giovedì 4 giugno 2026

E' morto Edgar Morin

 È morto a 104 anni Edgar Morin (nato nel luglio 1921), filosofo, sociologo, antropologo e figura centrale della sinistra intellettuale francese contemporanea. Autore di oltre cento libri tradotti in una trentina di lingue.
"Fino ai suoi ultimi giorni, Edgar Morin è rimasto attento al mondo, agli altri e alle grandi sfide umane che hanno nutrito il suo pensiero", ha dichiarato la moglie Sabah Abouessalam Morin. "Oggi il vuoto che lascia è immenso. Ma il suo coraggio, la sua fedeltà alle persone e alle idee, il suo rigore morale e la sua speranza continuano a guidarci", ha aggiunto.

 
Edgar Nahoum, questo è il suo nome di nascita, di origine ebrea, perse la madre all'età di dieci anni. Visse a Parigi e studiò alla Sorbona, dove conseguì lauree in storia e diritto. Dopo aver frequentato ambienti libertari favorevoli al campo repubblicano nella guerra civile spagnola, aderì al Partito comunista francese (Pcf)  nel 1942. Durante la Resistenza assunse lo pseudonimo di Morin, che avrebbe poi mantenuto.

Fu escluso dal Pcf nel 1951 per le sue critiche alla linea staliniana della direzione. La rottura con il comunismo arrivò poco dopo la pubblicazione del suo primo libro, L'An zéro de l'Allemagne.

Entrato al Cnrs come sociologo, Morin si dedicò presto a temi allora innovativi: il cinema, la moda, la cultura di massa, il fenomeno delle star e le dinamiche della voce pubblica. In La Rumeur d'Orléans, del 1969, analizzò una vicenda che aveva colpito l'opinione pubblica francese, quella della falsa voce secondo cui responsabili di un grande magazzino avrebbero fatto sparire donne per alimentare un traffico di tratta.
Dopo alcuni anni trascorsi in America latina, nel 1969 fu invitato all'Istituto Salk di San Diego, in California. Negli anni successivi diede vita alla sua opera maggiore, La Méthode, una serie di sei volumi pubblicati tra il 1977 e il 2004: La Nature de la nature, La Vie de la vie, La Connaissance de la connaissance, Les Idées, L'Humanité de l'humanité ed Éthique.
Con La Méthode, Morin cercò di confrontare e collegare i metodi delle scienze umane con quelli delle scienze biologiche, promuovendo una visione transdisciplinare del sapere. Partecipò anche, insieme ai biologi Jacques Monod e François Jacob, alla creazione del Centro internazionale di studi di biologia e antropologia.

Morin scrisse: "Quando un sapere frammentario e disperso ci rende sempre più ciechi davanti ai nostri problemi fondamentali, l'intelligenza della complessità diventa un bisogno vitale per le nostre persone, le nostre culture, le nostre società".  Per Morin, la complessità era il tratto stesso della realtà, irriducibile a un unico schema di spiegazione.
Morin si definì sempre agnostico, o anche "incredulo radicale". Nessuna concezione del mondo, sosteneva, può considerarsi depositaria della Verità, e le rappresentazioni filosofiche e religiose devono poter coesistere.

Nel 2007,  Morin avviò un dialogo con Nicolas Hulot sulla necessità di promuovere una "politica di civiltà", orientata a rimettere l'uomo al centro della politica e a privilegiare il "vivere bene" rispetto al semplice benessere.
Negli anni Duemila dedicò numerosi libri ai grandi temi dell'attualità: educazione, ambiente, politica internazionale. Pubblicò anche volumi di dialogo con personalità molto diverse, tra cui Boris Cyrulnik, Jean Baudrillard, Stéphane Hessel, François Hollande e Tariq Ramadan. 

Nel giugno 2002 suscitò una vasta polemica firmando con Danièle Sallenave un articolo su Le Monde intitolato "Israel-Palestine: le cancer", nel quale denunciava la politica israeliana verso i palestinesi. L'articolo gli valse un procedimento promosso da associazioni come France Israel e Avocats sans frontières. Alcuni critici gli rimproverarono anche di sottovalutare la rinascita dell'antisemitismo in Francia e di coltivare una visione multiculturale giudicata troppo idealizzata.

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