martedì 4 agosto 2026

Robert Thurman

Tenzin Robert Alexander Farrar Thurman (1941–2026), il padre di Uma, è stato un saggista, orientalista e monaco buddhista statunitense, che ha scritto, curato e tradotto numerosi libri sul buddhismo tibetano. Nato a New York, la sua vita ha svoltato radicalmente nei primi anni Sessanta quando, in India, ha incontrato Sua Santità il XIV Dalai Lama, diventando nel 1965 il primo cittadino americano a ricevere l'ordinazione monastica nella tradizione tibetana. 

 

Dopo essere tornato alla vita laica per proseguire gli studi, ha conseguito un dottorato di ricerca presso l'Università di Harvard. Per trent'anni ha ricoperto la cattedra Jey Tsong Khapa in Studi Buddhisti Indo-Tibetani alla Columbia University, coniugando un rigoroso approccio filologico alla divulgazione accessibile. Co-fondatore e presidente della Tibet House US, ha dedicato la sua esistenza alla tutela della cultura tibetana e alla traduzione di testi cardine del canone buddhista. Ha avuto una lunga e stretta amicizia con il Dalai Lama

Autore di opere fondamentali come Rivoluzione interiore, Thurman ha ridefinito il concetto di spiritualità introducendo la nozione di "realismo impegnato", una visione in cui la trasformazione della coscienza si traduce in attivismo sociale e pacifismo radicale. La sua straordinaria capacità di unire il dibattito accademico alla pratica etica e alla politica del risveglio [bodhi] lo ha reso una figura insostituibile nel panorama culturale contemporaneo. 

Alcune sue considerazioni sul buddhismo prese dall'intervista con John Malkin, giornalista, musicista e attivista per il cambiamento sociale.

In Tibet ho incontrato una filosofia che è a tutti gli effetti una scienza interiore volta a comprendere se stessi e il mondo. Si fonda sull’uso della facoltà critica e del dubbio, sulla meditazione applicata a noi stessi e sullo sviluppo di una concentrazione sempre più stabile e forte con cui porsi degli interrogativi e ragionare.

Oggi definisco il Buddhismo come un “realismo impegnato”. Il Buddhismo permette di sollevare i veli, superare i condizionamenti illusori e i miti tradizionali per vedere la realtà così com’è e per vedere la realtà del proprio sé per ciò che è. E più si diventa realistici nei confronti della realtà, più ci si rende conto di possedere l’energia e la condizione necessarie per essere felici. In questo caso, persino la morte non turba la propria felicità, perché si dispone di una continuità energetica di amore, beatitudine, compassione e saggezza, in qualsiasi corpo ci si trovi.

Scoprendo il Buddhismo ho trovato una rivoluzione della coscienza che ritengo essere la più importante delle rivoluzioni. Si tratta però di una rivoluzione “fredda”, che purtroppo richiede molto tempo. Si tramanda di generazione in generazione. E ora stiamo entrando in un momento della storia in cui questa rivoluzione deve giungere a una sorta di conclusione positiva. È un periodo di grande confusione, in cui sembra che tutto stia andando completamente a rotoli, come se fossimo sull’orlo del giorno del giudizio. Sotto la superficie, tuttavia, nella consapevolezza, potrebbero esserci i semi o persino le fioriture di un nuovo modo di abitare il pianeta.
Oggi, riguardo al rapporto tra cambiamento interiore e cambiamento sociale, direi che il cambiamento interiore ha la priorità ed è la cosa più importante. Attraverso l’educazione, questo cambiamento interiore può diventare un movimento di massa, come è già accaduto in molti altri Paesi.

Teoricamente, in quella che i buddhisti chiamano una “terra pura” [buddhakṣetra], dove ogni essere è risvegliato, si avrebbe naturalmente un anarchismo nonviolento, nel senso che non ci sarebbe bisogno di alcuna protezione poiché non vi sarebbero persone violente. 

L’idea che l’individuo si adoperi per il massimo bene comune rappresenta il compimento della fioritura individuale. Le persone che non ne sono ancora capaci dovrebbero coltivare una fioritura interiore, in modo da non forzarsi all’altruismo nei modi tipici di un martire. Una società veramente individualista crea una collettività sana. 

Uno dei problemi che abbiamo oggi in Occidente è che possediamo un’immagine trionfalistica di noi stessi. Pensiamo di essere la più grande società mai esistita sul pianeta! E rimuoviamo il fatto di aver commesso genocidi nei confronti di molti altri popoli. La violenza genera sempre altra violenza. Il Buddha e Gesù lo hanno detto. Persino Maometto lo ha affermato, quando non era impegnato a difendersi. Lo hanno detto tutti, ma noi non ascoltiamo.

Testi: 

  • Rivoluzione interiore. Una politica dell’illuminazione. Testo cardine in cui l’autore sviluppa il concetto di “politica del risveglio” e analizza la transizione storica del Tibet da impero militarista a società a centralità monastica.
  • Jinpa, Thubten (2002). Studio fondamentale per comprendere il funzionamento della logica e del dubbio metodologico nella tradizione Gelug, citato da Thurman come base della “scienza interiore”.
  • Dalai Lama, Tenzin Gyatso (1990). Freedom in Exile: The Autobiography of His Holiness the Dalai Lama. New York: HarperCollins.

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