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lunedì 11 maggio 2026

Per un’empatia verso gli animali - Oltre la complicita’dell’indifferenza

Articolo scritto da Roberto Fantini - May 08, 2026

 “La bonta’, l’amore altruista e la  compassione non vanno d’accordo con la parzialita’. Limitare a un campo ristretto il nostro altruismo non solo lo riduce quantitativamente ma anche qualitativamente. Praticarlo selettivamente, nella fattispecie solo verso gli esseri umani, finisce per impoverirlo.”  -    Matthieu Ricard


            Il sofista Filostrato d’Atene  narra che il neopitagorico Apollonio di Tiana abbracciò con entusiasmo il vegetarianesimo in seguito all’incontro con i bramini di Taxila (Punjab), proclamando che “la Terra produce il necessario al sostentamento dell’umanità” e che “chi è felice di vivere in pace con il creato così com’è stato fatto non esige nulla di più”. Mentre, a proposito dei carnivori, avrebbe detto che si dimostravano “indifferenti alle grida della madre terra”.

Molti sono i pensatori e gli analisti che, riflettendo sul sempre crescente sterminio degli animali perpetrato a scopo alimentare, fanno ampiamente ricorso alla categoria dell’ indifferenza. Come si potrebbe, d’altronde, riuscire a fornire una ragionevole giustificazione del fatto che, ogni anno, vengano sacrificate alle esigenze del palato le vite di circa 60 miliardi di animali terrestri e di ben 1.000 miliardi di animali marini, contribuendo, per di più, ad incrementare in maniera rilevante il fenomeno del sottosviluppo e dei tanto lamentati squilibri ambientali?

Secondo la filosofa francese Elisabeth de Fontenay noi animali umani, che pratichiamo e tolleriamo una simile ecatombe quotidiana, non dovremmo essere considerati dei sadici sanguinari, bensì “indifferenti, passivi, disincantati, noncuranti, corazzati, vagamente complici”, resi tali dalla nefasta quanto implacabile convergenza  antropocentrica di cultura monoteistica, tecnoscienza e imperativi economici.

A suo avviso, però, il “guardarsi dal sapere ciò che altri fanno per noi”, mantenendosi volutamente disinformati, non dovrebbe costituire affatto una attenuante, ma, per noi che ci arroghiamo il pieno diritto di innalzarci al di sopra degli animali non umani proprio in nome della presunta “unicità” della nostra coscienza, rappresenterebbe una chiara circostanza aggravante.

E, secondo lo storico statunitense Dominick LaCapra, evidenti sarebbero le analogie con quanto verificatosi durante la tragedia della Shoah. I meccanismi psicologici, infatti, sarebbero simili, e, fra questi, il primo e fondamentale sarebbe rappresentato dal cosiddetto  “falso segreto”.

Ovvero, non si tratterebbe di vera e propria ignoranza-indifferenza, bensì di un sapere abbastanza da non volerne sapere oltre. Non ci troveremmo, cioè, di fronte a “semplice indifferenza”, ma ad “una dinamica molto attiva che consiste nel ridurre al silenzio i propri pensieri.”
Per il celebre monaco-scienziato Matthieu Ricard, quindi, ad essere macellata e fatta a pezzi, nella sistematica orgia di sangue ai danni dei nostri fratelli animali non umani, è anche la nostra coscienza interiore la quale, per paura, viltà, pigrizia, ignavia e conformismo, si autocondanna a vivere nella cecità del non voler sapere, del non voler comprendere e del non volersi ribellare.

Sua (e nostra!) convinzione, pertanto, è che il permanente massacro degli animali debba essere inteso come una vera e propria sfida dai connotati epocali, in cui, a essere in gioco, siano “l’integrità e la coerenza etica delle società umane.” E, nelle ultime pagine del suo ottimo lavoro del 2014, Plaidoyer pour les animaux*, aprendosi a fiduciosa speranza, il monaco buddhista scrive:

“Certamente non mancano le buone notizie. Da una trentina d’anni a questa parte la mobilitazione in favore degli animali non ha mai cessato di crescere. Non si tratta soltanto dell’opera di qualche “animalista” sfegatato, ma di persone assennate che hanno rivolto la loro empatia e compassione agli animali.   Diventa sempre più difficile fingere di ignorare il rapporto tra la sofferenza del vitello e la cotoletta che mangiamo. (…)
Un numero crescente di persone non si accontenta più di un’etica limitata ai comportamenti dell’uomo verso i suoi simili, e chiede che la benevolenza sia rivolta a tutti gli esseri, non come un’aggiunta facoltativa, ma in quanto componente essenziale dell’etica stessa.
Spetta a noi continuare a promuovere l’avvento di una giustizia e di una compassione imparziali, nei confronti dell’insieme degli esseri senzienti.  
La bontà - conclude -  non è un obbligo:   è la più nobile espressione della natura umana.”
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*M. Ricard, Sei un animale! Perché abbiamo bisogno di una RIVOLUZIONE ANIMALISTA, Sperling & Kupfer.


La meditazione - Walpola Rahula

Walpola Rahula Thera (1907-1997) è stato un monaco buddista, il primo professore di Storia e Religioni in una università occidentale. In questo testo L'insegnamento del Buddha - Walpola Rahula spiega cosa è la meditazione.  La vera meditazione buddhista non significa affatto una fuga dalla realtà.  Il termine originale, Bhavana, significa coltura mentale, o sviluppo mentale, il tentativo di depurare la mente dalle impurità e da ciò che al turba. E coltivare qualità positive come l'energia, concentrazione, l'attenzione, ecc.          

Ci sono due forme di venivano considerati come meditazione; una è sviluppo della concentrazione mentale (samatha) nel fissare la mente in un unico punto, che conduce alla sfera della né-percezione, nè non percezione. Questo tipo di meditazione esisteva prima del Buddha. Questi stati mistici  come un vivere in pace in questa esistenza.  Con il Buddha si introduce un altro tipo di meditazione Vipassana o visione penetrativa della natura delle cose, che conduce alla liberazione della mente, alla realizzazione della Realtà ultima, al Nirvana. E' un metodo analitico basato sulla consapevolezza, l'attenzione, la vigilanza, l'osservazione. Il discorso sulla meditazione o sviluppo mentale si chiama Satipatthana-sutta, i Fondamenti della consapevolezza.

 Uno degli esempi di meditazione è la consapevolezza del respiro, dell'inspirazione e dell'espirazione. La mente è concentrata sul respiro in modo da essere consapevole dei suoi movimenti e mutamenti di ritmo. Poco a poco la mente riuscirà ad essere concentrata solo sul respiro, si farà l'esperienza di un istante in cui non esisterà alcun suono, e il mondo esterno  non esisterà, si arriva alla realizzazione mistica. La facoltà di concentrazione è essenziale per ogni tipo di comprensione, penetrazione, di visione profonda della natura delle cose, alla realizzazione del nirvana.    L'esercizio sulla respirazione porta a risultati immediati, migliorerà la salute fisica, il sonno, la calma e l'efficienza. 

Un'altro tipo di meditazione consiste nell'essere attenti e consapevoli di qualsiasi cosa si faccia durante la quotidianità, si arriverà a essere consapevoli di vivere nel momento presente, nell'azione presente. Spesso si vive nel passato o nel futuro, e si fanno più cose contemporaneamente.  Ma la vera vita è il momento presente. Dovete dimenticarvi di voi stessi e perdervi in ciò che fate, coltivando incessantemente la consapevolezza mentale.

Esiste un modo di praticare lo sviluppo mentale (meditazione) che riguarda le nostre sensazioni o sentimenti. in questo modo si riesce ad essere consapevoli e testimoni dello nostre emozioni. Si osservano oggettivamente le emozioni che sorgono e si riesce a controllarle, se fossero negative. 

Vi è anche una meditazione su temi etici, spirituali e intellettali. Tutti gli studi, letture, conversazioni, riflessioni su questi temi sono una forma di meditazione, Si può riflettere sui cinque impedimenti che sono: desideri sessuali, malizia, odio e collera, torpore e indolenza, l'agitazione e l'ansia, i dubbi scettici. Sui sette fattori dell'illuminazione: consapevolezza, ricerca, energia, gioia, rilassamento, concentrazione, l'equanimità.  Si può anche meditare sui quattro stati sublimi: amore e benevolenza,  compassione per tutti gli esseri, gioia compartecipe, equanimità nelle vicende della vita. 

Tutto questo deve essere applicato nella quotidianità e non nel chiuso di un monastero. Sariputta, il principale discepolo del Buddha, disse: "colui che conduce una vita pura in un villaggio è assai superiore a quello che vive come un asceta nella foresta". Un uomo che passa tutta la vita in solitudine, preoccupato solo del suo benessere e della sua salvezza non segue l'insegnamento del Buddha, che è basato sull'amore, sulla compassione e sul servizio degli altri.  Occorre rispettare i sei gruppi sociali e familiari: genitori, maestri, la moglie e i figli, gli amici, i parenti, i vicini, i servitori, operai, impiegati e i religiosi. 

Se si vuole diventare buddhisti non c'è nessuna cerimonia di iniziazione da compiere, si è considerati buddhsiti se si prende rifugio nei tre gioielli e si osservsano i cinque precetti. non distruggere una vita, non rubare, non commettere adulterio, non dire il falso, non assumere sostanze inebrianti.

Il buddhismo si interessa anche del benessere sociale e economico di tutti gli esseri, non è facile condurre una vita spirituale se le condizioni sociali e materiali non sono favorevoli.  Certe minime istanze materiali devono essere soddisfatte per arrivare ad avere un successo spirituale.  Ci sono anche il Cakkavattisihanandasutta e il Kutananda sutta che trattano di questi temi. migliorandeo le condizioni economiche si ridurranno i crimini.  Il Buddha considerava il progresso e il benessere economico una precondizione per la felicità umana, che è basata sulla spiritualità e sull'etica, e predicava la nonviolenza e la pace come messaggio universale. Intervini di persona per prevenire la guerra, come ad esempio tra i Sakya e i Koliya.    Un paese per essere felice deve avere un sovrano e un governo giusto che governi in armonia con il suo popolo. 

La solo conquista che porti pace e felicità è la conquista di sé. Si possono conquistare milioni di uomini in battaglia, ma chi conquista se stesso, uno solo, è il più grande dei conquistatori. 

L'odio non è mai placato dall'odieo, ma è placato dalla gentilezza, si deve vincere la collera con la gentilezza, la valvagità con la bontà, l'egoismo con la carità, e la menzogna con la verità. E questo e vero anche su scala nazionale e internazionale. Aoka (III a.C.) è l'unico esempio nella storia dell'umanità in cui un sovrano all'apice del potere, rinuncia alal guerra, alla violenza e abbraccia il buddhismo e un messaggio di pace  e nonviolenza. Il buddhismo propugna una società in cui la compassione sia il motore dell'azione; in cui tutti gli esseri viventi, anche i più insignificanti, siano tratttati con giustizia, considerazione e amore. 

L'insegnamento del Buddha - Walpola Rahula

Walpola Rahula Thera (1907-1997) è stato un monaco buddista, studioso e scrittore dello Sri Lanka. Nel 1964 divenne professore di Storia e Religioni alla Northwestern University, diventando così il primo monaco (bhikkhu) a ricoprire una cattedra nel mondo occidentale. In questo testo L'insegnamento del Buddha - Walpola Rahula presenta la dottrina e l'etica buddhista, e si propone di adattare, senza tradirlo, l'insegnamento del Buddha alla vita moderna e laica.       

Il Buddha non ha mai affermato di aver tratto ispirazione da qualcuno, Dio o potere esterno. Ogni uomo ha le potenzialità per diventare un Buddha, basta che lo voglia o si sforzi di farlo. L'uomo è padrone di se stesso e del suo destino. "Ognuno è il rifugio di se stesso" -disse il Buddha.  "Spetta a voi compiere il vostro sforzo, posso solo indicarvi la via".   La libertà di pensiero concessa dal Buddha non ha eguali nella storia delle religioni.  Il Buddha consigliava che il discepolo dovrebbe sottoporre a esame lo stesso maestro. Oltre la libertà di pensiero il Buddha era tollerante con tutte le forme di spiritualità. Anche l'imperatore Asoka segui l'esempio di tolleranza e comprensione del Buddha e onorò, e diede il suo appoggio a tutte le religioni del suo vasto impero.  La verità non è monopolio di nessuno, le etichette generano pericolosi pregiudizi nella mente degli uomini.  

Questo spirito di tolleranza e comprensione è stato fin dall'inizio uno degli ideali più cari alla cultura e alla civiltà buddhista che si è diffusa pacificamente.   L'enfasi viene posta sul vedere, conoscere, comprendere e non sulla fede o sulla credenza.  L'insegnamento del Buddha è qualificato come ehi-passika, perchè invita a venire a vedere, non a venire a credere. Questo è particolarmente importante in un periodo di brahamanica intolleranza.  Non si deve dire che ciò in cui si crede è vero e tutto il resto è falso. L'insegnamento è come una zattera che serve ad attraversare il fiume, e non a tenersela stretta.

 Nel buddhismo non c'è il peccato, la radice di tutti i mali è l'ignoranza. Non si deve credere ciecamente a qualcosa ma si devono avere dubbi, anche sull'inseganemnto del Buddha. La violenza è ripudiata in qualsiasi forma.  L'insegnamento del Buddha deve condurre l'uomo alla pace, alla sicurezza, alla felicità, al conseguimento del nirvana.  Il Buddha non ha mai parlato di superflue questioni metafisiche che sono di carattere speculativo come se l'universo è eterno o meno, la relazione tra anima e corpo, ecc...  Questi argomenti sono inutili, non conducono al distacco, all'equanimità, alla pace e alla piena speculazione. Il Buddha ha spesso ignorato queste domande.

Il buddhismo non è ne pessimista, nè ottimista; e non nega che vi sia felicità nella vita quando parla di sofferenza. Anzi riporta una lista di felicità dal fisico al mentale, ma sono tutte incluse in dukkha (la sofferenza).  E' necessario evitare l'impazienza e l'irritazione e comprendere la sofferenza, le sue cause e come liberarsene, e  lavorare per questo fine con intelligenza e energia. I veri buddhisti sono i più felici degli esseri e non hanno nè paure, né ansietà.

Quello che chiamiamo un essere, un individuo o un io è solo una combinazione di forze o energie mentali e fisiche che mutano incessantemente e che possono essere divise nei cinque aggregati: materia, sensazioni, percezioni, formazioni mentali, la coscienza. Non c'è uno spirito permanente e immutabile che possa essere considerato come un Sé permanente, un'individualità, niente che possa chiamarsi io, un'anima o ego, in opposizione alla materia. Il mondo è un flusso continuo e impermanente.  La tradizione buddhista nega l'esistenza di un atman (sé) imperituro e vede quello che chiamiamo "Io" un insieme di aggregati: quindi non sostiene né la teoria nichilista, né la teoria eternalista. 

La falsa idea del sè è la causa dei pensieri negativi, egoistiic e dell'attaccamento. e la fonte dei tormenti nel mondo.  Secondo la teoria della relatività buddhista ogni cosa è condizionata, relativa e inter-dipendente. 

Il Mahaparinibbana-sutta recita: "Dimorate facendo di voi stessi il vostro sostegno, facendo di voi stessi e  del Dhamma il vostro rifugio, non cercando rifugio in nessun altro".

domenica 26 aprile 2026

Patanjali, storia di uno yogi - Alessandro Varani

"Patañjali - Storia di uno yogi" è un romanzo di Alessandro Varani pubblicato nel 2024. Alessandro Varani è un allievo di Chandra Klee - allieva diretta di Krishnamacharia.  L'opera non è un saggio tecnico, ma un romanzo di formazione che ricostruisce, tra realtà storica e immaginazione letteraria, la vita di Patanjali, il leggendario saggio indiano considerato il "padre" dello yoga classico.  

Il racconto segue Patanjali dall'infanzia all'età adulta, descrivendo il suo percorso per diventare un maestro e la sua evoluzione umana e spirituale.
La storia è ambientata tra il III e il II secolo a.C., in un'India al culmine del suo splendore che iniziava a mostrare i primi segni di decadenza.  Malgrado le prove a cui la vita lo sottopone, Patañjali riesce a portare a compimento un esemplare cammino di perfezionamento umano e spirituale. Ogni capitolo si apre con un sutra, collegando la narrazione agli insegnamenti degli Yoga Sutra.  Varani esplora le emozioni umane del saggio, inclusi i suoi rapporti affettivi e le prove personali, paralleli alla sua ascesa spirituale. Il libro culmina con l'esperienza di Patañjali nella grotta del "Maestro Beato", dove sperimenta le più segrete e profonde tecniche yogiche, che ispireranno la scrittura del suo testamento filosofico e spirituale: gli Yoga-Sûtra.

Alla narrazione affascinante dei fatti immaginari, Alessandro Varani accompagna i preziosi insegnamenti dello Yoga, offrendo un duplice livello di lettura in grado di soddisfare sia un pubblico generalista che i suoi praticanti.   

Breve cronologia:

  • Patanjali II-II secolo A.C.   maestro yoga, grammatico, esperto di ayurveda,  
  • Yoga sutra, Yoga darshana. Lo yoga da tradizione mistica diventa un sistema filosofico,
  • I sei sistemi filosofici; Samkhya, Yoga, Vesnata, Mimamsa,  Nyaya, Vaisesika.
  • Taoismo Lao Tse, Jainismo Mahavira  - VI secolo a.C. 
  • Buddhismo VI-V secolo a.C. 
  • Buddha muore 480 a.C,  nasce  560 a.C. , ha vissuto 80 anni 
  • Bagvad Gita è scritta  tra il V e II secolo a.C.  

sabato 31 gennaio 2026

Blog fotografico di Matthieu Ricard - Le multiples visages de la beauté

Matthieu Ricard  è un monaco buddhista, autore e fotografo.  In occasione dell'uscita del suo libro Lumière, pubblicato da Éditions Allary, Matthieu propone una serie di blog dedicati alla fotografia. Vedi:  https://share.google/fbU7UgxHyZ446mdBB   

Il blog è un invito a condividere lo stupore, a celebrare la bellezza del mondo e a proseguire quella ricerca della luce che attraversa il suo percorso da sessant'anni.        


     «La luce è dentro ognuno di noi. Sta a noi lasciarla brillare.» – Nelson Mandela

"La luce spirituale è la luce della saggezza e della conoscenza che dissipa l'oscurità dell'ignoranza e della confusione. ” - Matthieu Ricard

Un sorriso, uno sguardo luminoso, l'amore infinito che irradia da un saggio! La bellezza dell'essere umano invita alla celebrazione e alla gioia, non all'invidia o alla gelosia. Questa celebrazione può essere condivisa con una gioiosa risonanza, senza imporre né convincere. Lo stupore di fronte alla bontà della natura umana genera la fiducia che ci apre ai nostri fratelli e sorelle umani. Il disincanto, al contrario, genera sfiducia al punto che preferiamo tenere gli altri a distanza. Dobbiamo cercare di prendere coscienza della nostra comune umanità e di percepire intimamente questo legame con l'insieme degli esseri senzienti, comprese le altre specie, che popolano l'immensità del nostro mondo.

Dipingere con la luce non si limita quindi a cogliere le sfumature del cielo e i contorni del mondo naturale, ma significa anche rivelare la luce interiore che emana dagli sguardi, dai volti e dai cuori. Ogni ritratto è una ricerca per catturare non solo l'aspetto di una persona, ma quella luce intangibile che riflette la sua natura profonda.

È quasi sempre lo sguardo a dare forza a un ritratto: «Lo sguardo è la via del cuore», scriveva Paul Valéry. Nel sottile gioco di ombre e riflessi, uno sguardo può diventare un universo a sé stante. I volti sono come tele viventi dove la luce gioca con le espressioni facciali per disegnare il paesaggio delle emozioni. Ogni ruga può essere un solco dove la luce si posa, ogni sorriso un raggio che illumina l'ambiente circostante. Fotografare i volti significa anche aprire una finestra sul passato e un'altra sul futuro. 

Si può anche considerare la bellezza come l'armonia delle parti con il tutto. 

Si potrebbe anche dire che l'amore e l'altruismo sono belli, mentre l'odio o la gelosia sono brutti. Guardate come i primi possono abbellire un volto e i secondi deturparlo. 

La vera bellezza riflette quindi l'armonia con la natura profonda dell'essere umano. Più siamo in sintonia con la nostra natura fondamentale, più scopriamo la bellezza interiore che è in ognuno di noi. 

La bellezza suprema è la perfetta armonia con la natura di Buddha, la conoscenza suprema, il Risveglio.

giovedì 25 dicembre 2025

Frasi del libro Dalla sofferenza alla gioia di Mario Thanavaro

Mario Thanavaro (1955 - ) è uno dei pionieri della meditazione in Italia; è Maestro di meditazione Vipassana e insegna vari temi riguardanti la spiritualità. Ha fondato l’Associazione Amita Luce Infinita. Ha scritto oltre quindici libri riguardanti il buddhismo, la meditazione e la consapevolezza dell’esistenza umana. Conduce ritiri e incontri di meditazione online e in varie città d’Italia.      -
Il suo sito è il seguente: https://www.mariothanavaro.it/     https://percorsi.meditiamo.it/

Nel suo libro Dalla sofferenza alla gioia, Come guarire dal dolore del mondo (pubblicato nel 2013 a 58 anni), Mario Thanavaro racconta come si è avvicinato alla spiritualità e cosa lo ha portato a diventare monaco nel 1979. 
Di seguito sono riportate alcune frasi del libro. 
Capitolo  - La Ricerca Interiore   Pag. 41
La ricerca interiore é un omaggio alla vita.  Per molti è un viaggio nella natura dell’essere umano, nella fede della sua divinità; un percorso di risveglio della coscienza al fine di liberarla da qualsiasi dipendenza, da qualsiasi sofferenza, da qualsiasi prigionia e dalla stessa ricerca di un senso. E’ un processo che ci vede protagonisti sul piano delle relazioni umane ed esploratori di quelle dimensioni “superiori” della coscienza che alcuni definiscono appunto spirituali. E’ un percorso che  porta alla liberazione: dall'inizio al non io, dalla “SOFFERENZA ALLA GIOIA”.
Pag. 44. Per esperienza personale posso dire che la sofferenza può prendere la forma dell'angoscia, del vuoto interiore, della depressione, del male di vivere.  Molta della nostra sofferenza esistenziale è caratterizzata da queste due tendenze: il senso di inutilità della vita, di vuoto interiore;  e ci porta all’angoscia; e non percepire una finalità, un significato nella vita, ci getta inevitabilmente nella depressione. 
Pag. 48.  La vita è uno spazio luminoso aperto, infinito, pronto ad accogliere il nostro movimento.  La felicità e la gioia sono gli obiettivi di ogni persona. […]  Quando prendiamo consapevolezza che la sofferenza è funzionale a un percorso di comprensione, la vita si rivela nel suo significato più profondo  e ritroviamo la via della gioia. 
Pag. 53. La maggior parte della sofferenza che viviamo appartiene all'ambito relazionale e affettivo. Il meglio e il peggio di noi viene fuori quando siamo in relazione. 
Pag. 63 Il dolore può liberare onde di energia creativa e rivelare grandi talenti, vedi l'opera di Frida Kahlo, in cui il dolore è la costante di tutta una vita;  o l'urlo di Munch pieno di paura, angoscia e disperazione. Nei miei anni giovanili questo dipinto rappresentava perfettamente l’inquietudine profonda del mio animo che avvertiva la sua impotenza di fronte  all'ineluttabile e funesto destino umano.
Pag. 65.  Da giovane mi sono chiesto tante volte “L’uomo ferito a chi grida?”. Se Dio esiste, ed è buono e misericordioso e onnipotente, perché non interviene? Perché non impedisce il male? Allora non trovavo risposte. Anche il Papa Giovanni Paolo II, una domenica di ottobre nel 1985, parlò "del silenzio assordante di Dio di fronte a tanta sofferenza".
Pag. 72.  Il dolore è inevitabile e nell'arco della vita lo proveremo tutti. La sofferenza è ciò che aggiungiamo al dolore; è il dolore fisico potenziato, al dolore fisico si aggiunge la frustrazione psicologica.
La felicità umana è l'obiettivo di tutti, ma può essere trovata solo nel profondo del proprio cuore. 
Pag. 78 . E' nella quotidianità che troviamo le occasioni per la riscoperta della gioia. Ci dobbiamo educare ed addestrare a vivere bene.  Per farlo è importante lasciar andare il risentimento, il pessimismo, l’orientamento negativo tipico di una coscienza che si sta spegnendo, che perde la fiducia e non crede nella possibilità di un cambiamento. 
Pag. 80. Ci accorgeremo con il passare del tempo che all'esterno non è cambiato niente, ma è all'interno che è avvenuta una rivoluzione della coscienza. […] in questo senso possiamo dire che passare dalla sofferenza alla gioia è un addestramento, un’educazione continua alla risoluzione del conflitto, della problematica che affligge la mente e il cuore. 
Pag. 81. La meditazione si pone come uno strumento per facilitare questo percorso, uno strumento che richiede molta dedizione, molta perseveranza e che ci permette di portare a perfezione virtù quali la generosità, la moralità, la rinuncia, la saggezza, l’umiltà, la pazienza, l’onestà, la determinazione, la benevolenza e l’equanimità.
Pag. 82.   Per meditazione si intende la capacità di guardare, vedere, osservare e realizzare “le cose così come sono”. 
Pag. 83. La spiritualità è un processo di maturazione della coscienza che ci permette di uscire dalla visione dualistica "Io-mondo", percepire la scomparsa dell'Io, andare al di là della percezione di oggetti e sensazioni, sentirsi parte integrante di quella realtà che ci circonda.  Io sono parte di quella realtà, sono in quella realtà e quella realtà è in me, più grande di me; e infine il “me” non c’è più.
Dopo essere riusciti a risolvere i nostri conflitti interiori, occorre ritornare nel mondo, guardarlo con occhi diversi per riscoprirne l'umanità. Manca ancora una cultura che ci educhi ad essere aperti alla difficoltà, alla sofferenza e al dolore di un altro essere umano.
Pag. 87.  Non si possono salvare gli altri se non fanno niente per salvarsi. Farsi carico delle problematiche altrui senza che gli altri si assumano la responsabilità della propria condizione porta allo sfinimento. Lo sanno bene tutti quelli che operano all’interno delle cosiddette professioni di aiuto, Per molti aspetti il religioso svolge una professione di aiuto e ….   rischia il burnout.    Ne so qualcosa per esperienza.  […]  come monaco, insegnante di meditazione, abate ero pronto ad ascoltare chiunque mi sottoponeva un problema o aveva un sincero interesse per la ricerca interiore. Ero una presenza costante soprattutto nei momenti più difficili della comunità laica e ciò mi richiedeva molta energia. Di fatto la lezione più importante che dovetti apprendere nei miei anni d’impegno monacale fu non farmi fagocitare dalle continue richieste di aiuto che mi venivano rivolte. Non sempre sono stato in grado di dire di no.  [...]
Fin da piccolo la mia indole mi ha portato all’introspezione; mi piaceva giocare all’aperto, spesso da solo con la terra e l’acqua.  […] Volevo scendere nel profondo di me stesso. […] Da tempo mi ponevo delle domande del tipo “Perché siamo qui? Quale è il senso della vita? Chi sono io ? Dio esiste? Perché tanta ingiustizia sulla terra?   […]  Ero alla ricerca di Dio e ancor prima percepivo come vitale l’incontro personale, nel profondo, con me stesso.  
Pag. 89  Come tanti ragazzi a metà degli anni Settanta volevo uscire dal sistema, immaginavo un mondo diverso e migliore. Il mio motto era “Fermate il mondo, voglio scendere”. Erano anni di speranze, sogni e utopie. Tuttavia non credevo nella lotta politica e tanto meno in quella armata. Ero convinto della necessità di un cambiamento radicale, di una vera e propria rivoluzione, non fuori di me, ma interiore.  […] Non mi interessava abbattere il sistema politico-religioso o cambiarlo, e non cercavo una vita avventurosa, ma un modo di vita alternativo al di fuori del sistema. 
Grazie all’interesse per la musica mi avvicinai all’India e alla sua spiritualità, e attraverso la lettura e l’amicizia con un commilitone scoprii la saggezza del Buddha che mi indicò la via da prendere. Diventavo sempre più consapevole che il problema esistenziale è rinchiuso nella percezione di un nucleo solitario irraggiungibile e che la ricerca andava fatta dentro me stesso e stanare quel dolore esistenziale profondo. 
Dopo un periodo di introspezione e ricerca, sia come cristiano sia attraverso la scoperta del buddhismo, sentii che era venuto il momento di fare una scelta e pensai seriamente di abbracciare la vita religiosa. […] Avevo bisogno di un luogo dove fermarmi per crescere nel silenzio e verso la luce.  […]  Per fare questo era fondamentale trovare un posto dove ritirarmi e dove essere aiutato nel mio viaggio interiore per scoprire i principi e le leggi mistiche che regolano la natura e l’universo. Volevo essere me stesso, uno spirito libero, e per farlo sapevo di dover iniziare dal disagio legato all’identità: l’autoconoscenza sarebbe stata la premessa per un vero risveglio spirituale. Le letture del monaco trappista Thomas Merton mi avevano fatto sognare, e accesero in me la vocazione e il desiderio di una vita di preghiera e di silenzio dove i monaci possono parlare solo due volte l’anno!
Pag. 92-93.    In un ristorante vegetariano sentii parlare di un centro buddhista vicino a Oxford, dove insegnavano i monaci della tradizione Theravada.  Così all’età di 22 anni, presi una decisione che cambiò il corso della mia vita. Andai in Inghilterra dove incontrai Achaan Sumedho, maestro e monaco buddhista. Iniziai il periodo di preparazione per diventare monaco e diventai novizio.  Diventai così il primo monaco buddhista occidentale, discepolo di Achaan Chah.
Quando sentii l’esigenza di ritornare allo stato laicale, di nuovo nel mondo, ne presi atto; ero convinto di seguire la voce di un ordine superiore: l’amore. Prima avevo la percezione di un mondo cattivo; poi , grazie alla maturità sviluppata in anni di pratica e di esperienza di vita monastica, sentii che il mio compito era quello di ritornare nel mondo, guardarlo con occhi diversi per riscoprirne l’umanità. 
Capitolo - Scoprire chi siamo veramente. Pag. 165.   Il frutto della pratica meditativa, a volte descritto come realizzazione spirituale, non è l’effetto di una tecnica, bensì l'espressione naturale della gioia di vivere, della percezione dell'essere al di là di qualsiasi ricerca, dubbio e illusione. Per superare il senso di separazione che caratterizza la nostra visione della realtà dobbiamo superare l’immagine distorta frapposta dalla nostra coscienza, ovvero la maschera, l’ego, che opera seconda la visione dualistica dell’io/mio.  […] Se entriamo in questo flusso di energia universale viviamo in armonia e facciamo parte del tutto, liberi da una volontà limitata e da una coscienza individualizzata.
Pag.167.  Vedere le cose per quello che sono ci permetterà di riconoscere che tutto cambia, dentro e fuori di noi, e si trasforma con il passare del tempo.
L’accettazione di sé ci porta all’accettazione dell’altro e in questo volersi bene nasce il fiore dell’amore. Come dice Krishnamurti: “la fioritura dell'amore è la meditazione”. E ci dà un senso di unità. [...]
Spesso tendiamo a guardare fuori di noi alla ricerca di un essere perfetto, un santone, un maestro, o una maestra da seguire e venerare, dimenticando la nostra innata capacità di introspezione.  Dovremmo vivere la nostra vita con fiducia, forza e coraggio, infinita pazienza e compassione, con saggezza e amore senza cercare miti e modelli da seguire alla cieca. 
Pag.169. La felicità che tanto cerchiamo all’esterno è dentro di noi. Ma dove? Chiederete. Personalmente l’ho tanto cercata per diversi anni, finché ho compreso che non si trattava di cercarla bensì di trovarla. 
Pag. 173.  Il percorso meditativo coinvolge quindi più piani e dimensioni, fino alla realizzazione della gioia, fino all’identificazione con " l’Io Sono ", con la divinità, risvegliandoci alla consapevolezza della sua presenza. Noi siamo questa realtà ultima, noi siamo Dio! E’ il caso di ricordarlo, soprattutto nei momenti di sconforto. 
Osservatevi. A volte c’è la felicità, a volte c’è la sofferenza, a volte il piacere, a volte il dolore, a volte l’amore, a volte l’odio… Questo è il Dhamma da conoscere, dovete indagare la vostra esperienza. 
Rifletto spesso sul fatto che per noi un cammino ha sempre una meta. Tuttavia, una delle mie grandi lezioni nella vita è stata “Non cercare, trova! Ovunque tu vada, ci sei già”.
 Pag. 174.  Siamo tutti scalatori … abbiamo sempre bisogno di una scala. Una persona illuminata non è qualcuno che ha raggiunto l’ultimo gradino di una scala: L'illuminazione è smettere di salire o scendere una scala, è un ritornare ad essere naturali. La pratica è vita. Per questo ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti con fiducia trasformando l’attaccamento in generosità, la paura in umiltà, l’ignoranza in saggezza, la tristezza in gioia di vivere e di amare.
Capitolo  -  Un dialogo con l’autore.   La sofferenza modifica il rapporto dell’individuo con se stesso.  
Pag. 176-177.  Nel Mahayana il praticante viene sollecitato alla riflessione continua sulla relazione ”La forma è vuoto, il vuoto è forma; la forma è forma, il vuoto è vuoto”.  E’ un richiamo sul quale occorre riflettere un po’ più a lungo; l’approccio olistico, che considera l’individuo come un’unità, si sta diffondendo anche nella tradizione medica occidentale, non con poche difficoltà e confusioni. Nell’ambiente medico sono sempre più diffusi gli approcci olistici nei quali l’individuo non è più visto in termini di parti staccate, separate. Anche la medicina si sta avvicinando a una concezione di inter-relazione e interdipendenza. Inizia a considerare l’essere umano come “intero”.
E’ davvero possibile contattare un livello di coscienza superiore in cui osserviamo l’evento; a livello terapeutico, un passo fondamentale per entrare consapevolmente nel processo di guarigione è quello di acquisire la posizione del testimone.  
E’ la dimensione dell’osservazione; non sono più legato al turbamento psicologico che è proprio della coscienza in balia del mio malessere, ma sono al di là dell’evento e quindi posso osservarlo. Questa posizione di neutralità, o meglio di equanimità, permette di cambiare l’evento stesso e di essere parte attiva nel percorso di guarigione.  
Il rapporto avuto con i medici e la malattia.  Sarò eternamente grato ai medici per il loro intervento; mi è però rimasta nella memoria la solitudine che era dovuta al loro non riguardo, alla loro non attenzione, alla loro non presenza. Mi sono sentito curato e accolto sul piano medico, ma ignorato sul piano umano. Secondo me è importante allenare la capacità di mantenersi contemporaneamente lucidi in quanto professionisti ed essere profondamente umani. L’empatia è un modo bellissimo per far sentire l’altro speciale. 
Una delle cause di disagio sociale dell’Occidente è proprio la disgregazione del nucleo familiare, l’assenza della famiglia nel percorso di crescita, di guarigione, di vita.
Pag. 185. Le difficoltà vanno affrontate con una nuova visione olistica, che non è quella della separazione e della contrapposizione, ma quella dei valori spirituali dell’universalità, della compassione, dell’amore, della compartecipazione, della comprensione e dell’accettazione dell’altro.  
Confesso di essere stato anch’io vittima di un approccio sbagliato ai paradigmi sociali e spirituali, cosa che mi ha fatto sentire inferiore a chi consideravo più dotto, più intelligente, più perfetto e illuminato di me. Ero alla continua ricerca di una guida spirituale, di un leader idealizzato, di qualcuno che risolvesse tutti i problemi e che fosse in grado di dirmi cosa è il bene e cos'è il male, quale è la cosa giusta da fare, ecc.  Ciò non aiuta alla nostra evoluzione interiore. 
Come dice Jiddu Krishnamurti "Voi credete nei salvatori, ma è proprio da loro che dovete salvarvi. Vi dovete redimere dall'idea che qualcuno possa venire a redimervi".
In altre parole, si tratta di essere umili, fiduciosi e onesti con se stessi, di vivere semplicemente la propria vita facendo quello che deve essere fatto senza cercare riconoscimenti e successo, e superando la paura di fallire. 

mercoledì 19 novembre 2025

La Tresse - Laetitia Colombani

"La tresse" (in italiano La treccia) è un romanzo del 2017 e un film del 2024 entrambi scritti e diretti da Laetitia Colombani. La storia segue tre donne in diverse parti del mondo – una in India, una in Canada e una in Italia – le cui vite sono intrecciate da un filo comune, esplorando temi come il coraggio, la lotta per l'emancipazione e la resilienza. Il romanzo è un omaggio al coraggio femminile e alla forza delle donne che perseverano di fronte alle avversità; alle donne amazzoni, alle guerriere indomite, alle combattenti instancabili.

Il libro intreccia le storie di Smita, un'intoccabile indiana che sogna di dare un'istruzione alla figlia; Giulia, una parrucchiera siciliana che affronta una crisi; e Sarah, un'avvocatessa canadese che lotta con la malattia.  Racconta tre destini di donne diverse, con tre vite diverse, di classi sociali diverse, che vivono in tre luoghi diversi eppure sono unite da una treccia nera di capelli. Ciocche di capelli lunghi e bellissimi che collegano l’India, gli Stati Uniti, l’Italia.

Smita abita in una baracca alla periferia di Badlapur in India. Sopravvive pulendo le latrine di venti case. Per farlo dev’essere intoccabile e invisibile. Il suo sogno è quello di vedere sua figlia sfuggire alla sua stessa miseria ed entrare a scuola e conquistare per sua figlia un futuro dignitoso.
Giulia Lanfredi lavora nel laboratorio di suo padre a Palermo in Italia. Da quasi un secolo la sua famiglia vive della “cascatura”, la tradizione siciliana di conservare i capelli tagliati per ricavarne parrucche e toupet. Quando il padre ha un infarto, Giulia scopre che l’azienda di famiglia è rovinata. Per Giulia salvare l’azienda di famiglia è una scelta dettata dal cuore.
Sarah Cohen è un noto avvocato che sta per essere promosso capo del suo studio a Montreal in Canada. La sua giornata è cronometrata e divisa a metà tra Sarah/donna in carriera e Sarah/madre di famiglia. La sua vita sembra scorrere alla perfezione quando apprende che è gravemente malata. E prenderà consapevolezza che la carriera non è la cosa più importante nella vita.

Smita, Giulia e Sarah, le tre protagoniste del libro La treccia, decidono di combattere contro il loro destino avverso in maniera coraggiosa e determinata. Il romanzo è  un inno alle donne tenaci che trovano in sé stesse le capacità di portare avanti i propri sogni e desideri.

Il libro è stato portato sullo schermo nel 2024.  Laetitia Colombani ha diretto e scritto l'adattamento cinematografico, fedele al suo romanzo bestseller. 

venerdì 10 ottobre 2025

Una scuola laboratorio di vita

Pensare con la propria testa, senza lasciarsi condizionare, è indice di coraggio - Gandhi                                     La salute del corpo dipende da quella dello spirito - Maria Montessori 

Questo testo Una scuola laboratorio di vita. Dalla pedagogia ai grandi maestri di Francesca Leone pubblicato nel 2019 parla dell'educazione a scuola.  Una scuola laboratorio di vita è un modello pedagogico che trasforma la scuola in uno spazio di apprendimento esperienziale e attivo, dove gli studenti costruiscono attivamente le proprie conoscenze attraverso l'azione, l'indagine e la creazione, integrando il sapere con la vita pratica e i valori umani, ispirandosi a pedagogisti come John Dewey e all'idea di una crescita personale e sociale significativo.    

Gli insegnanti dovrebbero trasmettere ai bambini l'uguaglianza di tutti, al di là di ogni credo e colore,  e dovrebbero essere l'esempio di quello che vogliono trasmettere, e avere un atteggiamento coerente.  I veri Valori umani sono universali, innati e fanno parte integrante della natura umana. 

In questo testo viene presentato il metodo "EduCare" usato dal grande Maestro e pedagogista indiano Sathya Sai Baba, sviluppatosi oggi in tante parti del mondo, con scuole gratuite. Si basa sui cinque valori umani fondamentali che sono: Verità, Rettitudine, Amore, Pace, NonViolenza.  

Oggi la nostra scuola, nonostante il progresso, per un insegnante che la vive, risulta molto carente e dispersiva. La vita di oggi si basa sui valori del profitto e delle dipendenze, e l'uomo medio diventa sempre più insicuro, pieno di ansie e paure, e condizionato dalle nuove tecnologie.  

L'insegnante non ha più il ruolo di informatore di cultura e di nozioni, oggi facilmente usufruibili con l'ausilio della tecnologia, ma di facilitatore e di guida amorevole in senso olistico, specie a livello emotivo-sociale e psico-spirituale Come dicono anche gli psicologi Rogers e Ken Wilber, l'educatore dovrà ascoltare e guidare, comprendere i suoi  bisogni emotivi e dei suoi allievi. E' importante che educatori e famiglie contribuiscano a proporre ai bambini una vita più serena e felice possibile, pur in mezzo a tanta negatività che cerca di sommergerci in modo costante, opprimente e subdolo. 

Oggi i ritmi sono diversi, tutto sembra accellerato, le giornate sono esageratemente piene, si corre anche con la mente, mentre fai una cosa stai già pensando alla prossima.   Spesso gli adulti sono super-attivi, più dei loro figli, impegnati, stressati, non sanno come rilassarsi, non sanno cosa è il silenzio, parlano e spesso sovrappongono le loro voci, interrompono, non ascoltano l'altro, sono cellulari-dipendenti. Per contrastare questi fenomeni si dovrebbe prendere tempo per meditare. Un insegante yoga dovrebbere trasmettere positività, calma e serenità mentale. Chi medita, di solito, ha un'età biologica di molto inferiore a quella anagrafica. Se aumenta l'energia i disturbi fisici diminuiscono, e si possono sviluppare maggiormente le qualità positive e i propri talenti.  

In questo tempo di consumismo imperante, occorre ricordare che le cose importanti della vita sono: avere relazioni armoniose, il sentirsi utili e parte di una comunità, nutrire sentimenti positivi che diano serenità e possano aiutare a sviluppare la creatività, il contatto con la natura e la spiritualità. Soprattutto nelle grandi città l'interazione sociale è molto limitata. Si dovrebbero reimpostare le abitudini cambiando le priorità.

Occorre prendere consapevolezza dell'importanza della collaborazione, come diceva Lao Tse: "La via del saggio è agire, ma non competere". Occorre imparare ad organizzarci e agire in modo collettivo per prenderci cura di noi stessi e dei nostri bambini.  In molti posti del mondo stanno nascendo "borghi" o piccole "comunità", "eco villaggi", nuove forme di scambio con persone in sintonia che mirano soprattutto a ritrovare se stessi liberandosi dalla ossessione consumistica; comunità efficienti e autosufficienti non più schiave del business, di chi manovra la politica e l'economia... 

Quando giudichiamo, gridiamo e condanniamo siamo lontani dal nostro cuore, e vuol dire che predomina  l'ego e la mente che  vuole farci interpretare la realtà in modo negativo. Abbiamo l'esempio di Gandhi e Nelson Mandela che non giudicavano e odiavano i loro persecutori, nè si abbattevano, conservando una straordinaria stabilità psicologica. Rispettiamo e dimentichiamo i limiti degli altri. 

I nostri sentimenti dipendono da come interpretiamo l'esperienza, e questa interpretazione ci spinge o meno ad agire in qualche modo. Anche le situazioni più difficili hanno sempre una possibilità interpretativa.  I buddhisti riconoscono tre tendenze nocive da superare che sono, l'attaccamento, l'avversione e l'illusione, Quindi anche attaccarci al passato non è positivo, dobbiamo elaborarlo, comprenderlo e prenderne la distanza per poi superarlo. Dovremmo introdurci con coraggio nel futuro. E' importante riconoscere i limiti o difetti da un lato e i pregi e le qualità dei propri modelli nell'infanzia.  

Dovremmo trovare dei metodi che ci permettono di  gestire i sentimenti, ad esempio per gestire la rabbia pootremmo anche usare il metodo della "lettera", scrivendo tutto il risentimento, collera e aggressività su un foglio.  Importante è passare il tempo con qualcuno di allegro che vi tiri su, e non parlate di problemi, distraete la mente facendo passeggiate, danzando, suonando, ecc...  Fondamentale è anche riuscire ad imparare a rilassarsi e ad "allenarsi alla calma mentale". Per questo occorre rilassare il corpo fisico, acquietare le emozioni, rendere la mente libera e sgombra da ogni pensiero.  Fate in modo di complimentarvi con le persone per i loro progressi e che possano parlarvi con la massima fiducia. Non notate i loro piccoli difetti, cercate invece le loro qualità. Aprite il vostro cuore e siate sempre sinceri, siate pazienti sempre di più, di più.

Nella scuola, quello che conta, oltre la preparazione professionale, è il cuore. Un ragazzo  cresciuto in un ambiente in cui viene ascoltato, capito, e in cui può esprimersi con tranquillità, difficilmente sentirà il bisogno di unirsi a un "branco" per trovare sostegno e compagnia. Amore, accoglienza e supporto aiuteranno il bambino a coltivare le aspirazioni più profonde. I bambini considerati difficili, sono i più intelligenti, sensibili e di veloce apprendimento.  Se non ci impegniamo ad attivare la consapevolezza, la fiducia e l'autocontrollo, nulla potrà cambiare.  Importante è l'amore e la presenza di un genitore. Chi è pieno di amore e riesce ad amare non pensa ai soldi, è così impegnato ad amarsi e ad amare che si sforza continuamente a migliorare se stesso e fare del bene.    Anche il giudizio non aiuta allo sviluppo di un bambino e di una persona, è importante allora smascherare e sospendere il giudizio. Ricordiamo che dove c'è giudizio che ferisce, non c'è amore. 

Altro aspetto importante è una sana Inter-azione, tutto quello che facciamo crea una risonanza, si riflette non solo sugli altri ma molto di più su noi stessi. Comuni-care significa mettere in comunione, andare incontro all'altro e non contro, significa accogliere, integrare e non rifiuare o criticare. Spesso non ci si ascolta e ognuno vuole mostrare solo la sua superiorità, invece di arricchirsi in modo reciproco delle proprie esperienze e sentimenti. E' spesso facile analizzare gli altri,  più difficile esaminare se stessi, si amplificano allora gli errori degli altri per non guardae i propri limiti. La critica genera rabbia e dolore. Anche con i bambini non dovremmo usare un tono critico, procurerà loro solo dolore, disagio e senso d'inferiorità. Il rapporto adulto - bambino dovrebbe arricchire entrambi: i bambini rappresentano la purezza, gli adulti l'esperienza e la saggezza, così ognuno è al servizio dell'altro. 

Per i buddhisti, Maslow, Rousseau, l'uomo nasce con buone qualità, la natura umana è buona, poi l'esperienza trasforma queste qualità.  Nei laboratori della Pace, i piccoli gesti di gentilezza e positività si propagano rapidamente nella classe. 

L'uomo oggi ha perso di vista la sua interiorità, dovremmo trasmettere valori positivi. Dovremmo riuscire ad apprezzare ciò che siamo e quello che si ha, le cose essenziali, senza desiderare il superfluo; occorre saper godere delle bellezze naturali e vivere con semplicità che diventa leggerezza e gioia di vivere. Se non c'è fiducia in se stessi non si arriva da nessuna parte, mancherà la forza e il coraggio oltre che la capacità di elevarsi e migliorare la propria vita.   

Altri elementi fondamentali sono l'onesta e la coerenza: non c'è niente di quello che dici che contraddice quello che pensi o fai. La pace della mente è dovuta alla loro perfetta onestà verso se stessi, verso gli altri e verso il compito che si svolge.   Nella filosofia yoga l'unico dharma e dovere di ognuno è dunque la Verità che non danneggia nessuno. E' anche la vera natura dell'uomo e renderà congruenti ogni suo pensiero, parola e azione.  Se l'uomo conoscesse se stesso non ci sarebbero più meschinità e dolore.  Si dovrebbe ridimensionare continuamente l'ego che è avido, per liberare il Sé e far si che l'ego diventi il veicolo dell'anima e non la sua prigione. 

La spiritualità significa entrare in contatto con la Coscienza Superiore. Per Spirituale o Adhyatmico si intende indicare lo sforzo sincero per raggiungere due scopi: l'eliminazione dei tratti animali che ancora sussistono nell'uomo e la sua unità con il divino; l'individuo diventa uno con il Tutto. La vera vita spirituale è quella che insegna l'unità e porta verso l'amore, senza egoismi. Quando il nostro cuore sarà colmo di amore, sarà possibile ottenere tranquillità nel pensiero e pace nella mente.  San Francesco mostrò alla Chiesa i propri limiti e il significato di una vera e profonda spiritualità. Tutta la sua vita è un inno all'unità; in India è il santo più conosciuto. 

 Spiritualità è impegno e costanza, è un'esperienza di apertura mentale e consapevolezza, di auto-osservazione, di lavoro interiore su se stessi, una sorta di auto-analisi che porta alla sintesi. Serve per guardarsi dentro, andare oltre i propri limiti, liberandosi dai condizionamenti del passato per migliorare il proprio carattere, diventare autonomi e ritrovare se stessi.   Le cose belle che veramente contano : affetti, salute, solidarietà, benessere interiore, pace mentale ... sono spesso trascurate. L'uomo non si accontenta delle cose semplici e naturali, non mette un tetto ai suoi desideri, perciò è insoddisfatto e continua a correre, correre...  andare da un posto all'altro, da una relazione all'altra. 

Possiamo spiritualizzare ogni atto della vita quotidiana. Liberarci dall'egoismo; apprendere ad ascoltare, comprendere l'altro sono importanti qualità spirituali. Dobbiamo evitare attaccamento e dipendenza, cercare di avere un sano coinvolgimento in tutto, con più equilibrio e leggerezza. La vita e il percorso spirituale non possono essere separati. Per arrivare ad un livello vibratorio più alto potremmo usare mantra, meditazione, buone letture, servizio sociale disinteressato e  vivere in mezzo alla natura.  

L'educazione spirituale, a differenza dei dogmi religiosi, è fondata su principi universali di tolleranza, pace, verità, sincerità, amore e servizio e non sul settarismo, valori universali che rendono la vita piena e appagante.   Così imparare a "vivere  bene e in armonia con tutti" dovrebbe essere la base dell'educazione, anche nelle scuole.  

La spiritualità può influire sulla salute, come diceva Jung "la vera terapia consiste nell'approccio al divino, più si raggiiunge l'esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione delle patologie".  Molte malattie per alcuni studiosi sono psico-somatici e possono derivare da emozioni nocive ripetute come rabbia, invidia, e nascono sicuramente da uno stato di disagio e di conflitto interiore non risolto.  Se c'è armonia corpo, mente e anima è difficile che la malattia possa svilupparsi. Claudio Pagliara, medico oncologo e ricercatore dice: "Il cervello è il più efficiente produttore di farmaci e veleni".  Un medico che si interessa alla persona prima del sintomo è una cosa rara oggi. Il medico di famiglia, che attraverso il dialogo  ti curava l'anima, è scomparso.  Nella trasmissione televisiva "Presa Diretta " intitolata "Malati di farmaci" si è messo in evidenza l'abuso e l'uso inappropriato che gli italiani fanno dei farmaci che fanno più danno che beneficio al paziente. Marcel Proust disse " Sembra che la natura sia in grado di darci solo malattie piuttosto brevi, la medicina ha inventato l'arte di prolungarle".  La malattia è un segnale che il corpo ci manda per dirci che ha perso l'equilibrio, una spia che c'è bisogno di un riequilibrio energetico. Dovremmo imparare a mantenere la mente serena. Le malattie sono spesso causate dall'ansia, le ansie sono delle paure create dalla mente che rimugina sul passato e si angoscia per il futuro. Resta giovane chi è sano, ed è sano chi è disciplinato nel suo tenore di vita, chi fa un uso costruttivo del suo tempo, chi ha un corretto comportamento e si adopera a seminare il bene.

Fino all'ultimo istante della sua vita l'uomo dovrebbe conservare la sua voglia di osservare, ricercare, aggiornarsi, comprendere e sperimentare. la nostra è un'evoluzione continua di pensiero verso l'introspezione e la saggezza.  La rigidità mentale blocca anche il corpo. Allora sarebbe bene per un adulto ri-imparare ad adattarsi alle circostanze senza pretendere che siano le circostanze ad adattarsi a lui, ai suoi desideri.   Si dovrebbe sviluppare anche la capacità di perdonare facilmente e dimenticare velocementie i torti subiti. Oggi l'onore e il prestigio vengono prima dell'amore.  Un esempio di non attaccamento ai risultati e dell'impermanenza, è il mandala di sabbia costruito dai monaci tibetani, che dopo un lungo lavoro viene distrutto.  Molti adulti hanno perso il sorriso e la connessione con il Divino. Dovremmo impegnarci, guardarci dentro e auto-trasformarci, sviluppare il potenziale umano  per dare un senso più alto e più pieno alla nostra vita.     Valori come la condivisione, la cooperazione, l'autocontrollo, la pazienza e la fiducia in se stessi e negli altri sono alla base di una vera vita, piena, felice e di successo.  Quando sei arrivato a conoscere bene te stesso, puoi metterti al servizio degli altri attraverso il volontariato esprimendo generosità e condivisione e senza attenderti niente in cambio. 

Anche gli educatori dovrebbero avere queste qualità come l'empatia, capacità comunicative, valori etico-sociali e spirituali. L'insegnante rappresenta lui stesso il cambiamento che vuole vedere nel mondo e farà da riferimento e modello ai suoi allievi. Dovrebbe aiutare i bambini  a conoscersi e a sviluppare le loro qualità.   Anche i genitori dovrebbero rappresentare dei modelli per il loro figli, che spesso sono critici nei loro confronti: "mia madre è sempre nervosa", "mio padre sta con il cellulare appiccicato in mano".

Un profondo cambiamento può avvenire aprendo il cuore alla conoscenza e consapevolezza di sé e dell'altro. Questo potrà essere il punto di partenza per costruire una società pacifica di persone libere, costruttive e felici.  

sabato 13 settembre 2025

Plaidoyer por les animaux - Matthieu Ricard

Il testo di Matthieu Ricard  Plaidoyer pour les animaux, tradotto in italiano Sei un animale, presenta la storia, le riflessioni e le implicazioni del nostro rapporto con gli animali.      

Nel corso della storia, il rapporto tra gli esseri umani e gli animali è stato oggetto di profonde trasformazioni, passando da un'antropocentrica superiorità a un crescente riconoscimento della loro soggettività e capacità di soffrire. Il presente saggio si propone di ripercorrere, attraverso un’analisi storica, filosofica, scientifica e giuridica, le tappe fondamentali che hanno condotto all’attuale riflessione sul diritto degli animali, sottolineando le contraddizioni etiche, i meccanismi di negazione sociale e l’urgenza di un cambiamento sistemico.    

L’evoluzione del pensiero occidentale ha spesso subordinato gli animali a uno status di inferiorità, legittimando così il loro sfruttamento. Come evidenziato da Matthieu Ricard, nelle sue riflessioni filosofiche e morali, tale visione ha radici tanto nella religione quanto nella filosofia moderna. La concezione cartesiana degli animali-macchine, privi di coscienza, ha segnato profondamente il pensiero occidentale, contrapponendosi a visioni più compassionevoli come quella di Pitagora e Ovidio, che rispettivamente praticavano il vegetarianismo e consideravano la carne un alimento decadente.

Nel contesto religioso, la tradizione ebraica pone particolare attenzione al trattamento degli animali: nella Torah si legge il divieto di infliggere dolore a qualsiasi essere vivente, e nel Talmud si afferma l’importanza del trattamento umano degli animali. Anche il cristianesimo, attraverso figure come San Francesco d’Assisi e, più recentemente, Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco, hanno espresso messaggi di rispetto verso tutte le creature viventi.

Le tradizioni orientali, come il buddhismo, il jainismo e l’induismo, hanno da sempre valorizzato la nonviolenza (ahimsa) e la compassione verso ogni forma di vita. Gandhi ha rappresentato uno dei principali promotori moderni di questa sensibilità, che si riflette in una popolazione indiana per il 35% vegetariana. In Bhutan, la caccia e la pesca sono vietate per legge.

Le basi scientifiche ed etiche del cambiamento.  A partire dal XVIII secolo, numerosi intellettuali iniziarono a mettere in discussione la moralità dello sfruttamento animale. Figure come Jean Meslier, Thomas Tryon, Isaac Newton, Arthur Schopenhauer e Percy Shelley denunciarono apertamente la crudeltà verso gli animali, spesso connessa a quella esercitata sugli esseri umani. Upton Sinclair e Ruth Harrison, nei loro scritti del XX secolo, denunciarono le condizioni aberranti degli allevamenti industriali.

La svolta scientifica giunse grazie a studiosi come Jane Goodall e Frans de Waal, che dimostrarono l’esistenza di emozioni complesse e forme di empatia negli animali. Nel 2021, la Dichiarazione di Cambridge ha sancito che gli animali posseggono substrati neurologici della coscienza simili a quelli umani.

Nonostante le conoscenze scientifiche e le evidenze etiche, la società continua a ignorare sistematicamente la sofferenza animale. Melanie Joy, nel suo saggio Why We Love Dogs, Eat Pigs, and Wear Cows, descrive il concetto di "carnismo", ovvero l'insieme di credenze invisibili che giustificano il consumo di carne. I meccanismi psicologici alla base includono la dissonanza cognitiva, la desensibilizzazione e l’occultamento mediatico. I documentari come Earthlings, Food Inc. e LoveMEATender, raramente trovano spazio nella programmazione televisiva, mentre la pubblicità promuove una narrazione rassicurante sull’allevamento umano degli animali.

Le conseguenze ambientali, sanitarie e sociali. L’allevamento intensivo non solo infligge sofferenze indicibili agli animali, ma ha anche impatti devastanti sul piano ecologico, sanitario e sociale. Ogni anno vengono macellati 60 miliardi di animali terrestri e 1.000 miliardi di animali marini. Il 60% delle terre agricole e il 45% delle risorse di acqua dolce globali sono impiegate per produrre alimenti destinati al bestiame. Secondo l’istituto EPIC, il consumo di carne rossa è associato a un incremento del 35% del rischio di tumore al colon.

L’antibiotico-resistenza rappresenta una delle minacce sanitarie più gravi: l’80% degli antibiotici negli Stati Uniti è somministrato ad animali da allevamento. Inoltre, lo spreco di cereali per nutrire il bestiame aggrava la fame nel mondo: un ettaro di terra può sfamare 50 persone vegane o solo 2 carnivore.

Dietro le quinte dell’industria della carne si cela una realtà brutale. Gli animali sono spesso sottoposti a mutilazioni, vivono in condizioni igieniche precarie e, in molti casi, vengono macellati ancora coscienti. Le etichette "biologiche" non garantiscono una vita dignitosa: nella maggior parte dei casi, indicano semplicemente un’alimentazione diversa, ma non la possibilità di accedere all’aperto o di evitare la sofferenza.   Un’indagine finanziata dal Ministero dell’Agricoltura francese ha rilevato che solo il 14% della popolazione considera inaccettabile allevare animali per mangiarli, ma il 65% non sarebbe in grado di assistere alla loro uccisione. Come affermava Elie Wiesel, "il silenzio favorisce il carnefice, mai la vittima".

Il concetto di "specismo", introdotto da Richard Ryder, evidenzia la discriminazione morale tra le specie. Esso è paragonabile, secondo alcuni studiosi, a forme di oppressione come il razzismo o il sessismo. La genetica ha ormai dimostrato che lo scimpanzé condivide con l’uomo il 98,7% del patrimonio genetico, e diversi studi hanno mostrato comportamenti empatici e cognitivi complessi anche in specie ritenute "inferiori".   David Chauvet sottolinea che non dovremmo esigere da un essere vivente la capacità di raziocinio per riconoscerne il diritto alla vita. Il riconoscimento delle emozioni negli animali deve comportare l’assunzione di una responsabilità morale nei loro confronti.

Non meno gravi sono le forme di intrattenimento che prevedono l’uso di animali: circhi, zoo, corrida, pesca sportiva, traffico illecito di fauna. Tali attività non solo causano sofferenze gratuite, ma alimentano un’industria illegale e spesso criminale, con gravi ricadute su biodiversità, ecosistemi e legalità internazionale.

A livello legislativo, si stanno compiendo progressi. In Francia, dal 2014, il Codice Civile riconosce gli animali come "esseri senzienti". Tuttavia, la strada verso una reale protezione giuridica è ancora lunga. Si auspica una democrazia interspecifica, che includa nel patto sociale anche i diritti degli esseri non umani.   Il concetto di "zoocidio", proposto come analogo al genocidio, mira a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sulle uccisioni di massa sistematiche e sulla necessità di una Convenzione internazionale che riconosca questo crimine contro il vivente.

L’utilizzo di animali nei laboratori pone dilemmi morali irrisolti. Da un lato, l’utilitarismo giustifica il sacrificio di pochi per il bene di molti; dall’altro, l’etica deontologica rifiuta ogni forma di strumentalizzazione dell’essere senziente. Inoltre, la validità scientifica dell’estrapolazione da animale a uomo è sempre più contestata, e numerosi metodi alternativi — modelli digitali, colture in vitro, organoidi — sono oggi disponibili.

Molte giustificazioni ricorrenti — tradizione, salute, ordine naturale — sono prive di fondamento scientifico. La nutrizione vegetariana è del tutto compatibile con uno stile di vita sano e completo: proteine si trovano in legumi, vitamina B12 in uova e latticini, calcio in verdure a foglia verde. Atleti di alto livello come Carl Lewis, Novak Đoković e Martina Navratilova dimostrano che il vegetarianismo è compatibile anche con prestazioni sportive di eccellenza.

Il nostro tempo è chiamato a una profonda riflessione morale. Non si tratta solo di difendere gli animali, ma di difendere la nostra stessa umanità, la coerenza dei nostri valori e la sostenibilità del nostro futuro. Come affermava Claude Lévi-Strauss, "arriverà il giorno in cui ci stupiremo dell’orrore nel vedere le carcasse degli animali esposte nei negozi". Quel giorno sarà forse l’alba di una nuova etica: quella della compassione universale.

Le Lumineux destin d'Alexandra David-Neel - Jean Chalon

In questo testo  Le lumineux destin d'Alexandra David-Neel, pubblicato nel 1985, Jean Chalon ci presenta, con la collaborazione di Marie-Madeleine Peyronnet,  la straordinaria vita di Alexandra David-Neel (1868-1969), riportando anche molti estratti della corrispondenza tra Alexandra e il marito Philippe Neel.     

Jean Chalon (1935- ) è un giornalista e scrittore francese. Comincia i suoi studi per diventare professore di spagnolo e poi si orienta verso il giornalismo. Ha trascorso gran parte della sua carriera a Le Figaro e ha scritto diverse biografie di donne celebri:  Chère Marie-Antoinette (prix Gabrielle d'Estrées 1988), Chère George Sand (prix Châteaubriand 1991), Liane de Pougy, courtisane (1994) et George Sand : une femme d'aujourd'hui (Fayard, 2004). Marie-Madeleine Peyronnet è stata l'assistente e la collaboratrice di Alexandra nei suoi ultimi dieci anni. 

Alexandra incarna tanti personaggi: anarchica, borghese, buddhista, cantante, orientalista, giornalista, scrittrice, esploratrice (fu la prima donna a entrare a Lhasa in Tibet). 

Alexandra incontra, a 20 anni, Elisèe Reclus (1830-1905) geografo e anarchico, che diventerà il suo punto di riferimento.  Elisèe Reclus è amico di Tolstoi, insieme sognano di abolire le frontiere, di rovesciare il dispotismo. Alexandra si unisce a questo coro che ignora le barriere delle convenzioni.  A 20 anni vuole cambiare il mondo e traccia una terribile requisitoria contro la società del suo tempo, contro i potenti, i borghesi. Con questo stato d'animo comincia a scrivere la sua prima opera Pour la Vie.  Rifiuta in blocco le religioni, le Chiese, la società, l'esercito e soprattutto la sofferenza inutile che impongono.  Per Alexandra "la ricerca della felicità è una abitudine a prendere, è un'educazione da seguire, una rivoluzione intima che deve aiutare gli individui abituati alla passività e alla rassegnazione".

Considera "La solitudine come la solo beatitudine possibile; è sola con se stessa e questo è sufficiente a questo Narcisio femminile".  Gli adepti al buddhismo al quale si convertirà, si sforzano di avere "una anima insensibile alle cose esteriori, vittoriosi delle proprie passioni. Un'anima libera indifferente alla gioia e al dolore, inaccessibile a tutte le lussurie terrestri".

Aderisce alla Gnose supreme, una associazione che ha per scopo "la formazione di una confraternita di persone che studino le differenti religioni e filosofie, in modo particolare quelle orientali". Va a Londra divide il suo tempo a studiare l'inglese e testi di filosofia orientale alla biblioteca della Gnosi supreme e al British Museum. A Londra incontra Mrs. Morgan che appartiene alla Gnose Supreme ma anche ad altre associazioni come la Società Teosofica, alla quale introdurrà Alexandra.  La fondatrice della società Teosofica è stata Helena. P. Blawatsky (1831-1891).  Alla biblioteca della Società Teosofica troverà testi come il Raja-Yoga, Le Upanishad, la Bhagavad Gita tradotti in inglese o ancora in sanscrito. Ciò la porterà a studiare il sanscrito. La Società Teosofica sarà un suo punto di riferimento nei suoi innumerevoli viaggi in Oriente, da cui però, più tardi prenderà le distanze. 

Alexandra ritorna a Parigi nel 1889 e qui inizia lo studio della teosofia, del sanscrito, dell'occultismo e dell'esoterismo. Questi studi, però, la perturbano ed entra in crisi. Crisi religiosa, di coscienza, crisi di esistenza, crisi di identità. ed entra in un convento di carmelitane. In questo periodo, dal 1989 al 1991, nonostante la terribile crisi, non cessa di studiare l'inglese, il canto e il sanscrito. Al museo Guimet (fondato nel 1879 da Emile Guimet), comincia la lettura del libro sacro dei buddhisti il Dhammapada e non cesserà di citare in seguito i versetti di questo libro.   "Siate a voi stessi la vostra propria luce, siate a voi stessi il vostro rifugio" - "Siete voi che dovete fare lo sforzo, i Buddha possono solo insegnare o indicare la via" - "Abbiate fiducia in voi stessi " - dal Dhammapada.  Ognuno può diventare Buddha, e questo è la grande speranza apportata dal buddhismo.   E questa conquista del sapere  aiuterà Alexandra a uscire dalla sua depressione.  "Lo spirito del buddhismo è essenzialmente socialista, ossia insegna l'unione di azioni combinate in vista di un fine sociale; Si oppone all'industrializzazione e all'accumulo di ricchezze considerate come l'oggetto supremo di ogni sforzo umano". 

Altri versi del Dhammapada: "L'uomo vigilante vincerà la morte, Il negligente è già come morto".

Nel 1891 fa il suo primo viaggio a Sri Lanka dove resterà a Colombo e i suoi dintorni e visiterà le innumerevoli scuole della Società Teosofica.    Poi va  per 18 mesi in " India - il Paese di tutti i prodigi".  Anche qui i suoi punti di riferimento sono le sedi della Società Teosofica, tra cui Adyar a Madras. Quando va a Varanasi incontra sadhu, guru, e un asceta e maestro: Bashkarananda che gli dà i primi insegnamenti: "L'impermanenza è la legge universale". Di ritorno dall'India va a Tunisi, dove sotto il nome di Mlle. Myrial, comincia a esibirsi come cantante.

E comincia a scrivere le sue prime note sul buddhismo: "la religione del nostro paese dice ai poveri e agli infelici sopraffatti dal dolore , rassegnati e curva la fronte"; il buddhismo invece asserisce: "Combatti la sofferenza, cessa di essere vittima della tua stupidità, I tuoi errori e i tuoi pregiudizi sono le divinità delle tenebre sul cui altare tu immoli la parte migliore della tua vita. Apprendi a conoscere la natura delle cose che ti circondano. a conoscerti. Renditi intelligente e la conoscenza ti renderà libero e felice". Si imbarca per una tournée come cantante lirica  a Tonkin, Alessandria, Port Said, Aden e Colombo e diventa la stella di Hanoi. Qui cerca sempre di incontrare i vari mistici.  Poi va ad esibirsi a Parigi per la stagione lirica e nel 1897 incontra il suo primo compagno, il musicista Jean Hautstont con cui ha vissuto insieme dal  1897 al 1900. Insieme a lui scrisse Lidia, dramma lirico in un atto (musica di Hautstont, libretto di Alexandra).

Poi incontrerà Philippe Neel e ne diventerà l'amante a partire dal settembre 1900.  Incomincia così le vite multiple di cantante lirica, direttrice artistica, massone, amante, giornalista e conferenziere. Secondo alcuni scritti del padre, Jean la andrà a trovare a Tunisi e si creerà il trio tra l'ingegnere, la cantante e il musicista.  Nell'agosto del  1904 si sposerà con Philippe e diventerà la moglie borghese di uno dei personaggi più in vista a Tunisi. Quello che non perdonerà mai a Philippe, è l'aver conservato le lettere e le foto delle sue amanti e di avergli mentito asserendo che le aveva distrutte.   Riparte in tournèe e dopo la morte di suo padre, ritorna a Tunisi e qui si trova a vivere una situazione imbarazzante, un "menage a trois" con una delle amanti del marito.  Alexandra che ha frequentato i saggi indiani non riesce più a controllare i suoi pensieri che errano in disordine e la perturbano.

In quel periodo Alexandra ha contatti con Guimet che gli chiede degli articoli sullo yoga e inizia una collaborazione con la rivista Il Mercure de France. Uno degli autori più importanti di Parigi dell'epoca, José-Maria de Heredia gli darà un consiglio: "Non bisogna mai dare niente per niente, perché se date degli articoli per niente, crederanno che non valete niente".

Nel 1907 incontrerà un suo vecchio amico, il tenore Martel e nel 1908, incontrerà il giovane socialista Benito Mussolini. Alexandra a partire dal 1911, resterà sola, libera e fiera, e si rifarà una verginità cessando,  qualsiasi rapporto fisico con suo marito e con qualsiasi rappresentante del sesso maschile. Il solo uomo che sopporterà e condannerà a una castità assoluta, sarà il suo figlio adottivo, il lama Yongden che dichiarerà con una certa tristezza ad uno dei suoi amici a Digné: "Morirò vergine, mia madre non vuole che conosco una donna".

Nel 1911, la pubblicazione degli articoli Modernisme Buddhiste e Il buddhismo di Buddha coinciderà con la sua partenza in Asia, dove a 43 anni comincerà la sua nuova vita.  Ha conosciuto anche Mme Richard Mira Alfassa che nel 1920 raggiungerà a Pondichery il maestro indiano Aurobindo Gosh e prenderà il nome di La Mère.

L'11 agosto del 1911 parte da Marsiglia e  il 30 agosto arriva a Colombo alla società Maha Bodi College. Dopo un breve soggiorno arriva in India a novembre 1911. Passa a Madurai, a Madras, poi si rifugia a Adyar, la sede della Società Teosofica e da qui va a trovare Aurobindo.  Poi va a Calcutta dove incontra numerosi sadhu e saggi indiani. In questa India inglese, è la prima volta che si vede una donna europea che frequenta i sadhu, studia i loro testi sacri, e si mette la sciarpa arancione dei rinuncianti. Ma non si ferma e parte per il Sikkim e Darjeeling dove arriva nell'aprile 1912. E da qui parte per Kalimpong dove  viene ricevuta da Sidkeong (un tulku, un lama reincarnato), il figlio del Maharaja.  Nell'aprile 1912, sarà la prima donna europea a incontrare il 13 Dalai Lama dicendogli "Ho il timore che le dottrine religiose del Tibet sono state mal comprese in Occidente, e per questo mi rivolgo a Lei per essere aiutata a capire". Il Dalai Lama instaurerà un dialogo con questa donna che sarà la depositaria di questo Tibet che stava disparendo.  In maggio 1912 incontrerà il suo futuro maestro il Gomchen di Lachen, ( un siddhipurusha, un uomo che ha acquisito poteri soprannaturali grazie allo yoga) che gli dice: "Voi avete visto l'ultima e suprema luce, non è in un anno o due di meditazione che si arriva alle concezioni che voi esprimete. Oltre questo, non c'è più niente".  Alexandra che non aveva mai accettato l'autorità, accetta umilmente tutte le iniziazioni e si ritirerà per due anni in una grotta. Nel 1913 è a Calcutta, da dove riparte a novembre per il Nepal accolta dal maharaja. Qui matura i primi dubbi: "mi sono lanciata nella carriera di orientalista senza avere troppe armi a mia disposizione" e intravede nuovi orizzonti; "Ogni giorno mi allontano un po' più dalle agitazioni, il grande riposo e la grande luce entrano in me, o piuttosto io entro in loro. Il Nirvana è una realtà".  

Ha la sensazione di essere qualcuno in Asia. Passa a Gaya, Katmandhu, Lumbini, Kapilavasthu (la città dove il Buddha ha passato la sua gioventù). Mentre era in meditazione, una tigre che si aggirava nei paraggi, vedendo la sua immobilità scappa. Nel febbraio 1913 è a Benares (Varanasi), e visita Sarnath e soggiorna presso la Società Teosofica. Incontra e discute di Vedanta e dei libri Astavakra Gita e Avadhuta Gita con il grande yogi Satchinanda. "L'asceta, non avendo nessun attaccamento per non importa quale condizione e che è libero da tutti i desideri, non contrae nessuna impurità anche se si occupa degli affari di questo mondo". Alexandra è ricevuta in tutti i templi, anche jainisti, comincia a vivere una vita da asceta e a volta assume il ruolo di un fachiro stendendosi su una tavola con chiodi per esibirsi davanti i turisti inglesi. 

A novembre 2013 riparte per il Sikkim. arriva nel dicembre 2013 a Gangtok la capitale, dove studia il tibetano, visita il monastero di Rhumteck. In febbraio 1914 muore il Maharaja e Sidkeong succede a suo padre e diventa il Maharaja Kumar. Nel maggio 1914 assume come aiuto Aphur Yongden, un ragazzo di 14 anni. A settembre 1914 incontra di nuovo in una caverna il Gomchen dove è in ritiro. Alexandra che fugge il mondo e la gente del mondo si installa in una caverna vicina ed è accettata come discepola dietro la promessa di obbedienza assoluta.  Inoltre il Gomchen gli darà delle lezioni di tibetano in cambio di lezioni di inglese. "E' una lezione unica di apprendere il tibetano e i misteri del tantrismo buddhista, completamente ignorato da tutti gli orientalisti. Sarà dura, ma terribilmente interessante". Vivere nelle caverne è il brevetto classico per un grande yogi, e Alexandra apprenderà " i fiori del sapere" : controllare i sogni (l'assenza di sogni è un segno di perfezione), praticare il tummo (produrre il calore in pieno freddo), il tsam (ossia restare molte giornate senza parlare) e anche a suonare il tamburino con i quale i lama scandiscono le loro litanie. E a costruire delle creature immaginarie chiamate Tulpas, guidate dalla volontà dello yogi. Dal suo maestro riceve il nome di Lampada di saggezza, mentre Yongden riceverà il nome di Oceano di compassione.  Deve trasmettere nei suoi libri le esperienze che ha vissuto, ne ha il dovere, ma ne ha il diritto?  Il suo Maestro le risponde : "Non è dal Maestro che dipende il segreto, ma da quello che l'ascolta. (...) Usate queste conoscenze secondo il vostro giudizio".

Nel febbraio 1916 si ritrova di nuovo in Tibet. Qui riceve anche la benedizione del Panchen Lama. passa per Shigatzé, Nartan, Poi ritorna a Calcutta, da qui riceve il titolo di "missionario buddhista e erudito" dalla Maha Bodhi Society, poi riparte per la Birmania nel 1917, da qui arriva a Singapore  e poi in Giappone. Definisce il suo viaggio in Giappone un incubo, apprezza solo Kyoto e il monastero Tofoku-Ji. Poi arriva in Corea, e da qui in Cina a 49 anni, e raggiunge Pechino. Da Pechino, in sei mesi percorre 2500 km per arrivare al monastero di Kum-Bum che si trova nella provincia tibetana dell'Amdo, dove si trova l'albero miracoloso di Tsong-Khapa. Ci resterà dal 1918 al 1921.  Tsong-Khapa nella sua opera Lamrin ha scritto: "se vi domandassero quale è  la natura della meditazione, rispondete che è il segreto di essere capaci di abbandonare tutti i pensieri immaginativi con i semi che li generano". A kum-Bum Alexandra troverà il paradiso dei libri sacri, tra cui la Prajna paramita attribuita a Nagarjurna, che contiene i dialoghi tra il Buddha e il suo discepolo Sariputra. Libri che comincerà a tradurre.  Nel suo viaggio verso Lhasa osserverà degli eventi straordinari, dei morti che danzano, dei pugnali incantati che volano nell'aria, dei mangiatori di soffio vitale, degli stregoni con i malefici e gli astri che racconterà nei libri Au pays des brigands-gentilhommes  o Mystiques et magiciens du Tibet.   Alexandra e Yongden, si vestono da mendicanti e in 80 giorni passano per Tcheng.Tou  e Li-Kiang (nel Yunnan) , Thana, Giamda e poi Lhasa (nel gennaio 2024 scrive a suo marito di essere arrivata a Lhasa). Ha superato largamente l'impresa di Phileas Fogg (un altro esploratore arrivato a Lhasa). Lascia Lhasa, passando nel Sikkim, arriva a Patong, poi a Calcutta. Incontra Gandhi, ma tra loro non nascerà un'amicizia. Poi Bombay, Ceylan,  Arriva a Le Havre nel maggio 2024 come un'eroina nazionale. La Francia intera si appassiona di questa donna che viene definita "La conquistatrice della città proibita". Il suo ritratto, il suo viso sorridente, appare su tutti i giornali e riviste. E' una star che sbarca alla stazione Saint-Lazare di Parigi e affronta la folla di giornalisti e fotografi.  Questa donna di 57 anni riceve una moltitudine di onorificenze e medaglie, tra cui la più importante è La legione d'onore nel 1928. Nei mesi seguenti l'Umile Orientalista tiene una serie di conferenze dove racconta le sue imprese in Tibet e Yongden improvvisa dei poemi "delle montagne rosse come il corallo e delle montagne blu come il turchese, die palazzi bianchi come conchiglie e altre cose orientali". Avrà la sua consacrazione al museo Guimet nel marzo 1926.   

Si ritrova con Philippe nel 1926 a Marsiglia,  14 anni dopo, e le incomprensioni caratterizzano questo incontro. In giugno termina il suo libro Viaggio di una parigina a Lhasa.  Alexandra detesta sempre di più questo mondo: "credevo che il mio disgusto per il mondo aveva raggiunto il suo massimo, ma si è ancora accresciuto. non posso dare uno sguardo ai giornali. La stupidità, la volgarità, la cattiveria di cui sono pieni mi fanno auspicare a un nuovo diluvio per ingoiare tutta questa mediocrità. Di buono ci sono solo le piante selvatiche, le montagne, il cielo e le nuvole".

Cerca di arrivare ad avere una indipendenza finanziaria Dovrà guadagnare la sua vita accumulando parole, una ad una, al seguito dell'altra e ne è consapevole. "Ma non avere la minima certezza su quello che accadrà l'indomani è stressante. Lavorare per nutrirsi, è insomma rovinarsi la vita. Vivere è il piacere di fare quello che vi piace e non altre cose".  Pag. 331

Nel maggio 1928 Alexandra acquista la casa a Digne, che con tutti i suoi souvenir dei suoi viaggi la trasformerà in Samten Dzong, La fortezza della meditazione,  una succursale del museo Guimet.  I giornali locali definiscono Santen Dzong una grandiosa sintesi tra Oriente e Occidente.

In questi anni si celebra il successo di Alexandra, sia dei suoi libri,  (Mystiques et magiciens du Tibet, Le initiation lamaique, Au Pays des brigands-gentilshommes, L'Epopéè de Guésar), sia personali, come la conclusione dell'adozione di Yongden nel febbraio 1929 che compie 30 anni. 

Anche il Presidente della Repubblica francese, Gaston Doumergue si dichiara entusiasta per i suoi libri.  Dharmapala che ha guidato i suoi passi a Ceylon e facilitato il suo viaggio in India, da Benares scrive ad Alexandra; "Morirò forse alla fine dell'anno. Mi felicito della vostra opera unica e meravigliosa compiuta con l'aiuto del vostro figlio Lama. Che vostro figlio e voi stessa, viviate per lungo tempo per diffondere il Dharma in Francia e in Italia",

Sa misurare le sue spese e prende nota anche del più piccolo acquisto: "Come si vede, si può indossare il vestito dei rinuncianti e controllare il valore dei propri beni".  Il tempo è denaro e Alexandra non spreca ne l'uno, ne l'altro. Impiega un anno per scrivere il suo nuovo romanzo che mostra il vero Tibet, Le Lama aux cinqu sagesse, con l'aiuto di Yongden.  Il professore Silvain Levi ammira la prodigiosa attività della sua vecchia allieva che non conosce fatica, né del corpo, né della mente. In quel periodo, ci sono personaggi che gli fanno concorrenza: Liu Man Chin che entra anche lei a Lhasa e il tibetologo italiano Giuseppe Tucci che percorre il Tibet soggiornando in monasteri e riportando antichi documenti che traduce e rende pubblici. Nel 1935 Tucci ha 41 anni e Alexandra 67 anni.  Alexandra nel 1936 pubblica Le Bouddhisme, ses doctrines et ses méthodes e ricomincia a tenere conferenze a Praga, Budapest, Vienna, Zurigo, Bruxelels, ecc...    Dopo essere stata nominata rappresentante della Maha Bodhi Society, la società teosofica annuncia : "Madame Neel è stata chiamata a far parte del corpo professionale dell'università di Sarnath (India), e questo testimonia le competenze che gli riconoscono i buddhisti orientali.".

Per la Lampada di saggezza più è lungo il cammino, migliore è il modo di viaggiare.  L'orientalista esploratrice vuole approfondire in Cina gli studi sul Taoismo antico.  Passando per Bruxelles-Varsavia-Mosca- arriva a Pechino nel gennaio 1937 dopo 17 giorni di viaggio. Qui inizia gli studi sul Taoismo nelle biblioteche di Pechino. Scoppia il conflitto tra Giappone e Cina, i giapponesi conquistano Pechino, alcuni giorni dopo che Alexandra era partita. Dopo una sosta a Taiyan arriva a Wou Tai Chan al monastero Pousating.  E nonostante l'età continua ad esplorare l'Oriente:  "marcia come il tuo cuore ti suggerisce e secondo lo sguardo dei tuoi occhi".  Pag. 367.  Al monastero studia, soprattutto il Taoismo antico, scrive e vive come se niente fosse, poiché secondo uno dei suoi principi  "affliggersi non serve a niente". Qui scrive Magie d'amour et magie noir    e   Sous les nuéès d'orage.  Nel suo diario scrive "passeggiate sulla montagna e nessuna notizia della guerra".

I giapponesi stanno per conquistare Shanghai e Taiyuan; Alexandra scappa dalla guerra e finisce per arrivare a Hankeou, abbandonando copie di manoscritti rari e oggetti preziosi.  Poi passando per Chungking arriva a Tatsienlou al paese di Kham, in terra tibetana. Qui passerà i 6 anni della seconda guerra mondiale. Nelle sue lettere, parlando di Yongden,  fa questa ammissione : "Mi rendo conto del mio egoismo, ho voluto avere qualcuno che mi sia utile, in qualsiasi circostanza, e che si piega ai miei desideri. Questo a scapito dello sviluppo di questo ragazzo. Avrei dovuto permettergli di seguire una professione, una carriera, ho preferito che rimanesse dipendente di me. Non è molto bello da parte mia, Oramai la cosa è fatta".   Si installa al monastero di Pomo San dove conduce la vita che ama; legge, scrive, medita, passeggia sulle montagne,  Incontra qualche yogi, incontra i Bon neri e Bon bianchi, che propongo le dottrine e i rituali dei Lama, assiste alle conferenze del Lama Nga Wang.  Si crede di essere in Tibet e ascolta delle frasi che sembrano essere pronunciate per lei: "Essere benevolenti per gli altri non consiste a fare delle azioni procurino del benessere, ma è divenire se stesso una sorta di benessere;   come il sole che non può impedirsi di diffondere il calore e la luce, e da questo, procurare benessere a tutti gli esseri. Della stessa maniera, il Saggio, che è diventato un centro vivente di intelligenza e di bontà, emette naturalmente delle onde di energia che diffondono delle influenze nel mondo".  Alexandra non saprà mai fino a che punto i suoi libri sono stati delle lezioni di vita e di saggezza per le sue lettrici e i suoi lettori. 

Nel 1939, davanti alla situazione drammatica, fa le seguenti riflessioni: "le persone sembrano aver dimenticato i massacri di 20 anni fa. Ecco che ricominciano, e la guerra sarà, ora mille volte più terribile a causa dei progressi dell'aviazione. Quello che ho visto in Cina è terrificante".   Coltiva il suo orto, prepara le marmellate e prepara il progetto del libro L'uomo, questo imbecille.  Scrive la grammatica tibetana sovvenzionata dallo Stato francese. Alexandra resterà a Tatsienlou (capitale del Sikang)  dal luglio 1938 al marzo 1944. 

Nel gennaio 1941 muore Philippe a 80 anni. La sua morte incide sulla salute di Alexandra, ritornano i problemi fisici, infiammazioni, dolori improvvisi, vomito e perdita di peso. Combatte tutti questi mali con un solo rimedio: Lo Studio. 

Da Tatsienlou, all'inizio del 1945,  passa a Chengtu dove tiene una conferenza sulle relazioni tra la Cina e il Tibet, che conclude con l'auspicio che si crei un'intesa tra questi due popoli che ama.   Il credo del filosofo cinese Meh.Ti è : "Agite verso il vostro prossimo come se voi lo amaste. Fate questo per il vostro reciproco vantaggio".  Passando per Calcutta e il Cairo Alexandra e Yongden arriveranno a Parigi nel luglio 1946 per poi arrivare a ottobre a Digne.  A Calcutta ritrova lo stesso clima che aveva lasciato in Cina, le rivolte della popolazione indiana per ottenere l'indipendenza che riporta nel suo libro L'Indie où j'ai vécu. 

Nel 1946, dopo la guerra, iniziano il razionamento alimentare e le varie restrizioni, che appena arrivata in Europa la fanno esclamare: "Partire, Partire! La in Asia, siamo liberi! Qui, le persone sono diventate folli. Ticket per qui, carte per la, controlli per tutto! No, non, voglio vivere tra degli uomini che sono degli uomini, e non dei montoni. La Francia è diventata il Paese degli uomini tristi".

Mantiene la corrispondenza con persone in Asia, in America e in Europa, tra le persone privilegiate con cui è in contatto c'è Mira Alfassa, La Mère dell'ashram di Aurobindo che le risponde : "Siate senza inquietudini, va tutto bene. Al di sopra delle forze di distruzione, c'è la Grazia Divina che protegge e che ripara".

Esce il suo libro Au coeur des Hymalayas, le Nepal , dove si evoca anche l'India "E' l'India terribile! L'India sinistra che spesso ci maschera l'altra India : L'India dei pensieri segreti che si muovono in regioni estranee all'Occidente.  Al suo ottantesimo compleanno va con Yongden sulle Alpi a campeggiare a più di 2000 metri di altitudine vicino al lago di Atlos, qui di fronte alla neve dice: " Oh! Tibet! come questo Paese così differente dal mio ha potuto conquistarmi così, prendendomi cuore e mente, attraverso tutte le mie sensazioni e tutti i miei pensieri? ".

Lei che ha corso e marciato ovunque, non corre più. a Digne, negli anni cinquanta, si trasforma in un grosso mobile, o in un busto senza gambe. Nonostante tutto dall'alto dei suoi 82 anni, Alexandra non è che progetti, avvenire, libri da scrivere. Ha la coscienza di essere, e per lungo tempo, la provvidenza dei librai, la dea degli orientalisti, la Notre-Dame del Tibet. Pag. 628.  In questi suoi libri svela i segreti per superare gli specchi dell'illusione, e come lo diceva il Gomchen (il suo maestro), dopo non c'è più niente. 

Marianne Monestier, una scrittrice, va a trovare Notre-dame del Tibet e durante la visita Alexandra continua a manifestare lo stesso disgusto, che aveva a venti anni, per le cose dell'amore. Questo colpisce Marianne che scrive: "Quello che sciocca del suo spirito buddhista evoluto, sono le manifestazioni quotidiane della vita. Queste le ispirano una specie di disgusto, Anche l'amore non sfugge al disgusto di questa vecchia gentile signora, che, nella sua repulsione, ha talmente l'aria di conoscere quello di cui si parla".  pag. 433

Alexandra dice: "Non sono mai stata un'emotiva, L'amore non ha mai giocato un ruolo importante nella mia vita, d'altronde, il buddhismo lo dice, le emozioni non esistono, Noi nemmeno. non siamo che die momenti, Momenti collegati tra di loro dalla meditazione"

Nel 1954, Yongen diventa l'autore di un libro; La Puissance du nèant, un romanzo in cui l'eroe, discepolo e servitore di un santo eremita, trova il suo maestro assassinato.  

In ottobre1955, Yongden muore improvvisamente; Una catastrofe per Alexandra, che niente lasciava prevedere, e il 24 ottobre 1955 il giorno del suo 87 compleanno, lei che si vantava di non versare mai una lacrima, ne versa dei torrenti.  (...) Perdere, per due volte, in una vita, il suo solo, e migliore amico, è molto.  E l'indistruttibile Alexandra ne rimane colpita.  Dalle sua ceneri - tutto quello che mi resta della sua forma terrestre - sorge un messaggio che desidero trasmettere a quelli in grado di comprendere: "Tutto è vano, miei amici, salvo una cosa: la bontà".  Poco a poco riprende il gusto per la vita, e cita delle frasi del Dhammapada : "L'attenzione è il cammino che conduce alla liberazione dalla morte, la non riflessione è il cammino che porta alla morte. Quelli che sono attenti non moriranno, i disattenti sono già morti".

Nel 1959, gli dei benevolenti guidano la Lampada di saggezza a Aix-en-Provence dove questa novantenne si appresta a fare il suo ultimo grande incontro con colei che illuminerà la fine della sua vita: Marie- Madeliene Peyronnet (1930- 2023) .  Racconterà con ironia e emozione il suo rapporto con Alexandra nel suo libro Dix ans avec Alexandra David-Neel.    A Samten Dzong, in questa fortezza della meditazione, in questo nuovo universo, la Tartaruga dovrà imparare tutto, anche che i piedi di Buddha sono sopra un fiore di loto e non sopra un carciofo come lei credeva. Questa confusione è riuscita a fare ridere Notre-Dame del Tibet che si rivolge a Marie-Madeleine e profetizza "Tu sarai la mia consolazione e la mia gioia".     Quando Alexandra le chiede cosa racconterà di lei alla posterità, Marie-Madeleine risponde: " Dirò che voi avete un'intelligenza straordinaria, perché è vero. E aggiungerò che avete una mente vasta come tutte le galassie riunite (...) dirò ancora che Alexandra David-Neel era un oceano di egoismo e un Himalaya di despotismo".    

Nonostante passi il suo tempo su una poltrona Alexandra continua a lavorare e produrre nuovi libri come Immortalité et reincarnation pubblicato nel 1960.  Immobile, dà pertanto lo spettacolo dell'attività più intensa, pervenendo attraverso il lavoro, a vincere il suo isolamento. Su un biglietto dalla sua amica Mira Alfassa, la Mère è scritta questa frase "Conoscere è bene, vivere è meglio, essere è la perfezione".  Alexandra ha raggiunto, da tempo, questa perfezione. Lei è, semplicemente. 

A volte, il Riccio sa far rientrare i suoi aculei e dare alla Tartaruga un esempio di soavità e generosità. Nel periodo dell'indipendenza dell'Algeria, i francesi che si trovavano li, erano in profonda difficoltà, Alexandra invita i genitori di Maria-Madeleine di venire ad abitare a Digne, che poi accetteranno l'offerta. Moralità: i ricci, in compagnia di una tartaruga possono cambiare i loro aculei in zampe di velluto. Metamorfosi che Ovidio non aveva previsto.   I diari di Alexandra testimoniano questa amicizia che non cessa di crescere tra due donne nonostante la differenza di età, o di cultura, e che a volte si affrontano, senza mai cessare di stimarsi.   A volte passa notti insonni, e con lei Marie-Madeleine che si prodiga nel fare tisane, massaggi... Le riflessioni di Alexandra: " Non so come tu puoi sopportarmi, nemmeno io stessa riesco a sopportarmi".

A 100 anni chiede di rinnovare il passaporto, e ciò prova che aveva ancora la speranza segreta di passare le frontiere.    Riceve pile di lettere e telegrammi e molti attestati di stima: "In omaggio a Madame Neel, grande filosofo, che ha acquisito conoscenze profonde sulla filosofia orientale. Ha introdotto le religioni e i riti orientali in Europa". Una scuola a Digne sarà dedicata a lei.  Alexandra continuerà a scrivere e pubblicare libri, fino al suo ultimo respiro. Si, un autore veramente esemplare. Aveva un principio che esponeva spesso a Marie-Madeleine "non lasciare passare una giornata, una sola, senza fare quello che lei chiamava un 'lavoro costruttivo'". In virtù di questo principio Notre-Dame del Tibet costruiva attivamente. 

Gli ultimi giorni di Alexandra.  Alexandra è sempre stata isolata dal mondo che dominava con il suo pensiero. Riflessioni di Marie-Madeleine "Spesso prevede tutto con una precisione sorprendente, qualche volta con umorismo, ma sempre nella più completa indifferenza.  Lei vive nel mondo, ma è anche fuori, o piuttosto sopra , non so (...) penso che è un fenomeno ... fatto di ferro e acciaio, non è che cervello, ma che malgrado tutto, o forse a causa di questo, oltre che della ammirazione, non si può non avere affetto per lei".

A tre giornaliste che vanno ad intervistarla dichiara: "Voi mi domandate perché non scrivo la mia autobiografia, Voi non potete parlare di voi stessi senza inventare. Non c'è un'autobiografia onesta, Forse fra qualche anno, racconterò qualche episodio della mia vita".         "Non mi sono veramente convertita al buddhismo; faceva parte di me sin dalla nascita" e apporta delle precisioni sulla sua concezione dello yoga autentico: "L'Occidente non comprende l'Oriente e denatura tutto quello che tocca da vicino. Così anche lo yoga, non è questo esercizio fisico per donne mondane di cui si parla senza sosta. E' fare un lavoro mentale per entrare in un vero rapporto con gli oggetti e il mondo". (...) "La più grande parte delle dottrine filosofiche dell'India si definiscono in qualche parola: Anni Anicca - Dukha - Anatta (Impermanenza - sofferenza -  assenza di sé".  Sottolinea l'importanza nella vita del mangiare, bere e passeggiare: "Mangio bene,  mangio di tutto. No, non sono vegetariana; perché? Non ordinerò mai di uccidere un animale per nutrirmi. Ma se è già morto, senza che io l'abbia richiesto, eh bene lo mangerò volentieri".

Arrivano  a Dignè  anche Arnauld Desjardins (produttore) e Jacques Delrieux (realizzatore) e tutta una squadra di tecnici. Arnauld Desjardins è anche uno scrittore e un ammiratore che non nasconde l'influenza che i libri di Alexandra hanno avuto sulla sua evoluzione e sull'orientazione delle sue ricerche. Vengono accolti con questa frase "Non pensate, signori, che è indecente venire a filmare la morte di una vecchia signora?". 

Qualche mese dopo, sente che la fine è vicina e dice che c'è ancora molto da fare: " Si, si, So che sto per morire, mio padre lo diceva, si sente, e ho ancora molti  libri da scrivere... solo la corrispondenza, le tre valigie piene di lettere che tu hai sistemato qualche anno fa, eh bene, solo con quelle lettere potrei fare ancora due libri. E adesso è troppo tardi".     "Non è mai troppo tardi!!  afferma Marie-Madeleine che va ottenere l'autorizzazione di pubblicare questa corrispondenza che sarà contenuta in due libri Journal de voyage.   Alexandra gli risponde "Ho piena fiducia in te, Fanne un buon uso". 

Muore lunedì 8 settembre alle 3,15 del mattino pronunciando una delle sue ultime parole "Viaggio". Un temporale scoppia il lunedì pomeriggio. Un temporale alla sua nascita, un temporale alla sua morte. 

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