giovedì 4 giugno 2026

Insegnamenti dei Veda

Le filosofie ortodosse indiane, che fanno riferimento ai Veda hanno come obiettivo l'emancipazione dell'individuo, sono la barca che ti  permette di superare il samsara; riducendo l'attaccamento alle proprie azioni si riduce il karma (La Gita enfatizza il non aspettarsi il frutto delle proprie azioni).  I Veda, con i loro insegnamenti, forniscono gli strumenti per arrivare alla liberazione o Moksha. 

Lo yoga è l'arresto delle modificazioni della mente per arrivare al Divino.      

Tutti i testi induisti sono divisi in due categorie: sruti e smriti. La parola sruti significa letteralmente "ciò che viene ascoltato" e si riferisce agli insegnamenti che venivano tradizionalmente ascoltati dai discepoli dai loro guru e che non venivano scritti. Questo perché si credeva che il potere di sruti risiedesse nella corretta pronuncia dei suoni.  La parola smriti significa letteralmente "ciò che viene ricordato" e si riferisce a una vasta collezione di testi che sono stati scritti e tramandati come tradizione. Smriti è considerata un'opera derivata rispetto a sruti e quindi considerata secondaria per importanza.  Sruti include un solo testo: i Veda. La parola Veda significa letteralmente "conoscenza". E quindi i Veda si riferiscono a una vasta collezione di testi che includono inni cantati in lode alle divinità, istruzioni sui rituali e le cerimonie e domande filosofiche sulla natura dell'essere, della realtà, dell'esistenza, ecc. 

La conoscenza non è elaborazione mentale, ma viene dal Divino. Il Vedanta è una pozza d'acqua in presenza di un'alluvione, e porta alla fine della conoscenza umana.   Il Jiva e Brahman sono la stessa cosa. Noi siamo Brahman, anche se ci identifichiamo con il corpo, i sensi, il prana, ecc... che non sono la Realtà Ultima.  La coscienza e il Divino sono la stessa cosa.  Durante la creazione del mondo si è passati dal Divino al grossolano.  Secondo questi testi Vedici, prima della creazione, l'universo si trova in uno stato di riposo in cui i tre Guna sono in perfetto equilibrio (chiamato Prakriti indifferenziato). Quando questo equilibrio viene meno a causa dell'influenza dello spirito, i Guna iniziano a interagire tra loro. Questa interazione turba lo stato originario e dà avvio alla manifestazione dell'universo, generando tutte le forme di vita, la mente e i cinque elementi.

L'obiettivo di molte pratiche spirituali e dello yoga è quello di passare dal grossolano al Divino, trascendere l'influenza dei tre Guna per raggiungere uno stato di pura liberazione (Moksha) oltre la natura materiale.  

Con l'espressione "l'origine del mondo" nella filosofia indiana ci si riferisce ai Guna (sono citati sia nella Gita, sia negli Yoga Sutra), le tre componenti o "qualità" fondamentali che costituiscono l'universo materiale (la natura o Prakriti). Questo concetto è centrale nella cosmologia del Samkhya e della filosofia vedica. 
Il termine sanscrito Guṇa significa letteralmente "filo" o "corda", a indicare che queste tre energie sono intrecciate per legare l'anima (il puro spirito, o Purusha) all'esistenza materiale e illusoria. I tre Guna sono sempre presenti in ogni aspetto della realtà, sia fisica che mentale, ma in proporzioni variabili e sono necessari all'esistenza.
I tre Guna rappresentano le diverse fasi della creazione, del mantenimento e della dissoluzione:
    Sattva (Purezza ed Equilibrio): Rappresenta la luce, la conoscenza, la pace e l'armonia. È l'energia che permette la comprensione spirituale e l'evoluzione.
    Rajas (Attività e Passione): È la forza del movimento, del desiderio, dell'azione e dello sforzo. È l'energia che spinge a creare, ma se in eccesso porta ad agitazione, attaccamento e sofferenza.
    Tamas (Oscurità e Inerzia): Rappresenta la pesantezza, l'ignoranza, l'apatia e la decadenza. È la forza che frena, distrugge e oscura la coscienza. 

Nel diciassettesimo canto della Bhagavad Gita, Krishna spiega ad Arjuna come ogni azione e credenza sia influenzata dai tre guna (le tre componenti della natura materiale. 

Per la filosofia Yoga e l'Ayurveda, ogni aspetto dell'universo manifesto è composto da cinque (pancha) grandi (maha) elementi (bhuta): etere (Akascha), aria (Vayu), fuoco (Agni o Tejas), acqua (Apas o Jala) e terra (Prithvi). Ogni manifestazione fisica, animata o no contiene in sé questi elementi secondo pesi e proporzioni proprie. Gli stessi singoli elementi sono anch'essi composti da una mescola di vari elementi in cui quello dominante è quello che gli dà il nome specifico.

Nello yoga la loro conoscenza è molto importante perché la pratica lavora proprio su questi 5 aspetti (che corrispondo anche ai chakra) e conoscerli permette di usare le leggi della natura per ottenere equilibrio, felicità, saggezza, forza e salute sia fisica che mentale.    Nello yoga, lo studio si riferisce principalmente a Svādhyāya, il quarto dei Niyama (precetti etici). Questo concetto si articola in due direzioni fondamentali: - Studio di Sé: L'osservazione introspettiva del proprio corpo, delle proprie reazioni e dei propri schemi mentali durante la pratica sul tappetino.
 - Studio dei Testi: La lettura e la riflessione sui testi sacri e filosofici (come gli Yoga Sutra di Patanjali). La sera dovremmo dedicare del tempo per vedere cosa abbiamo fatto durante il giorno. 


 Lo yoga può essere considerato la parte pratica del Vedanta. La filosofia dello yoga prevede quattro percorsi tradizionali, adatti a diverse inclinazioni e personalità. Non sono mutualmente esclusivi, ma si integrano a vicenda. I quattro percorsi dello Yoga sono: 
    - Karma Yoga (Lo Yoga dell'Azione): Il sentiero per le persone attive. Consiste nell'agire per il Divino che c'è negli altri, agire in modo disinteressato, servendo gli altri senza aspettarsi ricompense o attaccamento ai risultati.
    - Bhakti Yoga (Lo Yoga della Devozione): Ideale per nature emotive e affettive. Attraverso l'amore, la preghiera e il canto di mantra, il praticante canalizza le proprie emozioni verso il Divino o il Tutto.
    - Jnana Yoga (Lo Yoga della Saggezza): Perfetto per menti intellettuali e analitiche. È il cammino della conoscenza, dello studio filosofico e dell'indagine interiore per distinguere il Reale dall'irreale. E' anche studio di se stessi, introspezione, conoscenza al fine dell'evoluzione spirituale. 
    - Raja Yoga (Lo Yoga della Meditazione o lo Yoga di Patanjali): La via del controllo mentale e fisico. Include l'Ashtanga (gli otto rami), focalizzandosi su asana (posizioni), pranayama (respiro) e meditazione profonda (dhyana).  Occorre lavorare su corpo, sensi (mantra, kirtan, incenso, ecc), respiro e mente.   C'è un rapporto tra chi medita, il meditare e su che cosa si medita ( il Divino).  Lo Yoga è l'unione tra chi medita e il Divino; l'unione tra il divino individuale e il Divino cosmico.  

Oltre a questi quattro percorsi ci sono altre discipline collegate, come il Mantra Yoga, Nada Yoga, Kundalini Yoga ecc., ma questi rimangono i fondamentali.

Un errore che molti praticanti fanno è quello di pensare di potersi dedicare ad uno solo di questi percorsi. In realtà la cosa migliore da fare è di praticare tutti i quattro percorsi, dando la priorità a quello per cui si è più portati per carattere, ma senza trascurare gli altri tre. 

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