Christophe André è considerato lo psichiatra preferito dai francesi. Autore di numerosi libri sulla psicologia delle emozioni, sulla meditazione e sulla fiducia in se stessi, ha dedicato la sua carriera a rendere accessibili al grande pubblico strumenti concreti per affrontare stress, ansia e le perturbazioni inevitabili della vita. In questa intervista, realizzata nell’ambito del programma di coaching collettivo C.A.L.M.E., André si racconta con una rara apertura personale: parla della sua irrequietezza giovanile, di una diagnosi di tumore che ha cambiato il suo sguardo sull’esistenza, e dei metodi che — secondo la sua esperienza clinica e personale — permettono di rimettersi a vivere.
In questo contesto, l’incapacità di dire no è una delle cause principali del burnout. André lo afferma con chiarezza: non possiamo fare tutto. E la pretesa di farcela comunque — di rispondere a ogni richiesta, di accontentare ogni aspettativa, di rimanere sempre disponibili — porta inevitabilmente all’esaurimento. La sua proposta è quella di una scelta consapevole: “Quello che scelgo di fare, lo faccio a fondo.” Meno cose, ma vissute con pienezza.
La società odierna pone anche una sfida di ordine esistenziale: la scelta tra essere e avere. Il consumismo sfrenato moltiplica le promesse di felicità — viaggi, oggetti, esperienze da accumulare — ma lascia spesso insoddisfatti. André lo riconosce anche guardando alla propria vita: uno dei suoi rimpianti è aver dedicato troppo tempo al lavoro, e aver legato una parte del proprio benessere alla logica della consumazione.
A Christophe André, alcuni anni fa, è stato diagnosticato un tumore ai polmoni, nonostante non avesse mai fumato. La notizia è arrivata come un colpo improvviso, come accade a chiunque si trovi di fronte alla propria mortalità in modo diretto e inaspettato. È stato operato, e dopo cinque anni di trattamenti e controlli, sembra aver superato la malattia.
La malattia, in questa prospettiva, non è solo una perturbazione da subire: può diventare un’opportunità per rimettere a fuoco ciò che conta davvero. La vita è un insieme di perturbazioni, e la malattia grave è una di queste — forse la più potente nel ricordarci che il tempo non è illimitato.
L’ansia, spiega, non è un difetto o una debolezza: è una risposta antichissima, radicata nella nostra biologia evolutiva. Quando c’era un pericolo, l’allarme del corpo e della mente era indispensabile per sopravvivere. Oggi i pericoli sono cambiati, ma il meccanismo dell’ansia è rimasto. Siamo tutti, in qualche misura, persone irrequiete e ansiose: è parte dell’essere viventi.
“Sono vivente, e avrò dei problemi. La vita è bella anche con dei problemi, anche quando si è in mezzo ad essi.” — Christophe André
Il problema non è l’ansia in sé: è la sua cronicizzazione. Quando l’ansia smette di essere una risposta a una situazione specifica e diventa un modo di stare al mondo — uno stato di allerta permanente, un rumore di fondo che non si spegne mai — allora diventa un ostacolo al benessere e alla qualità della vita.
L’ansia cronica può essere affrontata e ridotta. André indica tre strumenti fondamentali, che si integrano e si potenziano a vicenda:
Esercizio fisico: il movimento regolare riduce i livelli di cortisolo, il principale ormone dello stress, e favorisce la produzione di sostanze che migliorano l'umore. Non serve uno sport estremo: camminare, nuotare, ballare — qualsiasi movimento regolare ha effetti misurabili sull'ansia.
Alimentazione: ciò che mangiamo influenza direttamente il nostro stato mentale ed emotivo. Un’alimentazione equilibrata, non improntata alla logica del consumo impulsivo, contribuisce alla stabilità psicofisica.
Meditazione: la pratica meditativa è uno degli strumenti più efficaci per interrompere il ciclo dell'ansia cronica. Non elimina i problemi, ma cambia il rapporto che abbiamo con essi: insegna a osservare i pensieri ansiosi senza identificarsi con loro, a tornare al momento presente, a trovare una quiete che non dipende dalle circostanze esterne.
L'azione: agire, anche in piccolo. Non aspettare di sentirsi pronti o di avere le condizioni ideali. L'azione è il carburante che rimette in moto l'energia vitale e ricostruisce la fiducia in se stessi.
La riflessione: fermarsi a guardare la propria vita con onestà. Chiedersi cosa conta davvero, cosa si vuole portare avanti e cosa invece si può lasciare andare. La riflessione non è paralisi: è il fondamento di scelte consapevoli.
Gli affetti: coltivare le relazioni, accettare il sostegno degli altri, non isolarsi. I legami affettivi sono una delle risorse più potenti che abbiamo — e spesso, nei momenti di crisi, sono anche i primi a essere trascurati.
La meditazione, per André, non è una fuga dalla realtà né una tecnica di ottimizzazione delle performance. È una bussola, un metodo contro la corsa sfrenata del tempo, un modo di ritrovare il contatto con se stessi in una società che spinge continuamente verso l’esterno, verso il più, verso il sempre.
La sua esperienza personale — l’irrequietezza giovanile, la malattia, i rimpianti, la gratitudine per ogni giorno in più — lo rende un testimone credibile e autorevole. Non parla di serenità come di una conquista definitiva, ma come di una pratica quotidiana: un modo di stare nella vita che si rinnova ogni giorno, anche — e soprattutto — quando i problemi ci sono.
“La vita è bella anche con dei problemi, anche quando si è in mezzo ad essi.” — Christophe André
Fonte: programma C.A.L.M.E. — Intervista a Christophe André, secondo giorno, 2:10:10


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