l'India che sembra il paese più religioso al mondo, di fatto stempera Dio in una esaltazione mistica, vanificandolo.

Non sono gli dei che esistono, ma è l'uomo che li crea. Dio è figlio del terrore del nulla o un fallace sollievo alla paura della morte.  Sono pochi quelli che riescono a scoprire questa gelida, ma superba verità: i grandi solitari, gli spiriti eletti, gli “stranieri”, coloro nella cui mente è scoppiata la fulgurazione dell'assurdità del vivere; coloro che non hanno bisogno di nessun sostegno esterno, come la religione, per affrontare e sopportare la tremenda incongruenza dell'esistere.

Ma i sadhu degni di questo nome, hanno superato tuti i vaneggiamenti religiosi e sopprimendo il terrore della morte sanno che ad attenderli resta soltanto un Tutto che è nulla: quel nulla che la credulità umana nasconde sotto la seduzione di paradisi o altro; la vita resta quello che è: breve spanna di tempo tra due esistenze.

 Buddha nega sia l'esistenza di Dio e dell'anima, sia l'esistenza del Sè.  Confucio dice: "Se tu non sai nemmeno che cosa è questa vita, perché pensi a quello che ci sarà al di là di essa?"

Poi ci sono i mistici, Kabir, Caitanya, Ramakrishna, i posseduti da Dio, per loro la fede è una realtà vissuta e posseduta al di fuori e al di qua di ogni discorso logico, una dedizione piena ed assoluta, l'opposizione alle debolezze umane, al compromesso, insomma alla vanità e assurdità del mondo.

Il Buddhismo Theravada - Corrado Pensa

La natura del Bhudda è presente in tutti gli uomini. Secondo il buddhismo Hinayana, l'unica cosa da fare è cercare di estinguere il dolore, lo spegnimento del dolore è la massima conquista proposta all'uomo.  La dottrina è basata anche su forme di ascetismo.  Il buddhismo Mahayana invece è più universalista, secondo i testi, la sete di non essere, è equiparata al disordinato desiderio dei sensi e all'attaccamento della vita.  Per il Buddhismo invece di guardare la realtà ultima, occorre guardare la situazione attuale del singolo individuo. Prima bisogna capire per quali ragioni l'uomo è governato da ignoranza e passione.

Il buddhismo critica sia il ritualismo (della tradizione indiana), sia l'ascetismo (spesso fanatico e insensato). Il Buddha non è visto come un Dio, ma come quell'uomo particolarmente evoluto che ha scoperto l'antico sentiero che conduce al nirvana e che lo ha voluto mostrare agli altri. Dalla dottrina delle quattro verità, (il dolore, la causa, l'estinzione, la via che porta all'estinzione) scaturisce l'impalcatura fondamentale del sistema, cioè l'analisi del condizionamento esistenziale e l'elaborazione dei mezzi di liberazione.

Buddhismo, criticando la speculazione brahmanica, è contro la teoria di un atman personalistico, corporeo, materiale o come principo spirituale permanente.   Mette in guardia anche contro la concezione più evoluta di atman – Brahman. Tale concezione presenta punti di contatto con il nirvana: immortalità, libertà, conoscenza, stato incondizionato e permanente. Il buddhismo però, critica anche questa concezione: perchè è una realtà assoluta data prima, posta all'inizio, da cui poi si può dedurre il cosmo, in tal modo l'antropologia si trasforma in teologia.

Nel Mahayana, invece, si parlerà spesso di un principio luminoso o buddhità come germe di illuminazione presente in tutti gli uomini. Sia il buddhismo che l'induismo hanno introdotto il concetto di karma, l'azione non muore dopo che è compiuta, è produttiva di energia creatrice. Il microcosmo e il macrocosmo sono costituiti da un incessante vibrare di  impulsi o onde, che si succedono senza soluzione di continuità e senza alcun carattere di permanenza. L'esistenza e la vita sono viste come un continuo fluire e un continuo cambiamento, una teoria che ha molte consonanze con la scienza moderna.

Per il buddhismo l'atman è un ostacolo,  l'uomo non deve cercare sollievo a questo senso di impotenza dinanzi al continuo fluire delle cose, mediante una consolante immagine precostituita di stabilità (atman) la quale non sarà che una proiezione illusoria di desiderio di pace e di immobilità. L'atman impedirebbe la ricerca e l'analisi, precludendo all'uomo la presa di coscienza completa della legge che concatena i fenomeni in un flusso incessante, del continuo rinnovarsi dell'energia di base in mille forme mutevoli.

La Meditazione -  Corrado Pensa.

La meditazione è un fenomeno molto complesso da qualunque punto di vista lo si guardi, storico, filosofico, religioso, psicologico, esperenziale-vissuto.  Abbiamo una meditazione antica, moderna, una orientale, una occidentale, una meditazione orientale esportata in occidente. Proporre la categoria globale “meditazione” non è legittimo.  Nel campo della meditazione sono possibili due tipi di ricerca: unificante, o descrittivo discriminante. Questi due tipi di approcci non sono contraddittori.

Sia se leggiamo testi classici sapienzali, sia moderni, l'elemento di partenza è che siamo davanti ad una costante dell'uomo: un disagio esistenziale di fondo che induce l'individuo a ricercare i mezzi capaci di effettuare un cambiamento. Spesso questa ricerca è superficiale, oppure una vernice esotica per nascondere un sostanziale desiderio di conservazione.  Questa ricerca è  collegata a processi di maturazione interiore, ma non è legata ad esiti estatici. Esistono due tipi di meditazione:

  • Evocativa: si basa sull'idea di sollecitare e richiamare emozioni di carattere positivo, ad esempio la Mindfulness.
  • Asciutta: abbiamo un processo di focalizzazione su un supporto singolo (un oggetto, la respirazione, una formula mentale, ecc) come ad esempio la meditazione Zen. C'è una chiusura dell'individuo allo scorrere delle emozioni e dei pensieri. Anche in questo tipo di meditazione, nel dopo meditazione si riscontra una espansione della coscienza e della sensibilità.

Questa espansione è un meccanismo psicologico della de-automazione, infatti ognuno di noi costruisce la realtà più che vederla, escludendo una quantità di materiale. La mente è governata da una gerarchia automatica di valori e condizionamenti.  Il distacco nella meditazione, è il distacco dagli impulsi e interessi consuetudinari e ciò è il pre-requisito di un cambiamento.  Questo distacco, va inteso, come fattore operativo e non come precetto moralistico. l'obiettivo è cercare di trattenere le vibrazioni emotive generate durante l'esercizio meditativo.  La meditazione si iscrive in un quadro ampio costituito anche da studio dei testi, rapporto profondo con il maestro, un esercizio metodico delle virtù.  

Per Neumann il tratto più qualificante di sistemi come lo yoga e il buddhismo è quello di essere imperniati su una tensione creativa bipolare, da un lato il rafforzamento dell'io e dall'altro la progressiva discesa nell'inconscio.  Il mistico creativo ha quindi tutt'altro che una riduzione della tensione.  Il mistico regressivo, invece, spaventato dal confronto con l'ignoto si ritrae dal mondo appagandosi di una luce estatica e remota.   Il punto d'incontro tra queste due figure può essere

l' emblematica figura del boddhisattva, con un piede nelle passioni mondane e un altro nella chiara coscienza nirvanica, senza timore della tensione che incorre tra queste due sfere, mostrando così di preferire una tensione produttiva ad una stasi luminosa.

Il rilassamento, la quiete mentale, cui porta la meditazione, non è un fine, ma è funzionale al rilassamento da tensioni conflittuali per far spazio a una tensione espansivo-creativa.

In Oriente c'è una certa ipertrofia nel campo della meditazione, in Occidente c'è un'ipertrofia di segno opposto, di senso attivistico, peculiare dell'Occidente. Oriente ed Occidente dovrebbe incontrarsi per una vicendevole correzione.

La Cina – Lanciotti Lionello

Il pensiero filosofico- spirituale in Cina è stato caratterizzato dal Confucianesimo e dal Taosimo.

La Cina è stato una società burocratica dal 221 a.C. al 1912 dove non ci sono state guerre religiose  e non si è verificato il ripudio di concezioni preesistenti. La Cina è stata il paese dei filosofi, e sembrò al '700 europeo il modello politico ideologico da seguire.

Il confucianesimo ha un carattere laico e lega a filo doppio etica e politica, privilegia il culto degli antenati che ha origini antichissime. La grafia era uno strumento di potere.

La dottrina taoista invece respinge globalmente il sistema confuciano. In comune hanno solo il concetto di ordine che nel taoismo è il Tao all'origine di tutte le cose, e nel confucianesimo è l'ordine morale. Le fasi del raggiungimento del Tao sono: il distacco completo dal mondo fenomenico, la rinuncia e  lo stato estatico. Per Maspero: "il taoismo è una dottrina di salvazione individuale che pretendeva di condurre l'adepto all'immortalità".

Il taoismo adotta pratiche igieniche e respiratorie simili allo yoga. Il cinabro è usato come autentica droga dell'immortalità. Nel sud della Cina sono presenti ancora oggi, elementi ricorrenti dello sciamanesimo. Nella Cina esiste un Pantheon sincretista derivante dalla religione popolare. Il Wu wei è un altro importante precetto del taoismo che riguarda la consapevolezza del quando agire e del quando non agire. Wu può essere tradotto come non avere; wei con azione. Il significato letterale è quindi senza azione o meglio non azione. È parte fondamentale della regola wei wu wei. Per la medicina tradizionale cinese, il cibo aiuta a mantenere in equilibrio le forze che regolano la nostra esistenza, lo yin e lo yang e il taoismo ha alla base dell'alimentazione una serie di regole come non mangiare i cinque cereali.

L'idea di peccato arriva in Cina nel secondo secolo d.C quando appaiono i primi testi cinesi che parlano di inferno, dove sarà punito chi è sfuggito alla giustizia terrena. Secondo i taoisti, il peccato accorcia la vita e nei praticanti taoisti era in uso l'autodenuncia pubblica.

Dopo la grande persecuzione del 845 decade la potenza istituzionale del buddhismo.

Il taoista è un individualista, un anarcoide che vive ai margini della società cinese, ma dopo la rivoluzione culturale, la società prenderà il sopravvento sull'uomo.

Per Spinoza "l'uomo guidato dalla ragione è più libero nella società, dove vive secondo una natura comune, che in solitudine, dove comanda solo a se stesso".

Il Giappone – Adolfo Tamburello.

In Giappone non c'è stato lo sviluppo di un'iconografia religiosa, qui prevale l'animismo, ossia quell'insieme culti nel quale viene attribuita qualità divina o soprannaturale a oggetti, luoghi o esseri materiali. Vengone attribuite delle proprietà spirituali a determinate realtà fisiche come sassi, fiumi, montagne, ecc.  La cosmogonia, l'origine del cosmo è quasi completamente trascurata.

In Giappone è presente lo shintoismo, una serie di credenze e culti nati dal connubio di una religiosità di popolazioni agricole con quella di popolazioni di cacciatori e pescatori. Politica e religione sono una cosa sola: nello shintoismo c'è la mitologia dell'ascendenza divina della dinastia regnante. L'incarnazione del sovrano deriva dal buddhismo che seppe legarsi intimamente alla sfera politica.

Nel 767 un decreto permise ai monaci di officiare nei santuari shintoisti e da allora apparvero numerosi templi di culto sincretistico.   La decadenza materiale e spirituale favorì numerosi movimenti riformistici. Tra questi il movimento di Nichiren (1228-1282) che assegnava al Giappone la funzione di salvare il buddhismo e di ripristinare i valori originali trasmessi dal sutra del loto.  Alla base di questa corrente spirituale c'è  la lettura di formule sacre che assicura una costante protezione al fedele che ha anche il  il dovere di convertire tre persone all'anno a questa corrente spirituale.

In questo periodo cominciò a farsi strada lo zen, con i suoi ideali di contemplazione e di meditazione, intese sviluppare una ricerca interiore, non per soddisfare un'ascesi o un anelito dell'animo umano a un divino trascendente, ma per cogliere quanto di universale e di assoluto alberga nell'uomo. Lo zen fu una filosofia religiosa e fu coltivata da coloro che erano orientati verso la propria o altrui elevazione. I maestri zen si astennero dalla pratica religiosa che spesso assumeva le vesti di una magia.

Poi l'idea laica del confucianesimo fu posta a fondamento etico dello stato, i culti religiosi vennero sostituiti dai culti ancestrali e di stato.  Lo shintoismo e il buddhismo temperarono il confucianesimo e promossero una serie di culti sincretistici indirizzati ad un'unitaria fede nazionale. La contemplazione e la meditazione furono utilizzate solo per una ricerca interiore.

Anatta-lakkhana Sutta: Il discorso sulla caratteristica del non sé

L'Anatta-lakkhaṇa Sutta o Anātmalakṣaṇa Sūtra, è tradizionalmente registrato come il secondo discorso pronunciato da Gautama Buddha. Il titolo si traduce nel "Il discorso sulla caratteristica del non sé", ma è anche noto come il discorso "Gruppo dei cinque".  Nella versione sotto riportata è tradotto dal Pali da  N.K.G. Mendis   vedi   SuttaReadings.net

Così fu udito da me. Un tempo il Beato viveva nel parco dei cervi di Isipatana, vicino a Benares. Lì, infatti, il Beato si rivolse al gruppo composto da  cinque monaci.

- "La forma, o monaci, non è sé; se la forma fosse sé, allora la forma non porterebbe all'afflizione e si dovrebbe ottenere riguardo alla forma: Che la mia forma sia così, che la mia forma non sia così"; e infatti, o monaci, poiché la forma non è sé, allora la forma porta all'afflizione e non si ottiene riguardo alla forma: 'Che la mia forma sia così, che la mia forma non sia così'.

- "Il sentimento, o monaci, non è se stesso; se il sentimento fosse se stesso, allora il sentimento non porterebbe all'afflizione e si dovrebbe ottenere riguardo al sentimento: 'Che il mio sentimento sia così, che il mio sentimento non sia così'; e infatti, o monaci, poiché il sentimento non è se stesso, quindi il sentimento porta all'afflizione e non si ottiene riguardo al sentimento: 'Che il mio sentimento sia così, che il mio sentimento non sia così'.

- "La percezione, o monaci, non è se stessa; se la percezione fosse se stessa, allora la percezione non porterebbe all'afflizione e si dovrebbe ottenere riguardo alla percezione: "Che la mia percezione sia così, che la mia percezione non sia così"; e infatti, o monaci, poiché la percezione non è se stessa, quindi, la percezione porta all'afflizione e non si ottiene riguardo alla percezione: "Che la mia percezione sia così, che la mia percezione non sia così".

- "Le formazioni mentali, o monaci, non sono sé; se le formazioni mentali fossero sé, allora le formazioni mentali non porterebbero all'afflizione e si dovrebbe ottenere riguardo alle formazioni mentali: Che la mia percezione sia così, che le mie formazioni mentali non siano così"; e infatti, o monaci, poiché le formazioni mentali non sono sé, allora le formazioni mentali portano all'afflizione e non si ottiene riguardo alle formazioni mentali: 'Che le mie formazioni mentali siano così, che le mie formazioni mentali non siano così'.

- "La coscienza, o monaci, non è se stessa; se la coscienza fosse se stessa, allora la coscienza non porterebbe all'afflizione e si dovrebbe ottenere riguardo alla coscienza: 'Che la mia coscienza sia così, che la mia coscienza non sia così'; e infatti, o monaci, poiché la coscienza non è se stessa, quindi, la coscienza porta all'afflizione e non si ottiene riguardo alla coscienza: 'Che la mia coscienza sia così, che la mia coscienza non sia così'.

"Cosa pensate di questo, o monaci? La forma è permanente o impermanente?"
"Impermanente, o Signore".
"Ora, ciò che è impermanente, è insoddisfacente o soddisfacente?"
"Insoddisfacente, o Signore".
"Ora, ciò che è impermanente, insoddisfacente, soggetto a cambiamenti, è corretto considerarlo come: 'Questo è mio, questo sono io, questo è il mio io'?".
"Infatti, non questo, o Signore".
"Cosa ne pensate di questo, o monaci? Il sentimento è permanente o impermanente?".
"Impermanente, o Signore".
"Ora, ciò che è impermanente, è insoddisfacente o soddisfacente?"
"Insoddisfacente, o Signore".
"Ora, ciò che è impermanente, insoddisfacente, soggetto a cambiamenti, è corretto considerarlo come: 'Questo è mio, questo sono io, questo è il mio io'?".
"Infatti, non questo, o Signore".
"Cosa ne pensate di questo, o monaci? La percezione è permanente o impermanente?"
"Impermanente, o Signore".
"Ora, ciò che è impermanente, è insoddisfacente o soddisfacente?"
"Insoddisfacente, o Signore".
"Ora, ciò che è impermanente, insoddisfacente, soggetto a cambiamenti, è corretto considerarlo come: 'Questo è mio, questo sono io, questo è il mio io'?".
"Infatti, non questo, o Signore".
"Cosa ne pensate di questo, o monaci? Le formazioni mentali sono permanenti o impermanenti?"
"Impermanenti, o Signore".
"Ora, quelle che sono impermanenti, sono insoddisfacenti o soddisfacenti?"
"Insoddisfacenti, o Signore".
"Ora, quelli che sono impermanenti, insoddisfacenti, soggetti a cambiamenti, è giusto considerarli come: 'Sono miei, questo sono io, questo è il mio io'?".
"Infatti, non questo, o Signore".
"Ora cosa ne pensate di questo, o monaci? La coscienza è permanente o impermanente?".
"Impermanente, o Signore".
"Ora, ciò che è impermanente, è insoddisfacente o soddisfacente?"
"Insoddisfacente, o Signore".
"Ora, ciò che è impermanente, insoddisfacente, soggetto a cambiamenti, è corretto considerarlo come: 'Questo è mio, questo sono io, questo è il mio io'?".
"Infatti, non questo, o Signore".
"Pertanto, sicuramente, o monaci, qualsiasi forma, passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o fine, bassa o elevata, lontana o vicina, tutta quella forma deve essere considerata con la giusta saggezza, secondo la realtà, così: 'Questo non è mio, questo non sono, questo non è il mio io'.
"Perciò, sicuramente, o monaci, qualsiasi sentimento, passato, futuro o presente, interno o esterno, grossolano o fine, basso o alto, lontano o vicino, tutto quel sentimento deve essere considerato con la giusta saggezza, secondo la realtà, così: 'Questo non è mio, questo non sono, questo non è il mio io'."Perciò, sicuramente, o monaci, qualsiasi percezione, passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o fine, bassa o elevata, lontana o vicina, tutta quella percezione deve essere considerata con la giusta saggezza, secondo la realtà, così: 'Questo non è mio, questo non sono, questo non è il mio io'.
"Pertanto, sicuramente, o monaci, qualsiasi formazione mentale, passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o fine, bassa o elevata, lontana o vicina, tutte quelle formazioni mentali devono essere considerate con la giusta saggezza, secondo la realtà, così: 'Queste non sono mie, questo non sono, questo non è il mio io'.
"Perciò, sicuramente, o monaci, qualsiasi coscienza, passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o fine, bassa o elevata, lontana o vicina, tutta quella coscienza deve essere considerata con la giusta saggezza, secondo la realtà, così: 'Questo non è mio, questo non sono, questo non è il mio sé'.
"O monaci, il nobile discepolo ben istruito, vedendo così, si stanca della forma, si stanca del sentimento, si stanca della percezione, si stanca delle formazioni mentali, si stanca della coscienza. Essendo stanco, diventa libero dalla passione. Nella sua libertà dalla passione, è emancipato. Essendo emancipato, c'è la consapevolezza di essere emancipato. Egli sa: 'la nascita è esaurita, la vita vissuta è la vita santa, ciò che doveva essere fatto è fatto, non c'è più nulla di questo divenire'".

Questo disse il Beato. Compiaciuti, il gruppo di cinque monaci si rallegrò dell'esposizione del Beato; inoltre, mentre questa esposizione veniva pronunciata, le menti del gruppo dei cinque monaci furono liberate dall'attaccamento.

Leaving Microsoft to change the world - John Wood

Nel 1998 John Wood (1964 - ) era un dirigente in ascesa alla Microsoft. Poi un viaggio in Nepal lo ha ispirato a cambiare vita, facendolo diventare attivista,  fondatore e presidente esecutivo di Room to Read, ( https://www.roomtoread.org/ ) un'organizzazione senza scopo di lucro dedicata a combattere la povertà nel mondo. Attualmente vive a San Francisco.

Alimentato dalla stessa spinta che lo ha reso un alto dirigente, Wood ha portato il suo acume per gli affari, nel settore della beneficenza e ha creato Room to Read, un'organizzazione straordinariamente efficace che ha creato una rete di più di 2.000 scuole e biblioteche in tutta l'Asia e l'Africa nei primi sei anni di vita.

Il libro Leaving Microsoft to Change the World racconta l'incredibile viaggio di John Wood, i suoi primi anni in Microsoft, la sua decisione che gli ha cambiato la vita, e l'avventura che è seguita. Wood condivide i metodi che usa per gestire Room to Read, presi dalla sala riunioni di una delle aziende più influenti del mondo e applicati con successo in un ambiente molto diverso. La sua storia è un esempio ispiratore di come cambiare il mondo.

 

Il Dalai Lama, nell'arte della felicità ha scritto molto sul nostro dovere verso gli altri e ha ribadito che uno dei nostri principali doveri  su questa terra, è quello di guardare fuori, ed aiutare le persone che hanno meno.  Il Dalai Lama ha scritto che quando abbiamo dato qualcosa, riceviamo in cambio la felicità, una sensazione di calore nel nostro cuore e la consapevolezza nel nostro cervello di aver reso il mondo un posto migliore.

Per Soren Kierkegaard  "Non c'è niente di cui ogni uomo abbia così paura, come conoscere quanto enormemente sia capace di fare e diventare".  Fai ciò che è giusto fare e abituati a rispondere solo a te stesso.
Il modello di Room To Read è costruito sulla consapevolezza che non tutte le persone che vogliono cambiare il mondo lasceranno il loro lavoro per farlo.  L'obiettivo è di permettere a chiunque, sia esso un banchiere, un consulente o un insegnante, di raccogliere fondi per aiutarci a far costruire più scuole e biblioteche. Tutti possono utilizzare un'ora, durante la loro giornata lavorativa o lavorare di notte o nei fine settimana per pianificare eventi o campagne di raccolta fondi.
L'unico modo, in cui questi programmi di aiuto funzionerebbero è, chiedere alla gente locale un piccolo lavoro o contributo per realizarlo in cambio di una piccola somma di denaro. Altrimenti il progetto diventa solo un dono gratuito elargito da estranei, e nessuno lo apprezzerà perché non ha nulla in gioco.  Room To Read ha costruito scuole, biblioteche, laboratori informatici e linguistici, promosso borse di studio  (Room to grow) in Nepal,  India, Laos, Sri Lanka, Cambogia, Vietnam.

Alcune organizzazioni di beneficenza trovano efficace mostrare le foto di un bambino coperto di mosche, o di una famiglia malnutrita che giace nella polvere per il funzionamento di una raccolta fondi.
Io ritengo che sia umiliante abbassare i poveri del mondo ed usare la pietà per sollecitare le donazioni.
Queste immagini negano la dignità intrinseca di ogni essere umano.

Se chiedete alle persone di andare in profondità, di pensare in modo creativo e di produrre risultati straordinari, di solito lo faranno. Troppo spesso nel nostro mondo moderno, semplicemente non gli viene chiesto.
Se state pensando di fare alcuni aggiustamenti nella vostra vita per permettervi di aiutare a cambiare il mondo, la mia raccomandazione di cuore è di non spendere troppo tempo a pensarci. Tuffatevi e basta.
Il rischio maggiore è che molte persone cercheranno di dissuadervi dal perseguire il vostro sogno.
Il mondo ha troppe persone che sono felici di discutere sul perché qualcosa potrebbe non funzionare, e troppo poche che ti incoraggeranno e ti diranno "Sono qui per te". Più tempo passate a rimuginare i vari pensieri, più tempo date a quelle forze di gravitazione negativa per tenervi in pugno.
San Francesco di Sales dice:  "Non desiderare di essere altro che ciò che sei, E cerca di esserlo perfettamente".
Goethe una volta scrisse della Quinta Sinfonia di Beethoven: "Se tutti i musicisti del mondo suonassero questo pezzo simultaneamente, il pianeta uscirebbe dal suo asse".
Ecco come mi sento riguardo all'educazione dei bambini del mondo in via di sviluppo: se tutti si impegnassero nel contribuire ad un'educazione di base a tutti i bambini del mondo, forse avremo un mondo migliore.

venerdì 26 novembre 2021

Padre Francesco e la Misericordiae Vultus

 Dal libro di Roberto Fantini La menzogna dell'Inferno, contro la concezione dell'eternità delle pene infernali. - da pag. 313 a pag. 319   pubblicato nel 2020.

Vi consiglio di leggere questo bellissimo libro sul tema delle pene eterne e dell'inferno.                Ho estrapolato alcune frasi del capitolo dedicato alla posizione di Papa Francesco e al contenuto della Misericordiae Vultus, la Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia.

Il tema della misericordia è, senza dubbio, uno dei temi più ricorrenti nel pensiero e nella predicazione di Papa Francesco. Tema che per essere pienamente compreso nella sua complessità concettuale, richiede di essere strettamente legato ad altri due temi a lui molto cari: quello del perdono e della gioia... [...]

Solo ponendo al centro della riflessione teologica e della testimonianza della fede la triade valoriale misericorida-perdono-gioia, si potrà, secondo Papa Francesco, intendere correttamente il messaggio evangelico e coerentemente viverlo.   Dio - dice Bergoglio - non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia.  [...]

 Si parla spesso del carattere "rivoluzionario" di questo pontefice, in vari ambiti e sotto vari aspetti, ma non credo  di sbagliare - dice Roberto Fantini - nel ritenere la centralità assoluta assegnata alla triade valoriale sopra riportata, come la cosa più grande e innovativa che questo Papa stia portando avanti. Anzi, come la cosa più grande che qualsiasi vero grande riformatore ecclesiastico possa fare.   Perchè le implicazioni teorico-pratiche, se ben comprese, ci dovrebbero portare anni luce dalla Chiesa Cattolica intollerante, presuntuosa e spietata che la storia ci ha dolorosamente fatto conoscere e sperimentare.

Bergoglio dice che "Dio è amore", ed afferma con forza che in Gesù tutto parla di misericordia e che "Nulla in Lui è privo di compassione".  [...]   "La misericordia divina è intesa come qualcosa che non ha confini e come qualcosa che va oltre la giustizia, e sostenendo che l'ira di Dio dura un istante, mentre la sua misericordia dura in eterno".   Roberto si chiede:  Come potrà continuare la Chiesa cattolica, la Chiesa di questo Papa straordinario, a credere e a chiedere di credere nell'esistenza dell'Inferno, nella stessa possibilità della dannazione eterna, ovvero nell'imperdonabilità e nell'irredimibilità della creatura umana? Anzi, di ogni creatura, includendo anche lo stesso Satana e tutti i suoi seguaci?Roberto conclude in questo modo: Non dovrebbe la Chiesa archiviare in soffitta il concetto stesso di eternità delle pene e lasciare spazio aperto e incontrastato all'infinita fiducia nell'illimitata compassione divina e nell'infinita capacità di perdonare tutte le colpe di tutte le creature? Alla convinzione che, prima o poi, tutte le creature (nessuna esclusa) saranno accolte nella "casa del Padre" e che tutto e tutti saranno abbracciati, trasformati e redenti dall'infinita potenza pedagogica e rigeneratrice del perdono divino.

Giornata di formazione sulla pratica della Mindfulness con Cristophe André

L'incontro sarà in francese.   

Nous voulions vous rappeler que Christophe André animera le 4 décembre 2021, en direct, une journée "Approfondissement de la pratique de la méditation de pleine conscience" qui correspond à la suite de la première journée ( la journée d'initiation à la méditation de pleine conscience de samedi 16 octobre).
Toute l'information est sur la page http://www.rencontres-perspectives.fr/christophe-andre-journee-perfectionnement-meditation-paris-2021.htm 

Pascal Pierrey  -   Les Rencontres Perspectives    http://www.rencontres-perspectives.fr


Conferenza: Jung - Un viaggio verso se stessi - Frédéric Lenoir

Per iscriversi alla conferenza in francese vedi:  http://www.rencontres-perspectives.fr/Frederic-Lenoir-Paris-2021.htm

Carl Gustav Jung (1875-1961), medico svizzero e pioniere della psicoanalisi, è uno dei più grandi pensatori del XX secolo. Rimane relativamente sconosciuto in Francia, anche se le sue idee hanno avuto una profonda influenza sulla nostra cultura contemporanea ed è stato l'inventore di molti concetti rivoluzionari, come la sincronicità, l'inconscio collettivo, gli archetipi e i complessi. Ha portato una profonda trasformazione negli obiettivi della psicoterapia: non si limita più al trattamento delle patologie, ma mira ora ad un aumento dello sviluppo psichico e spirituale dell'individuo, e quindi ad un aumento della coscienza dell'umanità. In questo senso, Jung è il padre del movimento di sviluppo personale, che è decollato negli Stati Uniti negli anni 60.

Insieme a Spinoza, Jung è stato uno di quelli che ha avuto il maggior impatto sulla visione del mondo e di se stesso di Frédéric Lenoir, ed è per questo che ha voluto rendere accessibile ad un vasto pubblico questo pensiero visionario, che fa da ponte tra la psicologia e la fisica quantistica e mostra quanto l'essere umano abbia bisogno di senso e di una vita simbolica o spirituale per fiorire profondamente. Questa convinzione allontanerà Jung da Freud e lo porterà a sperimentare ed elaborare il suo "processo di individuazione": uno straordinario viaggio interiore, dove ognuno di noi impara a far dialogare il suo conscio e l'inconscio per diventare pienamente se stesso e accedere a un sentimento di unità e gioia profonda.

Frédéric Lenoir ci invita in questo affascinante viaggio verso il sé, per scoprire uno dei pensatori che è andato più lontano nella comprensione dell'essere umano e del significato della sua esistenza.

Frédéric Lenoir è un filosofo, sociologo e scrittore. È autore di una cinquantina di libri (saggi, romanzi, racconti, enciclopedie), tradotti in una ventina di lingue e venduti in sette milioni di copie in tutto il mondo. Scrive anche per il teatro, la televisione (documentari) e fumetti.

Frédéric Lenoir è anche co-fondatore della Fondazione SEVE, Savoir Être et Vivre Ensemble (sotto l'egida della Fondation de France), che sostiene lo sviluppo di laboratori di filosofia e mindfulness con i bambini, e ha creato l'associazione Ensemble pour les animaux, che mira a migliorare la condizione degli animali. 
L'incontro è organizzato in occasione della pubblicazione del nuovo libro di Frédéric Lenoir "Jung - Un voyage vers soi" pubblicato da Albin Michel.

Corso di formazione sulla Mindfulness - parte 2 - Cristophe André

Meditazione in piena coscienza -  - Cristophe André.   Condivisione della lezione con VIMEO.
Questo è il riassunto del corso che ho seguito con Cristophe André - Pomeriggio 16/10/2021

La principale produzione della mente sono dei pensieri su ciò che viviamo, e questo può rappresentare un ostacolo alla nostra comprensione del mondo. Occorre chiarificare la nostra attenzione. I nostri pensieri orientano il nostro modo di reagire agli eventi, amplificano spesso la nostra sofferenza e ci rinchiudono in un mondo di sofferenza, è la distorsione della realtà che provoca la sofferenza più che la situazione in se stessa. La mente a volte porta confusione tra reale e virtuale, tra pensieri e realtà. Occorre separare i problemi e la nostra lettura dei problemi attraverso i pensieri, che spesso è peggiorativa.

Secondo l'Acceptance and Commitment Therapy (ACT), il meccanismo della de-fusione è la risposta alla fusione cognitiva: si tratta in sintesi di un processo nel quale le persone arrivano a sperimentare i pensieri semplicemente come pensieri, come eventi passeggeri che non bisogna necessariamente controllareInoltre è utilissima la chiarificazione, ossia visto che non si può impedire alla mente di vedere le cose in modo negativo, si può impedire di creare un nido a questi pensieri. I pensieri sono una produzione mentale, che nascono dalla mente, a volte sono vicini alla realtà,  a volte molto lontani dalla realtà. In generale, sono i pensieri che dominano in una situazione data, più che le nostre emozioni, o le sensazioni fisiche,

Esercizio. In una situazione in cui i pensieri dominano tutto il resto, dobbiamo cercare di dare pari dignità agli altri elementi che si manifestano in una situazione. Quindi decomponiamo questa esperienza, individuiamo la presenza del nostro respiro, ecc...

Esercizio sull'attenzione: visionare una partita di basket e contare il numero di passaggi degli atleti con la maglia bianca, Durante la partita in mezzo a questi atleti, si svolgono una serie di eventi, e l'esercizio è di riuscire a prendere consapevolezzi anche di questi eventi. Vedi:  http://www.theinvisiblegorilla.com/

L'attenzione si presenta sotto diverse forme: l'attenzione allargata che si sviluppa in tutte le parti che compongono un'esperienza, oppure è un'attenzione focalizzata ad una sola cosa, ad esempio sulle nostre sofferenze, su ciò che non va nella nostra vita. in questo caso è difficile aprirsi ad altri aspetti.

 Ci sono due ostacoli al buon funzionamento dell'attenzione: 1- l'ostacolo della dispersione che produce  instabilità; 2- focalizzazione su preoccupazioni e ruminazione che è una circolazione sterile dei pensieri. L'attenzione è un movimento selettivo, in quanto si sceglie un oggetto d'interesse togliendo tutto il resto.  L'attenzione può essere: 

  • Attenzione instabile o  Attenzione stabile.
  • Attenzione stretta o Attenzione larga.
  • Attenzione analitica della situazione  o  Attenzione con una presenza forte e intuitiva.

Nella vita quotidiana siamo sul registro di sinistra: abbiamo un'attenzione instabile, stretta ed analitica.

La presenza al mondo un po' particolare con un'attenzione stabile, larga ed immersione sono le caratteristiche della piena coscienza.  Uno stato della mente non frequente con pura presenza ed immersione nella situazione.   Gli esercizi di piena coscienza possono essere di due tipi:

  • esercizi focalizzati ad esempio sul respiro,
  • esercizi sull'attenzione aperta, cercando di essere aperti e presenti a tutto; l'immergersi in questo stato è qualcosa di fecondo e utile e sono delle situazioni a cui dobbiamo allenarci e prepararci.

Esercizio di attenzione aperta. Posizione seduta, dritta e degna, si porta il respiro al centro dell'attenzione. Si  prova ad allargare il campo di attenzione, includendo i suoni che arrivano alle nostre orecchie, le sensazioni del corpo, il movimento dei nostri pensieri, ecc. L'obiettivo è accogliere l'integrità delle sensazioni, le diverse componenti di un'esperienza globale e aperta. Un po' come guidare un'automobile, stiamo attenti alla strada, ai suoni, ai freni, ecc.   L'essere davanti al mare è un esempio di attenzione aperta: percepiamo l'aria fresca, il sole, il bel paesaggio. L'ambiente naturale si presta molto a questo tipo di attenzione. L'obiettivo della meditazione è quello di arrivare a questo, anche in condizioni non favorevoli.   Nella vita quotidiana quando sono stressato, stanco devo utilizzare tecniche di attenzione focalizzate, focalizzandomi sul respiro,  mi stabilizzo, mi ricentro.  Quando invece sto bene con me stesso, al contrario, faccio esercizi di presenza aperta.

Durante la giornata, nei tempi di attesa, cerchiamo di fare degli esercizi brevi di meditazione che ci permetteranno di concederci dei momenti con noi stessi, poi poco a poco le cose evolveranno. Importante è fare meditazione con continuazione che è paragonabile ad uno strumento musicale che si può apprendere eventualmente anche senza docente, ma se vogliamo avanzare dobbiamo accettare alcune procedure,  fare determinati esercizi, partecipare a seminari, ecc.; poi dovremo cercare di come trasformare queste pratiche in arte di vita. 

 I campi di applicazione della meditazione mindfulness sono diversi. Jon Kabat-Zinn ha utilizzato la piena coscienza come strumento di cura mettendo insieme elementi di yoga, la meditazione buddhista Vipassana, elementi per combattere lo stress e la sintesi ha dato vita al MBSR nel 1979.  Il protocollo mindfulness based stress reduction (Metodo per la riduzione dello Stress basato sulla consapevolezza) solitamente etichettato come parte della medicina comportamentale o mind/body medicine è stato sviluppato dal Prof. Jon Kabat Zinn alla fine degli anni ’70 presso l’Università di Worcester (Boston) Massachusetts.   Queste tecniche sono utilizzate per affrontare le malattie aggravate dallo stress (quasi tutte le malattie), per affrontare i dolori cronici (con la meditazione non cambia il dolore, ma cambia il rapporto dell'individuo con la sofferenza).  Tutte queste tecniche sono forme di meditazione brevi e in gruppo che gioca un ruolo molto importante ed arricchente.

Oggi in Francia ci sono tre associazioni che propongono percorsi per insegnanti e la meditazione a scuola: l'associazione Enfance et attention ( https://enfance-et-attention.org/ ), L'Association pour la Méditation dans l'Enseignement (A.M.E.) ( https://meditation-enseignement.com/ )  e L'Association SEVE - Savoir Être et Vivre Ensemble di Frédéric Lenoir ( https://asso.seve.org/ ). Anche la polizia e l'esercito hanno introdotto tecniche di meditazione nella formazione. Nelle imprese è utilizzata per aumentare la performance professionale e nelle prigioni per diminuire lo stress.

La piena coscienza è utilizzata nel quotidiano per attraversare le giornate con uno spirito diverso, dove siamo confrontati con la sofferenza, condannati a incontrare momenti di sofferenza vissuti da noi stessi o dalle persone a noi vicine. La piena coscienza può anche aiutarci ad assaporare i momenti gradevoli della nostra vita,  e vivere i momenti di pausa senza farci attirare da telefonini facendo un detox digitale. Dobbiamo cercare di uscire da questo meccanismo di sofferenza, in cui drammatizziamo tutte le situazioni.

Esercizio. Gli spazi di respirazione sono dei piccoli esercizi in tre parti, un minuto per vivere in piena coscienza il momento presente, un minuto di concentrazione sul respiro, e poi un minuto per prepararci al ritorno alla azione nel quotidiano. Questo esercizio permette di fluidificare il mio rapporto con la situazione che sto vivendo e mi permette di rispondere alle situazioni, piuttosto che reagire. Ad esempio, quando le cose non vanno come auspico, se mi sento non amato, non stimato ecc, mi imbarco subito in pensieri negativi che aggravano la situazione oppure vedere se posso alleggerire la situazione, facendo un piccola deviazione nell'esercizio di piena coscienza: faccio una pausa per osservare la mia sofferenza, respiro con questa sofferenza, e poi ritorno alla situazione. Importante è anche vivere diversamente i momenti piacevoli, di assaporarli in piena coscienza. Nei momenti gradevoli dobbiamo cercare di capire cosa succede nella nostra mente, dobbiamo fermarci e memorizzare questi bei momenti. Altrimenti l'avvenimento ci scivolerà nella memoria.

Nei momenti in cui non succede niente, il pericolo principale è che siamo attirati dallo schermo. Ciò è diventato un vero problema nella nostra vita quotidiana. Lo schermo entra in competizione con i tempi di vita, con i nostri momenti sociali, crea un'invasione delle sollecitazioni digitali nei tempi di riposo.

Steve Jobs non faceva usare ai figli  il computer a casa e nella Silicon Valley, le scuole alla moda sono ambienti dove non si usano strumenti digitali.

Esercizio. Seduti in posizione confortevole cerchiamo di sentire la presenza del nostro respiro, seguire ogni inspirazione ed espirazione, sentire le nostre sensazioni corporali, indirizzare il respiro nelle parti doloranti del nostro corpo procurando un piccolo massaggio, restiamo nella coscienza del nostro respiro, del nostro corpo, dei nostri pensieri senza nessun obiettivo.

Dobbiamo cercare di fare esercizi di meditazione regolari e prolungati. La sera, ad esempio, cerchiamo di accordarci qualche minuto per ritrovare noi stessi, prima di andare a dormire. Cerchiamo di trovare uno spazio di meditazione anche nelle situazioni di attivazione emozionale, proviamo ad aprire delle parentesi di piena coscienza nelle nostre giornate, proviamo ad applicare la piena coscienza anche nei gesti ordinari e quotidiani (nel cucinare, nel camminare, ecc), ed ogni volta che possibile, cerchiamo di vivere in piena coscienza,   a poco a poco si creerà un nuovo rapporto con il mondo.

La meditazione Non si situa a fianco delle nostre vite, ma Nelle nostre stesse vite. Ciò significa significa vivere la giornata come al solito, ma in piena coscienza.

giovedì 25 novembre 2021

Corso di formazione sulla Mindfulness - parte 1 - Cristophe André

Meditazione in piena coscienza -  - Cristophe André.

Questo è il riassunto del corso che ho seguito con Cristophe André - Mattina 16/10/2021


Siamo la prima generazione che ha utilizzato la meditazione e quando si parla di meditazione si pensa all'Oriente. La mindfulness è una forma di meditazione destinata agli occidentali, che hanno una vita attiva, e non hanno deciso di chiudersi negli eremi. E' una meditazione che può aiutarci soprattutto nella vita quotidiana. Una grande trasformazione si è verificata in questi ultimi venti anni, la spiritualità è entrata nella vita quotidiana: i parlamentari inglesi sono stati i primi a fermare la normale attività e fare degli esercizi di meditazione in Parlamento nel 2014. Anche nel Parlamento francese si è parlato di meditazione diverse volte in questi ultimi anni. La secolarizzazione delle pratiche meditative è diventata una pratica diffusa nella nostra società.

La meditazione non deve restare solo una forma alla moda, deve diventare un modo di vita, la frontiera tra quando si fa meditazione e la quotidiana si dovrebbe eliminare progressivamente o attenuare, la meditazione dovrebbe permeare la nostra vita quotidiana, fino a diventare uno stile di vita.

La meditazione come pratica spirituale è una pratica millenaria, ed ha origini induista - buddhista, cristiana, mussulmana, ebraica. Prima era praticata in ambienti segreti come monasteri, poi a partire dagli anni 60,  è cominciata a diffondersi presso il largo pubblico la meditazione trascendentale, praticata anche dai Beatles presso l'ashram indiano di Maharishi Mahesh Yogi.

Nel 1998 Jon-Kabat-Zinn, biologo e scrittore statunitense, che era anche un appassionato di yoga, zen e pratiche meditative, introduce un modo di meditare che poteva essere praticato senza convertirsi, senza fare una cerimonia di iniziazione o diventare un discepolo di un guru. La pratica meditativa continua e intensa trasforma il nostro corpo e la nostra mente, questo è stato dimostrato dagli esperimenti condotti da Matthieu Ricard, un monaco buddhista e grande meditante e Richard Davidson, uno dei massimi specialisti nelle neuroscienze. Insieme hanno sperimentato e documentato come cambia la struttura del cervello quando siamo in contemplazione. Matthieu Ricard è un fautore di una meditazione moderna e laica anche se monaco, e non cerca proseliti. La meditazione regolare modifica la neuroplasticità del cervello, alcune parti del cervello aumentano di volume, si attivano, si restringono, come ad esempio l'amigdala.

Ogni volta che si pratica a fondo, si contribuisce a migliorare il funzionamento del cervello, e si contribuisce alla prevenzione di malattie, come ad esempio la malattia di Alzaimer. C'è stato un boom di ricerche scientifiche sulla meditazione dal 1989-2015. Se a questa curva sovrapponiamo la curva delle vendite di telefonini Samsung, si vede che le due curve combaciano quasi perfettamente. Ciò potrebbe significare che meditazione è diventata una medicina per il mondo moderno.  In una società caratterizzata da sedentarietà, sempre davanti al computer, dove ci spostiamo solo con auto, ecc, la meditazione diventa preziosa per il nostro cervello che  ha bisogno di momenti di pausa in questi tempi moderni.

Nell'approccio orientale della meditazione, ci sono delle idee preconcette come: "fare il vuoto dei pensieri, liberarsi del proliferare dei pensieri, prenderne le distanze". "La meditazione viene usata per proteggersi dal mondo", per crearsi una piccola oasi. Queste affermazioni possono essere vero, ma penso che dopo averci chiarito le idee, nei periodi di ritiro meditativo intenso, dobbiamo ritornare nel mondo, magari in modo migliore. Anche l'espressione "restare zen" (lo zen è una scuola molto rigorosa) è molto utilizzata ed inflazionata,  non si deve adottare questa attitudine zen, ma partecipare alla vita quotidina. Un altro fenomeno odierno è che si assiste ad una specie di snobbismo da parte dei meditanti, che pensano di essere superiori ai non praticanti.

La meditazione di piena coscienza: significa presenza all'istante presente, esercitare l'attitudine di piena coscienza vuol dire che ad un certo momento, decidiamo di ri-centrarsi ed essere deliberatamente presenti all'esperienza che stiamo vivendo. Essere senza aspettative, rinunciare agli obiettivi, solo essere presente a quello che si sta vivendo a livello mente, corpo, senza giudicare, lasciando questa tendenza della mente al giudizio. Senza modificare la natura della nostra esperienza, dobbiamo accogliere le esperienze che viviamo, anche se sono sgradevoli, senza provare a trasformarle.  Questo modo di essere non è abituale. Dobbiamo cercare di allargare la nostra modalità di essere al mondo, più presenti, con un po' di distacco.

Esercizio: prendiamo coscienza di ciò che stiamo vivendo in questo istante, osserviamo come il nostro corpo respira. prendiamo coscienza delle sensazioni corporee in questo istante. Prendiamo coscienza di questo bagno sonoro, ecc.

I tre punti che spiegano il successo della meditazione di piena coscienza, che è un insieme di tecniche meditative di origine buddhista sono:

  • che sono state laicizzate, (un modo diverso di essere in un monastero, con la relativa visione del mondo filosofica o religiosa);
  • che sono state semplificate e codificate, (eliminati aspetti esoterici, iniziazione, ecc,):
  • che sono state validate dalla scienza e per poterle integrare nella nostra società Occidentale.

Sono una porta di entrata alla meditazione che potrà poi essere approfondita. Oggi, nella società occidentale, la meditazione è stata integrata alle cure mediche, introdotta nelle scuole, nelle carceri, nelle aziende.  La meditazione apporta un miglioramento delle capacità emozionali. I benefici della meditazione sono: 

  •  - stabilizzazione emozionale, 
  • - regolazione delle impulsioni emozionali, 
  • - impatto favorevole sulla salute.

Spesso ci sono delle difficoltà a rimanere centrati su ciò che facciamo e la dispersione intenzionale diminuisce le emozioni piacevoli. Sono stati messi a punto protocolli di praiche meditative per adulti e bambini iperattivi.         Caratteristiche della meditazione:

  • La meditazione è un allenamento intenzionale della mente. Fino a che punto siamo liberi di utilizzare la nostra attenzione? Abbiamo difficoltà a mantenere la nostra attenzione, a volte è l'opposto, non vorremmo focalizzarci solo su problemi e sofferenza. 
  • La meditazione permette di controllare anche l'impulsività (di comprare, di mangiare in una società che ci esorta continuamente alla consumazione). Ci permette di essere capace di controllare le emozioni, osservarle, comprenderle e essere capace di sceglierle.
  • La meditazione rafforza il sistema immunitario e rallentava l'invecchiamento, riduce la depressione. (E' stato scientificamente provato l'effetto sui telomeri, I Telomeri sono tappi di protezione alle estremità dei cromosomi che diventano più brevi con ogni divisione cellulare. Se diventano troppo brevi, i geni che proteggono potrebbero essere danneggiati, la cella smette di dividersi e rinnovarsi e non esegue più le sue funzioni e porta all'invecchiamento).
  • La meditazione non è solo una pratica intellettuale, ma in realtà è una pratica corporea, si utilizza molto il corpo, è importante il legame tra corpo e mente, la mente ha un effetto sul corpo ed anche sulla malattia. Tutte le volte che siamo felici, cerchiamo di fermarci per riflettere e osservare gli effetti sul nostro corpo.

Esercizio con l'uvetta secca. Provare ad assaporare il piccolo frutto in piena coscienza coivolgendo tutti i sensi.  La piena coscienza è un approccio esperienziale, non si avrà nessun risultato leggendo e studiando. Solo meditando si avranno dei risultati.   Si migliora solo se si pratica. Il cuore della meditazione è rendersi presenti, e decidere di abitare l'istante presente senza giudicare e prendere l'esperienza cosi come è, tutti gli insegnamenti insistono sulla postura: la postura del corpo deve essere dritta e rilassata, si può meditare seduti, piante dei piedi a terra, spalle aperte, senza appoggiarsi sulla spalliera della sedia. Meditando è più facile chiudere gli occhi, altre tradizioni usano gli occhi semichiusi. Durante la meditazione si può aggiustare la postura corporea, ma soprattutto la postura della mente, restare attenti a quello che accade, esercitando una presenza attenta e aperta, una curiosità benevolente, cercando di non giudicare. La postura facilita l'emergere della piena coscienza. Si può preparare nel tempo questo stato di presenza attenta: ossia essere presenti ed osservare quello che accade senza cercare di trasformarlo. La saggezza si prepara, non si può decidere di essere saggi.

Bisogna lavorare sull'attenzione in quanto le origini delle dispersioni mentali sono dovute alle sollecitazioni esterne, anche dal digitale, fino ad esserne schiavi. C'è una guerra intenzionale in corso per catturare l'attenzione del consumatore, la mente divaga continuamente e viaggia continuamente nel tempo e nello spazio, fa ipotesi, trae conclusioni ecc, Se è la mente che decide, diventa un po' problematico.

La nostra attenzione è più attirata da qualcosa che si muove, come l'oceano, il fuoco di un camino, il paesaggio dietro un vetro di un treno, qualcosa che si muove lentamente cattura più facilmente la nostra attenzione. Spesso non è possibile meditare davanti all'oceano, allora bisogna trovare un altro bersaglio, questo può essere la nostra respirazione che è utilizzata da tutte le tradizioni meditative. 

Esercizio: Iniziamo un percorso di scoperta e osservazione senza dover necessariamente raggiungere degli obiettivi. Osserviamo il respiro, spontaneamente, dobbiamo seguire il movimento del respiro, lasciando che il corpo faccia tutto il lavoro, cerchiamo di osservare e percepire ad ogni respirazione il passaggio dell'aria. Portiamo tutte queste sensazioni al centro della nostra attenzione. Osserviamo come tutto il nostro corpo partecipa ad ogni inspirazione ed espirazione. Restiamo su ogni respirazione fino alla fine, restiamo con la respirazione fino alla fine.

Si inizia il percorso con la coscienza del respiro, della respirazione, si comincia una meditazione di mindfulness iniziando con un'osservazione del respiro per cercare di calmarlo, prima l'attenzione è sul movimento del respiro, lo portiamo al centro della nostra attenzione, ma la nostra attenzione è incostante, ed ogni volta che siamo coscienti che non siamo più sul respiro, si riporta l'attenzione sul respiro, e questo è il cuore della mindfulness. E' normale che la nostra attenzione si disperda, il grande meditante si vede dalla rapidità con cui si ritorna sul respiro.

L'allenamento è importante, sono stati messi a punto degli apparecchi nelle neuroscienze per vedere il funzionamento del cervello, quali parti consumano più ossigeno e lavorano di più. Un'emozione scaturita da qualcosa, produce un effetto sul mio corpo, di solito c'è un'accettazione delle emozioni, una presa di coscienza, chi medita sviluppa delle competenze emozionali, e riesce a gestire questa emozione, come dice Jon Kabat-Zinn "Voi non potete mai lasciare un posto dove avete rifiutato di arrivare",  - "posso liberarmi di un'emozione solo se ho accettato di viverla, e se le emozioni sono dolorose non è facile".

Fare un dolce in piena coscienza, fare una passeggiata in piena coscienza sono strumenti molto potenti per far scendere le tensioni o le emozioni. Ma è difficile trovare dei piccoli momenti durante la giornata per essere in piena coscienza. La musica è un modo per nutrire in modo diverso il nostro cervello, ma solo con la meditazione si arriva ad una rigenerazione celebrale.

Il sonno arriva se si medita e non se si cogita. Il sonno è molto importante per la memoria, i ricordi si solidificano durante il sonno, i tempi di pausa nella giornata sono importanti, servono a memorizzare quanto appreso.

Come la meditazione ha cambiato la mia vita - Christophe André

Christophe André è senza dubbio il psichiatra più conosciuto in Francia, E' lui che ha fatto conoscere al pubblico i benefici della meditazione laica. Si racconta in questa emissione radiofonica Visage su RCF. del 9/3/2021     https://www.youtube.com/watch?v=Eoi8Rc1x6hY 

«Alla fine del Ventesimo secolo la meditazione era una bella addormentata: si praticava solo nel silenzio e nel segreto dei monasteri, o in gruppetti di iniziati o di esaltati. Oggi, nel terzo millennio, è cambiato tutto: la meditazione è diventata un fenomeno alla moda e un fatto sociale. Si pratica sotto gli occhi di tutti, in ospedali e scuole, in aziende e circoli artistici o politici.

Specializzato nel trattamento dei disturbi emotivi (ansia e depressione), negli ultimi anni si è dedicato alla prevenzione delle ricadute di tali disturbi, attraverso lo sviluppo di una maggiore consapevolezza e il ricorso alla psicologia positiva. Autore di numerosissimi bestseller internazionali, è tradotto nelle principali lingue straniere. Vive a Parigi vicino Bois de Vincennes.

Cristophe André racconta:  Ero un bambino che partiva spesso dalla famiglia e andava da amici.  I miei genitori erano poco portati per il benessere e la felicità, avevano fatto del loro meglio per vivere bene ed aspiravano a essere felici, ma ho dovuto cercare il benessere fuori dalla mia famiglia, ed è questo che mi ha spinto a studiare psichiatria, ed interessarmi di psicologia positiva, stima di sé, meditazione, sviluppo personale. Il punto di svolta è stata la scoperta di Freud all'ultimo anno del diploma, scoprendo Freud ho avuto una specie di choc, che ha messo in moto una serie di percorsi.   Allora la psicologia non aveva questo posto gigantesco che occupa oggi. Mio padre era un uomo pre-psicologia, la psicologia era per donne nevrotiche, la psicanalisi per uomini folli, ed in famiglia non si parlava mai di emozioni. L'introduzione alla psicanalisi, permetteva di avvicinarsi alle nostre emozione, decifrarle, e  andare verso queste emozioni. Anche la psicologia aiutava in questo.

Volevo seguire la strada di Freud che aveva fatto studi di medicina, per questo ho fatto medicina e poi psichiatria. Volevo affacciarmi alla sofferenza e sviluppare un'empatia, verso gli altri.

Il primo episodio importante della vita di Cristophe André si è verificato a venti anni quando ha perso il suo migliore amico Michel, per un incidente di moto. Critophe André racconta: Un amico a cui ero immensamente vicino, condividevamo tutto. E' stato uno choc violento, ho dovuto rimpatriare il corpo, avvisare i genitori, e dopo il funerale il dolore è arrivato. Era insopportabile, volevo essere solo. Mi sono rifugiato in un monastero benedettino vicino Castres. Qualcuno mi aveva consigliato quel monastero, avevo bisogno di solitudine, i miei genitori erano comunisti, ed io fino ad allora ero passato a fianco della fede cattolica. Cercavo qualcosa. Ho avuto un'accoglienza straordinaria, non invasiva, una presenza incredibile, ero completamento meravigliato dal raccoglimento e dall'atmosfera delle cerimonie religiose. Una Conversione? No.

Ero un ragazzo contemplativo, amo anche oggi essere solo, e  nel convento c'era un orizzonte silenzioso, respiravo quest'aria di raccoglimento, discernimento e pace.  Anche se era stata un'esperienza straordinaria non potevo certo proporre ai miei pazienti di andare in un monastero.

Negli anni 1990, cominciavano ad apparire molti articoli sulla meditazione laica, ed io mi ero formato presso insegnanti americani.  Potete insegnare meditazione solo quando avete sufficientemente meditato, avete preso il gusto di meditare, e sperimentato il risultato su voi stessi. Il servizio universitario dell'Hôpital Sainte-Anne di Parigi, che era all'avanguardia, ha accettato la proposta dell'introduzione della meditazione. Abbiamo verificato che la pratica di meditazione faceva del bene ai pazienti, che seppur un po' sconcertati, traevano indubbi benefici dalla pratica. I benefici della meditazione sono una delle cose che mi ha colpito particolarmente, meditando si passa in un altro registro, si riesce a vedere quello che succede, essere presente, sentire il respiro, i pensieri che arrivano e partono.  La meditazione permette di cambiare l'approccio al mondo. Meditando aumenta la conoscenza e la comprensione di sé stessi, si arriva ad osservare in quale stato ci  si trova, quali sono i dolori del corpo, le preoccupazioni, quali pensieri subentrano, aumenta la capacità di decriptare la nostra modalità di reagire ad un evento. Meditando ci si chiede quali sono i veri bisogni e per avere la risposta occorre semplicemente aspettare, e lasciare che la situazione diventi leggibile. La meditazione è come un giornale intimo, che permette di passare dal confuso al chiaro, coltivare delle qualità positive come la capacità d'attenzione, sviluppare la benevolenza, ecc.  Il protocollo sviluppato in ospedale si ispira al buddhismo, e propone di lavorare sul contenuto dei pensieri.

Quattro anni fa ho scoperto di avere un tumore al polmone,  lo ho accolto con terrore, è stato un pugno in pieno viso. Quando sono uscito dall'ospedale, mi sono seduto su un banco, per tre quarti d'ora, ascoltando il corpo, il canto degli uccelli, poi piano piano mi sono rimesso nel presente, non è giusto, ma questa è la realtà, importante è l'accettazione, riconoscere il reale, vivere in questa realtà.   Tutta la mia persona affrontava la situazione, non solo il mio cervello, ho cominciato a prendere contatto con il corpo, ad essere nella riflessione, chiedere al mio corpo di aiutarmi.

Spesso in casi drammatici come la scoperta di un tumore, si cerca conforto in altre dimensioni, l'aldilà, e si chiede aiuto a Dio. Io che sono un cristiano a fasi intermittenti, durante quel periodo, ho molto meditato, ho pregato, ringraziato Dio, ho manifestato verso di lui gratitudine perchè fino a quel momento la mia vita era stata bellissima, ho chiesto di aiutarmi a continuare ancora un po'. La meditazione non è antagonista con la preghiera, dovrebbe precederla. Dopo l'operazione, durante la quale mi hanno tolto tre parti del polmone destro che era cancerogeno,  andando a cercare i risultati dal chirurgo, mi sono fermato con mia moglie in una piccola cappella dell'ospedale, i primi minuti li ho passati in piena coscienza, poi ho cominciato a pregare.

Una buona parte della popolazione pensa che la psicologia positiva è una fuga dalla realtà, che esclude la parte della debolezza. Io invece penso, che le esperienze intime debbano essere universalizzate perchè possono aiutare le persone. Inoltre, non dobbiamo rovinare le esperienze positive, dobbiamo viverle nella loro interezza e ciò ci permettera di affrontare meglio le situazioni brutte della vita che sicuramente arriveranno. Essere capaci di approfittare dei piccoli momenti della vita è un prendere delle forze per affrontare le avversità, nella speranza che quel benessere, che voi avete sperimentato nei momenti belli, ritornerà.   Oggi la ricerca del benessere è diventata un culto, c'è una imposizione all'essere ad ogni costo felice;  ma purtroppo non esistono testi o libri dove è scritto che bisogna essere contenti tutto il tempo. Oltre l'imposizione ad essere felici c'è la spinta al consumismo, l'imposizione a spendere i soldi e ad occupare il tempo libero.

Meditare oggi, non è un guardarsi l'ombelico.  Forse ciò era vero, quando lavoravo sulla stima di Sé, negli anni '90 contro le dittature sociali, la famiglia, ecc. La meditazione non è un auto-centrarsi, infatti uno dei scopi della meditazione è il riuscire a manifestare l'amore verso gli altri, modificare il nostro rapporto col mondo, avere un rapporto più rispettoso verso gli altri.  Non è un disimpegno nei confronti del mondo, a conferna di ciò, tutti i pazienti che hanno praticato meditazione ci hanno riferito che poi sono riusciti ad instaurare un dialogo con il mondo.

Lo sbocco naturale della meditazione è la spiritualità. La spiritualità è la vita dello spirito, il confronto con l'assoluto, la vita e la morte, l'essere, ecc. La religione è una maniera di vivere la spiritualità, con dogmi, in gruppo, con pratiche sperimentate. Il Dalai Lama fa questo esempio: la spiritualità è l'acqua, il tè è la religione, un'acqua elaborata, ma è sempre acqua che entra nel corpo. E' importante interessarsi alla vita interiore, alla dimensione psicologica, è un modo per aiutarsi, si arriva a stare meglio con se stessi e con chi ci circonda. Se faccio pulizia e chiarezza dentro di me, divento più imparziale, più all'ascolto anche degli altri.

Il senso della vita, non l'ho trovato, forse non c'è un senso, ma ciò non ci impedisce di amare gli altri, fare il bene, non fare il male a te stesso e agli altri.

Christophe André, psichiatra specializzato nel trattamento dei disturbi emotivi e autore di bestseller internazionali come:  Chi ha paura della Paura e  La forza delle emozioni.  Il suo ultimo libro è Il tempo di meditare del 2021.  In questo testo si asserisce che la meditazione non è semplicemente un modo per allenare la mente, ma un potente antidoto al caos della vita moderna! E' l'occasione per capire, rilassarsi e trovare il tempo di entrare in comunione con se stessi. Infatti, meditare non è solo un atto di umiltà, ma anche un momento di crescita e introspezione.

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