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lunedì 10 agosto 2026

Lo Yoga che non è più Yoga

Articolo di Fabio Milioni           Vedi:   https://yogaromapuntoit.wordpress.com/fabio-milioni/

Dalla disciplina della trasformazione interiore alla merce del benessere, dell’immagine e del turismo esotico.   Esiste oggi una parola che viene utilizzata con una frequenza tale da aver quasi perduto il proprio significato originario: yoga. 
La si incontra nei centri fitness, negli alberghi di lusso, nei villaggi turistici, nelle piattaforme digitali, nelle riviste di lifestyle, nei cataloghi di abbigliamento, nelle campagne pubblicitarie, nei programmi di wellness, nei retreat organizzati in luoghi esotici e in una quantità crescente di prodotti destinati a un consumatore che non acquista soltanto una pratica, ma un'intera rappresentazione di sé. 
La questione non è stabilire se tutto ciò sia moralmente riprovevole. 
La questione è preliminare e molto più semplice: ciò che viene venduto con il nome di yoga corrisponde effettivamente allo Yoga? 

 

Se per Yoga intendiamo il sistema delineato dal Yoga Darśana e sistematizzato nei Yoga Sūtra di Patañjali, la risposta deve essere formulata con chiarezza: nella maggior parte delle sue manifestazioni commerciali contemporanee, ciò che viene venduto come yoga non è lo Yoga nella sua struttura propria, ma una sua riduzione selettiva, prevalentemente corporea, estetica e commerciale. Non si tratta di una sottigliezza terminologica. Cambiando la struttura cambia la natura della cosa. 

Lo Yoga di Patañjali non è anzitutto una ginnastica. È una disciplina integrale dell'essere umano, orientata alla trasformazione della coscienza.

Il celebre yogaś citta-vṛtti-nirodhaḥ definisce lo Yoga in rapporto alla cessazione delle fluttuazioni della mente; il percorso successivo non è quindi organizzato attorno alla costruzione estetica del corpo, ma alla progressiva trasformazione della relazione dell'uomo con se stesso, con il mondo, con i sensi, con la mente e infine con la coscienza. 
Gli otto aṅga costituiscono l'architettura di questo percorso: yama, niyama, āsana, prāṇāyāma, pratyāhāra, dhāraṇā, dhyāna, samādhi. 
La loro sequenza è essenziale perché rende evidente ciò che il mercato contemporaneo tende a cancellare. 
Yama e niyama costituiscono il fondamento etico e disciplinare. 
Āsana viene dopo. È il terzo aṅga, non il primo e soprattutto non il tutto. Seguono prāṇāyāma e pratyāhāra , che segnano il progressivo passaggio dalla dimensione esteriormente operativa alla dimensione interiore. Con dhāraṇā, dhyāna e samādhi il percorso entra nella sfera propriamente interna. Questa struttura è confermata anche dalla tradizione contemporanea seria. Ananda Balayogi Bhavanani, nella sua esposizione dello Yoga Darśana , presenta il sistema di Patañjali come un percorso complessivo e non come una tecnica ginnica isolata; nella sua trattazione della meditazione definisce dhyāna il settimo degli otto aṅga e parte dell'antaraṅga , il percorso interiore rivolto alla realizzazione del Sé. 
Questa premessa consente di compiere una verifica elementare. Se si prende il terzo degli otto elementi, lo si separa dagli altri sette, lo si trasforma prevalentemente in esercizio fisico, lo si confeziona come servizio commerciale e lo si presenta al pubblico come "yoga", non si è semplicemente modernizzata una disciplina. Se ne è modificata la natura. 
È questo il punto sul quale occorre essere rigorosi. 
Il problema dello yoga contemporaneo commerciale non è che contenga āsana. L'āsana appartiene allo Yoga. Il problema è che l'āsana viene estratto dall'organismo del quale costituisce una parte e viene fatto coincidere con l'organismo stesso. 
È la differenza fra una parte e il tutto. 
È come prendere un organo di un corpo e venderlo come se fosse il corpo. 
Da questa amputazione concettuale nasce lo yoga-merce.  Lo yoga-merce è anzitutto una riduzione. 
Riduce una disciplina antropologica a una tecnica corporea; riduce la tecnica corporea a esercizio; riduce l'esercizio a prestazione; riduce la prestazione a immagine; riduce l'immagine a stile di vita; riduce lo stile di vita a consumo. 
A quel punto il termine "yoga" non designa più necessariamente una trasformazione della coscienza. 
Designa un insieme di segni riconoscibili dal consumatore. 
Il tappetino è yoga. L'abbigliamento è yoga. Il corpo flessibile è yoga. Il resort è yoga. Il tramonto sulla spiaggia è yoga. Il ritiro spirituale è yoga. La fotografia in una posizione spettacolare è yoga. Il viaggio in India è yoga. Il centro benessere è yoga. Il nome sopravvive mentre il contenuto cambia. 
Ed è precisamente questa sopravvivenza nominale a rendere possibile la mercificazione. Una merce completamente nuova dovrebbe essere spiegata al consumatore. Una parola culturalmente prestigiosa, invece, possiede già un capitale simbolico. "Yoga" evoca India, spiritualità, equilibrio, salute, saggezza, armonia, autenticità, antichità. Il mercato non deve costruire da zero queste associazioni: deve semplicemente incorporarle nei propri prodotti. 
La parola diventa così un marchio. 
L'analisi antropologica di Allison Fish è particolarmente significativa. Nel suo studio sullo yoga commerciale transnazionale osserva che lo yoga praticato fuori dall'India e destinato allo scambio commerciale è divenuto un'industria di dimensioni miliardarie, accompagnata da controversie sulla natura dello Yoga, sulla proprietà del sapere yogico e sulla possibilità di gestirne commercialmente l'espressione. 
Ma la mercificazione non si limita alla vendita della lezione. Essa produce un'intera economia derivata. 
Una volta trasformato lo Yoga in pratica di consumo, diventa possibile vendere ciò che lo circonda: abbigliamento, accessori, attrezzature, libri, applicazioni, corsi, certificazioni, programmi di wellness, ritiri, esperienze, viaggi e soggiorni. 
La merce principale non è più nemmeno l'oggetto. È l'identità. 
Il consumatore non compra soltanto un paio di pantaloni per praticare. Compra l'immagine dell'individuo che li indossa. Non acquista soltanto un retreat: acquista la promessa di essere, per alcuni giorni, la persona che immagina di poter diventare. Non acquista semplicemente una lezione: acquista una rappresentazione di equilibrio, salute, disciplina e superiorità rispetto alla banalità della vita quotidiana. 
Lo Yoga diventa così una forma di consumo identitario. Ed è qui che il corpo assume un ruolo decisivo. L'āsana possiede una caratteristica che lo rende perfettamente compatibile con la società dello spettacolo: è visibile. 
Una virtù morale non è facilmente fotografabile. 
L'ahiṃsā non produce necessariamente un'immagine. La veridicità di satya non può essere mostrata in una fotografia. L'aparigraha non produce un corpo riconoscibile. Lo svādhyāya non può essere valutato attraverso un like. 
La concentrazione non possiede una forma esteriore immediatamente vendibile. Una postura, invece, sì.  Può essere fotografata, filmata, valutata, imitata, classificata e confrontata. Può diventare contenuto digitale. Può diventare pubblicità. Può diventare segno distintivo. Può diventare performance. 
È dunque quasi inevitabile che, all'interno dell'economia dell'immagine, proprio l'āsana venga privilegiato rispetto agli altri aṅga. 
La conseguenza è una trasformazione radicale del rapporto con il corpo. Nel percorso tradizionale il corpo è disciplinato in funzione di una trasformazione che lo oltrepassa. Nel sistema commerciale il corpo tende invece a diventare il risultato da esibire. La direzione si è invertita. Il corpo non è più principalmente il veicolo verso l'interiorità; diventa il supporto dell'immagine sociale. 
Il praticante non deve soltanto essere. Deve apparire. E deve apparire come yogico. 
Da qui nasce l'estetica contemporanea dello yoga: corpi giovani, flessibili, tonici, abbigliati secondo un codice riconoscibile, inseriti in ambienti accuratamente selezionati, fotografati nella posizione appropriata e associati a parole come equilibrio, armonia, naturalezza, energia, libertà. 
Non è un elemento accidentale della comunicazione commerciale. È il suo linguaggio. La ricerca sulle rappresentazioni dello yoga nei media contemporanei ha documentato proprio questa forte prevalenza dell'immagine corporea, insieme alla tendenza ad associare lo yoga alla cultura del fitness, dell'apparenza e del consumo. Il risultato è una curiosa inversione antropologica. 
Una disciplina che dovrebbe progressivamente liberare l'uomo dalla dipendenza dall'apparenza viene trasformata in una disciplina dell'apparenza. 
Il corpo deve essere osservato, migliorato, corretto, mostrato. La pratica diventa così anche una forma di auto-esposizione. 
Il social network completa il processo. La posizione non viene più soltanto praticata: viene pubblicata. La pubblicazione introduce necessariamente un osservatore. L'atto originariamente rivolto verso l'interno entra nel circuito della visibilità pubblica. Il praticante guarda se stesso attraverso lo sguardo degli altri e misura implicitamente il proprio valore attraverso reazioni, approvazioni, confronti e riconoscimento. Ciò che avrebbe dovuto favorire il progressivo distacco dall'esteriorità può diventare un nuovo dispositivo di dipendenza dall'esteriorità. Il paradosso è difficilmente eludibile. 

Lo Yoga classico conduce verso pratyāhāra , cioè verso il ritiro dell'attività sensoriale dagli oggetti esterni e la riconduzione dell'attenzione verso l'interno. 
Lo yoga commerciale visuale conduce nella direzione opposta: verso la produzione incessante di immagini destinate allo sguardo altrui. 
Il primo movimento sottrae. Il secondo espone. 
Il primo riduce la dispersione. Il secondo la monetizza. 
Il primo tende al silenzio. Il secondo ha bisogno di contenuto. 
Il primo conduce dall'immagine all'essere. Il secondo dall'essere all'immagine. 

A questo punto entra in scena un'altra industria: il turismo. 
Il fenomeno è ormai sufficientemente documentato da non poter essere considerato una semplice impressione. La ricerca di Bowers e Cheer sullo yoga tourism analizza esplicitamente la trasformazione dello Yoga in prodotto turistico e colloca yoga tourism e spiritual tourism all'interno della più ampia industria del wellness tourism. Gli autori discutono apertamente la tensione fra dimensione spirituale dello Yoga e sua commercializzazione e industrializzazione. 
Qui la mercificazione compie un ulteriore salto. Non si vende più soltanto la pratica. 
Si vende il luogo nel quale la pratica dovrebbe assumere un'autenticità supplementare.
India, Himalaya, Kerala, Rishikesh, Goa, Bali e altri luoghi vengono trasformati in scenografie della spiritualità. 
Il viaggio diventa parte del prodotto. Il consumatore occidentale non viene invitato semplicemente a praticare yoga. Viene invitato a vivere "l'esperienza dello Yoga" nel luogo considerato originario, autentico, esotico. Nasce così un'economia perfettamente integrata: agenzia turistica, compagnia aerea, struttura alberghiera, resort, centro benessere, insegnante, retreat organizer, ristorazione, merchandising e produzione di contenuti. 

Fabio Milioni è un noto insegnante di yoga, studioso della tradizione indiana e autore italiano. Si definisce un "viandante e ricercatore della Via Tradizionale" (Yoga sādhaka) ed è diplomato presso la Federazione Italiana Yoga (FIY). Svolge la sua attività didattica e di divulgazione principalmente a Roma ed è legato al progetto editoriale e al portale Lo Yoga della Tradizione (noto in precedenza anche come Yogaroma).  Milioni è anche attivo in progetti di rilevanza sociale, come l'iniziativa "Yoga in Ospedale", che ha portato la pratica dello yoga classico all'interno di strutture sanitarie (come il Polo Oncologico Regina Elena di Roma) a supporto del benessere dei pazienti.    Nel corso degli anni, Fabio Milioni ha pubblicato numerosi saggi e guide pratiche incentrati sullo studio filologico dei testi classici e sulla corretta esecuzione delle discipline tradizionali:

  • Asana. Lo yoga della tradizione. La bellezza dell'uno (2025)
  • Vakyasudha athava Dṛg-Dṛśya-Viveka (2024)
  • Le fondamenta: Yama e Niyama (2020)
  • Yoga. La Serie Rishikesh
  • Sāṃkhyakārikā di Īśvarakṛṣṇa (2020)

mercoledì 5 agosto 2026

Guru Purnima

"In whatever position one is in, or in whatever condition in life one is placed,  one must find balance. Balance is the state of the present - the here and now.  If you balance in the present, you are living in Eternity."   - Ligh and Life

Guru Purnima è una festa sacra dedicata all'omaggio dei maestri spirituali e accademici, celebrata nel giorno di luna piena del mese induista di Ashadha ( il 29 luglio - giugno-luglio). Commemora il saggio Vyasa ( autore del Mahabharata e curatore dei testi sacri Veda) ed è osservata da induisti, buddisti e giainisti per ringraziare la guida che porta dalla oscurità alla conoscenza. 

Rappresenta il momento in cui la saggezza viene trasmessa senza egoismo per aiutare l'evoluzione interiore dell'uomo.
 
Durante questo giorno i discepoli offrono doni, canti e preghiere (puja) ai propri guru per ringraziarli degli insegnamenti ricevuti.   Molti seguaci di grandi maestri moderni seguono incontri ed eventi in streaming dal vivo se non possono partecipare di persona.

lunedì 3 agosto 2026

Asana riconosciuti utili per l’umanità

 Le posizioni sono riportate nei testi classici dello Yoga tantrico:  Hatha Yoga Pradipika e Gheranda Samhita. 
    1. 1. Bhujangasana, posizione del cobra,     2. Shalabasana, posizione della cavalletta,
    3. Ustrasana, posizione del cammello,     4. Garudasana, posizione dell’aquila,
    5. Makarasana, posizione del coccodrillo,     6. Vrsasana, posizione del toro,
    7. Vrksasana, posizione dell’albero,     8. Uttanamandukasana, posizione della rana,
    9. Mandukasana, posizione della rana,      10. Uttanakurmasana, posizione della tartaruga,
    11. Kurmasana, posizione della tartaruga,     12. Kukkutasana, posizione del gallo,
    13. Mayurasana, posizione del pavone,     14. Sankatasana, posizione dell’orso,
    15. Utkatasana, posizione della sedia,     16. Paschinottanasana, posizione della pinza
    17. Matsyendrasana, posizione del nodo,     18. Matsyasana, posizione del pesce,
    19. Guptasana, posizione perfetta,       20. Shavasana, posizione del cadavere,
    21. Dhanurasana, posizione dell’arco,       22. Virasana, posizione dell’eroe,
    23. Gomukhasana, posizione del muso di vacca,      24. Simhasana, posizione del leone,
    25. Svastikasana, posizione attraverso,       26. Vajrasana, posizione del fulmine,
    27. Muktasana, posizione perfetta,       28. Bhadrasana, posizione felice,
    29. Padmasana, posizione del loto,       30. Siddhasana, posizione del perfetto.

Nel testo Hatha Yoga Pradipika sono riportate anche le seguenti posizioni: Kurmasana o Koormasana, Uttana korme shavasana.


 

domenica 26 aprile 2026

Patanjali, storia di uno yogi - Alessandro Varani

"Patañjali - Storia di uno yogi" è un romanzo di Alessandro Varani pubblicato nel 2024. Alessandro Varani è un allievo di Chandra Klee - allieva diretta di Krishnamacharia.  L'opera non è un saggio tecnico, ma un romanzo di formazione che ricostruisce, tra realtà storica e immaginazione letteraria, la vita di Patanjali, il leggendario saggio indiano considerato il "padre" dello yoga classico.  

Il racconto segue Patanjali dall'infanzia all'età adulta, descrivendo il suo percorso per diventare un maestro e la sua evoluzione umana e spirituale.
La storia è ambientata tra il III e il II secolo a.C., in un'India al culmine del suo splendore che iniziava a mostrare i primi segni di decadenza.  Malgrado le prove a cui la vita lo sottopone, Patañjali riesce a portare a compimento un esemplare cammino di perfezionamento umano e spirituale. Ogni capitolo si apre con un sutra, collegando la narrazione agli insegnamenti degli Yoga Sutra.  Varani esplora le emozioni umane del saggio, inclusi i suoi rapporti affettivi e le prove personali, paralleli alla sua ascesa spirituale. Il libro culmina con l'esperienza di Patañjali nella grotta del "Maestro Beato", dove sperimenta le più segrete e profonde tecniche yogiche, che ispireranno la scrittura del suo testamento filosofico e spirituale: gli Yoga-Sûtra.

Alla narrazione affascinante dei fatti immaginari, Alessandro Varani accompagna i preziosi insegnamenti dello Yoga, offrendo un duplice livello di lettura in grado di soddisfare sia un pubblico generalista che i suoi praticanti.   

Breve cronologia:

  • Patanjali III-II secolo A.C.   maestro yoga, grammatico, esperto di ayurveda,  
  • Yoga sutra, Yoga darshana. Lo yoga da tradizione mistica diventa un sistema filosofico,
  • I sei sistemi filosofici; Samkhya, Yoga, Vesnata, Mimamsa,  Nyaya, Vaisesika.
  • Taoismo Lao Tse, Jainismo Mahavira  - VI secolo a.C. 
  • Buddhismo VI-V secolo a.C. 
  • Buddha muore 480 a.C,  nasce  560 a.C. , ha vissuto 80 anni 
  • Bagvad Gita è scritta  tra il V e II secolo a.C.  

mercoledì 1 aprile 2026

Mantra

Il Purnamadah Mantra o Mantra della Pienezza  è uno dei mantra più profondi e noti della tradizione vedica (tratto dalla Isha Upanishad e dalla Brihadaranyaka Upanishad):
    Om Purnamadah Purnamidam: Om. Quello (il Divino, l'Assoluto) è pienezza; questo (il mondo manifesto) è pienezza.
    Purnat purna mudacyate: Dalla pienezza, nasce la pienezza.
    Purnasia purnamadaya: Prendendo la pienezza dalla pienezza.
    Purname vavasisyate: La pienezza rimane pienezza.
    Om shanti shanti shanti: Om Pace, Pace, Pace.     

Om quello è l'assoluto, questo è l'assoluto, dall'assoluto sorge l'assoluto, si toglie l'assoluto, solo l'assoluto rimane.   Il mantra insegna che l'Assoluto (Brahman) è infinito e completo. Poiché l'intero universo manifesto deriva da questa Fonte, anche l'universo è, nella sua essenza, completo e perfetto.
In sintesi: "Dall'infinito nasce l'infinito, e anche togliendo l'infinito dall'infinito, l'infinito rimane".   
 
 
Il Sarvesham Svastir Bhavatu è un antico mantra sanscrito di pace (Shanti Mantra) che invoca il benessere, la felicità e la prosperità per tutti gli esseri viventi. Significa letteralmente: "Possa il benessere/auspicio accadere a tutti, possa la pace essere in tutti, possa la completezza essere in tutti, possa la felicità essere in tutti". 
Significato Dettagliato e Parole Chiave
Il mantra è spesso recitato nella forma: Om Sarvesham Svastir Bhavatu, Sarvesham Shantir Bhavatu, Sarvesham Poornam Bhavatu, Sarvesham Mangalam Bhavatu. 

    Om - Sarvesham: Per tutti.
    Svastir (Swasti): Benessere, salute, buon auspicio.
    Bhavatu: Possa essere / accadere.
    Shantir: Pace.
    Poornam: Completezza, pienezza.
    Mangalam: Prosperità, felicità, fortuna. 
 
Om sarvesham svastir bhavatu    -    possa essere la pace per tutti
sarvesham purnam bhavatu         -  la benedizione per tutti
sarvesham madgalam bhavatu    -  la piena realizzazione e prosperità
 
Questo mantra viene spesso cantato alla fine di una sessione di yoga o meditazione per estendere i benefici della pratica all'universo. E' una preghiera universale: È un'invocazione di armonia, pace interiore e compassione.  Utilizzato per invocare un'energia positiva e benedizioni su tutti.
   Viene spesso ripetuto in cicli (es. 12, 21 o 108 volte) per la realizzazione dei desideri e il raccoglimento spirituale. 

Sinonimi e Mantra Correlati.
    Lokah Samastah Sukhino Bhavantu: Simile invocazione che significa "Possano tutti gli esseri ovunque essere felici e liberi".
    Sarve Bhavantu Sukhinah: "Possano tutti essere felici". 
    Sarvesham Svastir Bhavatu promuove un senso di connessione con tutti gli esseri viventi, aiutando ad   aprire il cuore alla compassione. 
 
Sarve Mantra Om 
Om sarvé bhavantu sukhinan 
sarvé santù niramayan, sarve badrani pasyantù
ma  kashid duhkha bhag bhavet  Om shanti shanti
 
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Hari Om   ( supremo Brahman )  Tat (esistenza)    Sat  (trascendente) 
Hari  (realtà manifesta)     Om  (realtà immanifesta) -   il significato è la realtà è immanente e trascendente 
Tat (esistenza)    Sat  (trascendente).
 
'Hari Om Tat Sat' è un mantra molto antico, tratto dai Veda. 'Hari Om' è di per sé un mantra, e 'Om Tat Sat' é un altro mantra. Si uniscono i due mantra in 'Hari Om Tat Sat'. 'Hari' rappresenta l'universo manifesto e la vita. 'Om' rappresenta la realtà non manifesta e assoluta. Con 'realtà' intendo l'esistenza infinita. Si potrebbe anche usare la parola: Dio. La realtà, l'esistenza, Dio, il Brahman, l'assoluto, sono tutti termini sinonimi che puntano a un solo essere, ma in realtà non lo definiscono.
Questa realtà ha due fasi. Una assoluta e l'altra manifesta. Questo universo, i milioni di soli, le lune e le stelle, lo spazio, e ciò che è al di là di questa piccola terra, sono tutte manifestazioni della realtà, piuttosto che creazioni della realtà. C'è una differenza tra il processo di creazione e manifestazione. Prendete il cotone e ottenete il filato e quindi una camicia. Ecco che il cotone è diventato la camicia, ma non ha creato la maglia. Il cotone si è trasformato in una camicia. Allo stesso modo, vi è una grande forza invisibile. Nessuno può vederla e nessuno l'ha vista, tranne che alcune persone, chiamate avatar.
La realtà manifesta, questo mondo, è rappresentato da 'Hari'. 'Om' è la realtà non manifesta, l'invisibile, increato aspetto dell'assoluto. 
Quindi, 'Hari Om Tat Sat "significa" ciò che è verità". Quello che io vedo con i miei occhi e ciò che è al di là i miei occhi sono entrambi la stessa cosa, non una diversa. Il creatore e la creazione non sono due. Il creatore non ha creato la creazione, ma ha manifestato o trasformato se stesso in creazione.
Tutte queste verità sono rappresentati nel mantra 'Hari Om Tat Sat'. Quando dico 'Hari Om Tat Sat', rammento che il visibile e l'invisibile, sono due in un corpo solo. 
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 Il mantra Om Namo Bhagavate Vasudevaya è un potente canto induista di devozione a Vishnu (o Krishna). Significa "Mi inchino al Signore Divino" o "Om, saluti al Divino che risiede in tutti i cuori". Utilizzato nella meditazione per la liberazione e la pace interiore, celebra la divinità. 
Significato Dettagliato (Sillaba per sillaba):
    Om: Il suono primordiale, la vibrazione cosmica suprema.
    Namo: Inchino, saluto, adorazione.
    Bhagavate: Al Signore, al Divino, al Benedetto.
    Vasudevaya: A Vasudeva (nome di Vishnu/Krishna), che significa colui che risiede nel cuore di tutti gli esseri o colui che è ovunque. 

E' un mantra di liberazione: Conosciuto come Dwadasakshari (mantra delle 12 sillabe    
Om na mo bha ga va te de va de va ya    dodici sillabe ), è usato per la liberazione spirituale e la purificazione.
Devozione (Bhakti): Cantato per connettersi con l'energia compassionevole dell'universo, recitato 108 volte per risonanza.  Pratica Yoga: Spesso recitato all'inizio o alla fine delle sessioni per creare pace e consapevolezza. 
Sinonimi e Mantra Correlati:
    Om Namo Narayanaya: Un altro mantra che celebra Vishnu/Narayana, con significato simile di affidamento.
    Om Namah Shivaya: Mantra dedicato a Shiva, incentrato sulla trasformazione. Questo mantra è considerato un mezzo per raggiungere il benessere interiore attraverso la vibrazione sonora. 
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Om Charandass   Sukudeva Sharnam    è     il mantra del Maestro  Gyanander
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L'essenza delle Upanishad è costituita dai 4 Mahvakya: 
Io sono il Brahman ( Aham Brahmasmi)
Tu sei quello  (Tat Tvam Asi)
L'atman è il Brahman  ( Ayam atma Brahma)
La coscienza conoscenza è il Brahman (Prajnam Brahman) 

Nel capitolo Samadhi Padha degli Yoga sutra  (aforismi di Patanjali). si legge:  
Lo yoga è la sospensione delle attività della mente In questa dimensione,  lo yogi  dimora nella sua vera natura altrimenti si identifica con le modificazione della mente (del mentale)
 
Prima di praticare Yoga occorre seguire 5 regole:   Non violenza (ahimsha),  non mentire, la verità (Satya),  Non rubare (Astheya, Asthya),  Contenersi, Moderazione ( Brahmacharia), Non avidità, non accumulare (Aparigraha)
 
I 5 precetti nello Yoga sono:   Purezza (saucha),  Contentezza (Santocha), Austerità, autodisciplina ( Tapas),  Studio e conoscenza di sè (Svadhyaya), Ababndonarsi al Divino (Ishvara Pranidhana).   
 
Nello Yoga - Isvara   (dio personale)   è il solo aspetto del Purusha senza Prakrti
Negli Yoga sutra -   Kaivalya è la  trance estatica, la libertà, il vero scopo dello yoga.
Isvara Pranidhana  (uno dei Niyama) è l'abbandonsre o al Divino, all'Essere supremo.

Come costruire una sequenza di yoga secondo Desikachar

Non esiste una sequenza universale. Esiste la sequenza giusta per te, in questo momento.

Nel suo libro Il Cuore dello Yoga, T.K.V. Desikachar — figlio e allievo del grande Sri Krishnamacharya — offre qualcosa di raro: non una sequenza da seguire, ma i principi per costruirne una propria. Il suo approccio, chiamato Viniyoga, parte da un'idea rivoluzionaria: è lo yoga ad adattarsi alla persona, e non viceversa.      
Il principio fondamentale insegnato da Krishnamacharya — e raccolto da Desikachar in questo libro — è che per ottenere i risultati migliori, la pratica deve adattarsi di continuo ai mutevoli bisogni del praticante.
Costruire una sequenza di yoga, secondo Desikachar, non è un atto tecnico. È un atto di ascolto.


Il concetto chiave attorno a cui ruota tutta la costruzione di una sequenza è il vinyāsa-krama. Come scrive Desikachar, la nozione di vinyāsa-krama esprime quello che dovrebbe essere un percorso ragionato di yoga: è una nozione fondamentale perché ha a che fare con la strutturazione di un percorso graduale e intelligente che si applica a qualsiasi aspetto dello yoga.
Vinyāsa significa "passo dopo passo con intenzione"; krama indica la progressione, l'ordine intelligente. Non si tratta di eseguire una serie di posture in sequenza casuale, ma di costruire un percorso coerente in cui ogni passo prepara il successivo.

Per costruire una sequenza è necessario tenere conto del punto di partenza dell'allievo, delle sue condizioni psico-fisiche, del momento della giornata in cui si fa la pratica e dell'obiettivo prefissato; occorre scegliere in funzione di quest'ultimo la successione delle posture, adattandola alle capacità e ai bisogni individuali.
Una sequenza mattutina ha una logica diversa da una serale. Al mattino il corpo è più rigido e la mente ha bisogno di essere attivata; alla sera si cerca il rilascio e il rilassamento.

Come in un rituale o in una meditazione, la sequenza prevede tre fasi principali: una fase ascendente, una fase centrale — o cuore — e una discendente.
La sequenza non inizia mai con le posture più impegnative. La fase ascendente ha lo scopo di portare gradualmente il corpo e la mente nello stato richiesto dalla pratica. Si parte da movimenti semplici e accessibili, si scalda la colonna vertebrale, si risveglia il respiro. In questa fase l'attenzione mentale è diretta a tutte le reazioni del corpo e, in particolare, al respiro.

La fase centrale di una sequenza è quella che comprende una o più posizioni, adeguatamente preparate dalla fase ascendente, dalle caratteristiche di maggiore intensità e difficoltà. Le posizioni "cuore" saranno eseguite sia in dinamica che in statica, per un certo numero di respiri, e spesso accompagnate da specifici atteggiamenti mentali (bhāvana). È attorno a questa fase, alle sue caratteristiche e finalità, che viene costruita tutta la sequenza.
Il concetto di bhāvana — l'atteggiamento mentale intenzionale — è uno degli apporti più originali di Desikachar. Non basta eseguire una postura correttamente nel corpo: occorre abitarla con la mente, dirigere l'attenzione verso una qualità specifica dell'esperienza.

Dopo il cuore della sequenza, il percorso si inverte gradualmente. Le posture diventano progressivamente più semplici, il ritmo rallenta, il sistema nervoso si calma. Se la sequenza prevede il prāṇāyāma, potranno essere inseriti particolari ritmi respiratori e posizioni sedute che facilitano l'assunzione della posizione più idonea. Se invece non si prevede il prāṇāyāma, la sequenza potrà concludersi con il rilassamento finale in śavāsana, e/o con la meditazione oppure con movimenti che riportano il corpo nella posizione in piedi e alla ripresa delle attività della giornata.

Nel sistema di Desikachar, il respiro non è un accessorio della pratica: è il suo asse portante. Il movimento del corpo è il movimento del respiro. Il respiro è movimento. Il respiro racchiude il movimento. L'inspirazione proviene dall'alto, come ricettività; l'espirazione proviene dal basso, come forza. Asana crea bandha — la cooperazione intelligente dei gruppi muscolari — e bandha è al servizio del respiro. La pratica di asana conduce al prāṇāyāma e il prāṇāyāma porta alla meditazione. Asana, prāṇāyāma, meditazione e vita sono un processo senza soluzione di continuità.
Nella pratica concreta questo significa che ogni movimento è guidato dal respiro, non il contrario. Si entra in una postura sull'inspirazione o sull'espirazione in modo consapevole e intenzionale. La durata della permanenza in una postura si misura in respiri, non in secondi. La qualità del respiro durante la pratica è il principale indicatore di quanto la sequenza sia appropriata per il praticante in quel momento.

Uno degli insegnamenti più pratici del libro riguarda le controposizioni. Per ridurre al minimo i potenziali rischi e mantenere tutti i benefici, il Viniyoga pone particolare attenzione all'azione di compensazione. La controposizione segue la posizione che necessita di compensazione, oppure un breve momento di riposo in śavāsana. Generalmente — ma non sempre — la controposizione appartiene alla stessa classe della posizione che compensa ed è eseguita con minore intensità rispetto alla postura principale.
Ad esempio: una flessione profonda in avanti viene compensata da una leggera estensione; una torsione intensa viene seguita da un momento di neutralità della colonna. Il corpo viene così trattato con intelligenza e rispetto, evitando i rischi di una pratica squilibrata.    

Desikachar descrive un percorso progressivo che va ben oltre il tappetino. Prima di essere una pratica volta a un perfezionamento fisico o mentale, è un percorso di conoscenza e scoperta di ciò che siamo, molto al di là di quanto crediamo di essere. 
La sequenza fisica, in quest'ottica, è solo il primo strato. Man mano che la pratica si approfondisce e i principi si radicano, la sequenza diventa meditazione in movimento.

Forse la cosa più bella dell'insegnamento di Desikachar è la sua radicale inclusività. Come amava ripetere suo padre Krishnamacharya: "Chiunque sia in grado di respirare e usare le mani è anche in grado di praticare lo yoga."
Il libro fornisce gli elementi per riconoscere le qualità di un buon insegnamento — la capacità di guardare con attenzione e ascoltare l'altro, adattare su ciascuno la giusta pratica — che gli spunti per renderci progressivamente autonomi, sperimentando principi e posture, prendendo confidenza con le architetture sottili che costituiscono una sequenza.
Costruire la propria sequenza, alla luce di questi principi, non è un privilegio riservato agli esperti. È il punto di arrivo naturale di una pratica vissuta con attenzione, rispetto per sé stessi e fedeltà al momento presente.

Il Prāṇāyāma secondo Desikachar: respirare come atto di trasformazione

"Solo quando ci siamo svuotati possiamo accogliere un nuovo respiro. Solo quando possiamo portare il respiro dentro di noi possiamo trattenerlo."  — T.K.V. Desikachar

Nel capitolo dedicato al prāṇāyāma ne Il Cuore dello Yoga, Desikachar non insegna una tecnica. Insegna un modo di abitare il respiro. La differenza è enorme: la tecnica si esegue, il respiro si ascolta, si affina, si trasforma — e trasforma a sua volta chi lo pratica.



La parola prāṇāyāma unisce due radici sanscrite: prāṇa, la forza vitale che permea ogni cosa, e āyāma, espansione o estensione. Non significa semplicemente "controllo del respiro": significa espansione della dimensione del prāṇa attraverso il respiro consapevole.
Nel sistema dello yoga secondo Krishnamacharya e Desikachar, il prāṇāyāma è il quarto dei otto gradini del cammino yogico descritto da Patañjali — e rappresenta il ponte naturale tra la pratica degli āsana e la meditazione. Nella visione di Desikachar, è possibile praticare attivamente solo āsana e prāṇāyāma, mentre tutto il resto — meditazione, yama, niyama — arriva come dono spontaneo (siddhi) di una pratica personale autentica e costante.

Il ciclo respiratorio nel prāṇāyāma è composto da quattro fasi distinte, ciascuna con il proprio nome sanscrito e il proprio significato:
Pūraka — l'inspirazione. Il respiro che entra, che porta il prāṇa nel corpo, che genera energia. Deve essere lento, silenzioso, senza sforzo.
Antara kumbhaka — la sospensione dopo l'inspirazione. Il momento in cui il respiro è trattenuto a polmoni pieni. È l'immagine di un vaso colmo: l'energia cosmica trattenuta si fonde con la forza vitale individuale.
Rechaka — l'espirazione. Il respiro che esce, che trasporta fuori dal corpo le impurità, che fa spazio al nuovo. È, secondo Desikachar, la fase più importante di tutte.
Bāhya kumbhaka — la sospensione dopo l'espirazione. Il momento del vuoto, prima che il nuovo respiro entri. È lo stato in cui l'essere si apre all'energia universale.

Uno degli insegnamenti più originali e controintuitivi di Desikachar riguarda la centralità dell'espirazione. In molte tradizioni si tende a enfatizzare l'inspirazione — il ricevere, il riempirsi. Desikachar capovolge questa prospettiva.
Lo scopo essenziale dello yoga è eliminare le impurità e ridurre l'avidyā — la comprensione distorta della realtà. La trasformazione avviene attraverso l'eliminazione, non attraverso l'accumulo. L'espirazione è il veicolo di questa eliminazione: trasporta le impurità fuori dal corpo, fa spazio al prāṇa.
Chiunque non sia ancora in grado di espirare lentamente e silenziosamente, dice Desikachar esplicitamente, non è ancora pronto per il prāṇāyāma. Questo non è un giudizio, ma un'indicazione preziosa: prima di lavorare sui rapporti, sulle sospensioni e sulle tecniche avanzate, occorre padroneggiare un'espirazione lunga, uniforme, priva di sforzo.
C'è anche una logica pratica: più si è in grado di svuotare i polmoni, più spazio si crea per la successiva inspirazione. Chi fa fatica ad allungare l'inspirazione dovrebbe lavorare sull'espirazione — non sull'inspirazione stessa.

Una volta acquisita la capacità di espirare in modo tranquillo e controllato, si può iniziare a lavorare sui rapporti tra le fasi del respiro. Desikachar descrive diverse possibilità, che si raggruppano in due grandi categorie:
Rapporto uniforme: inspirazione, sospensione ed espirazione hanno tutte la stessa durata. Questo tipo è adatto a chi accompagna il prāṇāyāma con un mantra, poiché ogni fase corrisponderà alla lunghezza della recitazione.
Rapporti progressivi: le fasi hanno durate diverse, calibrate in base all'obiettivo della pratica. Ad esempio, un rapporto comune prevede che l'espirazione sia il doppio dell'inspirazione (1:2), oppure che l'inspirazione, la sospensione e l'espirazione seguano proporzioni come 1:4:2.
La scelta del rapporto non è arbitraria. Desikachar indica due criteri fondamentali: cosa è possibile per il praticante in quel momento, e quale è il suo obiettivo. Se il rapporto è troppo facile, la pratica diventa meccanica; se è troppo complesso, genera resistenza e può causare problemi. Il modo migliore per scoprire il proprio limite è osservare il respiro durante la pratica degli āsana e rilevare dove sorgono le difficoltà.

Desikachar distingue tre orientamenti principali nella pratica del prāṇāyāma, ciascuno con una propria enfasi:
Pūraka prāṇāyāma — pratica con enfasi sull'inspirazione. Utile per chi ha bisogno di energia, di apertura, di ricettività.
Rechaka prāṇāyāma — pratica con enfasi sull'espirazione. Utile per il rilascio, la purificazione, il radicamento. È il punto di partenza consigliato per chi si avvicina al prāṇāyāma.
Kumbhaka prāṇāyāma — pratica con enfasi sulla sospensione, dopo l'inspirazione, dopo l'espirazione, o entrambe. È la forma più avanzata, che richiede una preparazione solida nelle due precedenti.

Un dettaglio spesso sottovalutato riguarda la posizione in cui si pratica il prāṇāyāma. A differenza degli āsana — dove la preoccupazione principale è il corpo — nel prāṇāyāma il corpo deve essere così a proprio agio da non disturbare il respiro.
La sola richiesta al corpo durante il prāṇāyāma è questa: stare comodi e mantenere la colonna vertebrale eretta. Desikachar suggerisce diverse posizioni possibili — inclusa quella seduti su una sedia — perché ciò che conta non è la forma esteriore, ma la qualità dell'attenzione interiore. Una postura scomoda distrae dalla pratica e ne compromette i frutti.

I bandha — i cosiddetti "blocchi" o "sigilli" — sono contrazioni muscolari specifiche che accompagnano il prāṇāyāma e ne amplificano gli effetti. Nel sistema di Desikachar, i bandha non sono ornamenti tecnici: sono al servizio del respiro.
I tre principali sono mūla bandha (contrazione del perineo), uḍḍīyana bandha (ritiro dell'addome verso l'interno e verso l'alto) e jālandhara bandha (flessione del mento verso il petto). Ognuno ha un effetto specifico sul flusso del prāṇa e si applica in momenti precisi del ciclo respiratorio. La loro attivazione corretta — non forzata, ma integrata — contribuisce a creare quella cooperazione intelligente tra i gruppi muscolari che è alla base di una pratica profonda.

Nella visione di Desikachar, il prāṇāyāma non è un fine a sé stesso. È il naturale ponte tra la pratica fisica degli āsana e la meditazione. Āsana, prāṇāyāma, meditazione e vita sono un processo senza soluzione di continuità.
Man mano che il respiro si affina, la mente si stabilizza. Man mano che la mente si stabilizza, la meditazione diventa accessibile — non come tecnica da applicare, ma come stato naturale a cui si giunge. Il prāṇāyāma è, in questo senso, una forma di pratyāhāra: il ritiro graduale dei sensi verso l'interno, il raccoglimento dell'attenzione.

Desikachar non propone ricette universali. Propone principi da applicare con intelligenza e rispetto per sé stessi. Per chi si avvicina al prāṇāyāma per la prima volta, il suggerimento è semplice:
Comincia dall'espirazione. Osserva il tuo respiro senza modificarlo. Nota dove è facile e dove incontra resistenza. Poi, lentamente, inizia ad allungare l'espirazione — senza forzare, senza trattenere il respiro se non sei pronto. Lascia che il corpo e la mente si adattino gradualmente.
Il prāṇāyāma non è una conquista. È un ascolto sempre più raffinato di ciò che già c'è — quel filo sottile e potentissimo che ci lega alla vita stessa, respiro dopo respiro.

Lo yoga moderno

Negli studi sullo yoga moderno si nota spesso una tendenza a mettere in luce le derive ‘consumistiche’ e ‘capitalistiche’ dello yoga (e in generale delle discipline 'alternative' di provenienza 'orientale'), una realtà che difficilmente può essere negata e ignorata e su cui è bene tenere alta l’attenzione.  

Ma, indipendentemente da questi aspetti problematici, esiste anche un grande numero di praticanti che va in una direzione diversa e che sembra prendere molto seriamente la questione della felicità e dell’appagamento, non solo sul piano individuale ma anche su quello collettivo. 
Tanti arrivano allo yoga perché sinceramente interessati a uno stile di vita più autentico, che favorisca una vita serena ma soprattutto basata su alcuni valori etici fondamentali. 

Benché a molti esponenti dello yoga contemporaneo o di altre discipline si rimproveri molto spesso una ricerca di ‘benessere’ e un sostanziale disimpegno sul piano politico e sociale, molte delle scelte e degli stili di vita adottati da chi oggi pratica yoga hanno innegabili risvolti politici ed etici: questioni come l’ecologia, il pacifismo, il consumo consapevole, un ritorno alla frugalità e al minimalismo, la sensibilità verso i temi della discriminazione e dell’inclusione non sono affatto aspetti marginali del discorso yogico odierno. 
La ricerca di una buona vita, di una vita appagante perché consapevole, sana ed etica, semplice, meno incentrata sul possedere, il consumo e la disuguaglianza, può essere forse un modo per avvicinarsi a quelle forme di felicità e di appagamento descritte nelle fonti antiche: la contentezza (il saṃtoṣa) del monaco o dello yogin può costituire in tal modo un ideale anche per il praticante di oggi, che al termine di una sessione, magari anche soltanto per qualche istante, avverte un senso di appagamento e di pace di segno diverso da quello che deriva dal consumo o dal possesso.     

lunedì 16 marzo 2026

La Fiera dei Maestri Yoga - di Simone Carbonardi

Se giri un po’ tra sale e tappetini, succede spesso — guarda i vicini —
che nello yoga, piano piano, compaia una fiera… dell’essere umano.
 
Una fiera buffa, senza biglietto, dove ognuno insegna il metodo perfetto.
Tutti sicuri, tutti maestri, tutti convinti d’aver gli strumenti.
 
 
 
C’è quello che entra con aria importante, parla pianissimo… ma per un istante.
Sospira, ti guarda, fa cenno col mento — e tutti pensano: “che insegnamento”.
C’è la yogini tutina aderente, più posa elegante che studio presente.
Il tappeto coordinato col cielo e col mare, la disciplina… può ancora aspettare.
C’è il super sportivo che guida la classe come se fosse gara di masse:
“più plank! più forza! più ritmo! più ardore!” lo yoga diventa allenamento da cuore.
C’è il maestro da fisioterapista convinto che guarda ogni anca con zelo distinto.
Angoli, leve, gradi e torsione, ma la mente… resta fuori lezione.
C’è quello che mescola tutto un po’: zen, sciamanesimo, tantra e kung-fu.
Due campane, tre incensi, quattro visioni — lo yoga diventa buffet di fusioni.
C’è lo yogi influencer sorridente che insegna più pose che presenza della mente.
Tra tramonti perfetti e sguardi ispirati lo yoga finisce… nei post programmati.
C’è il guru del respiro concentrato che inspira piano, molto impegnato.
Conta i secondi con aria sincera… poi perde la frase a metà della sera.
C’è la maestra tutta vibrazione che parla soltanto di luce e unione.
“Tutto è energia!” ripete serena, ma se fai una domanda… cambia scena.
C’è il proto-induista molto ispirato che parla di India da appena tornato.
Tre frasi in sanscrito dette a metà, e guai se l’accento sbagliato sarà.
C’è il maestro carismatico solenne che parla lento e sospira perenne.
Atmosfera sacra, silenzio rituale — se tossisci… rovini il segnale.
C’è il moralizzatore disciplinare che sa sempre cosa non devi fare.
Se ridi un momento o sbagli un secondo ti manda a meditare… fuori dal mondo.
C’è il maestro del “lascia fluire”, che invita soltanto a non intervenire.
“Osserva, accogli, non fare resistenza”… ma perde di vista anche la presenza.
C’è la yogini sempre in ritiro, un mese nel bosco, poi torna in giro.
Racconta silenzi, digiuni e visioni — ma non spiega mai le applicazioni.
C’è quello che vede il karma ovunque andare, in ogni starnuto, in ogni inciampare.
Se oggi scivoli o perdi l’equilibrio, “è il karma che parla” — dice con piglio.
E così nella fiera dei maestri yoga ognuno racconta la propria via nuova.
Uno corregge, uno ispira, uno vende, uno promette poteri che nessuno comprende.
 
Ma se resti fermo un momento a guardare tra tutto quel gran parlare,
forse compare — tranquillo e leggero — qualcuno che osserva davvero.
 
Non fa gran scena, non cerca applausi, non vende misteri né formule strane.
Si siede, guarda la mente muovere pensiero dopo pensiero.
E mentre la fiera continua a gridare “nuova scuola! venite a provare!”
lui ride piano e dice soltanto: “meno teatro…    più Yoga Sutra, intanto.”
 

sabato 31 gennaio 2026

Yoga. Fra storia, salute e mercato - Federico Squarcini e Luca Mori - Parte I

Di seguito sono riportate alcune definizioni sullo yoga:       

  • Lo yoga è una scienza pratica atemporale che si è evoluta nel corso dei secoli e che si occupa del benessere fisico, morale, mentale e spirituale dell'uomo nella sua totalità. - Iyengar
  • Lo yoga è una filosofia e una tecnica, e chi lo riduce a pratica fisica ne fa un'iper-semplificazione e ne dà un'immagine distorta. - Taimni
  • Lo yoga è una tecnica scientifica che porta alla conoscenza - esperienza diretta e personale - di Dio. - Yogananda
  • Lo yoga è una disciplina intesa alla cessazione o arresto dei vortici e dei gorghi della mente - l'indologo Antonio Rigopolus che fa riferimento a Patanjali
  • Lo yoga è una scienza sacra o spirituale. Ogni uomo che cerca di realizzare l'esperienza mistica dell'unione con Dio è uno yogi. - Dizionario della saggezza orientale
  • Lo yoga è un sistema filosofico, processo, discipline e pratiche il cui proposito è di unire la coscienza individuale con quella trascendente o divina. - William James
  • Lo yoga è una disciplina che permette di ottenere uno stato superiore di esistenza, oltre la ragione, uno stato ipercosciente, che è spesso espresso con il termine samadhi.
  • Lo yoga è una scienza spirituale il cui fine è il samadhi.
  • Lo yoga è una tradizione molto antica di pensiero, di tecniche ascetiche e metodi di meditazione.    
Le diverse definizioni dello yoga portano a pensare che è difficile dare un'unità  dello yoga.  
E' anche difficile postulare a priori l'esistenza di una dottrina unitaria dello yoga, pre-esistente che prescinde da tutte le manifestazioni storiche. Vedi le statuette con la postura dello yoga trovare nella valle dell'Indo, le raccolte vediche (Samhita) dove il termine yoga è usato più volte, i Rigveda dove la parola yoga esprime una sorta di ambizione all'ordine e alla disciplina. Nei periodi tardo-vedici l'individuo, attraverso lo yoga, cercava di controllare i sensi attraverso la volontà, eliminare la sofferenza e arrivare all'illuminazione. 
I primi riferimenti a forme strutturate dello yoga si trovano  nelle Upanishad e in particolare nella Kathopanisad dove Yama espone a Naciketas questa dottrina della salvezza (e si usano i termini Atman e Brahman). Poi vedi la Bhagvad Gita,  gli Yoga Sutra, i vari testi tantrici, ecc.  dove alla parola yoga vengono associati molti significati e ne viene ampliato il significato semantico.   
Kaivalya è un termine fondamentale nello yoga che significa liberazione assoluta, isolamento, indipendenza o "separazione" (da materia e ignoranza), rappresentando lo stato supremo di consapevolezza e dissoluzione dell'ego, la meta finale del percorso yogico descritto negli Yoga Sutra di Patanjali. È la realizzazione della vera natura del sé (Purusha) separato dal meccanismo mentale e materiale (Prakriti), portando alla fine della sofferenza e alla libertà incondizionata.  

L'obiettivo finale e difficile da realizzare è arrivare al nirvana o estinzione. Nirvana è un concetto centrale nel Buddismo e nell'Induismo che indica la liberazione definitiva dal ciclo delle rinascite (samsara), raggiungibile con l'estinzione dei desideri, delle passioni e dell'ignoranza, portando a uno stato di pace perfetta, beatitudine e illuminazione spirituale, a una profonda libertà interiore al di là delle sofferenze del mondo. 

Ed è anche difficile parlare di una yoga classico.  Per Karen Werner, l'unicità dello yoga consisterebbe nel suo essere una tradizione ancora viva, e aperta ai non credenti.  
Molte scuole e organizzazioni cercano di riscoprire, difendere, e diffondere "i principi e i valori dell'antica tradizione", un compito molto arduo. 
Dell'elite che troviamo negli ashram dell'Himalaya solo una minima parte giunge [...] a penetrare i segreti dello yoga. - Mircea Eliade. E da questo possiamo dedurre l'odierna presunzione lo yoga sia accessibile a tutti.    

Lo yoga è un fenomeno storico plurale e complesso fiorito in una varietà di contesti filosofici e religiosi. Oggi è prevalentemente abbinato all'esercizio fisico e ai comportamenti salutistici. 

A un secolo di distanza, l'immaginario diffuso associa lo yoga anche allo stretching, al relax profondo e alle tecniche di respirazione. Molte proposte diffondono le implicazioni terapeutiche dello yoga.  Lo yoga diventa così una medicina complementare e alternativa.  Il libro Yoga e salute di Gabriella Cella ha avuto una decine di ristampe, e la stessa autrice trova la necessità di ribadire di non aver sminuito questa nobile disciplina.   Comunque in questo e altri casi la dimensione metafisica e spirituale sembrerebbero sfumate.  Le forme di ibridazione dello yoga si moltiplicano. Yoga Journal aveva creato una rubrica dal nome AstroYoga associando i singoli asana ai segni zodiacali.     

E da queste forme ibride di yoga nasce un problema di base. Se da una parte c'è il richiamo alla tradizione, a rigore non brevettabile,  dall'altra c'è l'introduzione di una serie di varianti inedite e di conseguenza la rivendicazione di un'esclusiva che solo un brevetto può tutelare.  Il Governo indiano ha protestato contro l'ufficio brevetti degli Stati Uniti (emessi 150 diritti di autore, 134 brevetti nel 2007) e ha successivamente promosso un progetto per l'archiviazione digitale del sapere  tradizionale (Traditional Knowledge Digital Library).

Anche il rapporto tra yoga e religione, tra yoga e religione mistica è abbastanza controverso. Ratzinger asseriva che lo yoga "si può anche accettare" se è ridotto a una specie di ginnastica. Solo chi fa parte della Chiesa dispone della "pienezza dei mezzi salvifici". Nel caso dell'Islam, nei forum on line prevale l'idea secondo cui lo yoga è proibito, perché prevede un contatto spirituale con qualche entità nascosta. Il gran muftì d'Egitto nel 2005 ha anche emanato un decreto che ne proibisce la pratica. Yogananda, invece,  dichiarava l'unità di Vangelo e Bhagavad Gita, con l'obiettivo di mostrare l'unità di fondo di tutte le religioni.

Anche le "membra" dello yoga variano a seconda delle tradizioni classiche. Si passa dal "duplice yoga", (ossia la pratica e non pratica) del Dhammapada (20,10) al "sestuplice yoga" della Maitri upanishad  (pranayama, pratyahara, dhyana, dharana, tarka, samadhi).  Poi nella Bhagavad Gita si espongono i tre tipi di yoga: lo yoga dell'atto (karmayoga), del sapere (jnanayoga) e della devozione (bhaktiyoga).  Altre variazioni sono quelle dello hatha yoga, kriyayoga (yoga pratico), del mantrayoga e del kundaliniyoga.    Patanjali negli Yoga Sutra propone un sentiero delle otto membra per affrancarsi dal dolore, il pieno dominio di sè e arrivare al samadhi (yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana, samadhi).  

Gli Yoga Sutra presentano un'evidente simmetria con il nobile ottuplice sentiero del buddhismo, la via per la liberazione dalla sofferenza (Dukkha) e il raggiungimento del Nirvana, composta da otto pratiche interconnesse: Retta Visione (Sammā diṭṭhi), Retta Intenzione (Sammā saṃkappa), Retta Parola (Sammā vācā), Retta Azione (Sammā kammanta), Retta Sussistenza (Sammā ājīva), Retto Sforzo (Sammā vāyāma), Retta Presenza Mentale (Sammā sati) e Retta Concentrazione (Sammā samādhi), che guidano verso saggezza, moralità e disciplina mentale, come spiegato nel primo sermone del Buddha.

La saggia conclusione dovrebbe essere che anziché parlare della "storia dello yoga" che postula un ente originario chiamato yoga, è semmai opportuno trattare solo della "storia dei discorsi sullo yoga", con un continuum ondulatorio fatto di aperture e chiusure. 

Gli autori:  Federico Squarcini, Dottore di ricerca in 'Studi Religiosi: Scienze Sociali e Studi Storici delle Religioni' presso l'Università di Bologna, è Professore associato di Storia delle religioni all'Università Ca' Foscari di Venezia. Luca Mori, filosofo e formatore, insegna Storia della filosofia all'Università di Pisa. 

Yoga. Fra storia, salute e mercato - Federico Squarcini e Luca Mori - Parte II

 Dallo yoga di ieri allo yoga di oggi.    

Non è facile scegliere e selezionare una tra le tante versioni dello yoga odierno.  Spesso nelle nuove proposte si fa il richiamo alle origini e alla tradizione  e   alla codifica di una nuova variante introdotto, che poi assurge a stile inedito, distinguibile dagli altri che corrisponde alla coniazione di un marchio esclusivo.    

 

Ormai il termine yoga è usato e abusato. Il dubbio che affiora oggi è il seguente: lo yoga contemporaneo è indiano o è un prodotto occidentale? Spesso il riferimento alla sue origini indiane è illusorio e fittizio. Come ha fatto lo yoga a diventare la disciplina delle flessioni, delle torsioni che vediamo oggi nelle palestre e nei centri di tutto il mondo?

Lo Yoga Journal riporta che alle origini di queste trasformazioni ci sono alcune figure di traduttori che sono:  Sivananda che fa continui riferimenti al Brahman, al supremo Sé, Krishnamacharya che ha adattato la pratica dello yoga alle capacità degli allievi,  Kuvalayananda il padre dello yoga scientifico. 

Importante è cercare di capire come queste opere di traduzione della tradizione sono avvenute.  Kuvalayananda ha cercato di descrivere scientificamente gli effetti del pranayama, rendere visibile l'invisibile (vedi libro di Joseph S. Alter).   A partire dagli albori del XX secolo si diffonde l'abitudine di praticare yoga prestando attenzione al corpo, agli effetti delle posizioni, e ci si riferisce in termini sempre più astratti al samadhi, l'ultimo grado dello yoga,  che addirittura scompare nelle guide attuali sullo yoga. Questo aspetto non rientra tra le aspirazioni di benessere dolce e facile a cui molti praticanti oggi anelano. Per molti autori l'inserimento delle asana è stata una sovrapposizione tarda su quella che era essenzialmente una disciplina spirituale.

Quando l'uso del termine yoga resta pertinente con l'attività svolta?  Quando fa riferimento alla tradizione, anche se in modo parziale o distorto? Spesso il termine yoga viene usato per la suggestione che produce, senza però chiamare in causa nessuna continuità effettiva con le antiche pratiche. 

Alcune volte si creano delle contraddizioni; ad esempio un festival yoga libero da implicazioni religiose non può poi proporre divinità del pantheon indù come Siva e Vishnù.   Si tende a separare lo yoga dalle religioni, senza tener presente che nello yoga ci sono riferimenti continui al Divino e non si può esulare dal prendere in considerazione Ishvara, che favorisce il processo della conoscenza del Sé.  

Per poter fare riferimento ad una tradizione ci deve essere chi trasmette e il contenuto trasmesso, e un'origine, un principio veritativo che veicola una visione metafisica, il ruolo dell'uomo nel cosmo. E spesso c'è un'autorità che difende queste istanze. Nel caso dello yoga è un po' più complicato, non essendoci questa autorità, il termine yoga è stato associato a varie tecniche ascetiche, è stato utilizzato da buddhisti e giainisti, ed è stato praticato in relazione a diverse visioni metafisiche, e qualcuno lo ha associato anche a una forma nuova di religione.

Spesso si fa riferimento ad un cuore della tradizione, come ad esempio Desikachar che con il suo libro chiamato proprio Il cuore dello yoga,  individua il cuore dello yoga negli Yoga Sutra di Patanjali, e propone di adattare lo yoga alle diverse capacità delle persone.   Questo con la convinzione che al mutamento delle forme non segua il mutamento dei contenuti. Ma è ricorrente che i contenuti cambiano quando sono veicolati con nuovi sistemi. Se seguissimo esattamente le indicazioni proposte da Patanjali, (vedi pratyahara, ritiro dei sensi, distacco dagli stimoli esterni,  ecc. che erano le pre-condizioni di ogni passaggio successivo) lo yoga non sarebbe per tutti. 

I due fattori che orientano il cambiamento sono la pragmatica della traductio/translatio e i dettami del trading.   Alcuni esempi.  Tara Guber proponendo il suo metodo Yoga Ed nelle scuole americane ha sostituito samadhi con pienezza/identità  e meditazione con tempo interiore.  Eros Selvanizza quando fa riferimento al teologo Antonio Rosmini come uno yogi straordinario, sottindende una sostanziale equivalenza tra l'Iswara dello yoga e il Cristo del cristianesimo. Tradurre lo yoga usando concetti mutuati dal mondo a cui si parla è ricorrente, quanto causa di molti effetti collaterali.  Emile Coué inventò tecniche di autosuggestione e del pensiero positivo facendo riferimento alla pratica yoga del japa (la ripetizione dei mantra) modificando il modo e il significato in cui si usa la rilassazione nello yoga.  

Lo yoga non è fitness ma può apportare enormi benefici a livello fisico,  lo yoga non è una terapia ma può apportare benefici a livello mentale, può contribuire alla ricerca interiore anche essendo un percorso spirituale.   Ci sono invece delle versioni diverse nell'associare lo yoga al rilassamento, in quanto praticare seriamente lo yoga si va oltre il rilassamento, si cerca di aumentare il controllo e lo sforzo per prendere contatto con l'energia kundalini. 

Molte associazioni yoga scrivono nei loro statuti che occorre rispettare le credenze, i valori dei praticanti, ma anche qui, anche Patanjali propone dei valori di base per iniziare il percorso, e occorre anche conoscere il contesto sapienziale dello yoga.  La Federazione italiana Yoga ha promosso l'introduzione dello yoga "laico", "occidentalizzato" nelle scuole (2000) sottolineando che nel praticare lo yoga non si deve cambiare il proprio stile di vita, ma servirà ad avere un rapporto diverso con il proprio corpo.  In questa opera di traduzione delle tradizioni si cerca di associare lo yoga allo sport, e recentemente si è discusso di introdurre addirittura lo yoga alle Olimpiadi.  La Federazione Kriya Yoga scrive che lo yogin può mangiare di tutto.  A questo punto Patanjali si rivolterebbe nella tomba.   Ma oggi, chi prenderebbe sul serio Patanjali quando parla dei poteri segreti degli yogi?

Oggi lo yoga è in vendita, e la logica del mercato si è appropriata dei benefici attribuiti a questa nobile disciplina coniando degli slogan efficaci.  Ci sono essenzialemnte quattro tipi principali di mercato dello yoga: 1- mercato della salute, 2- della bellezza, 3- mercato del wellness (benessere) e 4- mercato della spiritualità, come ricerca di una possibile dell'esperienza del divino, come superamento delle religioni particolari.  Molte proposte come yoga con la palla di Carol Mitehell, Woga (lo yoga in acqua), il Doga (da dog più yoga) e Bodycation (un misto di shiatsu, pilates, yoga), lo Yoga Facelift di Marie Veronique Nadeau  sono difficilmente collocabili nei quattro tipi di mercato.   Lo Yoga News di YANI riporta che in America sono state aperte classi yoga per snowboarders per aumentare la concentrazione;  il festival Yoga di Milano ha proposto Gioca-Yoga. E ogni volta, si pone l'accento su alcuni aspetti e si propongono versioni parziali dello yoga. 

Nasce anche un fiorente mercato di prodotti per lo yoga. Il Times of India parla di guru fabbricati in massa, e la competizione si sposta dalle palestre cittadine ai social dove l'aspirante yogin ha a disposizione una vasta offerta di yoga on demand. Si propongono manuali fai da te  e videolezioni, dove il ruolo del maestro scompare. Ci sono corsi anche per chi vuole avviare uno yoga business, qui si usano termini come prodotto. Si deve creare un brand, predisponendo uan serie di prodotti e vantaggi collaterali per chi lo acquista, Inoltre, la differenziazione dell'offerta è d'obbligo.   

Per riassumere: - è difficile fare riferimento al tema del "vero Yoga", -  le varie varianti hanno problemi di coerenza interna,  - é complicato prendere per riferimento il testo Yoga Sutra di Patanjali, senza però assumerne tutti gli aspetti, - si assiste ad una generazione dello yoga fisico. 

Si fa riferimento ad uno yoga affrontabile per moduli, a seconda delle preferenze dell'individuo, e questo dipende anche dal modo in cui lo yoga è stato tradotto, traslato, venduto.

Dovremmo vedere adesso 1- chi si dedica alla pratica dello yoga, 2 - dove lo si pratica, 3 - come lo si pratica, 4 - perchè, 5 - con quali credenze si pratica.  

  1.  Ieri poteva praticare il saggio che era arrivato al controllo del corpo, all'autocontrollo e si applica con dedizione e disciplina. Oggi tutti, a qualunque età e partire da qualsiasi stile di vita possono praticare yoga.
  2. Ieri si praticava negli ashram, in luoghi isolati. Oggi si pratica in ufficio, sull'autobus, in  palestra, in piscina, nella suana, ecc...
  3.  Ieri si praticava tenendo immobile il corpo e seguendo il respiro, si cercava di dominare il corpo e la mente, purificare il corpo e la mente, si cercava di arrivare al samadhi. Oggi si combina yoga e fitness, sul treno, usando il computer, mischiato al Tai chi, Pilates, Kung Fu, come pratica sportiva.
  4. Ieri si cercava il fermo dominio dei sensi, la vera natura dell'Atman, per arrivare alla pace che culmina con il nirvana, per effetto della dedizione totale al Isvara si raggiuge la perfezione samadhi.   Oggi si pratica per il benessere, per eliminare l'ansia e lo stress, per coltivare l'interiorità, per ottenere una forma fisica, per aumentare la produttività.
  5. Ieri si pensava che sopra la realtà empirica, c'era l'Atman, si cercava la  vera natura dell'Atman. Oggi non si fa riferimento a nessuna credenza specifica, e spesso i riferimenti all'induismo sono esplicitamente evitati. 
Per concludere, una definizione unitaria dello yoga è di fatto impraticabile, in quanto metterebbe indebitamente sullo stesso piano, la molteplicità delle varianti pratico-discorsive utilizzate dai vari studiosi.

Gli autori:  Federico Squarcini, Dottore di ricerca in 'Studi Religiosi: Scienze Sociali e Studi Storici delle Religioni' presso l'Università di Bologna, è Professore associato di Storia delle religioni all'Università Ca' Foscari di Venezia. Luca Mori, filosofo e formatore, insegna Storia della filosofia all'Università di Pisa. 

Alcuni siti consultati e citati nel libro:   www.yoganews.org,     www.dweb.repubblica.it   www.insegnantiyoga.it   www.yogafit.it  yogajournal.it   

Lo Yoga è per tutti?

Mi sono avvicinato allo Yoga non prestissimo, avevo quasi quarant'anni, un terribile mal di schiena e problemi alla cervicale, e da subito ho capito, nonostante l’età, che quella pratica fosse qualcosa di divino, di superiore che fosse la più grande fortuna che mi potesse accadere.    
E lo Yoga è diventato la nota di colore della mia giornata.      
Da quando pratico Yoga, ascolto continuamente la seguente affermazione: " Che lo Yoga è per tutti! "

Dopo tanti anni di pratica posso affermare che tutti possono praticare lo Yoga, ma solo poche persone  scelgono di seguirne la strada.   Strada ardua, in salita, faticosa…

No, la discriminante non è se sei sciolto, snodato, agile, forte, atletico o sei introspettivo, vegano, buddhista, induista, ascetico, ecc…

No, è una questione di scelta. Scegli di praticare seriamente con anima e corpo, oppure non puoi sperare di incontrare lo Yoga! O pratichi tutti i giorni e ne segui i principi che cambieranno la tua vita altrimenti non sarai nello yoga.

Lo Yoga non è uno sport, un hobby o una ginnastica per far passare il mal di schiena o la depressione, no, e non è nemmeno una disciplina ma è uno stile di vita.    Lo Yoga è una scelta!

Molti hanno la fortuna di avvicinarsi allo Yoga, io dico sempre che è una grazia ricevuta, tutti ne sono  in qualche modo attratti ma solo pochi, dopo i primi tempi, ne continuano la pratica. 

Certo, la vera discriminante è quanto sei disposto a dare, quanto sei disposto a cambiare, quanto sei disposto ad andare oltre, quanto sei disposto a lasciare andare, quanto sei disposto a modificarti e a modificare il tuo mondo…      E così si scopre che sono davvero pochi coloro che vogliono veramente cambiare, uscire dalla loro zona di confort;  e posso quindi  dire che lo Yoga è per pochi eletti.

Testi fondamentali sullo Yoga

Lo Yoga non presenta un’unica forma ed un’unica tradizione. Le tradizioni yogiche sono parecchie e tendono a moltiplicarsi, ma tre tradizioni fondamentali si sono affermate nel tempo e da esse le altre tradizioni hanno tratto la loro origine.  Esse sono, in successione, il Kriya Yoga, il Raja Yoga e lo Hatha Yoga.              

Si passa dall’esperienza spontanea dell’estasi mistica del Kriya Yoga, all'induzione scientifica della trance estatica del Raja Yoga e da questo alla sua variante “corporea" dello Hatha Yoga.  I testi fondamentali di queste tre tradizioni sono:  

  • La Bhagavad Gita, è la prima testimonianza riguardante il Kriya Yoga, databile al V-I sec. a.C. 
  • Lo Yoga Sutra, è il primo trattato sistematico del Raja Yoga, e risale tra il II sec. a.C. e V sec. d.C.
  • La Goraksa Sataka, la prima esposizione dello Hatha Yoga, è probabilmente dell’XI secolo d.C. La sua esposizione più compiuta, lo Hatha Yoga Pradipika, è datata intorno a 1600
Riporto di seguito il link ai testi completi in Pdf presi dal ricchissimo sito di Gianfranco Bertagni (http://www.gianfrancobertagni.it/ ).   Gianfranco Bertagni insegna presso la Scuola di Filosofia Orientale (www.scuoladifilosofiaorientale.it) ed è docente all'interno della cattedra di Storia delle Religioni. 
 

Testo completo della Bhagavad Gita: 

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/bhagavad.htm

 https://www.yogawaytrieste.org/files/Download/BHAGAV_GITA.pdf                 

Testo completo degli Yoga sutra

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/meditazione/yogasu.pdf 

http://www.yogawaytrieste.org/files/Download/Patanjali_Claudio_Biagi.pdf

Testo completo dello Hatha Yoga Pradipika: 

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/tantra/donnini.pdf

 http://www.yogawaytrieste.org/files/Download/hatayoga_pradipika.pdf

 

 Vedi anche :  https://maramici.blogspot.com/2024/08/testi-completi-in-pdf-dei-testi-sullo.html 

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Per chi è troppo impegnato può trovare i riassunti qui:   

https://maramici.blogspot.com/2023/04/articoli-del-blog-sullo-yoga.html 

Per chi volesse avere un'idea sullo yoga può leggere il riassunto del libro che ho scritto 

https://maramici.blogspot.com/2023/11/riassunto-del-libro-lo-yoga-spiegato.html

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Link per le sequenze di yoga       

Per prepararvi alla lezione potreste dolcemente fare da casa questa FACILE  sequenza:  https://maramici.blogspot.com/2023/09/sequenza-di-posizioni-yoga-facile.html

Quelli che sono già in forma potrebbero fare la sequenza di yoga proposta dal protocollo yoga  https://maramici.blogspot.com/search?q=protocollo+yoga

Sequenze proposte da Jayadev il responsabile dello yoga ad Ananda - Assisi https://maramici.blogspot.com/2021/08/sequenze-di-yoga-proposte-da-jayadev.html

Sequenza proposta da Sivananda -  difficoltà media.   https://www.sivananda.eu/it/posture-yoga/sequenza-per-livelli-intermedi.html 

Altre sequenze di yoga:  https://maramici.blogspot.com/2021/06/sequenze-di-yoga.html 

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Meditazioni guidate con il Maestro yoga Amadio Bianchi

https://www.podomatic.com/podcasts/pdpeter77 

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Yoga Pills è un mini portale dello yoga dedicato a tutti i praticanti appassionati di yoga, dai principianti agli insegnanti.   Si tratta di un'iniziativa senza fini di lucro, con lo scopo di favorire la diffusione e la comprensione di questa antica e affascinante disciplina e fornire utili informazioni e servizi.  Vedi:       https://www.yogapills.it/       

E' inoltre promotore di un ambizioso progetto collaborativo ovvero Yogapedia.it,  la prima enciclopedia italiana interamente dedicata allo yoga.    Vedi:   https://www.yoga-magazine.it/2017/01/yogapedia-it-la-enciclopedia-italiana-libera-interamente-dedicata-allo-yoga/      

Yoga Magazine:   https://www.yoga-magazine.it/

Esempi di contenuti: -- Principali Maestri yoga ....   https://www.yogapedia.it/index.php?title=Maestri_dello_Yoga   -- Come costruire una sequenza yoga  https://www.yogapills.it/come-costruire-una-sequenza/


Testi sullo yoga

Lo yoga è il più grande dono dell’India al mondo.”  ~ T. Krishnamacharya     

Testi sullo yoga che non dovrebbero mancare nella tua biblioteca se sei interessato allo yoga.

Testi classici  base.

  • Yoga Sura di Patanjali con commenti di Vyasa
  • Bhagavad Gita  con commenti di Sivananda
  • La Lucerna dello hatha yoga (Hatha Yoga Pradipika)  -  Svatmarana  (o Swatmarana)
  • Gheranda Samhita 
  •  Shiva  Samhita        

 Altri testi. 

  • Lo Yoga - Mircea Eliade 
  • Le Perle del Tantra - David Donnini
  • Imparo lo yoga - André Van Lysebeth
  • Perfeziono lo yoga -  André Van Lysebeth
  • Il cuore dello Yoga -  T. K. V. Desikachar 
  •  Lo yoga integrale - Sivananda
  •  La potenza del pensiero - Sivananda
  • Yoga pratici. Karma yoga, Bhakti yoga, Raja yoga  - Vivekananda
  • Asana Pranayama Mudra Bandha - Satyananda 

 Libri dei Maestri che ho seguito.

  • Yog Album - Gyanander I doni dello Yoga - Antonio Nuzzo   
  • Yoga. Armonia, potenza, saggezza. Lo yoga dei grandi maestri -  Giorgio Furlan  ( morto nel novembre 2021)
  • La gioia di vivere. Con lo yoga e la yogaterapia - Amadio Bianchi
  • La scienza della vita. Lo yoga e l'ayurveda - Amadio Bianchi

Vedi Link:  

  • https://www.youtube.com/watch?v=-4V2Hgk5_0s   
  •  https://www.youtube.com/watch?v=OoK-v0Yjh60

Lo Yoga Rahasya ("I Segreti dello Yoga")

Lo Yoga Rahasya ("I Segreti dello Yoga") è un antico testo sanscrito attribuito al saggio del IX secolo Śrī Nāthamuni, fondamentale per la visione inclusiva e terapeutica dello yoga. Recuperato nel XX secolo dal maestro T. Krishnamacharya, il testo sottolinea l'accessibilità dello yoga per tutti, indipendentemente da età o genere, focalizzandosi su bhakti (devozione), prapatti (abbandono) e sull'adattamento delle pratiche (asana e pranayama) alle esigenze individuali. 

Ecco i punti chiave del Yoga Rahasya di Nāthamuni:

  •     Origine e Riscoperta: Sebbene risalente al IX secolo, si narra che Nāthamuni abbia ricevuto questi insegnamenti in trance meditativa da Nammalvar. Dopo essere andato perduto per secoli, il testo è stato riscoperto e tramandato da T. Krishnamacharya.
  •     Approccio Inclusivo: Il testo evidenzia che lo yoga non è solo per rinuncianti, ma per tutti, inclusi i capifamiglia, le donne e le persone di ogni ceto sociale.
  •     Prapatti Yoga: A differenza dell'Ashtanga Yoga classico, che in quel periodo era limitato, Nāthamuni introduce la Prapatti (completa devozione/abbandono al divino) come via accessibile per il raggiungimento spirituale.
  •     Yoga Terapeutico e Personalizzato: Il testo offre approfondimenti sulla salute, la guarigione e l'applicazione terapeutica dello yoga. Enfatizza che gli asana dovrebbero essere adattati alla struttura corporea del praticante e che la respirazione (pranayama) è cruciale per la stabilità mentale.
  •     Struttura: Il Yoga Rahasya contiene insegnamenti su asana, pranayama, bandha e, in modo significativo, sulla spiritualità applicata alla vita quotidiana. 

Questo testo è pilastro della tradizione Viniyoga, che pone l'accento sull'adattamento dello yoga all'individuo. 

venerdì 2 gennaio 2026

Vinyasa Yoga

Il termine Vinyasa Yoga deriva dall'unione dei due termini sanscriti vi, ovvero “in modo speciale” e nyasa, “posizionare/fare”.      

Vinyasa è un termine usato in ambito militare per indicare come erano predisposte le armate,  è anche l'intelligente predisposizione di un percorso yoga ---  salita  --- apice --- discesa. Può essere paragonato ai raga, le melodie indiane.  Il termine indica anche come si entra e si esce da una posizione yoga. 

Il Vinyasa Yoga è uno stile della disciplina dello Yoga, caratterizzato da una profonda coordinazione tra movimento e pranayama, ossia da quella parte dedicata alla respirazione.  

Nel testo Yoga e religiosità, Krishnamacharya, uno dei padri dello yoga moderno, parla del Vinyasa Krama.  che non è semplicemente una sequenza fluida di posture, ma un metodo preciso e progressivo in cui ogni movimento, ogni respiro e ogni posizione sono inseriti in un contesto didattico ben strutturato. Asserisce anche che nella pratica yoga siamo l'osservatore e l'osservato. L'auto-osservazione ci permette di determinare il punto di partenza, di dove siamo. Le pratiche dello yoga dovrebbero variare in funzione del praticante e anche dell'ambiente esterno, e dell'orario della giornata. 

Nello yoga la pratica deve essere graduale.  Desikachar, il figlio di Krishnamacharia era un ingegnere, e ha applicato un principio razionale nell'impostare una sequenza di posizioni yoga. Prima si fa una struttura esterna della sequenza in cui il respiro deve guidare il movimento, poi si determina la struttura interna. La asana lavora sul corpo,  il respiro sul prana,  solo quando si uniscono ci possiamo avvicinare alla sospensione delle modificazioni della mente/coscienza:  "chitta vritti nirodha" sutra I.2 del testo Yoga Sutra di Patanjali.  Si deve rispettare anche il sutra II.16. che asserisce che le asana non dovrebbe procurare sofferenza, vedi: II.46.  II.47.  II.48.  Le asana devono essere stabili e confortevoli.   Occorre il giusto sforzo in alcune parti del corpo  e  la capacità di rilassare altre parti del corpo; Tutto questo immerso nella capacità di osservazione, della conoscenza di noi stessi; svadhyaya.

Le premesse per costruire una sequenza  sono:  1- partire dalla situazione attuale, 2-  lavorare per sciogliere il corpo, 3 - essere consapevoli di come si esce da una situazione   4- la pratica dinamica è preparatoria per la statica, 5- occorre fare una contro posizione subito dopo l'asana  6)  si parte dalle posizioni più semplici per arrivare alle più complesse.

Le asana sono degli utensili, occorre un  lavoro sulla pratica statica e sulla pratica dinamica,  un corretto riposo tra le posture per assorbire l'effetto della postura,  creare una transizione (ad esempio si inizia con posizioni in piedi, poi seduti, poi sdraiati), apportare delle modifiche adattando le posizioni agli individui,  diversificare (per rendere esperienziale l'asana), coltivare le qualità interiori (bhavana),  focalizzare l'attenzione,  canalizzare la mente sull'azione consapevole.  Il respiro è adattato alla persona, si usa il  pranayama per attivare l'energia  e il mantra per ottenere il focus.  Drishti è la “vista”, “sguardo” o “punto focale”. È un punto specifico su cui bloccare lo sguardo o la visione interiore, ed è utilizzato durante la meditazione o mentre si tiene una postura yoga.

Nel preparare le sequenze occorre considerare anche il momento della giornata e la stagione, occorre imparare ciò che attiva energia o meno, combinare la respirazione alla stessa sequenza può diventare più impegnativo o meno impegnativo.  Lo yoga chikitsa, lo yoga terapeutico segue altre regole.

Introduzione al Blog

Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono più...