Lo yoga ha origini sono molto antiche. Secondo i Purana (antiche cronistorie ), in un'epoca remota colui che fra gli dèi regolava la vita e la morte degli esseri, avrebbe rivelato agli uomini il modo di superare i limiti delle percezioni dei sensi, e di conoscere con un'esperienza diretta la natura sottile del mondo apparente e dei suoi aspetti trascendenti, cioè dello spirito e degli dèi. Il nome di questo dio non si pronuncia, come nella foresta non si pronuncia il nome della tigre. In una lingua scomparsa lo si chiamava Ann, poi si chiamò Shiva (“il benevolo”).
Il primo adepto istruito da Shiva fu Matsyendra. La rivelazione shivaita è senza dubbio uno dei fenomeni più notevoli della storia del pensiero umano; si pensa che sia stata la fonte principale del pensiero filosofico indiano prima delle grandi invasioni. I suoi metodi di realizzazione spirituale, che ci sono stati tramandati sotto forma di tecniche yoga, rimangono la base conscia o inconscia di ogni vera ricerca interiore.
L'approccio shivaita, confluito nella cultura degli invasori Vedici, ha prodotto uomini che rifiutarono di ridurre a dogma ogni conclusione che non sia verificabile dall'esperienza. Tutto il loro sforzo fu teso allo sviluppo dei mezzi di percezione dello spirito umano, di cui le tecniche yoga dovevano diventare la base, che permettevano di sperimentare direttamente l'invisibile e la natura intima dell'universo e dell'uomo. Questo approccio, che oggi chiameremmo scientifico è il criterio essenziale del pensiero indiano in tutte le epoche. Un'altra leggenda vuole che il primo yogin sia stato Hiranyagarbha, il cui nome, però, è anche uno dei molti nomi con cui viene chiamato l'Assoluto.
Possiamo distinguere le seguenti fasi che hanno contribuito allo sviluppo dello yoga quale oggi lo conosciamo:
I. Periodo della Civiltà dell’Indo. Tra il 3000/1700 A.C. nell'India del Nord, Mohenjo-Daro e Harappa erano probabilmente le capitali di un regno dravida (una etnia locale). Nella religione troviamo il culto della Dea-Madre accanto a quello di un dio che potrebbe essere considerato un prototipo di Shiva. In questa regione è stata trovata una statuetta rappresenta uno yogin, assiso nella posizione classica del loto, che tiene gli occhi rivolti alla punta del naso con le palpebre abbassate in atteggiamento meditativo. Tutto ciò fa pensare all'esistenza dello yoga, sebbene non se ne conoscano le forme praticate.
La cultura dell'Indo finì per fondersi con quella degli invasori, gli Ariani, portatori dei Veda, di una cultura patriarcale e della lingua sanscrita.
Il Periodo Vedico. Fra i documenti dello spirito umano in nostro possesso, i più antichi sono i quattro “Veda” : Rg-, Yajur -, Sama -, e Atharva. I Veda, che significano sia vedere che conoscere, rappresentano la conoscenza metafisica non soggetta ad alcun cambiamento. I Veda sono difficili da datare, anche perché prima della sistemazione definitiva vi è stato un periodo lunghissimo di trasmissione orale.
Ciascun Veda consiste essenzialmente di quattro parti: Mantra (collezioni di inni), Brahmana (precetti religiosi), Aranyaka (scritture per gli eremiti) e Upanisad (insegnamenti filosofici e metafisici impartiti da maestri). Lo sviluppo del pensiero, dagli Inni alle Upanisad, dovette richiedere non meno di un millennio di elaborazione. Il desiderio di conoscere e capire il mondo portò a sviluppare nuovi metodi di indagine, che potessero andare al di là della ragione penetrando l'intima natura delle cose: tra questi metodi l'approccio shivaita, e lo yoga.
Al sacrificio concreto si sostituisce gradualmente, attraverso lo yoga, un sacrificio interiore, Si lavora sul corpo e sulla respirazione. Col tempo si afferma la gnosi e la conoscenza di Brahma. E l'evoluzione si completerà nelle Upanisad .
III. Periodo Upanisadico. Le vere basi dello yoga le troviamo nelle Upanisad. Considerate shruti o conoscenze rivelate e sacre, ben distinte dalle posteriori smrti o memorie, costituiscono la parte finale dei Veda, nel duplice significato di conclusione e scopo. In forma di dialogo, descrivono la conoscenza di Brahma o Assoluto e forniscono i mezzi per accostarsene; essendo assolutamente incomunicabile nella sua essenza. Forniscono le tecniche più o meno dirette per la realizzazione metafisica. Il Fine supremo è detto moksha o mukti o “liberazione”, in quanto l'essere che vi perviene è sciolto dai vincoli dell'esistenza condizionata, grazie all'identificazione perfetta con l'assoluto.
Il numero delle Upanisad è generalmente fissato in 108. In alcune di queste, per la prima volta, compare l'uso del termine yoga in senso tecnico (Nella Katha: “per yoga si intende questo forte contenimento dei sensi”). La più importante è la Svetasvatara, i cui concetti (i cinque prana , ecc.) verranno ripresi dallo Hatha yoga. Nella Brhadaranyaka troviamo anche istruzioni di tipo sessuale, come il riassorbimento del seme durante l'amplesso, per fini magici o per la longevità, che verranno riprese e approfondite dal tantrismo. Ma il vero progresso segnato dalle Upanisad sulle altre parti dei Veda sta nello spostamento del centro d'interesse dal mondo esterno a quello interiore.
Le divinità dei Veda muoiono e nasce il vero Dio, l'incorporeo Brahman. Si prega solo per essere liberati dal dolore e dall'ignoranza: “Dall'irreale conducimi al Reale, dalle tenebre conducimi alla luce, dalla morte conducimi all'immortalità”. L'attenzione si sposta, dal fatto fisico esterno, al Sé immortale interiore, situato di là dalla mente.
Nella Brhadaranyaka, una delle più antiche, il nobile Yajnavalkya pronuncia per la prima volta la formula estatica “ Aham brahmasmi ” ( Io sono Brahman ): l'affermazione della identità dello spirito umano con l'Assoluto è il vero segreto delle Upanisad.
Nella Chandogya, Uddalaka, uno degli spiriti più eccelsi tra quelli tramandatici dalle Upanisad, rivela al figlio Svetaketu, in un colloquio segreto, la dottrina del non-dualismo espressa nella formula “ Tat tvam asi ” (Tu sei Quello).
La Katha Upanisad comincia e finisce con una invocazione, quotidianamente recitata nei centri yoga che ad essa si ispirano, e che riguarda il rapporto fra maestro e discepolo nel processo di apprendimento: OM sahana vavatu / saha nau bhunaktu / saha viiryam karavavahai / tejaswina vadhi
tamastu / ma vidvisha vahai / OM shanti, shanti, shantihi! Il significato è il seguente:
“OM, che l'Atman o Realtà Suprema ci aiuti a crescere insieme / che insieme ci protegga e aiuti a compiere le opere importanti / che lo studio sia per entrambi glorificante / che fra di noi non sorga mai alcun contrasto / OM, armonia e pace (ripetuto tre volte: dagli elementi disturbanti provenienti dagli altri, da noi stessi, dalle forze della natura).
Nella Katha Upanisad appaiono tutti quegli aspetti psicologici e meditativi che verranno in seguito sviluppati dal Samkhya e dallo Yoga. Riguarda il viaggio ultramondano di Nachiketas, il quale incontra Yama, dio dell'oltretomba e Signore della sapienza primordiale. Yama gli rivela la presenza dell'eterno Atman in ogni essere umano e gli insegna in quale modo esso debba venir suscitato nella coscienza dell'individuo finché è in vita.
La metafisica delle Upanisad è stata considerata secondo sei “punti di vista” o “darshana”. Il quarto di questi sei darshana è lo yoga, che quindi è un punto di vista più profondo del precedente (il Samkhya ) ma non in contraddizione con questo, e introduttivo al Vedanta, dove troviamo una completa esposizione del Brahman supremo. Lo yoga, tuttavia, è l'unico darshana che insieme all'aspetto speculativo presenta anche un lato “pratico-tecnico” (magistralmente esposto da Patanjali).
IV. Periodo Epico. Le due grandi epopee indiane, il Ramayana e il Mahabharata sono ricche fonti di informazioni circa i concetti e le pratiche yoga prevalenti ai loro tempi. Nel Ramayana i dialoghi di Rama con Hanuman, il re delle scimmie, ci danno alcune informazioni sul pensiero spirituale prevalente all'epoca.
Nel Mahabharata, poema epico composto intorno al VI secolo a.C., troviamo i 18 capitoli che costituiscono la Bhagavad Gita. Considerata e pubblicata come un libro a parte, la Gita è particolarmente ricca di informazioni sullo yoga. In questo poema, Krishna espone a Arjuna principi di valore universale, e insegna alcuni principi fondamentali dello yoga, in particolare delle tre Vie di : Jnana, Karma e Bhakti. Definisce lo yoga come “ samatvam yoga ucyate ”: “la mente in continuo equilibrio nella calma interiore è detta yoga”; e come “ yogah karmasu kausalam ”: “yoga è abilità nell'agire”: non possiamo non agire, ma possiamo farlo in modo “abile”, ossia senza venire coinvolti nei frutti dell'azione.
Krishna e Arjuna rappresentano, in realtà, rispettivamente il Sé e l'Io. I due protagonisti sono rappresentati sopra lo stesso carro, che in realtà è il veicolo dell'essere nel suo stato di manifestazione; e mentre Arjuna combatte, Krishna conduce il carro senza combattere. né essere coinvolto nell'azione; il campo ( kshetra) è quello dell'azione, attraverso la quale l'individuo sviluppa tutte le sue possibilità, ma questa azione non tocca minimamente l'essere principale.
V. Periodo dei Sutra. Lo Yoga sutra di Patanjali è il più antico e autorevole testo sistematico sullo yoga giunto fino a noi; raccoglie le tradizioni prevalenti al suo tempo e ha esercitato una grande influenza su tutti i pensatori e praticanti posteriori. Ancora oggi si studia e si interpreta, e da generazioni serve da guida sicura e affidabile. E' considerato lo yoga “classico” e la sua importanza pratica dipende soprattutto dal valore dei commentatori, dato che il testo in sé è di eccezionale difficoltà interpretativa. Il più conosciuto commentatore è stato Vyasa. Il praticante dopo aver praticato il Kriyayoga, potrà eventualmente accedere all'Ashtanga yoga, sistema integrato ad otto elementi, che dal piano fisico lo solleverà a quello metafisico. Questo percorso ci porterà al raggiungimento della “Liberazione”, o “Unione” con il Principio supremo.
VI. Periodo Medievale e Tantra. “Tantra ” significa “ordito” (come di un tessuto) e “ estensione ” o approfondimento dei testi più antichi. Secondo il Mahanirvana Tantra, durante la prima età o satya yuga, gli uomini erano saggi e virtuosi e praticavano yoga. Nella quarta ed attuale era cosmica, il “ kali-yuga ”, il dharma andò del tutto dimenticato. Secondo i Tantra, i mezzi tradizionali delle ere precedenti non sono più adatti, e propongono pertanto un nuovo metodo che ha il fulcro sul corpo. Lo scopo è di ottenere il dominio sulle dimensioni sottili dell'esistenza e entrare in contatto con la Realtà trascendente. Il microcosmo è un riflesso del macrocosmo e nella dimensione trascendente queste due realtà (oggettiva e soggettiva) sono assolutamente identiche.
Il tantrismo si sviluppò in Raja yoga, e come aiuto al Raja yoga fu sviluppato lo Hatha yoga, alcuni aspetti del quale divennero molto diffusi e popolari. Molte pratiche dello Hatha yoga traggono la loro origine dal tantrismo. Di tutta la letteratura, quella tantrica è la meno studiata e capita, forse a causa delle pratiche sessuali che ne fanno parte (comunque già presenti nei Brahmana e nelle Upanisad, in
particolare nella Chandogya e nella Brhadaranyaka). In ogni caso, l'atto sessuale proposto nella pratica è visto come atto cosmico di unione dei due principi opposti.