lunedì 11 maggio 2026

Per un’empatia verso gli animali - Oltre la complicita’dell’indifferenza

Articolo scritto da Roberto Fantini - May 08, 2026

 “La bonta’, l’amore altruista e la  compassione non vanno d’accordo con la parzialita’. Limitare a un campo ristretto il nostro altruismo non solo lo riduce quantitativamente ma anche qualitativamente. Praticarlo selettivamente, nella fattispecie solo verso gli esseri umani, finisce per impoverirlo.”  -    Matthieu Ricard


            Il sofista Filostrato d’Atene  narra che il neopitagorico Apollonio di Tiana abbracciò con entusiasmo il vegetarianesimo in seguito all’incontro con i bramini di Taxila (Punjab), proclamando che “la Terra produce il necessario al sostentamento dell’umanità” e che “chi è felice di vivere in pace con il creato così com’è stato fatto non esige nulla di più”. Mentre, a proposito dei carnivori, avrebbe detto che si dimostravano “indifferenti alle grida della madre terra”.

Molti sono i pensatori e gli analisti che, riflettendo sul sempre crescente sterminio degli animali perpetrato a scopo alimentare, fanno ampiamente ricorso alla categoria dell’ indifferenza. Come si potrebbe, d’altronde, riuscire a fornire una ragionevole giustificazione del fatto che, ogni anno, vengano sacrificate alle esigenze del palato le vite di circa 60 miliardi di animali terrestri e di ben 1.000 miliardi di animali marini, contribuendo, per di più, ad incrementare in maniera rilevante il fenomeno del sottosviluppo e dei tanto lamentati squilibri ambientali?

Secondo la filosofa francese Elisabeth de Fontenay noi animali umani, che pratichiamo e tolleriamo una simile ecatombe quotidiana, non dovremmo essere considerati dei sadici sanguinari, bensì “indifferenti, passivi, disincantati, noncuranti, corazzati, vagamente complici”, resi tali dalla nefasta quanto implacabile convergenza  antropocentrica di cultura monoteistica, tecnoscienza e imperativi economici.

A suo avviso, però, il “guardarsi dal sapere ciò che altri fanno per noi”, mantenendosi volutamente disinformati, non dovrebbe costituire affatto una attenuante, ma, per noi che ci arroghiamo il pieno diritto di innalzarci al di sopra degli animali non umani proprio in nome della presunta “unicità” della nostra coscienza, rappresenterebbe una chiara circostanza aggravante.

E, secondo lo storico statunitense Dominick LaCapra, evidenti sarebbero le analogie con quanto verificatosi durante la tragedia della Shoah. I meccanismi psicologici, infatti, sarebbero simili, e, fra questi, il primo e fondamentale sarebbe rappresentato dal cosiddetto  “falso segreto”.

Ovvero, non si tratterebbe di vera e propria ignoranza-indifferenza, bensì di un sapere abbastanza da non volerne sapere oltre. Non ci troveremmo, cioè, di fronte a “semplice indifferenza”, ma ad “una dinamica molto attiva che consiste nel ridurre al silenzio i propri pensieri.”
Per il celebre monaco-scienziato Matthieu Ricard, quindi, ad essere macellata e fatta a pezzi, nella sistematica orgia di sangue ai danni dei nostri fratelli animali non umani, è anche la nostra coscienza interiore la quale, per paura, viltà, pigrizia, ignavia e conformismo, si autocondanna a vivere nella cecità del non voler sapere, del non voler comprendere e del non volersi ribellare.

Sua (e nostra!) convinzione, pertanto, è che il permanente massacro degli animali debba essere inteso come una vera e propria sfida dai connotati epocali, in cui, a essere in gioco, siano “l’integrità e la coerenza etica delle società umane.” E, nelle ultime pagine del suo ottimo lavoro del 2014, Plaidoyer pour les animaux*, aprendosi a fiduciosa speranza, il monaco buddhista scrive:

“Certamente non mancano le buone notizie. Da una trentina d’anni a questa parte la mobilitazione in favore degli animali non ha mai cessato di crescere. Non si tratta soltanto dell’opera di qualche “animalista” sfegatato, ma di persone assennate che hanno rivolto la loro empatia e compassione agli animali.   Diventa sempre più difficile fingere di ignorare il rapporto tra la sofferenza del vitello e la cotoletta che mangiamo. (…)
Un numero crescente di persone non si accontenta più di un’etica limitata ai comportamenti dell’uomo verso i suoi simili, e chiede che la benevolenza sia rivolta a tutti gli esseri, non come un’aggiunta facoltativa, ma in quanto componente essenziale dell’etica stessa.
Spetta a noi continuare a promuovere l’avvento di una giustizia e di una compassione imparziali, nei confronti dell’insieme degli esseri senzienti.  
La bontà - conclude -  non è un obbligo:   è la più nobile espressione della natura umana.”
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*M. Ricard, Sei un animale! Perché abbiamo bisogno di una RIVOLUZIONE ANIMALISTA, Sperling & Kupfer.


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