lunedì 5 ottobre 2026

San Francesco e l'amore universale

Il 3 ottobre 1226, alla Porziuncola, vicino ad Assisi, moriva Francesco. Nel 2026 se ne celebra l'ottavo centenario in tutto il mondo, cristiano e laico. Dal 2026 il 4 ottobre è tornato a essere festa nazionale (Legge 8 ottobre 2025, n. 151), una scelta che invita a riflettere sui temi centrali del suo messaggio: il legame con la natura, il dialogo interreligioso, il rifiuto del materialismo, la fratellanza. Molti di questi temi confluiscono nel Cantico delle creature. Ma quanto sappiamo davvero di Francesco?

Francesco nacque ad Assisi tra la fine del 1181 e il 1182. Il padre, Pietro di Bernardone, era in viaggio in Francia e la madre, Pica, lo fece battezzare con il nome Giovanni. Al ritorno il padre lo chiamò Francesco, "il francese", un nome fino ad allora poco diffuso in Italia.  Da giovane sognava un destino da cavaliere, suonava, organizzava feste, amava apparire ed era piuttosto egocentrico: oggi lo definiremmo un influencer. Provava repulsione per i lebbrosi. Nella guerra tra Perugia e Assisi fu fatto prigioniero e liberato dopo il pagamento di un riscatto, ma tornò a casa molto malato. Quando si riprese, anche se non del tutto, decise di partire in guerra al seguito di un nobile diretto in Puglia. A Spoleto si sentì male e in sogno il Signore gli disse di tornare ad Assisi. Tornò e riprese a far festa, ma era sempre più inquieto e pensava perfino di prendere moglie.

Fu nella chiesetta di San Damiano che riascoltò la voce: «La mia casa sta crollando a pezzi, restaurala tu». Francesco iniziò a rimettere in piedi le pietre, ma il Signore parlava dei valori della Chiesa come istituzione, e fu solo dopo un po' che capì il messaggio. Lasciare gli amici non fu facile, ma lo fece: andò dai lebbrosi, tese loro la mano, vendette tutto. Il padre lo picchiò e lo chiuse in casa. Davanti al vescovo, Francesco rinunciò all'eredità, restituì soldi e vestiti e rimase nudo; il vescovo lo coprì con il suo mantello. Da allora si innamorò della povertà, che considerava la sposa di Cristo, e volle sposarla.

Molti giovani nobili e benestanti seguirono Francesco lasciando le proprie famiglie: fu una vera e propria rivoluzione, paragonabile al 1968, che dimostrò che un altro mondo era possibile. Chiamò i suoi seguaci "frati minori" e chiese loro di versare compassione su tutti gli esseri viventi: «Dovete essere i giullari di Dio, gli ultimi degli ultimi». Il gruppo era in origine una comunità di laici, con una regola uguale al contenuto dei Vangeli, e decise di andare a Roma per farla riconoscere da Innocenzo III, uno dei papi più politici e potenti, che approvò l'ordine sperando in un rilancio della Chiesa. Francesco divenne diacono per poter scrivere la Regola che sentiva dettata dal Signore. Più tardi rinunciò alla guida dell'Ordine per essere davvero l'ultimo degli ultimi.

Nel Testamento, la sua autobiografia spirituale, si definisce "frate Francesco" e dichiara la propria fede nella Chiesa, di cui si professa figlio obbediente, non eretico. In quelle pagine sono centrali la devozione al corpo di Gesù e alla sua parola scritta.  Poi arrivò la predica agli uccelli, che tutti i pittori dell'epoca scelsero di raffigurare. Amava in particolare il canto delle allodole: la leggenda dice che alla sua morte un branco di allodole cantò sulla sua tomba.

Nel 1212, nel Duomo di Assisi, ad ascoltarlo c'era Chiara, diciottenne di famiglia nobile. Francesco la consacrò al Signore e lei visse in totale povertà. La seguirono anche la madre e le sorelle, mentre gli altri parenti furono sconvolti dal dolore e dall'incomprensione. Santa Chiara (1194-1253) fondò l'ordine delle Sorelle Povere, le Clarisse, e fu stretta collaboratrice spirituale del Poverello, con cui condivise l'ideale della povertà radicale.

Francesco tentò più volte di raggiungere i luoghi delle crociate per fermare la guerra. Nel 1219, durante la quinta crociata, amareggiato dal comportamento dei crociati e sconvolto dalla vista dei morti, attraversò le linee del fronte. Fu catturato, picchiato e portato davanti al sultano al-Kamil. Secondo il racconto, la conversazione durò tutta la notte: Francesco parlò di Cristo, il sultano lesse parti del Corano e si trovarono d'accordo sul messaggio «Ama il prossimo tuo come te stesso». Al mattino il sultano lo lasciò tornare incolume al campo crociato. Non poterono fermare la guerra, ma trovarono molti punti in comune.  È l'episodio che Tiziano Terzani ricorda in Lettere contro la guerra, nel capitolo "Il sultano e San Francesco": l'interesse del santo era per gli "altri", per quelli contro cui combattevano i crociati. Per Francesco il rifiuto della violenza equivaleva al rifiuto della ricchezza, e nella Regola chiese ai frati di evitare le liti con i saraceni e gli altri non cristiani.

Nel 1223 fece realizzare a Greccio il primo presepe. Intanto la comunità era cresciuta molto e alcuni frati cominciarono a contestarlo. Francesco entrò in crisi e nel 1224, alla Verna, chiese un segno a Dio e ricevette le stimmate, le ferite corrispondenti a quelle della Passione di Gesù. 
Nel 1225, a San Damiano, malato, scrisse il Cantico delle creature, considerato il primo testo poetico della letteratura italiana; secondo la tradizione ne compose anche la musica, e i frati dovevano cantarlo dopo le messe. Lodare il creato era una novità assoluta, soprattutto perché lo stesso Innocenzo III aveva scritto un libro sull'orrore dell'esistenza (De miseria humanae conditionis). Il Cantico è dedicato all'Altissimo e loda il sole, la luna, il vento, l'acqua, il fuoco. Le ultime strofe sono per la morte: c'è bellezza e luce anche lì, quando siamo abbracciati da lei.

Nel 1226, Francesco morì alla Porziuncola dopo aver chiesto di essere deposto sulla nuda terra, confermando fino alla fine il voto di povertà. Mentre abbracciava "sorella morte", i frati cantavano che l'uomo che stava morendo era un giusto, un santo. Tutte le città, da Roma ad Assisi a Spoleto, volevano il suo corpo. Fu sepolto nella chiesa di San Giorgio, ad Assisi.

Francesco divenne santo senza smettere di essere uomo. Scoprì, attraverso il dolore, che Dio è grazia. Non prometteva niente, solo pace, amore per gli altri e un sentimento divino verso la natura, e per questo, dicono i suoi biografi, non si poteva resistere alla sua "follia divina". Esistito davvero, non leggenda, ci lascia un messaggio ancora attuale: rivolgere lo sguardo ai più piccoli e ai più deboli. 

Quale Francesco? Le biografie.  Conoscere Francesco non è semplice. Papa Gregorio IX incaricò Tommaso da Celano di scriverne la vita: nella prima biografia Vita vennero elencati 7 miracoli compiuti da Francesco in vita e 39 dopo la morte, e nella seconda versione, la Vita breve, i miracoli aumentarono notevolmente. Seguirono altri testi, come La leggenda dei tre compagni, biografia molto popolare di autore incerto, e I fioretti di san Francesco.
Poi la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, quarant'anni dopo la morte, divenne la versione ufficiale e fu ordinato di distruggere gli scritti precedenti. Per fortuna molti documenti si salvarono e conservano tracce di aspetti che nella biografia autorizzata non compaiono. Alessandro Barbero (San Francesco, Laterza, 2025) ricostruisce questa storia e dà spazio ai codici inediti riaffiorati nei secoli, presentando le sette versioni della vita del santo.

Libri per approfondire.

Vittorino Andreoli, Il folle di Dio (De Agostini, 2025): lo psichiatra indaga la personalità di Francesco, dalla conversione alle stimmate, e ne ricava il ritratto di un uomo inquieto, capace di grandi rinunce.
Aldo Cazzullo, San Francesco, il primo italiano (HarperCollins, 2025): la storia del movimento francescano e il ruolo del santo nella nascita dell'identità linguistica nazionale.
G.K. Chesterton, San Francesco d'Assisi (1923): scritto l'anno dopo la sua conversione al cattolicesimo, vede in Francesco l'emblema di una fede semplice e possibile.
Frate Ippolito Fortino, 24 verbi di Francesco (Messaggero Padova, 2023): un percorso spirituale attraverso l'evoluzione di un uomo instancabile nella ricerca dell'Altissimo.
Chiara Frugoni, Francesco, storie di un santo: due momenti di incontro tra Francesco e la natura, raccontati da una delle maggiori esperte e illustrati da un artista.
Anthony Elenjimittam, Francesco d'Assisi. Lo yogin dell'amore universale (L'Età dell'Acquario, 1980): l'autore (1915-2011) fu sacerdote domenicano e monaco buddhista, e legge il santo alla luce dello yoga dell'amore universale e degli insegnamenti di Gandhi.
Quella di Elenjimittam è una chiave di lettura affascinante. L'amore universale non è un semplice sentimento ma una disciplina spirituale, che nasce dal superamento dell'ego e si estende a tutti gli esseri viventi, agli animali e alla natura, come nel Cantico. Si pratica con Ahimsa, la non-violenza assoluta nei pensieri, nelle parole e nelle opere, e con Satyagraha, la forza della verità capace di vincere l'odio con il bene. E si traduce in Seva, servizio concreto e disinteressato verso i poveri, gli emarginati, i sofferenti.
È la stessa idea di Radical Love proposta da Satish Kumar che attualmente ha 90 anni, Kumar è diventato celebre per una marcia per la pace di circa 13.000 chilometri tra il 1962 e il 1964.

Tra i film dedicati al santo troviamo:

Francesco d'Assisi (Michael Curtiz, 1961), produzione classica sugli anni della giovinezza e la fondazione dell'ordine.
Francesco, giullare di Dio (Roberto Rossellini, 1950), co-sceneggiato con Fellini, sulla freschezza evangelica dei primi frati.
Fratello sole, sorella luna (Franco Zeffirelli, 1972), il più celebre, con una conversione in chiave poetica e vicina alla sensibilità giovanile degli anni Settanta.
Le tre versioni di Liliana Cavani: Francesco d'Assisi (1966), che trasforma il santo in un giovane contestatore antiborghese; Francesco (1989), sul suo percorso psicologico e umano e su santa Chiara; Francesco (2014), sulla sua quotidianità e sul punto di vista di Chiara e dei primi compagni.
Francesco (Michele Soave, 2002), miniserie televisiva.
Il sogno di Francesco (Renaud Fely e Arnaud Louvet, 2016), sulla stesura della Regola e sul rapporto-scontro con frate Elia da Cortona.

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