mercoledì 1 aprile 2026

Il Sorriso segreto dell'Essere - Mauro Bergonzi - 2

Mauro Bergonzi è docente d Religioni e Filosofie dell'India presso l'Università di Napoli e socio analista del centro Italiano di Psicologia Analitica.  A partire dagli anni '70 ha approfondito i percorsi meditativi di varie tradizioni orientali con uno spirito libero da dogmi e adesioni confessionali. Determinanti è stato il suo  incontro con gli insegnamenti di Nisargadatta Maharaji, Jiddu Krishnamurti e Tony parsons. Da diversi anni conduce gruppi di condivisione dell'essere (sat-sang) a Roma e Bologna.       

Il tesoro nascosto che cerchiamo è già qui con noi. Il risveglio consiste nella scoperta del proprio vero Sè, che coincide con la Totalità, oltre l'io individuale. La nostra natura originaria è perfetta così come è. La metafora nel buddhismo il sole è sempre lì, anche se coperto dalle nubi. Nell'Advaita vedanta si parla della signora che crede di aver perso la propria collana, mentre ce l'ha appesa al collo. Come dice Nisargadatta Maharaj: "Puoi trovare ciò che hai perdut, ma non puoi trovare ciò che non hai mai perso.  Invece di cercare ciò che non hai, scopri che cos'è che non hai mai perduto".  Il  Tao non conosce confini, eppure è sempre qui con noi. Se lo cerchi, lo perdi.

 

Esistenza e coscienza sono due parole per indicare la stessa cosa. Tutto ciò che apapre e scompare (suoni, colori, immagini, sensazioni, percezioni, ricordi, ecc) è dentro la Presenza-consapevolezza. la mente poi organizza le percezioni in insiemi separati, tracciando un confine tra le cose, me e il mondo, tra il dentro e il fuori.  E' la consapevolezza che vede tutto inclusa la mente.  Prima c'è la percezione, poi in un secondo momento sorge il pensiero "Io percepisco qualcosa" e nasce il dualismo tra osservatore e osservato. Tu non sei i molti, sei l'Uno. 

Non esiste un Io separato dall'Essere,  è l'Essere che fa tutto, compresa l'illusione di u n io separato. Noi siamo un'azione dell'Essere. Quando terminiamo di diventare diversi da quello che siamo, ci rilassiamo, smettiamo di fare e cominciamo veramente a essere.

Nel cammino della consapevolezza, si passa dalla prigione egoica alla posizione del testimone, in cui riusciamo ad essere spettatori di un fantasmagorico spettacolo sempre in movimento. L'osservatore e l'osservato sono due nomi diversi dello stesso indivisibile processo dell'osservazione. 

Il mondo esterno e la coscienza sono una sola e medesima cosa. la molteplicità delle menti individuali è solo apparenza, in verità c'è una sola mente - Schrodinger.  Anche Heisenberg ha affermato che al divisione del mondo in soggetto e oggetto, mondo interno e mondo esterno, corpo ed anima si rivela inadeguato e fonte di difficoltà. 

Dato che l'universo ci include, dire che noi osserviamo il mondo esterno equivale a dire che in realtà l'universo sta ossservando se stesso attraverso noi.  Il residuo che rimane inconoscibile nel sistema auto-osservante chiamato universo è proprio la coscienza, ossia la sorgente da cui scaturisce il nostro sguardo sul mondo. Il pensiero nel tentativo di cogliere la coscienza da cui esso stesso trae luce, crea il concetto di un illusorio io individuale limitato soltanto al soggetto osservante e falsamente contrapposto all'oggetto osservato (il mondo).   Il dilemma della nostra identità è dato da queste parole di Chuck Hillig: "Sono un puntino nero in uno spazio bianco, oppure sono uno spazio bianco con un puntino nero? 

Attraverso il p ensiero tracciamo un confine e dividiamo convenzionalmente la realtà, rimuoviamo la coscienza della sua unità, identifichiamo l'io all'interno. Sono le nostre griglie concewttuali a descrivere la realtà e decidewre dove finisce il sé e comincia il mondo esterno, e noi viivamo prigionieri di queste griglie.    Perchè non considerare l'idea che il nostro vero sé sia l'indivisibile Totalità dell'univewrso?

La verità non può essere conosciuta perchè tutti i limitati strumenti di conoscenza sono inadeguati rispetto al Tutto. 

Nell'autolimitazione in un io individuale e separato da tutto il resto, è inevitabile provare un senso di incompletezza, che ci segue come un'ombra.  Allora ad una certa età ci mettiamo nella prospettiva di una ricerca interiore e l'io diventa un ricercatore spirituale, e si procura un ennesimo esperto che gli insegni come essere felice.  Gli esperti rivolgendosi a te come un io separato non fanno altro che rinforzare l'ostacolo a vedere la completezza in te.  I veri maestri cercano di farti capire che tra loro e te non c'è nessuna differenza, siamo un unico flusso di coscienza globale.  Può succedere che il pensiero e l'attenzione collassino all'improvviso, l'io si dissolve e un gran senso di sollievo ci pervade.  

L'amore.  Tutto è Uno e io sono Quello. L'amore è la pienezza che esplode quando l'io separato sparisce.  

Tutto nell'universo è vibrazione energetica, l'energia è un movimento tra opposti che tende all'unità, nella prospettiva dualistica l'amore è un'energia che scorre tra due polarità opposte, l'io e l'altro.  Ma l'amore tende ad abolire la dualità soggetto/oggetto.  L'eros è la continua tensione verso ciò che ci manca per sentirci completi. Il maschile e femminile si annullano a vicenda nella completezza a cui tende l'eros, fisicamente simboleggiata dall'orgasmo.

Pag. 146  Spesso si fa l'amore con il proprio partner in modo routinario e ben poco soddisfacente, dall'altro si fa sesso sporco (ma più eccitante con amanti vari) per godere di ciò che non ci si permetterebbe mai di proporre alle proprie moglie e ai propri mariti, spesso con grande rammarico).   Il cosiddetto sesso tantrico si presenta il più delle volte in modo a dir poco desolante. Nelle tradizioni spirituali sono pochissime le voci che rivendicano una sessualità diversificata, piena e spontanea come espressione fisica della non dualità.  Arnaud Desjardins è uno  dei pochi che nell'ambito della spiritualità abbia osato affrontar eil tema della sessualità con spirito libero e aperto: una vera coppia si metterà nuda l'una di fronte all'altra , non solo fisicamente ma anche psicologicamente. La moglie rappresenta per il marito tutte le donne, tutte le possibilità femminili. E l'uomo rappresenta per sua moglie tutte le possibilità maschili.  Non ci sono regole, non ci sono proibizioni in un vero rpporto d'amore, c'è anche la più grande libertà di scoprire tutte le parti di sé e dell'altro. sdalle più oscure alle più luminose.  Sentiamo di non essere completi e cerchiamo la parte mancante fuori di noi, proiettandola su una persona, di solito dell'altro sesso. E attraverso questo rapporto veniamo in contatto con la parte negata in noi stessi.  Coem diceva Jung, nella second aparte delal vita, questa parte mancante riaffiora in forme psico-patologiche. 

L'eros è un'energia con cui tutti, anche gli asceti devono rapportarsi. Sempre Desjardins scrive: "l'attrazione sessuale è la legge fondamentale, la legge universale. La scelta è semplice; o una vita amorosa naturale, agevole, o l'ascesi vivificante, anche apportatrice di pienezza, oppure la nevrosi.  Molti aspirano alla realizzazione di una coscienza super-normael, dimenticando quanto faccia loro difetto la semplicissima normalità. 

L'amore altruistico è possibile, ma non può prescindere dall'amore di sé, o del Sé.  L'amore è la pienezza che esplode quando l'io separato sparisce. 

Nella prospettiva della manifestazione dualistica, l'amore - come il desiderio - è la ricercsa dell'unità.  Nella prospettiva NON dualistica, l'amore è l'espressione dell'Uno, è il sapore dell'Uno celato in ogni esperienza della nostra vita, il sapore del Sè che intimamente sentiamo di essere.  

La morte.  La nascita e la morte sono le due soglie dell'esistenza che segnano la nostra comparsa e scomparsa da un nulla ad un nulla. Allora cerchiamo di attribuire un significato alal nostra esistenza. Cominciamo a raccontarci delle storie che tentano di dare un senso alla nostra vita, per esorcizzare l'angosciosa possibilità che non abbia alcun scopo.  Non è tanto l'Ignoto in sè, di cui non abbiamo alcuna rappresentazione, a farci paura, quanto il fatto che, con al morte perderemo tutto ciò che conosciamo. Ma dal NON essere non può nascere niente. Noi prima di nascere siamo l'Universo, con la morte troneremo ad essere l'Universo.   Quando muoriamo abbandoniamo tutte le storie (tristi o allegre) del nostro film personale e ci tuffiamo in questo ignoto, nudi di ogni conoscenza. 

La coscienza. L'esperienza della realtà ci appare impropriamente come corpo, mente e mondo.     Se osserviamo il mondo percepiamo colori, suoni, sapori, sensazioni, percezioni, il mondo è una interminabile sequenza di percezioni. da queste percezioni cominciamo a costruire il corpo, la mente.  Tutto ciò che chiamiamo realtà non è aaltro che l'attività del percepire (mondo), del sentire (corpo), del pensare (mente).  L'io è il nome che diamo alla coscienza che percepisce, sente e pensa. Cominciamo anche a pensare che la coscienza sia dentro la mente.   Ma la coscienza non è immersa nel continuum spazio-temporale ma al contrario lo contiene.    Tra i contenuti che appaiono nel settore chiamato mente nasce il pensiero: io sono questo e non sono quello.   L'io sono è l'espressione verbale con cui la mente traduce l'immediata certezza di esserci e sapere di esserci, l'evidenza innegabile della mia Presenza consapevole.   Nasce così l'illusione della dualità, il sentirci individui separati dal mondo la fuori, con u n dentro (pensare e sentire) contrapposto ad un fuori (percepire). 

L'Io è coscienza, Sono è esistenza. L'esperienza primordiale dell'io sono è costante e fondamentale. Su questa identità, che viene prima di ogni esperienza specifica, si basa l'intera realtà. Senza di me - se non ci fossi io a percepire ogni cosa - l'intero universo non apparirebbe affatto. Tutto ciò che è vita e realtà presuppone l'Io sono.  Se eliminiamo la ocscienza, ogni altra cosa sparirebbe. 

Tutto è in me. Io non nego il mondo: lo vedo solo apparire nella coscienza, che è la totalità del conosciuto nell'immensità dell'ignoto.  

Chi sono io? Purtroppo nasce la convinzione che Io sia un individuo separato, Dall'idea di separazione nasce  un ineliminabile senso di perdita, mancanza, incompletezza, che a sua volta genera la ricerca della Totalità perduta.  Senza il miraggio dell'Io, non esistono libero arbitrio, né determinismo.  

ciò che sono deve essere già qui, ora.  Inoltre, ciò che sono è costante, non cambia mai, perchè ho sempre l'impressione di essere me stesso, pur attraversando tanti cambiamenti.  Resta la costante sensazione di esistere, esserci e sapere di esserci, una Presenza consapevole.    la parola coscienza rimanda a qualcosa che non è una cosa, bensì lo sfondo costante di ogni singola esperienza. L'Io è un semplice nome, un oggetto mentale che viene visto dalla vera coscienza, che resta inconoscibile e innominabile.    Quando pronuncio la parola IO, indico in realtà qualcosa oltre il pensiero, oltre ogni separazione: indico la Presenza vuota e consapevole da cui, in cui e a cui appaiono e scompaiono tutte le esperienze.  

Il Sé - ossia la coscienza - conosce l'Io separato, ma quest'ultimo (che è solo apparenza) non può conoscere il Sé. L'Io è una semplice azione del Sé.  In questa ottica, il concetto stesso di risveglio è un'irrealtà, perchè ciò che veramente siamo è una Presenza sempre sveglia. Non c'è bisogno del risveglio, la coscienza che costantemente siamo non dorme mai, neanche nel sonno o nel sonno profondo. 

Tu sei quella.  la coscienza e l'Io sono come il mare e le onde. Noi siamo sia il mare (la coscienza) sia le onde (l'individuo). Noi proviamo un senso d'incompletezzae di mancanza, di alienazione dal Tutto,  e comincia così la ricerca dell'Unità, della completezza che crediamo di avere perduto. 

A volte abbiamo l'impressione di felicità, che siamo completi e la ricerca si sospende.  La Totalità include ogni cosa anche l'Io che la cerca, e si trova ovunque (anche qui e ora). Ne consegue che la ricerca non solo è impossibile, ma anche del tutto inutile, perchè siamo la Totalità che cerchiamo. La ricerca rappresenta l'ostacolo maggiore al manifestarsi della liberazione.  La metafora classica del NON dualismo è quella della signora che cerca la collana, ma si è solo dimenticata di averla al collo. 

La ricerca spirituale è come andare in cerca del buio con una lanterna accessa in mano. Quando cade la ricerca, troverò.   Anche la ricerca, come tutte le cose, è una semplice espressione della Presenza, dell'Uno.  Il risveglio è un evento quasi impercettibile, appare quando la ricerca finisce.   Ma non ha niente a che fare con la comprensione.   

E' la coscienza che vede tutto, ma proprio per questo non può vedere se stessa. E' impossibile che la coscienza non esista, perchè essere coscienti è un'evidenza innegabile che viene prima di ogni altra esperienza. a non possiamo dire che cosa sia. 

Questa presenza consapevole, questo esserci e sapere di esserci è l'Io sono che costantemente ci abita. da questo Io si sprigiona l'intera gamma di esperienze che appaiono e scompaiono dalla Coscienza, diventando l'universo conosciuto. Nell'incessante danza del cosmo, l'Io sono è l'unico danzatore e tutte le esperienze che compèongono il mondo non sono altro che le infinite movenze della sua danza.  Danzatore e danza sono inseparabili. Quando finisce la danza, anche il danzatore cessa di esistere.  Ogni esperienza enlal nostra vita quotidiana - piacevole o spiacevole - è un invito a sentire la risonanza della vibrante nergia che senza sosta si sprigiona dalla Presenza, divenendo noi.  Sei sempre e comunque l'espressione della Presenza. Quando affiora la risonanza di questa incontenibile vitalità, non hai più bisogno d'altro: sei in caduta libera nella meraviglia senza fondo dell'Essere. Allora la tua intera vita esplode nel Mistero che sei: il sorriso segreto dell'Essere. 

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