Visualizzazione post con etichetta Yoga. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Yoga. Mostra tutti i post

mercoledì 1 aprile 2026

Come costruire una sequenza di yoga secondo Desikachar

Non esiste una sequenza universale. Esiste la sequenza giusta per te, in questo momento.

Nel suo libro Il Cuore dello Yoga, T.K.V. Desikachar — figlio e allievo del grande Sri Krishnamacharya — offre qualcosa di raro: non una sequenza da seguire, ma i principi per costruirne una propria. Il suo approccio, chiamato Viniyoga, parte da un'idea rivoluzionaria: è lo yoga ad adattarsi alla persona, e non viceversa.      
Il principio fondamentale insegnato da Krishnamacharya — e raccolto da Desikachar in questo libro — è che per ottenere i risultati migliori, la pratica deve adattarsi di continuo ai mutevoli bisogni del praticante.
Costruire una sequenza di yoga, secondo Desikachar, non è un atto tecnico. È un atto di ascolto.


Il concetto chiave attorno a cui ruota tutta la costruzione di una sequenza è il vinyāsa-krama. Come scrive Desikachar, la nozione di vinyāsa-krama esprime quello che dovrebbe essere un percorso ragionato di yoga: è una nozione fondamentale perché ha a che fare con la strutturazione di un percorso graduale e intelligente che si applica a qualsiasi aspetto dello yoga.
Vinyāsa significa "passo dopo passo con intenzione"; krama indica la progressione, l'ordine intelligente. Non si tratta di eseguire una serie di posture in sequenza casuale, ma di costruire un percorso coerente in cui ogni passo prepara il successivo.

Per costruire una sequenza è necessario tenere conto del punto di partenza dell'allievo, delle sue condizioni psico-fisiche, del momento della giornata in cui si fa la pratica e dell'obiettivo prefissato; occorre scegliere in funzione di quest'ultimo la successione delle posture, adattandola alle capacità e ai bisogni individuali.
Una sequenza mattutina ha una logica diversa da una serale. Al mattino il corpo è più rigido e la mente ha bisogno di essere attivata; alla sera si cerca il rilascio e il rilassamento.

Come in un rituale o in una meditazione, la sequenza prevede tre fasi principali: una fase ascendente, una fase centrale — o cuore — e una discendente.
La sequenza non inizia mai con le posture più impegnative. La fase ascendente ha lo scopo di portare gradualmente il corpo e la mente nello stato richiesto dalla pratica. Si parte da movimenti semplici e accessibili, si scalda la colonna vertebrale, si risveglia il respiro. In questa fase l'attenzione mentale è diretta a tutte le reazioni del corpo e, in particolare, al respiro.

La fase centrale di una sequenza è quella che comprende una o più posizioni, adeguatamente preparate dalla fase ascendente, dalle caratteristiche di maggiore intensità e difficoltà. Le posizioni "cuore" saranno eseguite sia in dinamica che in statica, per un certo numero di respiri, e spesso accompagnate da specifici atteggiamenti mentali (bhāvana). È attorno a questa fase, alle sue caratteristiche e finalità, che viene costruita tutta la sequenza.
Il concetto di bhāvana — l'atteggiamento mentale intenzionale — è uno degli apporti più originali di Desikachar. Non basta eseguire una postura correttamente nel corpo: occorre abitarla con la mente, dirigere l'attenzione verso una qualità specifica dell'esperienza.

Dopo il cuore della sequenza, il percorso si inverte gradualmente. Le posture diventano progressivamente più semplici, il ritmo rallenta, il sistema nervoso si calma. Se la sequenza prevede il prāṇāyāma, potranno essere inseriti particolari ritmi respiratori e posizioni sedute che facilitano l'assunzione della posizione più idonea. Se invece non si prevede il prāṇāyāma, la sequenza potrà concludersi con il rilassamento finale in śavāsana, e/o con la meditazione oppure con movimenti che riportano il corpo nella posizione in piedi e alla ripresa delle attività della giornata.

Nel sistema di Desikachar, il respiro non è un accessorio della pratica: è il suo asse portante. Il movimento del corpo è il movimento del respiro. Il respiro è movimento. Il respiro racchiude il movimento. L'inspirazione proviene dall'alto, come ricettività; l'espirazione proviene dal basso, come forza. Asana crea bandha — la cooperazione intelligente dei gruppi muscolari — e bandha è al servizio del respiro. La pratica di asana conduce al prāṇāyāma e il prāṇāyāma porta alla meditazione. Asana, prāṇāyāma, meditazione e vita sono un processo senza soluzione di continuità.
Nella pratica concreta questo significa che ogni movimento è guidato dal respiro, non il contrario. Si entra in una postura sull'inspirazione o sull'espirazione in modo consapevole e intenzionale. La durata della permanenza in una postura si misura in respiri, non in secondi. La qualità del respiro durante la pratica è il principale indicatore di quanto la sequenza sia appropriata per il praticante in quel momento.

Uno degli insegnamenti più pratici del libro riguarda le controposizioni. Per ridurre al minimo i potenziali rischi e mantenere tutti i benefici, il Viniyoga pone particolare attenzione all'azione di compensazione. La controposizione segue la posizione che necessita di compensazione, oppure un breve momento di riposo in śavāsana. Generalmente — ma non sempre — la controposizione appartiene alla stessa classe della posizione che compensa ed è eseguita con minore intensità rispetto alla postura principale.
Ad esempio: una flessione profonda in avanti viene compensata da una leggera estensione; una torsione intensa viene seguita da un momento di neutralità della colonna. Il corpo viene così trattato con intelligenza e rispetto, evitando i rischi di una pratica squilibrata.    

Desikachar descrive un percorso progressivo che va ben oltre il tappetino. Prima di essere una pratica volta a un perfezionamento fisico o mentale, è un percorso di conoscenza e scoperta di ciò che siamo, molto al di là di quanto crediamo di essere. 
La sequenza fisica, in quest'ottica, è solo il primo strato. Man mano che la pratica si approfondisce e i principi si radicano, la sequenza diventa meditazione in movimento.

Forse la cosa più bella dell'insegnamento di Desikachar è la sua radicale inclusività. Come amava ripetere suo padre Krishnamacharya: "Chiunque sia in grado di respirare e usare le mani è anche in grado di praticare lo yoga."
Il libro fornisce gli elementi per riconoscere le qualità di un buon insegnamento — la capacità di guardare con attenzione e ascoltare l'altro, adattare su ciascuno la giusta pratica — che gli spunti per renderci progressivamente autonomi, sperimentando principi e posture, prendendo confidenza con le architetture sottili che costituiscono una sequenza.
Costruire la propria sequenza, alla luce di questi principi, non è un privilegio riservato agli esperti. È il punto di arrivo naturale di una pratica vissuta con attenzione, rispetto per sé stessi e fedeltà al momento presente.

Il Prāṇāyāma secondo Desikachar: respirare come atto di trasformazione

"Solo quando ci siamo svuotati possiamo accogliere un nuovo respiro. Solo quando possiamo portare il respiro dentro di noi possiamo trattenerlo."  — T.K.V. Desikachar

Nel capitolo dedicato al prāṇāyāma ne Il Cuore dello Yoga, Desikachar non insegna una tecnica. Insegna un modo di abitare il respiro. La differenza è enorme: la tecnica si esegue, il respiro si ascolta, si affina, si trasforma — e trasforma a sua volta chi lo pratica.



La parola prāṇāyāma unisce due radici sanscrite: prāṇa, la forza vitale che permea ogni cosa, e āyāma, espansione o estensione. Non significa semplicemente "controllo del respiro": significa espansione della dimensione del prāṇa attraverso il respiro consapevole.
Nel sistema dello yoga secondo Krishnamacharya e Desikachar, il prāṇāyāma è il quarto dei otto gradini del cammino yogico descritto da Patañjali — e rappresenta il ponte naturale tra la pratica degli āsana e la meditazione. Nella visione di Desikachar, è possibile praticare attivamente solo āsana e prāṇāyāma, mentre tutto il resto — meditazione, yama, niyama — arriva come dono spontaneo (siddhi) di una pratica personale autentica e costante.

Il ciclo respiratorio nel prāṇāyāma è composto da quattro fasi distinte, ciascuna con il proprio nome sanscrito e il proprio significato:
Pūraka — l'inspirazione. Il respiro che entra, che porta il prāṇa nel corpo, che genera energia. Deve essere lento, silenzioso, senza sforzo.
Antara kumbhaka — la sospensione dopo l'inspirazione. Il momento in cui il respiro è trattenuto a polmoni pieni. È l'immagine di un vaso colmo: l'energia cosmica trattenuta si fonde con la forza vitale individuale.
Rechaka — l'espirazione. Il respiro che esce, che trasporta fuori dal corpo le impurità, che fa spazio al nuovo. È, secondo Desikachar, la fase più importante di tutte.
Bāhya kumbhaka — la sospensione dopo l'espirazione. Il momento del vuoto, prima che il nuovo respiro entri. È lo stato in cui l'essere si apre all'energia universale.

Uno degli insegnamenti più originali e controintuitivi di Desikachar riguarda la centralità dell'espirazione. In molte tradizioni si tende a enfatizzare l'inspirazione — il ricevere, il riempirsi. Desikachar capovolge questa prospettiva.
Lo scopo essenziale dello yoga è eliminare le impurità e ridurre l'avidyā — la comprensione distorta della realtà. La trasformazione avviene attraverso l'eliminazione, non attraverso l'accumulo. L'espirazione è il veicolo di questa eliminazione: trasporta le impurità fuori dal corpo, fa spazio al prāṇa.
Chiunque non sia ancora in grado di espirare lentamente e silenziosamente, dice Desikachar esplicitamente, non è ancora pronto per il prāṇāyāma. Questo non è un giudizio, ma un'indicazione preziosa: prima di lavorare sui rapporti, sulle sospensioni e sulle tecniche avanzate, occorre padroneggiare un'espirazione lunga, uniforme, priva di sforzo.
C'è anche una logica pratica: più si è in grado di svuotare i polmoni, più spazio si crea per la successiva inspirazione. Chi fa fatica ad allungare l'inspirazione dovrebbe lavorare sull'espirazione — non sull'inspirazione stessa.

Una volta acquisita la capacità di espirare in modo tranquillo e controllato, si può iniziare a lavorare sui rapporti tra le fasi del respiro. Desikachar descrive diverse possibilità, che si raggruppano in due grandi categorie:
Rapporto uniforme: inspirazione, sospensione ed espirazione hanno tutte la stessa durata. Questo tipo è adatto a chi accompagna il prāṇāyāma con un mantra, poiché ogni fase corrisponderà alla lunghezza della recitazione.
Rapporti progressivi: le fasi hanno durate diverse, calibrate in base all'obiettivo della pratica. Ad esempio, un rapporto comune prevede che l'espirazione sia il doppio dell'inspirazione (1:2), oppure che l'inspirazione, la sospensione e l'espirazione seguano proporzioni come 1:4:2.
La scelta del rapporto non è arbitraria. Desikachar indica due criteri fondamentali: cosa è possibile per il praticante in quel momento, e quale è il suo obiettivo. Se il rapporto è troppo facile, la pratica diventa meccanica; se è troppo complesso, genera resistenza e può causare problemi. Il modo migliore per scoprire il proprio limite è osservare il respiro durante la pratica degli āsana e rilevare dove sorgono le difficoltà.

Desikachar distingue tre orientamenti principali nella pratica del prāṇāyāma, ciascuno con una propria enfasi:
Pūraka prāṇāyāma — pratica con enfasi sull'inspirazione. Utile per chi ha bisogno di energia, di apertura, di ricettività.
Rechaka prāṇāyāma — pratica con enfasi sull'espirazione. Utile per il rilascio, la purificazione, il radicamento. È il punto di partenza consigliato per chi si avvicina al prāṇāyāma.
Kumbhaka prāṇāyāma — pratica con enfasi sulla sospensione, dopo l'inspirazione, dopo l'espirazione, o entrambe. È la forma più avanzata, che richiede una preparazione solida nelle due precedenti.

Un dettaglio spesso sottovalutato riguarda la posizione in cui si pratica il prāṇāyāma. A differenza degli āsana — dove la preoccupazione principale è il corpo — nel prāṇāyāma il corpo deve essere così a proprio agio da non disturbare il respiro.
La sola richiesta al corpo durante il prāṇāyāma è questa: stare comodi e mantenere la colonna vertebrale eretta. Desikachar suggerisce diverse posizioni possibili — inclusa quella seduti su una sedia — perché ciò che conta non è la forma esteriore, ma la qualità dell'attenzione interiore. Una postura scomoda distrae dalla pratica e ne compromette i frutti.

I bandha — i cosiddetti "blocchi" o "sigilli" — sono contrazioni muscolari specifiche che accompagnano il prāṇāyāma e ne amplificano gli effetti. Nel sistema di Desikachar, i bandha non sono ornamenti tecnici: sono al servizio del respiro.
I tre principali sono mūla bandha (contrazione del perineo), uḍḍīyana bandha (ritiro dell'addome verso l'interno e verso l'alto) e jālandhara bandha (flessione del mento verso il petto). Ognuno ha un effetto specifico sul flusso del prāṇa e si applica in momenti precisi del ciclo respiratorio. La loro attivazione corretta — non forzata, ma integrata — contribuisce a creare quella cooperazione intelligente tra i gruppi muscolari che è alla base di una pratica profonda.

Nella visione di Desikachar, il prāṇāyāma non è un fine a sé stesso. È il naturale ponte tra la pratica fisica degli āsana e la meditazione. Āsana, prāṇāyāma, meditazione e vita sono un processo senza soluzione di continuità.
Man mano che il respiro si affina, la mente si stabilizza. Man mano che la mente si stabilizza, la meditazione diventa accessibile — non come tecnica da applicare, ma come stato naturale a cui si giunge. Il prāṇāyāma è, in questo senso, una forma di pratyāhāra: il ritiro graduale dei sensi verso l'interno, il raccoglimento dell'attenzione.

Desikachar non propone ricette universali. Propone principi da applicare con intelligenza e rispetto per sé stessi. Per chi si avvicina al prāṇāyāma per la prima volta, il suggerimento è semplice:
Comincia dall'espirazione. Osserva il tuo respiro senza modificarlo. Nota dove è facile e dove incontra resistenza. Poi, lentamente, inizia ad allungare l'espirazione — senza forzare, senza trattenere il respiro se non sei pronto. Lascia che il corpo e la mente si adattino gradualmente.
Il prāṇāyāma non è una conquista. È un ascolto sempre più raffinato di ciò che già c'è — quel filo sottile e potentissimo che ci lega alla vita stessa, respiro dopo respiro.

Lo yoga moderno

Negli studi sullo yoga moderno si nota spesso una tendenza a mettere in luce le derive ‘consumistiche’ e ‘capitalistiche’ dello yoga (e in generale delle discipline 'alternative' di provenienza 'orientale'), una realtà che difficilmente può essere negata e ignorata e su cui è bene tenere alta l’attenzione.  

Ma, indipendentemente da questi aspetti problematici, esiste anche un grande numero di praticanti che va in una direzione diversa e che sembra prendere molto seriamente la questione della felicità e dell’appagamento, non solo sul piano individuale ma anche su quello collettivo. 
Tanti arrivano allo yoga perché sinceramente interessati a uno stile di vita più autentico, che favorisca una vita serena ma soprattutto basata su alcuni valori etici fondamentali. 

Benché a molti esponenti dello yoga contemporaneo o di altre discipline si rimproveri molto spesso una ricerca di ‘benessere’ e un sostanziale disimpegno sul piano politico e sociale, molte delle scelte e degli stili di vita adottati da chi oggi pratica yoga hanno innegabili risvolti politici ed etici: questioni come l’ecologia, il pacifismo, il consumo consapevole, un ritorno alla frugalità e al minimalismo, la sensibilità verso i temi della discriminazione e dell’inclusione non sono affatto aspetti marginali del discorso yogico odierno. 
La ricerca di una buona vita, di una vita appagante perché consapevole, sana ed etica, semplice, meno incentrata sul possedere, il consumo e la disuguaglianza, può essere forse un modo per avvicinarsi a quelle forme di felicità e di appagamento descritte nelle fonti antiche: la contentezza (il saṃtoṣa) del monaco o dello yogin può costituire in tal modo un ideale anche per il praticante di oggi, che al termine di una sessione, magari anche soltanto per qualche istante, avverte un senso di appagamento e di pace di segno diverso da quello che deriva dal consumo o dal possesso.     

lunedì 16 marzo 2026

La Fiera dei Maestri Yoga - di Simone Carbonardi

Se giri un po’ tra sale e tappetini, succede spesso — guarda i vicini —
che nello yoga, piano piano, compaia una fiera… dell’essere umano.
 
Una fiera buffa, senza biglietto, dove ognuno insegna il metodo perfetto.
Tutti sicuri, tutti maestri, tutti convinti d’aver gli strumenti.
 
 
 
C’è quello che entra con aria importante, parla pianissimo… ma per un istante.
Sospira, ti guarda, fa cenno col mento — e tutti pensano: “che insegnamento”.
C’è la yogini tutina aderente, più posa elegante che studio presente.
Il tappeto coordinato col cielo e col mare, la disciplina… può ancora aspettare.
C’è il super sportivo che guida la classe come se fosse gara di masse:
“più plank! più forza! più ritmo! più ardore!” lo yoga diventa allenamento da cuore.
C’è il maestro da fisioterapista convinto che guarda ogni anca con zelo distinto.
Angoli, leve, gradi e torsione, ma la mente… resta fuori lezione.
C’è quello che mescola tutto un po’: zen, sciamanesimo, tantra e kung-fu.
Due campane, tre incensi, quattro visioni — lo yoga diventa buffet di fusioni.
C’è lo yogi influencer sorridente che insegna più pose che presenza della mente.
Tra tramonti perfetti e sguardi ispirati lo yoga finisce… nei post programmati.
C’è il guru del respiro concentrato che inspira piano, molto impegnato.
Conta i secondi con aria sincera… poi perde la frase a metà della sera.
C’è la maestra tutta vibrazione che parla soltanto di luce e unione.
“Tutto è energia!” ripete serena, ma se fai una domanda… cambia scena.
C’è il proto-induista molto ispirato che parla di India da appena tornato.
Tre frasi in sanscrito dette a metà, e guai se l’accento sbagliato sarà.
C’è il maestro carismatico solenne che parla lento e sospira perenne.
Atmosfera sacra, silenzio rituale — se tossisci… rovini il segnale.
C’è il moralizzatore disciplinare che sa sempre cosa non devi fare.
Se ridi un momento o sbagli un secondo ti manda a meditare… fuori dal mondo.
C’è il maestro del “lascia fluire”, che invita soltanto a non intervenire.
“Osserva, accogli, non fare resistenza”… ma perde di vista anche la presenza.
C’è la yogini sempre in ritiro, un mese nel bosco, poi torna in giro.
Racconta silenzi, digiuni e visioni — ma non spiega mai le applicazioni.
C’è quello che vede il karma ovunque andare, in ogni starnuto, in ogni inciampare.
Se oggi scivoli o perdi l’equilibrio, “è il karma che parla” — dice con piglio.
E così nella fiera dei maestri yoga ognuno racconta la propria via nuova.
Uno corregge, uno ispira, uno vende, uno promette poteri che nessuno comprende.
 
Ma se resti fermo un momento a guardare tra tutto quel gran parlare,
forse compare — tranquillo e leggero — qualcuno che osserva davvero.
 
Non fa gran scena, non cerca applausi, non vende misteri né formule strane.
Si siede, guarda la mente muovere pensiero dopo pensiero.
E mentre la fiera continua a gridare “nuova scuola! venite a provare!”
lui ride piano e dice soltanto: “meno teatro…    più Yoga Sutra, intanto.”
 

sabato 31 gennaio 2026

Yoga. Fra storia, salute e mercato - Federico Squarcini e Luca Mori - Parte I

Di seguito sono riportate alcune definizioni sullo yoga:       

  • Lo yoga è una scienza pratica atemporale che si è evoluta nel corso dei secoli e che si occupa del benessere fisico, morale, mentale e spirituale dell'uomo nella sua totalità. - Iyengar
  • Lo yoga è una filosofia e una tecnica, e chi lo riduce a pratica fisica ne fa un'iper-semplificazione e ne dà un'immagine distorta. - Taimni
  • Lo yoga è una tecnica scientifica che porta alla conoscenza - esperienza diretta e personale - di Dio. - Yogananda
  • Lo yoga è una disciplina intesa alla cessazione o arresto dei vortici e dei gorghi della mente - l'indologo Antonio Rigopolus che fa riferimento a Patanjali
  • Lo yoga è una scienza sacra o spirituale. Ogni uomo che cerca di realizzare l'esperienza mistica dell'unione con Dio è uno yogi. - Dizionario della saggezza orientale
  • Lo yoga è un sistema filosofico, processo, discipline e pratiche il cui proposito è di unire la coscienza individuale con quella trascendente o divina. - William James
  • Lo yoga è una disciplina che permette di ottenere uno stato superiore di esistenza, oltre la ragione, uno stato ipercosciente, che è spesso espresso con il termine samadhi.
  • Lo yoga è una scienza spirituale il cui fine è il samadhi.
  • Lo yoga è una tradizione molto antica di pensiero, di tecniche ascetiche e metodi di meditazione.    
Le diverse definizioni dello yoga portano a pensare che è difficile dare un'unità  dello yoga.  
E' anche difficile postulare a priori l'esistenza di una dottrina unitaria dello yoga, pre-esistente che prescinde da tutte le manifestazioni storiche. Vedi le statuette con la postura dello yoga trovare nella valle dell'Indo, le raccolte vediche (Samhita) dove il termine yoga è usato più volte, i Rigveda dove la parola yoga esprime una sorta di ambizione all'ordine e alla disciplina. Nei periodi tardo-vedici l'individuo, attraverso lo yoga, cercava di controllare i sensi attraverso la volontà, eliminare la sofferenza e arrivare all'illuminazione. 
I primi riferimenti a forme strutturate dello yoga si trovano  nelle Upanishad e in particolare nella Kathopanisad dove Yama espone a Naciketas questa dottrina della salvezza (e si usano i termini Atman e Brahman). Poi vedi la Bhagvad Gita,  gli Yoga Sutra, i vari testi tantrici, ecc.  dove alla parola yoga vengono associati molti significati e ne viene ampliato il significato semantico.   
Kaivalya è un termine fondamentale nello yoga che significa liberazione assoluta, isolamento, indipendenza o "separazione" (da materia e ignoranza), rappresentando lo stato supremo di consapevolezza e dissoluzione dell'ego, la meta finale del percorso yogico descritto negli Yoga Sutra di Patanjali. È la realizzazione della vera natura del sé (Purusha) separato dal meccanismo mentale e materiale (Prakriti), portando alla fine della sofferenza e alla libertà incondizionata.  

L'obiettivo finale e difficile da realizzare è arrivare al nirvana o estinzione. Nirvana è un concetto centrale nel Buddismo e nell'Induismo che indica la liberazione definitiva dal ciclo delle rinascite (samsara), raggiungibile con l'estinzione dei desideri, delle passioni e dell'ignoranza, portando a uno stato di pace perfetta, beatitudine e illuminazione spirituale, a una profonda libertà interiore al di là delle sofferenze del mondo. 

Ed è anche difficile parlare di una yoga classico.  Per Karen Werner, l'unicità dello yoga consisterebbe nel suo essere una tradizione ancora viva, e aperta ai non credenti.  
Molte scuole e organizzazioni cercano di riscoprire, difendere, e diffondere "i principi e i valori dell'antica tradizione", un compito molto arduo. 
Dell'elite che troviamo negli ashram dell'Himalaya solo una minima parte giunge [...] a penetrare i segreti dello yoga. - Mircea Eliade. E da questo possiamo dedurre l'odierna presunzione lo yoga sia accessibile a tutti.    

Lo yoga è un fenomeno storico plurale e complesso fiorito in una varietà di contesti filosofici e religiosi. Oggi è prevalentemente abbinato all'esercizio fisico e ai comportamenti salutistici. 

A un secolo di distanza, l'immaginario diffuso associa lo yoga anche allo stretching, al relax profondo e alle tecniche di respirazione. Molte proposte diffondono le implicazioni terapeutiche dello yoga.  Lo yoga diventa così una medicina complementare e alternativa.  Il libro Yoga e salute di Gabriella Cella ha avuto una decine di ristampe, e la stessa autrice trova la necessità di ribadire di non aver sminuito questa nobile disciplina.   Comunque in questo e altri casi la dimensione metafisica e spirituale sembrerebbero sfumate.  Le forme di ibridazione dello yoga si moltiplicano. Yoga Journal aveva creato una rubrica dal nome AstroYoga associando i singoli asana ai segni zodiacali.     

E da queste forme ibride di yoga nasce un problema di base. Se da una parte c'è il richiamo alla tradizione, a rigore non brevettabile,  dall'altra c'è l'introduzione di una serie di varianti inedite e di conseguenza la rivendicazione di un'esclusiva che solo un brevetto può tutelare.  Il Governo indiano ha protestato contro l'ufficio brevetti degli Stati Uniti (emessi 150 diritti di autore, 134 brevetti nel 2007) e ha successivamente promosso un progetto per l'archiviazione digitale del sapere  tradizionale (Traditional Knowledge Digital Library).

Anche il rapporto tra yoga e religione, tra yoga e religione mistica è abbastanza controverso. Ratzinger asseriva che lo yoga "si può anche accettare" se è ridotto a una specie di ginnastica. Solo chi fa parte della Chiesa dispone della "pienezza dei mezzi salvifici". Nel caso dell'Islam, nei forum on line prevale l'idea secondo cui lo yoga è proibito, perché prevede un contatto spirituale con qualche entità nascosta. Il gran muftì d'Egitto nel 2005 ha anche emanato un decreto che ne proibisce la pratica. Yogananda, invece,  dichiarava l'unità di Vangelo e Bhagavad Gita, con l'obiettivo di mostrare l'unità di fondo di tutte le religioni.

Anche le "membra" dello yoga variano a seconda delle tradizioni classiche. Si passa dal "duplice yoga", (ossia la pratica e non pratica) del Dhammapada (20,10) al "sestuplice yoga" della Maitri upanishad  (pranayama, pratyahara, dhyana, dharana, tarka, samadhi).  Poi nella Bhagavad Gita si espongono i tre tipi di yoga: lo yoga dell'atto (karmayoga), del sapere (jnanayoga) e della devozione (bhaktiyoga).  Altre variazioni sono quelle dello hatha yoga, kriyayoga (yoga pratico), del mantrayoga e del kundaliniyoga.    Patanjali negli Yoga Sutra propone un sentiero delle otto membra per affrancarsi dal dolore, il pieno dominio di sè e arrivare al samadhi (yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana, samadhi).  

Gli Yoga Sutra presentano un'evidente simmetria con il nobile ottuplice sentiero del buddhismo, la via per la liberazione dalla sofferenza (Dukkha) e il raggiungimento del Nirvana, composta da otto pratiche interconnesse: Retta Visione (Sammā diṭṭhi), Retta Intenzione (Sammā saṃkappa), Retta Parola (Sammā vācā), Retta Azione (Sammā kammanta), Retta Sussistenza (Sammā ājīva), Retto Sforzo (Sammā vāyāma), Retta Presenza Mentale (Sammā sati) e Retta Concentrazione (Sammā samādhi), che guidano verso saggezza, moralità e disciplina mentale, come spiegato nel primo sermone del Buddha.

La saggia conclusione dovrebbe essere che anziché parlare della "storia dello yoga" che postula un ente originario chiamato yoga, è semmai opportuno trattare solo della "storia dei discorsi sullo yoga", con un continuum ondulatorio fatto di aperture e chiusure. 

Gli autori:  Federico Squarcini, Dottore di ricerca in 'Studi Religiosi: Scienze Sociali e Studi Storici delle Religioni' presso l'Università di Bologna, è Professore associato di Storia delle religioni all'Università Ca' Foscari di Venezia. Luca Mori, filosofo e formatore, insegna Storia della filosofia all'Università di Pisa. 

Yoga. Fra storia, salute e mercato - Federico Squarcini e Luca Mori - Parte II

 Dallo yoga di ieri allo yoga di oggi.    

Non è facile scegliere e selezionare una tra le tante versioni dello yoga odierno.  Spesso nelle nuove proposte si fa il richiamo alle origini e alla tradizione  e   alla codifica di una nuova variante introdotto, che poi assurge a stile inedito, distinguibile dagli altri che corrisponde alla coniazione di un marchio esclusivo.    

 

Ormai il termine yoga è usato e abusato. Il dubbio che affiora oggi è il seguente: lo yoga contemporaneo è indiano o è un prodotto occidentale? Spesso il riferimento alla sue origini indiane è illusorio e fittizio. Come ha fatto lo yoga a diventare la disciplina delle flessioni, delle torsioni che vediamo oggi nelle palestre e nei centri di tutto il mondo?

Lo Yoga Journal riporta che alle origini di queste trasformazioni ci sono alcune figure di traduttori che sono:  Sivananda che fa continui riferimenti al Brahman, al supremo Sé, Krishnamacharya che ha adattato la pratica dello yoga alle capacità degli allievi,  Kuvalayananda il padre dello yoga scientifico. 

Importante è cercare di capire come queste opere di traduzione della tradizione sono avvenute.  Kuvalayananda ha cercato di descrivere scientificamente gli effetti del pranayama, rendere visibile l'invisibile (vedi libro di Joseph S. Alter).   A partire dagli albori del XX secolo si diffonde l'abitudine di praticare yoga prestando attenzione al corpo, agli effetti delle posizioni, e ci si riferisce in termini sempre più astratti al samadhi, l'ultimo grado dello yoga,  che addirittura scompare nelle guide attuali sullo yoga. Questo aspetto non rientra tra le aspirazioni di benessere dolce e facile a cui molti praticanti oggi anelano. Per molti autori l'inserimento delle asana è stata una sovrapposizione tarda su quella che era essenzialmente una disciplina spirituale.

Quando l'uso del termine yoga resta pertinente con l'attività svolta?  Quando fa riferimento alla tradizione, anche se in modo parziale o distorto? Spesso il termine yoga viene usato per la suggestione che produce, senza però chiamare in causa nessuna continuità effettiva con le antiche pratiche. 

Alcune volte si creano delle contraddizioni; ad esempio un festival yoga libero da implicazioni religiose non può poi proporre divinità del pantheon indù come Siva e Vishnù.   Si tende a separare lo yoga dalle religioni, senza tener presente che nello yoga ci sono riferimenti continui al Divino e non si può esulare dal prendere in considerazione Ishvara, che favorisce il processo della conoscenza del Sé.  

Per poter fare riferimento ad una tradizione ci deve essere chi trasmette e il contenuto trasmesso, e un'origine, un principio veritativo che veicola una visione metafisica, il ruolo dell'uomo nel cosmo. E spesso c'è un'autorità che difende queste istanze. Nel caso dello yoga è un po' più complicato, non essendoci questa autorità, il termine yoga è stato associato a varie tecniche ascetiche, è stato utilizzato da buddhisti e giainisti, ed è stato praticato in relazione a diverse visioni metafisiche, e qualcuno lo ha associato anche a una forma nuova di religione.

Spesso si fa riferimento ad un cuore della tradizione, come ad esempio Desikachar che con il suo libro chiamato proprio Il cuore dello yoga,  individua il cuore dello yoga negli Yoga Sutra di Patanjali, e propone di adattare lo yoga alle diverse capacità delle persone.   Questo con la convinzione che al mutamento delle forme non segua il mutamento dei contenuti. Ma è ricorrente che i contenuti cambiano quando sono veicolati con nuovi sistemi. Se seguissimo esattamente le indicazioni proposte da Patanjali, (vedi pratyahara, ritiro dei sensi, distacco dagli stimoli esterni,  ecc. che erano le pre-condizioni di ogni passaggio successivo) lo yoga non sarebbe per tutti. 

I due fattori che orientano il cambiamento sono la pragmatica della traductio/translatio e i dettami del trading.   Alcuni esempi.  Tara Guber proponendo il suo metodo Yoga Ed nelle scuole americane ha sostituito samadhi con pienezza/identità  e meditazione con tempo interiore.  Eros Selvanizza quando fa riferimento al teologo Antonio Rosmini come uno yogi straordinario, sottindende una sostanziale equivalenza tra l'Iswara dello yoga e il Cristo del cristianesimo. Tradurre lo yoga usando concetti mutuati dal mondo a cui si parla è ricorrente, quanto causa di molti effetti collaterali.  Emile Coué inventò tecniche di autosuggestione e del pensiero positivo facendo riferimento alla pratica yoga del japa (la ripetizione dei mantra) modificando il modo e il significato in cui si usa la rilassazione nello yoga.  

Lo yoga non è fitness ma può apportare enormi benefici a livello fisico,  lo yoga non è una terapia ma può apportare benefici a livello mentale, può contribuire alla ricerca interiore anche essendo un percorso spirituale.   Ci sono invece delle versioni diverse nell'associare lo yoga al rilassamento, in quanto praticare seriamente lo yoga si va oltre il rilassamento, si cerca di aumentare il controllo e lo sforzo per prendere contatto con l'energia kundalini. 

Molte associazioni yoga scrivono nei loro statuti che occorre rispettare le credenze, i valori dei praticanti, ma anche qui, anche Patanjali propone dei valori di base per iniziare il percorso, e occorre anche conoscere il contesto sapienziale dello yoga.  La Federazione italiana Yoga ha promosso l'introduzione dello yoga "laico", "occidentalizzato" nelle scuole (2000) sottolineando che nel praticare lo yoga non si deve cambiare il proprio stile di vita, ma servirà ad avere un rapporto diverso con il proprio corpo.  In questa opera di traduzione delle tradizioni si cerca di associare lo yoga allo sport, e recentemente si è discusso di introdurre addirittura lo yoga alle Olimpiadi.  La Federazione Kriya Yoga scrive che lo yogin può mangiare di tutto.  A questo punto Patanjali si rivolterebbe nella tomba.   Ma oggi, chi prenderebbe sul serio Patanjali quando parla dei poteri segreti degli yogi?

Oggi lo yoga è in vendita, e la logica del mercato si è appropriata dei benefici attribuiti a questa nobile disciplina coniando degli slogan efficaci.  Ci sono essenzialemnte quattro tipi principali di mercato dello yoga: 1- mercato della salute, 2- della bellezza, 3- mercato del wellness (benessere) e 4- mercato della spiritualità, come ricerca di una possibile dell'esperienza del divino, come superamento delle religioni particolari.  Molte proposte come yoga con la palla di Carol Mitehell, Woga (lo yoga in acqua), il Doga (da dog più yoga) e Bodycation (un misto di shiatsu, pilates, yoga), lo Yoga Facelift di Marie Veronique Nadeau  sono difficilmente collocabili nei quattro tipi di mercato.   Lo Yoga News di YANI riporta che in America sono state aperte classi yoga per snowboarders per aumentare la concentrazione;  il festival Yoga di Milano ha proposto Gioca-Yoga. E ogni volta, si pone l'accento su alcuni aspetti e si propongono versioni parziali dello yoga. 

Nasce anche un fiorente mercato di prodotti per lo yoga. Il Times of India parla di guru fabbricati in massa, e la competizione si sposta dalle palestre cittadine ai social dove l'aspirante yogin ha a disposizione una vasta offerta di yoga on demand. Si propongono manuali fai da te  e videolezioni, dove il ruolo del maestro scompare. Ci sono corsi anche per chi vuole avviare uno yoga business, qui si usano termini come prodotto. Si deve creare un brand, predisponendo uan serie di prodotti e vantaggi collaterali per chi lo acquista, Inoltre, la differenziazione dell'offerta è d'obbligo.   

Per riassumere: - è difficile fare riferimento al tema del "vero Yoga", -  le varie varianti hanno problemi di coerenza interna,  - é complicato prendere per riferimento il testo Yoga Sutra di Patanjali, senza però assumerne tutti gli aspetti, - si assiste ad una generazione dello yoga fisico. 

Si fa riferimento ad uno yoga affrontabile per moduli, a seconda delle preferenze dell'individuo, e questo dipende anche dal modo in cui lo yoga è stato tradotto, traslato, venduto.

Dovremmo vedere adesso 1- chi si dedica alla pratica dello yoga, 2 - dove lo si pratica, 3 - come lo si pratica, 4 - perchè, 5 - con quali credenze si pratica.  

  1.  Ieri poteva praticare il saggio che era arrivato al controllo del corpo, all'autocontrollo e si applica con dedizione e disciplina. Oggi tutti, a qualunque età e partire da qualsiasi stile di vita possono praticare yoga.
  2. Ieri si praticava negli ashram, in luoghi isolati. Oggi si pratica in ufficio, sull'autobus, in  palestra, in piscina, nella suana, ecc...
  3.  Ieri si praticava tenendo immobile il corpo e seguendo il respiro, si cercava di dominare il corpo e la mente, purificare il corpo e la mente, si cercava di arrivare al samadhi. Oggi si combina yoga e fitness, sul treno, usando il computer, mischiato al Tai chi, Pilates, Kung Fu, come pratica sportiva.
  4. Ieri si cercava il fermo dominio dei sensi, la vera natura dell'Atman, per arrivare alla pace che culmina con il nirvana, per effetto della dedizione totale al Isvara si raggiuge la perfezione samadhi.   Oggi si pratica per il benessere, per eliminare l'ansia e lo stress, per coltivare l'interiorità, per ottenere una forma fisica, per aumentare la produttività.
  5. Ieri si pensava che sopra la realtà empirica, c'era l'Atman, si cercava la  vera natura dell'Atman. Oggi non si fa riferimento a nessuna credenza specifica, e spesso i riferimenti all'induismo sono esplicitamente evitati. 
Per concludere, una definizione unitaria dello yoga è di fatto impraticabile, in quanto metterebbe indebitamente sullo stesso piano, la molteplicità delle varianti pratico-discorsive utilizzate dai vari studiosi.

Gli autori:  Federico Squarcini, Dottore di ricerca in 'Studi Religiosi: Scienze Sociali e Studi Storici delle Religioni' presso l'Università di Bologna, è Professore associato di Storia delle religioni all'Università Ca' Foscari di Venezia. Luca Mori, filosofo e formatore, insegna Storia della filosofia all'Università di Pisa. 

Alcuni siti consultati e citati nel libro:   www.yoganews.org,     www.dweb.repubblica.it   www.insegnantiyoga.it   www.yogafit.it  yogajournal.it   

Lo Yoga è per tutti?

Mi sono avvicinato allo Yoga non prestissimo, avevo quasi quarant'anni, un terribile mal di schiena e problemi alla cervicale, e da subito ho capito, nonostante l’età, che quella pratica fosse qualcosa di divino, di superiore che fosse la più grande fortuna che mi potesse accadere.    
E lo Yoga è diventato la nota di colore della mia giornata.      
Da quando pratico Yoga, ascolto continuamente la seguente affermazione: " Che lo Yoga è per tutti! "

Dopo tanti anni di pratica posso affermare che tutti possono praticare lo Yoga, ma solo poche persone  scelgono di seguirne la strada.   Strada ardua, in salita, faticosa…

No, la discriminante non è se sei sciolto, snodato, agile, forte, atletico o sei introspettivo, vegano, buddhista, induista, ascetico, ecc…

No, è una questione di scelta. Scegli di praticare seriamente con anima e corpo, oppure non puoi sperare di incontrare lo Yoga! O pratichi tutti i giorni e ne segui i principi che cambieranno la tua vita altrimenti non sarai nello yoga.

Lo Yoga non è uno sport, un hobby o una ginnastica per far passare il mal di schiena o la depressione, no, e non è nemmeno una disciplina ma è uno stile di vita.    Lo Yoga è una scelta!

Molti hanno la fortuna di avvicinarsi allo Yoga, io dico sempre che è una grazia ricevuta, tutti ne sono  in qualche modo attratti ma solo pochi, dopo i primi tempi, ne continuano la pratica. 

Certo, la vera discriminante è quanto sei disposto a dare, quanto sei disposto a cambiare, quanto sei disposto ad andare oltre, quanto sei disposto a lasciare andare, quanto sei disposto a modificarti e a modificare il tuo mondo…      E così si scopre che sono davvero pochi coloro che vogliono veramente cambiare, uscire dalla loro zona di confort;  e posso quindi  dire che lo Yoga è per pochi eletti.

Testi fondamentali sullo Yoga

Lo Yoga non presenta un’unica forma ed un’unica tradizione. Le tradizioni yogiche sono parecchie e tendono a moltiplicarsi, ma tre tradizioni fondamentali si sono affermate nel tempo e da esse le altre tradizioni hanno tratto la loro origine.  Esse sono, in successione, il Kriya Yoga, il Raja Yoga e lo Hatha Yoga.              

Si passa dall’esperienza spontanea dell’estasi mistica del Kriya Yoga, all'induzione scientifica della trance estatica del Raja Yoga e da questo alla sua variante “corporea" dello Hatha Yoga.  I testi fondamentali di queste tre tradizioni sono:  

  • La Bhagavad Gita, è la prima testimonianza riguardante il Kriya Yoga, databile al V-I sec. a.C. 
  • Lo Yoga Sutra, è il primo trattato sistematico del Raja Yoga, e risale tra il II sec. a.C. e V sec. d.C.
  • La Goraksa Sataka, la prima esposizione dello Hatha Yoga, è probabilmente dell’XI secolo d.C. La sua esposizione più compiuta, lo Hatha Yoga Pradipika, è datata intorno a 1600
Riporto di seguito il link ai testi completi in Pdf presi dal ricchissimo sito di Gianfranco Bertagni (http://www.gianfrancobertagni.it/ ).   Gianfranco Bertagni insegna presso la Scuola di Filosofia Orientale (www.scuoladifilosofiaorientale.it) ed è docente all'interno della cattedra di Storia delle Religioni. 
 

Testo completo della Bhagavad Gita: 

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/bhagavad.htm

 https://www.yogawaytrieste.org/files/Download/BHAGAV_GITA.pdf                 

Testo completo degli Yoga sutra

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/meditazione/yogasu.pdf 

http://www.yogawaytrieste.org/files/Download/Patanjali_Claudio_Biagi.pdf

Testo completo dello Hatha Yoga Pradipika: 

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/tantra/donnini.pdf

 http://www.yogawaytrieste.org/files/Download/hatayoga_pradipika.pdf

 

 Vedi anche :  https://maramici.blogspot.com/2024/08/testi-completi-in-pdf-dei-testi-sullo.html 

______________ 

Per chi è troppo impegnato può trovare i riassunti qui:   

https://maramici.blogspot.com/2023/04/articoli-del-blog-sullo-yoga.html 

Per chi volesse avere un'idea sullo yoga può leggere il riassunto del libro che ho scritto 

https://maramici.blogspot.com/2023/11/riassunto-del-libro-lo-yoga-spiegato.html

  ________________________

Link per le sequenze di yoga       

Per prepararvi alla lezione potreste dolcemente fare da casa questa FACILE  sequenza:  https://maramici.blogspot.com/2023/09/sequenza-di-posizioni-yoga-facile.html

Quelli che sono già in forma potrebbero fare la sequenza di yoga proposta dal protocollo yoga  https://maramici.blogspot.com/search?q=protocollo+yoga

Sequenze proposte da Jayadev il responsabile dello yoga ad Ananda - Assisi https://maramici.blogspot.com/2021/08/sequenze-di-yoga-proposte-da-jayadev.html

Sequenza proposta da Sivananda -  difficoltà media.   https://www.sivananda.eu/it/posture-yoga/sequenza-per-livelli-intermedi.html 

Altre sequenze di yoga:  https://maramici.blogspot.com/2021/06/sequenze-di-yoga.html 

______________________

Meditazioni guidate con il Maestro yoga Amadio Bianchi

https://www.podomatic.com/podcasts/pdpeter77 

________________

Yoga Pills è un mini portale dello yoga dedicato a tutti i praticanti appassionati di yoga, dai principianti agli insegnanti.   Si tratta di un'iniziativa senza fini di lucro, con lo scopo di favorire la diffusione e la comprensione di questa antica e affascinante disciplina e fornire utili informazioni e servizi.  Vedi:       https://www.yogapills.it/       

E' inoltre promotore di un ambizioso progetto collaborativo ovvero Yogapedia.it,  la prima enciclopedia italiana interamente dedicata allo yoga.    Vedi:   https://www.yoga-magazine.it/2017/01/yogapedia-it-la-enciclopedia-italiana-libera-interamente-dedicata-allo-yoga/      

Yoga Magazine:   https://www.yoga-magazine.it/

Esempi di contenuti: -- Principali Maestri yoga ....   https://www.yogapedia.it/index.php?title=Maestri_dello_Yoga   -- Come costruire una sequenza yoga  https://www.yogapills.it/come-costruire-una-sequenza/


Testi sullo yoga

Lo yoga è il più grande dono dell’India al mondo.”  ~ T. Krishnamacharya     

Testi sullo yoga che non dovrebbero mancare nella tua biblioteca se sei interessato allo yoga.

Testi classici  base.

  • Yoga Sura di Patanjali con commenti di Vyasa
  • Bhagavad Gita  con commenti di Sivananda
  • La Lucerna dello hatha yoga (Hatha Yoga Pradipika)  -  Svatmarana  (o Swatmarana)
  • Gheranda Samhita 
  •  Shiva  Samhita        

 Altri testi. 

  • Lo Yoga - Mircea Eliade 
  • Le Perle del Tantra - David Donnini
  • Imparo lo yoga - André Van Lysebeth
  • Perfeziono lo yoga -  André Van Lysebeth
  • Il cuore dello Yoga -  T. K. V. Desikachar 
  •  Lo yoga integrale - Sivananda
  •  La potenza del pensiero - Sivananda
  • Yoga pratici. Karma yoga, Bhakti yoga, Raja yoga  - Vivekananda
  • Asana Pranayama Mudra Bandha - Satyananda 

 Libri dei Maestri che ho seguito.

  • Yog Album - Gyanander I doni dello Yoga - Antonio Nuzzo   
  • Yoga. Armonia, potenza, saggezza. Lo yoga dei grandi maestri -  Giorgio Furlan  ( morto nel novembre 2021)
  • La gioia di vivere. Con lo yoga e la yogaterapia - Amadio Bianchi
  • La scienza della vita. Lo yoga e l'ayurveda - Amadio Bianchi

Vedi Link:  

  • https://www.youtube.com/watch?v=-4V2Hgk5_0s   
  •  https://www.youtube.com/watch?v=OoK-v0Yjh60

Lo Yoga Rahasya ("I Segreti dello Yoga")

Lo Yoga Rahasya ("I Segreti dello Yoga") è un antico testo sanscrito attribuito al saggio del IX secolo Śrī Nāthamuni, fondamentale per la visione inclusiva e terapeutica dello yoga. Recuperato nel XX secolo dal maestro T. Krishnamacharya, il testo sottolinea l'accessibilità dello yoga per tutti, indipendentemente da età o genere, focalizzandosi su bhakti (devozione), prapatti (abbandono) e sull'adattamento delle pratiche (asana e pranayama) alle esigenze individuali. 

Ecco i punti chiave del Yoga Rahasya di Nāthamuni:

  •     Origine e Riscoperta: Sebbene risalente al IX secolo, si narra che Nāthamuni abbia ricevuto questi insegnamenti in trance meditativa da Nammalvar. Dopo essere andato perduto per secoli, il testo è stato riscoperto e tramandato da T. Krishnamacharya.
  •     Approccio Inclusivo: Il testo evidenzia che lo yoga non è solo per rinuncianti, ma per tutti, inclusi i capifamiglia, le donne e le persone di ogni ceto sociale.
  •     Prapatti Yoga: A differenza dell'Ashtanga Yoga classico, che in quel periodo era limitato, Nāthamuni introduce la Prapatti (completa devozione/abbandono al divino) come via accessibile per il raggiungimento spirituale.
  •     Yoga Terapeutico e Personalizzato: Il testo offre approfondimenti sulla salute, la guarigione e l'applicazione terapeutica dello yoga. Enfatizza che gli asana dovrebbero essere adattati alla struttura corporea del praticante e che la respirazione (pranayama) è cruciale per la stabilità mentale.
  •     Struttura: Il Yoga Rahasya contiene insegnamenti su asana, pranayama, bandha e, in modo significativo, sulla spiritualità applicata alla vita quotidiana. 

Questo testo è pilastro della tradizione Viniyoga, che pone l'accento sull'adattamento dello yoga all'individuo. 

venerdì 2 gennaio 2026

Vinyasa Yoga

Il termine Vinyasa Yoga deriva dall'unione dei due termini sanscriti vi, ovvero “in modo speciale” e nyasa, “posizionare/fare”.      

Vinyasa è un termine usato in ambito militare per indicare come erano predisposte le armate,  è anche l'intelligente predisposizione di un percorso yoga ---  salita  --- apice --- discesa. Può essere paragonato ai raga, le melodie indiane.  Il termine indica anche come si entra e si esce da una posizione yoga. 

Il Vinyasa Yoga è uno stile della disciplina dello Yoga, caratterizzato da una profonda coordinazione tra movimento e pranayama, ossia da quella parte dedicata alla respirazione.  

Nel testo Yoga e religiosità, Krishnamacharya, uno dei padri dello yoga moderno, parla del Vinyasa Krama.  che non è semplicemente una sequenza fluida di posture, ma un metodo preciso e progressivo in cui ogni movimento, ogni respiro e ogni posizione sono inseriti in un contesto didattico ben strutturato. Asserisce anche che nella pratica yoga siamo l'osservatore e l'osservato. L'auto-osservazione ci permette di determinare il punto di partenza, di dove siamo. Le pratiche dello yoga dovrebbero variare in funzione del praticante e anche dell'ambiente esterno, e dell'orario della giornata. 

Nello yoga la pratica deve essere graduale.  Desikachar, il figlio di Krishnamacharia era un ingegnere, e ha applicato un principio razionale nell'impostare una sequenza di posizioni yoga. Prima si fa una struttura esterna della sequenza in cui il respiro deve guidare il movimento, poi si determina la struttura interna. La asana lavora sul corpo,  il respiro sul prana,  solo quando si uniscono ci possiamo avvicinare alla sospensione delle modificazioni della mente/coscienza:  "chitta vritti nirodha" sutra I.2 del testo Yoga Sutra di Patanjali.  Si deve rispettare anche il sutra II.16. che asserisce che le asana non dovrebbe procurare sofferenza, vedi: II.46.  II.47.  II.48.  Le asana devono essere stabili e confortevoli.   Occorre il giusto sforzo in alcune parti del corpo  e  la capacità di rilassare altre parti del corpo; Tutto questo immerso nella capacità di osservazione, della conoscenza di noi stessi; svadhyaya.

Le premesse per costruire una sequenza  sono:  1- partire dalla situazione attuale, 2-  lavorare per sciogliere il corpo, 3 - essere consapevoli di come si esce da una situazione   4- la pratica dinamica è preparatoria per la statica, 5- occorre fare una contro posizione subito dopo l'asana  6)  si parte dalle posizioni più semplici per arrivare alle più complesse.

Le asana sono degli utensili, occorre un  lavoro sulla pratica statica e sulla pratica dinamica,  un corretto riposo tra le posture per assorbire l'effetto della postura,  creare una transizione (ad esempio si inizia con posizioni in piedi, poi seduti, poi sdraiati), apportare delle modifiche adattando le posizioni agli individui,  diversificare (per rendere esperienziale l'asana), coltivare le qualità interiori (bhavana),  focalizzare l'attenzione,  canalizzare la mente sull'azione consapevole.  Il respiro è adattato alla persona, si usa il  pranayama per attivare l'energia  e il mantra per ottenere il focus.  Drishti è la “vista”, “sguardo” o “punto focale”. È un punto specifico su cui bloccare lo sguardo o la visione interiore, ed è utilizzato durante la meditazione o mentre si tiene una postura yoga.

Nel preparare le sequenze occorre considerare anche il momento della giornata e la stagione, occorre imparare ciò che attiva energia o meno, combinare la respirazione alla stessa sequenza può diventare più impegnativo o meno impegnativo.  Lo yoga chikitsa, lo yoga terapeutico segue altre regole.

Hatha Yoga - Antonio Nuzzo

Haṭha significa unione del sole e della luna: è il processo attraverso cui si sviluppano le capacità coscienziali per entrare in contatto con il corpo di energia, non con il corpo puramente fisico. L’unione delle due correnti energetiche, ida e pingala, non è un fatto meccanico, ma avviene grazie alla coscienza. L’elemento principe di questo processo è il respiro. Tutte le pratiche dovrebbero essere assoggettate al respiro, perché l’obiettivo profondo dell’haṭha yoga è il pranayama. Il respiro è il punto di partenza e anche il punto di arrivo del lavoro yogico.    

Come afferma la Hatha Yoga Pradipika: «Quando il respiro è instabile, la mente è instabile; quando il respiro è calmo, la mente è calma».

L’elemento più elevato del pranayama è il kevala kumbhaka, che comprende inspirazione, ritenzione, espirazione e ritenzione. Pranayama e kumbhaka non sono separati: il kumbhaka rappresenta la forma più evoluta del respiro. Il respiro entra naturalmente nel kumbhaka quando il corpo è immobile, la mente è rilassata e l’organismo non richiede ossigeno. Quando il respiro diventa quasi impercettibile, ci si avvicina a questo stato.

Il respiro si manifesta attraverso tre fasi: respirazione addominale, toracica e clavicolare. Nel neonato la respirazione è addominale ed è legata agli istinti primari. Crescendo, il bambino entra in relazione con la madre, nasce il sentimento, l’emozione, e la respirazione diventa più profonda, trasformandosi in respirazione toracica, spesso accompagnata dal sospiro. Nell’uomo adulto le emozioni continuano a influenzare il respiro, che tende a coinvolgere maggiormente la zona toracica.

Lo stato mentale è strettamente connesso all’energia: quando siamo in uno stato di gioia, abbiamo energia in abbondanza. Anche la posizione yogica, se correttamente ottenuta, genera gioia ed energia; al contrario, la posizione fisica praticata in modo meccanico consuma energia. In ogni pratica esiste un progetto nascosto, che non va forzato né anticipato.

Non bisogna proiettarsi sul risultato dell’azione. È necessario affidarsi a un maestro che sappia guidare il processo. Lo yoga è la maturazione di questo progetto: il respiro diventa sempre più sottile e l’azione si trasforma nello strumento attraverso cui il respiro può essere vissuto.

L’osservazione è centrale: si può osservare con gli occhi fisici o con il terzo occhio. Con il terzo occhio si penetra la materia, si impara a vedere ciò che è nascosto, come lo stomaco, il fegato, gli organi interni. Un’attenzione particolare va rivolta al diaframma. Durante l’inspirazione il diaframma si contrae, durante l’espirazione si rilassa. Il primo passo è individuarne la posizione e imparare a metterlo in attività attraverso esercizi specifici. Occorre entrare nel processo con consapevolezza, perché attraverso il respiro entriamo nella nostra vita più intima e il primo incontro avviene proprio con il diaframma.

Infine, se contiamo il respiro, la mente cognitiva entra in contrasto con esso. Non è la mente razionale che deve guidare il respiro, ma la coscienza: è la coscienza che sa determinare naturalmente quando terminare l’inspirazione e quando concludere l’espirazione.

In definitiva, l’Hatha Yoga è un cammino di ascolto, integrazione e raffinamento. Attraverso il respiro, il corpo diventa il luogo della rivelazione e la coscienza lo spazio in cui le polarità si riconciliano.

giovedì 25 dicembre 2025

Chakra e Yantra

Chakra è un termine che significa "centro", "ruota". Gli Yantra sono i diagrammi simbolici, usati per la meditazione e si riferiscono ai chakra. L'energia che si accumula nei sette chakra ci consente di avere un'attività intellettuale, emotiva e spirituale. 
1° chakra, muladhara o “chakra della radice”. Posizione: nella parte inferiore del bacino, tra coccige e pube, e situato sotto l’osso sacro. Colore: rosso.    Significato: è la stabilità psichica nelle diverse situazioni della vita, la capacità di governare gli istinti;  associato all’elemento TERRA. Questo centro, formato da quattro petali è posto al di fuori della colonna vertebrale e a livello fisico corrisponde al plesso pelvico. Per attivarlo occorrono asana che lavorano sui piedi e sulle gambe.  Ghiandole: surrenali. Senso: olfatto. Bija mantra: Lam.    L'elefante è il simbolo del chakra.

2° chakra, svadhistana o chakra sacrale.  Posizione: metà inferiore del ventre, vicino al plesso sacrale.  Colore: arancio.  Significato: è connesso al cibo, alla gioia di vivere, alla sessualità e al corpo. È in relazione all’elemento ACQUA e al gusto.  Stimola creatività, sicurezza di sé e vitalità. Dal punto di vista fisico aiuta a prevenire i disturbi mestruali, e le malattie degli organi sessuali, i dolori ai reni, l’impotenza. Sei Petali.   Gli asana migliori per questo chakra, sono quelli che lavorano con i fianchi ed il bacino.   Ghiandole: testicoli e ovaie.  Senso: gusto. Bija mantra: Vam.    Il simbolo  di  questo  chakra  è il makara  un animale simile a un coccodrillo.
   
3° chakra: manipura o “chakra del plesso solare”. Posizione: metà superiore del ventre, due dita circa sotto l’ombelico. Colore: giallo.   Significato: rappresenta la volontà, l'autostima e l'autonomia personale. L’elemento è collegato al FUOCO.  Manipura controlla il potere di digerire. Questo terzo chakra è rappresentato da un fiore di loto che ha dieci petali . La vista è l’organo di senso. Quando non vi è equilibrio, c’è il rischio di nutrire un Ego smisurato, che ci impedisce di far salire l’energia verso il chakra del cuore.    La ghiandola endocrina associata a questo chakra è il pancreas. Gli asana migliori che lavorano con questo centro energetico sono quelli che utilizzano gli addominali.  Ghiandole: pancreas, surrenali. Senso: vista.   Bija mantra: Ram.  Il  simbolo  che troviamo è l'ariete, sacro ad Agni Dio del fuoco.

4° chakra, anahata o “chakra del cuore”. Posizione: zona pettorale del corpo. Colore: verde. Significato: è la capacità di amare. Composto da dodici petali. Nel chakra del Cuore risiede il Sé, l’Atma in sanscrito. La ghiandola endocrina associata a questo chakra è il timo, e questo centro energetico regola le attività dei polmoni, quindi il respiro, cuore, sistema circolatorio e respiratorio. Gli asana migliori per riequilibrare le energie di Anahata sono quelli di “apertura” del torace.  Ghiandola: timo, Senso: tatto. Bija mantra: Yam.   Il suo simbolo è la gazzella. 

5° chakra, vishuddha o “chakra della gola”. Posizione: nella metà inferiore del collo e a livello delle clavicole. Colore: azzurro / blu. Significato: è la creatività, la comunicazione, la spiccata percezione estetica.  E’ composto da Sedici petali e regola il funzionamento delle orecchie, del naso, della gola, del collo, dei denti, regola il funzionamento delle ghiandole tiroidee. dolce nella comunicazione.  La ghiandola endocrina associata a questo chakra è la tiroide, e questo centro energetico regola le attività di gola, collo, bocca, denti, mandibola, udito, esofago, parte alta dei polmoni, braccia.   La sua energia è associata all’elemento ETERE.  Ghiandole: tiroide, paratiroide. Senso: udito. Bija mantra: Ham. il  simbolo  è  l'elefante.

6° chakra, ajna o “chakra del terzo occhio”.  Posizione: si trova al centro della fronte. Colore: indaco.    Significato: è la mente razionale. Questo centro dai due petali controlla le ghiandole pituitaria e pineale a livello fisico, governa i nostri occhi.  La persona diventa compassionevole. Il chakra del terzo occhio è associato all’ipofisi, la ghiandola adibita al controllo del sistema ormonale. Le parti del corpo ad esso associate sono cervelletto, sistema nervoso, sistema ormonale, occhi, orecchie, naso e seno paranasale.  Gli asana migliori per riequilibrare questo chakra sono quelli maggiormente legati all’aspetto mentale, come gli esercizi di visualizzazione, concentrazione, o la meditazione.  Ghiandole: pineale (epifisi). Senso: vista. Bija mantra: Om. Il chakra  Ajna non è rappresentato da nessun  animale  e  questo  significa  che comprendiamo  che ogni albero, ogni pietra, ogni respiro, ogni coda di topo è il nostro SÈ; non esiste niente che non sia  in  noi.

7° chakra, sahasrara o “chakra della corona”. Posizione: sopra il cranio. Colore: viola.  Significato: comunione con il Divino, in senso individuale è l'autorealizzazione. Questo centro dai mille petali è il centro più importante ed è situato nell’area limbica del cervello.  Il chakra della corona è associato alla ghiandola pineale, un centro che, nel nostro corpo, regola il ritmo sonno-veglia, fame-sete e la temperatura corporea, oltre che stimolare l’ipofisi a produrre ormoni.   Per riequilibrare questo chakra si può fare Yoga Nidra.   Ghiandole: pituitaria (ipofisi). Bija mantra: Ah.  Qui avviene l'unione di Shakti e Shiva, gli opposti si uniscono.  

Le sette ghiandole endocrine che corrispondono ai sette chakra sono la pineale, la pituitaria, la tiroidea, la para-tiroidea, il timo, il pancreas, le ovaie e i testicoli. La pratica dei chakra stimola queste ghiandole portando il benessere.    Il prana fluisce nel nostro corpo attraverso degli speciali canali energetici chiamati “nadi“; questi canali energetici sono numerosissimi, (se ne contano più di 72.000), ma ne esistono tre principali:  Sushumna, Ida e Pingala.  Sushumna è la nadi principale; inizia il suo percorso alla base della spina dorsale e lo termina sulla sommità del capo.
 
Osho ha raggruppato i tre chakra più bassi denominandoli “la giungla”, e i tre chakra più alti denominandoli “il giardino”; il chakra centrale all'altezza del cuore l’anatha ed è la porta che conduce dalla giungla al giardino.
I primi tre appartengono ad una personalità estroversa, senza di loro la vita diverrebbe impossibile, costituiscono delle misure di sopravvivenza e vengono attivati sin dalla nascita. Sesso, denaro, reputazione, prestigio, fama appartengono tutti a questi tre chakra. Il sesso è l’epicentro della mente estroversa. I tre chakra superiori vengono attivati dopo un lungo lavoro su se stessi e di introspezione, la preghiera e la meditazione sono l’epicentro della mente introversa. Nel quarto chakra all’altezza del cuore si manifesta l’amore.
La filosofia dello yoga ci insegna che l'essere umano non è solo un corpo fisico fatto di ossa, muscoli e sangue, ma è costituito da tre corpi complessi (il corpo fisico, il corpo astrale e il corpo spirituale, comunemente conosciuto come anima) collegati tra loro attraverso l'energia vitale (il prana) e composti da molteplici strati  chiamati kosha.  
I prana sono le energie sottili di cui abbiamo bisogno per le attività della vita come pensare, parlare, muoversi, digerire, ecc. ed esistono cinque tipi di prana principali:  1- L'Udana prana si riferisce all'energia o alla forza vitale situata sopra il cuore.  2- Il prana prana funziona esplicitamente nella regione del cuore.  3- Il Samana prana è la forza vitale responsabile di facilitare la digestione e il metabolismo nel corpo umano. 4 - Il Vyana prana è  responsabile della circolazione del sangue e degli altri fluidi corporei in tutto il corpo. 5. L'Apana Prana è la forza dell'escrezione. Questo prana elimina ed espelle le scorie e le tossine dal corpo. 
Nello yoga si parla principalmente di cinque kosha (involucri) (Annamaya, Pranamaya, Manomaya, Vijnanamaya, Anandamaya) o tre corpi (fisico, sottile, causale), che descrivono la nostra esistenza su livelli diversi, dal grossolano (fisico) allo spirituale (beatitudine), ma se si cercano "4 corpi", si può fare riferimento ai quattro elementi che compongono l'Antahkarana (mente, intelletto, subconscio, ego) o ai quattro "tipi" di yoga (Kama, Artha, Dharma, Moksha), o alla "mente neutra" nel Kundalini Yoga, ma la visione più completa è quella dei cinque Kosha.     
I cinque kosha si trovano all'interno dei tre corpi. Kosha in sanscrito significa "guaina" o "copertura", i kosha sono cinque strati che racchiudono la Pura Coscienza (Purusha) o Sé (atman).  In sanscrito sono chiamati Annamaya Kosha (guaina del cibo), Pranamaya Kosha (guaina del prana o della vita), Manomaya Kosha (guaina della mente), Vijnanamaya Kosha (guaina della conoscenza o della saggezza) e Anandamaya Kosha (guaina della beatitudine). I 5 kosha, o strati, fungono da tappe per il nostro viaggio alla scoperta di noi stessi. Lavorando attraverso ciascuno di questi strati, possiamo muoverci verso uno stato di maggiore consapevolezza e autorealizzazione.

Facciamo adesso una visualizzazione degli yantra, che sono diagrammi basati sulla geometria sacra. Quando la narice sinistra Ida è attiva – la mente è predominante, quando è attiva la narice sinistra pingala – il prana è predominante.  
Partiamo dal muladhara chakra alla base della colonna fino ad arrivare all’anatha chakra dove risiedono le nostre migliori qualità. Con questa pratica risvegliamo queste qualità e generiamo buoni sentimenti sia all’interno di noi, che all’esterno.  Agiamo da spettatori, da osservatori. Adesso soffermiamoci sul respiro e sentiamo che non siamo separati dal resto e che facciamo parte del Tutto. Ritorniamo dolcemente alla nostra quotidianità.
 
-- Alla base della colonna, nel Muladhara chakra  visualizziamo un quadrato che è il simbolo della stabilità. 
-- All'altezza del plesso sacrale, nello Swadistana chakra, visualizziamo il quadrato con all'interno un cerchio simbolo della perfezione. 
-- All'altezza dell'ombelico. nel Manipura chakra, visualizziamo il quadrato con all'interno un cerchio, con all'interno un  triangolo con la punta verso l’alto che è il simbolo dell’elemento maschile. 
-- All'altezza del cuore, nell'Anatha chakra, visualizziamo il quadrato con all'interno un cerchio, con all'interno un  triangolo con la punta verso l’alto che è il simbolo dell’elemento maschile, e un triangolo con la punta verso il basso che è il simbolo dell’elemento maschile. I due triangoli rappresentano la perfezione, l’unione assoluta.                                                                                                                                 
                                                                                                                                                                                                                                                                            

Yoga contemporaneo tra tradizione, mercato e trasformazioni sociali

Nel contesto contemporaneo, lo yoga si colloca all’interno di un mercato ampio e fortemente competitivo, nel quale l’insegnamento e la pratica hanno subito profonde trasformazioni. Il praticante odierno, spesso, non si avvicina allo yoga con l’intento di approfondire i testi classici o la filosofia di riferimento, come gli Yoga Sūtra di Patañjali, ma ricerca prevalentemente benefici legati al benessere psicofisico. Questo scenario richiede agli insegnanti un atteggiamento di umiltà e apertura, nonché la capacità di superare modelli idealizzati o stereotipati dell’autorità spirituale (tipo santoni con la barba).                                                             

Lo yoga contemporaneo è largamente associato alla salute e al benessere, e ciò comporta la necessità di mediare tra le esigenze del mercato e la profondità della tradizione. Il lavoro di consapevolezza si sviluppa principalmente attraverso le āsana, intese non solo come esercizio fisico, ma come strumento di conoscenza del sé. Tuttavia, sia i praticanti sia, talvolta, gli insegnanti tendono a focalizzarsi sull’acquisizione di tecniche, rispondendo a una domanda orientata a risultati rapidi e misurabili, come la riduzione dell’ansia in tempi definiti.

Nonostante questa deriva utilitaristica, lo yoga continua a rappresentare, per molti, un percorso capace di incidere profondamente sull’esistenza individuale, offrendo un nutrimento interiore e favorendo processi di trasformazione personale. In tale prospettiva, lo yoga non dovrebbe essere concepito come un prodotto da vendere, ma come una pratica fondata sull’ascolto della persona. L’approccio pedagogico parte generalmente dalla dimensione corporea per aprirsi progressivamente a una dimensione più profonda e spirituale.

Dal punto di vista storico e sociologico, è significativo osservare come lo yoga, tradizionalmente praticato in prevalenza da uomini, sia oggi frequentato in maggioranza da donne e risulti accessibile a un pubblico ampio e diversificato. Da pratica di nicchia, riservata a contesti specifici, lo yoga si è trasformato in un’attività diffusa, subendo un’evoluzione che ha interessato sia il profilo del praticante sia le modalità della pratica stessa. In questo processo, alcune forme di yoga si sono avvicinate ad altre discipline corporee, come il pilates, mentre si è ridotto lo spazio dedicato allo studio dei testi, meditazione e alla riflessione teorica. Ne deriva la necessità di individuare una mediazione tra passato e presente, capace di preservare i fondamenti etici e filosofici della tradizione senza ignorare le trasformazioni in atto.

Lo yoga, inteso come stile di vita, si caratterizza tradizionalmente per la lentezza e per un approccio esperienziale. Tuttavia, gli insegnanti si confrontano oggi con gruppi eterogenei e con richieste diversificate, che richiedono capacità di adattamento e di osservazione. La maggioranza degli allievi tende a identificarsi con la dimensione corporea e a limitarsi alla pratica dell’Hatha Yoga, mentre solo una percentuale ridottissima partecipa a momenti di meditazione o di approfondimento testuale (circa il 2 - 3 %).

La tensione tra etica e mercato emerge con particolare evidenza quando l’insegnamento dello yoga rappresenta l’unica fonte di reddito. I social media e le nuove tecnologie hanno modificato profondamente le dinamiche di autorevolezza e visibilità, contribuendo a una trasformazione rapida che può generare opportunità ma anche squilibri. La pandemia da Covid-19 ha ulteriormente accelerato questi processi, favorendo la diffusione dello yoga online e creando nuovi spazi di condivisione e relazione. Oggi solo l'insegnante yoga presente sui social è considerato autorevole.

Parallelamente, la crescente diffusione dei corsi di yoga risponde a una domanda prevalentemente orientata alla risoluzione di problematiche fisiche, mentre la ricerca spirituale resta marginale. Sebbene la ricerca scientifica abbia confermato i benefici dello yoga, tale legittimazione ha contribuito anche alla sua mercificazione, lo yoga è diventato un prodotto, trasformando i praticanti in consumatori e relegando la dimensione spirituale a una piccola nicchia del mercato.   Ciò solleva interrogativi rilevanti su come preservare l’integrità della tradizione.

Anche se iniziative come la Giornata Mondiale dello Yoga promuovono un modello di yoga tradizionale, affermare l’esistenza di un’unica forma legittima di yoga diventa difficile. Comunque il marketing, pur essendo uno strumento inevitabile, dovrebbe essere subordinato a una proposta (anche se personale) autentica ancorata alla tradizione.

Fare l'insegnante yoga richiede passione, impegno ed etica e farne una professione a tempo pieno in un mercato molto competitivo diventa limitativo. La facilità con cui è possibile ottenere certificazioni in tempi brevi solleva questioni di responsabilità individuale e professionale.  

Un ulteriore nodo critico riguarda il valore economico dell’insegnamento. Tradizionalmente, chi seguiva dei corsi  faceva un'offerta. Oggi,  in una società in cui ciò che non è monetizzato tende a essere svalutato, la gratuità e l'offerta rischiano di assumere una dimensione ambigua, talvolta l'insegnante che chiede una semplice offerta, è accusato di essere espressione di dinamiche egoiche più che di autentica condivisione. 
Quasi la totalità degli insegnanti di yoga asserisce che i corsi di yoga devono essere fatti pagare perché gli insegnanti investono risorse economiche e tempo nella formazione e svolgono un’attività professionale che merita un riconoscimento adeguato. In questo senso, la remunerazione non è in contraddizione con l’etica dello yoga, ma ne costituisce una legittima declinazione nel contesto contemporaneo.

Riconoscere la complessità e la grandezza dello yoga implica accettarne la molteplicità: non esiste un’unica via, ma una pluralità di approcci coerenti con la diversità delle esperienze umane. 

Si può conservare l'etica e resistere alle lusinghe del mercato?  

Social media e Yoga

«Quando sei bloccato nel traffico, ricordati che anche tu sei il traffico»: 

La frase di Sharon Salzberg, richiamata da Good Taking Selfies di Adrita Das, offre una chiave efficace per riflettere sul nostro rapporto con i social media. I social network non sono entità astratte o strumenti neutrali: sono reti di persone, e il loro funzionamento dipende direttamente dall’uso che ne facciamo. In questo senso, la responsabilità non è solo tecnologica, ma profondamente umana.

L’uso intensivo delle piattaforme digitali è oggi associato a fenomeni come il tecno-stress, una forma di stress legata alla costante esposizione agli stimoli tecnologici. Come evidenziano studi e riflessioni presenti in testi come Umani, animali, macchine di Damiano Cantoni e Franco Fabbro, la relazione tra esseri umani e tecnologie sta ridefinendo i confini dell’esperienza, generando nuove illusioni percettive e relazionali. Le illusioni dei social, analizzate da Luca Chittaro e Giuliano Castigliego, mostrano come la comunicazione digitale semplifichi e distorca la realtà, mentre Serena Mazzini, ne Il lato oscuro dei social network, mette in luce i meccanismi di manipolazione e dipendenza.

Anna Lembke, ne L’era della dopamina, spiega come i social sfruttino i circuiti neurobiologici della ricompensa: la dopamina, originariamente legata a comportamenti di sopravvivenza come cibo e sesso, viene oggi stimolata artificialmente da notifiche, like e contenuti infiniti. Da qui derivano fenomeni come la FOMO (fear of missing out) e il doom scrolling, ovvero la tendenza a soffermarsi compulsivamente su notizie negative, alimentata dal cosiddetto negativity bias, che ci rende più reattivi agli stimoli negativi.

Questa esposizione costante ha anche conseguenze sul corpo: aumenta il dolore somatico, come dimostra la crescita dei casi di fibromialgia, e si accompagna a stanchezza mentale, depressione e zoom fatigue, emersa soprattutto dopo la pandemia. La comunicazione digitale, infatti, altera l’equilibrio tra comunicazione verbale (10%), paraverbale (50%) e non verbale (30%), sovraccaricando quest’ultima. Le emoticon, nate nel 1982 all’Università Carnegie Mellon grazie a Scott Fahlman, tentano di compensare questa mancanza, ma non eliminano il problema.

Il multi-tasking digitale ha effetti negativi sulla memoria e sull’attenzione, contribuendo a una vera e propria crisi dell’attenzione, tanto che in alcuni paesi, come l’Australia, si sta arrivando a vietare l’uso degli schermi sotto i 14 anni. Byung-Chul Han, in Nello sciame, descrive il digitale come uno spazio che favorisce la polarizzazione, la perdita dell’individualità e l’omologazione emotiva.

Un altro aspetto cruciale riguarda la profilazione: più informazioni condividiamo, più il nostro profilo diventa dettagliato e commerciabile, come dimostrano le inchieste sulla vendita dei dati (cash investigation). A questo si aggiungono fenomeni come i sock puppet, profili falsi usati per influenzare opinioni, e le strategie della psicologia della persuasione, che sfruttano scorciatoie cognitive come riprova sociale, gradimento, autorità e scarsità.

Esistono poi le ombre ambientali dei social: l’intelligenza artificiale e i data center hanno un impatto enorme, con consumi d’acqua equivalenti a quelli di 10 milioni di persone e emissioni di CO₂ paragonabili a quelle di 10 milioni di automobili.

Sul piano esistenziale, i social alimentano una solitudine digitale fatta di maschere e identità frammentate. Si parla di quattro tipi di sé: il sé online, il sé offline, il sé ideale e il sé reale. Pratiche come il phubbing (snobbare chi è presente per guardare il telefono), la condivisione continua delle vacanze e l’uso passivo dei social — limitarsi a osservare la vita degli altri — rafforzano il senso di alienazione. Jean M. Twenge, in Iperconnessi, e Jonathan Haidt, ne La generazione ansiosa, descrivono una generazione sempre più fragile, mentre Giuseppe Riva, in Io, noi, loro, analizza le trasformazioni dell’identità nell’era digitale.

A tutto questo si oppongono pratiche di consapevolezza come il digital detox e lo yoga, che aiutano a recuperare l’embodiment, ovvero il radicamento nel corpo, contrastando il disembodiment, l’alienazione corporea. Le neuroscienze mostrano che lo yoga stimola l’insula, area di integrazione mente-corpo, aumentando la materia grigia e favorendo un’immagine corporea più positiva.

Contrastare l’era dei social significa allora coltivare uno sguardo critico, accettare l’ipotesi di non sapere, mettersi nei panni dell’altro e osservare noi stessi dall’esterno. Iniziative come Parole O_stili (vedi link: https://www.paroleostili.it/) vanno in questa direzione, promuovendo un uso etico e consapevole della comunicazione digitale. Perché, in fondo, se i social sono il traffico, noi ne siamo parte attiva — e possiamo scegliere come attraversarlo.

Introduzione al Blog

Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono cir...