Walpola Rahula Thera (1907-1997) è stato un monaco buddista, studioso e scrittore dello Sri Lanka. Nel 1964 divenne professore di Storia e Religioni alla Northwestern University, diventando così il primo monaco (bhikkhu) a ricoprire una cattedra nel mondo occidentale. In questo testo L'insegnamento del Buddha - Walpola Rahula presenta la dottrina e l'etica buddhista, e si propone di adattare, senza tradirlo, l'insegnamento del Buddha alla vita moderna e laica.
Questo spirito di tolleranza e comprensione è stato fin dall'inizio uno degli ideali più cari alla cultura e alla civiltà buddhista che si è diffusa pacificamente. L'enfasi viene posta sul vedere, conoscere, comprendere e non sulla fede o sulla credenza. L'insegnamento del Buddha è qualificato come ehi-passika, perchè invita a venire a vedere, non a venire a credere. Questo è particolarmente importante in un periodo di brahamanica intolleranza. Non si deve dire che ciò in cui si crede è vero e tutto il resto è falso. L'insegnamento è come una zattera che serve ad attraversare il fiume, e non a tenersela stretta.
Nel buddhismo non c'è il peccato, la radice di tutti i mali è l'ignoranza. Non si deve credere ciecamente a qualcosa ma si devono avere dubbi, anche sull'inseganemnto del Buddha. La violenza è ripudiata in qualsiasi forma. L'insegnamento del Buddha deve condurre l'uomo alla pace, alla sicurezza, alla felicità, al conseguimento del nirvana. Il Buddha non ha mai parlato di superflue questioni metafisiche che sono di carattere speculativo come se l'universo è eterno o meno, la relazione tra anima e corpo, ecc... Questi argomenti sono inutili, non conducono al distacco, all'equanimità, alla pace e alla piena speculazione. Il Buddha ha spesso ignorato queste domande.
Il buddhismo non è ne pessimista, nè ottimista; e non nega che vi sia felicità nella vita quando parla di sofferenza. Anzi riporta una lista di felicità dal fisico al mentale, ma sono tutte incluse in dukkha (la sofferenza). E' necessario evitare l'impazienza e l'irritazione e comprendere la sofferenza, le sue cause e come liberarsene, e lavorare per questo fine con intelligenza e energia. I veri buddhisti sono i più felici degli esseri e non hanno nè paure, né ansietà.
Quello che chiamiamo un essere, un individuo o un io è solo una combinazione di forze o energie mentali e fisiche che mutano incessantemente e che possono essere divise nei cinque aggregati: materia, sensazioni, percezioni, formazioni mentali, la coscienza. Non c'è uno spirito permanente e immutabile che possa essere considerato come un Sé permanente, un'individualità, niente che possa chiamarsi io, un'anima o ego, in opposizione alla materia. Il mondo è un flusso continuo e impermanente. La tradizione buddhista nega l'esistenza di un atman (sé) imperituro e vede quello che chiamiamo "Io" un insieme di aggregati: quindi non sostiene né la teoria nichilista, né la teoria eternalista.
La falsa idea del sè è la causa dei pensieri negativi, egoistiic e dell'attaccamento. e la fonte dei tormenti nel mondo. Secondo la teoria della relatività buddhista ogni cosa è condizionata, relativa e inter-dipendente.
Il Mahaparinibbana-sutta recita: "Dimorate facendo di voi stessi il vostro sostegno, facendo di voi stessi e del Dhamma il vostro rifugio, non cercando rifugio in nessun altro".

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