mercoledì 11 febbraio 2026

Il buddhista Matthieu Ricard avverte l’Occidente: «La benevolenza è una necessità assoluta oggi»

Il buddhista Matthieu Ricard avverte l’Occidente: «La benevolenza è una necessità assoluta oggi»

Monaco buddhista dal 1979, Matthieu Ricard vive da oltre 50 anni nella regione dell’Himalaya e viaggia frequentemente tra Europa e Asia. In occasione della pubblicazione del suo libro fotografico “Lumière” (Allary Éditions), Matthieu Ricard è tornato a parlare a Les Petits Papiers delle differenze culturali che ha osservato tra i due continenti, sottolineando la necessità della benevolenza e della ricerca spirituale nei tempi turbolenti della società occidentale contemporanea.

 

Quasi ottantenne, il buddhista ha imparato attraverso la fotografia a guardare il mondo in modo diverso: «Attraverso gli incontri si impara molto, lo sguardo si educa. Non si fotografa allo stesso modo. Ci si meraviglia dello sguardo di un bambino, di un anziano senza denti. E non ci si stanca mai della bellezza del mondo, della sua parte selvaggia. È qualcosa di così straordinario che ci porta a rispettare la natura, a prendercene cura». Con la sua macchina fotografica, Matthieu Ricard desidera «dipingere con la luce e il tempo» e «ridare fiducia alla natura umana, perché oggigiorno ne abbiamo davvero bisogno».

Ritrovare il sentimento comune dell’umanità.  Pur affermando di aver drasticamente ridotto i suoi viaggi negli Stati Uniti e in Europa, colui che è anche dottore in genetica cellulare presso l’Istituto Pasteur evidenzia i contrasti tra Asia ed Europa, passando «da una società molto collettivista a un’altra che è sempre più iper-individualista. Quando si vede l’ascesa del populismo, persone come Elon Musk che dicono “basta con l’empatia, la compassione non fanno per noi”, ci troviamo in un’epidemia di narcisismo che si manifesta attraverso i social network». «Le persone che pensano di sapere tutto, in realtà sanno ben poco.»

Matthieu Ricard invita a ricreare legami tra gli esseri umani, piuttosto che coltivare le differenze: «Ora ciascuno è talmente unico che bisogna rispettare questa unicità. In Asia si cerca di mettere maggiormente l’accento sulla nostra umanità comune: tutti desideriamo, per quanto possibile, sfuggire alla sofferenza. Se ci rendiamo conto di questo, vediamo il legame che ci unisce piuttosto che ciò che ci separa». Attacca il cinismo diffuso, «la corsa all’economia, il cosiddetto libero mercato, questa libertà delle dieci maggiori fortune che si realizza a prezzo della privazione di libertà dei più poveri». Il traduttore del Dalai Lama propone allora di «dare maggiore spazio alle buone notizie» nei media e di «ridare fiducia alla natura umana. La benevolenza invece delle divisioni, dell’ostilità, dell’odio che vediamo troppo spesso trionfare».

Imparare la benevolenza, il credo di Matthieu Ricard. Matthieu Ricard cita il Dalai Lama: «Spesso in Occidente le persone hanno troppa fretta». La via dell’illuminazione e della felicità richiede tempo, «tutta la vita», addirittura.  Secondo Matthieu, «la felicità è un insieme di qualità umane, principalmente la benevolenza, la compassione, la libertà interiore. E anche un po’ meno sentimenti esasperati di importanza personale. I grandi studiosi sanno quanto abbiano ancora da imparare. Le persone che pensano di sapere tutto, in realtà sanno ben poco».

Queste qualità non sono innate, ma si apprendono, si allenano. Coltivare la benevolenza passa inevitabilmente attraverso l’eliminazione dei sentimenti di odio. «Non si può dare un pugno e stringere la mano in modo amichevole nello stesso momento. Più riempite il vostro paesaggio mentale di benevolenza, meno spazio ci sarà per l’odio e la malvagità. Possiamo nutrire queste qualità umane fondamentali», spiega Matthieu.  Infine avverte che «l’altruismo, la benevolenza, la considerazione per gli altri non sono un lusso, non sono una cosa da ingenui, ma una necessità assoluta per affrontare le sfide del XXI secolo».

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