mercoledì 1 aprile 2026

Come costruire una sequenza di yoga secondo Desikachar

Non esiste una sequenza universale. Esiste la sequenza giusta per te, in questo momento.

Nel suo libro Il Cuore dello Yoga, T.K.V. Desikachar — figlio e allievo del grande Sri Krishnamacharya — offre qualcosa di raro: non una sequenza da seguire, ma i principi per costruirne una propria. Il suo approccio, chiamato Viniyoga, parte da un'idea rivoluzionaria: è lo yoga ad adattarsi alla persona, e non viceversa.      
Il principio fondamentale insegnato da Krishnamacharya — e raccolto da Desikachar in questo libro — è che per ottenere i risultati migliori, la pratica deve adattarsi di continuo ai mutevoli bisogni del praticante.
Costruire una sequenza di yoga, secondo Desikachar, non è un atto tecnico. È un atto di ascolto.


Il concetto chiave attorno a cui ruota tutta la costruzione di una sequenza è il vinyāsa-krama. Come scrive Desikachar, la nozione di vinyāsa-krama esprime quello che dovrebbe essere un percorso ragionato di yoga: è una nozione fondamentale perché ha a che fare con la strutturazione di un percorso graduale e intelligente che si applica a qualsiasi aspetto dello yoga.
Vinyāsa significa "passo dopo passo con intenzione"; krama indica la progressione, l'ordine intelligente. Non si tratta di eseguire una serie di posture in sequenza casuale, ma di costruire un percorso coerente in cui ogni passo prepara il successivo.

Per costruire una sequenza è necessario tenere conto del punto di partenza dell'allievo, delle sue condizioni psico-fisiche, del momento della giornata in cui si fa la pratica e dell'obiettivo prefissato; occorre scegliere in funzione di quest'ultimo la successione delle posture, adattandola alle capacità e ai bisogni individuali.
Una sequenza mattutina ha una logica diversa da una serale. Al mattino il corpo è più rigido e la mente ha bisogno di essere attivata; alla sera si cerca il rilascio e il rilassamento.

Come in un rituale o in una meditazione, la sequenza prevede tre fasi principali: una fase ascendente, una fase centrale — o cuore — e una discendente.
La sequenza non inizia mai con le posture più impegnative. La fase ascendente ha lo scopo di portare gradualmente il corpo e la mente nello stato richiesto dalla pratica. Si parte da movimenti semplici e accessibili, si scalda la colonna vertebrale, si risveglia il respiro. In questa fase l'attenzione mentale è diretta a tutte le reazioni del corpo e, in particolare, al respiro.

La fase centrale di una sequenza è quella che comprende una o più posizioni, adeguatamente preparate dalla fase ascendente, dalle caratteristiche di maggiore intensità e difficoltà. Le posizioni "cuore" saranno eseguite sia in dinamica che in statica, per un certo numero di respiri, e spesso accompagnate da specifici atteggiamenti mentali (bhāvana). È attorno a questa fase, alle sue caratteristiche e finalità, che viene costruita tutta la sequenza.
Il concetto di bhāvana — l'atteggiamento mentale intenzionale — è uno degli apporti più originali di Desikachar. Non basta eseguire una postura correttamente nel corpo: occorre abitarla con la mente, dirigere l'attenzione verso una qualità specifica dell'esperienza.

Dopo il cuore della sequenza, il percorso si inverte gradualmente. Le posture diventano progressivamente più semplici, il ritmo rallenta, il sistema nervoso si calma. Se la sequenza prevede il prāṇāyāma, potranno essere inseriti particolari ritmi respiratori e posizioni sedute che facilitano l'assunzione della posizione più idonea. Se invece non si prevede il prāṇāyāma, la sequenza potrà concludersi con il rilassamento finale in śavāsana, e/o con la meditazione oppure con movimenti che riportano il corpo nella posizione in piedi e alla ripresa delle attività della giornata.

Nel sistema di Desikachar, il respiro non è un accessorio della pratica: è il suo asse portante. Il movimento del corpo è il movimento del respiro. Il respiro è movimento. Il respiro racchiude il movimento. L'inspirazione proviene dall'alto, come ricettività; l'espirazione proviene dal basso, come forza. Asana crea bandha — la cooperazione intelligente dei gruppi muscolari — e bandha è al servizio del respiro. La pratica di asana conduce al prāṇāyāma e il prāṇāyāma porta alla meditazione. Asana, prāṇāyāma, meditazione e vita sono un processo senza soluzione di continuità.
Nella pratica concreta questo significa che ogni movimento è guidato dal respiro, non il contrario. Si entra in una postura sull'inspirazione o sull'espirazione in modo consapevole e intenzionale. La durata della permanenza in una postura si misura in respiri, non in secondi. La qualità del respiro durante la pratica è il principale indicatore di quanto la sequenza sia appropriata per il praticante in quel momento.

Uno degli insegnamenti più pratici del libro riguarda le controposizioni. Per ridurre al minimo i potenziali rischi e mantenere tutti i benefici, il Viniyoga pone particolare attenzione all'azione di compensazione. La controposizione segue la posizione che necessita di compensazione, oppure un breve momento di riposo in śavāsana. Generalmente — ma non sempre — la controposizione appartiene alla stessa classe della posizione che compensa ed è eseguita con minore intensità rispetto alla postura principale.
Ad esempio: una flessione profonda in avanti viene compensata da una leggera estensione; una torsione intensa viene seguita da un momento di neutralità della colonna. Il corpo viene così trattato con intelligenza e rispetto, evitando i rischi di una pratica squilibrata.    

Desikachar descrive un percorso progressivo che va ben oltre il tappetino. Prima di essere una pratica volta a un perfezionamento fisico o mentale, è un percorso di conoscenza e scoperta di ciò che siamo, molto al di là di quanto crediamo di essere. 
La sequenza fisica, in quest'ottica, è solo il primo strato. Man mano che la pratica si approfondisce e i principi si radicano, la sequenza diventa meditazione in movimento.

Forse la cosa più bella dell'insegnamento di Desikachar è la sua radicale inclusività. Come amava ripetere suo padre Krishnamacharya: "Chiunque sia in grado di respirare e usare le mani è anche in grado di praticare lo yoga."
Il libro fornisce gli elementi per riconoscere le qualità di un buon insegnamento — la capacità di guardare con attenzione e ascoltare l'altro, adattare su ciascuno la giusta pratica — che gli spunti per renderci progressivamente autonomi, sperimentando principi e posture, prendendo confidenza con le architetture sottili che costituiscono una sequenza.
Costruire la propria sequenza, alla luce di questi principi, non è un privilegio riservato agli esperti. È il punto di arrivo naturale di una pratica vissuta con attenzione, rispetto per sé stessi e fedeltà al momento presente.

Nessun commento:

Posta un commento

Introduzione al Blog

Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono cir...