La meditazione è una pratica millenaria per calmare la mente, focalizzare l'attenzione e vivere nel presente, i cui stili principali includono la mindfulness o piena coscienza, la meditazione buddhista e la meditazione yoga.
La parola meditare è spesso usata impropriamente; per l'occidentale meditare si riferisce al mentale e alla sua attività, si cerca di prendere consapevolezza dei pensieri. Invece, per l'orientale, la pratica è rivolta in altre dimensioni, per superare il mentale, per arrivare a stati superiori di coscienza e contemplazione, ossia arrivare a degli stati di coscienza diversi dal comune per entrare in contatto con la parte più spirituale dell'essere, al nostro vero Sé. L'uomo vive identificato con i contenuti della mente, creati soprattutto dalle emozioni: Vive un'esperienza ricolorata dal mentale, si producono così immagini distorte scambiate per realtà e ci si allontana dalla visione oggettiva. - Amadio Bianchi.
L'obiettivo principale dell'occidentale (vedi mindfulness) è sviluppare una piena consapevolezza del momento presente, focalizzando l'attenzione su pensieri, emozioni e sensazioni fisiche in modo intenzionale e senza giudizio. Attraverso la mindfulness, piuttosto che cercare di svuotare la mente o eliminare i problemi, si punta ad accettare la realtà per come si presenta, riducendo le reazioni automatiche. Poi, da questo punto di ancoraggio nel presente e nella realtà, si osserva il funzionamento della mente, del corpo e la connessione con il mondo.
L'obiettivo è eliminare stress e ansia, arrivare a una consapevolezza emotiva e un'accettazione di sé; e arrivare ad un benessere emotivo e mentale. - Christophe André
Io condivido la definizione di meditazione data da Matthieu Ricard: Meditare, significa “familiarizzare” con il funzionamento della mente e “coltivare” le qualità positive dell'essere umano. E' un allenamento della mente per coltivare qualità salutari, come la presenza attenta e l’amore altruistico. La meditazione non è un vuotarsi la testa, ma diventare a poco a poco un miglior essere umano. Occorre praticare la meditazione per individuare le cause e le tossine mentali che ci perturbano, per liberarsi dai conflitti interiori. Poi si può passare ad un livello successivo che è la meditazione analitica e contemplativa. La prima si usa per esempio quando si de-costruisce la nozione di un “sé” indipendente, unitario e duraturo o quando si medita sull’impermanenza e l’interdipendenza di tutti i fenomeni; la seconda è quella di arrivare a percepire stati elevati di coscienza e consapevolezza.
L’essere umano tende a identificarsi con i pensieri, creando l’illusione di un io separato. In realtà, la nostra vera natura è la coscienza, uno spazio di consapevolezza in cui i pensieri appaiono e scompaiono. Quando la mente tace, questa illusione si dissolve.
L’idea di un “io” che medita per ottenere l’illuminazione è un paradosso. La vera comprensione porta a vedere che non esiste separazione tra individuo e totalità, la meditazione è un’espressione della totalità.
Lo scoprire che facciamo parte di qualcosa di più grande, e che la nostra coscienza è una manifestazione del Tutto, avviene spesso per caso:
- vedi Federico Faggin, che ha vissuto una profonda esperienza mistica nel 1990, mentre passeggiava sulle sponde di un lago ghiacciato, ha percepito se stesso come un'energia pura e consapevole;
- vedi l'esperienza mistica (o di risveglio) di Tony Parsons avvenuta spontaneamente negli anni '70 mentre camminava in un parco a Londra. Fu una percezione improvvisa e irreversibile che dissolse l'illusione del suo "sé" separato, rivelando l'unità di ogni cosa e la fine del bisogno di ricercare la spiritualità.
- vedi l'esperienza mistica che ha cambiato la vita di Fritjof Capra avvenuta nel 1971, seduto sulla spiaggia dell'oceano a Big Sur, in California. Osservando le onde che si infrangevano e percependo la brezza, ebbe una rivelazione improvvisa che lo portò a percepire l'intero universo come una gigantesca danza cosmica.
Come dice Mauro Bergonzi (ex-docente universitario di filosofie orientali) : se ci accorgessimo che siamo già ciò che cerchiamo, che non c’è nulla da trovare – né alcuna illuminazione da raggiungere – il nostro atteggiamento cambierebbe radicalmente.
Per Krishnamurti, il meditare e il seguire qualcuno (un guru o un maestro) a volte diventa un ostacolo.
“Dovunque tu vada ci sei già”. Bisogna solo lasciarci andare alla Danza della vita. La meditazione “non è uno strumento per cambiare se stessi, ma semplicemente un mezzo per dissolvere le false idee che costruiscono la coscienza, in modo da lasciar filtrare la luce del vero Sé”.
Nessun commento:
Posta un commento