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lunedì 11 maggio 2026

Chi sei davvero? - Mauro Bergonzi

Tratto dai dialoghi del sito di Mauro Bergonzi "Il Sorriso Segreto dell'Essere"  https://sites.google.com/site/ilsorrisodellessere/       

Siamo abituati a pensare a noi stessi come individui separati dal mondo: un "io" che pensa, soffre, sceglie, cerca. Ma cosa succede se questa convinzione fosse, alla radice, un'illusione? È questa la domanda che percorre i dialoghi di Mauro Bergonzi, professore di Filosofie Orientali.


Bergonzi usa un'immagine semplice e potente: immagina un foglio bianco con un puntino nero al centro. Il foglio è la coscienza — lo spazio in cui ogni esperienza appare. Il puntino è il corpo-mente, con tutti i suoi pensieri, sensazioni, emozioni.
Nella vita ordinaria ci identifichiamo quasi sempre con il puntino. Crediamo di essere quella piccola macchia: i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, il nostro nome, la nostra storia. Ma la coscienza — il foglio bianco — è sempre lì, inattaccabile, silenziosa, capace di contenere tutto.
Uno dei punti più spiazzanti dell'insegnamento di Bergonzi riguarda la mente. Siamo abituati a parlarne come di una cosa ben precisa, quasi un organo invisibile che produce pensieri. Ma se cerchi la mente nella tua esperienza diretta, cosa trovi davvero? Un flusso di pensieri che appaiono e scompaiono. Nient'altro.
"La mente non esiste come entità separata," dice Bergonzi. "È solo il nome che diamo ai pensieri che spontaneamente appaiono e scompaiono nella sconfinata vastità della coscienza."
Questo ha una conseguenza importante: il classico tentativo di controllare la mente con la mente stessa è un vicolo cieco. Come una trappola che cerca di catturare se stessa. I pensieri ossessivi, quelli depressivi, quelli ansiosi, sorgono da soli — nessuno li "fa". E l'intenzione di controllarli è anch'essa un pensiero che sorge da solo.
C'è un momento preciso in cui questo equivoco ha inizio. Intorno ai due anni, il bambino smette di parlare di sé in terza persona ("Mario vuole giocare") e comincia a dire "io". Da quel momento, la potente ipnosi del linguaggio convince gradualmente l'individuo di essere soltanto un corpo-mente separato dal resto del mondo.
Prima di quel passaggio, il bambino vive in una coscienza globale. Tutto fluisce indiviso: suoni, colori, sensazioni, emozioni. Poi arriva il pensiero "io sono solo questo", e nasce la separazione. E con la separazione arriva il senso di incompletezza, di solitudine, il bisogno di cercare qualcosa che si crede perduto.
Eppure, nota Bergonzi, nulla è davvero andato perduto. L'adulto è sempre immerso nella stessa coscienza globale del neonato. Ha solo acquisito in più un pensiero illusorio: "sono separato dal mondo."
Molti si aspettano che Bergonzi promuova tecniche di meditazione come via alla liberazione. La sua risposta è più sfumata — e più radicale. La meditazione può portare pace, armonia, benessere mentale. Ma dal punto di vista della liberazione, non ci avvicina di un millimetro a ciò che siamo già. Nessuno sforzo, nessuna pratica può portarci più vicini all'Essere, perché siamo già l'Essere. Come ogni onda del mare non si avvicina mai di un centimetro all'acqua: è già acqua.
Con una bella immagine, Bergonzi dice che la meditazione è "un ornamento della vita, meravigliosamente superfluo nella sua gratuita magnificenza." Togliere il vestito non produce la nudità — che era sempre lì sotto. Così la meditazione non produce la Presenza, ma può aiutare a svelarla.
Esiste il libero arbitrio? Bergonzi risponde che la domanda è mal posta — come chiedersi se Babbo Natale è alto o basso. Sia il libero arbitrio sia il determinismo presuppongono l'esistenza di un "io" separato che possa essere libero o condizionato. Ma quell'"io" non esiste come entità autonoma.
Scelte e decisioni accadono. Pensieri accadono. Azioni accadono. Ma non c'è un agente separato che le compie. "Il vento soffia" — ma esiste un vento a parte dal soffiare? Ugualmente, "io penso" è solo un modo di parlare: c'è il pensare che appare nella coscienza. Nient'altro.
Questo non è fatalismo. È leggerezza. Tutto accade spontaneamente, naturalmente, senza bisogno di un controllore invisibile al timone.
Molti di coloro che dialogano con Bergonzi parlano di solitudine, depressione, ansia. La sua risposta tocca la radice: il senso di isolamento nasce dall'identificazione con un io separato. Quando crediamo di essere solo questo corpo-mente, il mondo esterno diventa un luogo da cui difendersi o da cui dipendere.
Ma sia la scienza sia la mistica concordano: non possiamo essere separati dall'universo. La coscienza che siamo non ha confini. È come lo spazio: non c'è uno spazio "dentro" il vaso separato da quello "fuori". È il vaso a essere immerso nello spazio.
Quando questo viene visto — non come concetto, ma come esperienza diretta — si apre una pace che non dipende da circostanze favorevoli. Una pace che non si raggiunge perché è già ciò che si è.
Verso la fine di uno dei dialoghi più intensi, Bergonzi dà un'indicazione semplice. Ogni volta che sorge un dubbio su chi si è, ogni volta che l'ansia o la confusione sembrano sopraffare, c'è qualcosa di sempre disponibile:  Ci sei? Esisti? Sei cosciente?
La risposta è immediata, certa, prima di ogni pensiero. Non si può dubitare dell'esistenza mentre si dubita. Per negare di esistere, bisogna prima esserci. Questa evidenza — essere-consapevolezza — è il vero "io". Non un'entità separata, ma la luce silenziosa in cui tutto appare e scompare. Il foglio bianco su cui il film della vita si proietta.  Il resto va e viene.

mercoledì 1 aprile 2026

Il Sorriso segreto dell'Essere - Mauro Bergonzi - 2

Mauro Bergonzi è docente d Religioni e Filosofie dell'India presso l'Università di Napoli e socio analista del centro Italiano di Psicologia Analitica.  A partire dagli anni '70 ha approfondito i percorsi meditativi di varie tradizioni orientali con uno spirito libero da dogmi e adesioni confessionali. Determinanti è stato il suo  incontro con gli insegnamenti di Nisargadatta Maharaji, Jiddu Krishnamurti e Tony parsons. Da diversi anni conduce gruppi di condivisione dell'essere (sat-sang) a Roma e Bologna.       

Il tesoro nascosto che cerchiamo è già qui con noi. Il risveglio consiste nella scoperta del proprio vero Sè, che coincide con la Totalità, oltre l'io individuale. La nostra natura originaria è perfetta così come è. La metafora nel buddhismo il sole è sempre lì, anche se coperto dalle nubi. Nell'Advaita vedanta si parla della signora che crede di aver perso la propria collana, mentre ce l'ha appesa al collo. Come dice Nisargadatta Maharaj: "Puoi trovare ciò che hai perdut, ma non puoi trovare ciò che non hai mai perso.  Invece di cercare ciò che non hai, scopri che cos'è che non hai mai perduto".  Il  Tao non conosce confini, eppure è sempre qui con noi. Se lo cerchi, lo perdi.

 

Esistenza e coscienza sono due parole per indicare la stessa cosa. Tutto ciò che apapre e scompare (suoni, colori, immagini, sensazioni, percezioni, ricordi, ecc) è dentro la Presenza-consapevolezza. la mente poi organizza le percezioni in insiemi separati, tracciando un confine tra le cose, me e il mondo, tra il dentro e il fuori.  E' la consapevolezza che vede tutto inclusa la mente.  Prima c'è la percezione, poi in un secondo momento sorge il pensiero "Io percepisco qualcosa" e nasce il dualismo tra osservatore e osservato. Tu non sei i molti, sei l'Uno. 

Non esiste un Io separato dall'Essere,  è l'Essere che fa tutto, compresa l'illusione di u n io separato. Noi siamo un'azione dell'Essere. Quando terminiamo di diventare diversi da quello che siamo, ci rilassiamo, smettiamo di fare e cominciamo veramente a essere.

Nel cammino della consapevolezza, si passa dalla prigione egoica alla posizione del testimone, in cui riusciamo ad essere spettatori di un fantasmagorico spettacolo sempre in movimento. L'osservatore e l'osservato sono due nomi diversi dello stesso indivisibile processo dell'osservazione. 

Il mondo esterno e la coscienza sono una sola e medesima cosa. la molteplicità delle menti individuali è solo apparenza, in verità c'è una sola mente - Schrodinger.  Anche Heisenberg ha affermato che al divisione del mondo in soggetto e oggetto, mondo interno e mondo esterno, corpo ed anima si rivela inadeguato e fonte di difficoltà. 

Dato che l'universo ci include, dire che noi osserviamo il mondo esterno equivale a dire che in realtà l'universo sta ossservando se stesso attraverso noi.  Il residuo che rimane inconoscibile nel sistema auto-osservante chiamato universo è proprio la coscienza, ossia la sorgente da cui scaturisce il nostro sguardo sul mondo. Il pensiero nel tentativo di cogliere la coscienza da cui esso stesso trae luce, crea il concetto di un illusorio io individuale limitato soltanto al soggetto osservante e falsamente contrapposto all'oggetto osservato (il mondo).   Il dilemma della nostra identità è dato da queste parole di Chuck Hillig: "Sono un puntino nero in uno spazio bianco, oppure sono uno spazio bianco con un puntino nero? 

Attraverso il pensiero tracciamo un confine e dividiamo convenzionalmente la realtà, rimuoviamo la coscienza della sua unità, identifichiamo l'io all'interno. Sono le nostre griglie concewttuali a descrivere la realtà e decidewre dove finisce il sé e comincia il mondo esterno, e noi viivamo prigionieri di queste griglie.    Perchè non considerare l'idea che il nostro vero sé sia l'indivisibile Totalità dell'univewrso?

La verità non può essere conosciuta perchè tutti i limitati strumenti di conoscenza sono inadeguati rispetto al Tutto. 

Nell'autolimitazione in un io individuale e separato da tutto il resto, è inevitabile provare un senso di incompletezza, che ci segue come un'ombra.  Allora ad una certa età ci mettiamo nella prospettiva di una ricerca interiore e l'io diventa un ricercatore spirituale, e si procura un ennesimo esperto che gli insegni come essere felice.  Gli esperti rivolgendosi a te come un io separato non fanno altro che rinforzare l'ostacolo a vedere la completezza in te.  I veri maestri cercano di farti capire che tra loro e te non c'è nessuna differenza, siamo un unico flusso di coscienza globale.  Può succedere che il pensiero e l'attenzione collassino all'improvviso, l'io si dissolve e un gran senso di sollievo ci pervade.  

L'amore.  Tutto è Uno e io sono Quello. L'amore è la pienezza che esplode quando l'io separato sparisce.  

Tutto nell'universo è vibrazione energetica, l'energia è un movimento tra opposti che tende all'unità, nella prospettiva dualistica l'amore è un'energia che scorre tra due polarità opposte, l'io e l'altro.  Ma l'amore tende ad abolire la dualità soggetto/oggetto.  L'eros è la continua tensione verso ciò che ci manca per sentirci completi. Il maschile e femminile si annullano a vicenda nella completezza a cui tende l'eros, fisicamente simboleggiata dall'orgasmo.

Spesso si fa l'amore con il proprio partner in modo routinario e ben poco soddisfacente, dall'altro si fa sesso sporco (ma più eccitante con amanti vari) per godere di ciò che non ci si permetterebbe mai di proporre alle proprie moglie e ai propri mariti, spesso con grande rammarico).   Il cosiddetto sesso tantrico si presenta il più delle volte in modo a dir poco desolante. Nelle tradizioni spirituali sono pochissime le voci che rivendicano una sessualità diversificata, piena e spontanea come espressione fisica della non dualità.  Arnaud Desjardins è uno  dei pochi che nell'ambito della spiritualità abbia osato affrontare il tema della sessualità con spirito libero e aperto: una vera coppia si metterà nuda l'una di fronte all'altra , non solo fisicamente ma anche psicologicamente. La moglie rappresenta per il marito tutte le donne, tutte le possibilità femminili. E l'uomo rappresenta per sua moglie tutte le possibilità maschili.  Non ci sono regole, non ci sono proibizioni in un vero rapporto d'amore, c'è anche la più grande libertà di scoprire tutte le parti di sé e dell'altro. sdalle più oscure alle più luminose.  Sentiamo di non essere completi e cerchiamo la parte mancante fuori di noi, proiettandola su una persona, di solito dell'altro sesso. E attraverso questo rapporto veniamo in contatto con la parte negata in noi stessi.  Come diceva Jung, nella seconda parte della vita, questa parte mancante riaffiora in forme psico-patologiche. 

L'eros è un'energia con cui tutti, anche gli asceti devono rapportarsi. Sempre Desjardins scrive: "l'attrazione sessuale è la legge fondamentale, la legge universale. La scelta è semplice; o una vita amorosa naturale, agevole, o l'ascesi vivificante, anche apportatrice di pienezza, oppure la nevrosi.  Molti aspirano alla realizzazione di una coscienza super-normale, dimenticando quanto faccia loro difetto la semplicissima normalità". 

L'amore altruistico è possibile, ma non può prescindere dall'amore di sé, o del Sé.  L'amore è la pienezza che esplode quando l'io separato sparisce. 

Nella prospettiva della manifestazione dualistica, l'amore - come il desiderio - è la ricercsa dell'unità.  Nella prospettiva NON dualistica, l'amore è l'espressione dell'Uno, è il sapore dell'Uno celato in ogni esperienza della nostra vita, il sapore del Sè che intimamente sentiamo di essere.  

La morte.  La nascita e la morte sono le due soglie dell'esistenza che segnano la nostra comparsa e scomparsa da un nulla ad un nulla. Allora cerchiamo di attribuire un significato alal nostra esistenza. Cominciamo a raccontarci delle storie che tentano di dare un senso alla nostra vita, per esorcizzare l'angosciosa possibilità che non abbia alcun scopo.  Non è tanto l'Ignoto in sè, di cui non abbiamo alcuna rappresentazione, a farci paura, quanto il fatto che, con al morte perderemo tutto ciò che conosciamo. Ma dal NON essere non può nascere niente. Noi prima di nascere siamo l'Universo, con la morte troneremo ad essere l'Universo.   Quando muoriamo abbandoniamo tutte le storie (tristi o allegre) del nostro film personale e ci tuffiamo in questo ignoto, nudi di ogni conoscenza. 

La coscienza. L'esperienza della realtà ci appare impropriamente come corpo, mente e mondo.     Se osserviamo il mondo percepiamo colori, suoni, sapori, sensazioni, percezioni, il mondo è una interminabile sequenza di percezioni. da queste percezioni cominciamo a costruire il corpo, la mente.  Tutto ciò che chiamiamo realtà non è aaltro che l'attività del percepire (mondo), del sentire (corpo), del pensare (mente).  L'io è il nome che diamo alla coscienza che percepisce, sente e pensa. Cominciamo anche a pensare che la coscienza sia dentro la mente.   Ma la coscienza non è immersa nel continuum spazio-temporale ma al contrario lo contiene.    Tra i contenuti che appaiono nel settore chiamato mente nasce il pensiero: io sono questo e non sono quello.   L'io sono è l'espressione verbale con cui la mente traduce l'immediata certezza di esserci e sapere di esserci, l'evidenza innegabile della mia Presenza consapevole.   Nasce così l'illusione della dualità, il sentirci individui separati dal mondo la fuori, con u n dentro (pensare e sentire) contrapposto ad un fuori (percepire). 

L'Io è coscienza, Sono è esistenza. L'esperienza primordiale dell'io sono è costante e fondamentale. Su questa identità, che viene prima di ogni esperienza specifica, si basa l'intera realtà. Senza di me - se non ci fossi io a percepire ogni cosa - l'intero universo non apparirebbe affatto. Tutto ciò che è vita e realtà presuppone l'Io sono.  Se eliminiamo la ocscienza, ogni altra cosa sparirebbe. 

Tutto è in me. Io non nego il mondo: lo vedo solo apparire nella coscienza, che è la totalità del conosciuto nell'immensità dell'ignoto.  

Chi sono io? Purtroppo nasce la convinzione che Io sia un individuo separato, Dall'idea di separazione nasce  un ineliminabile senso di perdita, mancanza, incompletezza, che a sua volta genera la ricerca della Totalità perduta.  Senza il miraggio dell'Io, non esistono libero arbitrio, né determinismo.  

Ciò che sono deve essere già qui, ora.  Inoltre, ciò che sono è costante, non cambia mai, perchè ho sempre l'impressione di essere me stesso, pur attraversando tanti cambiamenti.  Resta la costante sensazione di esistere, esserci e sapere di esserci, una Presenza consapevole.    la parola coscienza rimanda a qualcosa che non è una cosa, bensì lo sfondo costante di ogni singola esperienza. L'Io è un semplice nome, un oggetto mentale che viene visto dalla vera coscienza, che resta inconoscibile e innominabile.    Quando pronuncio la parola IO, indico in realtà qualcosa oltre il pensiero, oltre ogni separazione: indico la Presenza vuota e consapevole da cui, in cui e a cui appaiono e scompaiono tutte le esperienze.  

Il Sé - ossia la coscienza - conosce l'Io separato, ma quest'ultimo (che è solo apparenza) non può conoscere il Sé. L'Io è una semplice azione del Sé.  In questa ottica, il concetto stesso di risveglio è un'irrealtà, perchè ciò che veramente siamo è una Presenza sempre sveglia. Non c'è bisogno del risveglio, la coscienza che costantemente siamo non dorme mai, neanche nel sonno o nel sonno profondo. 

Tu sei quella.  la coscienza e l'Io sono come il mare e le onde. Noi siamo sia il mare (la coscienza) sia le onde (l'individuo). Noi proviamo un senso d'incompletezzae di mancanza, di alienazione dal Tutto,  e comincia così la ricerca dell'Unità, della completezza che crediamo di avere perduto. 

A volte abbiamo l'impressione di felicità, che siamo completi e la ricerca si sospende.  La Totalità include ogni cosa anche l'Io che la cerca, e si trova ovunque (anche qui e ora). Ne consegue che la ricerca non solo è impossibile, ma anche del tutto inutile, perchè siamo la Totalità che cerchiamo. La ricerca rappresenta l'ostacolo maggiore al manifestarsi della liberazione.  La metafora classica del NON dualismo è quella della signora che cerca la collana, ma si è solo dimenticata di averla al collo. 

La ricerca spirituale è come andare in cerca del buio con una lanterna accessa in mano. Quando cade la ricerca, troverò.   Anche la ricerca, come tutte le cose, è una semplice espressione della Presenza, dell'Uno.  Il risveglio è un evento quasi impercettibile, appare quando la ricerca finisce.   Ma non ha niente a che fare con la comprensione.   

E' la coscienza che vede tutto, ma proprio per questo non può vedere se stessa. E' impossibile che la coscienza non esista, perchè essere coscienti è un'evidenza innegabile che viene prima di ogni altra esperienza. a non possiamo dire che cosa sia. 

Questa presenza consapevole, questo esserci e sapere di esserci è l'Io sono che costantemente ci abita. da questo Io si sprigiona l'intera gamma di esperienze che appaiono e scompaiono dalla Coscienza, diventando l'universo conosciuto. Nell'incessante danza del cosmo, l'Io sono è l'unico danzatore e tutte le esperienze che compèongono il mondo non sono altro che le infinite movenze della sua danza.  Danzatore e danza sono inseparabili. Quando finisce la danza, anche il danzatore cessa di esistere.  Ogni esperienza enlal nostra vita quotidiana - piacevole o spiacevole - è un invito a sentire la risonanza della vibrante nergia che senza sosta si sprigiona dalla Presenza, divenendo noi.  Sei sempre e comunque l'espressione della Presenza. Quando affiora la risonanza di questa incontenibile vitalità, non hai più bisogno d'altro: sei in caduta libera nella meraviglia senza fondo dell'Essere. Allora la tua intera vita esplode nel Mistero che sei: il sorriso segreto dell'Essere. 

Il Sorriso segreto dell'Essere - Mauro Bergonzi

Il Sorriso segreto dell'Essere. Oltre l'illusione dell'io è un testo scritto da Mauro Bergonzi e pubblicato nel 2011. In questo testo Mauro Bergonzi fa un ritratto della persona sul percorso spirituale e  spiega la differenza tra dualismo e non dualismo.  

Nel dualismo c'è la separazione tra chi sa (il maestro) e chi non sa (il discepolo).  tra il punto di partenza (l'ignoranza) e il punto di arrivo (la saggezza), e soprattutto l'idea che esista qualcuno (un io individuale separato dal Tutto)  in grado di raggiungere qualcosa che non ha (liberazione, Dio, l'Unità, ecc). 

Nel NON dualismo radicale, non c'è verità da svelare, nè insegnamenti da impartire perchè ognuno di noi, esattamente così come è adesso, senza dover cambiare niente, in qualsiasi momento della vita può accorgersi di qualcosa che c'è sempre, vale a dire, la certezza che esistiamo e sappiamo di esistere, la Presenza consapevole che costituisce il nostro vero Sè.   Quella Presenza Non duale in cui appaiono e scompaiono tutte quelle esperienze che chiamiamo "la nostra vita".

Siamo tutti un unico Essere ( il mare) che appare come ciascuno di noi (le onde). Chi potrebbe insegnare alle onde di essere il mare? Che senso ha istruire qualcuno a diventare ciò che già è?

Ogni pagina del libro è un invito ad aprirci all'ignota vastità che siamo. a sentire l'Essere che brilla in qualsiasi istante della nostra vita. E' un invito ad esplorare il misterioso sguardo che la coscienza apre su ciò che chiamiamo realtà, il senso e non senso della meditazione e della ricerca spirituale. La ricerca spirituale non ha senso, perchè siamo già ciò che cerchiamo. Ogni manifestazione è un passo di danza di un unico Essere alla cui luce ogni separazione è soltanto apparenza e gioco.  

Possiamo affrontare queste tematiche con due approcci; una prospettiva negativa decostruendo la falsa credenza di un io individuale separato dal resto dell'universo; una prospettiva positiva di riconoscere l'innegabile e immediata evidenza di esserci e sapere di esserci, vale a dire riconoscere la Presenza costante e consapevole che costituisce la nostra vera identità. 

Alla nascita ci sentiamo gettati nella vita, nella precarietà dell'esistenza.   Churchill ha ribadito "la vita è una grande avventura dalla quale non ne usciremo vivi". 

 E se inoltre,  oltre ad essere precaria, la vita fosse senza scopo?  Questo ci fa proprio impazzire, E allora cominciamo a cercare disperatamente un obiettivo, un traguardo, un significato da conferire alla vita, un qualcosa che ci possa  permettere di dire che ne è valsa la pena di viverla... perchè aveva uno scopo.

Così la nostra vita è intessuta di storie costruite dal pensiero che sono semplici illusioni. E ogni illusione da prima o poi, una delusione. Ci inventiamo storie sull'aldilà, sulla ricchezza come chiave della felicità, sul successo, sul potere, sul vittimismo come strategia vincente, sull'ottimismo a oltranza. Prima ci realizziamo nello studio, poi nel matrimonio, poi nel lavoro, ecc.

Siamo gettati in una esistenza che viviamo come una prigione senza scopo, sospesa tra un nulla prima della nascita e un nulla dopo la morte. Per evadere dalla prigione inventiamo storie che diano un significato alal vita, convincendosi poi della loro realtà, ma essendo semplici costruzioni del pensiero, queste storie ci intrappolano in un'illusione che finisce per rinforzare la prigione stessa. Poi ci rendiamo conto dell'inconsistenza della storia e passiamo subito a raccontarcene un'altra, e la giostra continua a girare in tondo.  

Per venirne fuori, alcuni cominciano a raccontarsi la storia del risveglio, dell'illuminazione, di una definitive liberazione dai problemi della vita. Il percorso spesso si identifica con la pratica meditativa.  Ma come tutte le storie costruite dal pensiero finirà con una delusione e non ci porterà fuori dalla prigione, La buona notizia è che la meditazione può renderci più confortevole la nostra cella. Meditare è equivalente a qualsiasi attività intrapresa per cercare quella completezza, quell'unità che crediamo perduta. 

Ci sono diversi tentativi per uscire dalla prigione. Per alcuni è rimbecillirsi davanti al televisore fino a dimenticare se stessi, per altri è fare acquisti finchè non sentono di aver colmato il proprio vuoto interiore;  per altri ubriacarsi fino ad arrivare ad un completo oblio. Attraverso la meditazione si possono coltivare stati di silenzio interiore in grado di offrire una pace interiore, ma pur sempre temporanea.  Per apparire credibile la storia della meditazione ha bisogno di modelli esemplari, di irraggiungibili eroi spirituali, gli illuminati, i maestri.   Naturalmente un illuminato è una mera fantasia della nostra mente, immaginiamo una persona perfetta, impeccabile, vegetariana, vestita di bianco, sempre con il sorriso sulle labbra...  Ma prima o poi scopriamo che il guru ha simpatie e antipatie, non vuole essere contraddetto, approfitta sessualmente o economicamente dei propri discepol, ecc.      E ad un certo punto dovremmo essere vaccinati anche contro questa illusione. Invece ci diciamo che ci eravamo sbagliati, non era un vero illuminato e ci mettiamo a cercarne un altro....

 Il risveglio non ha nulla a che fare con la perfezione. non a caso tante tradizioni spirituali affermano che il vero guru è dentro di noi, o che è la vita stessa.  In questo approccio, in questa visione, il maestro non è quello che ci porta a confrontarci con falsi modelli o ci propone falsi percorsi, ma è colui che nonostante i suoi limiti e le sue imperfezioni,  ci apre cuore e mente a una risonanza con l'esplosiva vitalità dell'Essere non duale che veramente siamo. Noi siamo Uno senza Secondo.  

Il risveglio consiste nel vedere spontaneamente l'irrealtà di un io separato: è l'Essere stesso a creare e a dissolvere questa illusione nella sua danza incessante.

La storia del risveglio ha come punto di partenza la prigione, il sentirsi separati e confinati nello spazio-tempo. Il percorso è la pratica meditativa, il punto di arrivo è il risveglio, il Tutto, Dio.   L'individuo che si crede separato dal Tutto è un'illusione. L'individuo fa parte del Tutto, e non può stare al di fuori della Totalità. Irreale è il punto di partenza e irreale è il percorso.   Non è  possibile raggiungere il luogo dove già si è, così come non ci si può avvicinare allo spazio in cui siamo immersi.

In definitiva, non solo cerchiamo perchè siamo insoddisfatti, ma siamo insoddisfatti perchè cerchiamo. La ricerca non fa che rinforzare  l'illusoria esistenza di un sè separato in grado di agire indipendentemente dal resto dell'universo, perpetuando il dualismo.  E' uno spettacolo inscenato dall'Uno per esprimersi nella danza della molteplicità.

La meditazione.  "Ciò che la meditazione indica non è un'esperienza, è libertà da qualsiasi esperienza".

Fare meditazione significa applicare un determinato metodo. Il Buddha afferma esplicitamente che una sola, semplice pratica come la consapevolezza del respiro è sufficiente a percorrere l'intero sentiero meditativo.  Il percorso deve tendere ad una progressiva semplificazione. La maturità di un meditante si riconosce dall'animo semplice e dallo sguardo innocente. Quindi dovremmo adottare quelle tecniche che vanno meglio per noi, quelle che ci risultano più facili e naturali; che ci trasmettono un senso di energia, freschezza, leggerezza e fiducia in noi stessi.  L'essenza profonda della meditazione è un atteggiamento di apertura del cuore e della mente a Ciò che è, uno sguardo sul mistero dell'Ignoto.  

Meditare è imparare da ogni esperienza e procedere oltre; è un lasciare andare, uno spogliare la mente di tutto ciò che ci impedisce di vedere direttamente Ciò che è.  La meditazione non è separata dalla vita; è l'essenza stessa della vita.  

Il mezzo più efficace per arrivare alla suprema verità è il silenzio.  Nella nostra civiltà il silenzio fa paura o è svalutato. Quello che ci spaventa di più è il silenzio della mente.   Per arrivare al silenzio della mente dobbiamo prima dimenticare il corpo, quando rimane immobile e rilassato possiamo entrare in una dimensione  più raccolta e profonda. Possiamo comunque entrare in stati di profondo silenzio anche attraverso il movimento fisico, come nel Tai-chi-chuan attraverso la cosiddetta "esperienza di flusso". Man mano che si instaura un silenzio del corpo a livello grossolano si comincia ad avvertire sempre più chiaramente una corrente vitale di energie sottili che circola in tutte le zone dell'organismo. Nel silenzio del corpo, si arriva a sentire il movimento stesso della vita.

Importante è anche il silenzio del respiro che connette il livello fisico con quello delle energie sottili, non a caso il termine prana significa sia vita, sia respiro. Il respiro è il ponte fra diverse sfere di realtà, tra corpo e mente, tra corpo e energia, è anche il ponte per entrare in contatto con la nostra parte inconscia e con le nostre emozioni.

Le pratiche meditative basate sul respiro rientrano in due fondamentali tipologie: quelle che attivamente lo modificano (la ritenzione del respiro induce il silenzio del respiro) e quelle che lo lasciano fluire spontaneamente.  In entrambe è comunque importante focalizzare l'attenzione sul respiro su un preciso punto (narici, addome, ecc).  Con la pratica, il respiro diventa sempre più lento e sottile, fino ad avere l'impressione che scompaia...   I taoisti mettono una piuma, davanti alle proprie narici, che resta immobile, mentre il corpo respira con ogni cellula e poro della pelle. Quando il respiro non si percepisce più a livello grossolano, si instaura una pace profonda, e si va verso la sfera della quiete della mente.  

Poi sii passa al ritiro dei sensi, l'attenzione si ritrae dal continuo bombardamento delle percezioni sensoriali e si arriva ad uno stato di vuoto sensoriale. Un metodo per aiutare questo processo è quello di  concentrarsi, focalizzare l'attenzione su un unico punto, che può essere un'immagine, una zona del corpo, un pensiero, una frase, il respiro stesso. Anche nella vita quotidiana si può cercare di applicare questo principio, magari camminando con uno sguardo raccolto davanti a sé. In molte tradizioni spirituali si mantiene il silenzio per giorni e a volte per anni... Mentre nella nostra civiltà le parole straripano e perdono lo scopo primario che è quello di comunicare, con un enorme spreco di energia perchè la parola è essenzialmente una forma di energia. Anche il pensiero è una vibrazione energetica. 

Comunque, qualunque sia il punto di partenza della pratica meditativa - il corpo, i sensi, il respiro o la parola - alla fine si arriva sempre al silenzio della mente.  Noi siamo la coscienza, lo sconfinato spazio di consapevolezza, lo sfondo costante in cui i contenuti mentali appaiono e scompaiono.  Invece, confondiamo mente e coscienza, trasformandoli in sinonimi.  Ci identifichiamo con i soli contenuti mentali e così emerge la falsa idea di essere un io individuale e limitato.  Per questo è importante il silenzio della mente, se i nostri pensieri tacciono e i processi mentali con cui ci identifichiamo, si interrompe l'illusione di un io separato e individuale: ciò che resta è una coscienza temporaneamente priva di ogni contenuto.     Nel silenzio della mente l'energia non è più dissipata in azioni esterne e vibra all'interno e si sviluppa una sorta di calore, una fiamma interiore. 

Un altro metodo per arrivare al silenzio interiore è quello di un'apertura a trecentosessanta gradi dell'attenzione, un campo globale dell'attenzione che non escluda nessun oggetto: pensieri, sensazioni, percezioni, ecc.  Comunque questo silenzio meditativo non può che avere una durata limitata nel tempo. La pratica della meditazione ha senso se ci fa stare bene, se ci dà energia, se ci comunica esperienze piacevoli, se siamo consapevoli dei sui limiti intrinseci.

L'equivoco di fondo è che noi crediamo che il silenzio sia un'esperienza soggettiva, mentre in realtà è lo sfondo costante e inalienabile di ogni esperienza.  Il Silenzio è sempre qui: siamo noi che andiamo e veniamo.  Noi siamo questo insondabile Silenzio e il nostro Io è solo in apparenza separato da esso, come una nuvola che è fatta del cielo in cui veleggia. 

La meditazione è un'espressione della Totalità, non una via per raggiungerla.   La Totalità comprende anche l'io del meditante e diventa evidente quando scompare l'idea illusoria di un Io separato che cerca di raggiungerla.  Se si parte dal principio che non c'è un Io separato dal Tutto, perché meditare? E soprattutto, chi fa meditazione?

La liberazione è lo sfondo costante da cui emerge qualsiasi esperienza, uno sfondo che comprende sia il soggetto (il meditante) sia l'oggetto (gli stati di sospensione dell'io). 

Dire "Io ho raggiunto con la meditazione uno stato libero dall'io" è un palese controsenso. Come il meditare per diventare illuminati è altrettanto controproducente che combattere per la pace. - Leo Hartong

Meditare per meditare, come danzare per danzare è una pura espressione di gioia senza scopo, una celebrazione della vita che esplode nel silenzio della coscienza.   

La mente è lo strumento  attraverso cui l'Uno appare come molti. Tramite i nomi e le forme, il pensiero crea un dentro (l'Io) e un fuori (il mondo), laddove in realtà c'è solo l'unitario sfondo della coscienza. Sul foglio bianco della coscienza appare una linea chiusa che sembra separare interno e esterno, i quali però entrambi non sono altro che un unico foglio indiviso. 

Durante la vita quotidiana ci sono momenti in cui, senza alcun motivo, la mente si rilassa e diventa spontaneamente quieta, in una condizione di consapevolezza silenziosa in cui percezioni e pensieri  vanno e vengono.

La meditazione non deve essere uno strumento per raggiungere una meta lontana, ma un laboratorio per esplorare chi siamo in realtà.  una volta compresa la natura illusoria del meditante, del falso io impegnato nell'impossibile compito di raggiungere qualcosa che egli già è - ogni deliberata meditazione cessa spontaneamente e ciò che resta è pura e semplice Presenza-consapevolezza, senza che nessuno sia presente o consapevole. 

Nella meditazione dobbiamo dimorare così come si è, dimorare nella coscienza globale lasciando che  mente, corpo e mondo si manifestino spontaneamente. La meditazione non è fare, ma smettere di fare, smettere di costruire l'entità illusoria che pensiamo di essere -  allora avviene una radicale inversione di prospettiva. Prendiamo consapevolezza che io, corpo, mente sono semplici percezioni intermittenti che vanno e vengono nel campo globale della coscienza.  Il dimorare così come si è, non ha niente a che vedere con le pratiche meditative, perchè accade da sè, spontaneamente, senza che ci sia alcun Io a compierlo: diventa una celebrazione della vita, la danza dell'Uno che appare come molti. 

sabato 11 gennaio 2025

Il significato di meditare

Per illustrare che cosa è la meditazione prendiamo le frasi dei tre grandi meditanti.               

 La parola meditare è spesso usata impropriamente; per l'occidentale meditare si riferisce a mens, al mentale e alla sua attività. Invece, per l'orientale, la pratica è rivolta in altre dimensioni, per superare il mentale, per arrivare a stati superiori di coscienza e contemplazione, ossia arrivare a degli stati di coscienza diversi dal comune per entrare in contatto con la parte più spirituale dell'essere, al nostro vero Sé.     L'uomo vive identificato con i contenuti della mente, creati soprattutto dalle emozioni, è un'esperienza ricolorata dal mentale, si producono così immagini distorte scambiate per realtà e ci si allontana dalla visione oggettiva. - Amadio Bianchi.

La parola sanscrita per meditazione, “bhavana”, significa “coltivare” le qualità positive dell'essere umano e la parola tibetana “gom” significa “familiarizzare” con il funzionamento della mente. Così, in un certo senso, la meditazione si riferisce all’allenamento della mente, coltivando qualità salutari, come la presenza attenta e l’amore altruistico, e in un altro modo si riferisce al diventare più familiare con il funzionamento della nostra mente e, infine, con la vera natura della mente, che è sia consapevole che priva di esistenza intrinseca. Si possono anche distinguere due tipi principali di meditazione: analitica e contemplativa. La prima si usa per esempio quando si de-costruisce la nozione di un “sé” indipendente, unitario e duraturo o quando si medita sull’impermanenza e l’interdipendenza di tutti i fenomeni; la seconda è quella di riposare nella natura ultima della mente, nell’unione di apparenza e vuoto. La meditazione non è un vuotarsi la testa, ma diventare a poco a poco un miglior essere umano. Occorre praticare la meditazione per individuare le cause e le tossine mentali che ci perturbano, per liberarsi dai conflitti interiori.  - Matthieu Ricard

La meditazione non è pensare con gli occhi chiusi o schiarirsi le idee. La meditazione è un allenamento per coltivare una visione calma e lucida del mondo e di se stessi. È un allenamento della mente per andare verso questo. La meditazione mindfulness, che è quella che ho insegnato per molto tempo e che pratico ogni giorno, segue un percorso che passa attraverso il momento presente: ci centriamo sulla nostra esperienza del momento, che osserviamo con distacco (respiro, corpo, suoni, pensieri); poi, da questo punto di ancoraggio nel presente e nella realtà, osserviamo il funzionamento della nostra mente, del nostro corpo e la nostra connessione con il mondo.   - Christophe André 

Per Mauro Bergonzi, fautore del NON dualismo, la meditazione non consiste nel fare, ma nello smettere di fare e di identificarsi con un io illusorio. Diventa così un’esplorazione della propria vera natura e una celebrazione spontanea della vita, in cui tutto si manifesta nella coscienza senza sforzo. La meditazione non è separata dalla vita, ma ne rappresenta l’essenza.  L' obiettivo principale è il raggiungimento del silenzio, soprattutto quello della mente, che nella società moderna spesso spaventa. Questo silenzio si sviluppa gradualmente: prima attraverso il rilassamento del corpo, poi tramite la consapevolezza e  l’attenzione al respiro, che funge da ponte tra corpo, mente ed energia. Con la pratica, il respiro diventa sempre più sottile, favorendo uno stato di pace profonda. Un altro passaggio importante è il ritiro dei sensi, cioè il distacco dalle stimolazioni esterne per raggiungere una maggiore concentrazione e interiorità. Questo processo può essere facilitato focalizzando l’attenzione su un unico punto, come il respiro o un’immagine. L’essere umano tende a identificarsi con i pensieri, creando l’illusione di un io separato. In realtà, la nostra vera natura è la coscienza, uno spazio di consapevolezza in cui i pensieri appaiono e scompaiono. Quando la mente tace, questa illusione si dissolve. L’idea di un “io” che medita per ottenere l’illuminazione è considerata un paradosso. La vera comprensione porta a vedere che non esiste separazione tra individuo e totalità, la meditazione è un’espressione della totalità.

domenica 7 luglio 2024

Antonia Tronti - Studiosa - Docente di yoga

Antonia Tronti (nata nel 1971) è insegnante di yoga, particolarmente interessata ai possibili intrecci tra spiritualità indiana e tradizione cristiana. Insegna a Roma dove ha un centro, il Kurma dama - La casa della tartaruga, e in Umbria e tiene seminari di "yoga e preghiera cristiana" in tutta Italia e in particolare nei monasteri di Valledacqua, Montegiove, Fonte Avellana, Camaldoli, Ss. Felice e Mauro in Valnerina. Collabora con le comunità camaldolesi e con altre realtà fondate sul dialogo e sull'approfondimento dell'esperienza spirituale.

Formatasi alla scuola della Federazione Italiana Yoga quando era diretta da Antonio Nuzzo e diplomatasi all'ISFIY nel 1997, ha poi proseguito nella sperimentazione, nella ricerca e nell'insegnamento.

Determinante nel suo percorso è stato l'incontro con l'esperienza monastica camaldolese e con il Saccidananda Ashram di Shantivanam, in Tamil Nadu, con le figure dei suoi fondatori, Henri Le Saux (Swami Abhishiktananda), Jules Monchanin e Bede Griffiths e con John Martin Kuvarapu (Swami Sahajananda).

Ha pubblicato due libri:  E rimanendo lasciati trasformare e Impara da... Un itinerario tra yoga e preghiera cristiana.  Scrive e collabora con le riviste Appunti di Viaggio, Oreundici, Messaggero Cappuccino, Vita monastica. Un altro lavoro è il libro-DVD La danza della vita scritto con Filippo Carli e Mauro Bergonzi.    Vedi siti: 

  •  https://sites.google.com/view/kurmantonia/home-page?authuser=0 
  • https://www.scuolayoga.com/insegnante/antonia-tronti/

venerdì 24 novembre 2023

Riassunto del libro I mille volti della meditazione

Gli autori del testo sono Roberto Fantini e Cesare Maramici. vedi link: https://www.edizioniefesto.it/collane/lumen/665-i-mille-volti-della-meditazione   Se qualcuno è interessato al testo può contattarmi per e-mail:  maramicicesare4@gmail.com       

Oggi le discipline orientali sono molto diffuse in Occidente, tra queste lo yoga e la meditazione. Il testo è la risultanza degli incontri che gli autori hanno avuto con grandi meditanti, con molti dei quali hanno seguito dei corsi.

Spesso c’è molta confusione nel mondo della meditazione, e si sceglie un percorso senza nemmeno documentarsi sul contesto sapienziale di riferimento. Questo libro ha l’obiettivo di provare a fare un po’ di chiarezza tra le miriadi di proposte.

Essenzialmente ci sono due tipi di percorsi: un percorso molto serio in una tradizione ben strutturata, con cerimonie di iniziazioni, discepolato, ecc. o l’altro percorso un po’ più leggero, in cui attraverso la meditazione si cercano attimi di pace e serenità, e soprattutto benessere. Oggi, è proprio il culto del benessere che si sta instaurando nella nostra società, il benessere a tutti i costi e per tutte le borse.

Il libro si articola soprattutto intorno alle tre proposte di meditazione più diffuse in Occidente, la meditazione buddhista tibetana (vedi il Dalai Lama), la meditazione yoga (che è una tappa del percorso) e la meditazione Mindfulness (la meditazione laica, depurata dagli aspetti esoterici e i cui risultati sono comprovati dalla ricerca scientifica).  


I personaggi intorno a cui si sviluppa il testo sono: Matthieu Ricard (uno dei monaci buddhisti più conosciuti in Occidente), Christophe Andrè (uno dei psichiatri più conosciuti in Francia) e Amadio Bianchi (il Presidente della Federazione Europea di Yoga che ha collaborato alla stesura del libro). Il libro inizia proprio con le loro interviste dove rispondono ad una serie di domande sulla meditazione. 

Poi c’è un colloquio simulato tra un esperto meditante e un sincero ricercatore; attraverso una serie di domande e risposte si cerca di guidare il lettore nel mondo della meditazione. Che cosa è, quali tecniche di meditazione sono più conosciute, ecc. 

I meditanti di cui si parla nel testo sono ancora, quasi tutti, in vita (molti fanno parte dell’universo italiano e francese) e potrebbero essere un punto di riferimento per iniziare un cammino. Sono riportate anche personalità che hanno provato a trovare un punto d’incontro tra i vari sentieri spirituali (vedi pag. 111).  Tra queste personalità abbiamo presentato Padre Anthony Elenjimittam, Padre Mariano Ballester e Padre Antonio Gentili.

Sua Santità il Dalai Lama esorta in continuazione di sperimentare un percorso e scegliere quello a cui ci sentiamo più vicini, e soprattutto ricorda che per avere dei risultati occorre disciplina e perseveranza. Gli occidentali gli chiedono spesso quale sia la forma di meditazione che permette di ottenere risultati in breve tempo e soprattutto a poco prezzo (pag. 60). Il Buddha stesso ha detto ai suoi discepoli: “Prova una via e vedi che cosa succede, se per te funziona usala, altrimenti scartala e cerca qualcos’altro”. Tutte le ricerche hanno confermato che per ottenere dei risultati occorre praticare per lunghi periodi. Le ricerche hanno anche confermato che il nostro cervello possiede una proprietà fantastica chiamata neuro-plasticità: la capacità, cioè, di cambiare forma e funzionamento anche in tarda età. Questi studi ebbero inizio con il famoso caso di Phineas Gage, un operaio a cui un incidente aveva distrutto l’area prefrontale del cervello (nel 1848).

Fu Matthieu Ricard, che aveva ottenuto un dottorato in biologia molecolare, a creare un ponte tra la meditazione buddhista e la ricerca scientifica, accettando di sottoporsi ad una serie di esperimenti scientifici a partire dal 2000 (pag. 43) con Richard Davidson.

Quali sono i benefici della meditazione? I risultati di questi studi sono i seguenti: il meditare produce una maggiore attivazione della corteccia prefrontale sinistra, quella associata alle emozioni positive, alla resilienza e al benessere. Rafforza le risposte del sistema immunitario - dimostrando una relazione tra cervello e sistema immunitario. Riduce l’attività della corteccia prefrontale destra, collegata alle emozioni negative. Altre ricerche hanno dimostrato che la meditazione aiuta a sviluppare qualità come l’attenzione focalizzata, l’empatia e la compassione, che sono le caratteristiche della meditazione buddhista (pag. 43). 

Per Matthieu Ricardla meditazione non è un vuotarsi la testa, ma diventare a poco a poco un miglior essere umano. Occorre praticare la meditazione per individuare le cause e le tossine mentali che ci perturbano, per liberarsi dai conflitti interiori”  (pag. 71).

Altro aspetto importante è che tutte queste tecniche, un tempo considerate esoteriche, come  meditazione, ipnosi, respirazione olotropica, ascolto di suoni e mantra, riti o psicologia sciamanica, tecniche che combinano respiro, musica evocativa, lavoro corporeo focalizzato al rilascio energetico, espressione artistica e integrazione di gruppo, sono oggi accettate in ambienti medici scientifici. La meditazione e l’ipnosi sono spesso proposte a pazienti malati di tumore o depressi, e spesso accompagnano il paziente nella fase di convalescenza. Jon Kabat-Zinn e Christophe André usano tecniche mindfulness negli ospedali da molti anni. Il controllo della mente ha un effetto sul corpo e un impatto favorevole sulla salute ed è per questo che oggi, nella società occidentale, la meditazione è stata integrata alle cure mediche. Inoltre, negli ultimi decenni è stata introdotta nelle scuole, nelle carceri, nelle aziende, in quanto apporta un miglioramento sul piano emozionale. La meditazione rallenta l’invecchiamento. E' stato scientificamente provato l’effetto positivo della meditazione sui telomeri, che sono tappi di protezione alle estremità dei cromosomi che diventano più brevi ad ogni divisione cellulare.

Le tappe importanti nello sviluppo del rapporto tra scienza e meditazione sono: - la creazione dell’istituto Mind and Life, - Matthieu Ricard ha fatto da cavia alle prime scannerizzazioni del cervello, - un altro monaco esperto meditante, Yongey Mingyur Rimpoche, è stato sottoposto a controlli per  circa 15 anni (pag. 45). Questo studio, che è stato pubblicato da Live Science nel 2020, ha rivelato che il cervello di Mingyur Rinpoche sembrava rallentare nel suo invecchiamento. -  La comunità europea ha stanziato circa 7 milioni di euro per un progetto chiamato Sylver Santé per verificare, con dati attendibili, se la meditazione può ritardare il processo di invecchiamento.

"La parola meditare è spesso usata impropriamente; per l'occidentale meditare si riferisce a mens, al mentale e alla sua attività. Invece, per l'orientale, la pratica è rivolta in altre dimensioni, per superare il mentale, per arrivare a stati superiori di coscienza e contemplazione, degli stati di coscienza diversi dal comune per entrare in contatto con la parte più spirituale dell'essere, al nostro vero Sé. L'uomo vive identificato con i contenuti della mente, creati soprattutto dalle emozioni, è un'esperienza ricolorata dal mentale, si producono così immagini distorte scambiate per realtà e ci si allontana dalla visione oggettiva". - Amadio Bianchi.

Per prima cosa occorre suddividere le meditazione in due tipi: di suggestione e di conoscenza, sono di suggestione la maggior parte delle meditazioni praticate in Occidente e non sono il linea con la meditazione orientale. Queste meditazioni guidate e accompagnate da suoni sono considerate propedeutiche, favoriscono le condizioni, per eventualmente andare oltre e possono aiutare a far sorgere le qualità necessarie per la meditazione di conoscenza. In questa meditazione il meditante è solo, nemmeno con un maestro. I sensi sono totalmente annichiliti, e si utilizza l'unico strumento idoneo che è la coscienza, per andare a conoscere quella realtà che il nostro Sè.  Occorre diventare spettatori del corpo, del respiro, delle emozioni,  e acquisire consapevolezza dei pensieri e del contenuto della mente. 

Gli insegnamenti buddhisti e la meditazione buddhista hanno come obiettivo di dimostrare l'impermanenza, il non sé (o l’inconsistenza del sè) e arrivare al nirvana (eliminazione della sofferenza o dukkha). Qualsiasi insegnamento che non rechi questi tre sigilli non può essere considerato un insegnamento buddhista. Nulla ha un'esistenza separata o un sé separato. Ogni cosa deve interagire con tutte le altre.
Nirvana significa estinzione, soprattutto estinzione delle idee - le idee di nascita e morte, esistenza e non esistenza, andare e venire, sé e altro, uno e molti. Tutte queste idee ci fanno soffrire.

Nel buddhismo ci sono due tappe: quella del rilassamento o calma mentale (samatha), attraverso la quale si può accedere ad uno stato di visione profonda (vipassanā),  per entrare così in contatto con la vera realtà, senza mediazioni, e dunque comprenderla e accettarla per quello che è. Entrambe si basano sull’attenzione e sul controllo del respiro. All’inizio la mente osserva la respirazione o i movimenti del corpo, poi  diviene un tutt’uno con questi.

Alcune citazioni riportate nel testo. 

"La meditazione è un percorso per entrare in contatto con il sacro, la nostra parte divina, con il nostro vero Sé".

Meditare è una grande occasione, una porta aperta verso infinite possibilità e potenzialità. Qualcosa, peraltro, che è alla portata di tutti, giovani e vecchi, colti e meno colti, sani o meno sani che siano. A tutti la meditazione porta benefici, a livello fisico, mentale, spirituale. Attraverso la meditazione è possibile ritrovare se stessi, recuperare armonia e cimentarsi in un ben preciso cammino di auto realizzazione”. Paola Giovetti (pag. 9)

Alla fine del Ventesimo secolo la meditazione era una bella addormentata: si praticava solo nel silenzio e nel segreto dei monasteri, o in gruppetti di iniziati o di esaltati. Oggi, nel terzo millennio, è cambiato tutto: la meditazione è diventata un fenomeno alla moda e un fatto sociale. Si pratica sotto gli occhi di tutti, in ospedali e scuole, in aziende e circoli artistici o politici ”. Christophe André (pag. 12)

Il più delle volte, la nostra ricerca istintiva e maldestra della felicità si basa su inganni e illusioni, piuttosto che sulla realtà, e così ci sfianchiamo nel tentativo di modellare il mondo per farlo combaciare con le nostre fantasticherie, o alteriamo artificialmente i nostri stati di coscienza. Non sarebbe meglio trasformare la nostra mente?Matthieu Ricard (pag. 15)

Non dimenticate mai che la vostra vita passa così veloce, come un lampo nel cielo d’estate o come un segno della mano. Ora che avete la possibilità di praticare, non perdete un istante. Consacrate tutta la vostra energia al cammino spirituale”. Dilgo Khyentsé Rinpoche (pag. 31)

La meditazione o altre discipline permettono all’uomo di accedere, tappa dopo tappa, alla Via, alla sua vera natura, alla natura di Buddha, e attraverso questo percorso l’uomo può liberare il suo vero Essere. È una via verso lo stato più elevato di coscienza a cui l’uomo può arrivare, e attraverso il quale si apre al contatto con l’Assoluto vivente nel suo nucleo essenziale. E’ attraverso una severa disciplina e un’azione umilmente ripetuta senza sosta che l’uomo diviene poco a poco permeato dell’Essenza vivente di tutte le cose nella profondità incosciente del suo sé individuale e si prepara alla Grande Unione col Tutto”. Karlfried Graf Durckheim (pag. 34)

“La consapevolezza dell’interconnessione del tutto col tutto, non potrà che portare ad una profonda e compassionevole responsabilità civile e sociale”. “Nella meditazione non ci deve essere separazione tra soggetto ed oggetto, tra dentro e fuori. Quindi, quando sediamo in zazen, siamo già dentro, non c’è un dentro e un fuori, e ci riconosciamo Uno con il tutto”. Dario Doshin Girolami (pag. 90)

Che il nostro messaggio sia la nostra stessa vita.” “Mindfulnees è la piena consapevolezza del momento presente ”. “La meditazione non è un’evasione ma un incontro sereno con la realtà Thich Nhat Hanh (pag. 93)

In realtà, tu sei anche i tuoi pensieri, il tuo credo, ecc., ma non solo quelli: sei soprattutto la coscienza in cui appaiono. Tu sei Tutto: l’osservatore e l’osservato, ciò che cambia (i pensieri, le percezioni, le sensazioni) e ciò che non cambia (la coscienza), tu sei il mare e le ondeMauro Bergonzi (pag. 118)

Per Papa Francesco, meditare significa “andare all’incontro con Gesù, sempre però guidati dallo Spirito Santo”. Insomma, qualche esperienza metodologica proveniente da altri universi religiosi potrà pur essere accolta all’interno della pratica della preghiera cristiana, ma ciò non dovrà minimamente introdurre diverse prospettive dottrinali, né insinuare dubbi teologici, né contaminare o illanguidire i contenuti del Credo cattolico dogmaticamente definiti. (pag. 111)

"La meditazione è la medicina della mente, una tecnica per tornare dallo stato artificiale (la mente che mente) allo stato naturale" (pag. 120).

L’obiettivo della meditazione è arrivare ad uno stato di risveglio, a percepire la realtà in modo diverso e ad un’esperienza conosciuta come illuminazione, che comporta una visione perfettamente chiara delle cose.  

Nel presentare i vari meditanti, oltre che inserirli in un contesto di riferimento, abbiamo cercato di far emergere le varie sfumature della meditazione.

Personaggi come Tony Parsons, uno degli esponenti più radicali del non dualismo, hanno un messaggio semplice, chiaro e diretto: non esiste nessuno all’interno del corpo-mente chiamato “me”, non esiste l’individuo, ma esiste un unico Sé che vive attraverso diverse forme (pag. 122).

Per Eckhart Tolle l’’obiettivo della meditazione è questo: ri-scoprire la Presenza, la luce della Presenza in noi, nella nostra realtà interiore. Ciò ci permette di vedere in modo distaccato pensieri, sensazioni, ecc, «di essere consapevoli, che siamo consapevoli» (pag. 138).

Abbiamo anche parlato del ruolo del maestro nella meditazione, del rapporto tra meditazione e scienza e tra buddhismo e scienza, del rapporto tra la meditazione e la morte.

La meditazione ci aiuta sicuramente ad affrontare la morte in quanto ci esorta a vivere pienamente la vita, sia se siamo giovani, sia se siamo anziani. Quello che conta veramente nell’esistenza è utilizzare il tempo che ci resta nel modo più fruttuoso possibile, per il nostro bene e quello degli altri. Nel libro è riportato il pensiero di Gampopa, un saggio buddhista: “All’inizio si dovrebbe essere perseguitati dalla paura della morte come un cervo che sfugge a una trappola; a metà strada non si dovrebbe avere nulla da rimpiangere, come il contadino che ha lavorato il suo campo con cura. Alla fine, si dovrebbe essere felici come chi ha portato a termine una grande impresa” (pag. 53).

Il punto d'incontro tra buddhismo e scienza è dato dal fatto che hanno come cardine principale la sperimentazione. Diceva Richard Feynman: “Il principio della scienza è il seguente: Il testo della conoscenza è l’esperimento; è il solo giudice della verità scientifica”. Ed ecco come il Dalai Lama gli fa eco: “Quando si pone il problema della validazione della verità di una certa asserzione, il buddhismo pone l’autorità più grande nell’esperienza, poi nella ragione, e per ultimo nelle Scritture” (pag. 163).

Molti grandi fisici e premi Nobel del ventesimo secolo hanno posto la coscienza come fondamento del mondo, la considerano un qualcosa che ingloba tutto.

La conoscenza assoluta è un’esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un’esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, che può essere chiamato uno stato meditativo o misticoFritjof Capra.

"Dobbiamo assumere l’esistenza di una mente cosciente ed intelligente. Questa mente è la matrice di tutta la materia.John Hagelin.

Considero la coscienza come fondamentale e la materia come derivata dalla coscienza. Non possiamo andare oltre la coscienza e tutto ciò di cui parliamo, tutto ciò che consideriamo esistente, postula la Coscienza”.  Max Planck.

La coscienza è il recipiente che contiene tutto, assolutamente tutto quanto avviene nell’universo, e al di fuori del quale non esiste nulla”. David Bohm.

La coscienza è il fondamento dell’esistenza al di là del cervello e di qualsiasi cosa possiamo immaginare, ipotizzare o intuire”. Erwin Schrödinger.

sabato 14 ottobre 2023

Letture luminose 2023-2024

Siamo ormai al quarto ciclo di questa iniziativa, nata per trarre ispirazione vitale da autori di epoche e culture diverse, in un periodo in cui l’umanità ha più bisogno che mai di orientarsi.

Ci ritroveremo come sempre ogni due settimane, on line su piattaforma Zoom,  il mercoledì alle 18.30 per un’ora di lettura antologica e una mezzora di conversazione libera e serena tra di noi. 

L’iniziativa è gratuita.  Per iscriversi occorre mandare una mail a fpistolato@yahoo.it con la dicitura: CICLO LETTURE LUMINOSE 2023-2024. Il link di accesso verrà fornito alla vigilia di ogni incontro, che verrà registrato e inviato poi a tutti gli iscritti, i quali potranno così riascoltarlo con calma in qualsiasi momento, o anche seguire comunque il ciclo, qualora non sia stato possibile partecipare alla diretta.

Inizieremo mercoledì 11 ottobre 2023 come da calendario riportato qui sotto:

  • 11.10.2023 Martin Luther King: Lettera dal carcere di Birmingham, a cura di Roberto Fantini
  • 25.10.2023 Mauro Bergonzi: Il sorriso segreto dell’essere. Oltre l’illusione dell’io e della ricerca spirituale (2011), a cura di Cesare Maramici, con la partecipazione dell’autore. Mauro Bergonzi è stato docente di “Religioni e Filosofie dell’India” presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e socio ordinario della International Association for Analytical Psychology (I.A.A.P.) e del Centro Italiano di Psicologia Analitica (C.I.P.A.). Ha pubblicato articoli e saggi sui processi meditativi nel buddhismo antico, sulla psicologia del misticismo, sul simbolismo religioso, sull’incontro tra Oriente religioso e Occidente contemporaneo e sul dialogo interculturale fra psicologie sapienziali orientali e psicologia occidentale. Vedi sito:  https://sites.google.com/site/ilsorrisodellessere/
  • 8.11.2023 Marco Pizzuti: Deep State, a cura di Francesco Pistolato
  • 22.11.2023 Federico Faggin: Irriducibile, a cura di Francesco Pistolato
  • 6.12.2023 Erasmo da Rotterdam: Adagia, a cura di Roberto Fantini
  • 20.12.2023 Don Miguel Ruiz: I quattro accordi, a cura di Francesco Pistolato
  • 17.1.2024 Cristophe André, Matthieu Ricard, Alexandre Jollien: Tre amici in cerca di saggezza, a cura di Cesare Maramici
  • 31.1.2024 Erich Maria Remarque: Niente di nuovo sul fronte occidentale, a cura di Roberto Fantini
  • 14.2.2024 Viktor E. Frankl: Alla ricerca di un significato della vita, a cura di Francesco Pistolato
  • 28.2.2024 Massimo Teodorani: Sincronicità, a cura di Francesco Pistolato
  • 13.3.2024 Giovanni Papini: Il diavolo, a cura di Roberto Fantini
  • 27.3.2024 Mauro Biglino: La Bibbia non parla di Dio, a cura di Francesco Pistolato
  • 10.4.2024 Erich Fromm: Avere o essere?, a cura di Roberto Fantini
  • 24.4.2024 I Tre Iniziati: Il Kybalion, a cura di Francesco Pistolato
  • 8.5.2024 Helena P. Blavatsky messaggera di Luce (raccolta antologica), a cura di Roberto Fantini.

lunedì 12 giugno 2023

Summary of the book "The thousand faces of meditation"

 The authors are Roberto Fantini e Cesare Maramici. See: https://www.edizioniefesto.it/collane/lumen/665-i-mille-volti-della-meditazione  If someone is interested in the text,  can contact me by e-mail: maramicicesare4@gmail.com      

Nowadays oriental disciplines are very popular in the West, among them yoga and meditation. This text  reflects the outcome of the meetings I have had with great meditators, many of whom I have followed courses with.
People often choose a particular path in meditation without getting information on the relevant context. This book aims at throwing a light on a multitude of proposals.

According to Matthieu Ricard, "meditation is not about emptying one's head, but about gradually becoming a better human being. It is necessary to practice meditation in order to identify the causes and mental toxins which are disturbing, and to free ourselves from inner conflicts" (p. 71).

There are essentially two paths: the first one requires a very serious engagement in a well-structured tradition, with initiation ceremonies, discipleship, etc..., while the other path is a little lighter;  through meditation, one usually looks for moments of peace and serenity and above all, well-being. Nowadays it is the pursuit of well-being that is taking hold in our society, a well-being at any cost and to suit everyone's budget.
The book is mainly structured around the three most popular meditation proposals in the West, Tibetan Buddhist meditation (see the Dalai Lama), yoga meditation (which is a step along the way of samadhi) and Mindfulness meditation (a secular meditation, purified of any esoteric aspect and the results of which are evidenced by scientific research). The main characters around which the text is developped are: Matthieu Ricard (a buddhist monk), Christophe Andrè (a psychiatrist) and Amadio Bianchi (a yoga master). The book begins with their interviews where they answer  a series of questions about meditation. Then there is a simulated interview between an experienced meditator and a sincere researcher; through a series of questions and answers, an attempt is made to guide the reader into the world of meditation. What is meditation, what are the main techniques of meditation, etc.

We refer to meditators who are still, almost all of them, alive (many are part of the Italian and French universe) and could be a reference point to start a path. We will also introduce personalities who have tried to find a meeting point between the various spiritual paths (see p. 111). Among these, Father Anthony Elenjimittam and the mandala of the eight paths,  Father Mariano Ballester who created the non-profit association 'Deep Meditation and Self-Awareness (MPA)', and Father Antonio Gentili.

The Dalai Lama invites us continuously to experience various paths and choose the one we feel closest to, and above all he reminds us that discipline and perseverance are needed to get results. Westerners often enquire which is the form of meditation that can bring out results in a short period of time and above all at little cost (p. 60). The Buddha himself told his disciples: "Try one path and see what happens, if it works out for you, use it, otherwise discard it and look for something else".  All researches have confirmed that people need practicing for long periods to get results. Researchs also confirmed that our brain possesses a fantastic property called neuro-plasticity: the ability to change shape and function even in later life. This was demonstrated, among other studies, by the famous case of Phineas Gage, a worker whose prefrontal area of the brain was destroyed in an accident (1848). In 2000, Matthieu Ricard, who  obtained a doctorate in molecular biology, agreed to undergo a series of scientific experiments with Richard Davidson (p. 43), thus creating a bridge between Buddhist meditation and scientific research.

What are the benefits of meditation? The results of these studies are as follows: meditating produces greater activation of the left prefrontal cortex, the one associated with positive emotions, resilience and well-being. It strengthens immune system responses - demonstrating a relationship between the brain and the immune system. It reduces the activity of the right prefrontal cortex, which is linked to negative emotions. Other research has shown that meditation helps develop qualities such as focused attention, empathy and compassion, which are characteristics of Buddhist meditation (p. 43).
Another important aspect is that all these techniques, once considered esoteric, such as meditation, hypnosis, holotropic breathing, listening to sounds and mantras, rituals or shamanic psychology, techniques that combine breath, evocative music, bodywork focused on energy release, artistic expression and group integration, are now accepted in scientific medical circles. Meditation and hypnosis are often offered to cancer patients, and often accompany the patient in the convalescence phase.                                                                                                                                                                   Jon Kabat-Zinn and Christophe André have been using mindfulness techniques in hospitals for many years. Mindfulness has an effect on the body and a favourable impact on health, which is why meditation has been integrated into medical care in Western society today. Moreover, in recent decades it has been introduced in schools, prisons, and companies, as it brings improvement on an emotional level. Meditation also slows down the ageing process. Indeed, the positive effect of meditation on telomeres has been scientifically evidenced. Telomeres are protective caps at the ends of chromosomes that become shorter with each cell division.

There are some important milestones in the development of the relationship between science and meditation: first the creation of the Mind and Life institute, then the experiments conducted with and on Matthieu Ricard in the first brain scans, as well as on another monk Yongey Mingyur Rimpoche, who was subject to brain scanning for 15 years (p. 45). The study that was published by Live Science in 2020, revealed that Mingyur Rinpoche's brain ageing process appeared to have slown down. The European community has allocated around 7 million euros for a project called Sylver Santé to test with reliable data whether meditation can delay the ageing process.

Now let us try to get into details about meditation using the words of Amadio Bianchi (he is the President of the European Yoga Federation and has contributed to a few paragraphs of the book):  The word meditate is often misused; for the Westerner, meditate refers to "mens" , the mental and its activity. Instead, for the Easterner, the practice gets at going beyond the mental, in order to reach higher and extra-ordinary states of consciousness and contemplation and to get in touch with the most spiritual part of our being, to our true Self. We live identifying ourselves with the contents of our mind, created above all by emotions; it is an experience shaped by the mental; distorted images are produced which are mistaken for reality, and so we move away from an objective vision. 

How can meditation help us? Meditation can help bring man back to the present. The most important practice is to develop detachment, to contemplate our mind without being involved in it: it is called the way of knowledge, to observe our thoughts and return to the present reality. Meditation, however, is a means to better experience the present. Meditation, by reducing mental activity, helps regenerate us, as our cells achieve almost complete immobility. Meditation can increase our ability to focus and concentrate; we are able to achieve physical and material results, but above all, it helps us reconnect with our self. The path is difficult, and it takes trust, perseverance, and an approach to meditation devoid of expectation.

What does a person need to meditate? One needs a suitable environment, dimmed light, silence, finding the right time, having completed one's daily duties, and  a blanket because there is a slowing down of body activities. Meditation is an invitation to prepare oneself to listen, it involves an awakening of the state of attention, attention will turn into awareness, and awareness will lead us to consciousness. Life consumed without awareness is like  having never lived through it, or having lived  in the dream state; the moments of meditation are the most intensely experienced moments .

First, meditations must be divided into two types: meditation of suggestion and meditation of knowledge;  meditations practised in the West are suggestion meditations and are not in line with oriental meditation. These sound-accompanied guided meditations are considered propaedeutic, they produce the right conditions to eventually go further and can help  bring about the qualities necessary for knowledge meditation. During this later meditation, the meditator is alone, not even with a teacher. The senses are totally annihilated and one uses the only suitable instrument - consciousness -, to get to know the reality which is our Self. The Self is the part of us that we have in common with all manifestations, it is the only reality; everything else is impermanent and does not belong to us, nothing belongs to us, we leave everything behind when we die. We only leave  with the drop called our self. And with this drop, man goes to meet his divine part, he tries to come into contact and know this divine part, this is the goal of knowledge meditation.

The correct path would consist of three steps with practical exercises:
- awakening of attention;
- attention that transforms into awareness;
- awareness leading to consciousness; consciousness is the appropriate tool provided by nature for the practice of meditation.

Disidentification. You should become a spectator of the body, of the breath, become aware of the emotions,  of your thoughts and the content of your mind. "I am not the body, I am not the breath, I am not my emotions, I am not the mind, but I am also the mind, the emotions, the breath, the body". The next degree is to become aware of being aware. The one who is making this statement is the witness within you. The witness is a quality of your self, recognise the self and repeat 'I am the self, I am the self, I am self'.
Buddhist teachings aim to demonstrate impermanence, non-self (or inconsistency of self) and nirvana (elimination of suffering or dukkha). Any teaching that does not bear these three principles cannot be considered as a buddhism teaching. Nothing has a separate existence or a separate self. Everything has to interact with everything else. 

Nirvana means extinction, especially extinction of ideas - the ideas of birth and death, existence and non-existence, coming and going, self and other, one and many. All these ideas make us suffer. 

The Four Noble Truths are:
- The Existence of Suffering.
- The Emergence of Suffering.
- The ending of Suffering
- The Emergence of Well-Being. 

There is a noble path (the Eightfold Path) that leads to well-being.
They specify that in Buddhism there are two paths: that of relaxation, samatha (mental calmness) which should be associated with deep insight, vipassanā. (pg.151) - Only through calmness,  one could access to a state of deep vision, to get directly in touch with true reality,  and thus understand and accept it for what it is. Both are based on attention and breath control. At first, the mind observes the breathing or the movements of the body, then it becomes one with them.
Following the Western point of view, the central point of meditation consists of three stages: concentration, i.e. focusing all attention on an object which is usually the breath, then letting the mind calm down and then moving on to introspection.

Citations.  "Meditation is a path to connect with the sacred, our divine part, with our true Self".

 "Meditating is a great opportunity, an open door to infinite possibilities and potential. Something, moreover, that is within the reach of everyone, young and old, educated and less educated, healthy or unhealthy. To all, meditation brings benefits, physically, mentally, spiritually. Through meditation it is possible to rediscover oneself, recover harmony and embark on a very specific path of self-realisation' - Paola Giovetti (p. 9)

"At the end of the 20th century, meditation was a sleeping beauty: it was only practised in the silence and secrecy of monasteries, or in small groups of initiates or the exalted. Today, in the third millennium, everything has changed: meditation has become a fashionable phenomenon and a social fact. It is practised in full view of everyone, in hospitals and schools, in companies and artistic or political circles' - Christophe André (p. 12)

"Most of the time, our instinctive and clumsy search for happiness is based on deceptions and illusions, rather than on reality, and so we wear ourselves out trying to shape the world to make it fit our fantasies, or we artificially alter our states of consciousness. Would it not be better to transform our minds?"  -  Matthieu Ricard (p. 15)

"Never forget that your life passes so quickly, like a flash in the summer sky or a hand sign. Now that you have the opportunity to practise, do not waste a moment. Consecrate all your energy to the spiritual path”. - Dilgo Khyentsé Rinpoche (p. 31)

"Meditation or other disciplines enable man to access, step by step, the way, his true nature, the Buddha nature, and through this path man can liberate his true Being. It is a path to the highest state of consciousness to which man can attain, and through which he opens himself to contact with the living Absolute in its essential core. It is through severe discipline and humbly repeated action without ceasing that man gradually becomes imbued with the living Essence of all things in the unconscious depths of his individual self and prepares himself for the Great Union with the Whole" - Karlfried Graf Durckheim (p. 34)

"Awareness of the interconnectedness of the whole with the whole can only lead to deep and compassionate civic and social responsibility." "In meditation there must be no separation between subject and object, between inside and outside. So when we sit in zazen, we are already inside, there is no inside and outside, and we recognise ourselves as One with the whole" - Dario Doshin Girolami (p. 90)

"Let our message be our own life." "Mindfulness is the full awareness of the present moment". "Meditation is not an escape from, but a peaceful encounter with reality" - Thich Nhat Hanh (p. 93)

 'In reality, you are also your thoughts, your beliefs, etc., but not only those: you are above all the consciousness in which they appear. You are Everything: the observer and the observed, what changes (thoughts, perceptions, sensations) and what does not change (consciousness), you are the sea and the waves'  - Mauro Bergonzi (p. 118)

For Pope Francis, in fact, meditating must mean "going to the encounter with Jesus, but always guided by the Holy Spirit". In short, some methodological experience coming from other religious universes may well be welcomed within the practice of Christian prayer, but this must not in any way introduce different doctrinal perspectives, nor insinuate theological doubts, nor contaminate or languish the dogmatically defined contents of the Catholic Creed. (p. 111). 

Meditation is the medicine of the mind, a technique for returning from the artificial state (the mind that lies) to the natural state (p. 120).

In presenting the various meditators, as well as putting them in context, we have tried to point out the various nuances of meditation.

People like Tony Parsons, one of the most radical exponents of non-dualism, have a simple, clear and direct message: there is no one within the body-mind called 'me', there is no individual, but there is a single Self that lives through different forms (p. 122).

For Eckhart Tolle, the goal of meditation is this: to re-discover Presence, the light of Presence in us, in our inner reality. This allows us to see thoughts, feelings, etc. in a detached way, 'to be aware, that we are aware' (p. 138).

Some meditators depart from the three most common approaches to meditation teaching: the first consists of observing the thoughts that pass through our mind without dwelling on them; the second consists of trying to control the mind, to empty our thoughts through techniques of focusing on a precise point, e.g. a statue, a candle, the breath, etc., to the exclusion of all else; the third approach is to merge with the divine. They propose a different and revolutionary approach to meditation, sitting without expecting anything, without anything to seek. They propose developing an attitude of full presence and letting go of the emotions you are experiencing here and now  (p. 140).

The book also talks about the role of the teacher in meditation, the relationship between meditation and science, between Buddhism and science, and the relationship between meditation and death.

Meditation certainly helps us to face death as it urges us to live life to the full, whether we are young or old. What really matters in existence is to use the time we have left as fruitfully as possible, for our own good and that of others. I quote the thought of Gampopa, a Buddhist sage: 'At the beginning, one should be haunted by the fear of death like a deer escaping a trap; halfway through, one should have nothing to regret, like the farmer who tilled his field with care. In the end, one should be as happy as one who has accomplished a great feat' (p. 53).

A possible meeting point is the fact that both Buddhism and science have experimentation as their main focus. Richard Feynman said: 'The principle of science is as follows: The text of knowledge is the experiment; it is the sole judge of scientific truth'. And here is how the Dalai Lama echoes him: 'When the question of validating the truth of a certain assertion arises, Buddhism places the greatest authority in experience, then in reason, and lastly in scripture' (p. 163).

The goal of meditation is to arrive at a state of awakening, to perceive reality differently and to an experience known as enlightenment, which involves a perfectly clear vision of things. 

The regular practice of meditation leads to a personal condition described by all meditators in terms of four elements: the absence of a kind of outer self, emptiness, the absence of a kind of inner self and impermanence. (p. 168). This approach converges with Buddhist thinking of the lack of a controlling self. It is also possible to see a correspondence between this theory of forms in modern psychology and the impermanent character that Buddha attributed to the five aggregates. In Buddhist doctrine, the five skandhas or aggregates are the constituents of the empirical person, namely: form (rūpa); sensation (vedanā); perception (saññā); karmic formations such as habits, unconscious reflexes, (saṅkhāra); consciousness (viññāna). 

Relationship between science and meditation. Many great physicists and Nobel laureates of the 20th century consider consciousness as the foundation of the world, something that includes everything.

"Absolute knowledge is a totally non-intellectual experience of reality, an experience that arises from a non-ordinary state of consciousness, which can be called a meditative or mystical state" - Fritjof Capra (p.169). He wrote the Tao of Physics and sentences from this text are written at CERN in Geneva (The European Organisation for Nuclear Research) under a statue of Shiva Nataraja donated by the Indian government.

John Hagelin (1954 -) is a world-renowned American quantum physicist, and says: "We must assume the existence of a conscious, intelligent mind. This mind is the matrix of all matter."                           Max Planck (1858-1947) asserted: "The consciousness is the main  basis and matter is a derived from consciousness. We cannot go beyond consciousness and everything we talk about, everything we consider to exist, postulates consciousness."   

David Bohm (1917-1992), an American physicist and philosopher wrote, with Jiddu Krisnamurti, the book Where Time Ends. He said: "Consciousness is the vessel that contains everything, absolutely everything that happens in the universe, and outside of it nothing exists".  

Erwin Schrödinger (1887-1961), Nobel Prize winner for physics came into contact with Indian philosophy around 1918, through the writings of Schopenhauer. He said 'Consciousness is the foundation of existence beyond the brain and whatever we can imagine, hypothesise or intuit'.                Amit Goswami (1936 - ), Indian quantum physicist, is the pioneer of a multidisciplinary scientific paradigm based on the primacy of consciousness, known as 'Science within consciousness'.  

Werner Karl Heisenberg (1901-1976) was a German physicist. and one of the main originators of quantum mechanics.  Fritjof Capra says about him: In 1929 Heisenberg spent time in India, as a guest of the famous Indian poet Rabindranath Tagore, with whom he had long conversations about Indian science and philosophy. This introduction to Indian thought brought Heisenberg great comfort, he told me. He began to see that the recognition of relativity, interconnectedness and impermanence as fundamental aspects of physical reality, which had been so difficult for him and his fellow physicists, was the very basis of Indian spiritual traditions. After these conversations with Tagore, he said, "some of the ideas that had seemed so crazy suddenly made a lot more sense. This was a great help to me'. 

 Fred Alan Wolf wrote the text The yoga of time travel: How the mind can defeat time.                           Albert Einstein in 1930, met Nobel Prize winner for literature Rabindranath Tagore in Berlin, thanks to their mutual friend Dr. Mendel.

 

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