mercoledì 11 febbraio 2026

Grammy Awards al Dalai Lama

Nella notte di domenica 1 febbraio 2026, il Dalai Lama, a 90 anni, ha vinto il suo primo Grammy nella categoria “Best Audio Book, Narration & Storytelling Recording” per “Meditations: The Reflections of His Holiness the Dalai Lama”. A 90 anni, il monaco tibetano aggiunge un riconoscimento inedito alla sua collezione, spiegandolo come “un tributo alla nostra responsabilità universale condivisa”, non una celebrazione personale.   
 
 
 
L'audio-libro unisce riflessioni orali del leader tibetano a composizioni di musica classica indiana. La collaborazione porta la firma del maestro di sarod Amjad Ali Khan e dei figli Amaan Ali Bangash e Ayaan Ali Bangash, con partecipazioni di artisti occidentali come Maggie Rogers e Rufus Wainwright. In una dichiarazione diffusa sui canali ufficiali, il Dalai Lama ha sottolineato quattro parole-chiave che ricorrono da decenni nel suo insegnamento: pace, compassione, cura dell’ambiente, unità del genere umano. Non un dettaglio estetico, ma l’impianto morale di un’opera pensata per la voce, il respiro e il silenzio, più che per gli effetti. 

Il Grammy è storicamente una vetrina dove si incontrano politica, letteratura e impegno civile. Negli anni, hanno vinto qui figure come Michelle Obama, Barack Obama e Jimmy Carter, dimostrando come la narrazione sia un campo di influenza simbolica tanto quanto la musica. Il riconoscimento al Dalai Lama s’iscrive in questo solco, con un messaggio che intreccia spiritualità e diritti umani.

Il Dalai Lama richiama un lessico costante: interdipendenza, non-violenza, responsabilità verso gli altri, imparare a “disinnescare” l’ira. Il progetto si colloca nella linea di lavori che il monaco ha dedicato alla meditazione laica, ed è esattamente questa la ragione per cui il pubblico globale può avvicinarsi senza barriere dottrinali.

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