La Giornata internazionale della nonviolenza è stata creata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 15 giugno 2007 con l'obiettivo di diffondere il messaggio di pace, tolleranza ed empatia tramite l'informazione e l'educazione pubblica.
La Giornata internazionale della nonviolenza racchiude in sé una profonda filosofia politica e sociale che va ben oltre la semplice assenza di conflitti fisici.
La scelta del 2 ottobre non è casuale: celebra la nascita di Mohandas Karamchand Gandhi (1869–1948). Gandhi ha dimostrato al mondo che la nonviolenza può essere uno strumento di lotta politica di massa estremamente efficace. Il suo metodo si fondava su due pilastri in lingua sanscrita:
• Ahimsa: Il principio del non-nuocere a nessun essere vivente, che implica un rispetto assoluto per l'altro.
• Satyagraha: Letteralmente "la forza della verità" o "la fermezza nella verità". È la resistenza passiva e attiva contro l'ingiustizia, praticata senza odio e accettando le sofferenze che ne derivano pur di risvegliare la coscienza dell'oppressore.
Grazie a questi principi, Gandhi guidò l'India all'indipendenza dal dominio britannico, ispirando in seguito altri grandi movimenti globali, come quello per i diritti civili guidato da Martin Luther King Jr. negli Stati Uniti.
Secondo la definizione formale adottata dalle Nazioni Unite e dagli studiosi di scienze sociali (come Gene Sharp), l'azione nonviolenta si divide in tre grandi categorie:
1. Protesta e persuasione: Marce pacifiche, veglie, manifestazioni e campagne di sensibilizzazione pubblica.
2. Non-collaborazione (o boicottaggio): Il rifiuto deliberato e collettivo di cooperare con un sistema ritenuto ingiusto (es. boicottaggi economici, scioperi o il rifiuto di pagare tasse ingiuste).
3. Intervento nonviolento: Azioni dirette che interrompono fisicamente lo status quo, come i sit-in, i blocchi pacifici o la creazione di istituzioni e mercati alternativi.
Ogni anno il 2 ottobre le Nazioni Unite, i governi e le organizzazioni della società civile promuovono eventi in tutto il mondo soprattutto nelle scuole e nelle università.
Si organizzano Campagne digitali attraverso i social media, Marce per la pace, mostre fotografiche e incontri pubblici incentrati sulla mediazione dei conflitti urbani e sociali.

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