Condivisione dell’essere, SAT-SANG con Mauro Bergonzi giugno 2020, vedi: https://www.youtube.com/watch?v=Lxs1NPeW2-g
Ho seguito con piacere, per quasi tre anni, questi incontri con Mauro Bergonzi, ed è uno dei pochi relatori in grado di esprimere a parole la "Non dualità".
Mauro Bergonzi
è stato docente di Religioni e Filosofie dell'India presso l'Università degli
Studi di Napoli “L'Orientale” ed è socio analista del Centro Italiano di
Psicologia Analitica (C.I.P.A.) ed è l'autore del bellissimo libro Il sorriso segreto dell'essere.
Secondo Mauro le
nostre azioni quotidiane sono dettate dalla paura o dal desiderio
(di emergere, di fare carriera, di migliorare la posizione sociale) e sono collegate al dolore (fisico o mentale) o al piacere. Paura e desiderio
sono collegate, appaiono sempre insieme, non sono due cose, sono
parte di un qualcosa, sono una l’ombra dell’altra, legate al
pensiero e al tempo. La paura si genera
dalla memoria del dolore, il desiderio si genera dalla memoria del piacere. Cerchiamo attraverso la
conoscenza di superare questa dicotomia e la conoscenza, in questo caso, diventa fonte di potere.
La coscienza appare
con il suono, con la forma, col pensiero, appare e scompare. Quando c'è un’osservazione c’è una coscienza A che si accorge dell’apparire
e scomparire delle varie osservazioni della coscienza B, che è effimera,
nasce e muore con l’esperienza.
La coscienza A
include sia l’osservatore e l’osservato, percepisce l’apparire
e lo scomparire della coscienza B. La coscienza A ha come punto di
origine il senso di esserci, la presenza consapevole, il punto di
partenza perché le esperienze appaiano o scompaiano.
Nisargadatta Maharaj usa una
metafora: "quando il sole sorge, le infinite gocce di rugiada
cominciano a splendere e, in ognuna di esse compare un puntino
luminoso che è il riflesso del sole su ciascuna goccia di rugiada
che sembra contenere questo puntino luminoso".
Se consideriamo le
gocce come mente – corpo, quella coscienza di esserci, è il
riflesso sul corpo-mente di una luce senziente che alcuni chiamano
consapevolezza, la quale non ha una localizzazione. Senza una goccia
quel puntino non appare, la goccia è necessaria ma non sufficiente.
Quando la goccia evapora, per la luce del sole non fa nessuna
differenza, quel puntino riflesso fa da ponte tra infinito e finito,
da un lato è l’esserci e dall’altro è il testimone, è la luce
che permette a questo senso di esserci, di essere cosciente; da quel puntino si
dispiega tutto il mondo del conosciuto, ma la conoscenza non può
conoscerlo. Si può conoscere il
senso di esserci ma non si può conoscere la luce senziente che lo
produce.
Noi sappiamo di
esserci, se vi chiedete "Io ci sono"? Come fate a negarlo? Per negarlo
dovete esserci, è la cosa più evidente che ci sia, ma quando ci
mettiamo ad osservare. possiamo avere solo esperienze limitate. L’occhio vede
all’infinito e le forme più varie, ma non può vedere se stesso,
ma è innegabile che l’occhio ci sia.
Io posso conoscere
un’infinita di cose, anche il fatto di esserci. Cartesio asseriva: "se mi
inganno vuol dire che ci sono". Questo esserci viene dalla luce
senziente che noi siamo, che non ha limiti e non ha confini. La
domanda che possiamo porci è: “Che cosa posso conoscere? E scartare
tutto ciò che conosco perché non è il Tutto, ma è solo un aspetto
del tutto.
La paura di
diventare nulla dipende da quale grado di identificazione che c’è tra
quella luce senziente e mente - corpo; può diventare nulla, solo ciò
che diviene, la paura di morire è la paura di diventare nulla. David
Loy, dice che è una paura o una fobia. In psicanalisi, la fobia viene dal
fatto che la paura è stata rimossa, è un compromesso tra la vera paura del
passato e la coscienza che non vuole conoscerla.
La paura della morte
è la fobia per allontanare una paura più grande, quella che non ci
siamo nemmeno adesso. Io sparirò fra vent’anni ed ho paura, ma
adesso io ci sono, ma questo io è un miraggio. Nasce
dall’identificazione della luce senziente con un determinato corpo -
mente. E’ solo l’organismo che inserito nel tempo diviene, nasce
e muore, ciò di cui è fatto rimane nell’universo, come l’onda
del mare, quell’onda particolare svanisce, così le forme appaiono e
scompaiono.
L’io separato non
esiste nemmeno adesso, appare come un miraggio, ma non c’è
separazione con il resto dell’universo, la coscienza che si
riflette sulla mente ed appare come un io e che sa di esserci, che ha
il senso di esistere, è l’io sono, è il sé. L’io è la falsa
identificazione della coscienza, soltanto con un corpo – mente (la
persona).
Quando invece
percepisci in maniera più evidente, il tuo esserci, l’io sono, è
una evidenza. Ti accorgi chequesto senso di esserci non ha confini, è
lui che da origine alla coscienza dentro cui appare il corpo e il
mondo. Questo sé comprende tutto il conoscibile, tu ci sei, questo
sé va e viene quando dormi, e sparirà questo senso di esserci
quando il corpo non ci sarà più, per apparire ha
bisogno di quel corpo, ma come coscienza comprende tutto che resta
quando sparisce il corpo-mente. Diventi nulla rispetto a quell’io
che credi di essere.
Se non sei
identificato soltanto con il corpo mente ma con il senso di esserci,
quella luce senziente è oltre l’esserci e il non esserci
(ed è totalmente inconoscibile). Il corpo-mente è
qualcosa di conosciuto quindi non è quella luce senziente.
Nisargadatta dice
"tutte le cose sono visibili alla luce del giorno, ma la luce del
giorno non è visibile". Il sé che osserva l’io,
è qualcosa legato alla manifestazione, il sé senziente non è il
nulla. E' il sé che osserva
le cose, è il testimone di questo e di quello.
Il sé che intuisce
sé stesso, è l’essenza dell’essere, questo sé è il riflesso
della luce senziente sulla mente, quando smette di essere testimone. "Dove
va l’udito quando non c’è rumore nella stanza?"
La luce senziente
non va da nessuna parte, non sta nello spazio - tempo, forse possiamo
definirla nulla, è sempre qui
e adesso, è l’Essere.
Essere e nulla
possono essere usati indifferentemente, non c’è bisogno di
arrivare al nulla, basta vedere che le
nostre conoscenze sono false. Utili per manipolare la realtà e
vivere. Scarti tutto quello
che è falso, quello che resta è quello che veramente sei. Non c’è bisogno
di conoscere l’essere perché "Noi siamo l’essere".
Ramana Maharshi
dice: "Una delle cose più strambe è, che noi essendo la realtà,
cerchiamo la realtà, e un giorno rideremo di tutto questo, e quello
che ci sarà quel giorno, c’è anche adesso".
Leggendo attentamente il testo
Io sono quello di
Nisargadatta, si scopre che contiene dei dialoghi
contraddittori, questo perché Nisargadatta rispondeva in funzione a chi stava di fronte a lui.
Per Toni Parsons, un altro grande teorico del Non dualismo, "Non
c’è una via, un maestro ti dirà che non c’è differenza tra te
e lui, le cose accadono, e tu non hai nessuna scelta. Non puoi
cercare la realizzazione perché sei già un realizzato".
Un discepolo chiese a Nisargadatta "Se l’io è
illusorio e le cose accadono, perché allora proponi questi incontri in cui tu
parli e cerchi di spiegarci alcuni concetti?" e Nisargadatta rispose: "Finché noi ci troviamo a questo
livello di realtà del corpo-mente bisognerà pure passare il tempo
in qualche modo".
Noi cerchiamo la
liberazione, ma la libertà non può essere condizionata, non
può essere causata. Tutto quello che tu farai per raggiungere la
libertà avrà una conseguenza che non sarà libera, ma sarà
condizionata da quello che tu hai fatto. Il vero incondizionato non
lo puoi raggiungere.
Ramana Maharshi
dice: "Ogni esperienza nuova che tu puoi avere, che non c’era
prima, finirà". L’idea di fare un
percorso verso la liberazione è contro natura, la natura ci dice:
tutto quello che puoi raggiungere lo perderai, quello che nasce
muore, quello che puoi costruire si distruggerà.
Nisargadatta dice:
"Invece di cercare quello che non hai, trova quello che è sempre con
te, se è sempre con te qui e adesso, cosa si deve fare per
raggiungerlo? Se mi metto in un
percorso, e quello è già qui, non mi accorgo che la felicità è già
qui. È assurdo praticare
o mettersi in un percorso spirituale per qualcosa che è già qui. Ad esempio se
qualcuno ha praticato per molti anni e gli è capitato di aprirsi
alla Non dualità, allora può
facilmente ingannarsi e pensare che questa percezione l’ha avuta
grazie ai molti anni di meditazione che ha fatto. Allora quella
persona andrà ad insegnare agli altri dicendo: "se mediterete per molti anni,
come me arriverete all’illuminazione". Dandogli una causalità che
non ha.
Un altro, che non ha
mai meditato, sdraiato sulla spiaggia al sole arriva a percepire questa
completezza e allora dirà: "non meditate, è una cosa spontanea". Questa apertura è
sempre qui e non c’è niente che può attivarla.Tutte queste azioni
danno per scontato che ci sia un Io sono. Le cose accadono,
non c’è libero arbitrio, né determinismo. Solo con un Io
separato, può esserci libero arbitrio o determinismo.
Secondo Thich Nhat Hanh, maestro buddhista vietnamita, l’agire morale è l’autostrada per la liberazione. La morale, in
generale, ha senso in relazione con gli altri, ed è utile per regolarizzare i
rapporti impersonali. La chiarezza della
mente diventa comprensione e riduce un’enorme massa di sofferenza, la comprensione, non
è associata alla sensibilità, ma può aiutare a diventare
sensibile.
Per Thich Nhat Hanh i precetti sono come una stella polare, un precetto può essere
un’occasione per indagare sulla nostra libertà. Capendo
l’interconnessione, si può arrivare a vedere che le cose sono tutte
in rapporto con le altre. Quando non c’è
più separazione l’unica risposta che accade è l’amore.
Esempio del barcaiolo nella
nebbia, lungo il fiume vede una barca contromano che gli sta venendo
addosso, il barcaiolo
comincia ad insultare il conducente della barca, poi si accorge che non c’è nessuno su
quella barca, e la rabbia sparisce.
La coscienza si manifesta quando
siamo svegli con diversi tipi di contenuti: sensi, mondo, corpo, mente. Si manifesta anche quando dormiamo e
sogniamo, e quando dormiamo e
non sogniamo.
Nisargadatta asserisce: "L'Io identificato con corpo e mente, è infinitamente piccolo e
contenuto nel Tutto, che è Dio, Dio contiene l’Io". Dio lo vediamo
come qualcosa di diverso da noi ed è il Tutto che ci contiene. Allora cerchiamo di
conoscere il Tutto, ma il compito è impossibile anche utilizzando i concetti
più astratti, essere o non essere, ecc. Spesso quando pensiamo al Tutto lo associamo a Dio. Noi rappresentiamo
la realtà in base a come noi pensiamo noi stessi, così noi vediamo
il Tutto.
Se mi vedo come un
piccolo io separato, identificato con corpo e mente, quando penso al
Tutto, lo penserò come Non
me, come qualcosa che mi trascende, cercherò di raggiungere una
fusione e una contemplazione con questo Tutto spesso associato a Dio. Ma io e Dio, siamo
due maschere di questa realtà non separabile. Quando cade l’idea
di Io anche il concetto di Dio cade, quello che resta è
inseparabile, è indivisibile.