lunedì 18 luglio 2022

Yoga as explained to my daughter

Agli inizi di giugno 2022 è stato pubblicato il testo Yoga as explained to my daughter. Questo libro è stato scritto da Cesare Maramici, Lissia Amach e Ana Giselle Kafie,  praticanti di Yoga provenienti da da diversi contesti, origini e lignaggi dello Yoga e impegnati a diffondere la conoscenza dello Yoga per contribuire in tutta umiltà a un mondo più sostenibile, inclusivo e attento.

Che cos'è lo Yoga? Come posso, come occidentale, far parte di questa tradizione e di questo lignaggio di 5.000 anni?  Come possono gli insegnamenti dello Yoga contribuire a far emergere il meglio delle persone e a farci affrontare le sfide globali e climatiche di oggi?
Questo breve ma esauriente testo, offre a tutti i praticanti di Yoga un modo per entrare in questa antica tradizione con piena consapevolezza e poter così apprezzare gli insegnamenti, le sue pratiche e i testi fondamentali.
Nonostante l'immagine fuorviante dello Yoga che si può trovare sui social media, lo Yoga è molto più che un semplice esercizio fisic. È accessibile a tutti. Non richiede attrezzature sofisticate, né abbigliamento speciale e può essere praticato ovunque, in qualsiasi momento e a qualsiasi età. Il libro dimostra come lo Yoga, sia un percorso per arrivare ad elevati stati di coscienza, di trasformazione del sé.
La prima sezione del libro spiega in termini semplici, sotto forma di dialogo, cos'è lo Yoga e fornisce gli elementi essenziali per iniziare questo viaggio interiore. Vengono, inoltre, forniti ampli approfondimenti per i lettori che desiderano esplorare argomenti complessi o aspetti storici.
La seconda sezione del libro offre una sintesi  di alcuni dei testi più importanti citati nel dialogo, tra cui i Veda, le Upanishad, la Bhagavad Gita, gli Yoga Sutra e i testi tantrici: Hatha-yoga pradipika, Gheranda samhita, Shiva samhita. 
 
Se qualcuno fosse interessato all'acquisto mi può mandare un'e-mail a questo indirizzo:
maramicicesare4@gmail.com e cercherò, in qualche modo,  di farglielo avere. 

Esperienze di meditazione - Roberto Fantini e Cesare Maramici

 Libro: Esperienze di meditazione: 54 praticanti di raccontano.  Autori:  Roberto Fantini, Cesare Maramici,   Efesto, 2016.  Roberto Fantini e Cesare Maramici presentano attraverso questo testo lo stato della meditazione in Italia come risultato di una ricerca durata tre anni.

Cosa può significare nel mondo d’oggi dedicarsi alla meditazione? E quanto questo potrebbe cambiare in meglio la nostra vita? E come fare a scegliere le giuste pratiche, i giusti maestri?

A queste e altre domande rispondono 54 praticanti molto diversi fra loro per orientamento e per natura e livello di competenze, donandoci una colorita gamma di esperienze vissute, di informazioni, di preziosi insegnamenti e suggerimenti. Per tutti coloro che conoscono e praticano una qualche forma di meditazione o che vorrebbero conoscerla e praticarla. Ma anche per tutti coloro che vorrebbero comprendere dal di dentro questo fenomeno socialmente e culturalmente in continua espansione. E anche per tutti coloro che desiderano semplicemente sostare in una piccola oasi di freschezza interiore e di luminosa serenità.

“Prendendo le mosse dalla constatazione del crescente interesse che oggigiorno viene rivolto alle pratiche meditative, che possono essere di diverse matrici spirituali o anche laiche, i due autori (più entusiasta e convinto il praticante Cesare Maramici, più prudente Roberto Fantini, non praticante – e la diversa impostazione mi sembra una delle ottime idee del libro!)  hanno compiuto un lungo viaggio tra “meditanti”: 54 incontri-intervista con persone che da tempo praticano convintamente la meditazione, le quali hanno raccontato le loro aspettative, le loro esperienze, le loro impressioni, i risultati ottenuti, le potenzialità insite nell’esercizio regolare e costante della meditazione. Esercizio riservato, in tempi non molto lontani, ai maestri orientali e ben poco conosciuto qui da noi.

Gli intervistati sono assai diversi tra loro: sacerdoti cattolici, responsabili di movimenti di matrice orientale, insegnanti di yoga, persone appartenenti a organizzazioni internazionali, maestri di Buddhismo e maestri induisti, sufi, psicologi di indirizzo transpersonale, atei, filosofi, ricercatori indipendenti e altri ancora. A tutti è stato chiesto quale sia per loro il valore e il significato della meditazione, quali tecniche mettono in atto, quali sentieri seguono, se abbiano avuto un maestro o se siano autodidatti, se la meditazione ha sortito l’effetto di cambiare in meglio la loro vita, perché hanno iniziato a meditare. In più tutti hanno fornito consigli a chi desidera avvicinarsi alla meditazione. Ne esce un quadro straordinario, e per molti aspetti sorprendente, che consente di rendersi conto che anche da noi in Italia la meditazione sta diventando una pratica nota e apprezzata, capace di far crescere le persone, di renderle più consapevoli e in grado di affrontare la vita in ogni suo aspetto, più aperte al trascendente.    Paola Giovetti.

Paola Giovetti è giornalista e scrittrice, autrice di una trentina di volumi nel campo del paranormale, dell'esoterismo, della mistica, della spiritualità e della psicologia; ha partecipato e partecipa a svariati programma radiofonici e televisivi.

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Condividendo in pieno le parole di Jiddu Krishnamurti, secondo cui il frutto più bello della meditazione dovrebbe essere costituito dalla “fioritura della bontà”, i due autori hanno deciso di destinare i loro diritti d’autore a sostegno delle associazioni Medici senza Frontiere e Ostia per l’Africa ONLUS.

domenica 17 luglio 2022

Il potere della visualizzazione per il risveglio: il potere del tantra - Seminario con Mingyur Rinpoche

Vi chiedete come sfruttare il potere dell'immaginazione nella vostra vita spirituale? Nel sentiero buddista Vajrayana si dice che la nostra vera natura è fondamentalmente pura e il sentiero è un processo di riconoscimento di questa verità. Durante questo webinar, Mingyur Rinpoche introdurrà le pratiche dell'immaginazione che possono aiutarci a sbloccare la nostra bontà fondamentale. Il seminario si svolgerà on line il 23 luglio prossimo.  Per contatti: EventSupport@tergar.org     L'associazione che organizza l'evento è la Tergar Meditation Community      Canale you tube: YouTube channel 

Yongey Mingyur Rimpoche (1975 - ), è l'incarnazione di Kangyour Rimpoché (il primo Maestro di Matthieu Ricard), ed è uno egli insegnanti più inspiranti del buddhismo tibetano. Ha partecipato ad una ricerca scientifica guidata da un team di scienziati dell’Università del Wisconsin-Madison che ha studiato per 14 anni lo sviluppo del cervello di Yongey Mingyur Rinpoche.

sabato 16 luglio 2022

Seminario Liberati dall'ansia - con il Venerabile Geshe Dorji Damdul ad Assisi in agosto

 Seminario  Liberati dall’ansia! Trasforma la paura nel sentiero. In un ritiro di 5 giorni nella splendida cornice di Assisi (Italia) dal 12 al 17 agosto, Il Venerabile Geshe Dorji Damdul, insegnerà come coltivare una mente calma nelle tempeste della vita quotidiana.

 

Dopo tre anni, siamo onorati di poter ospitare ancora il Ven Gheshe Dorji Damdul, il direttore della Tibet House (il centro culturale di S. S. il Dalai Lama a Nuova Dehli) che tiene regolarmente conferenze in università ed istituti in Europa, negli Stati Uniti, a Singapore, dove insegna filosofia, psicologia, logica e pratica buddhista.  
Ci aiuterà a capire come esseri felici in questi tempi difficili. Pandemia, guerra, difficoltà economiche... ci stanno rubando il sonno e la pace mentale. Paura e ansia sono diventati i nostri quotidiani compagni di viaggio. Vivere così, sempre coi nervi a fior di pelle, sempre sotto stress, è faticoso e poco salutare!
Quando la paura ci paralizza, quando la rabbia esplode, quando la gelosia ci annebbia i pensieri... ci sentiamo impotenti: come se dovessimo fronteggiare uno Tsunami armati con un ombrello di carta.
C’è una notizia positiva: questo ombrello può diventare un potente scudo. Non siamo condannati ad essere soggiogati da emozioni distruttive. La felicità è un ‘diritto’, possiamo riappropiarcene.
Come fare? Come possiamo controllare la mente? Come disinnescare ansia e rabbia? Come possiamo attaversare le mareggiate della vita con calma e positività?
 Ci vengono in aiuto la psicologia buddhista della mente, varie tecniche di meditazione, la capacità di sviluppare bodhicitta, di capire la realtà convenzionale e ultima dei fenomeni; ci verrà in aiuto anche la fisica quantistica... in cinque giorni di preziosi insegnamenti impareremo come accendere la luce nel buio di una mente tormentata.  
Approfitteremo di un contesto speciale, Assisi, la culla di San Francesco, per arricchire gli insegnamenti con escursioni spirituali.
 
Il Venerable Geshe Dorji Damdul nel 2002 ha conseguito il titolo di Ghesce Lharampa (dottorato) all'Università monastica di Drepung Loseling. Ha frequentato per un anno il Gyudmed Tantric College per gli studi tantrici. Nel 2003, l'Ufficio di S.S. il Dalai Lama lo ha inviato all'Università di Cambridge, in Inghilterra, per studiare l'inglese.
Da marzo 2011 è il direttore della Tibet House di Nuova Delhi, centro culturale di Sua Santità il Dalai Lama. È stato (dal 2005) traduttore ufficiale di S.S., occupandosi anche della traduzione di molti testi dal tibetano all'inglese, come ‘Mulamadyamikakarika’ (Saggezza fondamentale della Via di Mezzo) di Arya Nagarjuna, ‘Bodhicaryavatara’ (Capitolo della Saggezza) di Acharya Shantideva.
Nel 2008 ha lavorato negli Stati Uniti con il prof. Paul Ekman della University of California Medical School, psicologo di fama mondiale (uno dei pionieri della scienza delle microespressioni facciali) al libro di S.S. il Dalai Lama ‘Emotional Awareness’, di cui è coautore il dr. Ekman.
È stato inoltre incaricato, insieme a pochi altri studiosi, di lavorare a vari libri di S.S. il Dalai Lama: ‘Oltre la religione’, e alla serie di libri ‘Arte della felicità’, scritti congiuntamente da S.S. il Dalai Lama e dal Prof. Howard Cutler. È stato uno dei redattori principali del libro di testo su scienza e filosofia buddista che viene utilizzato da Centri e Istituti di tutto il mondo per studiare in modo più approfondito filosofia, metafisica, epistemologia e scienza buddista.
 
Il seminario è organizzato dall’associazione Tso Pema (Lago di Fior di Loto) di Roma, un centro di cultura tibetana e di Dharma. Il suo obiettivo è diffondere il Dharma, la cultura tibetana e sostenere il popolo tibetano in esilio.   www.tsopemanonprofit.org
Il seminario si svolgerà ad Assisi, Hotel Domus Laetitiae (www.domuslaetitiaeassisi.it)  
Ci sono stanze singole, doppie e triple e per disabili, tutte con aria condizonata. Si può scegliere tra pensione completa o mezza pensione.  I posti sono limitati nell’hotel perché è Ferragosto.
Costi: 5 notti con la pensione completa in stanza singola a €375, in stanza doppia a €325 pp, in stanza tripla a €300 pp, più una quota di €75 a Tso Pema Non-Profit per le spese della traduzione e i voli di Ghesce Dorji Damdul.  E' possibile alloggiare fuori e seguire il ritiro.  E' richiesta la continuità ogni giorno.  L'insegnamento sarà in inglese con traduzione in italiano.
Iscrizioni entro: 30 giugno per chi volesse alloggiare nell’albergo con il gruppo di Tso Pema mandare una email a: tsopemanonprofit@gmail.com o messaggio Whatsapp a: (+39) 3472273691

mercoledì 6 luglio 2022

L’esplosione dell’ipocrisia dell’Occidente - di Carlo Rovelli

Carlo Rovelli (1956 - ) è un fisico, saggista e accademico italiano, specializzato in fisica teorica. Ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti e attualmente insegna in Francia all'Università di Aix-Marseille. Con la pubblicazione di Sette brevi lezioni di fisica (Adephi), conquistò le classifiche dei libri più venduti del 2014.   Il fisico Carlo Rovelli ha ricevuto una mail minacciosa: «Le auguro di morire presto, senza se e senza ma». Questo per le sue opinioni espresse su Facebook circa il conflitto in Ucraina (vedi: https://www.facebook.com/Prof.Rovelli  )  «Nella mia pagina – dice lo scienziato al Corriere – ho postato immagini di distruzioni causate da guerre del passato, o anche in corso lontano dall’Ucraina, con un commento ironico. Del tipo: “Kiev bombardata dai russi? No, Dresda distrutta dagli inglesi”. Solo un modo per ricordare che le guerre sono tutte orribili e l’Occidente è stato spietato quanto lo è oggi la Russia». .

Vi riporto l'intero articolo "Ipocrisia" - scritto da Carlo Rovelli con il quale mi identifico:

---  Poche volte mi sono sentito come in questo periodo, così lontano da tutto quanto leggo sui giornali e vedo alla televisione riguardo alla guerra ora in corso in Europa orientale.  Poche volte mi sono sentito così in dissidio con i discorsi dominanti.  Forse era dai tempi della mia adolescenza inquieta che non mi sentivo così ferito e offeso dal discorso publico intorno a me.  

Mi sono chiesto perché. In fondo, sono spesso in disaccordo con le scelte politiche e ideologiche dei paesi in cui vivo, ma questo è normale — siamo in tanti e abbiamo opinioni diverse, letture del mondo diverse.   Anche del mio pacifismo, poi, sono poi così sicuro?  Ho dubbi, come tutti.  Allora perché mi sento così turbato, ferito, spaventato, da quanto leggo su tutti i giornali, e sento ripetere all’infinito alla televisione, nei continui discorsi sulla guerra?

Oggi l’ho capito. L’ho capito proprio ritornando col pensiero al periodo della mia prima adolescenza, quando tanti anni fa la gioventù di tanti paesi del mondo cominciava a ribellarsi a uno stato di cose che le sembrava sbagliato. Cos’era stata quella prima spinta al cambiamento?   Non era l’ingiustizia sociale, non erano i popoli massacrati dal Napalm come i Vietnamiti, non era il perbenismo, la bigotteria, l’autoritarismo sciocco delle università e delle scuole, c’era qualcosa di più semplice, immediato, viscerale che ha ferito l’adolescenza di mezzo secolo fa e ha innescato le rivolte di tanti ragazzi e ragazze di allora: l’ipocrisia del mondo adulto.  

L’istintiva realizzazione da parte della limpidezza della gioventù che gli ideali ostentati erano sepolcri imbiancati. Che i nobili valori dichiarati erano coperture per un egoismo gretto.  Che l’ostentato moralismo, la pomposa prosopopea della scuola, la pretesa autorità delle istituzioni erano coperture per privilegi, sfruttamento, bassezze e grettezze. Questo d’un tratto era insopportabile, per gli occhi limpidi di un ragazzo o una ragazza. Sono passati tanti anni da allora. Il mondo mi appare infinitamente più complesso, difficile da decifrare, difficile da giudicare, di quanto mi apparisse allora.   L’illusione che tutto possa essere pulito e onesto nel mondo l’ho persa da tempo. Ma l’esplosione dell’ipocrisia dell’Occidente in questo ultimo anno è senza pari.   

D’un tratto, l’Occidente, tutti insieme in coro, ha cominciato a cantarsi come il detentore dei valori, il baluardo della libertà, il protettore dei popoli deboli, il garante della legalità, il guardiano della sacralità della vita umana, l’unica speranza per un mondo di pace e giustizia.   Questo canto a quanto l’Occidente sia buono e giusto e quanto gli stati autocratici siano cattivi è un coro in unisono ripetuto all’infinito da ogni articolo di giornale, ogni commentatore televisivo, ogni editoriale. La cattiveria feroce di Putin è additata, ostentata, ripetuta, declamata, all’infinito.  Ogni bomba che cade sull’Ucraina ci ripete quanto la Russia sia il male e noi il bene.

Io sarei felice di unirmi al coro, se ogni volta che condanniamo il fatto —del tutto condannabile— che una potenza militare abbia attaccato con futili pretesti un paese sovrano, mi aggiungerei al coro se ogni volta l’Occidente aggiungesse “E io Occidente quindi mi impegno a non fare mai più nulla di simile in futuro, come ho fatto in Afghanistan, in Irak, in Libia, a Grenada, a Cuba, e in tantissimi altri paesi. Lo abbiamo fatto ma ora che lo fanno i Russi ci rendiamo conto di quanto sia doloroso, non lo faremo più.”    Sarei felice di unirmi al coro, se ogni volta che condanniamo il fatto —del tutto condannabile— che i confini delle nazioni non sono rispettati, e la Russia ha riconosciuto l’indipendenza del Donbas, mi aggiungerei al coro se l’Occidente aggiungesse “E io Occidente quindi mi impegno a non fare mai più nulla di simile in futuro, come ho fatto quando ho subito riconosciuto l’indipendenza della Slovenia e della Croazia, cambiando i confini dell’Europa, innescando una sanguinosissima guerra civile, e strappando terre alla Yugoslavia.”

Sarei felice di unirmi al coro, se ogni volta che condanniamo il fatto —del tutto condannabile— che Mosca bombarda Kiev, ammazzando civili innocenti, adducendo come motivo che Kiev bombardava il Donbas, mi aggiungerei al coro se l’Occidente aggiungesse “E io Occidente quindi mi impegno a non fare mai più nulla di simile in futuro, come ho fatto quando ho bombardato Belgrado, uccidendo mille persone, donne e bambini innocenti, adducendo come motivo che Belgrado bombardava il Kossovo”.

Sarei felice di unirmi al coro, se ogni volta che condanniamo il fatto —del tutto condannabile— che la Russia pretende di cambiare il regime politico di Kiev perché questo regime le si ribella, mi aggiungerei al coro se l’Occidente aggiungesse “E io Occidente quindi mi impegno a non fare mai più nulla di simile in futuro, come ho fatto quando ho bombardato la Libia, invaso l’Irak, destabilizzato governi del mondo intero, dal Medio Oriente al Sud America, dal Cile all’Algeria, dall’Egitto alla Palestina, ogni volta che un popolo votava per un governo troppo poco favorevole agli interessi occidentali, buttando giù governi democraticamente eletti come in Algeria in Egitto o in Palestina, per invece sostenere dittature come in Arabia Saudita solo perché fa comodo, anche se i Sauditi continuano a massacrare Yemeniti”.     

Sarei felice di unirmi al coro che si commuove per i poveri Ucraini, se questo coro si commuovesse anche per gli Yemeniti, i Siriani, gli Afghani e tutti gli altri, con la pelle di tonalità leggermente diversa, invece di lasciare fuori tutti gli altri a marcire.

E forse sarei in disaccordo ma non così schifato, se semplicemente sentissi dire “siamo i più forti, vogliamo dominare il mondo con la violenza delle armi, per difendere la nostra ricchezza, e lo domineremo.  Almeno non ci sarebbe l’ipocrisia, almeno potremmo discutere se questa sia o no una scelta lungimirante, e non sia più lungimirante smorzare lo scontro e cercare collaborazione.

Invece siamo immersi nella più sfrenata ipocrisia.  Arriviamo a eccessi che rasentano il surrealismo.  I nostri giornali parlano della logica “imperiale" della Cina e della Russia.  La Cina non ha praticamente un solo soldato al di fuori dei confini cinesi riconosciuti internazionalmente. La Russia ne ha solo a pochi chilometri dai suoi confini. I più lontani sono in Transnitzia, a poche decine di chilometri dai suoi eserciti.  Gli Americani hanno centomila soldati in Europa, hanno basi militari in Centro America, in Sud America, in Africa, in Arabia Saudita, nel Pacifico, in Giappone, in Corea, e via via, praticamente ovunque nel mondo. Eccetto in Ucraina, dove pero le stavano iniziando.  Hanno portaerei nel mare della Cina.  Chi ha una politica imperiale?  Dalle coste cinesi si vedono le navi da guerra americane, non direi che da New York si vedano navi da guerra Cinesi. Eppure i nostri giornalisti surrealisti riescono distorcere la realtà fino a parlare della logica imperiale di Russia e Cina!   
Si paventa l’uso della bomba atomica. Ma è l’Occidente l’unico ad aver usato la bomba atomica per affermare con l’estrema violenza il suo incondizionato domino, addirittura guerra già vinta, nessun altro lo ha fatto.   Si dice che la Cina è aggressiva.  Ma non ha fatto una sola guerra dopo la Corea e il Vietnam, mentre l’Occidente ha fatto guerre in continuazione nel mondo intero.  Chi è l’impero?  

Il pentagono pubblica regolarmente liste di esseri umani uccisi in ogni parte del mondo dai suoi droni.  Riconosce pubblicamente che molti innocenti vengono uccisi per sbaglio. Il New York Times arriva all’orrore di scrivere un lungo articolo per denunciare il fatto che i poveri soldati americani che guidano questi droni da remoto non hanno abbastanza supporto psicologico per sopportare il duro lavoro e lo stress di dover spesso ammazzare innocenti!  Lo scandalo, per il paludato organo di stampa dei padroni del mondo, non è che siano ammazzati innocenti, è che i soldati che ammazzano non hanno adeguato supporto psicologico!  Neppure l’impero Assiro ricordato nell’antichità per la sua violenza era mai arrivato a una simile arroganza e disprezzo per il resto dell’ umanità!  Ma i nostri giornalisti ignorano felicemente che ogni settimana nel mondo qualcuno viene ucciso da droni americani, e ricordano piuttosto  indignatissimi di una persona uccisa dai russi anni fa a Londra….  Come sono orrendi i Russi!  E via via così…     

La Russia si è permessa di commettere anch’essa una versione in tono minore degli orrori che l’Occidente continua a commettere. L’Irak e L’Afghanistan non avevano fatto male a nessuno: l’Occidente li ha invasi e ha fatto molte centinaia di migliaia di morti, nelle due guerre. E si permette di fare l’anima candida con la Russia?  Che lo faccia promettendo di non invadere più nessun paese, di non infilarsi più in nessuna guerra, di non voler dominare il mondo con la violenza.  Allora mi unirò anch’io al coro di condanna dei cattivi Russi.   Abbiamo sentito l’assurdo. Gli Americani invocare la corte internazionale di giustizia, che hanno sempre ostacolato e a cui non hanno aderito. Invocare la legalità internazionale, quando le loro ultime guerre sono state condannate dalle Nazioni Unite e loro hanno fatto di tutto per esautorarle, compreso non pagare la loro quota.

Amo l’America.  Ci ho vissuto dieci anni.  La conosco. La ammiro.  Ne conosco gli splendori e gli orrori. La brillantezza delle sue università, la vitalità della sua economia, la miseria infame dei ghetti neri e dei ghetti bianchi, le sue carceri dove tengono quasi un americano ogni cento, la violenza per noi europei inconcepibile delle sue strade.   Amo anche l’Europa, dove sono nato. Ho amato quella che mi sembrava essere la tolleranza e la cautela ereditate dalla devastazione della Guerra Mondiale.  Ma non posso non vedere come questa parte ricca e potente del mondo stia sempre più chiudendosi su se stessa in un parossismo di violenza contro il resto del mondo e si stia trasformando in un sepolcro imbiancato.  Amo l’Occidente, ma per la ricchezza culturale che ha regalato al mondo intero, non per essere diventato padrone grazie alla la schiavitù, sterminando interi continenti, depredando tutto e continuando a farlo, non per questa sfrenata violenza e ipocrisia che continuano gli orrori del passato.

Amo anche la Cina e l’India, di cui pure ho visto miserie e splendori.  È stupido discutere su chi sia migliore, come se dovessimo tutti fare la stessa cosa, come se qualcuno dovesse necessariamente vincere sugli altri e imporre il proprio modo di esser agli altri.  Il problema del mondo non è chi deve comandare, che sistema politico dobbiamo adottare tutti uniformemente.  Il problema del mondo è come convivere, tollerarsi, rispettarsi,  collaborare. Il mondo ha diversi miliardi di abitanti.  La maggioranza di questi sono fuori dall’Occidente.  Ce ne sono in Cina, in India, in Russia, in Brasile, nel resto del Sud America, dell’Africa, dell’Asia.  Sono la maggioranza dell’umanità.  Non hanno più simpatia per l’Occidente.  Ne hanno sempre meno.  Non partecipano alle sanzioni contro la Russia, molti si sono rifiutati perfino di votare la condanna della Russia all’ONU, nonostante la Russia fosse ovviamente condannabile.  Non perché siano cattivi, perché amino la violenza, o abbiano biechi motivi.  Ma perché vedono la sfrenata ipocrisia dell’Occidente, che riempie il mondo dei suoi eserciti, si sente libero di massacrare, e poi fa l’anima candida se un altro si comporta male. Il mondo, nella sua vasta maggioranza, vorrebbe che i problemi comuni dell’umanità, il riscaldamento climatico, le pandemie, la povertà, fossero affrontati in comune, con decisioni prese in comune.  Vorrebbe che le Nazioni Unite contassero dii più.  L’Occidente  blocca questa collaborazione, si sente in diritto di comandare, perché ha le armi dalla sua, la violenza dalla sua.  

Ora l’Occidente si sente inquieto perché la Cina sta diventando ricca, per questo la stuzzica, la provoca, la accusa di ogni cosa accusabile (e ce ne sono: scagli la prima pietra chi è senza colpe). L’Occidente cerca lo scontro con la Cina.  Vorrebbe umiliarla militarmente prima che cresca troppo e questo diventi impossibile.  La classe dominante occidentale ci sta portando verso la terza guerra mondiale.   I problemi dell’Ukraina si potrebbero risolvere come alla fine l’Occidente ha voluto risolvere la Yugoslavia: una guerra civile che si trascina da tempo, con interventi militari esterni, che ha portato a una separazione in parti diverse.  Ma l'Occidente non vuole una soluzione, vuole fare male alla Russia. Non fa che ripeterlo.  Alla televisione sfilano le facce felici delle riunioni dei leaders occidentali, felici delle loro portaerei, le loro bombe atomiche, le loro armi innumerevoli, trilioni di euro usati per fare armi, con cui si potrebbero  risolvere i problemi del mondo, e invece sono usati per rafforzare un predomino violento sul mondo.  

E tutto questo colorato delle belle parole: democrazia, libertà, rispetto delle nazioni, pace, rispetto della legalità internazionale, rispetto della legge.  Dietro, come zombi, i giornalisti e gli editorialisti a ripetere.   Sepolcri imbiancati.  Su una scia di sangue di milioni di morti straziati negli ultimi decenni dalle nostre bombe.  Da Hiroshima a Kabul.  E continueranno...

Temi fondanti dell'insegnamento del Buddha.

 La meditazione fa parte dell'ottuplice sentiero. Nel buddhismo, le due forme prevalenti di meditazione sono: la meditazione di raccoglimento, o calma concentrata chiamata samadhi, samatha e la meditazione di consapevolezza o chiara visione, satipatthana o vipassana

Nella prima la consegna è quella di focalizzare l'attenzione cosciente su un unico oggetto (per esempio il respiro, una parte del corpo, una parola, una frase). La seconda è coltivazione della prontezza e della pazienza nel ritornare all'oggetto prescelto. Nella seconda la consapevolezza non resta fissa su un oggetto ma resta sveglia ed attenta in modo equanime, in modo non giudicante, a tutto ciò che si presenta ai sensi e alla mente. Si diventa osservatori umili e silenziosi della mente, e si percepiscono i tre aspetti fondamentali dell'esistenza: 1- impermanezza (anicca), 2- sofferenza (dukkha) che include disagio esistenziale, attaccamento, avversione, ignoranza; 3- Non sè (anatta), non esiste un'entità solida e permanente. 

L'ottuplice sentiero è la quarta nobile verità, ossia il cammino che conduce al superamento della sofferenza.  1- Retta comprensione, 2- retta intenzione, 3- retta parola, 4- retta azione (ossia vivere secondo i cinque precetti: non uccidere, non rubare, non commettere adulterio - I monaci devono vivere in castità, non mentire, non assumere sostanze intossicanti)  5- retti mezzi di sussistenza ( vivere con occupazioni fondate sull'onestà), 6- Retta sforzo, Retta consapevolezza, 8- Retto raccoglimento.

Le altre tre verità sono: la verità della sofferenza, la verità dell'origine della sofferenza, la verità della cessazione della sofferenza. 

L'ottuplice sentiero è considerata in sintesi una sinergia di comprensione-saggezza, etica e meditazione. L'obiettivo del percorso spirituale è sviluppare le quattro qualità sconfinate del cuore che sono: 1-  mettà, o benevolenza, 2-  karuna o compassione, 3- mudità o gioia compartecipe,  4- upekkha o equanimità.

Benevolenza è coltivare la felicità per gli altri e per se stessi, Compassione è la coltivazione dello stesso sentimento nei confronti di chi soffre. La gioia compartecipe è la capacità di gioire del bene altrui, e equanimità nel rapportarsi agli eventi. La consapevolezza ha strutturalmente le radici dell'amore-saggezza-equanimità.

I Tre Rifugi o Gemme, ovvero le tre cose reputate più importanti nella tradizione buddhista sono: il Buddha, il Dharma, il Sangha. Oggi in Occidente per sangha si intende la comunità dei praticanti.  La presa di rifugio formale nelle tre Gemme si esprime ripetendo per tre volte la frase "Prendo rifugio" riferita a ciascuna di esse. Chi vuole formalmente aderire al buddhismo lo fa in presenza di un monaco e di altri praticanti.

Il silenzio tra due onde - Corrado Pensa

 Nel testo Il silenzio tra due onde. Il Buddha, la meditazione, la fiducia - Corrado Pensa, autorevole esperto di buddhismo Therevada ci parla della pratica quotidiana di meditazione e della consapevolezza in azione. In modo particolare ci parla della lenta trasformazione del nostro quotidiano in virtù di una risposta ricettiva all'insegnamento del Dharma.

Corrado Pensa è dal 1987 insegnante guida dell'A.ME.CO. (Associazione per la meditazione di consapevolezza) di Roma. E' stato per anni docente di Filosofia dell'India presso l'università la Sapienza di Roma, oltre che psicoterapeuta junghiano. E' considerato un autorevole insegnante di meditazione buddhista e conduce ritiri intensivi..

Oggi la via più usata per iniziare un cammino interiore è la pratica formale. La pratica va affrontata con distensione e lentezza, e si deve cercare di alimentare la motivazione, altrimenti diventerà una dei tanti impegni della giornata da depennare. La pratica formale rientra nella quarta verità dell'ottuplice sentiero che si prefigge la liberazione dalla sofferenza (retta comprensione, retta motivazione, retta azione, retta parola, retti mezzi di sussistenza, retto sforzo, retta consapevolezza, retta calma concentrata).  (1- Verità della sofferenza, 2- verità dell'origine, 3- verità dell'estinzione, 4- verità del cammino).

E' necessario addestrare la nostra mente per comprendere quali aspetti provocano la sofferenza, e questo addestramento viene chiamato cittabhavana ossia coltivazione della mente, educazione della mente, meditazione. La pratica meditativa ci mette in contatto in maniera unica con la sofferenza (dukka) che noi stessi creiamo, e nello stesso modo ci fa vedere la capità di trascendere la sofferenza.  Se durante la pratica non riusciamo a focalizzare gli aspetti che ci fanno soffrire, è meglio lasciare perdere temporaneamente altrimenti aggiungiamo sofferenza.

Il sutta recita: C'è una via di mezzo tra l'indulgere nella ricerca degli oggetti sensoriali (idee, emozioni, pensieri, immagini) e l'automortificazione (intesa anche come colpevolizzarsi e autosvalutarsi). La via di mezzo esposta non è niente altro che l'ottoplice sentiero dove viene usato sempre l'aggettivo retto.

Cosa provoca la sofferenza? La nascita è sofferenza, la malattia è sofferenza, l'associazione con lo spiacevole è sofferenza, la separazione da ciò che amiamo è sofferenza, non ottenere ciò che vogliamo è sofferenza.  I cinque aggregati di attaccamento sono sofferenza.  I cinque aggregati sono il corpo,  le percezioni, le sensazioni, le formazioni mentali, la coscienza. L'attaccamento, tanha, al corpo-mente provoca sofferenza.

La sofferenza va riconosciuta (esiste dukka, disagio) e compresa, se non si fa appello alla'anukampa, la simpatia e la compassione difficilmente riusciremo a farlo.   Di fatto, ognuno di noi infligge a se stesso una lunga lista di sofferenze non necessarie che, non abbiamo nè riconosciuto, nè compreso.  Dovremmo ripetere più spesso frasi di benevolenza nei confronti di noi stessi.   La pratica in azione può diventare lo strumento di approfondimento per eccelelnza di ciò che abbiamo intravisto nella pratica formale.

Si comincia nella quotidianità ad intravedere una stretta dipendenza io-altri, ad emergere una diversa visione di noi stessi, meno preoccupata di sè, meno incline alla negatività e all'attaccamento. Con la pratica, cominciamo ad apprezzare la vita ed ad attenuare la nostra inclinazione alla infelicità. Anche di fronte alla morte si cambia posizione, si passa dalla paura al rispetto e ciò contribuisce a cambiare la qualità della vita.   L'amore per la pratica porta l'aspirazione al risveglio, al desiderio del bene per tutti.

L'ottoplice sentiero prevede tre gruppi di fattori: saggezza (retta motivazione, retta comprensione) etica  e meditazione. E' importante gestire i pensieri. Come il Buddha diceva: "Monaci, qualunque cosa un monaco frequentemente pensa e sulla quale si sofferma, ciò diventerà l'inclinazione della sua mente".

Secondo un grande maestro contemporaneo Ajahn Maha Boowa il cammino meditativo si presenta come una saggia alternanza di fasi di investigazione e fasi di concentrazione. Nelle fasi di concentrazione la mente si riposa e solo quando la mente è riposata si può investigare su ciò che giova e su ciò che nuoce.

Non si dovrebbe differire la pratica della meditazione, più presto si inizia e si svilupperà la motivazione più presto la mente prenderà una direzione salutare.

Il cuore dell'orgoglio sta proprio nella compulsione a confrontarsi, ossia comparare il concetto che si ha di se stessi con il concetto che si ha degli altri. I grandi traguardi del cammino interiore presuppongono un progressivo lasciar andare frammenti di attaccamento e egoità. Il lasciar andare dona invece di togliere.  Un'altro ostacolo al progresso in campo spirituale è il giudicare, In un passo il Buddha dichiara che il non giudicare è l'essenza stessa della virtù. La mente giudicante è di grande ostacolo alla mente discernente, che significa esprimere un giudizio giusto privo di avversione.

Un esempio evidente di coltivazione dell'infelicità è l'indulgere mentalmente (ossia dare priorità)  in negatività varie, riguardo a noi stessi, gli altri, situazioni passate, presenti e future.  Queste afflizioni mentali si superano non in virtù di azioni o parole, ma vedendole con chiarezza, vedendo con chiarezza i nostri circuiti negativi.  Anche l'attaccamento è uno di questi circuiti negativi ed è una risposta sbagliata la nostro desiderio di benessere. L'attaccamento si riferisce anche ai pensieri e giudizi, ed abbiamo paura che perdendoli, perderemo anche la nostra identità. Spesso questo genera paure ed ansie di essere sostanzialmente indefinibili. Occorre capire che ogni pensiero è autoreferenziale. Per la maggior parte del tempo è tutto un pensare-giudicare-reagire-immaginare-concettualizzare che nell'insegnamento di Buddha è chiamato proliferazione mentale. La proliferazione dei pensieri e l'attaccamento si rafforzano a vicenda. Il solo modo per uscire da questo tunnel è la pratica meditativa e la fiducia nella consapevolezza. La consapevolezza dovrebeb portare pace, saggezza e compassione.

Coltivare il rapporto con noi stessi ha un'inevitabile ricaduta sui nostri rapporti con gli altri, e non può che generare fiducia. Il Buddha sottolinea l'importanza cruciale delle buone relazioni, soprattutto per una persona con una mente ancora immatura. Nel buddhismo si parla di amico spirituale e di sangha (la comunità). L'affrontare relazioni difficili ci può aiutare a far appassire delle nostre negatività, come ad esempio lo spirito di rivalsa, quel voler colpire, ferire perchè siamo stati colpiti e feriti, o il desiderio di far pagare a qualcuno il nostro sentirci esclusi, abbandonati, non amati. Dal sentimento di rivalsa al risentimento cronico il passo è breve.

Il Buddha dice: "Il nobile discepolo che ha udito che tutto brucia in virtù del fuoco dell'attaccamento, dell'avversione e dell'ignoranza, riesce a vedere che tutto brucia, allora concepisce nibbida."    Nibbida è un piccolo risveglio e significa non trovare più niente, quindi il discepolo percepisce un sereno disincanto e all'equanimità.  E da nibbida si passa al non-attaccamento, alla liberazione, alla conoscenza della liberazione.

Mano a mano che si procede nella pratica, si è meno in fiamme, si sviluppa gradualmente il non attaccamento, equanimità, l'essere spassionati.  Ma non è un diventare un essere disanimato, santo e morto nello stesso tempo.  L'equanimità è definita il tranquillo flusso della mente, e l'equilibrio si manifesta in una mente che non è nè depressa, nè eccitata. equanimità è definita anche come rispondere rapidamente nel modo giusto ad una circostanza, agire quindi con creatività e adeguatamente.

Ritiri lunghi, brevi, individuali sono tutti dei piccoli incentivi per favorire quel piccolo risveglio che è nibbida.


Il silenzio tra due onde (2) - Corrado Pensa

  Nel testo Il silenzio tra due onde. Il Buddha, la meditazione, la fiducia - Corrado Pensa, autorevole esperto di buddhismo Therevada ci parla della pratica quotidiana di meditazione e della consapevolezza in azione. In modo particolare ci parla della lenta trasformazione del nostro quotidiano in virtù di una risposta ricettiva all'insegnamento del Dharma.

Corrado Pensa è dal 1987 insegnante guida dell'A.ME.CO. (Associazione per la meditazione di consapevolezza) di Roma. E' stato per anni docente di Filosofia dell'India presso l'università la Sapienza di Roma, oltre che psicoterapeuta junghiano. 

E' considerato un autorevole insegnante di meditazione buddhista e conduce ritiri intensivi.

L'apice del percorso meditativo è il conseguimento di stati di assorbimento profondo (jhana). Allo stesso tempo il Buddha non cessò mai di sottolineare l'importanza del raccoglimento, del samadhi, della calma concentrata. Comunque samatha o samadhi è un fondamento importante e deve servire alla vipassana, ossia a vedere ed acquisire una chiara visione.  Spesso ci si sofferma su stati di raccoglimento mentale, che sono piacevoli e danno un senso di forza e si lascia cadere la consapevolezza investigativa (caratteristica della vipassana). In molti sutta o insegnamenti del Buddha vengono descritti alcuni tipi di impedimento alla calma concentrata e i relativi antidoti.   Importante è dunque il raccoglimento (samatha), se non si possiedono basi di stabilità meditativa ci sarà il rischio che, ponendoci domande investigative, si andrà a rafforzare quella proliferazione mentale che si accompagna alla rabbia.

Un altro aspetto importante nel percorso meditativo, è quello di mantenere la pratica pura, ossia evitare che diventi meccanica, e come dice Suzuki Roshi occorre mantenere la "mente di principiante". Le relazioni interpersonali sono un momento fondamentale di occasione di pratica, soprattutto con i familiari. Essere presenti nelle relazioni è difficile ma nello stesso nutriente, sia per noi che per gli altri; un solo attimo di presenza è un raggio di luce. Il primo impedimento alle relazioni sono le aspettative sull'altra persona e il paragonarsi ad essa. Il secondo è il fare attenzione ai giudizie ai risentimenti. Il terzo impedimento è l'essere spesso distratti nei confronti dell'altro. Il quarto impedimento è l'irrequietezza, ossia si cerca di andare da una relazione all'altra. Spesso non abbiamo una costanza di relazione ed è la sindrome "molte relazioni, nessuna relazione". L'avere molte relazione potrebbe apparire una grande apertura interpersonale, mentre in realtà, si tratta di una fuga dal rapporto. Ne abbiamo paura. Il quinto impedimento è il dubbio e la diffidenza, ossia la difficoltà a credere alla stima, all'amicia, all'affetto da parte di chi ci sta intorno.

O monaci, alcuni monaci male avvisati aprrendon il Dhamma, ma avendo appreso il Dhamma, non esaminano il significato (attha) di quegli insegnamenti secondo saggezza (panna).  Molti utilizzano la conoscenza del Dhamma per vincere nei dibattiti e lo vedono come uno strumento per sentirsi superiori agli altri.  Il Dhamma deve servire ad attraversare il mare dela sofferenza e non deve diventare oggetto di attaccamento. La costruzione della zattera corrisponde alla coltivazione della pratica, e alla  pratica bisogna dedicare il tempo di prima qualità (prime time) dove si conserva freschezza e qualità.

La pratica si divide in formale (meditazione e ritiri) e informale (i rapporti interpersonali) e sono entrambe importanti. La vita pratica diventa la palestra della pratica informale o pratica in azione che è molto più difficile da esercitare.  Nelle relazioni occorre utilizzare l'equanimità e il discernimento, che ci aiuta semplicemente ad esprimere con semplicità il nostro disaccordo o ad accettare critiche.  

Nelle relazioni le tre sfere (parola, azione e pensieri) sono intimamente connesse e interdipendenti. Nelle relazioni bisogna allenarsi ad allontanarsi dalla reattività ed avanzare verso la retta parola, la retta azione, verso l'equanimità.  Le relazioni sono un potente strumento di purificazione mentale e come dice Krishnamurti: "la relazione è un processo di autorivelazione, ci rivela a noi stessi".  Dovremmo scegliere a chi intendiamo riserbare la nostra ttenzione, e farlo in profondità. 

Dovremmo utilizzare e trasformare anche il più piccolo disagio in intenzione di pratica e lavoro diretto sulle difficoltà. Non alimentare la proliferazione mentale e l'identificazione con i pensieri negativi è un orogramma molto difficile.  Il lasciar andare è la risposta più efficace alla sofferenza (dukkha) e le sue cause.  Non dobbiamo però confondere il lasciar andare con passività e abulia.  Spesso ci trasciniamo dietro un peso e come dice Ajahn Chah se lo lasciamo andare, abbiamo paura che non ci resti più niente. Continuiamo così a portarcelo dietro.   Avversione, ignoranza ed attaccamento sono i tre veleni dai quali occorre liberarsi.

Lavorare alla ricerca del positivo, lottando contro la tendenza al negativo, è assolutamente cruciale nel cammino interiore.  Il dalai Lama dice: "L'affetto e la compassione sono qualcosa di assolutamente indispensabile nella nostra vita di ogni giorno. Dobbiamo cercare di capire attraverso il discernimento se la nostra reazione negativa è dovuta all'attaccamento o al disagio".

I cinque elementi che rafforzano la pratica sono la perseveranza, stabilizzazione sia psicologica sia fisica, la chiara visione (consapevolezza di quello che facciamo).

lunedì 27 giugno 2022

La pandemia, la guerra, la crisi ecologica: la via della NonViolenza

Articolo scritto da Roberto Fantini    Conversazione con Linda Maggiori, autrice di Semi di Pace!*

Abbiamo conosciuto Linda Maggiori all’inizio di giugno, a Roma, alla presentazione del suo Semi di pace! (La nonviolenza per curare un mondo minacciato da crisi ecologica, pandemia e guerra, Centro Gandhi Edizioni), libro bellissimo, straordinariamente illuminante, capace di fornire preziose chiavi di lettura su quanto accaduto in questi ultimi anni terribili, e capace di suggerire, su basi anche sperimentali, possibili concrete ed efficaci alternative al disumano sistema dominante. Linda è veramente una persona ammirevole, per la fermezza, la coerenza e la forza gentile con cui cerca di portare  avanti non soltanto intelligenti discorsi controcorrente, ma anche e soprattutto per l’impegno da lei gioiosamente condotto nel praticare uno stile di vita ispirato con lucida sapienza a valori autenticamente ecopacifisti.   Con lei è nata la conversazione che segue.

 “Discriminare un essere umano, che magari era tuo amico, cacciarlo da un bar o dall’università o da un bus, dalla propria casa, accettare il fatto di dover presentare una tessera per lavorare o studiare, respingere un parente perché ha fatto una scelta diversa dalla tua. Come è potuto accadere, come è stato accettato?
Con queste parole, Linda, sei riuscita a mettere a fuoco, i due interrogativi cruciali relativi a quanto accaduto nel nostro Paese, nei mesi passati, con l’introduzione del green pass, nelle sue varie declinazioni.
Qualcosa di terribile è accaduto. Qualcosa che non avremmo mai, fino a poco tempo fa, potuto immaginare.  Ti ritieni soddisfatta delle risposte che sei riuscita a darti con la scrittura del tuo libro o ci sono ancora aspetti della vicenda che non riesci a spiegarti? 

Linda:  - Ancora adesso sono sconvolta dall'efficacia delle strategie di psicologia sociale di manipolazione del consenso. Terrorizzare, martellare con continui messaggi sempre uguali, trovare un capro espiatorio, mettere gli uni contro gli altri, aizzare la rabbia del popolo contro un ipotetico nemico interno, premiare gli zelanti, umiliare i riottosi... ha sempre funzionato e sempre funzionerà, anche nelle nostre "democrazie occidentali". Per me è davvero qualcosa di inedito, che fa crollare tanti punti di riferimento, e di difficile comprensione, ancora adesso. E' incredibile come si possa scatenare la guerra civile tra gente che fino a poco prima viveva senza problemi insieme. Ma la storia ce lo insegna da tempo, e non c'è forse niente di nuovo sotto al sole, come dice una musicista, che ha rilasciato una toccante testimonianza nel mio libro. Nel libro traccio la trama degli interessi che sono sotto a queste gestioni autoritarie e tecnocratiche delle crisi:  i grandi capitali finanziari traggono profitto da ogni crisi, come diceva Naomi Klein e lo abbiamo visto chi si è arricchito, chi è sprofondato.
Difficile davvero resta e resterà il comprendere fino in fondo come sia stato possibile scardinare, con tanta facilità, i valori fondativi della moderna civiltà democratica relativi a libertà, uguaglianza e solidarietà.

Roberto: - Tu esprimi stupore ed amarezza a proposito di come la sinistra italiana e i sindacati abbiano potuto tollerare e sostenere le misure governative liberticide e discriminatorie, anche le più severe.
 Ma, mi chiedo, non è ancora più sconcertante il silenzio o la complicità di buona parte del mondo cattolico, di quello del volontariato e dell’associazionismo (soprattutto quello relativo ai diritti umani)?

 Linda: -  Assolutamente sì, e aggiungo alla lista anche il mondo ambientalista dal quale io derivo. Ora che ne siamo fuori, o almeno siamo in mezzo ad una parentesi, è come se quel periodo di discriminazione sia un vuoto spazio temporale, un blackout di coscienza. Fino a qualche mese fa io (come tanti altri) ero trattata come un paria, esclusa dalle riunioni, respinta dai bus, o dalle biblioteche, e quasi nessuno degli amici attivisti si indignava, ma tollerava in silenzio o ne era un fiero sostenitore. Proprio coloro che da anni lottavano per le minoranze oppresse e per tutti gli emarginati, improvvisamente hanno accettato questa barriera invisibile, che separava umani da subumani, cittadini di serie A da cittadini di serie B. Hanno accettato la soppressione dei diritti di base. Qualcosa di pazzesco e surreale. Ora che siamo di nuovo tutti uguali, queste associazioni preferiscono glissare, non ricordare, non rivangare. C'è stato davvero un atteggiamento poco onesto da parte di tante associazioni. Uniche eccezioni: Amnesty, a gennaio, fece un timido comunicato contro le discriminazioni e anche Attac Roma lanciò pesanti e preoccupanti moniti, che ho prontamente citato nel libro, e ovviamente il mio gruppo Famiglie senza Auto. Per il resto il vuoto cosmico, a parte, come racconto, semi di pace che germogliavano qua e là, ma non da associazioni "storiche".

Roberto: - Ampio spazio hai giustamente dedicato al mondo della scuola, probabilmente quello più flagellato dai vari provvedimenti governativi. Sei arrivata a scrivere parole durissime come le seguenti: “In pratica il governo ammette di usare una logica fascista” (p. 44) Qualcuno, certamente, potrà dire che hai esagerato …

Linda: - Sicuramente lo diranno, ma la logica purtroppo è quella. La logica fascista è sempre stata "credere, obbedire combattere" e così gli insegnanti non vaccinati, pur non essendo pericolosi, sono stati puniti per non aver obbedito. Non facevano male a nessuno, ma sono stati prima sospesi, poi demansionati, come un mobbing di stato. Una scuola che privilegia l'obbedienza cieca e punisce e umilia chi dissente usa una logica e una modalità educativa fascista, una pedagogia nera. Esattamente il contrario dell'insegnamento di Don Milani che diceva che l'obbedienza non è più una virtù!

 Nonostante questa devastante pressione per schiacciare la scuola pubblica, io ancora ci credo. Tutti e quattro i nostri figli vanno nelle scuole pubbliche, sono consigliera nel consiglio di istituto, e resto a combattere per migliorarle. So che ci sono tante scuole parentali, ma non tutti possono permettersi di pagare 2-300 euro al mese per ogni figlio. Non mi sembra neppure giusto che si stia andando verso un modello americano, con una scuola pubblica rottame e fiorenti scuole private.

 Come diceva ancora Don Milani, uscire da un problema insieme è politica, uscirne da soli è egoismo.
 
 Roberto:  -   Il tuo libro parla veramente di tante cose. Una delle sezioni che ho trovato più interessanti e più originali è quella dedicata alle varie iniziative sorte per fronteggiare i disagi, le proibizioni e i problemi che si sono abbattuti su coloro (a volte intere famiglie) che non hanno accettato l’inoculazione forzata del cosiddetto “vaccino”.
Hai fatto veramente bene a raccontarci di tante esperienze e di tante iniziative belle, intelligenti e, soprattutto, utili! Non credi, però, che, nel complesso, la popolazione italiana abbia troppo subito e continui a troppo subire le strategie governative, senza esercitare nessuna forma di pensiero critico?

Linda: -    Sì, nonostante tanti semi di pace germogliati qua e là, la veduta complessiva è desolante. Una società spaccata, divisa e piegata, dove chi crea alternative lo fa in modo pressoché clandestino. Come spesso accade, invece che riflettere su ciò che è accaduto e cercare di comprendere, si preferisce dimenticare e non parlarne. Per questo ho voluto scrivere un libro, perché è successo qualcosa di così grosso, nella nostra società, che non possiamo dimenticare. Anche la libertà di stampa è crollata. Anch'io ne ho fatto le spese. Collaboravo con un quotidiano di sinistra, ma dopo aver criticato pubblicamente la gestione della pandemia e la linea editoriale filogovernativa, sono stata di fatto messa da parte.
 La vita da freelance e scrittrice indipendente è sempre più difficile, in questo paese.

https://www.flipnews.org/component/k2/semi-di-pace-la-nonviolenza-per-curare-un-mondo-minacciato-da-crisi-ecologica-pandemia-e-guerra.html

domenica 26 giugno 2022

Radio immaginaria - la radio degli adolescenti

Radioimmaginaria è la prima e unica radio realizzata e condotta da adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 17 anni. È nata nel 2012 a Castel Guelfo di Bologna. Il progetto coinvolge circa 300 ragazzi in tutta Italia e in Europa, producendo contenuti in 5 lingue da 50 antenne, di cui 10 nelle province di Bologna e Ravenna.   Vedi link: https://radioimmaginaria.it/

Trasmette da novembre 2014 anche da Castel San Pietro Terme, via web sulla piattaforma Spreaker (www.spreaker.com) un programma settimanale che oggi vanta oltre 190.000 ascolti. La presenza social di Radioimmaginaria vanta una global reach su Facebook fino a 10.500.000 di contatti settimanali, oltre 26.000 fan di pagina, oltre 6.000 fan su Spreaker, un seguito in crescita su Twitter e gli altri social.  Nella  radio nessuno adulto si impiccia dei contenuti e tutti gli speaker possono dire quello che pensano. Gli articoli  per comodità sono stati divisi in 4 categorie: Detective, Eco, Nerd e Pop.

La Fondazione del Monte sostiene Radioimmaginaria sin dalla sua nascita, quando era un progetto extra-scolastico.  Dall’acquisto delle prime attrezzature, Radioimmaginaria ha fatto tanta strada. Sono trascorsi anni di podcast che spaziavano da educazione sessuale a temi ambientali, sono aumentate le redazioni e il numero di ragazzi che hanno trovato nella radio uno spazio di parola dove esprimersi. Grazie alla straordinaria crescita del progetto, sono nate attività complementari, dalla collaborazione con Rai 2 a Oltrape, un viaggio da Bologna a Stoccolma per parlare di ambiente, che presto sarà raccontato in un documentario edito da Fabrica.
Radioimmaginaria continua a proporsi come un medium di riferimento per i ragazzi, con l’obiettivo di sviluppare le potenzialità degli adolescenti in un ambiente inclusivo, senza distinzioni derivanti da estrazione sociale, lingua o diversa abilità.

Con le puntate e gli articoli gli adolescenti provano a raccontare il mondo dal loro punto di vista, cercando di collegare quanti più ragazzi possibili, perché nelle camerette delle città di tutto il mondo c'è un adolescente che ha qualcosa di importante da dire.
Radioimmaginaria è un'antenna pronta a trasmettere e ricevere i segnali del mondo che verrà.

La campagna globale Conscious Planet promossa dal Maestro di yoga Sadhguru,

Che cosa accomuna Londra, Amsterdam, Berlino, Praga, Vienna, Lubiana e Roma? Queste città sono diventate le prime tappe di un lungo viaggio per sensibilizzare pubblico e governi contro la desertificazione del suolo.  Si tratta di un’iniziativa promossa dalla campagna globale Conscious Planet che nel 2022 ha lanciato il movimento “Save Soil” per avviare un approccio consapevole al suolo e al pianeta.
Il progetto prevede un viaggio in moto per oltre 30mila km da Londra al Sud dell'India guidato dal fondatore di Conscious Planet, Sadhguru, il maestro di yoga più seguito al mondo con oltre 1 miliardo di visualizzazioni su YouTube e più di 20 milioni di follower sui social.

Jaggi Vasudev, comunemente conosciuto come Sadhguru, è un mistico e yogi indiano premiato Padma Vibhushan, e autore di best seller per il New York Times. La sua fondazione Isha Foundation è una organizzazione no-profit che ha come obiettivo lo sviluppo umano e la rivilitazzione sociale. Vedi sito: https://isha.sadhguru.org/global/en


La risonanza mediatica, infatti, è una delle leve principali del movimento “Save Soil” che coinvolge moltissimi media e influencer per far sì che durante il viaggio di cento giorni, avviato il 21 marzo 2022, si parli su larga scala del suolo. L’obiettivo è attraversare 25 Paesi, organizzando 25 eventi con influencer internazionali, per raggiungere 3,5 miliardi di persone. Lo yogi Sadhguru lungo il suo percorso sta incontrando molti leader internazionali e rappresentanti dei governi nazionali per convincerli a stabilire politiche durature che rivitalizzino il suolo e l’ecologia.

La tappa romana e il contributo di artisti e del Wfp. Il 2 aprile il fondatore è arrivato a Roma e per l’occasione Conscious Planet ha organizzato un grande evento presso l’Auditorium Parco della Musica. La prima parte della manifestazione ha visto alternarsi sul palco celebri cantanti che, a seguito della propria performance, hanno espresso vicinanza alla campagna. Ad aprire l’evento Malika Ayane seguita poi da Giovanni Caccamo, Noemi.  Hanno partecipato anche Elisa, in veste sia di cantante che di intervistatrice dello yogi Sadhguru e Fabio Volo. Sadhguru ha posto all’attenzione del pubblico l’importanza dell’attività di fotosintesi che negli ultimi 100 anni si è ridotta dell’85%. Secondo lui, è bene preoccuparsi dell’anidride carbonica, ma è fondamentale porre l’accento soprattutto sull’ossigeno, alla base della vita sulla terra. L’ossigeno è prodotto da microorganismi tramite la fotosintesi che oggi, appunto, è sensibilmente diminuita: “No healthy soil no life” (no suolo sano, no vita) ha sottolineato il fondatore, aggiungendo anche che un suolo sano è il presupposto per persone sane. Lo yogi, di origini indiane, ha ricordato poi che il suolo dell’India è coltivabile da oltre 12mila anni, ma negli ultimi 45 anni la qualità del suolo coltivabile è scesa a tal punto che il terreno è prossimo alla desertificazione. Per questo ha deciso di creare un movimento di opinione che convinca i governi democratici a intervenire a favore del suolo: “Save Soil” crede che in ogni democrazia le persone siano il valore principale e l’obiettivo della campagna è mobilitare i cittadini affinché spingano i governi a promuovere politiche di lunga durata per il bene del pianeta. Sadhguru ha sottolineato un ulteriore aspetto importante della campagna “Save Soil” e cioè che il movimento non ha nemici e non è contro nessuno. La generazione attuale, evidenzia il fondatore della campagna, è l’ultima che può opporsi al disastro ambientale: ognuno di noi è direttamente o indirettamente responsabile del suolo, ma allo stesso tempo, ha ricordato Sadhguru, siamo anche tutti parte della soluzione e pertanto è nostro compito collaborare. 

Non un movimento di protesta, dunque, ma un modo di agire adesso per non pentirci quando non sarà più possibile farlo. Per ribadire l’importanza della rivitalizzazione del suolo e gli effetti devastanti degli ultimi decenni, lo yogi ha messo in luce il fatto che per assimilare le stesse sostanze nutritive che erano presenti in un’arancia vent’anni fa, oggigiorno occorre mangiare otto arance. Questo esempio offre un’immagine chiara dell’impoverimento del suolo per cui è necessario fare il possibile per invertire la tendenza. Per dirla con le parole dello yogi fondatore di “Save Soil”: “Dobbiamo essere consapevoli che se uccidiamo il suolo, uccidiamo il pianeta. Tutte le altre questioni sono rilevanti solo se abbiamo un pianeta”. Il viaggio di Conscious Planet continua.

È possibile rivedere l’evento di Roma a questo link. https://www.youtube.com/watch?v=pBpTT8otD6U

Festeggiamo insieme l'87° compleanno del nostro Dalai Lama a Roma il 6 luglio

L'associazione Tso Pema Non-Profit organizza, in occasione del compleanno di Sua Santità il Dalai Lama, una breve puja seguita da una cena tibetana la sera del 6 luglio alla sede a Trastevere.  
 Bisogna prenotare entro il 5 luglio o con Whatsapp 3472273691 o con la mail tsopemanonprofit@gmail.com
Ci sarà anche il nostro mercatino tibetano.  La serata è soggetto a cambiamenti causa del tempo meteo.  
L'associazione ha una pagina su YouTube dove si possono trovare insegnamenti di SS Dalai Lama, di Ghesce Soepa, e gli insegnamenti di Ghesce Dorji Damdul.
La pagina Facebook dell'associazione è la seguente:  https://www.youtube.com/channel/UCClKDTp0znLWREFsQ39gcVQ 

mercoledì 22 giugno 2022

Yoga agli orti urbani di Tre Pini (Roma)

Yoga  a via Brasini 139 all'orto urbano (Parco Ort9)


La giornata sullo yoga organizzata dalla FAO staff-coop

Il 21 giugno 2022 è stata celebrata la giornata sullo yoga on line organizzata dalla FAO staff-Coop, e un gruppo di meditanti e praticanti yoga della FAO: Radha Gupta (insegnante di meditazione della Bhrama Kumaris), Janine Claudia Nizza (insegnante di Yoga Flow), Lissia Amach (insegnante di Ashtanga -Vinyasa Yoga), Ana Giselle Kafie (insegnante di Hatha-Ashtanga and Vinyasa Yoga), Cesare Maramici (Yoga tradizionale).

Sono intervenuti alla conferenza anche il Maestro Amadio Bianchi, presidente della Federazione Europea Yoga  per spiegare il significa della parola Yoga e Wendy Farrington fondatrice dei centri della Brahma Kumaris in Italia (www.brahmakumaris.org) che ha guidato una seduta di meditazione.

Durante la conferenza è stato presentato il libro Yoga as explained to my daughter scritto da Cesare Maramici, Lissia Amach e Ana Giselle Kafie.  Janine Claudia Nizza ha proposto una pratica di Yoga flow.  Radha Gupta ha coordinato la conferenza.


 Vai al video della conferenza       Passcode: ^0dmfP*V

Il Blog Voci dello yoga

Vi segnalo questo Blog sullo yoga dove si possono trovare molti interessanti articoli: https://vocidelloyoga.wordpress.com/blog/        E-mail:  vocidelloyoga@gmail.com       +39 347 4813055

venerdì 17 giugno 2022

Note sullo yoga - Dal testo Lo yoga spiegato a mia figlia

Quelle che seguono sono delle indicazioni per chi inizia a praticare yoga. Le note sono prese dal testo che ho scritto Lo yoga spiegato a mia figlia.  Vedi link

I libri da leggere per iniziare un percorso yoga, sono secondo me, i seguenti:“Yoga sutra” di Patanjali, “Bhagavad Gita”, “Hatha-yoga pradipika”, “Gheranda samhita”, “Shiva samhita”.  

La radice del termine “yoga”, ”yui” significa “unione”.  Yoga significa legame tra mente e corpo, legame tra individuo e universo. Lo Yoga è un cammino verso la liberazione dal condizionamento del corpo e della mente. In questo approccio lo Yoga è una psico-terapia molto vicino a una terapia Jungiana, che permette all’individuo di trovare il posto nel mondo e questo processo è fatto in modo inconsapevole. Lavorando sul corpo e sul respiro (questo è considerato il ponte tra corpo e mente) si cambia il modo di relazionarsi con l’altro e con l’ambiente.

Controllando il corpo con le asana e il prana (respiro, energia) con gli esercizi di pranayama si impara a controllare la mente e avere un atteggiamento positivo verso le cose e il mondo: la personalità rifletterà le conquiste fatte con il corpo e il respiro. Si acquisterà equilibrio, calma, serenità. Salvo casi eccezionali, i risultati in questo campo si raggiungono solo con lo sviluppo parallelo e interrelato degli otto aspetti o stadi dello Yoga: yama (etica), niyama (disciplina), asana (posture), pranayama (controllo del prana attraverso il respiro), pratyahara (controllo dei sensi), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione), samadhi (raggiungimento dello stato di supercoscienza). (Non a caso Patanjali usa il termine ashtanga per esprimere il loro aspetto collettivo e indissolubile (ashta) membro (anga) pratica).

Importante è osservare il progresso spirituale nella quotidianità, quella che viene chiamata spiritualità in azione e solo quando saremo costantemente consapevoli dell’attimo presente potremo aspirare di assaporare le immense gioie di questo cammino.    "A che serve essere stati seduti sui talloni per ore a meditare se non si è con questo diventati migliori, un po' più distaccati dalle cose del mondo?” - Tiziano Terzani.

Le diverse scuole di yoga propongono percorsi diversi per arrivare a scoprire la natura divina dell'essere umano, e raggiungere il Samadhi. La maggior parte delle scuole di yoga hanno come base gli Yoga Sutra di Patanjali (tra il 1 secolo a.c al 5 secolo d.c) e la Bhagavad Gita - il canto del divino dove Krishna insegna lo yoga ad Arjuna. La Bhagavad Gita è un capitolo che è stato inserito all'interno del Marabattha (la storia epica indiana) nel 300 ac.     Ma lo yoga data 3000 anni prima di Cristo, un reperto archeologico con un uomo in una posizione di meditazione classica è stato scoperto nelle rovine di Mohenjo-Daro.

La stessa parola hatha non ha una origine ariana, Ha significa sole (parte maschile, destra, positiva, diurna), mentre in sanscrito sole è tradotto con Surya e Tha significa luna (parte femminile, sinistra, negativa, notturna, interiore,) mentre in sanscrito è tradotto con Chandras. La vera origine dello Yoga è la civiltà Dravida che scomparve con l'invasione ariana.

Lo yoga è una disciplina millenaria tramandata dagli antichi rishi (i saggi) da maestro ad allievo e Patanjali (II secolo a.c) decise di trascrivere questa tradizione orale. Il libro “gli Yoga Sutra” (sutra significa strofa) è diviso in 4 capitoli (pada), in cui l'autore spiega che la pratica (Sadana) è composta da 8 componenti (yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana, samadhi,. Patanjali è considerato il più importante maestro del Raja Yoga (la via regale) che fa parte della tradizione Samkhya. Gli altri tre sentieri sono Bhakti Yoga, Jnana Yoga e Karma Yoga.

Per Patanjali “lo yoga è citta vrtti niroda”. (Lo yoga è la cancellazione delle modificazioni della mente). Le diverse scuole si concentrano sul lavoro sul corpo, sulla respirazione, sulla meditazione o sullo studio dei testi sacri (svadhyaya).  Altri termini importanti nello yoga sono ahimsa: la non violenza che costituisce la base del percorso e il dharma che significa dovere; il dharma di un indù è influenzato dall'età della persona, dalla classe di appartenenza, dalla professione e dal genere. Lo Yoga utilizza musica e suoni (mantra, kirtan, japa, bhajan) per riattivare l’energia e ripulire la mente (il 90% dei nostri pensieri sono inutili o dannosi).

I mantra e i kirtan consentono di fissare la  gente su qualcosa, guadagnare attimi di pace e tranquillità e pulire il subconscio in modo rapido. Il nostro corpo fisico (soma) è avvolto da energia (prana), che è possibile essere rilevare con vari strumenti: la persona in buona salute avrà l’involucro energetico che circonda il corpo fisico di forma regolare e colore brillante. Le tecniche di yoga hanno lo scopo di controllare e gestire questa energia.

Le asana non solo aiutano a mantenere un corpo sano, ma contribuiscono a risvegliare l'energia nei centri correlati (chakras). La malattia è una distribuzione irregolare di energia nel nostro corpo fisico, e ciò significa che alcuni canali energetici (nadi) sono chiusi. L’obiettivo dello yoga è agevolare lo sblocco di energia e contribuire a risvegliare con varie tecniche l'energia (kundalini) dalla base della colonna vertebrale e farla salire fino alla sommità della testa. Questi centri energetici sono riconosciuti da discipline orientali come ayurveda, agopuntura, e da molte discipline occidentali come l’iridologia.

La parola "pranayama" è formata da prana (fiato, respiro, vita, energia, forza) e da ayama (lunghezza, controllo, espansione). Il suo significato è quindi di controllo ed estensione del respiro che è sempre nasale tranne in casi eccezionali. Tale controllo si attua durante le classiche quattro fasi: inspirazione (puraka), pausa respiratoria dopo l'inspirazione (antara kumbhaka), espirazione (rechaka), pausa respiratoria dopo l'espirazione (bahya kumbhaka).  Al di là di asana e pranayana lo yoga raccomanda delle tecniche di purificazione chiamate kriya per mantenere un corpo sano, il punto di partenza per scoprire le altre sfere dell'essere umano. Tutti possono praticare lo yoga semplicemente seguendo nella vita quotidiana queste cinque indicazioni:    .

  • Esercizio fisico
  • Corretta respirazione
  • Corretto relax
  • Corretta alimentazione
  • Pensiero positivo e meditazione, (attitudine mentale appropriata).

Il significato della parola yoga

Dal sito della Federazione Italiana Yoga.  Uno dei termini più conosciuti nell’intera cultura indiana ed ora anche in Occidente è la parola “yoga”.
Deriva dalla radice sanscrita “yuj” che significa: giogo, soggiogare, mettere insieme per compiere una azione comune ma anche unire e integrare..

Yoga pertanto indica sia il sistema filosofico (uno dei sei darsana o “visione” del pensiero indiano),  sia la sua applicazione pratica, cioè una serie di metodologie la cui finalità sarà l’unione e integrazione nell’essere umano dei vari piani che lo costituiscono, ma anche la sua integrazione con gli altri esseri e con la natura che lo circonda.
Secondo una visione globale dell’uomo nella sua essenza ed esistenza, lo yoga sviluppa un  pensiero teorico ed una disciplina pratica che avranno attinenza con gli aspetti più materiali e concreti della vita ma anche con le più alte speculazioni esistenziali del pensiero e delle aspirazioni evolutive dell’essere umano..
Lo yoga è un complesso ed immenso corpus teorico-pratico che comprende una filosofia, una cosmogonia, una raffinata psicologia, una mistica, uno studio dettagliato degli stati di coscienza insieme ai mezzi e alle condizioni per realizzarli, un processo spirituale evolutivo senza essere necessariamente legato a nessuna religione specifica. Lo yoga è anche una scienza del benessere psicofisico, che denota una conoscenza precisa e sofisticata dei processi fisiologici, nonché dei processi psichici e della interazione e reciproca influenza tra mente e corpo, anticipando molte conoscenze della moderna psicosomatica. Lo yoga sviluppa anche norme etiche e comportamentali personali e sociali (Yama e Nyama) e pertanto può anche definirsi una antropologia, una sociologia e una epistemologia.

Lo Yoga (dalla radice sanscrita Yuj, “aggiogare, unire”) è un antichissimo e complesso sistema di conoscenze, frutto prezioso della plurimillenaria cultura indiana.
Servendosi di una vasta scelta di tecniche, lo Yoga promuove e rende possibile l’integrazione dei vari piani dell’esistenza umana   Corpo – Respiro – Energia – Mente

Con la pratica regolare e costante sentiamo affiorare in noi benessere, calma e lucidità mentale. Si sviluppa un atteggiamento di maggiore responsabilità e centratura, per affrontare al meglio le prove e le sfide della vita quotidiana.
Lavorando sul piano psico-emozionale, il praticante di Yoga riesce a definire meglio il proprio cammino esistenziale, servendosi di insegnamenti spirituali universali e divenuti nel tempo patrimonio comune dell’umanità.
Le tecniche dello Yoga servono ad armonizzare il sistema corpo-energia-mente, e lasciano scaturire nel praticante forza, determinazione, chiarezza di idee.

Asana.  Le posizioni dello Yoga (sanscrito: asana), concepite per aumentare la flessibilità del corpo e il tono muscolare, attivano il sistema cardio-circolatorio, tonificano il sistema nervoso e favoriscono conseguentemente il controllo delle proprie emozioni e la concentrazione.
Praticando gli asana si riducono le tensioni muscolari e mentali e si acquisisce una corretta statica posturale.
L’esecuzione di asana si accompagna a un senso di benessere e di stabilità non solo fisica: nell’assumerli si evita qualsiasi forzatura o atteggiamento competitivo.
Si sviluppa la capacità di focalizzare l’attenzione contemporaneamente su corpo, respiro emente, accrescendo la consapevolezza dei processi fisici e psichici.

Pranayama.  Le numerose tecniche di respirazione ci aiutano a contrastare l’eccesso di stress, ridurre i disturbi del sonno, aumentare la facoltà di controllo e gestione della sfera psico-emotiva.
Nel Pranayama ritroviamo tutte le tecniche di controllo cosciente dell’energia, tese a:
– aumentare la captazione dell’energia vitale (prana);
– migliorare l’assorbimento e la distribuzione del prana stesso nel corpo umano.
Rispettando il principio di progressione, si inizia dal “recupero” di una corretta respirazione di base che include la riattivazione del diaframma.
Si procede poi verso tecniche più complesse che utilizzano la ritenzione del respiro e i bandha (particolari contrazioni muscolari localizzate).

Concentrazione e Meditazione. Allo scopo di calmare l’iperattività e la dispersione della mente vengono insegnati metodi di rilassamento psico-fisico e, in seguito, specifiche tecniche di concentrazione e meditazione.

Con la pratica costante e regolare, la meditazione attiva la sfera intuitiva e aumenta la creatività personale: si rivelano le grandi potenzialità latenti in ognuno, capaci di direzionare il nostro cammino evolutivo.

Vita da yogi

Lo yoga è un'armonia tra corpo, mente, respiro ed energia. Non è solo esercizio fisico ma una combinazione tra emozioni, alimentazione, respiro e condivisione.  E' una disciplina che, al netto di mal di schiena e dolori vari, rende anche più felici, allontana definitivamente lo stress e lo spleen. La pratica yoga, può diventare una fantastica esplorazione che rende la vita un terreno di sperimentazione e scoperta. Non è importante arrivare alla meta, quanto non smettere mai di provarci..

Lo yoga facilita la connessione tra le nostre emozioni e tutto ciò che di positivo ci circonda: la natura, la comunità di riferimento, le persone più care, i maestri.  La parola chiave è una sola: “Shanti, pace”. E se yoga vuol dire “unire” ecco allora che la gioia arriva dall’entrare in relazione con se stessi e poi con gli altri. Lo yoga insegna a non reprimere le emozioni ma ad indirizzarle verso mete più costruttive, ci aiuta a sviluppare la consapevolezza della nostra natura intima attivando un processo di guarigione fisica e mentale.

Ogni posizione diventa la metafora dei passaggi e del cambiamento. Le posizioni segnano la disponibilità all’abbandono, al lasciarsi andare, la nostra capacità di accettazione e di apertura verso l'altro. Le posizioni di equilibrio rappresentano l’anti paura, esecuzione dopo esecuzione, sino ad ottenere la padronanza completa. Padronanza della postura ma soprattutto dei timori più profondi.

Nella vita di uno yogi l’alimentazione vegetariana non dipende da una scelta ideologica ma è piuttosto la base per la purificazione del corpo. Secondo gli yogi la digestione lenta, dovuta dalla carne, fa sprecare energie e produce scorie inutili.  La combinazione tra una pratica yogica e una dieta vegetariana ben equilibrata produce un effetto di purificazione su tutto il corpo. La pratica yoga dona equilibrio interiore e armonia.  – lasciando la mente immergersi in un’unica attività trascurando ogni altra attività che possa distrarla.  “Lo yoga è molto più che un insieme di tecniche posturali e di respiro: è una forma di scienza per l’illuminazione individuale”.

 L'idea di Yoga in occidente oscilla tra esercizi ginnici e respiratori che aiutano a combattere lo stress e l’idea opposta che esso sia una pratica magica. Yoga significa unione, ossia ricongiungere la natura umana con la vera Realtà, l’Essenza. Lo yoga non è né una filosofia, né una religione ma una pratica mistica. 

Patanjali, l'autore del testo gli Yoga Sutra, indica nella mente lo strumento per raggiungere la suprema conoscenza o samadhi. Teoria e pratica sono inscindibili, occorre una pratica costante e un maestro che conduce l’allievo su una strada che non si può apprendere dai libri. Per Patanjali, gli ostacoli sono prevalentemente psico-emotivi: malattia, apatia, indolenza, negligenza, inclinazioni mondane, illusione, distrazioni. E’ comprensibile che per arrivare al controllo della mente è necessario controllare il corpo.  Con il samadhi la mente penetra negli stati più sottili della realtà, fino a trascendere la materia ( prakiti) ed arrivare alla suprema conoscenza, purusha.

Con lo yoga diminuisce l’attività del sistema nervoso vegetativo, della frequenza respiratoria, il flusso sanguigno diventa stabile e omogeneo. nell’elettroencefalogramma aumentano le onde alfa, quelle presenti in fase di sonno.

Attraverso il controllo della respirazione si giunge al pranayama, che è il controllo delle correnti del prana nel corpo sottile. Farla salire fino alla sommità del capo. L'ideale è praticare alla mattina presto o sera a stomaco vuoto. La pausa respiratoria viene progressivamente allungata, oltrepassando i limiti normali insorgono delle modificazioni nella fisiologia cardiovascolare molto particolari, si arriva la controllo del respiro, del battito cardiaco e del metabolismo. Il pranayama eseguito senza il controllo di un maestro può essere pericoloso.   Il corpo sottile è un concetto molto sviluppato nello hatha yoga e tantra yoga. Le nadi, ossia i canali energetici sono 72.000. Lo scopo dello yoga è quello di indirizzare il prana nel canale principale e spingerlo verso l’alto e realizzare samadhi.

La respirazione è una funzione fondamentale nello yoga e nell’ayurveda, è il processo che immette nell’organismo l’energia vitale. "La corretta pratica del pranayama elimina tutte le malattie, se la pratica è errata può insorgere ogni sorta di disturbo". Dal libro Hatha Yoga Pradipika.

Esistono degli esercizi preliminari, che non vanno ad incidere sulle correnti del prana o lo fanno minimamente, e che possono essere praticati tranquillamente: si tratta del respiro profondo e del respiro a narici alternate. La tecnica del pranayama consiste nella sospensione del respiro: Kumbhaka, la sospensione prolungata scatena riflessi cardiovascolari e modificazioni fisiologiche profonde. Nella respirazione yogica la parete addominale deve essere tonica e non contratta, si può fare solo sviluppando l’appropriata muscolatura con le asana. Nadi sodhana si inizia ispirando da entrambe le narici, poi chiudi la narice destra ed inspiri con la sinistra, chiudi la sinistra ed espiri dalla narice destra, inspiri da destra, chiudi la destra ed espiri dalla sinistra,  e così via, si termina espirando dalla narice destra.

Yoga as explained to my daughter

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