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domenica 26 aprile 2026

Indra Devi: La Donna dei Tre Secoli che ha portato lo Yoga a Hollywood.

Esistono vite così dense che sembrano appartenere alla letteratura più che alla realtà. Quella di Indra Devi è una di queste. Nata Eugenia Peterson nel 1899 in Lettonia e scomparsa nel 2002 a 103 anni, ha attraversato tre secoli, due guerre mondiali e rivoluzioni culturali, diventando la "First Lady dello Yoga" in Occidente.    
Dalle corti della Russia imperiale ai set di Bollywood, fino alle colline di Hollywood: ecco l'incredibile viaggio di una donna che ha osato percorrere il proprio sentiero personale.


Figlia di un banchiere svizzero e di un’aristocratica russa, Eugenia cresce tra teatri e cabaret, fuggendo dalla Rivoluzione Russa per approdare nella Berlino degli anni '20. Ma la sua anima è inquieta. La svolta arriva nel 1926 quando, folgorata da un discorso di Jiddu Krishnamurti, decide di abbandonare tutto — incluso un fidanzato pronto a sposarla — per seguire il richiamo dell'India.
In India la sua vita esplode in mille direzioni: diventa una stella del cinema di Bollywood con il nome di Indra Devi, frequenta Tagore e visita l’ashram di Gandhi. Eppure, sente che manca ancora qualcosa.
L'incontro con il Maestro: Krishnamacharya
La vera trasformazione avviene a Mysore. Qui sfida le convenzioni del tempo chiedendo di essere ammessa alla scuola di Krishnamacharya, il padre dello yoga moderno. La risposta iniziale è netta: "Non ho mai insegnato a una donna, tantomeno straniera".
Solo l’intervento del Maharaja in persona convince il Maestro ad accettarla. Indra si sottopone a una disciplina ferrea: sveglia all'alba, dieta spartana e ore di pratica intensa. Impara le asana più complesse e, quando deve lasciare l'India, riceve dal suo Maestro un compito preciso: diventare la sua ambasciatrice nel mondo.

Dopo aver insegnato a Shanghai durante l'occupazione giapponese, Indra approda a Los Angeles. Negli anni '40 e '50 lo yoga era visto con sospetto, ma Indra lo trasforma in un fenomeno di costume.
Nel suo studio su Sunset Strip passano le leggende del cinema:

  •     Greta Garbo e Gloria Swanson diventano sue allieve.
  •     Marilyn Monroe si avvicina alla disciplina grazie a lei.
  •     Aldous Huxley trova sollievo nei suoi insegnamenti.

Indra intuisce che per l'America lo yoga deve essere presentato come uno strumento di salute e bellezza ("Forever Young, Forever Healthy"), rendendolo accessibile a tutti.

Con il passare degli anni, la sua visione si evolve. Se inizialmente promuoveva lo yoga come "fitness", l'assassinio di Kennedy nel 1963 la spinge verso una dimensione più spirituale. Lo yoga diventa per lei una missione di pace. Viaggia in Vietnam, incontra il Papa, il Dalai Lama e Indira Gandhi. Diventa una devota seguace di Sai Baba, portando a lui persino John Lennon e Yoko Ono.

A 80 anni, quando molti si ritirano a vita privata, Indra inizia un nuovo capitolo in Argentina. Diventa un'icona nazionale, riempie i teatri aprendo i concerti rock con preghiere e asana, e fonda la sua fondazione a Buenos Aires.
Indra Devi non ha solo insegnato posizioni fisiche; ha dimostrato che lo yoga è uno strumento di resilienza. Come amava dire: "La felicità arriva solo a coloro che osano percorrere il loro sentiero personale".  Le sue ceneri oggi riposano nel Rio de la Plata, disperse tra i fiori acquatici, lasciandoci in eredità un ponte tra Oriente e Occidente che continua a ispirare milioni di praticanti in tutto il mondo.  Biografie: 

  •  Autobiografia in spagnolo pubblicata nel 1999, scritta allo scoccare dei 100 anni: Una mujer de tres siglos (La donna di tre secoli).  
  • The Goddess Pose. The Audacious Life of Indra Devi, the Woman Who Helped Bring Yoga to the West di Michelle Goldberg (La posizione della Dea. L’audace vita di Indra Devi, la donna che contribuì a portare lo yoga in Occidente.  

Chandra Klee: Il Cuore della Tradizione di Krishnamacharya in Italia

Nel panorama dello yoga contemporaneo, esistono figure che non cercano la ribalta dei social media, ma che custodiscono con umiltà e rigore un’eredità inestimabile. Una di queste è senza dubbio Chandra Cuffaro Klee (1933 - ).
Studentessa diretta di T.K.V. Desikachar e testimone oculare dell'insegnamento del leggendario T. Krishnamacharya, Chandra ha dedicato oltre quarant’anni alla diffusione di uno yoga autentico, cucito su misura per l’essere umano. 

Nata in Svizzera nel 1933, la vita di Chandra prende una direzione decisiva nel 1951, quando si trasferisce a Chennai, in India. Immersa nella cultura e nell'arte antica, insegna per anni presso il rinomato istituto Kalakshetra, fondato da Rukmini Devi, lo stesso luogo dove Shri T. Krishnamacharya teneva le sue lezioni di yoga. Questa profonda immersione artistica e spirituale culminerà nel 1995 con la pubblicazione del suo libro "The Mystery of Art", un'opera che esplora le connessioni sottili tra estetica e spirito.
Quando Chandra si stabilisce in Italia, porta con sé un approccio rivoluzionario per l'epoca: la pratica del Viniyoga.
Mentre molti stili si concentravano (e si concentrano tuttora) sulla performance fisica della posa (asana), Chandra ha introdotto concetti fondamentali che oggi diamo per scontati, ma che allora erano pionieristici:
    L'adattamento individuale: Lo yoga non è un modello fisso a cui l'allievo deve conformarsi, ma una disciplina che deve adattarsi ai bisogni, all'età e alla salute di chi la pratica.
    Il respiro come guida: Il movimento non è mai fine a se stesso, ma è il respiro a generare e sostenere l'azione.
    Il recupero dei testi classici: Chandra ha il merito di aver riportato al centro lo studio degli Yoga Sutra di Patanjali, testi che all'epoca erano spesso trascurati dai praticanti occidentali a favore della sola ginnastica.

Oltre alla pratica fisica, Chandra Klee è una delle rarissime insegnanti in Italia abilitata alla trasmissione del Canto Vedico (Veda Chanting), appreso in anni di studio con Desikachar e sua moglie Menaka. Il suono e la vibrazione diventano, nel suo insegnamento, strumenti potenti di meditazione e guarigione.
La sua competenza è certificata dalla Krishnamacharya Health & Yoga Foundation (KHYF) anche per lo Yoga Cikitsa (Yoga Terapia), l'applicazione terapeutica dello yoga per sostenere le persone nel loro percorso di guarigione fisica e interiore.

Attraverso l’associazione Yogakshetram e la storica rivista "Viniyoga in Italia", Chandra ha formato generazioni di insegnanti, molti dei quali oggi guidano centri importanti in tutta la penisola.
Oggi, nella pace di Campagnano, vicino a Roma, Chandra continua a essere un punto di riferimento. Per chi ha cercato a lungo uno yoga che non sia solo esercizio, ma un "sostegno e una guida per un approfondimento reale", le sue parole e la sua presenza rimangono una fonte pura e inesauribile di saggezza.
È stata autorizzata direttamente da Desikachar a formare nuovi insegnanti. Ha intrapreso un percorso ininterrotto di oltre 40 anni nella stessa tradizione. La sua capacità principale è quella di trasformare la vita degli studenti attraverso le lezioni individuali.

Le opere e i riferimenti principali:
    The Mystery of Art (1995): questo testo esplora il legame indissolubile tra l'espressione artistica e la dimensione spirituale dell'India antica.
    Viniyoga in Italia: Anche se la rivista ha cessato le pubblicazioni nel 2014, i suoi numeri restano una miniera d'oro per lo studio dell'applicazione del metodo di Desikachar nel contesto occidentale.
Sito:        https://yogadarshana.wordpress.com/i-maestri/       https://chandraklee.it/#insegnante

Vandana Shiva

«Nel mondo c’è quanto basta per le necessità dell’uomo, ma non per le sue avidità» -Gandhi
«Vivere con meno è il nostro risarcimento» - Vandana Shiva.

Vandana Shiva (1952 - ) è un'attivista politica e ambientalista indiana, si è battuta per cambiare pratiche e paradigmi nell'agricoltura e nell'alimentazione; si è occupata anche di questioni legate ai diritti sulla proprietà intellettuale, alla biodiversità, alla bioetica, alle implicazioni sociali, economiche e geopolitiche connesse all'uso di biotecnologie, ingegneria genetica e altro. È tra i principali leader dell'International Forum on Globalization, ed è vegetariana. Nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award.  E' considerata la teorica più nota dell’ecologia sociale. È conosciuta grazie al successo di Monocolture della mente (1995), un best-seller in tutto il mondo, e in Italia anche grazie al documentario del 2009 di Ermanno Olmi, Terra Madre, che mostra la raccolta del riso, nei pressi della fattoria Navdanya nella valle del Doon, dove sono custoditi i semi delle varietà locali di riso, tramandati di generazione in generazione. Lei nasce non lontano da lì, in una città dell’Uttar Pradesh, nelll’India del Nord-est. La famiglia è “progressista”, impegnata nella lotta gandiana per il superamento delle caste nell’India; la cultura e l’attenzione per i diritti civili e sociali sono di casa.

 

Il padre è una guardia forestale e la madre una maestra di scuola diventata contadina dopo la sanguinosa guerra di partizione tra India e Pakistan nel 1947-1948. La casa dei genitori è frequentata da intellettuali e discepoli del Mahatma Gandhi. Vandana, quindi, sin da piccola critica il sistema delle caste e viene educata alla parità dei sessi.   L’infanzia di Vandana non è solo cultura, ma anche contatto diretto con la terra; trascorre la sua infanzia tra le foreste del Rajahstan e la fattoria gestita dalla madre, subendo fin da piccolissima il fascino e la maestosità della natura.
Sempre grazie alla famiglia, Vandana può frequentare la scuola e il collegio cattolico di Dehra Dun e, dopo il diploma in fisica, dal 1970 l’università di Guelph, in Canada, dove consegue la laurea in filosofia della scienza, e poi quella del Western Ontario per il dottorato sui concetti filosofici della meccanica quantistica nel 1979.
Vandana torna in patria, a Bangalore, come ricercatrice in politiche agricole ed ambientali all’Indian Institute of Sciences, e all’Indian Institute of Management.
Nel 1982 Vandana torna a Dehra Dun dove crea la Fondazione per la scienza, la tecnologia e l’ecologia, un istituto indipendente di ricerca, proprio mentre nella valle si diffonde il movimento Chipko, delle donne contro la distruzione delle foreste da cui traggono sostentamento. Nell’Uttar Pradesh, sono evidenti le conseguenze della “rivoluzione verde”, dei fertilizzanti e delle varietà selezionate di semi: la resa è aumentata insieme alle estensioni coltivate a monocoltura, al degrado del suolo e delle acque, alle espropriazioni “facili” (la riforma agraria promessa da Nehru nel giorno dell’Indipendenza non è ancora iniziata). Ne sono vittime prima di tutto le donne, senza diritti men che meno di proprietà, le cui antiche pratiche sono meno produttive ma più rispettose degli ecosistemi, scrive in Staying Alive (1988). È il primo di oltre venti saggi, seguito sullo stesso tema nel 1990 dal rapporto sulle contadine indiane per conto della FAO, e da Eco-feminismo con Maria Mies, in cui scrivono: «Le donne non riproducono solo se stesse, ma formano un sistema sociale e dalla loro creatività proviene quello che io chiamo eco femminismo. Le donne sono le depositarie di un sapere originario, derivato da secoli di familiarità con la terra, un sapere che la scienza moderna baconiana e maschilista ha condannato a morte».

Nel 1991 Vandan Shiva fonda Navdanya (in hindi “nove semi”), il movimento che con altri sorti in tutto il mondo è presente al vertice di Rio de Janeiro nel 1992 dal quale nascono i primi accordi internazionali per la protezione della biodiversità e per la repressione della biopirateria. Da quel momento la difesa dei semi autoctoni contro le multinazionali che cercano di rivendicare come loro “proprietà intellettuale” varietà agricole selezionate nei secoli da comunità locali, diventa il maggior impegno di Vandana Shiva.

Quei “nove semi” rappresentano le nove coltivazioni da cui dipendono la sicurezza e l’autonomia alimentare dell’India. Il nome, dice Vandana Shiva, le è venuto in mente osservando un contadino che in un unico pezzo di terreno aveva piantato nove tipi di semi diversi. Oggi Navdanya conta circa 70 mila membri, donne per lo più, che praticano l’agricoltura organica in 16 stati del paese, una rete di 65 “banche dei semi” che conservano circa 6.000 varietà autoctone, e la Bija Vidyapeeth o Scuola del Seme che insegna a “vivere in modo sostenibile”.
Durante le riprese del documentario Terra Madre sopra citato, Maurizio Zaccaro ha realizzato un film documentario dal titolo "Nove semi" dove la stessa Vandana Shiva racconta l’esperienza della sua fondazione.

Ma Navdanya non è l’unico impegno di Vandana, che interviene nelle conferenze internazionali, viaggia in Africa, in Europa, in America Latina e in altri paesi asiatici, e dal 1996 partecipa in tutto il mondo alle lotte contro gli organismi geneticamente modificati, la crescita ad ogni costo, l’ingiusta ripartizione delle risorse e altri mali della globalizzazione. «Il cosiddetto sviluppo economico - scrive - anziché risolvere i problemi, rispondendo ai bisogni essenziali del mondo e della popolazione, minaccia la sopravvivenza del pianeta e degli esseri viventi che lo abitano. Questa apparente crescita economica, infatti, non ha creato nient’altro che disastri ambientali ed ha provocato un forte indebitamento dei paesi in via di sviluppo che, per creare delle basi adeguate per la loro crescita, tolgono risorse alla scuola e alla salute pubblica».

Consulente per le politiche agricole di numerosi governi, in Asia e in Europa (anche della regione Toscana), membro di decine di direttivi in altrettanti organismi internazionali, premiata più volte all’anno dal 1993, vive in parte nell’ambiente cosmopolita delle Nazione Unite e in parte nel mondo rurale indiano al quale è ancorata da Navdanya,
Le battaglie più notevoli vinte da Vandana, sono state contro le multinazionali che avevano ottenuto i brevetti del neem, del riso Basmati e del frumento Hap Nal. Questi ultimi due sono anche prodotti d’esportazione e paradossalmente, se i brevetti non fossero stati revocati, gli agricoltori indiani avrebbero dovuto pagare royalties alle società americane RiceTec e Monsanto, su ogni partita venduta all’estero.
Per questo suo enorme impegno a favore della popolazione indiana e per la sua lotta a favore dell’ambiente, Vandana Shiva nel 1993 è stata premiata con il “Right Livehood Award”, detto il Nobel per la pace alternativo.
Le resta da vincere la lotta contro gli Ogm e più in generale contro le monoculture e i loro oligopoli:
«Oggi siamo testimoni di una concentrazione senza precedenti del controllo del sistema agroalimentare internazionale in cui convergono essenzialmente tre aspetti: il controllo dei semi, il controllo dell'industria chimica, il controllo delle innovazioni biotecnologiche attraverso il sistema dei brevetti. Il diritto al cibo, la libertà di disporre del cibo è una libertà per la quale la gente dovrà lottare come ha lottato per il diritto al voto. Solo che non vivi o muori sulla base del diritto al voto, ma vivi o muori sulla base del rifiuto del diritto di disporre di cibo».

Intanto, nel settembre 2011 l’India ha denunciato la Monsanto per bioterrorismo.
Vandana Shiva propone il ritorno alla tradizione vedica in un periodo di forti tensioni con la minoranza musulmana. Molte giovani agronome hanno lasciato Navdanya per fondare movimenti simili, ma non confessionali.
Attualmente Vandana è la vicepresidente di Slow Food e collabora con «La Nuova Ecologia», la rivista di Legambiente.
Fonti, risorse bibliografiche, siti su Vandana Shiva

  • Terra Madre. Sopravvivere allo Sviluppo, UTET 2002
  • Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica, 1995
  • Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni, 1999
  • Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali, DeriveApprodi 2001
  • Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale, Edizioni Ambiente, 2001
  • Il mondo sotto brevetto, 2002
  • Le guerre dell'acqua, Feltrinelli 2004
  • Le nuove guerre della globalizzazione, UTET 2005
  • Il bene comune della terra, Feltrinelli 2006
  • Dalla parte degli ultimi. Una vita per i diritti dei contadini, Slow Food 2008
  • India spezzata, Milano, il Saggiatore 2008
  • Ritorno alla terra, Fazi Editore 2009
  • Campi di battaglia, Edizioni Ambiente 2009

Filografia: 

  • L’economia della felicità, di Helena Norberg-Hodge, Steven Gorelick, John Page. Con Vandana Shiva. 2011.
  • Terra Madre, di Ermanno Olmi. Con Vandana Shiva. Documentario, Italia, 2009
  • Nove Semi (L’India di Vandana Shiva), di Maurizio Zaccaro, Documentario, Italia, 2009
  • Il mondo secondo Monsanto, di Marie-Monique Robin. Le Monde selon Monsanto, 2008

sabato 13 settembre 2025

Le Lumineux destin d'Alexandra David-Neel - Jean Chalon

In questo testo  Le lumineux destin d'Alexandra David-Neel, pubblicato nel 1985, Jean Chalon ci presenta, con la collaborazione di Marie-Madeleine Peyronnet,  la straordinaria vita di Alexandra David-Neel (1868-1969), riportando anche molti estratti della corrispondenza tra Alexandra e il marito Philippe Neel.     

Jean Chalon (1935- ) è un giornalista e scrittore francese. Comincia i suoi studi per diventare professore di spagnolo e poi si orienta verso il giornalismo. Ha trascorso gran parte della sua carriera a Le Figaro e ha scritto diverse biografie di donne celebri:  Chère Marie-Antoinette (prix Gabrielle d'Estrées 1988), Chère George Sand (prix Châteaubriand 1991), Liane de Pougy, courtisane (1994) et George Sand : une femme d'aujourd'hui (Fayard, 2004). Marie-Madeleine Peyronnet è stata l'assistente e la collaboratrice di Alexandra nei suoi ultimi dieci anni. 

Alexandra incarna tanti personaggi: anarchica, borghese, buddhista, cantante, orientalista, giornalista, scrittrice, esploratrice (fu la prima donna a entrare a Lhasa in Tibet). 

Alexandra incontra, a 20 anni, Elisèe Reclus (1830-1905) geografo e anarchico, che diventerà il suo punto di riferimento.  Elisèe Reclus è amico di Tolstoi, insieme sognano di abolire le frontiere, di rovesciare il dispotismo. Alexandra si unisce a questo coro che ignora le barriere delle convenzioni.  A 20 anni vuole cambiare il mondo e traccia una terribile requisitoria contro la società del suo tempo, contro i potenti, i borghesi. Con questo stato d'animo comincia a scrivere la sua prima opera Pour la Vie.  Rifiuta in blocco le religioni, le Chiese, la società, l'esercito e soprattutto la sofferenza inutile che impongono.  Per Alexandra "la ricerca della felicità è una abitudine a prendere, è un'educazione da seguire, una rivoluzione intima che deve aiutare gli individui abituati alla passività e alla rassegnazione".

Considera "La solitudine come la solo beatitudine possibile; è sola con se stessa e questo è sufficiente a questo Narcisio femminile".  Gli adepti al buddhismo al quale si convertirà, si sforzano di avere "una anima insensibile alle cose esteriori, vittoriosi delle proprie passioni. Un'anima libera indifferente alla gioia e al dolore, inaccessibile a tutte le lussurie terrestri".

Aderisce alla Gnose supreme, una associazione che ha per scopo "la formazione di una confraternita di persone che studino le differenti religioni e filosofie, in modo particolare quelle orientali". Va a Londra divide il suo tempo a studiare l'inglese e testi di filosofia orientale alla biblioteca della Gnosi supreme e al British Museum. A Londra incontra Mrs. Morgan che appartiene alla Gnose Supreme ma anche ad altre associazioni come la Società Teosofica, alla quale introdurrà Alexandra.  La fondatrice della società Teosofica è stata Helena. P. Blawatsky (1831-1891).  Alla biblioteca della Società Teosofica troverà testi come il Raja-Yoga, Le Upanishad, la Bhagavad Gita tradotti in inglese o ancora in sanscrito. Ciò la porterà a studiare il sanscrito. La Società Teosofica sarà un suo punto di riferimento nei suoi innumerevoli viaggi in Oriente, da cui però, più tardi prenderà le distanze. 

Alexandra ritorna a Parigi nel 1889 e qui inizia lo studio della teosofia, del sanscrito, dell'occultismo e dell'esoterismo. Questi studi, però, la perturbano ed entra in crisi. Crisi religiosa, di coscienza, crisi di esistenza, crisi di identità. ed entra in un convento di carmelitane. In questo periodo, dal 1989 al 1991, nonostante la terribile crisi, non cessa di studiare l'inglese, il canto e il sanscrito. Al museo Guimet (fondato nel 1879 da Emile Guimet), comincia la lettura del libro sacro dei buddhisti il Dhammapada e non cesserà di citare in seguito i versetti di questo libro.   "Siate a voi stessi la vostra propria luce, siate a voi stessi il vostro rifugio" - "Siete voi che dovete fare lo sforzo, i Buddha possono solo insegnare o indicare la via" - "Abbiate fiducia in voi stessi " - dal Dhammapada.  Ognuno può diventare Buddha, e questo è la grande speranza apportata dal buddhismo.   E questa conquista del sapere  aiuterà Alexandra a uscire dalla sua depressione.  "Lo spirito del buddhismo è essenzialmente socialista, ossia insegna l'unione di azioni combinate in vista di un fine sociale; Si oppone all'industrializzazione e all'accumulo di ricchezze considerate come l'oggetto supremo di ogni sforzo umano". 

Altri versi del Dhammapada: "L'uomo vigilante vincerà la morte, Il negligente è già come morto".

Nel 1891 fa il suo primo viaggio a Sri Lanka dove resterà a Colombo e i suoi dintorni e visiterà le innumerevoli scuole della Società Teosofica.    Poi va  per 18 mesi in " India - il Paese di tutti i prodigi".  Anche qui i suoi punti di riferimento sono le sedi della Società Teosofica, tra cui Adyar a Madras. Quando va a Varanasi incontra sadhu, guru, e un asceta e maestro: Bashkarananda che gli dà i primi insegnamenti: "L'impermanenza è la legge universale". Di ritorno dall'India va a Tunisi, dove sotto il nome di Mlle. Myrial, comincia a esibirsi come cantante.

E comincia a scrivere le sue prime note sul buddhismo: "la religione del nostro paese dice ai poveri e agli infelici sopraffatti dal dolore , rassegnati e curva la fronte"; il buddhismo invece asserisce: "Combatti la sofferenza, cessa di essere vittima della tua stupidità, I tuoi errori e i tuoi pregiudizi sono le divinità delle tenebre sul cui altare tu immoli la parte migliore della tua vita. Apprendi a conoscere la natura delle cose che ti circondano. a conoscerti. Renditi intelligente e la conoscenza ti renderà libero e felice". Si imbarca per una tournée come cantante lirica  a Tonkin, Alessandria, Port Said, Aden e Colombo e diventa la stella di Hanoi. Qui cerca sempre di incontrare i vari mistici.  Poi va ad esibirsi a Parigi per la stagione lirica e nel 1897 incontra il suo primo compagno, il musicista Jean Hautstont con cui ha vissuto insieme dal  1897 al 1900. Insieme a lui scrisse Lidia, dramma lirico in un atto (musica di Hautstont, libretto di Alexandra).

Poi incontrerà Philippe Neel e ne diventerà l'amante a partire dal settembre 1900.  Incomincia così le vite multiple di cantante lirica, direttrice artistica, massone, amante, giornalista e conferenziere. Secondo alcuni scritti del padre, Jean la andrà a trovare a Tunisi e si creerà il trio tra l'ingegnere, la cantante e il musicista.  Nell'agosto del  1904 si sposerà con Philippe e diventerà la moglie borghese di uno dei personaggi più in vista a Tunisi. Quello che non perdonerà mai a Philippe, è l'aver conservato le lettere e le foto delle sue amanti e di avergli mentito asserendo che le aveva distrutte.   Riparte in tournèe e dopo la morte di suo padre, ritorna a Tunisi e qui si trova a vivere una situazione imbarazzante, un "menage a trois" con una delle amanti del marito.  Alexandra che ha frequentato i saggi indiani non riesce più a controllare i suoi pensieri che errano in disordine e la perturbano.

In quel periodo Alexandra ha contatti con Guimet che gli chiede degli articoli sullo yoga e inizia una collaborazione con la rivista Il Mercure de France. Uno degli autori più importanti di Parigi dell'epoca, José-Maria de Heredia gli darà un consiglio: "Non bisogna mai dare niente per niente, perché se date degli articoli per niente, crederanno che non valete niente".

Nel 1907 incontrerà un suo vecchio amico, il tenore Martel e nel 1908, incontrerà il giovane socialista Benito Mussolini. Alexandra a partire dal 1911, resterà sola, libera e fiera, e si rifarà una verginità cessando,  qualsiasi rapporto fisico con suo marito e con qualsiasi rappresentante del sesso maschile. Il solo uomo che sopporterà e condannerà a una castità assoluta, sarà il suo figlio adottivo, il lama Yongden che dichiarerà con una certa tristezza ad uno dei suoi amici a Digné: "Morirò vergine, mia madre non vuole che conosco una donna".

Nel 1911, la pubblicazione degli articoli Modernisme Buddhiste e Il buddhismo di Buddha coinciderà con la sua partenza in Asia, dove a 43 anni comincerà la sua nuova vita.  Ha conosciuto anche Mme Richard Mira Alfassa che nel 1920 raggiungerà a Pondichery il maestro indiano Aurobindo Gosh e prenderà il nome di La Mère.

L'11 agosto del 1911 parte da Marsiglia e  il 30 agosto arriva a Colombo alla società Maha Bodi College. Dopo un breve soggiorno arriva in India a novembre 1911. Passa a Madurai, a Madras, poi si rifugia a Adyar, la sede della Società Teosofica e da qui va a trovare Aurobindo.  Poi va a Calcutta dove incontra numerosi sadhu e saggi indiani. In questa India inglese, è la prima volta che si vede una donna europea che frequenta i sadhu, studia i loro testi sacri, e si mette la sciarpa arancione dei rinuncianti. Ma non si ferma e parte per il Sikkim e Darjeeling dove arriva nell'aprile 1912. E da qui parte per Kalimpong dove  viene ricevuta da Sidkeong (un tulku, un lama reincarnato), il figlio del Maharaja.  Nell'aprile 1912, sarà la prima donna europea a incontrare il 13 Dalai Lama dicendogli "Ho il timore che le dottrine religiose del Tibet sono state mal comprese in Occidente, e per questo mi rivolgo a Lei per essere aiutata a capire". Il Dalai Lama instaurerà un dialogo con questa donna che sarà la depositaria di questo Tibet che stava disparendo.  In maggio 1912 incontrerà il suo futuro maestro il Gomchen di Lachen, ( un siddhipurusha, un uomo che ha acquisito poteri soprannaturali grazie allo yoga) che gli dice: "Voi avete visto l'ultima e suprema luce, non è in un anno o due di meditazione che si arriva alle concezioni che voi esprimete. Oltre questo, non c'è più niente".  Alexandra che non aveva mai accettato l'autorità, accetta umilmente tutte le iniziazioni e si ritirerà per due anni in una grotta. Nel 1913 è a Calcutta, da dove riparte a novembre per il Nepal accolta dal maharaja. Qui matura i primi dubbi: "mi sono lanciata nella carriera di orientalista senza avere troppe armi a mia disposizione" e intravede nuovi orizzonti; "Ogni giorno mi allontano un po' più dalle agitazioni, il grande riposo e la grande luce entrano in me, o piuttosto io entro in loro. Il Nirvana è una realtà".  

Ha la sensazione di essere qualcuno in Asia. Passa a Gaya, Katmandhu, Lumbini, Kapilavasthu (la città dove il Buddha ha passato la sua gioventù). Mentre era in meditazione, una tigre che si aggirava nei paraggi, vedendo la sua immobilità scappa. Nel febbraio 1913 è a Benares (Varanasi), e visita Sarnath e soggiorna presso la Società Teosofica. Incontra e discute di Vedanta e dei libri Astavakra Gita e Avadhuta Gita con il grande yogi Satchinanda. "L'asceta, non avendo nessun attaccamento per non importa quale condizione e che è libero da tutti i desideri, non contrae nessuna impurità anche se si occupa degli affari di questo mondo". Alexandra è ricevuta in tutti i templi, anche jainisti, comincia a vivere una vita da asceta e a volta assume il ruolo di un fachiro stendendosi su una tavola con chiodi per esibirsi davanti i turisti inglesi. 

A novembre 2013 riparte per il Sikkim. arriva nel dicembre 2013 a Gangtok la capitale, dove studia il tibetano, visita il monastero di Rhumteck. In febbraio 1914 muore il Maharaja e Sidkeong succede a suo padre e diventa il Maharaja Kumar. Nel maggio 1914 assume come aiuto Aphur Yongden, un ragazzo di 14 anni. A settembre 1914 incontra di nuovo in una caverna il Gomchen dove è in ritiro. Alexandra che fugge il mondo e la gente del mondo si installa in una caverna vicina ed è accettata come discepola dietro la promessa di obbedienza assoluta.  Inoltre il Gomchen gli darà delle lezioni di tibetano in cambio di lezioni di inglese. "E' una lezione unica di apprendere il tibetano e i misteri del tantrismo buddhista, completamente ignorato da tutti gli orientalisti. Sarà dura, ma terribilmente interessante". Vivere nelle caverne è il brevetto classico per un grande yogi, e Alexandra apprenderà " i fiori del sapere" : controllare i sogni (l'assenza di sogni è un segno di perfezione), praticare il tummo (produrre il calore in pieno freddo), il tsam (ossia restare molte giornate senza parlare) e anche a suonare il tamburino con i quale i lama scandiscono le loro litanie. E a costruire delle creature immaginarie chiamate Tulpas, guidate dalla volontà dello yogi. Dal suo maestro riceve il nome di Lampada di saggezza, mentre Yongden riceverà il nome di Oceano di compassione.  Deve trasmettere nei suoi libri le esperienze che ha vissuto, ne ha il dovere, ma ne ha il diritto?  Il suo Maestro le risponde : "Non è dal Maestro che dipende il segreto, ma da quello che l'ascolta. (...) Usate queste conoscenze secondo il vostro giudizio".

Nel febbraio 1916 si ritrova di nuovo in Tibet. Qui riceve anche la benedizione del Panchen Lama. passa per Shigatzé, Nartan, Poi ritorna a Calcutta, da qui riceve il titolo di "missionario buddhista e erudito" dalla Maha Bodhi Society, poi riparte per la Birmania nel 1917, da qui arriva a Singapore  e poi in Giappone. Definisce il suo viaggio in Giappone un incubo, apprezza solo Kyoto e il monastero Tofoku-Ji. Poi arriva in Corea, e da qui in Cina a 49 anni, e raggiunge Pechino. Da Pechino, in sei mesi percorre 2500 km per arrivare al monastero di Kum-Bum che si trova nella provincia tibetana dell'Amdo, dove si trova l'albero miracoloso di Tsong-Khapa. Ci resterà dal 1918 al 1921.  Tsong-Khapa nella sua opera Lamrin ha scritto: "se vi domandassero quale è  la natura della meditazione, rispondete che è il segreto di essere capaci di abbandonare tutti i pensieri immaginativi con i semi che li generano". A kum-Bum Alexandra troverà il paradiso dei libri sacri, tra cui la Prajna paramita attribuita a Nagarjurna, che contiene i dialoghi tra il Buddha e il suo discepolo Sariputra. Libri che comincerà a tradurre.  Nel suo viaggio verso Lhasa osserverà degli eventi straordinari, dei morti che danzano, dei pugnali incantati che volano nell'aria, dei mangiatori di soffio vitale, degli stregoni con i malefici e gli astri che racconterà nei libri Au pays des brigands-gentilhommes  o Mystiques et magiciens du Tibet.   Alexandra e Yongden, si vestono da mendicanti e in 80 giorni passano per Tcheng.Tou  e Li-Kiang (nel Yunnan) , Thana, Giamda e poi Lhasa (nel gennaio 2024 scrive a suo marito di essere arrivata a Lhasa). Ha superato largamente l'impresa di Phileas Fogg (un altro esploratore arrivato a Lhasa). Lascia Lhasa, passando nel Sikkim, arriva a Patong, poi a Calcutta. Incontra Gandhi, ma tra loro non nascerà un'amicizia. Poi Bombay, Ceylan,  Arriva a Le Havre nel maggio 2024 come un'eroina nazionale. La Francia intera si appassiona di questa donna che viene definita "La conquistatrice della città proibita". Il suo ritratto, il suo viso sorridente, appare su tutti i giornali e riviste. E' una star che sbarca alla stazione Saint-Lazare di Parigi e affronta la folla di giornalisti e fotografi.  Questa donna di 57 anni riceve una moltitudine di onorificenze e medaglie, tra cui la più importante è La legione d'onore nel 1928. Nei mesi seguenti l'Umile Orientalista tiene una serie di conferenze dove racconta le sue imprese in Tibet e Yongden improvvisa dei poemi "delle montagne rosse come il corallo e delle montagne blu come il turchese, die palazzi bianchi come conchiglie e altre cose orientali". Avrà la sua consacrazione al museo Guimet nel marzo 1926.   

Si ritrova con Philippe nel 1926 a Marsiglia,  14 anni dopo, e le incomprensioni caratterizzano questo incontro. In giugno termina il suo libro Viaggio di una parigina a Lhasa.  Alexandra detesta sempre di più questo mondo: "credevo che il mio disgusto per il mondo aveva raggiunto il suo massimo, ma si è ancora accresciuto. non posso dare uno sguardo ai giornali. La stupidità, la volgarità, la cattiveria di cui sono pieni mi fanno auspicare a un nuovo diluvio per ingoiare tutta questa mediocrità. Di buono ci sono solo le piante selvatiche, le montagne, il cielo e le nuvole".

Cerca di arrivare ad avere una indipendenza finanziaria Dovrà guadagnare la sua vita accumulando parole, una ad una, al seguito dell'altra e ne è consapevole. "Ma non avere la minima certezza su quello che accadrà l'indomani è stressante. Lavorare per nutrirsi, è insomma rovinarsi la vita. Vivere è il piacere di fare quello che vi piace e non altre cose".  Pag. 331

Nel maggio 1928 Alexandra acquista la casa a Digne, che con tutti i suoi souvenir dei suoi viaggi la trasformerà in Samten Dzong, La fortezza della meditazione,  una succursale del museo Guimet.  I giornali locali definiscono Santen Dzong una grandiosa sintesi tra Oriente e Occidente.

In questi anni si celebra il successo di Alexandra, sia dei suoi libri,  (Mystiques et magiciens du Tibet, Le initiation lamaique, Au Pays des brigands-gentilshommes, L'Epopéè de Guésar), sia personali, come la conclusione dell'adozione di Yongden nel febbraio 1929 che compie 30 anni. 

Anche il Presidente della Repubblica francese, Gaston Doumergue si dichiara entusiasta per i suoi libri.  Dharmapala che ha guidato i suoi passi a Ceylon e facilitato il suo viaggio in India, da Benares scrive ad Alexandra; "Morirò forse alla fine dell'anno. Mi felicito della vostra opera unica e meravigliosa compiuta con l'aiuto del vostro figlio Lama. Che vostro figlio e voi stessa, viviate per lungo tempo per diffondere il Dharma in Francia e in Italia",

Sa misurare le sue spese e prende nota anche del più piccolo acquisto: "Come si vede, si può indossare il vestito dei rinuncianti e controllare il valore dei propri beni".  Il tempo è denaro e Alexandra non spreca ne l'uno, ne l'altro. Impiega un anno per scrivere il suo nuovo romanzo che mostra il vero Tibet, Le Lama aux cinqu sagesse, con l'aiuto di Yongden.  Il professore Silvain Levi ammira la prodigiosa attività della sua vecchia allieva che non conosce fatica, né del corpo, né della mente. In quel periodo, ci sono personaggi che gli fanno concorrenza: Liu Man Chin che entra anche lei a Lhasa e il tibetologo italiano Giuseppe Tucci che percorre il Tibet soggiornando in monasteri e riportando antichi documenti che traduce e rende pubblici. Nel 1935 Tucci ha 41 anni e Alexandra 67 anni.  Alexandra nel 1936 pubblica Le Bouddhisme, ses doctrines et ses méthodes e ricomincia a tenere conferenze a Praga, Budapest, Vienna, Zurigo, Bruxelels, ecc...    Dopo essere stata nominata rappresentante della Maha Bodhi Society, la società teosofica annuncia : "Madame Neel è stata chiamata a far parte del corpo professionale dell'università di Sarnath (India), e questo testimonia le competenze che gli riconoscono i buddhisti orientali.".

Per la Lampada di saggezza più è lungo il cammino, migliore è il modo di viaggiare.  L'orientalista esploratrice vuole approfondire in Cina gli studi sul Taoismo antico.  Passando per Bruxelles-Varsavia-Mosca- arriva a Pechino nel gennaio 1937 dopo 17 giorni di viaggio. Qui inizia gli studi sul Taoismo nelle biblioteche di Pechino. Scoppia il conflitto tra Giappone e Cina, i giapponesi conquistano Pechino, alcuni giorni dopo che Alexandra era partita. Dopo una sosta a Taiyan arriva a Wou Tai Chan al monastero Pousating.  E nonostante l'età continua ad esplorare l'Oriente:  "marcia come il tuo cuore ti suggerisce e secondo lo sguardo dei tuoi occhi".  Pag. 367.  Al monastero studia, soprattutto il Taoismo antico, scrive e vive come se niente fosse, poiché secondo uno dei suoi principi  "affliggersi non serve a niente". Qui scrive Magie d'amour et magie noir    e   Sous les nuéès d'orage.  Nel suo diario scrive "passeggiate sulla montagna e nessuna notizia della guerra".

I giapponesi stanno per conquistare Shanghai e Taiyuan; Alexandra scappa dalla guerra e finisce per arrivare a Hankeou, abbandonando copie di manoscritti rari e oggetti preziosi.  Poi passando per Chungking arriva a Tatsienlou al paese di Kham, in terra tibetana. Qui passerà i 6 anni della seconda guerra mondiale. Nelle sue lettere, parlando di Yongden,  fa questa ammissione : "Mi rendo conto del mio egoismo, ho voluto avere qualcuno che mi sia utile, in qualsiasi circostanza, e che si piega ai miei desideri. Questo a scapito dello sviluppo di questo ragazzo. Avrei dovuto permettergli di seguire una professione, una carriera, ho preferito che rimanesse dipendente di me. Non è molto bello da parte mia, Oramai la cosa è fatta".   Si installa al monastero di Pomo San dove conduce la vita che ama; legge, scrive, medita, passeggia sulle montagne,  Incontra qualche yogi, incontra i Bon neri e Bon bianchi, che propongo le dottrine e i rituali dei Lama, assiste alle conferenze del Lama Nga Wang.  Si crede di essere in Tibet e ascolta delle frasi che sembrano essere pronunciate per lei: "Essere benevolenti per gli altri non consiste a fare delle azioni procurino del benessere, ma è divenire se stesso una sorta di benessere;   come il sole che non può impedirsi di diffondere il calore e la luce, e da questo, procurare benessere a tutti gli esseri. Della stessa maniera, il Saggio, che è diventato un centro vivente di intelligenza e di bontà, emette naturalmente delle onde di energia che diffondono delle influenze nel mondo".  Alexandra non saprà mai fino a che punto i suoi libri sono stati delle lezioni di vita e di saggezza per le sue lettrici e i suoi lettori. 

Nel 1939, davanti alla situazione drammatica, fa le seguenti riflessioni: "le persone sembrano aver dimenticato i massacri di 20 anni fa. Ecco che ricominciano, e la guerra sarà, ora mille volte più terribile a causa dei progressi dell'aviazione. Quello che ho visto in Cina è terrificante".   Coltiva il suo orto, prepara le marmellate e prepara il progetto del libro L'uomo, questo imbecille.  Scrive la grammatica tibetana sovvenzionata dallo Stato francese. Alexandra resterà a Tatsienlou (capitale del Sikang)  dal luglio 1938 al marzo 1944. 

Nel gennaio 1941 muore Philippe a 80 anni. La sua morte incide sulla salute di Alexandra, ritornano i problemi fisici, infiammazioni, dolori improvvisi, vomito e perdita di peso. Combatte tutti questi mali con un solo rimedio: Lo Studio. 

Da Tatsienlou, all'inizio del 1945,  passa a Chengtu dove tiene una conferenza sulle relazioni tra la Cina e il Tibet, che conclude con l'auspicio che si crei un'intesa tra questi due popoli che ama.   Il credo del filosofo cinese Meh.Ti è : "Agite verso il vostro prossimo come se voi lo amaste. Fate questo per il vostro reciproco vantaggio".  Passando per Calcutta e il Cairo Alexandra e Yongden arriveranno a Parigi nel luglio 1946 per poi arrivare a ottobre a Digne.  A Calcutta ritrova lo stesso clima che aveva lasciato in Cina, le rivolte della popolazione indiana per ottenere l'indipendenza che riporta nel suo libro L'Indie où j'ai vécu. 

Nel 1946, dopo la guerra, iniziano il razionamento alimentare e le varie restrizioni, che appena arrivata in Europa la fanno esclamare: "Partire, Partire! La in Asia, siamo liberi! Qui, le persone sono diventate folli. Ticket per qui, carte per la, controlli per tutto! No, non, voglio vivere tra degli uomini che sono degli uomini, e non dei montoni. La Francia è diventata il Paese degli uomini tristi".

Mantiene la corrispondenza con persone in Asia, in America e in Europa, tra le persone privilegiate con cui è in contatto c'è Mira Alfassa, La Mère dell'ashram di Aurobindo che le risponde : "Siate senza inquietudini, va tutto bene. Al di sopra delle forze di distruzione, c'è la Grazia Divina che protegge e che ripara".

Esce il suo libro Au coeur des Hymalayas, le Nepal , dove si evoca anche l'India "E' l'India terribile! L'India sinistra che spesso ci maschera l'altra India : L'India dei pensieri segreti che si muovono in regioni estranee all'Occidente.  Al suo ottantesimo compleanno va con Yongden sulle Alpi a campeggiare a più di 2000 metri di altitudine vicino al lago di Atlos, qui di fronte alla neve dice: " Oh! Tibet! come questo Paese così differente dal mio ha potuto conquistarmi così, prendendomi cuore e mente, attraverso tutte le mie sensazioni e tutti i miei pensieri? ".

Lei che ha corso e marciato ovunque, non corre più. a Digne, negli anni cinquanta, si trasforma in un grosso mobile, o in un busto senza gambe. Nonostante tutto dall'alto dei suoi 82 anni, Alexandra non è che progetti, avvenire, libri da scrivere. Ha la coscienza di essere, e per lungo tempo, la provvidenza dei librai, la dea degli orientalisti, la Notre-Dame del Tibet. Pag. 628.  In questi suoi libri svela i segreti per superare gli specchi dell'illusione, e come lo diceva il Gomchen (il suo maestro), dopo non c'è più niente. 

Marianne Monestier, una scrittrice, va a trovare Notre-dame del Tibet e durante la visita Alexandra continua a manifestare lo stesso disgusto, che aveva a venti anni, per le cose dell'amore. Questo colpisce Marianne che scrive: "Quello che sciocca del suo spirito buddhista evoluto, sono le manifestazioni quotidiane della vita. Queste le ispirano una specie di disgusto, Anche l'amore non sfugge al disgusto di questa vecchia gentile signora, che, nella sua repulsione, ha talmente l'aria di conoscere quello di cui si parla".  pag. 433

Alexandra dice: "Non sono mai stata un'emotiva, L'amore non ha mai giocato un ruolo importante nella mia vita, d'altronde, il buddhismo lo dice, le emozioni non esistono, Noi nemmeno. non siamo che die momenti, Momenti collegati tra di loro dalla meditazione"

Nel 1954, Yongen diventa l'autore di un libro; La Puissance du nèant, un romanzo in cui l'eroe, discepolo e servitore di un santo eremita, trova il suo maestro assassinato.  

In ottobre1955, Yongden muore improvvisamente; Una catastrofe per Alexandra, che niente lasciava prevedere, e il 24 ottobre 1955 il giorno del suo 87 compleanno, lei che si vantava di non versare mai una lacrima, ne versa dei torrenti.  (...) Perdere, per due volte, in una vita, il suo solo, e migliore amico, è molto.  E l'indistruttibile Alexandra ne rimane colpita.  Dalle sua ceneri - tutto quello che mi resta della sua forma terrestre - sorge un messaggio che desidero trasmettere a quelli in grado di comprendere: "Tutto è vano, miei amici, salvo una cosa: la bontà".  Poco a poco riprende il gusto per la vita, e cita delle frasi del Dhammapada : "L'attenzione è il cammino che conduce alla liberazione dalla morte, la non riflessione è il cammino che porta alla morte. Quelli che sono attenti non moriranno, i disattenti sono già morti".

Nel 1959, gli dei benevolenti guidano la Lampada di saggezza a Aix-en-Provence dove questa novantenne si appresta a fare il suo ultimo grande incontro con colei che illuminerà la fine della sua vita: Marie- Madeliene Peyronnet (1930- 2023) .  Racconterà con ironia e emozione il suo rapporto con Alexandra nel suo libro Dix ans avec Alexandra David-Neel.    A Samten Dzong, in questa fortezza della meditazione, in questo nuovo universo, la Tartaruga dovrà imparare tutto, anche che i piedi di Buddha sono sopra un fiore di loto e non sopra un carciofo come lei credeva. Questa confusione è riuscita a fare ridere Notre-Dame del Tibet che si rivolge a Marie-Madeleine e profetizza "Tu sarai la mia consolazione e la mia gioia".     Quando Alexandra le chiede cosa racconterà di lei alla posterità, Marie-Madeleine risponde: " Dirò che voi avete un'intelligenza straordinaria, perché è vero. E aggiungerò che avete una mente vasta come tutte le galassie riunite (...) dirò ancora che Alexandra David-Neel era un oceano di egoismo e un Himalaya di despotismo".    

Nonostante passi il suo tempo su una poltrona Alexandra continua a lavorare e produrre nuovi libri come Immortalité et reincarnation pubblicato nel 1960.  Immobile, dà pertanto lo spettacolo dell'attività più intensa, pervenendo attraverso il lavoro, a vincere il suo isolamento. Su un biglietto dalla sua amica Mira Alfassa, la Mère è scritta questa frase "Conoscere è bene, vivere è meglio, essere è la perfezione".  Alexandra ha raggiunto, da tempo, questa perfezione. Lei è, semplicemente. 

A volte, il Riccio sa far rientrare i suoi aculei e dare alla Tartaruga un esempio di soavità e generosità. Nel periodo dell'indipendenza dell'Algeria, i francesi che si trovavano li, erano in profonda difficoltà, Alexandra invita i genitori di Maria-Madeleine di venire ad abitare a Digne, che poi accetteranno l'offerta. Moralità: i ricci, in compagnia di una tartaruga possono cambiare i loro aculei in zampe di velluto. Metamorfosi che Ovidio non aveva previsto.   I diari di Alexandra testimoniano questa amicizia che non cessa di crescere tra due donne nonostante la differenza di età, o di cultura, e che a volte si affrontano, senza mai cessare di stimarsi.   A volte passa notti insonni, e con lei Marie-Madeleine che si prodiga nel fare tisane, massaggi... Le riflessioni di Alexandra: " Non so come tu puoi sopportarmi, nemmeno io stessa riesco a sopportarmi".

A 100 anni chiede di rinnovare il passaporto, e ciò prova che aveva ancora la speranza segreta di passare le frontiere.    Riceve pile di lettere e telegrammi e molti attestati di stima: "In omaggio a Madame Neel, grande filosofo, che ha acquisito conoscenze profonde sulla filosofia orientale. Ha introdotto le religioni e i riti orientali in Europa". Una scuola a Digne sarà dedicata a lei.  Alexandra continuerà a scrivere e pubblicare libri, fino al suo ultimo respiro. Si, un autore veramente esemplare. Aveva un principio che esponeva spesso a Marie-Madeleine "non lasciare passare una giornata, una sola, senza fare quello che lei chiamava un 'lavoro costruttivo'". In virtù di questo principio Notre-Dame del Tibet costruiva attivamente. 

Gli ultimi giorni di Alexandra.  Alexandra è sempre stata isolata dal mondo che dominava con il suo pensiero. Riflessioni di Marie-Madeleine "Spesso prevede tutto con una precisione sorprendente, qualche volta con umorismo, ma sempre nella più completa indifferenza.  Lei vive nel mondo, ma è anche fuori, o piuttosto sopra , non so (...) penso che è un fenomeno ... fatto di ferro e acciaio, non è che cervello, ma che malgrado tutto, o forse a causa di questo, oltre che della ammirazione, non si può non avere affetto per lei".

A tre giornaliste che vanno ad intervistarla dichiara: "Voi mi domandate perché non scrivo la mia autobiografia, Voi non potete parlare di voi stessi senza inventare. Non c'è un'autobiografia onesta, Forse fra qualche anno, racconterò qualche episodio della mia vita".         "Non mi sono veramente convertita al buddhismo; faceva parte di me sin dalla nascita" e apporta delle precisioni sulla sua concezione dello yoga autentico: "L'Occidente non comprende l'Oriente e denatura tutto quello che tocca da vicino. Così anche lo yoga, non è questo esercizio fisico per donne mondane di cui si parla senza sosta. E' fare un lavoro mentale per entrare in un vero rapporto con gli oggetti e il mondo". (...) "La più grande parte delle dottrine filosofiche dell'India si definiscono in qualche parola: Anni Anicca - Dukha - Anatta (Impermanenza - sofferenza -  assenza di sé".  Sottolinea l'importanza nella vita del mangiare, bere e passeggiare: "Mangio bene,  mangio di tutto. No, non sono vegetariana; perché? Non ordinerò mai di uccidere un animale per nutrirmi. Ma se è già morto, senza che io l'abbia richiesto, eh bene lo mangerò volentieri".

Arrivano  a Dignè  anche Arnauld Desjardins (produttore) e Jacques Delrieux (realizzatore) e tutta una squadra di tecnici. Arnauld Desjardins è anche uno scrittore e un ammiratore che non nasconde l'influenza che i libri di Alexandra hanno avuto sulla sua evoluzione e sull'orientazione delle sue ricerche. Vengono accolti con questa frase "Non pensate, signori, che è indecente venire a filmare la morte di una vecchia signora?". 

Qualche mese dopo, sente che la fine è vicina e dice che c'è ancora molto da fare: " Si, si, So che sto per morire, mio padre lo diceva, si sente, e ho ancora molti  libri da scrivere... solo la corrispondenza, le tre valigie piene di lettere che tu hai sistemato qualche anno fa, eh bene, solo con quelle lettere potrei fare ancora due libri. E adesso è troppo tardi".     "Non è mai troppo tardi!!  afferma Marie-Madeleine che va ottenere l'autorizzazione di pubblicare questa corrispondenza che sarà contenuta in due libri Journal de voyage.   Alexandra gli risponde "Ho piena fiducia in te, Fanne un buon uso". 

Muore lunedì 8 settembre alle 3,15 del mattino pronunciando una delle sue ultime parole "Viaggio". Un temporale scoppia il lunedì pomeriggio. Un temporale alla sua nascita, un temporale alla sua morte. 

Biografia di Alexandra David Neel

Louise Eugénie Alexandrine Marie David, più conosciuta con il nome di Alexandra David-Néel, nata il 24 ottobre 1868 a Saint-Mandé e morta l’8 settembre 1969 a Digne-les-Bains, fu un’orientalista, tibetologa, cantante d’opera, giornalista, scrittrice ed esploratrice, femminista, anarchica, massone e buddhista francese. Nel 1924, fu la prima donna occidentale a raggiungere Lhasa, capitale del Tibet, un’impresa di cui i giornali parlarono un anno dopo e che contribuì in modo decisivo alla sua fama, oltre alle sue doti personali e alla sua erudizione.    .   

Sito ufficiale di Alexandra:   https://www.alexandra-david-neel.fr/  
Bibliografia:   https://www.alexandra-david-neel.fr/bibliographie/


Alexandra nacque il 24 ottobre 1868, figlia unica di Louis David e Alexandrine.   Lousi David era un massone, maestro elementare,  militante repubblicano durante la rivoluzione del 1848 e amico del geografo anarchico Élisée Reclus.
Oltre alle lezioni di pianoforte e canto, la piccola Alexandra si appassionò alla lettura dei racconti di viaggio di Jules Verne e sognava terre lontane sfogliando l’atlante regalatole dal padre. Per darle un’educazione rigorosa, fu iscritta a un collegio calvinista, ma verso i dieci anni, a causa di un’anemia, venne trasferita in un collegio cattolico.  Prima dei 15 anni, si sottopose a pratiche ascetiche estreme: digiuni, mortificazioni fisiche, ispirate alle biografie di santi asceti.  A 15 anni, in vacanza a Ostenda con i genitori, fuggì da casa e tentò di imbarcarsi per l’Inghilterra.  
Durante l’infanzia e l’adolescenza frequentò Élisée Reclus, che la introdusse al pensiero anarchico (Max Stirner, Michail Bakunin) e agli ambienti femministi. Collaborò con il giornale femminista La Fronde, fondato da Marguerite Durand, e partecipò a riunioni del Consiglio nazionale delle donne francesi e italiane. Tuttavia, rifiutava alcune posizioni, come la rivendicazione del diritto di voto femminile, preferendo la lotta per l’emancipazione economica. Verso la fine del XIX secolo fu iniziata alla massoneria. 
Per il biografo Jean Chalon, la sua vocazione orientalista e buddhista nacque al Museo Guimet, la cui inaugurazione avvenne il 20 novembre 1889. A 21 anni si convertì al buddhismo, evento annotato nel diario pubblicato poi nel 1986 come La Lampe de sagesse.  Per perfezionare l’inglese, indispensabile alla carriera orientalista, partì per Londra, frequentò la biblioteca del British Museum e conobbe membri della Società Teosofica, di cui divenne membro nel 1892.  L’anno seguente si trasferì a Parigi per studiare sanscrito e tibetano con Édouard Foucaux, Hervey de Saint-Denis e il suo successore Édouard Chavannes.

1895-1902: la carriera di cantante lirica. Su incoraggiamento del padre, Alexandra David-Néel entrò al Conservatorio Reale di Bruxelles, dove studiò pianoforte e canto, ottenendo il primo premio di canto.  Per aiutare i genitori in difficoltà economiche, accettò, sotto lo pseudonimo di Alexandra Myrial (ispirato al nome di Myriel, un personaggio de I Miserabili di Victor Hugo), l’incarico di prima cantante all’Opera di Hanoi (Indocina) durante le stagioni 1895-1896 e 1896-1897. Interpretò ruoli come Violetta ne La traviata (Verdi), cantò ne Le Nozze di Jeannette (Victor Massé), Faust e Mireille (Gounod), Lakmé (Léo Delibes), Carmen (Bizet), Thaïs (Massenet). In quel periodo intrattenne corrispondenza con Frédéric Mistral e Jules Massenet.

Dal 1897 al 1900 visse al 3 di rue Nicolo a Parigi con il pianista Jean Hautstont, con il quale scrisse Lidia, dramma lirico in un atto (musica di Hautstont, libretto di Alexandra).

Il 27 giugno 1898, al Museo Guimet, assistette a una cerimonia buddhista tibetana, presieduta dal lama mongolo Agvan Dorjiev, vicino al XIII Dalai Lama, in presenza di Georges Clemenceau. 

Dal 1893 al 1899, con lo pseudonimo Mitra (nome di una divinità vedica), scrisse articoli per riviste come Le Lotus bleu (organo della Società Teosofica) e L’Étoile socialiste

Cantò all’Opera di Atene (novembre 1899-gennaio 1900) e poi, nel luglio dello stesso anno, all’Opera di Tunisi, dove conobbe Philippe Néel, ingegnere capo delle ferrovie tunisine e futuro marito. Lasciò la carriera di cantante nell’estate 1902 e assunse per qualche mese la direzione artistica del casinò di Tunisi, continuando le sue ricerche.

Tra il 1900 e il 1908, firmando ancora come Alexandra Myrial, pubblicò diversi articoli, tra cui uno studio sul Potere religioso in Tibet per il Mercure de France. Scrisse anche il romanzo Le Grand Art (1901-1902), satira dell’ambiente artistico di fine Ottocento, che però non trovò editori. Nel 1904, alla vigilia del matrimonio, rinunciò a pubblicarlo perché conteneva elementi “troppo autobiografici”

1904-1911: la donna sposata. Il 4 agosto 1904, a Tunisi, sposò Philippe Néel, suo compagno dal 15 settembre 1900. Aveva 36 anni. La loro convivenza, a tratti burrascosa ma basata sul rispetto, terminò il 9 agosto 1911, quando Alexandra partì sola per il suo terzo viaggio in India (1911-1925; il secondo era stato durante una tournée lirica. Tre ministeri francesi contribuirono a finanziare il viaggio. Non volle figli, consapevole che la maternità era incompatibile con il suo bisogno di indipendenza e di studio. Promise a Philippe di tornare entro diciotto mesi; in realtà rientrò solo quattordici anni dopo, nel 1925, e si separò di nuovo dopo pochi giorni, tornando alle esplorazioni con il giovane lama Aphur Yongden, che adottò nel 1929.  Nonostante la separazione, mantennero una fitta corrispondenza fino alla morte di Philippe, l’8 febbraio 1941. 

Secondo lo studioso Michel Renouard, i viaggi di Alexandra non sarebbero stati possibili senza il sostegno economico del marito, che agì anche come suo intermediario finanziario, pur aiutandola di tasca propria nei momenti più difficili.

Dal 1909 si dedicò interamente agli studi asiatici e firmò con il suo nome di nascita articoli e saggi, tra cui Il modernismo buddhista e il buddhismo del Buddha (1911). Il successo, però, arrivò solo dieci anni dopo

1911-1925: il grande viaggio indo-tibetano.    Arrivo in Sikkim (1912).  Alexandra arrivò in Sikkim nel 1912, a 43 anni, stringendo amicizia con Sidkéong Tulku Namgyal, figlio maggiore del sovrano del regno. Visitò numerosi monasteri buddhisti e conobbe il giovane Aphur Yongden, allora quindicenne, con il quale si ritirò in un eremo a oltre 4.000 metri di altitudine.

Incontro con il XIII Dalai Lama (1912) Grazie al lama Kazi Dawa Samdup, fu ricevuta dal XIII Dalai Lama a Kalimpong il 15 aprile 1912. Il leader tibetano, sorpreso dalla sua conversione al buddhismo, le consigliò di studiare a fondo il tibetano, cosa che fece.

Soggiorno a Lachen (1912-1916) Visse per anni accanto a Lachen Gomchen Rinpoché, maestro spirituale che le insegnò tecniche come il tummo (generazione di calore interno) e le conferì il nome religioso Yéshé Tömé (“Lampada di Saggezza”).

Intrattenne rapporti epistolari con Sidkéong, che nel 1914 le offrì una statuetta sacra del Buddha Sakyamuni. Il 10 febbraio 1914, alla morte del maharaja, Sidkéong divenne sovrano e avviò un programma di riforma religiosa con la consulenza di Alexandra. Pochi mesi dopo, però, morì improvvisamente, forse avvelenato.

1916-1924: verso Lhasa   Nel 1916, Alexandra David-Néel lasciò il Sikkim e si recò in Giappone, dove incontrò per la prima volta il famoso maestro zen Ekai Kawaguchi. Successivamente partì per la Corea e poi per la Cina, dove rimase a lungo, viaggiando attraverso il paese in condizioni spesso precarie.

Nel 1918 raggiunse il Tibet orientale, stabilendosi a Kumbum, grande monastero situato nella provincia dell’Amdo (oggi Qinghai). Qui studiò testi sacri, il rituale buddhista e le lingue locali. Fu accolta con rispetto, ma la sua permanenza non passò inosservata alle autorità cinesi.

Per anni tentò di ottenere il permesso ufficiale di entrare a Lhasa, ma le autorità britanniche, che controllavano l’accesso al Tibet, glielo negarono ripetutamente, temendo complicazioni diplomatiche.

Determinata a realizzare il suo sogno, nel 1923 partì da Darchen, ai piedi del monte Kailash, insieme ad Aphur Yongden. Si travestì da pellegrina mendicante tibetana: il volto annerito dal fumo, abiti logori, mani sporche, un rosario e una ciotola per le elemosine. Yongden la accompagnava come suo figlio adottivo e guida.

1924: l’arrivo a Lhasa.  Dopo mesi di marcia attraverso passi innevati e territori isolati, il 28 gennaio 1924 Alexandra e Yongden entrarono di nascosto a Lhasa, capitale del Tibet, città proibita agli stranieri. Rimasero due mesi, ospitati da amici tibetani e vivendo con estrema discrezione per evitare di essere scoperti.   Fu la prima donna occidentale a raggiungere Lhasa, un’impresa considerata impossibile per l’epoca. Descrisse in dettaglio la città, i palazzi, i monasteri e le cerimonie religiose, informazioni preziose poiché Lhasa era ancora completamente chiusa al mondo esterno.  La loro permanenza si concluse quando, temendo di essere riconosciuti, decisero di lasciare la città e intraprendere il lungo viaggio verso l’India.

1925: ritorno in Europa. Dopo aver attraversato l’Himalaya e l’India, Alexandra rientrò in Francia nel maggio 1925, accolta come un’eroina. I giornali francesi e internazionali le dedicarono ampi articoli, esaltando il coraggio, la resistenza fisica e la conoscenza profonda della cultura tibetana.

Pubblicò immediatamente Voyage d’une Parisienne à Lhassa (1927), che divenne un bestseller internazionale e la consacrò come una delle più grandi viaggiatrici ed esploratrici del XX secolo.  Continuò poi a scrivere numerosi libri sul Tibet, il buddhismo e le sue esperienze spirituali, divenendo una voce autorevole nel campo dell’orientalismo.

1925-1937: nuovi viaggi e scrittura.  Dopo il ritorno in Francia, Alexandra non rimase ferma a lungo. Negli anni seguenti intraprese conferenze in tutta Europa e pubblicò numerose opere, tra cui studi sul buddhismo e resoconti di viaggio. Nel 1937, accompagnata da Yongden, partì di nuovo per l’Asia, passando per l’Egitto, l’India e il Tibet orientale.

1937-1946: la lunga permanenza in Cina.  Durante la seconda guerra mondiale, Alexandra e Yongden rimasero bloccati in Cina per quasi nove anni. Vissero in condizioni difficili a causa della guerra sino-giapponese e della guerra civile cinese, spostandosi di città in città per evitare i combattimenti. Nel 1946 riuscirono a rientrare in Francia, stabilendosi definitivamente a Digne-les-Bains, nelle Alpi dell’Alta Provenza, in una casa che chiamò Samten Dzong (“Fortezza della meditazione”).

1946-1955: la scrittrice consacrata. In questo periodo Alexandra si dedicò intensamente alla scrittura. Pubblicò opere fondamentali come Mystiques et Magiciens du Tibet e Initiations Lamaïques, divenendo una delle massime autorità occidentali sul buddhismo tibetano.  Nel 1955 morì Aphur Yongden, compagno di una vita e figlio adottivo, la cui scomparsa fu per lei un colpo durissimo.

1955-1969: gli ultimi anni. Nonostante l’età avanzata, continuò a scrivere e a ricevere visitatori e studiosi da tutto il mondo. A novant’anni rinnovò il passaporto “per ogni evenienza”, dichiarando: «Non si sa mai, potrei partire di nuovo domani.».     Nel 1959 incontra sul suo cammino Marie-Madeleine Peyronnet (1930-2023) che l'assisterà nei suoi ultimi dieci anni di vita.   Marie-Madeleine, nel suo libro "Dieci anni con Alexandra David-Neel",  racconta il suo rapporto con Alexandra, un rapporto tra "l'istrice" e "la tartaruga".  Tartaruga era il soprannome che Alexandra aveva dato a Marie-Madeleine. 

Nel 1969, a quasi 101 anni, morì nella sua casa di Digne-les-Bains, il 8 settembre. Le sue ceneri, insieme a quelle di Yongden, furono disperse nel Gange, in India, secondo il rituale buddhista tibetano.

Eredità. Alexandra David-Néel rimane una figura leggendaria dell’esplorazione e del pensiero spirituale. Fu una pioniera per le donne viaggiatrici, un ponte tra Oriente e Occidente e una delle prime divulgatrici accurate della cultura tibetana. La sua vita unì il coraggio fisico, la disciplina intellettuale e una profonda sete di libertà.

venerdì 1 agosto 2025

Alexandra David-Néel – Una vita straordinaria

Chi era davvero Alexandra David-Néel? Una cantante lirica? Una viaggiatrice instancabile? Una filosofa, una mistica, un'esploratrice o forse una pioniera dello spirito? La risposta è: tutte queste cose, e molto di più. In un'epoca in cui le donne avevano ruoli rigidamente stabiliti e la spiritualità orientale era ancora un mistero per l'Occidente, Alexandra infranse ogni barriera. Fu la prima donna europea a penetrare nel cuore segreto del Tibet, travestita da pellegrina mendicante, affrontando ghiacciai, deserti e pericoli mortali con una determinazione che ha dell'incredibile.          

Dotata di un'intelligenza vivace, uno spirito ribelle e una volontà di ferro, Alexandra scelse fin da giovane di sfuggire ai limiti imposti dalla società borghese per inseguire un ideale di libertà assoluta. Non accettò compromessi: abbandonò la carriera artistica, un matrimonio convenzionale e una vita comoda per esplorare mondi sconosciuti, incontrare lama, yogi e maestri spirituali, e diventare essa stessa una figura di riferimento nel buddhismo tibetano.

Il suo lungo viaggio, durato oltre quattordici anni, le permise non solo di penetrare in territori allora proibiti agli stranieri, ma anche di assimilare profondamente le filosofie orientali e riportarle in Europa con una competenza e una passione che ancora oggi affascinano studiosi e appassionati. La sua voce, attraverso i suoi numerosi scritti, continua a parlare di spiritualità, coraggio, autodisciplina e trasformazione interiore.  Questa è la storia di una donna fuori dal comune, di un destino scelto con fermezza, di un'anima in cammino verso la libertà, la saggezza e l'infinito.

Infanzia e primi anni. Alexandra David-Néel nasce il 24 ottobre 1868 a Saint-Mandé, vicino Parigi. Il padre, Louis David, è un insegnante e giornalista anticlericale, mentre la madre, belga e cattolica praticante, è molto severa. Fin dalla più tenera età Alexandra si distingue per un carattere ribelle e indipendente. A soli due anni compie la sua prima fuga, e a cinque anni scappa regolarmente di casa per raggiungere il Bois de Vincennes, dove racconta la sua infelicità agli alberi. Ricorderà sempre con amarezza l'assenza di tenerezza da parte della madre.

Durante l'infanzia, grazie al padre, incontra personaggi di spicco dell'ambiente letterario francese, tra cui Victor Hugo. Cresce tra Bruxelles e Parigi, divorando libri, in particolare i romanzi di Jules Verne, che alimentano la sua sete d'avventura. Da adolescente, inizia a leggere testi di filosofia, religione e spiritualità, spesso inadatti alla sua età, e manifesta una curiosità fuori dal comune.

A quindici anni, durante una vacanza in Olanda, fugge in Inghilterra. Cade in una profonda crisi esistenziale che la porta alla depressione, finché non incontra a 18 anni, in Belgio, il geografo anarchico Elisée Reclus, che la introduce al pensiero libertario, femminista e anarchico e la presenta ai membri della società teosofica. Questo incontro è decisivo: Alexandra comprende di voler vivere una vita libera, al di fuori delle convenzioni sociali.

Formazione e prime esperienze artistiche. Studia canto al Conservatorio di Bruxelles, dove ottiene un primo premio che le consente di intraprendere una carriera da cantante lirica. Viaggia in Europa per perfezionarsi: a Londra apprende l'inglese, e qui incontra Madame Morgan (facente parte della associazione Gnosi Suprema), che mette a disposizione di Alexandra libri sulla spiritualità, la filosofia zen. A Parigi studia il sanscrito presso la società teosofica. Frequenta gli ambienti intellettuali, la Società Teosofica e nel 1889, il Museo Guimet, appena inaugurato, che diventerà il suo vero tempio spirituale. Qui assiste a cerimonie buddhiste officiate da monaci asiatici e si avvicina al buddhismo Vajrayāna, la corrente esoterica che diventerà la sua principale via spirituale. Diventa una delle prime buddhiste di Parigi. Nel 1896 parte per la prima volta in l’India.

Nel 1900, a Tunisi, mentre si esibisce come cantante, incontra Philippe Néel, un ingegnere francese. Si sposano nel 1904, ma la loro relazione è anticonvenzionale: non ci sono grandi passioni, entrambi mantengono una vita indipendente. Alexandra inizia a viaggiare nel Nord Africa, mentre il marito (a cui ha dato il soprannome “mouchi”) ha altre relazioni. I due resteranno comunque legati per tutta la vita, continuando a scriversi per 37 anni. Philippe morirà nel 1941. Alexandra si domanderà molte volte se lo amava.

Il grande viaggio in Asia (1911–1925)- Nel 1911 pubblica un libro Le modernisme buddhique et le buddhisme du Buddha, poi, a 43 anni, Alexandra parte per un viaggio in Asia che durerà quattordici anni. Visita l'India del Sud, il Sikkim, il Giappone, la Corea, la Cina e infine il Tibet. Durante questo grande viaggio perfezionerà le sue conoscenze nel buddhismo e nell’induismo, Conosce illustri pensatori e rappresentanti religiosi. Il maharaja del Nepal la aiuta e gli mette a disposizione elefanti  e uomini. Con questa sete di conoscenza percorre regioni inesplorate a cavallo, o yak, portando con se una pistola che usa per respingere i briganti, scambia i suoi vestiti con vestiti locali, e durante questi viaggi si comporta come un vero capo usando a volte metodi rudi per esser e rispettata dai tibetani. Diventa a tal punto esperta del buddhismo tibetano che molti lama vengono a chiederle consigli. Diventa la prima donna Lama della storia. Aiuta il capo spirituale del Sikkim Sidkeong Tulku a riformare il buddhismo.  Incontra personalità religiose e politiche, tra cui il XIII Dalai Lama, con cui ha un incontro leggendario a Kalimpong nel 1912. È la prima donna occidentale a non prostrarsi davanti a lui, guadagnandosi la sua stima. Il Dalai Lama, colpito dalla sua preparazione, le fornisce un documento scritto con riflessioni su come comunicare il buddhismo agli occidentali, che verrà pubblicato sul Mercure de France.

Durante il viaggio approfondisce la filosofia buddhista e induista, impara la lingua tibetana e viene iniziata alle pratiche meditative più segrete, tra cui il Tummo, una tecnica di riscaldamento interiore. Vive per due anni in un eremo a 4.000 metri d'altezza nel Sikkim, dove riceve insegnamenti dal maestro del monastero di Lachen, che la ribattezza con il nome spirituale Yishe Tömé (Lampada di Saggezza).  Trascorre il periodo 1914-1916 come eremita, apprende la lingua tibetana e fu iniziata a tecniche particolari.

Nel 1914 incontra, presso il maestro Sidkeog, un ragazzo di 14 anni, Aphur Yongden, che diventerà il suo servitore, traduttore, segretario, confidente, compagno di viaggio e, infine, figlio adottivo. Lo adotterà ufficialmente nel 1929. Insieme scriveranno molte opere sul Tibet e condivideranno le più difficili avventure.

Incontra il panchen-lama a Tashilumpo nel 1916, e fu espulsa dal Sikhim dagli inglesi perché non aveva l’autorizzazione necessaria. Dopo un lungo pellegrinaggio in vari paesi dell’Asia, ritorna in Tibet passando per la Cina, e soggiornò al monastero di Kum-Bum. Da qui partì nel 1921 per andare a Lhassa.  I libri che scrive al suo ritorno fecero conoscere il Tibet meglio di qualsiasi altro specialista europeo

 Ritorno in Europa e ultimi viaggi.   Tornata in Europa nel 1925, Alexandra inizia a pubblicare numerosi libri che faranno conoscere il Tibet all'Occidente meglio di qualsiasi altro esploratore. Torna in Asia dal 1937 al 1946, ma a causa della Seconda Guerra Mondiale non può viaggiare liberamente. Rientra definitivamente in Francia a 77 anni e si stabilisce a Digne, nella casa chiamata Samten Dzong (fortezza della meditazione), oggi trasformata in museo.

Nel 1955 Yongden muore improvvisamente all'età di 56 anni, lasciando Alexandra devastata. Nonostante il dolore, continua a scrivere, studiare e ricevere visite fino all'ultimo.

Eredita e riconoscimenti.  Nel giugno 1959, a 91 anni a Aix-en-Provence, conosce Marie-Madeleine Peyronnet (aveva 28 anni e la famiglia era di origine algerine), che diventerà sua collaboratrice per dieci anni. Alexandra la chiama affettuosamente "la tartaruga". Peyronnet sarà la custode della sua memoria e contribuirà a conservare Samten Dzong come museo consacrato alla vita di Alexandra David-Neel.  Adesso a 86 anni, ancora continua a fare da guida e raccontare aneddoti su Alexandra,  lei che non era dotata per gli studi e non sopportava la vista di una penna è diventata donna di lettere, elevata a rango di “cavaliere delle arti e dei mestieri”.  Trova centinaia di lettere della corrispondenza (durante 37 anni) con il marito (14 chili di lettere)  e ne fa delle pubblicazioni postume che avranno un enorme successo editoriale.

Nel 1969, a 100 anni, Alexandra David-Néel viene insignita,  in presenza della sua segretaria Marie-Madeleine Peyronnet,  del titolo di “Commandeur de la Légion d'honneur”. Continua a leggere testi di tutti i tipi.   Muore l'8 settembre dello stesso anno, a 101 anni. 

Alexandra David-Néel è considerata la più grande esploratrice del XX secolo, una pioniera del dialogo tra Oriente e Occidente, iniziata al buddhismo esoterico e prima donna lama della storia. Il buddhismo per lei non era solo una religione, ma una scienza interiore che porta alla trasformazione di sé. «Chi non medita non può definirsi buddhista», affermava.   Secondo Matthieu Ricard, monaco buddhista e filosofo: «La meditazione buddhista è uno strumento per conoscersi e trasformarsi interiormente, per rispondere alle grandi domande dell’esistenza e trovare la vera felicità».

Alexandra David-Néel ha vissuto pienamente questa trasformazione, incarnando il coraggio, la determinazione e la sete di conoscenza.

Fumetti su Alexandra David-Neel    -  autori  Fred Campoy   - Matthieu Blanchot, 2016,  Bamboo Edition 

Alexandra David-Neel

Testo tratto da Fred Campoy, ispirato al libro di Marie-Madeleine Peyronnet   Dix ans avec Alexandra David-Neel 

Alexandra David-Néel muore l’8 settembre a Digne. Le sue ceneri, insieme a quelle del suo compagno di viaggio Yongden, vengono spedite in India, presso la Maha Bodhi Society di Calcutta. Marie-Madeleine Peyronnet, sua fedele collaboratrice, si reca a Benares per assistere alla cerimonia e disperdere le ceneri nel Gange (1973).

All'età di dieci anni, Alexandra lascia il pensionato protestante per trasferirsi in un convento cattolico. I genitori non andranno mai a trovarla, alimentando in lei un profondo senso di solitudine. Il suo orgoglio diventa così un rifugio. Diceva:  “I miei genitori, anche se non più cattivi di altri, mi hanno fatto più male di un nemico.

Riflettendo sulle religioni, Alexandra osservava la differenza tra Cristianesimo e Buddhismo: “Il Cristianesimo dice: ‘Rassegnati e accetta’. Il Buddhismo dice: ‘Combatti la sofferenza. Cessa di essere vittima della tua stessa ignoranza. Impara a conoscere la natura delle cose, conosci te stesso: la conoscenza ti renderà libero e felice’.

Fin da ragazza si appassiona alla filosofia buddhista e si promette che un giorno partirà per l’Asia, seguendo le orme del Buddha. Nel 1894, a 26 anni, si reca a Colombo, poi a Madurai, dove incontra il suo primo maestro indiano, Swami Bhaskarananda. Successivamente visita Sarnath e infine ritorna in Europa.   Nel 1911, a 43 anni, torna a Colombo per la seconda volta. Qui partecipa a dibattiti filosofici e religiosi. L’India rappresenta per lei una tappa fondamentale nel percorso spirituale, un luogo in cui si rende conto della futilità e dell’insignificanza dell’esistenza umana. L'anno successivo parte per Darjeeling e da lì per l'Himalaya, alla ricerca del Buddhismo autentico. “Himalaya” significa “dimora delle nevi”: Hima (neve) e Alaya (dimora).

Alexandra diventa scrittrice. Tra i suoi lavori vi è Le Grand Art, un manoscritto di 800 pagine sul canto, mai pubblicato. Collabora con diverse riviste femministe, tra cui La Fronde, fondata da Marguerite Duras. Sotto lo pseudonimo di Alexandra Myrial, viaggia in Francia, Europa e Indocina, esibendosi come cantante nei teatri per raggiungere l’indipendenza economica e l’emancipazione personale.

Nel 1900, a Tunisi, mentre si esibisce come cantante, incontra Philippe Néel, un ingegnere francese. Si sposano nel 1904, ma la loro relazione è anticonvenzionale: non ci sono grandi passioni, entrambi mantengono una vita indipendente. I due resteranno comunque legati per tutta la vita, continuando a scriversi per 37 anni. Philippe morirà nel 1941. Alexandra si domanderà molte volte se lo amava.

A Gangtok, in Sikkim, incontra Sidkeong Tulku, figlio del Maharaja del Sikkim. Grazie a lui, Alexandra entra in contatto con grandi eruditi del tempo e con il XIII Dalai Lama. Collabora con Sidkeong per introdurre riforme in Sikkim. In segno di riconoscenza, lui le dona una antica statuetta del Buddha che, dopo la sua morte, avrebbe dovuto essere restituita al monastero di Phodang.

Nel 1914 incontra, presso il maestro Sidkeog, un ragazzo di 14 anni, Aphur Yongden, che diventerà il suo servitore, traduttore, segretario, confidente, compagno di viaggio e, infine, figlio adottivo. Continua con Yongden le sue esplorazioni sull’Himalaya, dove incontra Gonchen di Lachen, un importante yogi che ha raggiunto un alto livello spirituale. Dopo vari tentativi, riesce a essere accettata come discepola, nonostante fosse donna e straniera. Si ritira con Yongden per due anni in un eremo a 4.000 metri d’altitudine, dove pratica la meditazione profonda.  

Durante una di queste sessioni, sperimenta il samadhi: uno stato di beatitudine e si sente parte dell’universo, libera dalla sofferenza, pura energia, puro amore. È consapevole, nel profondo, che ciò che è non può cessare di essere.

Il 5 dicembre 1914, Sidkeong Tulku muore. Nel 1916, dopo essere stata chiamata “Lampada di saggezza”, lascia l’eremo per diffondere il Dharma a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Da una lettera risulta che venne espulsa dal governo britannico e fu costretta a lasciare Rangpo per Darjeeling.

Dopo il Sikkim, si reca in Cina, nel grande centro di studi buddhisti di Kumbum, che ospita una vasta biblioteca di testi sacri tibetani. Qui approfondisce la pratica dei “tulpa”,  le manifestazioni mentali. 

Nel 1921 riparte da Kumbum, attraversa la Cina settentrionale e, nell’ottobre del 1923, decide di tentare nuovamente di entrare in Tibet. Raggiunge Lhasa nel 1924.

Nel 1925, dopo 14 anni trascorsi in Asia, fa ritorno a Parigi. Pubblica Viaggio di una parigina a Lhassa e inizia a tenere conferenze insieme a Yongden. Vivono a Marsiglia: lei ha 57 anni, lui 43.

Nel maggio 1928 acquista una casa a Digne-les-Bains che trasforma e ribattezza Samten Dzong, “Fortezza della Meditazione”. Qui, con l’aiuto di Yongden, inizia a scrivere e a tradurre testi sacri.

Nel 1937, a 69 anni, parte nuovamente per l’Asia con l’intento di approfondire il Taoismo e altre vie spirituali. Nel gennaio arriva a Pechino e visita le montagne sacre di Wutai Shan. In Cina infuria la guerra civile, e Alexandra cerca un luogo sicuro. Nel febbraio 1941 apprende della morte del marito Philippe Néel, che considerava il suo miglior amico. Alexandra ha 73 anni e ormai può contare solo su sé stessa.

Nel luglio 1946 fa ritorno a Digne e si dedica al lavoro di orientalista. Insieme a Yongden traduce numerosi testi tibetani. In dieci anni scrive nove libri.

A 82 anni si reca al lago d’Allos (2.228 metri) in pieno inverno per rivivere l’atmosfera dell’Himalaya. Nel 1955 Yongden muore, lasciandola sola.

Nel 1982, in occasione del suo primo viaggio in Francia, il XIV Dalai Lama visita Digne per inaugurare una stele commemorativa in onore di Alexandra. È una vera consacrazione postuma. Il Dalai Lama le rende omaggio a nome del popolo tibetano: “Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia, si sposta soltanto.

Citazione dalla Bhagavad Gītā:   “Ciò che è stato, non può cessare di essere.

Nel 1986, il Dalai Lama compie una seconda visita a Digne.

sabato 17 agosto 2024

Annick de Souzenelle

"Dico, con l'autorità della Bibbia, che non moriamo ma che mutiamo. Si tratta semplicemente di liberare la nostra tunica di pelle per liberare il soffio dello Spirito, che rimane e muta il nostro Essere" - Annick de Souzenelle nella sua "Meditazione sulla morte" del 2023.

Annick du Réau de La Gaignonnière, conosciuta come Annick de Souzenelle, è nata a  Meaulle (in Bretagna)  le 4 novembre 1922 ed è morta a 101 anni l'11 agosto 2024 ( è entrata in quello che lei stessa ha definito il grande concerto della divinizzazione umana). E' stata una scrittrice, una teologa  e una guida spirituale.

Annick de Souzenelle durante la sua infanzia,  si rivolge al mondo interiore che diventa per lei ancora più reale di quello esteriore. Come allieva  frequenta l'Istituto cattolico di Notre Dame des Champs di Parigi. Dopo la seconda guerra mondiale, ha lavorato per molti anni come infermiera anestesista e poi come psicoterapeuta. Confrontandosi con la sofferenza, dice di aver imparato molto dai pazienti e dalla psicologia. Inizialmente cattolica, nel 1958 incontra padre Eugraph Kovalevski - fondatore della Chiesa ortodossa di Francia - che diventerà il suo maestro spirituale.  Si convertirà alla religione ortodossa prima di seguire un percorso spirituale giudaico-cristiano, aperto ad altre tradizioni. Nello stesso periodo trascorre due anni a studiare l'ebraico con Emmanuel Lévyne, un cabalista. Questi due insegnamenti, la teologia cristiana ortodossa e l'ebraico, hanno trasformato la sua vita e la sua visione del mondo. In seguito si è confrontata con la psicologia del profondo di Carl Gustav Jung e con la medicina psicosomatica del dottor Roger Vittoz.

Autrice di numerose opere di spiritualità, si è specializzata nello studio della tradizione ebraica e della Bibbia. Nel 2016 ha creato l'associazione Arigah ( vedi: https://www.arigah.com/ ) per garantire la trasmissione del suo lavoro, per riunire coloro che seguono il suo insegnamento e per gestire l'Istituto di Antropologia Spirituale creato insieme a Agnès Desanges a Angers nel 2010.   L'Istituto contribuisce alla nascita di una nuova antropologia, risvegliando l'uomo, tempio dello Spirito, alla sua dinamica spirituale, permettendogli di rispondere all'appello biblico di "Andare a Te" (Gn12, 1). Quando scopriamo il nostro io interiore, scopriamo anche il filo di luce che lega tutte le grandi tradizioni dell'umanità da migliaia di anni. 

È autrice di una ventina di libri che testimoniano la sua ricerca e il suo lavoro e ci portano nei nostri testi sacri e nei nostri miti fondanti attraverso il cammino interiore. Il suo bestseller è senza dubbio "La symbolique du corps humain" (Il simbolismo del corpo umano) scritto nel 1974.  Il corpo umano ha un linguaggio attraverso il quale esprime il suo piacere e la sua sofferenza, ma è anche un linguaggio in sé, un "libro di carne". Imparare a leggere il corpo significa ascoltare ciò che i grandi miti dell'umanità ci dicono sulla natura e sulla sottile funzione di ogni organo; Significa anche riscoprire l'Albero dei cabalisti, perché se l'uomo è "creato a immagine di Dio", l'immagine del suo corpo deve essere letta come il suo riflesso terreno.

Un altro importante testo è Una meditazione sulla morte (scritto nel 2023) dove l'autrice medita sull'avventura ultima della morte e sulla mutazione che avviene durante questo processo. Un'intervista sulla coscienza conclude questo libro sorprendente.

Introduzione al Blog

Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono cir...