Nel panorama italiano dell’ermetismo contemporaneo, Giorgio Sangiorgio viene indicato tra i maggiori conoscitori italiani di alchimia ed ermetismo, è conferenziere, ricercatore e autore di diverse monografie e saggi, e da decenni si dedica a diffondere l’Ars Regia attraverso il Centro Studi Ermetici Alchemici “Il Convivio”. Il suo lavoro non si limita alla ricerca erudita: è anche un percorso praticato, e questa doppia natura, di studioso e di operatore, ne definisce la fisionomia. Sangiorgio vive l'alchimia come una via di realizzazione e la considera una pratica da sperimentare in prima persona. vedi: https://www.youtube.com/watch?v=4AY7XLFg_jY&t=14s
Per Sangiorgio l’alchimia non è la chimica rudimentale di un’epoca prescientifica. La presenta invece come una conoscenza millenaria e una pratica rivolta alla trasmutazione dell’uomo, con metodi che rispettano le leggi di natura, visibili e invisibili, e con operazioni analoghe a quelle della lavorazione dei campi e dei metalli. L’immagine agricola, che ritorna anche nel titolo di uno dei suoi libri, Agricoltura celeste, suggerisce un’idea precisa: l’opera alchemica è coltivazione, richiede tempi, stagioni, pazienza, e non si impone alla natura ma la asseconda.
In questa visione l’alchimia è un’arte sostenuta da una tecnica. Mira all’espansione della mente, intesa come insieme di tre centri dell’uomo: quello energetico del corpo, quello emozionale e quello intellettivo. Quando questa mente espansa entra in sinergia con il campo mentale universale, l’obiettivo dell’alchimista, cioè la sopravvivenza dopo la morte, diventa un’ipotesi di lavoro e non solo una speranza.
Un’opera centrale è L’Elixir di lunga vita. Manuale di salute e di astrologia alchemica. Qui Sangiorgio insiste su un aspetto spesso frainteso: l’alchimia comporta attività molto concrete, che non consistono solo nella produzione di farmaci chimici o vegetali, ma anche nel creare relazioni positive con gli altri e con l’ambiente e nel realizzare opere che diano all’esistenza un valore non effimero.
Il libro fa la distinzione tra alchimia materiale e spirituale, poi affronta l’alimentazione come componente essenziale del processo, sul piano fisico e metafisico. Seguono il concetto di salute alchemica, i farmaci alchemici (preparazione e uso) e una lunga sezione sull’astrologia ermetica e sulla lavorazione alchemica degli archetipi, con le operazioni riferite ai segni zodiacali e ai pianeti.
L’alchimia deve andare a tempo con i fenomeni e i processi della natura: per questo l’astrologia entra nel discorso, non come divinazione ma come scansione dei ritmi con cui lavorare. L’alchimista diventa in qualche modo medico di sé stesso. Altro testo importante è Manuale di alchimia interiore.
Sangiorgio ha scritto anche alcuni romanzi come In Vino Veritas e Romanzo alchimico. Nel primo riporta la via spiritosa della conoscenza alchimica che nasce da un’esperienza di gruppo; è il frutto delle frequentazioni dell’autore con un gruppo di sperimentazione alchemica. Il libro riporta i dialoghi ermetici tra i partecipanti a quel convivio, con uno stile ironico. Nella tradizione ermetica l’insegnamento passa spesso per la conversazione, per la domanda e la battuta, più che per il trattato.
Nel Romanzo alchimico, scritto con Daniela Moretto, racconta di un uomo e una donna che, dopo una serie di eventi dolorosi, scoprono un amore diverso, riguarda i sentimenti e il superamento dell’ego.
Il percorso di Sangiorgio si basa sulle seguenti idee. La prima è l’unità di corpo, mente e spirito, per cui la salute fisica, il benessere psicologico e la ricerca spirituale sono aspetti di un unico processo. La seconda è il rispetto dei ritmi naturali, cosmici e biologici. La terza è la concretezza: l’alchimia si traduce in pratiche, regimi alimentari, preparazioni, relazioni, opere. La quarta è la trasmissione per via comunitaria e dialogica, nel gruppo di lavoro, nel convivio, nella parola scambiata. Non affronta il tema della sopravvivenza dopo la morte.

Nessun commento:
Posta un commento