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mercoledì 11 febbraio 2026

Sathya: La via della verità nello yoga.

La parola Satya viene dal sanscrito ed è composta da "Sat", che significa "essere", "esistenza", "realtà",   e "Ya", che è un suffisso che indica qualcosa che è in accordo con ciò che è. Satya non è solo "dire la verità", ma è vivere in accordo con ciò che è vero, autentico, reale.      
 Nel Yoga Sūtra II.36  leggiamo:   “Quando uno è fermamente stabilito nella verità, le sue parole divengono vere.”
Nella nostra epoca, in cui la verità sembra spesso fluida, manipolabile o relativa, riscoprire il significato profondo di Satya può aiutarci a vivere la quotidianità con più integrità, chiarezza e coraggio.


 Satya nei testi sacri dell’India.    Satya è uno dei concetti fondanti della spiritualità indiana. Nei Veda, nei Purana, nelle Upanishad, si dice che il mondo è sostenuto dalla verità. La verità è il fondamento dell’ordine cosmico, il Rta, che precede perfino il Dharma. Nella Chandogya Upanishad leggiamo:   "Satyaṁ vada, dharmaṁ cara" — "Di' la verità, segui il dharma".        

Nella Mundaka Upanishad troviamo un verso che ha segnato generazioni di ricercatori:   “Non con la menzogna, ma con la verità si giunge al Sé.”

La verità non è vista come un dovere imposto dall’esterno, ma come una forma di allineamento con la realtà dell’universo. Essere veri significa essere in armonia con l’Essere stesso.

 Satya nello Yoga – La verità come disciplina spirituale.  Nel sistema dello Yoga di Patanjali, Satya è il secondo Yama, ovvero uno dei cinque principi etici fondamentali. I Yama non sono regole morali imposte, ma atteggiamenti interiori che ci aiutano a liberarci dall’ignoranza e dal dolore.    Il primo Yana è la nonviolenza Ahimsa.  Sathya e Ahimsa si sostengono a vicenda: l’uno è il respiro dell’altro.  Esprimere una verità in modo violento la snatura; evitare la verità per paura di ferire distorce la realtà e semina confusione.

Satya implica anche sensibilità e discernimento. Dire la verità non vuol dire ferire gli altri con brutalità. Gli antichi insegnavano:    "Sii vero, ma sii anche gentile."  Swami Sivananda riassume perfettamente questo equilibrio: “La verità deve essere parlata con amore. Solo allora illumina e non brucia.”

Patanjali dice:   "Quando il saggio è fermamente stabilito nella verità, le sue parole si realizzano."
Cosa vuol dire questo? Che quando una persona vive nella verità, tutto ciò che dice ha potere, perché è in profonda sintonia con l’universo. Non si tratta solo di non mentire, ma di non tradire mai la nostra coscienza, nemmeno con silenzi, omissioni o parole inutilmente dure.

Sathya nella pratica quotidiana, nelle Asana, nel Respiro e nella Meditazione.   

Per molti praticanti, le asana diventano il primo santuario di sincerità: lì dove non possiamo illuderci di essere più flessibili, più forti, più stabili di quanto siamo davvero.  La sincerità corporea educa.  È un addestramento alla verità non verbale. Ci dice se siamo stanchi, se stiamo forzando, se stiamo cercando di apparire. È un maestro onesto, spesso molto più onesto della nostra mente.  B.K.S. Iyengar lo diceva con una disarmante semplicità:   “Il corpo è il tempio della verità.  Se lo ascolti, non ti tradirà.”
Nel prāṇāyāma la verità è imparare a respirare senza forzature; è lasciar emergere il ritmo naturale, che non mente mai.  Il respiro è il luogo in cui la verità si manifesta nel modo più immediato. Non si può controllare completamente, non si può falsificare, non si può manipolare oltre un certo limite.  Il respiro dice la verità. Sempre. T.K.V. Desikachar sosteneva:  “Dimmi come respiri e ti dirò cosa stai evitando.”  
Nella meditazione, infine, la verità è la nostra natura essenziale: ciò che rimane quando i pensieri si dissolvono.

Sathya è anche presenza nelle relazioni: comunicare con autenticità, senza maschera, ma con cuore aperto.

Gandhi e il Satya come forza rivoluzionaria.  Forse il più grande esempio moderno di Satya lo troviamoin Gandhi, che ha trasformato questo principio in una forza di cambiamento storico. Disse:   "La verità è Dio. Non c'è altra via per Dio se non la verità."   Gandhi non parlava solo di verità, ma di Satyagraha, che significa "afferrare la verità" o "insistere nella verità".  Agraha è la perseveranza, la forza nell’agire per l’affermazione della verità.  Sathyagraha indica, quindi, il potere della NONviolenza che agisce nei conflitti per trasformarli e trascenderli verso realtà di Pace.   La sua vita fu una continua sperimentazione della verità, anche nelle piccole cose. Non aveva paura di cambiare idea, se scopriva che ciò che aveva creduto era falso. Per lui, cercare la verità significava anche ammettere gli errori, imparare, evolvere.

Nel cammino spirituale, il primo terreno di verità non è la relazione con l’altro, ma la relazione con se stessi.   Dire la verità agli altri è spesso molto più facile che dirla a noi stessi. Gandhi:  “Ho paura della verità che porto in me.”

 Satya oggi – Viviamo in un'epoca complessa, in un mondo in cui la verità è spesso confusa, sepolta sotto informazioni contrastanti, opinioni urlate, apparenze curate. C’è una continua lotta tra ciò che siamo veramente e ciò che mostriamo.   In questo contesto, Satya è un atto rivoluzionario. Essere veri richiede coraggio. Richiede la volontà di non compiacere, non manipolare, non fingere.     Eppure, non possiamo sempre dire tutto ciò che pensiamo. Allora, come vivere Satya oggi?

Un maestro spirituale indiano ha detto:  "Ogni parola deve passare attraverso tre porte: è vera? È necessaria? È gentile?"
Swami Sivananda avvertiva: “Non dire tutto ciò che è vero. Di’ solo ciò che è vero e utile.”

In questo, Thich Nhat Hanh offre un contributo prezioso:  “La verità non deve ferire per essere vera. Quando ferisce, è perché non l’abbiamo ascoltata abbastanza profondamente.”

Possiamo vivere la verità in ogni ambito della nostra vita: Essere sinceri con noi stessi, anche quando ci costa.
Non dire bugie per paura o convenienza.  Non fare promesse che non vogliamo mantenere.  Non nascondere emozioni autentiche dietro maschere sociali.

Perché la verità è così difficile da vivere? Perché spesso è la cosa che temiamo di più. Paura del giudizio, del rifiuto, della vulnerabilità: queste sono le nubi che oscurano Sathya.
Thich Nhat Hanh riassume il concetto di verità in una frase luminosa: “Dire la verità è respirare. Essere la verità è vivere.”

Satya non è un punto di arrivo. È un cammino continuo. È il coraggio di chiedersi, ogni giorno:
"Sto vivendo secondo la mia verità?"  Sathya è una voce che ci chiama a essere autentici, integri, veri.  

E questo non significa avere sempre tutte le risposte, ma avere la sincerità di cercarle, con umiltà, con presenza, con amore.   In un mondo in cui molti alzano la voce per imporsi, Satya è una voce interiore che sussurra.

Sathya non è un ideale astratto, ma una disciplina del cuore. È un cammino che integra sincerità e compassione, lucidità e amore.    È la scelta quotidiana di vivere senza maschere, di ascoltare profondamente ciò che è, di lasciare che la verità illumini e trasformi.     Nella sintesi più intensa e semplice:   “Essere veri è essere semplici.   E nella semplicità, c’è la pace.”
 Sathya non è soltanto un precetto etico: è un portale verso la libertà più profonda.

Praticare Sathya nella quotidianità.   Coltivare Sathya richiede esercizi semplici ma profondi:
    • Prima di parlare, chiedersi: È vero? È necessario? È amorevole?
    • Osservare le piccole bugie con cui proteggiamo il nostro ego.
    • Usare il respiro per tornare a ciò che è reale.
    • Coltivare relazioni radicate nella sincerità e nella gentilezza.
    • Tenere un “diario della verità” per riconoscere con trasparenza i propri vissuti.

Una Meditazione sulla Verità.   Una pratica essenziale consiste nel sedersi in silenzio, portando l’attenzione al cuore e al respiro, domandandosi: “Qual è una verità che sto evitando di riconoscere oggi?”
L’invito non è giudicare, ma osservare. La verità può allora emergere e dissolversi nella luce della consapevolezza.   Questa domanda apre uno spazio prezioso: il territorio della verità interiore.
Lo yoga Non propone una “verità aggressiva”, né una “verità ingenua”. Propone lo spazio sacro dell’autenticità consapevole.   Essere veri non significa dire tutto quello che pensiamo. Non significa essere impulsivi. Non significa imporre la nostra visione del mondo. Significa essere coerenti. Significa ascoltare profondamente. Significa parlare solo quando la parola può creare chiarezza.

venerdì 2 gennaio 2026

Frasi sulla coscienza e sull'universo - Federico Faggin

Queste che seguono sono delle frasi estratte dal bellissimo testo di Federico Faggin Oltre l'invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono pubblicato nel 2025. 

Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.

Ognuno di noi è necessario per esprimere qualcosa di suo e per far crescere l'umanità. Ognuno è unico ma fa parte del tutto. - Emmanuel Lévinas

Sono destinati a conoscersi tutti coloro che camminano per strade simili. - Rabindranath Tagore.              Forse è per questo che si incontrano certe persone e non altre 

Il mondo è quello che è perché lo abbiamo collettivamente creato tutti noi con i simboli che sono necessari per comunicare.

La vita è un sogno condiviso, a cui tutti collaboriamo, ognuno è un co-creatore del "sogno" condiviso che diventa realtà esteriore. Non rinunciare a un sogno anche se pensi che ci vorrà troppo tempo per realizzarlo...  Il tempo passerà comunque. - Nàzim Hikmet

Per chi detiene il potere, il sistema migliore per poter tenere in pugno le persone è quello di creare competizione e divisione. Non a caso il motto di chi vuole dominare è divide et impera. 

Il vero progresso è solo quello che ci aiuta a crescere spiritualmente, al punto che il più "adatto" non cercherà più di sopraffare gli altri, ma metterà il suo potere e la sua conoscenza al servizio degli altri. Il grande malinteso è nato dall'idea che la vita sia basata sulla competizione anziché sulla cooperazione. 

Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso. - Mahatma Gandhi

Non è necessario né possibile  cambiare gli altri. Ma se puoi cambiare te stesso, ti accorgerai che non è necessario alcun altro cambiamento. - Nisargadatta Maharaj

E' più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere. -   Alberto Hurtado                          Per questo ci sono molti insegnanti e pochi educatori 

E' importante lavorare su se stessi per riconoscere le nostre emozioni, e cercare di esaminare ciò che ci fa e ci ha fatto soffrire. Per capire i sentimenti degli altri, è necessario innanzitutto comprendere i propri. Quanto non riusciamo a descrivere a noi stessi ciò che proviamo è difficile parlarne con altre persone.  

Per conoscere se stessi, dobbiamo sperimentare quegli aspetti che ancora ignoriamo, le nuove situazioni e le avversità servono anche a questo. 

Vivere è sperimentare, ma poi bisogna andare avanti. Ossia sostare una notte nell'esperienza e poi riprendere il viaggio. Concludere un'esperienza significativa permette a un'altra, magari più significativa, di manifestarsi. 

La comunicazione può avvenire soltanto tra coloro che hanno raggiunto livelli di comprensione simili, altrimenti non ci si potrebbe capire. Per capirsi, non basta l'intelletto. Anche il cuore deve fare la sua parte. 

La solitudine, ossia "lo spazio" per godere dell'amore profondo che sentiamo per la nostra essenza , è l'opposto del sentirsi soli. La meditazione, praticata con l'intenzione di calmare il rumore di fondo, l'ansietà e l'irrequietezza della mente, è il primo passo per riconnetterci con l'amore che è al centro di tutto ciò che vive nell'universo. 

Superficialmente si potrebbe pensare che chi ama se stesso non ama gli altri, mentre non è così, perché per amare gli altri bisogna prima amare se stessi. Quindi, uno che non ama se stesso non può amare veramente gli altri. 

Noi non vediamo le cose nel mondo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo. - dal Talmud

Siamo attratti da chi ci creerà dei problemi che ci servono per la nostra evoluzione personale. Le difficoltà, le crisi, i nemici possono essere un grande stimolo a crescere, ma non bisogna esagerare.

L'odio verso se stessi ci porta al dolore più insostenibile.  

Le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace. - Thich Nhat Hanh

Gli scienziati sostengono che gli uomini hanno quasi tutto in comune con gli animali, cominciando dalla capacità di soffrire, di amare, di capire ... Eppure continuiamo a comportarci come se fossero fatti di materia insensibile, come se la loro sopravvivenza fosse proporzionata solo alla nostra utilità.      Come si spiega l'indifferenza umana di fronte al dolore degli animali?

Molte persone che amano gatti, cani e animali domestici continuano a chiudere gli occhi di fronte all'orrore degli allevamenti intensivi di esseri senzienti e intelligenti, la cui esistenza abbiamo trasformato in inferno. Questa ipocrisia rivela molto della nostra maturità spirituale. 

Secondo il Living Planet report del WWF, dal 1970 al 2018 il mondo ha perso il 69% della sua fauna selvatica: mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci. 

Occorre un'etica planetaria che includa anche i diritti della natura.  - Umberto Galimberti

Il botanico e saggista Sergio Mancuso afferma che anche le piante sono intelligenti e la deforestazione dovrebbe essere considerata un crimine contro l'umanità. 

Cicerone considerava l'universo un'Intelligenza cosciente, dato che dà vita a intelligenze coscienti. - Infatti l'universo non può essere da meno di quello che crea.  Come fa il più a venire dal meno? La casualità non algoritmica sarebbe un altro nome per indicare Dio.

Scienza, Spiritualità e Religioni - Federico Faggin

"La spiritualità è riconoscere la luce divina che è dentro di noi. essa non appartiene a nessuna religione in particolare, ma appartiene a tutti"
"Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a lui". - Luis Pasteur

Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato Federico and Elvia Faggin Foundation, un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.          

I padri della fisica quantistica, Planck, Schrodinger, Heisenberg, Pauli, von Neumann e altri avevano intuito che la coscienza era un aspetto fondamentale della realtà, connesso con la natura dell'osservatore. Oggi si sente il bisogno di integrare scienza, spiritualità e religioni in una visione coerente e inclusiva che vada oltre il materialismo e lo scientismo. 

Scienza e spiritualità si basano sulla sperimentazione, mentre le religioni sui dogmi. L'atteggiamento dogmatico viene giustificato dalle religioni con la frase "è la parola di Dio".  Poi ciascuna religione si definisce come l'unica religione mentre dovrebbe diffondersi il concetto di spiritualità universale.

Papa Francesco comunque ha detto: "non può e non deve esserci contrapposizione tra scienza e fede", e si rallegra "dell'enorme potenzialità che Dio ha dato alla mente umana".

Ma l'unione tra scienza e religione potrà avvenire solo dopo l'unione delle molte religioni del mondo in un'unica religione, con principi fondamentali comuni e compatibilità anche con quelli della scienza che dovrà dare vita a una nuova spiritualità. La spiritualità è l'essenza delle religioni, il valore che ne sta alla base e ne giustifica l'esistenza.  E' l'impulso spontaneo a sperimentare ed esplorare la nostra connessione personale con una dimensione trascendentale dell'essere che va oltre l'esperienza ordinaria della vita fisica. La nostra vita ha un significato e siamo tutti interconnessi.   Le religioni come spiritualità applicata dovrebbero aiutarci a connetterci con la nostra interiorità, a imparare a esplorarla e a collaborare insieme. 

A volte si manifesta la capacità della coscienza di conoscere tutte le sue dimensioni esistenziali, e questa capacità si manifesta sotto forma di esperienze unitive, che ci fanno vivere direttamente di essere parti del Tutto, con la stessa autoevidenza con cui sappiamo di esistere. Queste esperienze sono incomunicabili ma reali. Anche nell'olismo della fisica quantistica, non c'è separazione tra i vari elementi. Come dice Faggin ognuno di noi è una parte-intero che ha la conoscenza potenziale del Tutto. Comunque non crede che sia possibile cogliere il volto di Uno/Tutto per quanto ci si sforzi di conoscerlo. Anche perché è in continua evoluzione. Si può conoscere se stessi e gli altri soltanto dal nostro punto di vista, che è uno degli innumerevoli prospettive con cui Uno si conosce. 

Oggi, la scienza crede ancora di poter separare l'osservatore e l'osservato (come nella fisica classica) mentre l'universo è oggettivo e soggettivo; è olistico. Nella fisica quantistica tutto è interconnesso, non può esistere un osservatore e un osservato, c'è un'interazione che inevitabilmente cambia ciò che è osservato.  Secondo Faggin siamo osservatori- osservati-agenti; esiste un osservatore interiore che è un campo cosciente con libero arbitrio che interagisce con un altro campo simile. 

La fede è il risultato di una ricerca appassionata, del voler conoscere se stessi, il senso della vita. La vera fede è una conquista, che può avere origine solo dall'impegno personale e dall'esperienza diretta. Il solo luogo dove si può pregare è nella profondità del proprio cuore. e il cuore è il più sacro di tutti i luoghi sacri. La vera preghiera è l'anelito a raggiungere l'Essere e ne abbiamo ottenuto lo scopo quando entriamo in connessione con l'aspetto più profondo di chi siamo. Il divino è dentro di noi, ma noi lo cerchiamo fuori. La nostra essenza divina, si cela nella nostra interiorità. Vedi la leggenda indù di Brhama, che privò gli uomini della loro essenza divina, nascondendola nei loro cuori; l'unico posto dove non guarderanno.

Thich Nhat Hanh dice: "Questo corpo non sono io. Non sono imprigionato in questo corpo, sono una vita senza confini, non sono mai nato e non sono mai morto".

L'ateo, invece, è qualcuno che cerca un dio migliore di come l'ha sentito raccontare o di quanto lo si possa immaginare.  Qualcuno che si è arreso troppo facilmente all'assenza di un Tutto cosciente, forse per una ragione non consapevole di convenienza personale. Il fisico Marcello Geiser ha dichiarato: "Vedo l'ateismo come incoerente con il metodo scientifico in quanto è, essenzialmente la credenza nella non credenza... L'assenza di prove non è prova di assenza. Si può non credere a Dio, ma affermare la sua inesistenza con certezza non è scientificamente coerente".        

Hubert  Reeves ha detto; "L'uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando".  Luis Borges affermava: "La Terra è un paradiso. L'inferno è non accorgersene".   Il poeta Giorgio Caproni si chiede: "Sta forse nel non essere l'immensità di Dio?".

Faggin dice: Ciò che esiste, anche se incredibilmente grande, è finito. Ciò che è potenziale non esiste ancora ed è infinito. Quindi l'immensità di Uno sta più nel non essere che nell'essere. 

Per Faggin il male ontologico non esiste. Esso è causato da ignoranza e incomprensioni, e dal non capire chi siamo e che cosa è il mondo.  Tutto è relativo, se si osserva una situazione dall'esterno, a prima vista può sembrare un bene o un male. Poi se allarghiamo la nostra visione, e diamo tempo al tempo, ecco che ciò che appariva male si trasforma in bene (Vedi la storiella del vecchio che aveva un bellissimo  cavallo bianco).  Solo coloro che hanno accettato di essere responsabili di tutto ciò che avviene nella loro vita, sono pronti a cercare di capire cosa hanno fatto per ottenere quei risultati.

E' la mancanza di sentimenti e l'indifferenza che ci tolgono la nostra umanità, e fanno trionfare l'egoismo. E questa indifferenza può essere verso gli altri, ma anche verso se stessi.   L'opposto dell'amore non è l'odio, è l'indifferenza.  L'indifferenza degli abitanti delle nazioni più evolute economicamente è in aumento e, se questo non cambia, può portarci all'autodistruzione, perché chi non aiuta gli altri, non aiuta neanche se stesso. Oltre che Non essere indifferenti, occorre avere la capacità di ridere di noi stessi, di lasciarsi andare e approfittare della vita in modo etico. La vita è una danza, un gioco, un grande scherzo cosmico. 

Non siamo macchine e desideriamo la luce, e come diceva Jung "l'anelito alla luce è l'anelito alla coscienza".  Tutti dovrebbero contribuire a creare un nuovo Rinascimento, e trovare il coraggio di imboccare la strada della cooperazione e dell'unione.  L'essenza di questo nuovo Rinascimento richiede per prima cosa di credere in se stessi! Più che di macchine e Intelligenza Artificiale l'uomo ha bisogno di dolcezza e bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto sarà perduto.                                                                                                                                                

venerdì 12 dicembre 2025

La spiritualità non è religione

Per noi è la spiritualità è un percorso per generare felicità, comprensione e amore, per poter vivere profondamente ogni momento della nostra vita.      

Avere una dimensione spirituale nella nostra vita non significa sfuggire alla vita o abitare in un luogo di beatitudine fuori da questo mondo, ma scoprire modi per gestire le difficoltà della vita e generare pace, gioia e felicità proprio dove siamo, su questa bellissimo pianeta. 

L'ascolto profondo è quel tipo di ascolto che può aiutare ad alleviare le sofferenze di un'altra persona. Puoi chiamarlo ascolto compassionevole. Si ascolta con un solo scopo: aiutare lui o lei a svuotargli il cuore."

ॐ ༺۩༻ Thich Nhat Hanh ॐ ༺۩༻ Maestro Zen 



mercoledì 19 novembre 2025

Lo Zen: una via di meditazione e risveglio

Il Buddhismo Zen è una delle principali correnti del Buddhismo Mahāyāna. Nasce in Cina, dove viene chiamato Chan, e da lì si diffonde in Giappone, Corea e Vietnam, assumendo i nomi di Zen, Seon e Thien. La parola “Zen” è la traslitterazione giapponese del cinese Chan, che a sua volta deriva dal sanscrito Dhyāna, ovvero “meditazione”. Non a caso, l’intera tradizione Zen pone al centro proprio l’esperienza meditativa: la pratica del zazen, l’esperienza diretta dell’illuminazione (satori) e la trasmissione “da mente a mente”, un insegnamento che va oltre il linguaggio e oltre lo studio dei testi.   

Uno degli slogan più noti della tradizione Zen sintetizza bene questo approccio: si parla infatti di “una trasmissione al di fuori delle scritture, non fondata sulle parole e sulle lettere, che punta direttamente al cuore dell’uomo, per vedere la propria natura e diventare Buddha”.


Origini e sviluppo in Asia. La storia dello Zen comincia in Cina, dove la tradizione Chan viene attribuita, in modo leggendario, al monaco indiano Bodhidharma, vissuto tra il V e il VI secolo. In Cina, il Chan si integra profondamente con il taoismo, dando vita a un Buddhismo improntato alla semplicità, alla spontaneità e all’esperienza diretta. Nel tempo si formano diverse scuole, tra cui la Caodong, da cui deriverà lo Sōtō Zen giapponese, e la Linji, che darà origine alla scuola Rinzai.

Lo Zen arriva in Giappone tra il XII e il XIII secolo. Qui si sviluppano due grandi tradizioni: il Zen Sōtō , fondato da Dōgen Zenji, e lo Zen Rinzai, introdotto da Eisai e in seguito riformato in profondità dal maestro Hakuin Ekaku. Accanto a queste figure, nella storia più recente dello Zen internazionale si riconoscono anche maestri come Thich Nhat Hanh, appartenente alla scuola Rinzai della tradizione vietnamita.

Testi e insegnamenti.  
Sebbene lo Zen enfatizzi la pratica più dello studio dottrinale, possiede comunque una ricca tradizione di testi, soprattutto raccolte di discorsi, dialoghi e koan—enigmi o paradossi spirituali utili a disinnescare la logica ordinaria.  Tra le opere cinesi più importanti troviamo il Sutra della piattaforma attribuito al sesto patriarca Huineng, i Dialoghi di Linji, il Mumonkan (o “La porta senza porta”) e lo Shōyōroku, una raccolta di casi illuminanti. La tradizione giapponese ha dato a sua volta testi fondamentali come lo Shōbōgenzō di Dōgen, il Zazengi con le istruzioni per la meditazione seduta, e I discorsi di Hakuin.

Maestri e figure di riferimento. 
La genealogia Zen è popolata da figure che hanno segnato profondamente questa via spirituale. Bodhidharma è ricordato come il padre del Chan, un maestro rigoroso e silenzioso. Huineng, vissuto nel VII secolo, è il grande innovatore dell’idea che l’illuminazione sia immediata e che la natura di Buddha sia già presente in ogni persona. In Giappone, Dōgen Zenji fonda la scuola Sōtō e sviluppa la pratica dello shikantaza, il “solo sedersi”, insegnando che pratica e illuminazione coincidono. Eisai introduce il Chan in Giappone, mentre Hakuin, secoli dopo, rinnova profondamente la scuola Rinzai e rende sistematico l’uso dei koan.

Pratiche fondamentali dello Zen.  Al cuore dello Zen troviamo lo zazen, la meditazione seduta. Questa può assumere la forma dello shikantaza, tipico della scuola Sōtō, in cui ci si siede senza oggetto di meditazione, semplicemente presenti a ciò che accade; oppure la forma del lavoro sui koan, più diffusa nella tradizione Rinzai, che utilizza paradossi come “Qual è il suono di una sola mano che applaude?” per spingere la mente oltre ogni logica discorsiva. Un’altra pratica importante sono i sesshin, intensivi di meditazione di diversi giorni che includono zazen, lavoro quotidiano (samu), pasti rituali, silenzio e incontri con il maestro. L’obiettivo non è accumulare concetti, ma aprirsi a un’esperienza di chiarezza immediata.

Il cuore dell’esperienza: il Satori.  Il satori rappresenta un lampo di intuizione, un risveglio improvviso alla realtà così com’è. Non è considerato l’illuminazione definitiva, ma un primo passo decisivo. Lo Zen insiste sul fatto che non si debba cercare un traguardo lontano: la pratica stessa, qui e ora, è già la via del risveglio.

La vita e l’estetica Zen. La vita Zen tradizionale è semplice e disciplinata, fondata sul lavoro manuale vissuto come meditazione e sull'armonia dei gesti quotidiani. Da questa dimensione contemplativa nascono numerose arti: la calligrafia, la poesia haiku, i giardini Zen, la cerimonia del tè e perfino alcune arti marziali, che incorporano principi di presenza e non-dualità.

Lo Zen nel mondo contemporaneo.  Dal XX secolo lo Zen si è diffuso in tutta Europa e Nord America. Molti praticanti occidentali lo vivono anche in versione laica, come forma di consapevolezza e meditazione. Tra i maestri che hanno portato lo Zen in Occidente ricordiamo Shunryu Suzuki, Philip Kapleau e Thich Nhat Hanh.

I simboli nello Zen.  I simboli zen più comuni includono l'Enso, un cerchio disegnato a mano che rappresenta l'illuminazione, la forza e l'universo, e la svastica (卍), che nel buddismo Zen simboleggia il "sigillo della mente-cuore del Buddha". Un altro simbolo importante è Mu (無), che significa "nulla" o "non-esistenza" e rappresenta l'opposto dell'esistenza (有).  L' Enso (円相)  viene disegnato con un unico gesto e la sua imperfezione riflette l'equilibrio tra controllo e mancanza di esso. 
È un simbolo sacro nella calligrafia giapponese (Shodo) e spesso usato dai maestri zen come firma, rivelando lo stato d'animo al momento della creazione. 

Per chi desidera avvicinarsi allo Zen, alcuni testi accessibili e profondi sono:

  •  Zen, mente di principiante di Shunryu Suzuki, 
  • I tre pilastri dello Zen di Kapleau  
  • Opere di commento come Il Libro del Nulla di Osho. 
  • Letture più filosofiche, come Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Pirsig, offrono spunti ispirati alla visione Zen.

 

venerdì 10 ottobre 2025

Incontri con il cinema buddhista

La Fondazione Maitreya è un punto di riferimento in Italia per lo studio, la diffusione e la riflessione sulla cultura buddhista nelle sue molteplici forme. Fondata nel 1984 da Vincenzo Piga (1923-1998), pioniere del buddhismo in Italia e promotore dell’Unione Buddhista Italiana, la Fondazione si distingue per il suo approccio laico, interdisciplinare e non settario. La presidente attuale, Maria Angela Falà, prosegue con rigore e sensibilità questo percorso, guidando l’istituto in un dialogo costante tra oriente e occidente, tradizione e contemporaneità.  Con sedi a Roma, Milano, Napoli e Livorno e un centro residenziale di ritiri e seminari in Sabina (Mompeo – Ri) la Fondazione promuove iniziative culturali, editoriali e formative, che vanno dallo studio dei testi canonici alle pratiche di meditazione e seminari esperienziali, dagli incontri pubblici alle rassegne cinematografiche. In particolare, si impegna a presentare il buddhismo non come dottrina religiosa in senso stretto, ma come disciplina etica, filosofia di vita e visione dell’esistenza capace di rispondere alle sfide del presente.

Tra gli ambiti centrali di attività vi è la divulgazione del pensiero buddhista nelle sue diverse scuole – Theravāda, Mahāyāna, Vajrayāna – e la promozione di un dialogo interreligioso aperto e profondo. E’ uno dei centri fondatori dell’Unione Buddhista Italiana e dal 1987 è associata all’European Buddhist Union. Collabora attivamente con istituzioni, università e centri di ricerca, sia italiani che internazionali.

Negli ultimi anni, la Fondazione ha dato impulso a progetti innovativi che uniscono la spiritualità alla creatività contemporanea, come la rassegna “Incontri con il Cinema Buddhista”, che utilizza il linguaggio cinematografico per esplorare i temi della consapevolezza, della sofferenza, della compassione e del risveglio. Iniziative come questa confermano l’impegno della Fondazione a rendere attuali e accessibili i principi del buddhismo, offrendo strumenti di riflessione e trasformazione individuale e collettiva. La Fondazione Maitreya si propone oggi come un luogo di ascolto, studio e pratica, capace di coltivare semi di pace interiore e responsabilità condivisa, in un tempo in cui il bisogno di senso e connessione è più urgente che mai. 

Fondazione Maitreya, Roma,  Via Clementina 7,  00184,     roma@maitreya.it ,  +39 333.2328096  www.asiaticafilmfestival.it    info@maitreya.it  

la Fondazione Maitreya propone,  nella quarta edizione, 15 opere – tra lungometraggi, mediometraggi e corti – provenienti da Bhutan, Cina, Corea del Sud, Giappone, Nepal, Polonia, Svizzera, USA e India che presentano il buddismo come religione, disciplina, filosofia, teologia, mitologia, tradizione pittorica e letteraria tra documentari, fiction e corti selezionati. La rassegna ideata da Maria Angela Falà, presidente della Fondazione Maitreya, con la direzione artistica di Italo Spinelli.   Dal 2021, la rassegna ha presentato oltre cinquanta film da tutto il mondo. 

In un mondo attraversato da conflitti, fratture sociali e crisi ambientali, la rassegna apre uno spazio di riflessione su cosa significhi vivere con consapevolezza oggi.  Il cinema è lo strumento ideale per restituire l’attualità di temi spirituali e sociali che parlano al cuore dell’essere umano: «Il buddhismo ci invita a ripensare la relazione come arte di vivere, e i film selezionati ne sono una testimonianza intensa». Incontri con il Cinema Buddhista 2025 si conferma dunque come un appuntamento imprescindibile per chi desidera scoprire come il buddhismo possa ancora illuminare il nostro tempo attraverso lo sguardo del cinema.    Le opere presentate sono: 

  • Loving Karma di Johnny Burke e Andrew Hinton, è dedicato al lama Lobsang Phuntsok e al suo rifugio per bambini svantaggiati nell’Himalaya. India 2025
  • Agent of Happiness (Bhutan), viaggio tra gli “agenti della felicità” che misurano il benessere dei cittadini al di là del PIL. Regista: Arun Battahari, Dorottya Zurbó Paese: Buthan, Ungheria Anno: 2024
  • Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera, Regista: Kim Ki-duk Paese: Corea del sud Anno: 2003.  
  • My Lens, My Land, girato nelle praterie dell’Amdo tibetano. Regista: Ke Chen Paese: USA Anno: 2024 
  • The Dalai Lama’s Gift, che ripropone immagini storiche dell’iniziazione al Kalachakra nel Wisconsin del 1980. Regista: Ed Bastian Paese: USA Anno: 2024
  •  Cracked Goddess, Regista: Colin Still Paese: USA Anno: 2006
  • What Were They Like, Regista: Colin Still Paese: USA Anno: 2003 
  • No More to Say and Nothing to Weep For, omaggio ad Allen Ginsberg e alla sua connessione con il buddhismo zen.  Regista: Colin Still Paese: USA Anno: 1997 
  • Father Death, Regista: Colin Still Paese: USA Anno: 1997  
  • Hema Hema: Sing Me a Song While I Wait di Khyentse Norbu, opera visionaria tra identità, desiderio e maschere rituali. Paese: Buthan, Hong Kong Anno: 2016
  • Seeking di Yang Yuan, intreccia il percorso di una giovane tibetana con la memoria del padre devoto al buddhismo. Giappone 2025
  • Dancing with the Dead, dedicato al poeta e traduttore Bill Porter, Red Pine and the Art of Translation,  Regista: Ward Serrill , Paese: USA Anno: 2023
  • Wisdom of Happiness, conversazione intima con il Dalai Lama sul senso autentico della felicità.  Regista: Philip Delaquis e Barbara Miller Paese: Svizzera USA Anno: 2024
  • Sapana | Himalayan Trek to Dreams  di Cezary Adamski, un reportage documentario di una straordinaria spedizione, Paese: Nepal, Polonia Anno: 2025 
  • Mola: A Tibetan Tale of Love and Loss, toccante storia di una monaca centenaria costretta all’esilio. Regista: Martin Brauen, Yangzom Brauen Paese: USA, Svizzera Anno: 2024

2024

  • Myanmar Diaries, Myanmar Collective (70′)
  • Snow Leopard, Pema Tseden (109′)
  • Song of Souls, Sai Naw Kham (72′)
  • Angry Buddha, Stefan Ludwig (98′)
  • Carving the Divine, Yujiro Seki (99′)
  •  I am the river the river is me, Petr Lom (88′)
  • Pig at the Crossing, Khyentse Norbu (122′)
  • Samsara, Lois Patiño (113′)
  • Samsara, Pan Nalin (138′)
  • Il Cielo è mio, Ayoub Naseri (65′)
  • Song of Souls, Sai Naw Kham (72′)
  • The Altar, Moe Myat May Zarchi (10′)

 2023   

  • ”Karmalink” di Jake Watchel Cambogia 2021 
  •   Alms di Edward Burger Cina 2010, 26’ In un remoto monastero buddista, tra le montagne della Cina meridionale, il capo cuoco della comunità spiega quali siano le abitudini alimentari dei monaci, la coltivazione tradizionale e il senso dell’offerta rituale tra i monaci di clausura che si dedicano alla pratica della meditazione.
  •  "Dark Red Forest” di Jin Huaquing,  Cina 2021, 85’, Nel Monastero di Yarchen, tra le montagne tibetane, si riunisce ogni anno un gruppo di monache. Intabarrate in minuscoli baracchini, trascorrono i cento giorni più freddi dell’anno meditando su questioni di vita o di morte, di sofferenza e guarigione, di karma e conseguenze. 
  • "The Silent Echo”  corto di  Suman Sen  Nepal 2021 , 15’ Quattro bambini nepalesi e la loro gioiosa band,   nelle remote montagne del Mustang, trascorrono le giornate all’interno di un autobus abbandonato, cantando e facendo musica. Che accade quando scendono a vall?
  •  "Golden Kingdom"  del regista Brian Perkins Birmania 2015, 104’ Quattro orfani, monaci novizi, vivono in un monastero buddista in una zona remota del Myanmar. Quando il loro maestro parte per un lungo viaggio, i ragazzi si ritrovano a vivere da soli nel mezzo della foresta, fronteggiando strani e a volte magici eventi.
  • “The Mountain Path” di  Edward Burger Cina 2021,  96’ Il regista riporta il proprio viaggio e la propria esperienza tra le montagne della Cina, alla ricerca di un eremita buddista che possa fargli da Maestro. 
  •  “Walker”,di Tsai Ming Liang Hong Kong 2012, 25’, Un monaco buddista cammina a capo chino e rasato tra le strade di Hong Kong, avviando un atto performativo e meditativo in netta contrapposizione con la vita frenetica che gli scorre intorno contrappunto ipnotico alla frenesia metropolitamana. 
  •  "L’arpa Birmana” di Kon Ichikawa  Giappone 1956 , 116’ Una pattuglia di soldati giapponesi, nella Birmania del 1945, si ritira nella giungla per tentare di raggiungere il confine thailandese. Il giovane Mizushima, sconvolto dagli orrori della guerra, si ritrova a prendere delle scelte che cambiano il corso della sua esistenza.
  •  “Tukdam: between worlds” di Donagh Coleman Finlandia 2022,  91’ In quello che i tibetani chiamano “Tukdam”, i meditatori deceduti non mostrano segni di morte per giorni o settimane. Sebbene siano morti secondo i nostri standard biomedici, spesso rimangono seduti in meditazione, senza cambiamenti fisici e senza decomporsi per giorni. Il fenomeno è documentato in una prospettiva  
  •     “Yomigaeru”di Alessandro Trapani Italia 2021 , 65’ Testimonianza in presa diretta di un viaggio di un musicista jazz , Giuseppe Bassi, che dall’Ilva di Taranto va  a Fukushima, colpita dallo tsunami e dal disastro della centrale nucleare.      ***
  •   “Buddha in Africa” di Nichole Shafer, Sudafrica – Svezia 2019, 90’ In un orfanotrofio buddista in Africa, Enock Alu, adolescente malawiano, è diviso tra le proprie radici e l’autoritaria educazione cinese imposta nell’orfanotrofio. Enock, all’ultimo anno di scuola, deve prendere decisioni difficili sul suo futuro.
  •  "The Velvet Qeen” di Marie Amiguet, Vincent Munier Francia 2021Durata: 92’ Ancora più in alto sugli altopiani inesplorati tibetani, tra cielo e terra, un fotografo e un romanziere, si confrontano in una maestosa esplorazione. Vincent Munier, uno dei fotografi più famosi al mondo, accompagna lo scrittore Sylvain Tesson; entrambi sono alla ricerca della regina di questi luoghi: il leopardo delle nevi, 
  •  “Angulimala” di Sutape Tannirut Thailandia 2003 Durata: 95’ Angulimala, figura mitica del buddhismo Theravāda, nasce in India in una nobile famiglia. Dopo aver attirato le ire del proprio Maestro a causa di alcune calunnie, per punizione gli viene ordinato di uccidere con le sue mani mille persone liberandole dalle loro sofferenze. 
  • "Walk with me", un documentario del 2017 diretto da Marc Francis e Max Pugh, che segue la vita di una comunità di monaci e monache buddisti Zen che seguono l'insegnamento di Thich Nhat Hanh, concentrandosi sull'arte della Mindfulness. 

venerdì 1 agosto 2025

Il PYO - Pranayama Olistico - Francesca Leoni Premavati

 "Ritrova il soffio della vita e vivi nella gioia".        

 Francesca Leoni Premavati ha seguito gli insegnamenti di Sivananda, Yogananda, lo Yoga integrale di Aurobindo e La Mère, e poi di Sri Sathya Sai Baba, che considera il suo Maestro spirituale. Ha messo a punto il P.Y.O.  questo metodo che ripristina l'equilibrio energetico a tutti i livelli dell'essere, e un cambiamento di Coscienza verso l'Unione. Include oltre la pratica base, momenti meditativi, canti e danze sacre.  Dovremmo partire dal corpo e dal respiro per arrivare ad una Coscienza superiore che ci illumina sempre più verso il nostro benessere interiore. Cambiando la vibrazione, si cambiare l'atteggiamento mentale e ad amare quello che facciamo. La nostra pace interiore diventerà centro continuo da cui attingere lucidità e chiarezza mentale. Non drammatizzeremo più la vita ma ci abbandoneremo al suo flusso. Acquisiremo con il tempo maggiore consapevolezza, conoscenza di noi stessi.

 Siamo esseri spirituali composti di luce, amore e energia. Nel profondo, nel centro del cuore c'è una luce che ci guida e un'energia che ci permette di fare un salto vibrazionale, e allora le barriere che separano un uomo dall'altro crolleranno. Il risveglio la svolta può avvenire per svariate cause come: una crisi, un trauma, una delusione, la perdita di una persona cara, ecc.  Solo prendendo consapevolezza che siamo Spirito, possiamo trascendere la materia.  Occorre andare dentro di noi e ripulirci di tutte le scorie del passato (sensi di colpa, vecchi rancori, ecc,  decidendo di perdonare e perdonarci, eliminando il desiderio del risultato dell'azione, prendendo consapevolezza che siamo tutti interconnessi.  Usiamo questi 5 valori che sono verità, retto pensiero, azione, parola, Nonviolenza, amore e pace. A volte basta un sorriso per migliorare il clima in famiglia e in azienda; cerchiamo di esprimere le nostre opinioni con una modalità chiara e gentile senza ferire nessuno. Per amare gli altri, occorre prima amare se stesso, e occorre abbandonare, quando aiutiamo gli altri, quello spirito da crocerossina, quel ruolo di potere da salvatore che dice "vedi come sono brava io?".    Cerchiamo di esprimere la gratitudine, ovunque ci troviamo: con i nostri genitori, in ambito lavorativo, ecc.  Senza l'amore qualsiasi pratica spirituale non avrà valore. 

La meditazione giornaliera distruggerà ogni desiderio di potere e possesso, ma anche pregiudizi, invidia, gelosia ed egoismo.  si può anche fare una auto-indagine e porsi le seguenti domande; Quante volte ho mentito, quante verità spiacevoli ho rivelato creando sofferenza, quante volte ho polemizzato troppo o giudicato gli altri e perché, quanto ho rispettato e perdonato i miei limiti e quegli degli altri?

Dobbiamo ascoltare gli altri e esser e noi stessi nelle relazioni, senza finzione, soprattutto negli affetti. Importante è anche il sorriso e l'abbraccio, quando ridiamo il corpo e la mente si ri-creano. Una delle 26 qualità, forse la più importante è santosha la contentezza. chi non ha questa qualità non può essere contento e in pace, sempre più persone stanno riscoprendo l'altruismo, cercare delle relazioni fondate sulla libertà individuale e nel rispetto di ognuno. SE si sorride le rughe non si formano, il sorriso come terapia per gli ansiosi e i depressi.  

Dovremmo non scoraggiarci, coltivare sempre la fiducia e l'ottimismo. Se uno sta bene dentro, può affrontare tutto con serenità e calma e ponderatezza. Ma spesso si pensa troppo a quello che non va.  Dovremmo abituarci alla pratica del sorriso, dell'abbraccio e ringraziare, ogni mattina,  come dice Thich Nhat Hanh i nostri organi che ci permettono di vivere. Occorre essere benevoli con tutti, senza cercare i difetti delle persone che incontriamo, manifestando empatia, ascolto, e senza aspettarsi niente in cambio. La trasformazione dell'uomo parte dalla trasformazione della mente.  Dovremmo partire dall'"Io" per arrivare al Sè ripetendo dentro di noi il mantra " coltiva la fiducia e celebra la vita".

Nella filosofia yoga uno dei concetti fondamentali è il seguente: " l'energia segue il pensiero, ossia diventi ciò che pensi"; questo concetto si chiama legge dell'attrazione. le componenti della natura umana sono la mente ordinaria (processo del pensare), l'intelletto (discrimina e valuta), la coscienza (ricettacolo di tutti i ricordi e impressioni del subconscio, porta l'individuo a riflettere) e queste tre funzioni mentale danno vita all'ego o "Io" e rappresenta la nostra nascita sulla terra.   Importante è che chi predica certi valori, deve anche incarnarli. Spesso c'è incongruenza tra le nostre azioni e i nostri valori e pensieri.   

Dobbiamo costruire  il nostro mondo interiore su solide basi, l'atteggiamento mentale e il nostro punto di vista determinano la nostra vita; e piano piano, con il tempo,  riprogrammeranno il nostro subconscio. 

Il prana è l'energia che permea l'universo a tutti i livelli, e dobbiamo cercare di non sprecare l'energia indulgendo in cattive azioni e cattivi pensieri. Il respiro ci nutre non solo di aria, ma anche di energia vitale che circola nel corpo a tutti i livelli.  Importante è saper costruire degli spazi per se stessi, estraniarsi dall'esterno, ed è importante selezionare quello che percepiamo sia con i sensi, sia con la mente evitando film violenti, selezionando i programmi, libri, ecc, e  rafforzare le relazioni con persone che sono sullo stesso sentiero spirituale. 

La potenza del perdono libera le persone dall'infiammazioni e dolori articolari,  a volte rimaniamo stupiti della forza dello stato d'animo,e del modo di pensare, quando incontriamo  diversamente giovani, ottantenni che donano forza, coraggio, gioia intorno a sè.  Quando siete in compagnia, cercate di non parlare di malattie, fareste del male a voi e agli altri. Comunicate agli altri salute e forza per arrivare all'armonia. E' molto importante il confronto con gli  altri, la condivisione, il sentirsi capiti  e crescere e lavorare insieme; ciò permette di creare endorfine nel cervello che ci fanno sentire appagati e soddisfatti. Dobbiamo interiorizzare la seguente frase: " sono padrone del mio corpo, sono padrone di me stesso", il carro sarà condotto da quattro ruote: verità, retta azione, pace e amore.  L'uomo è frutto di quello che pensa durante la giornata" - Emerson.

Ci sono tre sentieri che portano all'Uno: il lavoro (karma), l'amore per il Divino (Bhakthi), la saggezza (Jnana). Quando siamo consapevoli dell'Uno le paura svaniscono, dovremmo cercare di rapportarsi con gli altri senza danneggiare nessuno e controllare la mente, come diceva Sivananda "sii contenta mente mia, sii saggia e forte". Se sono in grado di controllarmi, posso avere buon umore, calma, comprensione e pazienza oltre che allegria. Parlate poco e quando è necessario, e fatelo con amore, concentratevi su quello che state facendo, e ogni volta che avvertite una difficoltà respirate consapevolmente. Mangiamo bene per vivere bene. "E' mia opinione che il modo di vita vegetariano, con i suoi effetti fisici purificanti sul temperamento dell'uomo, influenzi molto beneficamente il destino dell'umanità". Albert Einstein (vegetariano).  

Fare quotidianamente una auto-indagine personale, fare un lavoro interiore e sradicare le abitudini che ci sono nocive. Scriviamo su un diario la presa di coscienza dei nostri sbagli. sono contenta e sorrido quando qualcuno mi critica. chi critica sta guardando meglio quel limite che è suo, mi sento completa e umana anche se ancora imperfetta. oi siamo esseri unici e dobbiamo avere sempre la visione d'insieme e non giudicare un solo aspetto. Spesso rinviamo cosa ci interessa da fare in tempi migliori, purtroppo per la maggior parte degli uomini è il dolore lo stimolo più potente per il cambiamento. Superata una prova capiremo cosa è veramente importante per noi e per il bene di tutti. 

aspetti importanti per il cammino spirituale sono: la tolleranza, la ferma risoluzione e dominare le cattive abitudini che formano il carattere.

La Gayatri  mantra è considerata l'essenza dell'insegnamento dei Veda. Qui si invoca l'origine della luce e della vita affinché illumini l'intelletto dell'aspirante spirituale, rappresenta anche la Shakti l'energia spirituale e divina. Savitur, il sole rappresenta la luce della coscienza, l'assoluto, l'infinito. 

Questo mantra va al Sole - Savitur che significa "Ciò da cui tutto è nato" e rappresenta il Divino immanente e trascendente. Si loda e medita sul Divino e si chiede di risvegliare e fortificare l'intelletto, la facoltà discriminatoria dell'uomo.  Gayatri si rivolge a tre divinità: gayatri che indica la padronanza dei sensi, Savitri che indica la padronanza della vita, Sarasvati che indica la padronanza della parola, 

Aum bhur bhuvah swah tat savitur varenyam bhargo  devasya dhimahi dhiyo yo nah prachodayat

Aum - Brahaman       bhur - la terra,    bhuvah - l'etere, il sottile      swah  - il cielo, causale,       tat  - quello, il Divino       savitur - luce pura vivificante del sole        varenyam -  il più adorabile        bhargo - sull'efflugenza       devasya  - dello splendore divino,          dhimahi -  io medito,     dhiyo -  affinché   yo  Egli    nah  - la mente       prachodayat  - illumini.

Su ti te savitur, signore dei tre mondi, e sul tuo splendore divino, io medito affinché tu possa illuminare l'intelligenza creativa dell'intelletto. 

Nella tradizione vedica Om è considerato La parola creatrice, che in origine risuonò nell'universo. I cinque elementi (panch mahabhootas)  da cui è nato l'universo sono  etere akash,   aria vayu,  fuoco  agni,   acqua jal      terra prithavi.  Dal fuoco derivano le nostre facoltà sensoriali, i cinque organi di percezione jnanendriyas  che sono orecchie, pelle, occhi, naso e lingua.  Dall'aria derivano i 5 respiri vitali, Vayu o pran e le cinque correnti energetiche. Infine abbiamo i cinque involucri kosha che racchiudono la scintilla divina che è Realtà. Questi venti componenti creano la ventunesima entità che è l'uomo, pronto alla fusione con la Realtà, si avrà così la fusione con l'Assoluto. Si recita tre volte shanti per purificare corpo, mente, e l'anima-spirito. 

Altro mantra importante è hare rama hare ram,  rama rama hare hare,  hare krishna hare krishna,   krishna krishna hare ahre ,  menzionato nelle upanishad si può ripetere ovunque, dona gioia e porta alla liberazione.

pag. 171 Il surya namaskara, è una pratica di rivitalizzazione pranica molto potente. Questa pratica quotidiana fornisce  vigore e elasticità al corpo, chiarezza mentale e equilibrio ed energia, agisce a tutti i livelli, in tutti i corpi sottili, stimola gli organi e ri- equilibra tutti gli apparati (endocrino, respiratorio, digestivo e circolatorio). Si può praticare velocemente la mattina e lentamente prima di dormire. Si deve praticare una volta al giorno per una disintossicazione delle tossine e un potenziamento energetico. Le 12 posizione sono un mezzo ciclo, le 24 posizioni rappresentano un ciclo intero. Nella tradizione veniva praticato dai guerrieri per risvegliare la forza vitale. 

Nei mudra la mano sinistra è la mano del cuore (yin) legata all'affettività, collegata con l'emisfero destro del cervello, significato delle dita:  pollice concretezza, il riconoscimento del Sé, medio della pace e della felicità, anulare emozioni, mignolo collegato all'intuizione .   Mano destra è la mano dell'azione (yang) è legata  al chakra della gola che dà voce alla forza interiore. Significato delle dita: pollice per interagire con gli altri, indice l'ambiente esterno, medio della responsabilità e attenzione,  anulare ascolto interiore, mignolo capacità decisionale.  I mudra più conosciuti:  namaskar e namasté mi inchino davanti al Divino che è in te      e  Chin mudra   mi collego alla saggezza divina. 

L'individuo è chit  coscienza,  e  l'eterno assoluto sat,  quando sat e chit si combinano si ha ananda. 

la cattivi pensieri vengono da una visione sbagliata, attenzione ai cellulari, tv, film , libri . un'attenzione costante di ciò che ci nutriamo, che non è solo cibo. qualsiasi cosa si legge o si scrive deve essere pura, non permettete a ciò che leggete di deformare la mente o di riempirla di paure e orrori. un buon libro forma uan buona mente.  

Un momento di silenzio prima di fare qualcosa di importante (silent sitting), sii consapevole del tuo respiro  inspiri energia di guarigione, entra nel tuo corpo e lo riempie di gioia, felicità, amore e pace, quando espiri immagina che ogni sentimento fastidioso come tristezza, stanchezza, rabbia, noia, paura, gelosia e altro escono fuori con l'espirazione e volano in cielo come palloncini facendoti sentire libero da preoccupazioni.  ripetiamo 3/4 volte con calma dicendo mi sento bene.  La respirazione so ham, che significa io , sono quello, io sono la scintilla divina. in una giornata respiriamo circa 22.000 volte.  Occorre meditare in un angolo speciale della stanza, pulito e con l'incenso, con un altarino, e un'immagine sacra. Le immagini che si vedono devono riempire la persona di pace e di pensieri puri. sarebbe importante fare almeno due ore di silenzio al giorno per non sprecare energia, leggere dei buoni libri inspiranti e costruttivi. saranno la migliore compagnia nel tempo libero, molto meglio di compagnie indesiderate. Incontrarsi invece nei satsang (compagnia dei saggi) associarsi con i buoni è puro yoga.  Durante la meditazione è consigliabile isolarsi dalle correnti terrestri, sedendo su una tavola di legno e coprendosi le spalle con uno scialle. l'oggetto della concentrazione può essere un suono, una forma, una luce, ecc, ma sempre qualcosa di concreto.  Porta la luce al centro del petto, vedi nascere con la luce un fiore di loto, i cui petali stanno per dischiudersi, la luce si espande al braccio sinistro, destro, mani, si riempiono di luce e pensa "voglio fare solo cose buone gentili e utili", ora la luce si espande alle vaire parti del corpo, addome, inspira luce chiara fino alle ossa e piedi, possano i miei piedi portarmi in posti dove sto bene e in buona compagnia. poi al coccige, saliamo lungo la colonna e risvegliamo i chakra lungo la colonna poi la luce si espande alla testa, la fiamma si espande come una corona che protegge il capo, da qui si espanderà fuori di noi, fuori dal corpo fino all'universo. lascio che il mondo si riempia di luce e di amore. lo scopo finale della meditazione è quello di sentirsi l'Uno, "tu sei quello".  Quando vi abituerete ad andare in profondità, neanche i rumori esterni vi disturberanno.  Il samadhi è la condizione in cui l'intelletto  ha raggiunto l'equanimità; la capacità di rimanere imperturbati sia nel piacere che nel dolore, sia nel biasimo  che nell'encomio, sia nel guadagno, sia nella perdita, sia nel caldo , sia nel freddo. é samadhi il frutto reale della meditazione. 

L'uomo è perfettamente felice quando è libero e non dipendente, quando usa la forza di volontà unità al cuore, e impara un perfetto auto-controllo su se stesso. 

La felicità è un percorso, non una destinazione,  lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito, balla come se non ti vedesse nessuno...    finché sei vivo, sentiti vivo, vai avanti anche quando tutti si aspettano che lasci perdere - Madre Teresa di Calcutta. 

La vera generosità è quella dei poveri - pronti a sostenere altri poveri; accumulare e sperperare nuoce all'equilibrio mentale. Aiuta i poveri intorno a te, ma impegnati anche e sforzati perché non vi siano più poveri da soccorrere. Quando si è troppo ansiosi di aiutare gli altri, si rischia di perdere di vista di lavorare su se stessi. la cosa importante è auto-trasformarsi e essere un esempio per gli altri, ogni piccola conquista nell'abbassare il tetto dei desideri, nel migliorare il nostro carattere avrà un movimento vibratorio sempre più in espansione.  Qualcuno dice " ma se cambio io il mondo non cambierà" , se l1% della popolazione si elevasse a livelli più alti di consapevolezza, la nostra società comincerebbe ad esprimersi in modo più umano. Rendere un servizio disinteressato purifica il cuore, poiché la vita è fatta per il servizio e non per servire l'ego. possiamo fare servizio nel nostro lavoro, con i famigliari o in altri ambiti, osservando codici di condotta sani e morali. Il servizio all'uomo è la più alta forma di culto, non offendere , né ferire alcuno è la vera adorazione da rivolgere a Dio, perché in verità gli altri siete voi stessi.

lunedì 26 maggio 2025

Frasi sullo yoga

“Lo yoga non è confinato al tappetino, alle posture o alle tecniche di respirazione; è un percorso che abbraccia tutta la vita, che offre strumenti per affrontare la sofferenza, comprendere la mente e trasformare il nostro rapporto con l’esistenza".            “La pace inizia con un sorriso.” – Madre Teresa

    “Il modo in cui respiri, è il modo in cui pensi.” – B.K.S. Iyengar
    “La vita inizia laddove termina la paura.” – Osho
    “Yoga è come la musica. Il ritmo del corpo, la melodia della mente e l’armonia dell’anima creano la sinfonia della vita.” – B.K.S. Iyengar                                                                                                                    “Lo yoga è l’arte di conoscere se stessi attraverso se stessi.” – K. Pattabhi Jois
    “La pratica dello yoga è come un gioiello: più lo lucidi, più risplende.” – Pattabhi Jois
    “Lo yoga non è una pratica, ma uno stile di vita. Non è per la flessibilità fisica, ma per il risveglio della coscienza.” – Swami Satyananda Saraswati      
    “Non guardare avanti nel futuro; non guardare indietro al passato; non guardare lateralmente a quello che gli altri stanno facendo o non facendo. Guarda solo in te.” – Sri Maa
    “Non trasformare lo yoga in un lavoro, ma in una pratica quotidiana.” – Donna Farhi
    “Il successo non è ottenere ciò che si desidera. È desiderare ciò che si ottiene.” – Swami Sivananda
    “La meditazione è la chiave per aprire la porta del tuo vero sé.” – Deepak Chopra
    “La saggezza è il frutto della consapevolezza.” – Jon Kabat-Zinn
    “Lo yoga è l’arte dell’armonia e dell’integrazione.” – T.K.V. Desikachar
    “La pratica regolare dello yoga ci connette alla nostra essenza più autentica.” – Shiva Rea
    “La verità è un’esperienza diretta, non qualcosa da credere o da cercare.” – Adyashanti
    “Ogni momento è un nuovo inizio.” – Thich Nhat Hanh   
    “La meditazione non è fuga; è un sereno incontro con la realtà.” – Thich Nhat Hanh
    “La pace non è qualcosa che trovi; è qualcosa che crei.” – Prem Rawat
    “Se riesci a controllare il presente, cambi il passato e il futuro.” – Prem Rawat
    “La pratica dello yoga ci insegna a essere presenti, a vivere il momento e ad abbracciare la vita.” – Rodney Yee
    “Lo yoga non è circa l’auto-miglioramento, è circa l’auto-accettazione.” – Gurmukh Kaur Khalsa
    “Se stai cercando quella persona che cambierà la tua vita, guardati allo specchio.” – Byron Katie
    “La meditazione non è un modo per addomesticare la mente, ma un modo per diventare amici con essa.” – Pema Chödrön
    “Lo yoga è la perfetta opportunità per essere curioso su chi sei.” – Jason Crandell
    “Il vero yoga inizia quando esci dal tappetino e affronti la vita con consapevolezza e amore.” – Swami Satyananda Saraswati

domenica 25 maggio 2025

La meditazione dell'abbraccio - Thich Nhat Hanh

"Niente riscalda il cuore come un abbraccio sentito".

Qui di seguito un testo tratto dai discorsi di Thich Nhat Hahn sulla meditazione dell’abbraccio da lui messa a punto.  

La meditazione dell’abbraccio è una pratica di consapevolezza. Se non siamo disponibili, come possiamo abbracciare qualcuno? Torniamo a noi stessi per diventare totalmente presenti e disponibili per l’altra persona.  Se l’abbraccio non è fatto in questo spirito, è solo un rituale senza contenuto. Quando siamo consapevoli e presenti, abbracciare ha un profondo potere di guarire, trasformare e portare riconciliazione.  Quando ci abbracciamo, i nostri cuori si connettono e sappiamo che non siamo esseri separati.   

L’abbraccio può essere molto profondo. La vita è lì. La felicità è lì. A volte l’abbraccio non è molto profondo e chi abbraccia fa solo finta di essere lì, forse dandoti una pacca sulla spalla. Quando qualcuno ti abbraccia con tutto il cuore e la presenza, lo senti. Quando qualcuno ti prende le mani in consapevolezza, con la loro presenza, la loro preoccupazione, lo senti.    Quando abbracci così, rendi la vita reale e profonda. Guarirà entrambi.   Dobbiamo essere presenti per farlo correttamente. Ecco perché non è sempre facile. Quindi, dobbiamo imparare come.

La meditazione dell’abbraccio è un’opportunità per praticare la nostra consapevolezza dell’impermanenza. Ogni volta che ci abbracciamo, sappiamo che potrebbe essere l’ultima volta.

La nostra profonda consapevolezza della natura impermanente delle cose ci ispira ad essere molto consapevoli e ci abbracciamo naturalmente in modo profondo e autentico, apprezzandoci completamente.

Questa può essere una buona meditazione da praticare quando sei arrabbiato con l’altro. Chiudi gli occhi ed esercitati a inspirare ed espirare per dare vita alla tua intuizione dell’impermanenza. In quel momento, sai che l’unica cosa significativa da fare è aprire le braccia e abbracciare l’altra persona.

Il primo passo della meditazione dell'abbraccio è rendersi disponibili.   Inspirate ed espirate e tornate al momento presente, così sarete davvero lì. Quindi vai dalla persona che vuoi abbracciare e inchinati. Se ha praticato la consapevolezza, farà del suo meglio per abbandonare le cose che la possiedono e rendersi disponibile per te. Sorriderà e si inchinerà e saprai che la persona è disponibili.

Ora è possibile abbracciarsi. Stare uno di fronte all’altro con i palmi delle mani uniti, inspirando ed espirando tre volte. Puoi dire in silenzio: Inspirando, so che la vita è preziosa in questo momento. Espirando, adoro questo momento della vita.

Il secondo passo è quello di prendere la persona tra le tue braccia. Mentre la abbracci, respira consapevolmente e abbraccia con tutto il tuo corpo, spirito e cuore. Mentre tieni l’altra persona, essa diventa reale e anche tu diventi reale. Puoi dire in silenzio qualcosa del genere: Inspirando, la persona è tra le mie braccia. Espirando, sono così felice.

Inspirando, è viva. Espirando, è così prezioso essere vivi insieme. Inspirando, è così meraviglioso averla tra le mie braccia. Espirando, sono molto felice. Puoi quindi rilasciare l’altra persona e potete inchinarvi a vicenda per ringraziarvi.

mercoledì 21 maggio 2025

Conferenza su nascita, illuminazione e morte del Buddha - Dario Doshin Girolami

Dario Doshin Girolami  è monaco e Maestro della tradizione buddhista Soto Zen. E’ l'Abate del Centro Zen L'Arco - Zenmon Ji. Si è formato al San Francisco Zen Center, ed è un insegnante riconosciuto dalla Sotoshu giapponese. E’ responsabile della rete dei cappellani dell’Unione Buddhista Europea. Tiene regolari seminari presso la facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma e corsi di Meditazione presso il Carcere di Rebibbia. Ha avuto l'iniziazione nel 1986, insegna fondamenti della Mindfulness, Alle radici dello yoga, e fa accompagnamento alla morte, per i pazienti che sono in cure palliative. E' autore del libro: Lo Zen Soto e i Koan - La Via della Presenza di Spirito.  Le due principali correnti dello zen sono lo zen Soto e lo zen Rinzai (a cui fa riferimento Thich Nhat Hanh).   Per il suo profilo completo Vedi: http://www.romazen.it/insegnante/insegnante.htm

La nascità, l'illuminazione e la morte  ( il parinirvāṇa o cessazione dell'esistenza dei cinque aggregati ) del Buddha storico sono avvenute tutte nel periodo di maggio, e per festeggiare questi eventi della vita del Buddha si celebra il Vesak.  Secondo la tradizione buddista, alla nascita, il Buddha Siddhartha Gautama fece sette passi verso nord e disse: "Sono il migliore del mondo, io sono il più alto del mondo, io sono il primogenito, questa è la mia ultima nascita, non ci saranno altre esistenze." Questa narrazione sottolinea la sua trascendenza fin dalla sua nascita. La madre muore subito dopo il parto, e il Buddha ha questo incontro precoce con la morte. Il padre, che era un principe, voleva che il figlio Sakhiamuni ereditasse il suo regno e cercò in tutti i modi di proteggerlo dalla sofferenza, da cui può scaturire la ricerca di un percorso spirituale. Purtroppo la vita non è gestibile, e spesso si fanno vari tentativi di manipolare la realtà.  Sakhiamuni, nelle sue uscite dal palazzo reale,  incontra malattia, vecchiaia e morte. Ma fu soprattutto l'incontro con un bhikkhu, un monaco itinerante che lo colpì.  Un uomo che aveva lasciato la vita normale nel mondo per cercare di comprendere sè stessi e gli altri attraverso la meditazione. Di ritorno al palazzo, il Principe continuò a pensare al sorriso sereno del monaco e si disse: – Ho vissuto 29 anni e ancora non ho pace. –  è arrivato per me il tempo di lasciare questa vita e diventare come quel monaco. Anch’io sono nato e certamente soffrirò a causa della malattia, della vecchiaia e della morte. Devo trovare il Nobile Sentiero che liberi la gente dalle loro sofferenze. Dopo avere sperimentato l'ascesi estrema e lo yoga, arrivò all'illuminazione.  Poco prima dell'illuminazione il Buddha incontra Sujatha, una giovane che l'aiuta ad alimentarsi e  mentre era seduto immobile per giorni sotto l'albero della bodhi e si poneva la domanda del "Perche si muore?", l'atto di amore gratuito da parte di questa fanciulla l'aiutò a maturare il concetto di benevolenza e gentilezza amorevole (metta) e lo portò nella stella del mattino all'illuminazione e a capire l'impermanenza (aniccia), l'inconsistenza dell'io ( dukha) e la vacuità.  Dopo l'illuminazione, ritornò dai suoi vecchi compagni di ascesi che lo avevano cacciato e applicando proprio quel concetto di benevolenza amorevole, spiegò loro il cammino verso l'illuminazione mettendo in moto la ruota del Dharma ( gli insegnamenti buddhisti).  Il Buddha arriva all'illuminazione all'età di 36 anni e muore a 86 anni ed entra nel Nirvana, cessando il ciclo delle rinascite e  provando un'infinità beatitudine.  Il Buddha muore per dissenteria provocata da un avvelenamento, dovuto al cibo che gli era stato offerto (la leggenda dice che il cibo era costituito da maiale e funghi). 
Per la vita del Buddha vedi:  https://www.mariothanavaro.it/il-buddha/

Si dice che i Lama buddhisti, quando sentono arrivare la morte, si mettono in posizione meditativa, e muoiono sciogliendosi nell'arcobaleno di luce, ma spesso anche questi grandi maestri muoiono nel dolore. Suzuki-Roshi, maestro zen di San Francisco e il maestro di Dario Doshin  sono morti di tumore, ma hanno mostrato come affrontare la malattia e la morte con la pratica della gratitudine e si sono sciolti nell'amore. 

Per lo zen vita e morte sono insieme,  non è possibile separarli. Chi nasce, muore, quindi occorre fare pace con la malattia e la morte. Durante la conferenza, Dario Doshin ha citato il caso di un nipote che durante i funerali del nonno, morto a 95 anni,  ha pronunciato questa frase "Maledetta malattia che hai strappato il nonno a 95 anni".  Pensare che la morte sia ingiusta, non fa altro che innalzare il livello del dolore. E' da vivi che bisogna prepararsi al dolore e alla morte.

Il Samyuta Āgama Sūtra racconta: “Il Buddha disse ai mo­naci riuniti: ‘Vi sono quattro specie di cavalli (che corrispondono a quanto è forte il richiamo della morte e dell'impermanenza). Il primo è un cavallo che, senza timore, obbedisce al suo cavaliere sempli­ce­mente vedendo l’ombra del frustino, il secondo fa altrettanto solo quando lo scudiscio tocca la criniera, il terzo quando sferza la carne, il quarto solo quando il colpo giunge fin nelle ossa. Il primo cavallo è come chi diviene consape­vole dell’impermanenza nel momento in cui apprende che è morto qualcuno nel villaggio vicino; il secondo è come un uomo che risveglia questa consapevolezza quando il decesso si ve­rifica nel suo medesimo villaggio; il terzo è come chi non se ne accorge finché un lutto non colpisce la sua stessa famiglia, il quarto è come colui che ne diventa consapevole solo quando la sua stes­sa morte è immi­nente’.”

Poi Dario ha letto alcuni Koan che sono dei dialoghi tra maestro e allievo.

Un monaco chiese al maestro: "I saggi arrivano alla vera verità, all'illuminazione? Il maestro rispose: "Si"   E il discepolo chiese di nuovo "Come si fa ad arrivarci?" Il maestro rispose: "Quando vendette la sua città in cambio di una moneta falsa , questa moneta è stata presa da una persona straniera". 

La spiegazione è che quello che leggi nei testi è una moneta falsa in quanto i testi sono un racconto dell'illuminazione. Invece, devi rimboccarti le mani e realizzarla.

Altro Koan:  "Dopo il samadhi, l'assorbimento mistico,  il bucato"     Ciò vuol dire che per vedere se hai veramente raggiunto un stato particolare di coscienza devi sperimentarlo nella realtà quotidiana; un test potrebbe essere quello di guidare un taxi in un giorno di pioggia a Roma. 

Spesso la via spirituale può essere un bypass per superare le difficoltà o problemi che una persona ha nella vita, come la povertà, la difficoltà di comunicare, ecc.   Il boddhisattva  rinuncia all'illuminazione e rientra nella dimensione fenomenica per aiutare gli altri e ridurre la sofferenza nel mondo. 

Altro Koan.  Un monaco chiese al maestro: "Le persone hanno bisogno di illuminazione?" Il maestro rispose: "Si, ma non devono cadere nel secondario"

Il significato è che "Non esiste un secondario o una realtà ordinaria".  Dogen usa i termini Essere nell'immanente e nel trascendente nello stesso tempo.  Essere nella realtà ordinaria e nella realtà ultima che sono la stessa cosa. Per lo zen  "spirituale" e "materiale" sono la stessa cosa. Nel sutra del cuore (prajaparama) si recita: "Il vuoto è forma, la forma è il vuoto". Ogni forma manifesta ciò che forma non è della realtà ultima o vacuità.

Altro Koan. "Il Samadhi e lavatrice, se supero queste due cose sono nei guai". I principi di elevazione sono i seguenti: se l'intenzione è retta, l'azione è retta  e può diventare occasione di illuminazione. Il lavoro che svolgiamo nella quotidianità deve diventare una meditazione in azione, ogni azione in piena presenza mentale può diventare un'occasione di illuminazione.  

La dicotomia ci allontana dall'illuminazione, ogni forma manifesta la sua natura ultima, basta dire "La forma è forma".  Si  può anche arrivare a dire "Vita é morte". L'acqua è onda, l'onda è acqua; quando l'onda scompare, l'acqua dell'oceano non è diminuita, così è la stessa cosa per vita e morte. Ogni istante sorge e muore, è la legge dell'impermanenza. Se realizzo che siamo interrrelati e interconnessi, cala il desiderio, cala la sofferenza. I libri non servono, il processo devi viverlo, devi Esserlo, devi viverlo nella quotidianità.  Che corrisponde alla frase di Nitzche "Diventa ciò che sei".

Se ci poniamo come obiettivo di diventare un santo illuminato, è il porsi l'obiettivo che ci impedisce di farlo. Non bisogna idealizzare il lavoro da fare, occorre iniziare a fare quello che si può, nella quotidianità. 
Si racconta di una persona che si era immessa sul percorso spirituale, aveva predisposto tutta la sua casa  per favorire il raccoglimento e la meditazione.  Comincia a nevicare e la neve ricopre tutte le strade; fuori dalla finestra si vede un senza-tetto.  La persona è tormentata, e non riesce ad accettare l'idea di portare il senza-tetto nella sua stanzetta pulita. Comincia a meditare e a praticare la compassione per se stesso che non riusciva ad avere la compassione per il barbone.  Ma bastava trovare la via di mezzo, riuscire a fare un piccolo passo verso la benevolenza, ossia portare una coperta e un thè caldo al barbone. 

Se qualcuno ti pone la domanda "Tra male maggiore e male minore, tu cosa sceglieresti?" la risposta dovrebbe essere: "Scelgo il bene".  Spesso la motivazione che ci spinge ad aiutare gli altri è egoica, c'è un'infiltrazione egoica, però è meglio fare del bene che non farlo, importante è essere onesti con se stessi.

L'Arath diventa illuminato e poi aiuta gli altri, Chi è sulla strada del bodhisattva può cominciare ad aiutare gli altri in maniera onesta, senza ricordare a se stesso "Sono un santo illuminato". 

La pratica di consapevolezza si realizza poggiando la mente sul respiro, in questo modo tolgo lo spazio a pensieri ansiogeni, conto i respiri da 1 a 5, e ricomincio. Oggi la scienza conferma la neuroplasticità del cervello e che la mente è educabile a tutte le età. Che è poi il principio che sosteneva il Buddha dicendo che la mente è malleabile. 

Consapevolezza e etica. Religions for Peace delle Nazioni Unite ha come obiettivo la promozione della pace e la reciproca conoscenza, dell'amicizia tra i vari praticanti e lo sviluppo della fiducia reciproca.  C'è una sede a livello europeo e una in Italia. Dario Doshin è vice presidente della sede italiana e consigliere a livello europeo.  Nel centro zen l'arco di Roma, sono stati accolti dei mussulmani che hanno praticato meditazione nel centro e  i praticanti hanno cercato punti di convergenza tra i due cammini spirituali.

venerdì 16 maggio 2025

La pratica della meditazione camminata - Thich Nhat Hanh

 La pratica della meditazione camminata secondo Thich Nhat Hanh. vedi: https://www.youtube.com/watch?v=OANvRdaqDzM

 La meditazione camminata può essere una pratica meravigliosa, e può aiutarci a vivere profondamente ogni momento della vita;  soprattutto a noi che siamo abituati a correre; ad ogni passo ci aiuta a fermarci.

Ad ogni passo, quando Inspiriamo dobbiamo ripetere "sono arrivato " sono nel momento presente, nel qui ed ora, in piena consapevolezza. Sono libero.  Quando Espiriamo dobbiamo ripetere "sono a casa", questa è la mia destinazione, la mia vera casa,  Dobbiamo smettere di correre e  cercare di assaporare il momento presente.  Espirando tocchiamo con il piede la terra, come se baciassimo la madre Terra. Siamo nel momento presente, liberi dal passato e dal futuro;  Liberi nel regno di Dio, nella Terra pura del Buddha. Ogni passo è guarigione, nutrimento, solidità e libertà.

Potremmo provare a fare 2 passi inspirando e ripetendo: "Sono arrivato, sono arrivato"  e 3 passi espirando e ripetendo:  "Sono a casa, a casa, a casa".

Quando iniziamo la camminata, iniziamo con 3 passi inspirando e 5 passi espirando,  poi proseguiamo con 4 passi inspirando e 6 passi espirando (di solito l'espirazione è più lunga dell'inspirazione). Quando siamo in salita occorre ridurre i passi. 

Il regno di Dio è qui, sulla terra disponibile in ogni momento, e la camminata è il percorso per arrivarci; liberì da ansia, e tensioni.   Possiamo toccare l'assoluto che è dentro di noi,  L'onda del mare che sale e scende, quando realizza che è acqua, non avrà più paura, l'inizio e la fine non la disturberanno più. Prenderà consapevolezza della natura di non-nascita e non-morte, e raggiungerà il Nirvana.  E così anche noi, quando prenderemo consapevolezza del momento presente, vivremo in un'altra dimensione.

La meditazione camminata produce energia, e l'energia generata sarà meravigliosa, respiriamo e camminiamo generando energia, consapevolezza, concentrazione e intuizione.

"Sono arrivato"   "sono a casa"  si può cambiare in  "Sono qui"  " e ora".

"Sono solido, sono libero"  è un pensiero di consapevolezza, il passato non può tirarmi via, la libertà è il fondamento, ed è possibile, "nell'assoluto" "io dimoro".

La meditazione camminata può portarci molta felicità, è un modo meraviglioso di vivere il momento presente. Creiamo l'energia collettiva che può aiutarci a guarire.

Vedi anche Anapanasati Sutra 1. 16 esercizi sul respiro consapevole.  https://www.youtube.com/watch?v=m2jdLMgITtE

mercoledì 14 maggio 2025

Il perdono

 L’animo forte perdona, e la facoltà di perdonare è il privilegio di chi ha subito ingiustizie” (K. Gibran).

Quando riesci a vedere tutte le cause che hanno portato alle azioni di qualcun altro, il perdono nasce spontaneamente” (Thich Nhat Hanh)

Il perdono libera l’anima e cancella la paura”. (Nelson Mandela)

"Perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono,  ma perché tu meriti la pace” (Buddha)

Il perdono è un atto di grande forza interiore. Non significa dimenticare o giustificare il male subito, ma liberarsi dal peso della rabbia e risentimento: si sceglie di non lasciare che l’errore determini il proprio presente e futuro.

Il perdono è un atto profondo che va ben oltre il semplice “dimenticare” o “lasciare andare”. E’ un processo che coinvolge la nostra mente, il nostro cuore e, sorprendentemente, anche il nostro corpo.

Le ricerche psicologiche e neuroscientifiche ci mostrano che il perdono ha il potere di trasformarci, di liberarci da pesi inutili, migliorando non solo il benessere emotivo, ma anche la nostra salute fisica.

La Self Compassion ci aiuta a comprendere come il perdonare non significhi semplicemente smettere di essere arrabbiati, infatti ci apre ad un cambiamento profondo nel nostro modo di vedere anche chi ci ha ferito. Non è facile, e spesso richiede tempo, ma è un passo fondamentale per guarire e costruire relazioni più sane. Il perdono diviene medicina per il cuore e la mente, ci permette di vedere il passato con una comprensione più ampia e di vivere il presente più serenamente.

Lo psicologo Frederic Luskin ha dimostrato, in studi sui benefici del perdono, che chi riesce a perdonare tende a sperimentare meno stress e ansia, migliorando la propria salute cardiovascolare e il sistema immunitario; il perdono è visto come un atto terapeutico che aiuta a superare i conflitti e preservare le relazioni, ed è perciò funzionale per la salute psicofisica. 

Infine, perdonare ci restituisce il controllo sui nostri pensieri e sulle emozioni, impedendo agli altri di influenzare il nostro stato d’animo: riconoscere che il potere di cambiare il nostro stato emotivo sia nelle nostre mani è uno degli aspetti più liberatori del perdono!   

martedì 18 marzo 2025

Le quattro dimore divine nel Buddhismo

Uno degli aspetti fondamentali del buddhismo è coltivare degli stati mentali positivi. I quattro incommensurabili stati mentali (Brahmavihara), o "Dimore Divine", sono: la compassione (karuna), la benevolenza o amore (metta), lo gioia compartecipe (mudita) e l'equanimità (upeksa).  Nella tradizione antica queste qualità o stati mentali sono irradiati in tutte le direzioni in modo illimitato e verso tutti gli esseri. Secondo Thich Nhat Hanh, essi consentono di guarire da molti stati mentali non salutari.
La felicità è possibile solo con il vero amore. Il vero amore ha il potere di guarire e trasformare la nostra condizione e può dare alla nostra vita un significato profondo. Ci sono persone che comprendono la natura del vero amore e che sanno come generarlo e alimentarlo. Gli insegnamenti del Buddha sull’amore sono chiari, scientifici e realizzabili; chiunque di noi ne può trarre beneficio.

I quattro incommensurabili stati mentali possono essere descriti in questo modo:

  • La compassione è il desiderio di alleviare le sofferenze altrui, che non è soltanto un semplice sentimento di dolore verso la sofferenza altrui ma una volontà attiva  di aiutare.
  • La benevolenza esprime il desiderio che tutti gli esseri possano essere felici. Importante è riuscire ad avere un  atteggiamento benevolo e gentile nei confronti di chi si incontra. Questa gentilezza può esprimersi in azioni, parole e pensieri. 
  • La gioia consiste nel vedere gli altri esseri viventi felici, e si è partecipi del successo altrui.
  • L'equanimità consiste nella capacità di accettare gli eventi, di accettarli così come si manifestano, senza essere travolti dalle emozioni. L'equanimità è sinonimo di quieta neutralità ed è completamente diverso dall'indifferenza.
 Se vogliamo associare questi stati mentali all'immagine del sole, possiamo dire che la benevolenza è associata al sole che splende e irradia calore in tutte le direzioni, la compassione possiamo paragonarla al sole che tramonta, che risplende quando si avvicina l'oscurità, la gioia può essere associata alla luce dell'alba, con i suoi raggi che portano nuova vita. L'equanimità può essere rappresentata dalla luna piena che riflette la luce del sole, con calma, senza irradiare luce propria.

L'obiettivo dei praticanti buddhisti è di essere sempre presenti e aperti verso le persone che si incontrano, e questo stato mentale, diventa una pratica meditativa.   

Prima però guarda te stesso...   Comincia ad amare te stesso   e poi dedicati agli altri....
In questo cammino possiamo essere aiutatati dalle Sei Perfezioni che sono: generosità, etica, pazienza, perseveranza entusiastica, concentrazione e saggezza. Le Sei Perfezioni (Pārāmita) sono il condensato di quella che viene definita la parte fondamentale dell'addestramento di chi vuole ottenere la mente dell'illuminazione (Bodhicitta).

Introduzione al Blog

Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono cir...