sabato 31 gennaio 2026
Yongey Mingyur Rinpoche e la neuroplasticità del cervello
Gentilezza ~ Jetsunma Tenzin Palmo
Senza voler sembrare severo, il Buddha disse: "Siamo tutti eredi del nostro stesso karma". In altre parole, non possiamo togliere a qualcun altro il proprio fardello. Possiamo essere lì per fornire supporto, ma se qualcuno soffre di grandi dolori fisici o mentali, non possiamo portarglielo via.
Credo che la cosa importante per chiunque si prenda cura di qualcuno in questa situazione sia che debba prendersi cura anche di se stesso, altrimenti si esaurisce. Uno finisce esausto. La tua vita diventa un peso sia per te che per la persona di cui ti prendi cura.
Quindi è molto importante che non solo espiri per aiutare questa persona, ma anche inspiri per aiutare te stesso. E che non solo tu abbia compassione per questa persona, ma che tu abbia anche compassione per te stesso. Lascia che ti dia una pausa, esca, ridi di buona volontà e divertiti; perché se sei completamente intrappolato nella sofferenza di questa persona, in realtà questo non l'aiuta. E non aiuta nemmeno te. Non aiuta per niente. Pertanto, bisogna essere equilibrati ed essere gentili con se stessi, così come essere gentili con gli altri. E in questo modo, li aiuta di più. ~ Jetsunma Tenzin Palmo
Marco Ferrini
Marco Ferrini, nato a Ponsacco (Pisa) nel 1945, è filosofo, autore e guida spirituale, fondatore e presidente del Centro Studi Bhaktivedanta (CSB), con sede a Ponsacco (PI). Da cinquant’anni si dedica allo studio e alla divulgazione della filosofia, psicologia e spiritualità dell’India, promuovendo il dialogo tra Oriente e Occidente e favorendo percorsi di crescita etica, sociale e culturale.
Nel 1976 ha intrapreso il percorso spirituale nella tradizione Bhakti, ricevendo dal maestro A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada il nome Matsya Avatar Das, a coronamento di un cammino filosofico e interiore iniziato in giovane età.
Nel corso della sua attività ha costruito ponti tra le culture orientali e occidentali, integrando il sapere accademico con la crescita morale e spirituale della persona. Attraverso la ricerca, l’insegnamento e il dialogo interculturale ha promosso la consapevolezza di una comune umanità che trascende le divisioni culturali e storiche. Link utili:
- https://www.centrostudi.net/associazione/fondatore.html
- https://psicologiaespiritualita.blogspot.com/p/breve-biografia-di-marco-ferrini.htm
- https://www.centrostudi.net/associazione/fondatore.html
Lo Yoga Rahasya ("I Segreti dello Yoga")
Lo Yoga Rahasya ("I Segreti dello Yoga") è un antico testo sanscrito attribuito al saggio del IX secolo Śrī Nāthamuni, fondamentale per la visione inclusiva e terapeutica dello yoga. Recuperato nel XX secolo dal maestro T. Krishnamacharya, il testo sottolinea l'accessibilità dello yoga per tutti, indipendentemente da età o genere, focalizzandosi su bhakti (devozione), prapatti (abbandono) e sull'adattamento delle pratiche (asana e pranayama) alle esigenze individuali.
Ecco i punti chiave del Yoga Rahasya di Nāthamuni:
- Origine e Riscoperta: Sebbene risalente al IX secolo, si narra che Nāthamuni abbia ricevuto questi insegnamenti in trance meditativa da Nammalvar. Dopo essere andato perduto per secoli, il testo è stato riscoperto e tramandato da T. Krishnamacharya.
- Approccio Inclusivo: Il testo evidenzia che lo yoga non è solo per rinuncianti, ma per tutti, inclusi i capifamiglia, le donne e le persone di ogni ceto sociale.
- Prapatti Yoga: A differenza dell'Ashtanga Yoga classico, che in quel periodo era limitato, Nāthamuni introduce la Prapatti (completa devozione/abbandono al divino) come via accessibile per il raggiungimento spirituale.
- Yoga Terapeutico e Personalizzato: Il testo offre approfondimenti sulla salute, la guarigione e l'applicazione terapeutica dello yoga. Enfatizza che gli asana dovrebbero essere adattati alla struttura corporea del praticante e che la respirazione (pranayama) è cruciale per la stabilità mentale.
- Struttura: Il Yoga Rahasya contiene insegnamenti su asana, pranayama, bandha e, in modo significativo, sulla spiritualità applicata alla vita quotidiana.
Questo testo è pilastro della tradizione Viniyoga, che pone l'accento sull'adattamento dello yoga all'individuo.
mercoledì 14 gennaio 2026
Vivre avec et après un cancer (Vivere con e dopo un tumore) - Christophe André e Cloé Brami
Una lunga intervista sull'attraversamento del cancro, e tutto ciò che può aiutarci durante questa traversata: è nel podcast METAMORFOSIS, con Cloé Brami e Christophe André.
https://www.metamorphosepodcast.com/podcast/vivre-avec-un-cancer-vivre-apres-un-cancer-avec-les-dr-cloe
Quando il cancro irrompe, tutto vacilla. Il corpo, certo, ma anche le emozioni, i punti di riferimento, il legame con gli altri e con la vita. Si entra in un mondo inquietante, incerto, in cui si ha bisogno di cure ma anche di sostegno.
Questo libro Per vivere meglio con il cancro, e dopo il cancro nasce dall’incontro tra tre medici: due oncologi e uno psichiatra che ha vissuto in prima persona l’esperienza del cancro. Insieme hanno voluto scrivere ciò che desidererebbero condividere con una persona malata o con i suoi familiari. Per offrire una guida viva, accessibile, profondamente rasserenante. Per comprendere ciò che si sta attraversando e sapere dove attingere forza e vitalità nella tempesta.
Pagina dopo pagina, queste tre voci ci offrono punti di riferimento, risorse, consigli, una presenza. Propongono un altro modo di pensare la medicina: più globale, più empatico, più vivo. Una medicina integrativa, che mette in relazione trattamenti ed emozioni, scienza e senso, tecnica e approcci complementari, pazienti e curanti.
In questo Podcast Anne Ghesquière intervista la dottoressa Cloé Brami, medico oncologo esperta in medicina integrativa, e lo psichiatra Christophe André, che ha vissuto personalmente la prova del cancro. Come attraversare l’esperienza del cancro? Questa prova può essere feconda? Quali sostegni si possono trovare nei curanti e nei propri cari? È possibile avere uno sguardo diverso sulla malattia?
La dottoressa Cloé Brami e Christophe André ci offrono punti di riferimento, risorse e consigli. Propongono un altro modo di pensare la medicina: più globale, più empatico e più vivo, attorno al concetto di care e di salute integrativa. Alcune considerazioni:
- Cloé Brami: «È uno dei veri temi, quasi politico, riportare bellezza, poesia e sensibilità nella presa in carico.»
- Christophe André: «Quando si cura un cancro non si cura solo un tumore, si cura una persona.»
- Cloé Brami: «Vivere significa integrare la nostra nascita e la nostra morte.»
- Christophe André: «L’unica virtù del cancro è ricordarci che siamo mortali.».
Insieme alla dottoressa Violaine Forissier firmano un libro per attraversare la malattia senza perdere il filo della vita Vivre avec, vivre après – trois médecins nous parlent de la traversée du cancer (Vivere con, vivere dopo – tre medici ci parlano dell’attraversamento del cancro), - 2025.
venerdì 2 gennaio 2026
Oltre l'Invisibile. Federico Faggin
Frasi sulla coscienza e sull'universo - Federico Faggin
Queste che seguono sono delle frasi estratte dal bellissimo testo di Federico Faggin Oltre l'invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono pubblicato nel 2025.
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.
Ognuno di noi è necessario per esprimere qualcosa di suo e per far crescere l'umanità. Ognuno è unico ma fa parte del tutto. - Emmanuel Lévinas
Sono destinati a conoscersi tutti coloro che camminano per strade simili. - Rabindranath Tagore. Forse è per questo che si incontrano certe persone e non altre
Il mondo è quello che è perché lo abbiamo collettivamente creato tutti noi con i simboli che sono necessari per comunicare.
La vita è un sogno condiviso, a cui tutti collaboriamo, ognuno è un co-creatore del "sogno" condiviso che diventa realtà esteriore. Non rinunciare a un sogno anche se pensi che ci vorrà troppo tempo per realizzarlo... Il tempo passerà comunque. - Nàzim Hikmet
Per chi detiene il potere, il sistema migliore per poter tenere in pugno le persone è quello di creare competizione e divisione. Non a caso il motto di chi vuole dominare è divide et impera.
Il vero progresso è solo quello che ci aiuta a crescere spiritualmente, al punto che il più "adatto" non cercherà più di sopraffare gli altri, ma metterà il suo potere e la sua conoscenza al servizio degli altri. Il grande malinteso è nato dall'idea che la vita sia basata sulla competizione anziché sulla cooperazione.
Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso. - Mahatma Gandhi
Non è necessario né possibile cambiare gli altri. Ma se puoi cambiare te stesso, ti accorgerai che non è necessario alcun altro cambiamento. - Nisargadatta Maharaj
E' più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere. - Alberto Hurtado Per questo ci sono molti insegnanti e pochi educatori
E' importante lavorare su se stessi per riconoscere le nostre emozioni, e cercare di esaminare ciò che ci fa e ci ha fatto soffrire. Per capire i sentimenti degli altri, è necessario innanzitutto comprendere i propri. Quanto non riusciamo a descrivere a noi stessi ciò che proviamo è difficile parlarne con altre persone.
Per conoscere se stessi, dobbiamo sperimentare quegli aspetti che ancora ignoriamo, le nuove situazioni e le avversità servono anche a questo.
Vivere è sperimentare, ma poi bisogna andare avanti. Ossia sostare una notte nell'esperienza e poi riprendere il viaggio. Concludere un'esperienza significativa permette a un'altra, magari più significativa, di manifestarsi.
La comunicazione può avvenire soltanto tra coloro che hanno raggiunto livelli di comprensione simili, altrimenti non ci si potrebbe capire. Per capirsi, non basta l'intelletto. Anche il cuore deve fare la sua parte.
La solitudine, ossia "lo spazio" per godere dell'amore profondo che sentiamo per la nostra essenza , è l'opposto del sentirsi soli. La meditazione, praticata con l'intenzione di calmare il rumore di fondo, l'ansietà e l'irrequietezza della mente, è il primo passo per riconnetterci con l'amore che è al centro di tutto ciò che vive nell'universo.
Superficialmente si potrebbe pensare che chi ama se stesso non ama gli altri, mentre non è così, perché per amare gli altri bisogna prima amare se stessi. Quindi, uno che non ama se stesso non può amare veramente gli altri.
Noi non vediamo le cose nel mondo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo. - dal Talmud
Siamo attratti da chi ci creerà dei problemi che ci servono per la nostra evoluzione personale. Le difficoltà, le crisi, i nemici possono essere un grande stimolo a crescere, ma non bisogna esagerare.
L'odio verso se stessi ci porta al dolore più insostenibile.
Le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace. - Thich Nhat Hanh
Gli scienziati sostengono che gli uomini hanno quasi tutto in comune con gli animali, cominciando dalla capacità di soffrire, di amare, di capire ... Eppure continuiamo a comportarci come se fossero fatti di materia insensibile, come se la loro sopravvivenza fosse proporzionata solo alla nostra utilità. Come si spiega l'indifferenza umana di fronte al dolore degli animali?
Molte persone che amano gatti, cani e animali domestici continuano a chiudere gli occhi di fronte all'orrore degli allevamenti intensivi di esseri senzienti e intelligenti, la cui esistenza abbiamo trasformato in inferno. Questa ipocrisia rivela molto della nostra maturità spirituale.
Secondo il Living Planet report del WWF, dal 1970 al 2018 il mondo ha perso il 69% della sua fauna selvatica: mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci.
Occorre un'etica planetaria che includa anche i diritti della natura. - Umberto Galimberti
Il botanico e saggista Sergio Mancuso afferma che anche le piante sono intelligenti e la deforestazione dovrebbe essere considerata un crimine contro l'umanità.
Cicerone considerava l'universo un'Intelligenza cosciente, dato che dà vita a intelligenze coscienti. - Infatti l'universo non può essere da meno di quello che crea. Come fa il più a venire dal meno? La casualità non algoritmica sarebbe un altro nome per indicare Dio.
Scienza, Spiritualità e Religioni - Federico Faggin
"Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a lui". - Luis Pasteur
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato Federico and Elvia Faggin Foundation, un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.
I padri della fisica quantistica, Planck, Schrodinger, Heisenberg, Pauli, von Neumann e altri avevano intuito che la coscienza era un aspetto fondamentale della realtà, connesso con la natura dell'osservatore. Oggi si sente il bisogno di integrare scienza, spiritualità e religioni in una visione coerente e inclusiva che vada oltre il materialismo e lo scientismo.
Scienza e spiritualità si basano sulla sperimentazione, mentre le religioni sui dogmi. L'atteggiamento dogmatico viene giustificato dalle religioni con la frase "è la parola di Dio". Poi ciascuna religione si definisce come l'unica religione mentre dovrebbe diffondersi il concetto di spiritualità universale.
Papa Francesco comunque ha detto: "non può e non deve esserci contrapposizione tra scienza e fede", e si rallegra "dell'enorme potenzialità che Dio ha dato alla mente umana".
Ma l'unione tra scienza e religione potrà avvenire solo dopo l'unione delle molte religioni del mondo in un'unica religione, con principi fondamentali comuni e compatibilità anche con quelli della scienza che dovrà dare vita a una nuova spiritualità. La spiritualità è l'essenza delle religioni, il valore che ne sta alla base e ne giustifica l'esistenza. E' l'impulso spontaneo a sperimentare ed esplorare la nostra connessione personale con una dimensione trascendentale dell'essere che va oltre l'esperienza ordinaria della vita fisica. La nostra vita ha un significato e siamo tutti interconnessi. Le religioni come spiritualità applicata dovrebbero aiutarci a connetterci con la nostra interiorità, a imparare a esplorarla e a collaborare insieme.
A volte si manifesta la capacità della coscienza di conoscere tutte le sue dimensioni esistenziali, e questa capacità si manifesta sotto forma di esperienze unitive, che ci fanno vivere direttamente di essere parti del Tutto, con la stessa autoevidenza con cui sappiamo di esistere. Queste esperienze sono incomunicabili ma reali. Anche nell'olismo della fisica quantistica, non c'è separazione tra i vari elementi. Come dice Faggin ognuno di noi è una parte-intero che ha la conoscenza potenziale del Tutto. Comunque non crede che sia possibile cogliere il volto di Uno/Tutto per quanto ci si sforzi di conoscerlo. Anche perché è in continua evoluzione. Si può conoscere se stessi e gli altri soltanto dal nostro punto di vista, che è uno degli innumerevoli prospettive con cui Uno si conosce.
Oggi, la scienza crede ancora di poter separare l'osservatore e l'osservato (come nella fisica classica) mentre l'universo è oggettivo e soggettivo; è olistico. Nella fisica quantistica tutto è interconnesso, non può esistere un osservatore e un osservato, c'è un'interazione che inevitabilmente cambia ciò che è osservato. Secondo Faggin siamo osservatori- osservati-agenti; esiste un osservatore interiore che è un campo cosciente con libero arbitrio che interagisce con un altro campo simile.
La fede è il risultato di una ricerca appassionata, del voler conoscere se stessi, il senso della vita. La vera fede è una conquista, che può avere origine solo dall'impegno personale e dall'esperienza diretta. Il solo luogo dove si può pregare è nella profondità del proprio cuore. e il cuore è il più sacro di tutti i luoghi sacri. La vera preghiera è l'anelito a raggiungere l'Essere e ne abbiamo ottenuto lo scopo quando entriamo in connessione con l'aspetto più profondo di chi siamo. Il divino è dentro di noi, ma noi lo cerchiamo fuori. La nostra essenza divina, si cela nella nostra interiorità. Vedi la leggenda indù di Brhama, che privò gli uomini della loro essenza divina, nascondendola nei loro cuori; l'unico posto dove non guarderanno.
Thich Nhat Hanh dice: "Questo corpo non sono io. Non sono imprigionato in questo corpo, sono una vita senza confini, non sono mai nato e non sono mai morto".
L'ateo, invece, è qualcuno che cerca un dio migliore di come l'ha sentito raccontare o di quanto lo si possa immaginare. Qualcuno che si è arreso troppo facilmente all'assenza di un Tutto cosciente, forse per una ragione non consapevole di convenienza personale. Il fisico Marcello Geiser ha dichiarato: "Vedo l'ateismo come incoerente con il metodo scientifico in quanto è, essenzialmente la credenza nella non credenza... L'assenza di prove non è prova di assenza. Si può non credere a Dio, ma affermare la sua inesistenza con certezza non è scientificamente coerente".
Hubert Reeves ha detto; "L'uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando". Luis Borges affermava: "La Terra è un paradiso. L'inferno è non accorgersene". Il poeta Giorgio Caproni si chiede: "Sta forse nel non essere l'immensità di Dio?".
Faggin dice: Ciò che esiste, anche se incredibilmente grande, è finito. Ciò che è potenziale non esiste ancora ed è infinito. Quindi l'immensità di Uno sta più nel non essere che nell'essere.
Per Faggin il male ontologico non esiste. Esso è causato da ignoranza e incomprensioni, e dal non capire chi siamo e che cosa è il mondo. Tutto è relativo, se si osserva una situazione dall'esterno, a prima vista può sembrare un bene o un male. Poi se allarghiamo la nostra visione, e diamo tempo al tempo, ecco che ciò che appariva male si trasforma in bene (Vedi la storiella del vecchio che aveva un bellissimo cavallo bianco). Solo coloro che hanno accettato di essere responsabili di tutto ciò che avviene nella loro vita, sono pronti a cercare di capire cosa hanno fatto per ottenere quei risultati.
E' la mancanza di sentimenti e l'indifferenza che ci tolgono la nostra umanità, e fanno trionfare l'egoismo. E questa indifferenza può essere verso gli altri, ma anche verso se stessi. L'opposto dell'amore non è l'odio, è l'indifferenza. L'indifferenza degli abitanti delle nazioni più evolute economicamente è in aumento e, se questo non cambia, può portarci all'autodistruzione, perché chi non aiuta gli altri, non aiuta neanche se stesso. Oltre che Non essere indifferenti, occorre avere la capacità di ridere di noi stessi, di lasciarsi andare e approfittare della vita in modo etico. La vita è una danza, un gioco, un grande scherzo cosmico.
Non siamo macchine e desideriamo la luce, e come diceva Jung "l'anelito alla luce è l'anelito alla coscienza". Tutti dovrebbero contribuire a creare un nuovo Rinascimento, e trovare il coraggio di imboccare la strada della cooperazione e dell'unione. L'essenza di questo nuovo Rinascimento richiede per prima cosa di credere in se stessi! Più che di macchine e Intelligenza Artificiale l'uomo ha bisogno di dolcezza e bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto sarà perduto.
Intelligenza artificiale, Robotica e Realtà virtuali - Federico Faggin
Le persone sono brave nell'intuizione. I computer sono bravi nella memoria - Eric Schmidt
Pensare con la propria testa è altrettanto fondamentale che sentire, provare sentimenti profondi.
L'intelligenza artificiale (IA) è costituita da programmi che compiono funzioni che normalmente richiedono l'intelligenza umana. Per esempio giocare a scacchi, produrre software, immagini, video testi partendo da una descrizione verbale. Negli ultimi 5/10 anni sono stati creati algoritmi, basati sul funzionamento delle reti neurali biologiche che hanno consentito il riconoscimento di patter complessi, come, per esempio, la voce e le facce. Questo ha portato alla recente introduzione di software generativi come GPT (Generative Pre-trained Transformer) e Gemini che sono chiamati large language models (LLM). Una volta addestrati all'uso del linguaggio umano producono testi persuasivi e coerenti in risposta a varie domande. Si stanno rapidamente evolvendo in large multimodal models (LMM) e consentono di agire anche su immagini, video, audio e altro.
L'intelligenza umana differisce dall'intelligenza artificiale perché è caratterizzata da aspetti non algoritmici come inventiva, comprensione, immaginazione, curiosità, amore, determinazione, ecc.
L'intelligenza artificiale può diventare creativa se per creatività intendiamo le variazioni automatiche senza comprensione fatte su qualsiasi tema, come fa ChatGPT o software generativi di musica dopo che hanno imparato lo stile di Bach o di Vivaldi. Pertanto è ingannevole dire che l'IA sia creativa, quando è solo un'imitazione sofisticata della nostra creatività.
Per usare bene l'IA dobbiamo conoscere bene il tema che trattiamo e dobbiamo saperla più lunga dell'IA. L'IA generativa produce cose sensate 4 volte su 5; Quindi è utile se noi siamo in grado di porre le domande in modo corretto, e siamo in grado di vagliare attentamente le risposte.
L'IA apporterà dei grandi cambiamenti in alcuni settori, ad esempio potrà sviluppare veicoli che si guideranno da soli, ma non potrà sostituire i giudici, potrà solo affiancarli, perché la giustizia non è mera applicazione di leggi, ma è anche etica, discrezionalità, valutazione del caso singolo, cosa che una macchina non potrà mai fare bene. I computer sono stupidi, ma molto precisi, noi siamo imprecisi ma molto intelligenti, insieme si potrebbero fare molte belle cose. Usare il computer in maniera indiscriminata senza supervisione umana potrebbe essere molto pericolo. Usarlo in modo corretto potrebbe farci risparmiare tempo che potremmo dedicare alla nostra interiorità.
Geoffrey Hinton, considerato uno dei padri dell'IA ha recentemente lasciato Google per poter parlare liberamente dei rischi legati all'uso scorretto dell'IA. Il momento storico che stiamo vivendo è decisivo per il nostro destino. La tecnologia potrebbe portare l'umanità sull'orlo del disastro, non a causa della tecnologia, ma dell'uso manipolativo che ne verrà fatto. Diventeranno sempre più frequenti e più gravi i furti di identità, difficoltà a distinguere il vero dal falso, fake news, deepfake in grado di creare immagini e video iperrealistici di persone autorevoli, a cui fanno dire cose mai dette per screditarle. Per non parlare poi della censura e del discredito degli avversari politici.
Second Elon Musk, in futuro la realtà virtuale sarà così avanzata da non essere più distinguibile dalla vera realtà. Se perdiamo la capacità critica di distinguere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il bello dal brutto e il giusto dall'ingiusto, come sta già in parte accadendo, non ci sarà speranza. Se non riusciremo più a riconoscere almeno la plausibilità di ciò che ci verrà propinato, a poco a poco saremo portati a credere che ciò che è completamente falso sia vero.
Le dittature, che si sono rette per decenni sulla disinformazione, hanno già dimostrato che questa strategia funziona, e quindi, potrebbe essere copiata di pari passo da chi controlla l'intelligenza artificiale.
I computer sono privi di volere, incluso quello di controllarci, quindi se l'IA si rivolterà contro di noi, lo farà unicamente se gli esseri umani l'avranno programmata e istruita per farlo.
Cominciano a manifestarsi anche aspetti inquietanti: alcuni piccoli gruppi negli Stati Uniti vogliono dare diritti alle macchine come se fossero coscienti. L'Arabia saudita ha concesso la cittadinanza onoraria a Sophia, una donna robot; Fino a poco tempo fa in questo Paese le donne non potevano nemmeno guidare. Poi, ci sono persone che dichiarano di essere sposati con un robot. E David Levy, esperto di IA, afferma che già nel 2050 questo tipo di matrimonio potrebbe essere legalizzato.
Un altro settore che si sta sviluppando tantissimo è quello dei cyborg, sistemi che combinano biologia, robotica e IA. Se al cervello aggiungiamo sensori e attuatori, possiamo creare veri e propri organismi più o meno autonomi in grado non solo di pensare, ma anche di agire, con potenzialità molto superiori al corpo umano.
Altro pericolo è quello che "Ben presto smetteremo di essere soddisfatti della vita nel mondo reale, e ci troveremo a vivere in un mondo virtuale". - Anuji Jasani
Il metaverso sarà sostanzialmente un universo virtuale immersivo in cui ci muoveremo in una realtà virtuale creata interamente da un computer, oppure in una sorta di realtà aumentata, o anche deformata da informazioni che provengono dal computer. Se sarà impiegato per migliorare la nostra capacità di conoscere noi stessi, per imparare ad avere più empatia, cooperazione e per risanare il pianeta, sarà una cosa fantastica. Ma sicuramente NON sarà così.
Già Facebook e i social danno la possibilità di vivere una vita alternativa, anche se non immersiva, dove si può scegliere di indossare "una personalità" come se fosse un abito. Cosa che apre la strada all'evasione dalla realtà. Sfuggire di vivere la propria vita sostituendola con una virtuale alternativa è pericoloso e simile a chi si droga per far fronte alle proprie difficoltà.
L'azienda NeuroLink di Elon Musk fondata con lo scopo della fusione uomo-macchina, vorrebbe creare un chip che possa essere impiantato direttamente dentro il cervello dell'uomo, così da consentirgli di comunicare con il computer e viceversa. Ci si sta avvicinando ad un sistema in cui un computer potrebbe controllare direttamente un corpo umano. Con il pretesto dell'utilizzo a fini umanitari, per aiutare i paraplegici o altri malati, si stanno sviluppando tecnologie il cui potenziale è molto preoccupante.
Oggi si parla anche di multiverso, uno dei primi scienziati a ipotizzare l'esistenza di universi paralleli è stato Hugh Everet nel 1957. Secondo questa teoria, nata per eliminare l'indeterminismo, quando avviene il collasso della funzione d'onda si creano altrettante copie dell'universo quante sono le possibilità calcolate dalla fisica quantistica; nell'istante successivo ogni universo si divide nuovamente, e così via. E in ogni universo vive una copia di noi che ha ottenuto un'altra delle innumerevoli possibilità. Non abbiamo abbastanza conoscenza in questo campo, in quanto è già difficile esplorare il nostro universo visibile costituito da 200 miliardi di galassie, ciascuna con miliardi di stelle e ciascuna stella con molti pianeti.
Secondo il transumanesimo e la singolarità tecnologica, portata avanti da Raymond Kurzwell (2009) i computer potranno disporre di una coscienza autonoma e saranno più coscienti di noi. Questa teoria si basa però su presupposti falsi: come facciamo a scaricare la coscienza e l'esperienza in un computer? E come facciamo a scaricare la memoria della nostra esperienza? In pratica, questa teoria pretende che i computer siano consapevoli.
Non si capisce bene l'origine di questi tentativi di rendere l'uomo immortale attraverso la tecnologia, quando noi umani siamo già immortali. Dobbiamo forse dedicarci a sviluppare il potenziale di umanità e la scintilla creativa che abbiamo in noi. Noi siamo parte intera del Tutto.
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.
Vinyasa Yoga
Il termine Vinyasa Yoga deriva dall'unione dei due termini sanscriti vi, ovvero “in modo speciale” e nyasa, “posizionare/fare”.
Vinyasa è un termine usato in ambito militare per indicare come erano predisposte le armate, è anche l'intelligente predisposizione di un percorso yoga --- salita --- apice --- discesa. Può essere paragonato ai raga, le melodie indiane. Il termine indica anche come si entra e si esce da una posizione yoga.
Il Vinyasa Yoga è uno stile della disciplina dello Yoga, caratterizzato da una profonda coordinazione tra movimento e pranayama, ossia da quella parte dedicata alla respirazione.
Nel testo Yoga e religiosità, Krishnamacharya, uno dei padri dello yoga moderno, parla del Vinyasa Krama. che non è semplicemente una sequenza fluida di posture, ma un metodo preciso e progressivo in cui ogni movimento, ogni respiro e ogni posizione sono inseriti in un contesto didattico ben strutturato. Asserisce anche che nella pratica yoga siamo l'osservatore e l'osservato. L'auto-osservazione ci permette di determinare il punto di partenza, di dove siamo. Le pratiche dello yoga dovrebbero variare in funzione del praticante e anche dell'ambiente esterno, e dell'orario della giornata.
Nello yoga la pratica deve essere graduale. Desikachar, il figlio di Krishnamacharia era un ingegnere, e ha applicato un principio razionale nell'impostare una sequenza di posizioni yoga. Prima si fa una struttura esterna della sequenza in cui il respiro deve guidare il movimento, poi si determina la struttura interna. La asana lavora sul corpo, il respiro sul prana, solo quando si uniscono ci possiamo avvicinare alla sospensione delle modificazioni della mente/coscienza: "chitta vritti nirodha" sutra I.2 del testo Yoga Sutra di Patanjali. Si deve rispettare anche il sutra II.16. che asserisce che le asana non dovrebbe procurare sofferenza, vedi: II.46. II.47. II.48. Le asana devono essere stabili e confortevoli. Occorre il giusto sforzo in alcune parti del corpo e la capacità di rilassare altre parti del corpo; Tutto questo immerso nella capacità di osservazione, della conoscenza di noi stessi; svadhyaya.
Le premesse per costruire una sequenza sono: 1- partire dalla situazione attuale, 2- lavorare per sciogliere il corpo, 3 - essere consapevoli di come si esce da una situazione 4- la pratica dinamica è preparatoria per la statica, 5- occorre fare una contro posizione subito dopo l'asana 6) si parte dalle posizioni più semplici per arrivare alle più complesse.
Le asana sono degli utensili, occorre un lavoro sulla pratica statica e sulla pratica dinamica, un corretto riposo tra le posture per assorbire l'effetto della postura, creare una transizione (ad esempio si inizia con posizioni in piedi, poi seduti, poi sdraiati), apportare delle modifiche adattando le posizioni agli individui, diversificare (per rendere esperienziale l'asana), coltivare le qualità interiori (bhavana), focalizzare l'attenzione, canalizzare la mente sull'azione consapevole. Il respiro è adattato alla persona, si usa il pranayama per attivare l'energia e il mantra per ottenere il focus. Drishti è la “vista”, “sguardo” o “punto focale”. È un punto specifico su cui bloccare lo sguardo o la visione interiore, ed è utilizzato durante la meditazione o mentre si tiene una postura yoga.
Nel preparare le sequenze occorre considerare anche il momento della giornata e la stagione, occorre imparare ciò che attiva energia o meno, combinare la respirazione alla stessa sequenza può diventare più impegnativo o meno impegnativo. Lo yoga chikitsa, lo yoga terapeutico segue altre regole.
Hatha Yoga - Antonio Nuzzo
Haṭha significa unione del sole e della luna: è il processo attraverso cui si sviluppano le capacità coscienziali per entrare in contatto con il corpo di energia, non con il corpo puramente fisico. L’unione delle due correnti energetiche, ida e pingala, non è un fatto meccanico, ma avviene grazie alla coscienza. L’elemento principe di questo processo è il respiro. Tutte le pratiche dovrebbero essere assoggettate al respiro, perché l’obiettivo profondo dell’haṭha yoga è il pranayama. Il respiro è il punto di partenza e anche il punto di arrivo del lavoro yogico.
Come afferma la Hatha Yoga Pradipika: «Quando il respiro è instabile, la mente è instabile; quando il respiro è calmo, la mente è calma».
L’elemento più elevato del pranayama è il kevala kumbhaka, che comprende inspirazione, ritenzione, espirazione e ritenzione. Pranayama e kumbhaka non sono separati: il kumbhaka rappresenta la forma più evoluta del respiro. Il respiro entra naturalmente nel kumbhaka quando il corpo è immobile, la mente è rilassata e l’organismo non richiede ossigeno. Quando il respiro diventa quasi impercettibile, ci si avvicina a questo stato.
Il respiro si manifesta attraverso tre fasi: respirazione addominale, toracica e clavicolare. Nel neonato la respirazione è addominale ed è legata agli istinti primari. Crescendo, il bambino entra in relazione con la madre, nasce il sentimento, l’emozione, e la respirazione diventa più profonda, trasformandosi in respirazione toracica, spesso accompagnata dal sospiro. Nell’uomo adulto le emozioni continuano a influenzare il respiro, che tende a coinvolgere maggiormente la zona toracica.
Lo stato mentale è strettamente connesso all’energia: quando siamo in uno stato di gioia, abbiamo energia in abbondanza. Anche la posizione yogica, se correttamente ottenuta, genera gioia ed energia; al contrario, la posizione fisica praticata in modo meccanico consuma energia. In ogni pratica esiste un progetto nascosto, che non va forzato né anticipato.
Non bisogna proiettarsi sul risultato dell’azione. È necessario affidarsi a un maestro che sappia guidare il processo. Lo yoga è la maturazione di questo progetto: il respiro diventa sempre più sottile e l’azione si trasforma nello strumento attraverso cui il respiro può essere vissuto.
L’osservazione è centrale: si può osservare con gli occhi fisici o con il terzo occhio. Con il terzo occhio si penetra la materia, si impara a vedere ciò che è nascosto, come lo stomaco, il fegato, gli organi interni. Un’attenzione particolare va rivolta al diaframma. Durante l’inspirazione il diaframma si contrae, durante l’espirazione si rilassa. Il primo passo è individuarne la posizione e imparare a metterlo in attività attraverso esercizi specifici. Occorre entrare nel processo con consapevolezza, perché attraverso il respiro entriamo nella nostra vita più intima e il primo incontro avviene proprio con il diaframma.
Infine, se contiamo il respiro, la mente cognitiva entra in contrasto con esso. Non è la mente razionale che deve guidare il respiro, ma la coscienza: è la coscienza che sa determinare naturalmente quando terminare l’inspirazione e quando concludere l’espirazione.
In definitiva, l’Hatha Yoga è un cammino di ascolto, integrazione e raffinamento. Attraverso il respiro, il corpo diventa il luogo della rivelazione e la coscienza lo spazio in cui le polarità si riconciliano.
giovedì 25 dicembre 2025
Chakra e Yantra
Yoga contemporaneo tra tradizione, mercato e trasformazioni sociali
Nel contesto contemporaneo, lo yoga si colloca all’interno di un mercato ampio e fortemente competitivo, nel quale l’insegnamento e la pratica hanno subito profonde trasformazioni. Il praticante odierno, spesso, non si avvicina allo yoga con l’intento di approfondire i testi classici o la filosofia di riferimento, come gli Yoga Sūtra di Patañjali, ma ricerca prevalentemente benefici legati al benessere psicofisico. Questo scenario richiede agli insegnanti un atteggiamento di umiltà e apertura, nonché la capacità di superare modelli idealizzati o stereotipati dell’autorità spirituale (tipo santoni con la barba). 
Lo yoga contemporaneo è largamente associato alla salute e al benessere, e ciò comporta la necessità di mediare tra le esigenze del mercato e la profondità della tradizione. Il lavoro di consapevolezza si sviluppa principalmente attraverso le āsana, intese non solo come esercizio fisico, ma come strumento di conoscenza del sé. Tuttavia, sia i praticanti sia, talvolta, gli insegnanti tendono a focalizzarsi sull’acquisizione di tecniche, rispondendo a una domanda orientata a risultati rapidi e misurabili, come la riduzione dell’ansia in tempi definiti.
Anche se iniziative come la Giornata Mondiale dello Yoga promuovono un modello di yoga tradizionale, affermare l’esistenza di un’unica forma legittima di yoga diventa difficile. Comunque il marketing, pur essendo uno strumento inevitabile, dovrebbe essere subordinato a una proposta (anche se personale) autentica ancorata alla tradizione.
Fare l'insegnante yoga richiede passione, impegno ed etica e farne una professione a tempo pieno in un mercato molto competitivo diventa limitativo. La facilità con cui è possibile ottenere certificazioni in tempi brevi solleva questioni di responsabilità individuale e professionale.
Riconoscere la complessità e la grandezza dello yoga implica accettarne la molteplicità: non esiste un’unica via, ma una pluralità di approcci coerenti con la diversità delle esperienze umane.
Si può conservare l'etica e resistere alle lusinghe del mercato?
Social media e Yoga
«Quando sei bloccato nel traffico, ricordati che anche tu sei il traffico»:
La frase di Sharon Salzberg, richiamata da Good Taking Selfies di Adrita Das, offre una chiave efficace per riflettere sul nostro rapporto con i social media. I social network non sono entità astratte o strumenti neutrali: sono reti di persone, e il loro funzionamento dipende direttamente dall’uso che ne facciamo. In questo senso, la responsabilità non è solo tecnologica, ma profondamente umana.
L’uso intensivo delle piattaforme digitali è oggi associato a fenomeni come il tecno-stress, una forma di stress legata alla costante esposizione agli stimoli tecnologici. Come evidenziano studi e riflessioni presenti in testi come Umani, animali, macchine di Damiano Cantoni e Franco Fabbro, la relazione tra esseri umani e tecnologie sta ridefinendo i confini dell’esperienza, generando nuove illusioni percettive e relazionali. Le illusioni dei social, analizzate da Luca Chittaro e Giuliano Castigliego, mostrano come la comunicazione digitale semplifichi e distorca la realtà, mentre Serena Mazzini, ne Il lato oscuro dei social network, mette in luce i meccanismi di manipolazione e dipendenza.
Anna Lembke, ne L’era della dopamina, spiega come i social sfruttino i circuiti neurobiologici della ricompensa: la dopamina, originariamente legata a comportamenti di sopravvivenza come cibo e sesso, viene oggi stimolata artificialmente da notifiche, like e contenuti infiniti. Da qui derivano fenomeni come la FOMO (fear of missing out) e il doom scrolling, ovvero la tendenza a soffermarsi compulsivamente su notizie negative, alimentata dal cosiddetto negativity bias, che ci rende più reattivi agli stimoli negativi.
Questa esposizione costante ha anche conseguenze sul corpo: aumenta il dolore somatico, come dimostra la crescita dei casi di fibromialgia, e si accompagna a stanchezza mentale, depressione e zoom fatigue, emersa soprattutto dopo la pandemia. La comunicazione digitale, infatti, altera l’equilibrio tra comunicazione verbale (10%), paraverbale (50%) e non verbale (30%), sovraccaricando quest’ultima. Le emoticon, nate nel 1982 all’Università Carnegie Mellon grazie a Scott Fahlman, tentano di compensare questa mancanza, ma non eliminano il problema.
Il multi-tasking digitale ha effetti negativi sulla memoria e sull’attenzione, contribuendo a una vera e propria crisi dell’attenzione, tanto che in alcuni paesi, come l’Australia, si sta arrivando a vietare l’uso degli schermi sotto i 14 anni. Byung-Chul Han, in Nello sciame, descrive il digitale come uno spazio che favorisce la polarizzazione, la perdita dell’individualità e l’omologazione emotiva.
Un altro aspetto cruciale riguarda la profilazione: più informazioni condividiamo, più il nostro profilo diventa dettagliato e commerciabile, come dimostrano le inchieste sulla vendita dei dati (cash investigation). A questo si aggiungono fenomeni come i sock puppet, profili falsi usati per influenzare opinioni, e le strategie della psicologia della persuasione, che sfruttano scorciatoie cognitive come riprova sociale, gradimento, autorità e scarsità.
Esistono poi le ombre ambientali dei social: l’intelligenza artificiale e i data center hanno un impatto enorme, con consumi d’acqua equivalenti a quelli di 10 milioni di persone e emissioni di CO₂ paragonabili a quelle di 10 milioni di automobili.
Sul piano esistenziale, i social alimentano una solitudine digitale fatta di maschere e identità frammentate. Si parla di quattro tipi di sé: il sé online, il sé offline, il sé ideale e il sé reale. Pratiche come il phubbing (snobbare chi è presente per guardare il telefono), la condivisione continua delle vacanze e l’uso passivo dei social — limitarsi a osservare la vita degli altri — rafforzano il senso di alienazione. Jean M. Twenge, in Iperconnessi, e Jonathan Haidt, ne La generazione ansiosa, descrivono una generazione sempre più fragile, mentre Giuseppe Riva, in Io, noi, loro, analizza le trasformazioni dell’identità nell’era digitale.
A tutto questo si oppongono pratiche di consapevolezza come il digital detox e lo yoga, che aiutano a recuperare l’embodiment, ovvero il radicamento nel corpo, contrastando il disembodiment, l’alienazione corporea. Le neuroscienze mostrano che lo yoga stimola l’insula, area di integrazione mente-corpo, aumentando la materia grigia e favorendo un’immagine corporea più positiva.
Contrastare l’era dei social significa allora coltivare uno sguardo critico, accettare l’ipotesi di non sapere, mettersi nei panni dell’altro e osservare noi stessi dall’esterno. Iniziative come Parole O_stili (vedi link: https://www.paroleostili.it/) vanno in questa direzione, promuovendo un uso etico e consapevole della comunicazione digitale. Perché, in fondo, se i social sono il traffico, noi ne siamo parte attiva — e possiamo scegliere come attraversarlo.
Frasi del libro Dalla sofferenza alla gioia di Mario Thanavaro
La ricerca interiore é un omaggio alla vita. Per molti è un viaggio nella natura dell’essere umano, nella fede della sua divinità; un percorso di risveglio della coscienza al fine di liberarla da qualsiasi dipendenza, da qualsiasi sofferenza, da qualsiasi prigionia e dalla stessa ricerca di un senso. E’ un processo che ci vede protagonisti sul piano delle relazioni umane ed esploratori di quelle dimensioni “superiori” della coscienza che alcuni definiscono appunto spirituali. E’ un percorso che porta alla liberazione: dall'inizio al non io, dalla “SOFFERENZA ALLA GIOIA”.
Pag. 44. Per esperienza personale posso dire che la sofferenza può prendere la forma dell'angoscia, del vuoto interiore, della depressione, del male di vivere. Molta della nostra sofferenza esistenziale è caratterizzata da queste due tendenze: il senso di inutilità della vita, di vuoto interiore; e ci porta all’angoscia; e non percepire una finalità, un significato nella vita, ci getta inevitabilmente nella depressione.
Pag. 48. La vita è uno spazio luminoso aperto, infinito, pronto ad accogliere il nostro movimento. La felicità e la gioia sono gli obiettivi di ogni persona. […] Quando prendiamo consapevolezza che la sofferenza è funzionale a un percorso di comprensione, la vita si rivela nel suo significato più profondo e ritroviamo la via della gioia.
Pag. 53. La maggior parte della sofferenza che viviamo appartiene all'ambito relazionale e affettivo. Il meglio e il peggio di noi viene fuori quando siamo in relazione.
Pag. 63 Il dolore può liberare onde di energia creativa e rivelare grandi talenti, vedi l'opera di Frida Kahlo, in cui il dolore è la costante di tutta una vita; o l'urlo di Munch pieno di paura, angoscia e disperazione. Nei miei anni giovanili questo dipinto rappresentava perfettamente l’inquietudine profonda del mio animo che avvertiva la sua impotenza di fronte all'ineluttabile e funesto destino umano.
Pag. 65. Da giovane mi sono chiesto tante volte “L’uomo ferito a chi grida?”. Se Dio esiste, ed è buono e misericordioso e onnipotente, perché non interviene? Perché non impedisce il male? Allora non trovavo risposte. Anche il Papa Giovanni Paolo II, una domenica di ottobre nel 1985, parlò "del silenzio assordante di Dio di fronte a tanta sofferenza".
Pag. 72. Il dolore è inevitabile e nell'arco della vita lo proveremo tutti. La sofferenza è ciò che aggiungiamo al dolore; è il dolore fisico potenziato, al dolore fisico si aggiunge la frustrazione psicologica.
La felicità umana è l'obiettivo di tutti, ma può essere trovata solo nel profondo del proprio cuore.
Pag. 78 . E' nella quotidianità che troviamo le occasioni per la riscoperta della gioia. Ci dobbiamo educare ed addestrare a vivere bene. Per farlo è importante lasciar andare il risentimento, il pessimismo, l’orientamento negativo tipico di una coscienza che si sta spegnendo, che perde la fiducia e non crede nella possibilità di un cambiamento.
Pag. 80. Ci accorgeremo con il passare del tempo che all'esterno non è cambiato niente, ma è all'interno che è avvenuta una rivoluzione della coscienza. […] in questo senso possiamo dire che passare dalla sofferenza alla gioia è un addestramento, un’educazione continua alla risoluzione del conflitto, della problematica che affligge la mente e il cuore.
Pag. 81. La meditazione si pone come uno strumento per facilitare questo percorso, uno strumento che richiede molta dedizione, molta perseveranza e che ci permette di portare a perfezione virtù quali la generosità, la moralità, la rinuncia, la saggezza, l’umiltà, la pazienza, l’onestà, la determinazione, la benevolenza e l’equanimità.
Pag. 82. Per meditazione si intende la capacità di guardare, vedere, osservare e realizzare “le cose così come sono”.
Pag. 83. La spiritualità è un processo di maturazione della coscienza che ci permette di uscire dalla visione dualistica "Io-mondo", percepire la scomparsa dell'Io, andare al di là della percezione di oggetti e sensazioni, sentirsi parte integrante di quella realtà che ci circonda. Io sono parte di quella realtà, sono in quella realtà e quella realtà è in me, più grande di me; e infine il “me” non c’è più.
Dopo essere riusciti a risolvere i nostri conflitti interiori, occorre ritornare nel mondo, guardarlo con occhi diversi per riscoprirne l'umanità. Manca ancora una cultura che ci educhi ad essere aperti alla difficoltà, alla sofferenza e al dolore di un altro essere umano.
Pag. 87. Non si possono salvare gli altri se non fanno niente per salvarsi. Farsi carico delle problematiche altrui senza che gli altri si assumano la responsabilità della propria condizione porta allo sfinimento. Lo sanno bene tutti quelli che operano all’interno delle cosiddette professioni di aiuto, Per molti aspetti il religioso svolge una professione di aiuto e …. rischia il burnout. Ne so qualcosa per esperienza. […] come monaco, insegnante di meditazione, abate ero pronto ad ascoltare chiunque mi sottoponeva un problema o aveva un sincero interesse per la ricerca interiore. Ero una presenza costante soprattutto nei momenti più difficili della comunità laica e ciò mi richiedeva molta energia. Di fatto la lezione più importante che dovetti apprendere nei miei anni d’impegno monacale fu non farmi fagocitare dalle continue richieste di aiuto che mi venivano rivolte. Non sempre sono stato in grado di dire di no. [...]
Fin da piccolo la mia indole mi ha portato all’introspezione; mi piaceva giocare all’aperto, spesso da solo con la terra e l’acqua. […] Volevo scendere nel profondo di me stesso. […] Da tempo mi ponevo delle domande del tipo “Perché siamo qui? Quale è il senso della vita? Chi sono io ? Dio esiste? Perché tanta ingiustizia sulla terra? […] Ero alla ricerca di Dio e ancor prima percepivo come vitale l’incontro personale, nel profondo, con me stesso.
Pag. 89 Come tanti ragazzi a metà degli anni Settanta volevo uscire dal sistema, immaginavo un mondo diverso e migliore. Il mio motto era “Fermate il mondo, voglio scendere”. Erano anni di speranze, sogni e utopie. Tuttavia non credevo nella lotta politica e tanto meno in quella armata. Ero convinto della necessità di un cambiamento radicale, di una vera e propria rivoluzione, non fuori di me, ma interiore. […] Non mi interessava abbattere il sistema politico-religioso o cambiarlo, e non cercavo una vita avventurosa, ma un modo di vita alternativo al di fuori del sistema.
Grazie all’interesse per la musica mi avvicinai all’India e alla sua spiritualità, e attraverso la lettura e l’amicizia con un commilitone scoprii la saggezza del Buddha che mi indicò la via da prendere. Diventavo sempre più consapevole che il problema esistenziale è rinchiuso nella percezione di un nucleo solitario irraggiungibile e che la ricerca andava fatta dentro me stesso e stanare quel dolore esistenziale profondo.
Dopo un periodo di introspezione e ricerca, sia come cristiano sia attraverso la scoperta del buddhismo, sentii che era venuto il momento di fare una scelta e pensai seriamente di abbracciare la vita religiosa. […] Avevo bisogno di un luogo dove fermarmi per crescere nel silenzio e verso la luce. […] Per fare questo era fondamentale trovare un posto dove ritirarmi e dove essere aiutato nel mio viaggio interiore per scoprire i principi e le leggi mistiche che regolano la natura e l’universo. Volevo essere me stesso, uno spirito libero, e per farlo sapevo di dover iniziare dal disagio legato all’identità: l’autoconoscenza sarebbe stata la premessa per un vero risveglio spirituale. Le letture del monaco trappista Thomas Merton mi avevano fatto sognare, e accesero in me la vocazione e il desiderio di una vita di preghiera e di silenzio dove i monaci possono parlare solo due volte l’anno!
Pag. 92-93. In un ristorante vegetariano sentii parlare di un centro buddhista vicino a Oxford, dove insegnavano i monaci della tradizione Theravada. Così all’età di 22 anni, presi una decisione che cambiò il corso della mia vita. Andai in Inghilterra dove incontrai Achaan Sumedho, maestro e monaco buddhista. Iniziai il periodo di preparazione per diventare monaco e diventai novizio. Diventai così il primo monaco buddhista occidentale, discepolo di Achaan Chah.
Quando sentii l’esigenza di ritornare allo stato laicale, di nuovo nel mondo, ne presi atto; ero convinto di seguire la voce di un ordine superiore: l’amore. Prima avevo la percezione di un mondo cattivo; poi , grazie alla maturità sviluppata in anni di pratica e di esperienza di vita monastica, sentii che il mio compito era quello di ritornare nel mondo, guardarlo con occhi diversi per riscoprirne l’umanità.
Capitolo - Scoprire chi siamo veramente. Pag. 165. Il frutto della pratica meditativa, a volte descritto come realizzazione spirituale, non è l’effetto di una tecnica, bensì l'espressione naturale della gioia di vivere, della percezione dell'essere al di là di qualsiasi ricerca, dubbio e illusione. Per superare il senso di separazione che caratterizza la nostra visione della realtà dobbiamo superare l’immagine distorta frapposta dalla nostra coscienza, ovvero la maschera, l’ego, che opera seconda la visione dualistica dell’io/mio. […] Se entriamo in questo flusso di energia universale viviamo in armonia e facciamo parte del tutto, liberi da una volontà limitata e da una coscienza individualizzata.
Pag.167. Vedere le cose per quello che sono ci permetterà di riconoscere che tutto cambia, dentro e fuori di noi, e si trasforma con il passare del tempo.
L’accettazione di sé ci porta all’accettazione dell’altro e in questo volersi bene nasce il fiore dell’amore. Come dice Krishnamurti: “la fioritura dell'amore è la meditazione”. E ci dà un senso di unità. [...]
Spesso tendiamo a guardare fuori di noi alla ricerca di un essere perfetto, un santone, un maestro, o una maestra da seguire e venerare, dimenticando la nostra innata capacità di introspezione. Dovremmo vivere la nostra vita con fiducia, forza e coraggio, infinita pazienza e compassione, con saggezza e amore senza cercare miti e modelli da seguire alla cieca.
Pag.169. La felicità che tanto cerchiamo all’esterno è dentro di noi. Ma dove? Chiederete. Personalmente l’ho tanto cercata per diversi anni, finché ho compreso che non si trattava di cercarla bensì di trovarla.
Pag. 173. Il percorso meditativo coinvolge quindi più piani e dimensioni, fino alla realizzazione della gioia, fino all’identificazione con " l’Io Sono ", con la divinità, risvegliandoci alla consapevolezza della sua presenza. Noi siamo questa realtà ultima, noi siamo Dio! E’ il caso di ricordarlo, soprattutto nei momenti di sconforto.
Osservatevi. A volte c’è la felicità, a volte c’è la sofferenza, a volte il piacere, a volte il dolore, a volte l’amore, a volte l’odio… Questo è il Dhamma da conoscere, dovete indagare la vostra esperienza.
Rifletto spesso sul fatto che per noi un cammino ha sempre una meta. Tuttavia, una delle mie grandi lezioni nella vita è stata “Non cercare, trova! Ovunque tu vada, ci sei già”.
Pag. 174. Siamo tutti scalatori … abbiamo sempre bisogno di una scala. Una persona illuminata non è qualcuno che ha raggiunto l’ultimo gradino di una scala: L'illuminazione è smettere di salire o scendere una scala, è un ritornare ad essere naturali. La pratica è vita. Per questo ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti con fiducia trasformando l’attaccamento in generosità, la paura in umiltà, l’ignoranza in saggezza, la tristezza in gioia di vivere e di amare.
Capitolo - Un dialogo con l’autore. La sofferenza modifica il rapporto dell’individuo con se stesso.
Pag. 176-177. Nel Mahayana il praticante viene sollecitato alla riflessione continua sulla relazione ”La forma è vuoto, il vuoto è forma; la forma è forma, il vuoto è vuoto”. E’ un richiamo sul quale occorre riflettere un po’ più a lungo; l’approccio olistico, che considera l’individuo come un’unità, si sta diffondendo anche nella tradizione medica occidentale, non con poche difficoltà e confusioni. Nell’ambiente medico sono sempre più diffusi gli approcci olistici nei quali l’individuo non è più visto in termini di parti staccate, separate. Anche la medicina si sta avvicinando a una concezione di inter-relazione e interdipendenza. Inizia a considerare l’essere umano come “intero”.
E’ davvero possibile contattare un livello di coscienza superiore in cui osserviamo l’evento; a livello terapeutico, un passo fondamentale per entrare consapevolmente nel processo di guarigione è quello di acquisire la posizione del testimone.
E’ la dimensione dell’osservazione; non sono più legato al turbamento psicologico che è proprio della coscienza in balia del mio malessere, ma sono al di là dell’evento e quindi posso osservarlo. Questa posizione di neutralità, o meglio di equanimità, permette di cambiare l’evento stesso e di essere parte attiva nel percorso di guarigione.
Il rapporto avuto con i medici e la malattia. Sarò eternamente grato ai medici per il loro intervento; mi è però rimasta nella memoria la solitudine che era dovuta al loro non riguardo, alla loro non attenzione, alla loro non presenza. Mi sono sentito curato e accolto sul piano medico, ma ignorato sul piano umano. Secondo me è importante allenare la capacità di mantenersi contemporaneamente lucidi in quanto professionisti ed essere profondamente umani. L’empatia è un modo bellissimo per far sentire l’altro speciale.
Pag. 185. Le difficoltà vanno affrontate con una nuova visione olistica, che non è quella della separazione e della contrapposizione, ma quella dei valori spirituali dell’universalità, della compassione, dell’amore, della compartecipazione, della comprensione e dell’accettazione dell’altro.
Confesso di essere stato anch’io vittima di un approccio sbagliato ai paradigmi sociali e spirituali, cosa che mi ha fatto sentire inferiore a chi consideravo più dotto, più intelligente, più perfetto e illuminato di me. Ero alla continua ricerca di una guida spirituale, di un leader idealizzato, di qualcuno che risolvesse tutti i problemi e che fosse in grado di dirmi cosa è il bene e cos'è il male, quale è la cosa giusta da fare, ecc. Ciò non aiuta alla nostra evoluzione interiore.
Come dice Jiddu Krishnamurti "Voi credete nei salvatori, ma è proprio da loro che dovete salvarvi. Vi dovete redimere dall'idea che qualcuno possa venire a redimervi".
In altre parole, si tratta di essere umili, fiduciosi e onesti con se stessi, di vivere semplicemente la propria vita facendo quello che deve essere fatto senza cercare riconoscimenti e successo, e superando la paura di fallire.
Introduzione al Blog
Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi. Nel Blog ci sono cir...
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Sequenza proposta all'ashram di Krishnamacharia. Leggera difficoltà.
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Questi sono i riassunti degli ultimi libri che ho pubblicato: Thich Nhat Hanh, un sentiero tra le stelle: - https://maramici.blogspot....
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The author is Cesare Maramici. See: https://www.edizioniefesto.it/collane/theoretika/677-lo-yoga-spiegato-a-mia-figlia I f someone is inte...












