Fin da piccola scriveva, «capii che la felicità arriva solo a coloro che osano percorrere il loro sentiero personale».
Tra i mille yogi e maestri che hanno contribuito a diffondere lo yoga in occidente troppo spesso ci si dimentica di lei, la “madre dello Yoga”. Una donna eccezionale, che nei suoi 102 anni di vita ha attraversato tre secoli e cinque continenti.
Indra Devi, ovvero Eugenie Peterson, nasce a Riga (nell’attuale Lettonia) il 12 maggio 1899 e muore nel 2002. La sua vita è stata appassionante come un vero romanzo.
Inquieta, irrequieta, sempre in cerca “del” senso, nel 1926 Eugenia arriva a un meeting mistico-spirituale a Hommen in Olanda. Il suo incontro con l’Oriente e lo yoga avviene quando per caso ascolta una conferenza di Jiddu Krishnamurti presso la locale Società Teosofica. Dopo aver ascoltato il canto dei mantra dice: “"Mi sembrava di sentire un richiamo dimenticato, distante ma familiare. Da quel giorno tutto in me si è capovolto”.
Da quel giorno intraprende una ricerca di consapevolezza e crescita personale che la portano in India al seguito di Alice Adair, seguace teosofica e femminista, lasciando un fidanzato pronto a sposarla. In India, continuando la sua carriera di attrice, persevera negli studi e a Calcutta conosce il poeta Rabindranath Tagore. Ad Ahmedabad visita Sabarmati, l’ashram dove i devoti vivono secondo gli ascetici precetti di Gandhi. Le piacerebbe fermarsi, ma a un’aristocratica come lei non si può chiedere di pulire i bagni comuni. È una brava ballerina, una discreta attrice, decide di provarci con il cinema. Con il nome di Indira Devi (dea in sanscrito, poi diventerà Indra) viene scritturata per il film sentimentale The Arabian Knight insieme al giovane Prithviraj Kapoor, capostipite della dinastia di attori che ancora oggi furoreggia in India. Ma dura poco: l’avvento del sonoro travolgerà le occidentali che hanno fatto fortuna a Bollywood (al posto delle indiane, per cui quella di attrice era considerata una professione sconveniente).
Riesce a farsi accettare come allieva - prima donna in assoluto - da Krishnamacharya, nello Yogaśālā di Mysore Palace, nel governatorato del Karnataka. Con lei si formano B.K.S Iyengar and K. Pattabhi Jois, due fra i massimi maestri yoga del ventesimo secolo.
«Non ho mai insegnato a una donna, tantomeno straniera» racconta Krishnamacharya, il precursore del rinascimento dello hatha yoga (la disciplina così come la conosciamo noi oggi: lo yoga originario, o raja yoga, era più una questione di meditazione ascetica, mentre le varie posizioni, o asana, dello hatha, incentrate sul corpo, erano la versione meno nobile). Le impone una rigida disciplina: a letto alle 21,30, sveglia prima dell’alba. Niente carne, niente riso, zucchero, farina, spezie, sale, uova. Niente patate o carote, solo quello che cresce alla luce del sole. Lei obbedisce. Impara a stare seduta nella posizione del loto, in verticale sulle spalle, persino sulla testa.
Nello stesso tempo si sposa con Jan Strakaty, funzionario dell’ambasciata Cecoslovacca a Bombay. Quando il marito è trasferito in Cina e Indra decide di seguirlo, Krishnamacharya le chiede formalmente di lavorare come insegnante di yoga nel suo nuovo paese. Eugenie, ormai per tutti Indra, accetta e fonda la prima scuola di Yoga della Cina, a Shangai. Tra i suoi allievi ci sono molti russi e americani, che contribuiranno a diffondere la sua fama in occidente, fama supportata dalla grande dedizione e generosità. che la portano ad insegnare gratuitamente negli orfanotrofi, credendo profondamente nel valore pedagogico dello yoga.
Nel 1946 Indra perde improvvisamente il marito e in Cina ha inizio la Rivoluzione Popolare; Quando i giapponesi occupano Shanghai, decide di fuggire in America. Di nuovo la sua vita è a un punto di svolta e alla fine del 1947 riesce a ottenere un visto per gli Stati Uniti d’America e si trasferisce a San Francisco.
Poliglotta, cosmopolita, saggia e affascinante, Indra entra subito in contatto con una cerchia di intellettuali americani, tra cui lo scrittore Aldous Huxley, e ritrova Krishnamurti, l’uomo che l’aveva avvicinata allo yoga. Nel 1948 apre il suo primo studio yoga all’8806 di Sunset Boulevard, a Hollywood, e conquista l’America.
Al suo arrivo a Hollywood, lo yoga è screditato dai numerosi scandali religioso-sessuali dei primi santoni. Ma le sue lezioni su Sunset Strip, a un passo dal Mocamboe da Ciro’s, saranno affollatissime: Aldous Huxley e signora, la sua migliore amica Gloria Swanson, Greta Garbo, Jennifer Jones, una giovanissima Marilyn Monroe, Marion Mill Preminger.
Pratica, insegna e scrive i suoi primi libri, subito pubblicati in molti paesi del mondo, Italia compresa. Nel 1953 esce Forever Young, Forever Healthy, nel 1959 Yoga for Americans, il suo yoga per tutti: “uomini d’affari e sportivi, casalinghe e modelle”.
Nel 1953 si sposa una seconda volta, con il fisico antroposofico tedesco Dr. Sigfrid Knauer e continua la sua vita piena di studio, insegnamento, viaggi, che la portano a diffondere la pratica yogica in tutto il mondo. Con il marito forma una singolare coppia di medicina alternativa amata dalle star (lui è consigliere personale di Igor Stravinsky). Una come lei, di origini russe, con una strana professione e proseliti ovunque, non può che finire nelle mire dell’Fbi, ma le indagini federali non proveranno alcuna attività sospetta.
La svolta spirituale avviene a Dallas, dove si reca in visita alla fabbrica Page Boy, brand upperclass di abiti per la maternità di Elsie Frankfurt, stilista e socialite, e delle sue sorelle: Elsie, creatrice fra l’altro di un premaman ispirato alla posizione del loto che inaugura il boom dello yoga prenatale, si è messa in mente di far praticare gli asana a tutti i suoi dipendenti. È il 1963, anche J.F. Kennedy è in arrivo in città, Indra programma di incontrarlo. Non andrà così, come c’insegna la Storia. L’assassinio del Presidente la sconvolgerà tanto da rivedere le sue idee sullo yoga. E da convincerla a intraprendere una “crociata per cercare la luce nell’oscurità” fino in Vietnam. Sulla strada per Saigon incontra Papa Paolo VI, Indira Gandhi, il Dalai Lama, Sai Baba. Lo yoga è ormai, per lei, nientemeno che uno strumento per assicurare la pace nel mondo.
Fra il 1969 e il 1975 compie ben 19 pellegrinaggi in India. È l’era dell’Acquario, il santone indiano Sai Baba ha stuoli di seguaci e adoratori occidentali.
Fra tutti, lei la più devota: la chiamano Mataji (Madre), e quando arrivano in visita John Lennon e Yoko Ono, è lei a far loro da guida. Scrive un altro libro, Sai Baba and Sai Yoga. Non si pronuncerà mai sugli scandali di natura sessuale che travolsero il guru induista, ma prenderà le distanze.
Nel 1985 si trasferisce in argentina al seguito di un musicista di origini italiane, Piero De Benedictis, famoso come una rockstar, che le fa aprire i concerti fra preghiere e asana. Lui ha circa 30 anni, lei 80, ma sono amici, lui la tempesta di domande sulla reincarnazione perché ha perso un figlio, lei gli fa da madre.
Nel 1987 è acclamata presidente onorario dell’International Yoga Federation. Con la Fundación Indra Devi apre numerose sale da yoga a Buenos Aires. Diventa la consigliera spirituale di Roberto Díaz Herrera, il vice di Manuel Noriega, e il suo nome compare nei libri di Storia nel capitolo dell’invasione Usa di Panama
Il suo corpo si spegne serenamente nel 2002, a Buenos Aires. Le sue ceneri sono state disperse nel Rio de la Plata, «trasportate dai fiori acquatici dei fiumi sudamericani, i gambi disposti a disegnare un fiore di loto». Il suo spirito è vicino a tutte(e tutti) coloro che amano lo yoga.
Il modo più giusto per definirla è probabilmente il titolo dell’autobiografia che lei stessa scrisse in spagnolo nel 1999, allo scoccare dei 100 anni: Una mujer de tres siglos (La donna di tre secoli).
Ecco una breve bibliografia:
- - Indra Devi, Yoga in sei settimane (Yoga for Americans),- Indra Devi, Yoga e spiritualità.- Michelle Goldberg, The Goddess Pose (La posizione della Dea).- The Audacious Life of Indra Devi, The Woman Who Helped Bring Yoga to the West (L’audace vita di Indra Devi, la donna che contribuì a portare lo yoga in Occidente).
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