Jacques Attali è un economista, saggista, banchiere e intellettuale francese, nato ad Algeri il 1º novembre 1943. È stato il principale consigliere economico del presidente francese François Mitterrand dal 1981 al 1991. Ha fondato ed è stato il primo presidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS).
Il matrimonio monogamo e indissolubile non è mai stato una legge di natura: è stata un'istituzione, sostenuta da un preciso equilibrio di forze — religione, economia, ignoranza scientifica, subordinazione femminile, brevità della vita. Quando anche uno solo di questi pilastri comincia a vacillare, l'intero edificio si incrina. Il processo che ha condotto l'Occidente dalla coppia eterna e sacra alle relazioni multiple e provvisorie di oggi non è una sequenza di episodi isolati, ma la conseguenza logica del cedimento, uno dopo l'altro, di questi sostegni. È questo filo causale, più che la cronologia in sé, a spiegare come si è arrivati fin qui — e a lasciar intravedere dove si sta andando. Tutto comincia, paradossalmente, con un progresso che nulla ha a che fare con l'amore: la medicina. Quando l'igiene e le cure allungano l'aspettativa di vita, il matrimonio — pensato per durare pochi decenni, spesso interrotti dalla morte precoce di uno dei coniugi — si trova improvvisamente chiamato a reggere quarant'anni, cinquant'anni di convivenza. È da qui che nasce la domanda che attraverserà tutto il pensiero moderno sull'amore: come si può restare accanto alla stessa persona così a lungo? Hegel, con una punta di cinismo, ammette che non si tarda a diventare preda della noia "e di tutto il resto". Arthur Schopenhauer va oltre e smonta l'amore stesso: non sarebbe che la maschera di una pulsione sessuale passeggera, e cedervi significherebbe condannare altri esseri alla miseria. Hippolyte Taine sintetizza con amara ironia il destino della coppia: *"ci si studia tre settimane, ci si ama tre mesi, si litiga tre anni, ci si tollera per trenta anni — e i figli ricominceranno."* La durata, insomma, diventa il primo grande nemico della promessa coniugale, molto prima che lo diventino la libertà sessuale o l'emancipazione femminile.

A questa crisi silenziosa della durata si affianca, nell'Ottocento, una rivolta esplicita contro l'esclusività stessa del legame. È un movimento che parte dall'arte — quando Goya, con la sua *Maya nuda* (indagata dall'Inquisizione), rivendica per la prima volta il diritto di rappresentare il corpo femminile senza pudore — e si allarga rapidamente alla letteratura e al pensiero politico. Charles Fourier si scaglia apertamente contro la monogamia, propugnando l'uguaglianza dei sessi, la bisessualità, la poligamia, il diritto all'orgasmo. Victor Hugo ed Émile Zola vivono e rivendicano vite sentimentali plurime, mentre altri — Voltaire, Čajkovskij, Flaubert — scelgono al contrario il celibato, segno che il modello unico della famiglia borghese non convince più nessuno, né chi lo rifiuta per eccesso né chi lo rifiuta per difetto. Nel 1865 la nudità dell'*Olimpia* e de *L'origine del mondo* di Courbet scandalizza Parigi; nel 1903 un disegno di Picasso spinge la rappresentazione della sessualità fino alle sue *privautés* più intime. André Gide, apertamente omosessuale, grida nel 1905 il proprio rifiuto della famiglia chiusa: *"Famiglie, vi odio! Focolari serrati, porte chiuse, gelosa proprietà della felicità..."* Sono voci diverse, spesso in disaccordo tra loro, ma tutte convergono su un unico punto: l'idea che l'amore debba necessariamente confluire in un unico legame esclusivo e perpetuo comincia ad apparire non naturale, ma imposta.
Parallelamente, il teatro trasforma la crepa in intrattenimento di massa: l'adulterio e l'amante nascosto nell'armadio diventano il motore delle commedie di Offenbach, Feydeau, Wilde, Courteline. Ridere dell'infedeltà è già, in qualche modo, ammetterne l'inevitabilità. Wilde e Verlaine vivono apertamente relazioni omosessuali maschili, mentre quella femminile — più discreta, meglio tollerata — si manifesta pubblicamente con Colette e Mathilde de Morny. Perfino Gandhi, nel 1906, sceglie la castità totale, convinto che la sessualità impedisca l'azione: un'ulteriore prova che il rapporto tra desiderio e vita coniugale è ormai un problema aperto, discusso da ogni prospettiva possibile. Léon Blum intuisce già la direzione futura: uomini e donne sono per natura poligami, scrive, ma con l'età tendono a farsi teneri e a inclinare verso la monogamia — e un giorno le donne sceglieranno liberamente sia la maternità sia l'uomo da cui avere figli.
Se la crisi della durata mina il matrimonio dall'interno e la rivolta intellettuale lo mina dall'esterno, è l'emancipazione economica femminile a togliergli il fondamento pratico. Finché la donna dipende materialmente dal marito, il matrimonio resta, prima ancora che un legame d'amore, un contratto di sopravvivenza — e la sua rottura resta impensabile. Questo equilibrio si spezza quando le due guerre mondiali svuotano l'Europa di uomini (nel 1922 il continente conta 18 milioni di donne in più rispetto agli uomini) e costringono le donne a entrare nel mondo del lavoro. Il lavoro, insieme ai balli popolari, crea occasioni d'incontro fuori dal controllo familiare, mentre la genetica conferma scientificamente ciò che il pensiero politico andava già sostenendo: la parità tra i sessi. La donna sposata cessa così di essere un oggetto di proprietà per diventare lavoratrice, cittadina, consumatrice — e con l'autonomia economica arriva, inevitabilmente, anche quella sentimentale.
Il passo decisivo, tuttavia, è tecnico prima ancora che culturale: nel 1960 la commercializzazione della pillola contraccettiva separa per la prima volta, in modo affidabile, la sessualità dalla procreazione. È questa separazione — non la sola rivolta ideologica del 1968, che pure ne è la conseguenza più visibile, quando i giovani reclamano con la loro musica il diritto ad amare e gioire senza restrizioni — a rendere concretamente possibile ciò che fino a quel momento restava teoria o trasgressione. Sulla stessa linea si muove la depenalizzazione: nel 1975 l'adulterio e l'interruzione volontaria di gravidanza cessano di essere reati, il divorzio si generalizza e alla famiglia tradizionale si sostituisce il "progetto parentale", un'unione scelta e rinnovabile anziché imposta e perpetua. Il processo non è lineare — l'epidemia di AIDS, negli anni Ottanta, frena bruscamente questa evoluzione dei costumi, ricordando che ogni libertà nuova comporta anche nuovi rischi — ma la direzione resta segnata. Nel 1992 cade anche l'ultimo obbligo giuridico esplicito, quello della donna di sottomettersi al "dovere coniugale": da quel momento l'uguaglianza dei sessi guadagna terreno anche nel linguaggio istituzionale, tanto che alle Nazioni Unite la parola "sesso" viene sostituita da "genere".
Con l'inizio del nuovo millennio, un'ultima forza accelera il processo: la tecnologia della connessione. Dal 2000 nascono i siti d'incontri online — compresi quelli pensati esplicitamente per chi ha già un partner, segno che la ricerca di relazioni multiple non è più clandestina ma organizzata (il 30% degli utenti di questi siti, del resto, è già impegnato altrove). Nel 2007 cambiano perfino le motivazioni dichiarate per fare l'amore, con l'attrazione fisica che si impone come ragione principale, mentre si diffondono un numero crescente di relazioni sessuali e sentimentali parallele, spesso discrete: il 22% degli uomini e il 15% delle donne ammette un'infedeltà. Sempre più bambini nascono e crescono senza un padre presente — il 5% degli americani ha figli in nuclei familiari diversi, e in Gran Bretagna il 40% dei bambini nasce fuori dal matrimonio — trasformando la multigenitorialità in una condizione ordinaria più che in un'eccezione. Contestualmente si allarga l'accettazione sociale dell'omosessualità e della bisessualità, con coppie come Elton John e David Furnish che rivendicano pubblicamente il diritto al matrimonio e alla genitorialità.
Ma la stessa tecnologia che libera il desiderio lo trasforma anche in merce. Il commercio sessuale si industrializza su scala globale — prostituzione, tratta di donne e bambini, turismo sessuale, pornografia infantile soprattutto in Asia (Thailandia, India, Taiwan) — mentre alcuni paesi, come i Paesi Bassi (che legalizzano la prostituzione nell'ottobre del 2000), scelgono di regolamentarlo anziché combatterlo. Il solo mercato del video pornografico vale oggi 30 miliardi di euro, il 10% delle vendite online ha connotazione sessuale, e oltre 10.000 siti sono dedicati alla pedofilia, consultati da 40 milioni di persone. La stessa liberazione che ha reso possibile l'amore scelto ha reso possibile anche lo sfruttamento del corpo su scala industriale: le due cose procedono, storicamente, di pari passo.
Questo cammino, va detto, non è affatto uniforme. Su sei miliardi di esseri umani, metà vive ancora sotto sistemi religiosi — cattolicesimo, altre forme di cristianesimo, islam — che regolano rigidamente il matrimonio, e l'altra metà, tra Asia e Africa, vive in condizioni più o meno poligame, spesso con matrimoni combinati imposti e il velo obbligatorio; nel 2007 la vendita delle donne era ancora legale in Pakistan. Le donne restano confinate nelle campagne in situazioni di poligamia, mentre gli uomini si ammassano nelle bidonville urbane. In Occidente, al contrario, sempre meno coppie si sposano e un matrimonio su tre finisce in divorzio — pur restando tre quarti delle coppie con figli. Il processo che qui abbiamo descritto, in altre parole, non è un destino universale e simultaneo, ma una traiettoria che alcune società hanno già percorso e altre stanno appena imboccando.
Proprio perché ciascuno di questi cedimenti — la durata, la critica intellettuale, l'autonomia femminile, la separazione tra sesso e riproduzione, la connessione digitale — non si è mai arrestato, è ragionevole pensare che il processo continuerà, seguendo la stessa logica che lo ha già portato fin qui. Nei prossimi decenni le classi medie di Asia e Africa, animate dallo stesso desiderio di libertà già vissuto in Occidente, imboccheranno verosimilmente lo stesso cammino verso il matrimonio d'amore. Le chiese cercheranno di rallentare il processo proponendo un ritorno all'ordine morale, ma il ruolo del religioso nel matrimonio — già oggi quasi assente nel buddhismo e nell'islam — è destinato a ridursi ulteriormente anche in Occidente.
La logica della trasparenza, già emersa con internet, si radicalizzerà: il diritto di fare ciò che si vuole sarà controbilanciato dall'obbligo di non nascondere più chi si ama, mettendo fine all'ipocrisia delle relazioni clandestine in favore dell'accettazione esplicita di vite sentimentali multiple. La multigenitorialità, già oggi diffusa di fatto, si generalizzerà anche nel diritto: i bambini apparterranno, senza traumi, a più famiglie. Lo stesso matrimonio, seguendo la traiettoria che lo ha reso sempre più revocabile — dalla depenalizzazione dell'adulterio alla diffusione del divorzio — diventerà strutturalmente provvisorio, destinato a concludersi a una scadenza prestabilita salvo esplicito accordo di rinnovo: non si dovrà più divorziare per separarsi, ma "risposarsi" per restare insieme, come già accadeva in alcune società antiche, per esempio nel Madhya Pradesh. Le rotture, in questo scenario, perderanno gran parte del loro carico traumatico, e le stesse unioni provvisorie si estenderanno a chiunque voglia condividere la vita, indipendentemente dal sesso, con bambini cresciuti anche da persone single o da altre coppie.
L'esito più coerente di questo lungo processo è ciò che potremmo chiamare **NetLoving**, per analogia con il *networking*: una forma di relazione che non ha nulla a che vedere con la poligamia tradizionale, perché nessuno vi appartiene a nessuno, in piena trasparenza. Include il poliamore (più partner sentimentali dichiarati), la polifamiglia (l'appartenenza contemporanea a più nuclei familiari) e la polifedeltà all'interno di un gruppo — di cui esistono già oggi i primi esempi concreti, come la convivenza sotto lo stesso tetto dell'olandese Victor de Bruijn e delle sue due compagne, Bianca e Mirjam. Realizzare pienamente questo modello richiederà probabilmente decenni, ma i suoi primi embrioni sono già visibili: in molte relazioni odierne la fedeltà ha semplicemente smesso di essere un requisito.
C'è però un ultimo effetto, meno annunciato ma coerente con tutto il percorso descritto: se ogni tappa di questo processo ha spostato l'amore da obbligo condiviso a scelta individuale, l'esito estremo potrebbe essere non la moltiplicazione dei legami, ma la loro sparizione. Nessuno dei due sessi sa più bene chi è, né cosa aspettarsi dall'altro: si profila una sorta di androginia collettiva in cui ciascuno rischia di finire per amare soltanto se stesso. Resta allora aperta la domanda che chiude, coerentemente, l'intero processo qui ricostruito: andremo verso forme di amore e sessualità più intense, o verso la loro progressiva estinzione, rassegnandoci a una solitudine programmata? E se, come pure sembra probabile, la tecnologia continuerà ad allungare la vita mantenendoci in forma più a lungo — moltiplicando ulteriormente occasioni e relazioni — riusciremo a renderci conto che senza l'altro non siamo nulla, tanto che il diritto all'amore tornerà a essere una delle prime rivendicazioni? In tutto questo, quale ruolo giocherà l'intelligenza artificiale? Resterà, in ogni caso, la domanda più antica di tutte: si potrà ancora andare oltre se stessi per piacere all'altro, essendo degni di quella tenerezza che fa dell'amore la sorgente stessa della felicità?