venerdì 2 gennaio 2026

Introduzione al Blog

Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono circa 950 articoli, la maggioranza dei quali verte su yoga, meditazione, buddhismo, filosofie orientali, rapporto tra scienza e meditazione.               

Gli articoli sono essenzialmente riassunti di libri che ho letto su questi argomenti e che mi hanno particolarmente colpito.  Per ricercare un soggetto specifico si può usare la finestrina a destra, oppure si possono usare le categorie (etichette) che si trovano sulla destra. Sul Blog sono riportati anche i libri che ho scritto sullo yoga e la meditazione e la gallery di alcuni miei viaggi.                                                   

       Buona lettura   

 

Oltre l'Invisibile. Federico Faggin

"Dopo trentacinque anni di studio sulla coscienza, sono sicuro che esista un'unione profonda tra il mondo della scienza e quello della spiritualità, due mondi che spesso sono considerati incompatibili tra di loro" - Federico Faggin
"Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa".  Einstein
"Senza Federico Faggin, la Silicon Valley non si chiamerebbe così e sarebbe una semplice "valley"" - Bill Gates     

In questo libro del 2024, Federico Faggin propone un nuovo sguardo sulle cose, una nuova affascinante teoria della realtà: una nuova scienza che includa la spiritualità e una nuova spiritualità che includa la scienza. Ha chiamato Nousym la loro unione.   
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato Federico and Elvia Faggin Foundation, un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.      
Faggin propone una teoria della coscienza che utilizza i concetti della fisica quantistica: «La coscienza e il libero arbitrio esistono e sono fenomeni puramente quantistici esistenti in una realtà più vasta di quella che gli strumenti e il corpo umano possono rilevare".
Siamo degli esseri spirituali temporaneamente imprigionati in un corpo fisico simile a una macchina. Siamo seity, enti quantistici che esistono in una realtà più vasta di spazio-tempo, che contiene la realtà fisica. 
Faggin ha elaborato insieme a Giacomo Mauro D'Ariano una nuova teoria chiamata Nousym  (Nous = intelletto, e sym = simbolo)  secondo la quale la coscienza è fondamentale e irriducibile, ed esiste prima di ciò che chiamiamo materia. La coscienza ha le stesse caratteristiche dell'informazione quantistica, uno stato quantistico puro che non si può copiare. I sentimenti e le sensazioni che proviamo li possiamo conoscere solo noi e non li possiamo completamente esprimere in simboli. 
Questa teoria Nousym ha alla base il seguente postulato fondante dell'Essere:  Uno è la totalità di ciò che esiste ed è dinamica, olistica e vuole conoscere se stessa.  «La coscienza e il libero arbitrio esistono e sono fenomeni puramente quantistici esistenti in una realtà più vasta di quella che gli strumenti e il corpo umano possono rilevare". La coscienza e il libero arbitrio sono proprietà primarie e irriducibili di Uno.  I campi quantistici elementari della fisica, che nella teoria sono chiamati seity, devono avere coscienza e libero arbitrio.  Si combinano per creare seity a livello superiore (come le particelle si combinano tra loro per creare i nucleoni, atomi e molecole).  Le seity sono generate da Uno, hanno le sue stesse caratteristiche, e sono generate per conoscere se stesso.  I qualia con cui le seity conoscono se stesse e le altre seity hanno le stesse caratteristiche dell'informazione quantistica.  La seity non è il corpo ma il campo quantistico che controlla il corpo. Il corpo è una struttura quantistica e classica che esiste nello spazio-tempo e che fa da ponte tra il mondo interiore in cui esiste la seity e il mondo esteriore descritto dalla fisica classica.
Il corpo interagisce con la realtà esterna e con la seity, che esperisce e conosce gli oggetti attraverso i qualia  che sono il modo in cui la coscienza sperimenta la sua conoscenza di sé. I qualia si possono rappresentare con gli stati puri dell'informazione quantistica.
La Teoria QIP (Quantum Information-based Panpsychism) è una teoria panpsichistica quantistica che definisce la coscienza come la capacità che ha un sistema quantistico che si trova allo stato puro di provare l'esperienza cosciente del suo stato sotto forma di qualia.
Il Campo Quantico è la vera base del nostro universo, un mare di energia pulsante in cui ogni elemento (quindi anche l'uomo) è connesso con qualsiasi altro attraverso una fitta rete invisibile. Il Campo Quantico condiziona la nostra salute, il nostro benessere e quindi la nostra felicità.

"Il bene supremo a cui l'uomo deve tendere è la conoscenza" - Rita Levi Montalcini. 
"Conoscere se stessi è il nostro compito in questa vita".  Se impariamo a prestare attenzione ai piccoli segnali dentro di noi, è possibile scoprire che dietro l'apparente motivazione se ne nasconde un'altra, e che dietro quest'ultima ce n'é ancora un'altra. Quindi è essenziale affrontare ciò che proviamo con onestà e integrità. sforzandoci di andare più in fondo possibile. Questi processi di indagine personale sono lunghi, tortuosi e difficili, ma senza questo lavoro personale continuo, l'autorealizzazione è impossibile. 
Conoscere è esistere e amare. L'amore è il sapore fondamentale della conoscenza e dell'esistenza, ma è anche la forza motrice che ci spinge verso la conoscenza che ci porta all'unione con il Tutto.  Chi non ama si isola, e diventa sempre più egoista e cinico e perde la gioia di vivere. Le macchine sono riproducibili, noi invece come diceva Jung, "siamo unici e irripetibili".  Spesso però si confonde l'idea di unicità con quello di superiorità che non può coesistere con l'amore.
"Non c'è nulla di nobile nell'essere superiore a un altro uomo. La vera nobiltà sta nell'essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri". - Proverbio indù. 
Oggi purtroppo, i sistemi economici, educativi politici, i media stimolano continuamente la competizione e la brama di potere.

Se crediamo che la sorgente della contentezza sia fuori di noi, non saremo mai felici. Tutto ciò che siamo e che proviamo viene da dentro.
La felicità nasce molto di più dall'avere un cuore aperto che non dall'avere tanti soldi. Oggi, in una società competitiva e materialista è veramente difficile "essere se stessi". Siamo inseriti in un mondo che cerca continuamente di cambiarci. 
 
Nel 1990, Faggin "aveva ottenuto tutte le condizioni per essere felice, tranne la felicità". Allora ha cercato di capire il perché della sua infelicità, ed è stato allora che ha avuto un'esperienza straordinaria, che gli ha fatto capire che "cercare la felicità all'esterno di noi è come cercare di prendere al laccio uno nuvola" - Paramahansa Yogananda. 
Durante le vacanze natalizie sulla neve sul lago Tahoe, la notte ebbe una esperienza straordinaria. Senti un'energia potente sgorgare con forza dal suo petto, una luce bianca, scintillante, fatta di amore, gioia e pace. Era lui che produceva questo amore, e l'amore e il senso di sé erano anche fuori di lui. Era diventato l'osservatore e l'osservato. Non era più un corpo separato dal mondo, era un punto di vista del Tutto  con cui il Tutto può conoscere se stesso. Provò l'esperienza di unione con il Tutto, l'esperienza gli fece scoprire la sua natura spirituale, gli fece cambiare idea su chi siamo. 
"In se stessi c'è tutto il mondo e, se sai guardare e imparare, la porta è lì e la chiave è nella tua mano. Nessuno al mondo può darti né la chiave né la porta da aprire, tranne te stesso". Krishnamurti 
Questa esperienza di "risveglio" lo portò a pensare che dietro la fisica che conosciamo ci sia un'altra fisica ancora sconosciuta. 
Fino a questa esperienza l'attenzione di Faggin era rivolta esclusivamente sul mondo esterno, poi a seguito di questa esperienza avuta all'età di quasi 50 anni, le domande esistenziali rimaste senza risposta sono ritornate; e ha capito che le risposte sono dentro di noi. Il perché dei perché è "La ricerca del significato di chi siamo". 
La scienza si chiede soprattutto "Come" le cose funzionano, e la filosofia si chiede "Perché" funzionano in un certo modo. Faggin ha cercato di unire queste due ricerche. 
Dal 2008 decise di dedicarsi interamente allo studio scientifico della coscienza, con lo scopo di unire scienza e spiritualità e lo portò a formulare la teoria sopra riportata.
"Chi non sperimenta non può sapere, può solo credere o non credere. Per sapere bisogna fare esperienza.".  
Confucio dice: "La lanterna dell'esperienza non illumina se non chi la porta". Chi ha sperimentato, però, può indicare la via?
Se crediamo di essere separati dal Tutto, e lo crediamo veramente, sarà impossibile fare esperienze unitive, perché l'ego censurerà quelle che porterebbero alla negazione delle sue credenze. 
Spesso la strada che ci conduce all'autoconoscenza è la sofferenza. Se non si è disposti a riconoscere, accettare e ad affrontare la sofferenza, non si potrebbero fare i passi necessari per conoscersi. Se c'è sofferenza vuol dire quasi sempre che c'è qualcosa in noi che non abbiamo ancora capito.
Dobbiamo anche essere predisposti al cambiamento; rifuggire da posizioni assolutistiche, e una certa dose di incoerenza è alla base della creatività, perché, per intraprendere strade nuove, occorre "tradire" quelle vecchie.    Però la coerenza con i principi fondamentali di onestà, integrità ed etica è necessaria e non è negoziabile.

Oggi non è più sostenibile l'idea materialistica che la mente e la coscienza nascono da "segnali elettrici e biochimici". Nonostante l'avvento della fisica quantistica, la maggior parte dei fisici vorrebbero che il mondo fosse riduzionistico e deterministico come quello descritto dalla fisica classica, che è vicino al mondo rivelato dai nostri sensi. Le particelle elementari, gli atomi e le molecole, obbediscono alla leggi probabilistiche della fisica quantistica, da cui emergono le leggi della fisica classica. 
Il principio di indeterminazione di Heisenberg dice che la posizione e la velocità di un oggetto non sono conoscibili con infinita precisione in linea di principio. Di conseguenza il determinismo non implica predicibilità. Il materialismo ha seminato l'idea che ognuno di noi sia una macchina separata dalle altre macchine, senza libero arbitrio con una coscienza che sarebbe un epifenomeno irrilevante. Comunque gli scienziati non sono ancora riusciti a spiegare la coscienza come fenomeno dovuto al funzionamento del cervello. Si sono limitati a dire che in qualche modo i neuroni producono la coscienza. Ma se i neuroni non sono coscienti, come fa la coscienza a emergere dalla mancanza di coscienza?  La coscienza viene prima del cervello e viene anche prima dell'Universo.  
La teoria di Faggin e D'Ariano afferma che la coscienza e il libero arbitrio esistono come proprietà fondamentali e irriducibili di Uno e fanno parte del postulato dell'Essere, che stabilisce che l'ontologia risiede nella conoscenza di sé di Uno. 
Quando ci renderemo conto che la fisica quantistica non descrive la realtà esteriore, ma quella interiore che sperimentiamo all'interno della nostra coscienza e da cui emerge quella esteriore, la natura cesserà di essere assurda. 

Frasi sulla coscienza e sull'universo - Federico Faggin

Queste che seguono sono delle frasi estratte dal bellissimo testo di Federico Faggin Oltre l'invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono pubblicato nel 2025. 

Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.

Ognuno di noi è necessario per esprimere qualcosa di suo e per far crescere l'umanità. Ognuno è unico ma fa parte del tutto. - Emmanuel Lévinas

Sono destinati a conoscersi tutti coloro che camminano per strade simili. - Rabindranath Tagore.              Forse è per questo che si incontrano certe persone e non altre 

Il mondo è quello che è perché lo abbiamo collettivamente creato tutti noi con i simboli che sono necessari per comunicare.

La vita è un sogno condiviso, a cui tutti collaboriamo, ognuno è un co-creatore del "sogno" condiviso che diventa realtà esteriore. Non rinunciare a un sogno anche se pensi che ci vorrà troppo tempo per realizzarlo...  Il tempo passerà comunque. - Nàzim Hikmet

Per chi detiene il potere, il sistema migliore per poter tenere in pugno le persone è quello di creare competizione e divisione. Non a caso il motto di chi vuole dominare è divide et impera. 

Il vero progresso è solo quello che ci aiuta a crescere spiritualmente, al punto che il più "adatto" non cercherà più di sopraffare gli altri, ma metterà il suo potere e la sua conoscenza al servizio degli altri. Il grande malinteso è nato dall'idea che la vita sia basata sulla competizione anziché sulla cooperazione. 

Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso. - Mahatma Gandhi

Non è necessario né possibile  cambiare gli altri. Ma se puoi cambiare te stesso, ti accorgerai che non è necessario alcun altro cambiamento. - Nisargadatta Maharaj

E' più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere. -   Alberto Hurtado                          Per questo ci sono molti insegnanti e pochi educatori 

E' importante lavorare su se stessi per riconoscere le nostre emozioni, e cercare di esaminare ciò che ci fa e ci ha fatto soffrire. Per capire i sentimenti degli altri, è necessario innanzitutto comprendere i propri. Quanto non riusciamo a descrivere a noi stessi ciò che proviamo è difficile parlarne con altre persone.  

Per conoscere se stessi, dobbiamo sperimentare quegli aspetti che ancora ignoriamo, le nuove situazioni e le avversità servono anche a questo. 

Vivere è sperimentare, ma poi bisogna andare avanti. Ossia sostare una notte nell'esperienza e poi riprendere il viaggio. Concludere un'esperienza significativa permette a un'altra, magari più significativa, di manifestarsi. 

La comunicazione può avvenire soltanto tra coloro che hanno raggiunto livelli di comprensione simili, altrimenti non ci si potrebbe capire. Per capirsi, non basta l'intelletto. Anche il cuore deve fare la sua parte. 

La solitudine, ossia "lo spazio" per godere dell'amore profondo che sentiamo per la nostra essenza , è l'opposto del sentirsi soli. La meditazione, praticata con l'intenzione di calmare il rumore di fondo, l'ansietà e l'irrequietezza della mente, è il primo passo per riconnetterci con l'amore che è al centro di tutto ciò che vive nell'universo. 

Superficialmente si potrebbe pensare che chi ama se stesso non ama gli altri, mentre non è così, perché per amare gli altri bisogna prima amare se stessi. Quindi, uno che non ama se stesso non può amare veramente gli altri. 

Noi non vediamo le cose nel mondo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo. - dal Talmud

Siamo attratti da chi ci creerà dei problemi che ci servono per la nostra evoluzione personale. Le difficoltà, le crisi, i nemici possono essere un grande stimolo a crescere, ma non bisogna esagerare.

L'odio verso se stessi ci porta al dolore più insostenibile.  

Le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace. - Thich Nhat Hanh

Gli scienziati sostengono che gli uomini hanno quasi tutto in comune con gli animali, cominciando dalla capacità di soffrire, di amare, di capire ... Eppure continuiamo a comportarci come se fossero fatti di materia insensibile, come se la loro sopravvivenza fosse proporzionata solo alla nostra utilità.      Come si spiega l'indifferenza umana di fronte al dolore degli animali?

Molte persone che amano gatti, cani e animali domestici continuano a chiudere gli occhi di fronte all'orrore degli allevamenti intensivi di esseri senzienti e intelligenti, la cui esistenza abbiamo trasformato in inferno. Questa ipocrisia rivela molto della nostra maturità spirituale. 

Secondo il Living Planet report del WWF, dal 1970 al 2018 il mondo ha perso il 69% della sua fauna selvatica: mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci. 

Occorre un'etica planetaria che includa anche i diritti della natura.  - Umberto Galimberti

Il botanico e saggista Sergio Mancuso afferma che anche le piante sono intelligenti e la deforestazione dovrebbe essere considerata un crimine contro l'umanità. 

Cicerone considerava l'universo un'Intelligenza cosciente, dato che dà vita a intelligenze coscienti. - Infatti l'universo non può essere da meno di quello che crea.  Come fa il più a venire dal meno? La casualità non algoritmica sarebbe un altro nome per indicare Dio.

Scienza, Spiritualità e Religioni - Federico Faggin

"La spiritualità è riconoscere la luce divina che è dentro di noi. essa non appartiene a nessuna religione in particolare, ma appartiene a tutti"
"Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a lui". - Luis Pasteur

Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato Federico and Elvia Faggin Foundation, un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.          

I padri della fisica quantistica, Planck, Schrodinger, Heisenberg, Pauli, von Neumann e altri avevano intuito che la coscienza era un aspetto fondamentale della realtà, connesso con la natura dell'osservatore. Oggi si sente il bisogno di integrare scienza, spiritualità e religioni in una visione coerente e inclusiva che vada oltre il materialismo e lo scientismo. 

Scienza e spiritualità si basano sulla sperimentazione, mentre le religioni sui dogmi. L'atteggiamento dogmatico viene giustificato dalle religioni con la frase "è la parola di Dio".  Poi ciascuna religione si definisce come l'unica religione mentre dovrebbe diffondersi il concetto di spiritualità universale.

Papa Francesco comunque ha detto: "non può e non deve esserci contrapposizione tra scienza e fede", e si rallegra "dell'enorme potenzialità che Dio ha dato alla mente umana".

Ma l'unione tra scienza e religione potrà avvenire solo dopo l'unione delle molte religioni del mondo in un'unica religione, con principi fondamentali comuni e compatibilità anche con quelli della scienza che dovrà dare vita a una nuova spiritualità. La spiritualità è l'essenza delle religioni, il valore che ne sta alla base e ne giustifica l'esistenza.  E' l'impulso spontaneo a sperimentare ed esplorare la nostra connessione personale con una dimensione trascendentale dell'essere che va oltre l'esperienza ordinaria della vita fisica. La nostra vita ha un significato e siamo tutti interconnessi.   Le religioni come spiritualità applicata dovrebbero aiutarci a connetterci con la nostra interiorità, a imparare a esplorarla e a collaborare insieme. 

A volte si manifesta la capacità della coscienza di conoscere tutte le sue dimensioni esistenziali, e questa capacità si manifesta sotto forma di esperienze unitive, che ci fanno vivere direttamente di essere parti del Tutto, con la stessa autoevidenza con cui sappiamo di esistere. Queste esperienze sono incomunicabili ma reali. Anche nell'olismo della fisica quantistica, non c'è separazione tra i vari elementi. Come dice Faggin ognuno di noi è una parte-intero che ha la conoscenza potenziale del Tutto. Comunque non crede che sia possibile cogliere il volto di Uno/Tutto per quanto ci si sforzi di conoscerlo. Anche perché è in continua evoluzione. Si può conoscere se stessi e gli altri soltanto dal nostro punto di vista, che è uno degli innumerevoli prospettive con cui Uno si conosce. 

Oggi, la scienza crede ancora di poter separare l'osservatore e l'osservato (come nella fisica classica) mentre l'universo è oggettivo e soggettivo; è olistico. Nella fisica quantistica tutto è interconnesso, non può esistere un osservatore e un osservato, c'è un'interazione che inevitabilmente cambia ciò che è osservato.  Secondo Faggin siamo osservatori- osservati-agenti; esiste un osservatore interiore che è un campo cosciente con libero arbitrio che interagisce con un altro campo simile. 

La fede è il risultato di una ricerca appassionata, del voler conoscere se stessi, il senso della vita. La vera fede è una conquista, che può avere origine solo dall'impegno personale e dall'esperienza diretta. Il solo luogo dove si può pregare è nella profondità del proprio cuore. e il cuore è il più sacro di tutti i luoghi sacri. La vera preghiera è l'anelito a raggiungere l'Essere e ne abbiamo ottenuto lo scopo quando entriamo in connessione con l'aspetto più profondo di chi siamo. Il divino è dentro di noi, ma noi lo cerchiamo fuori. La nostra essenza divina, si cela nella nostra interiorità. Vedi la leggenda indù di Brhama, che privò gli uomini della loro essenza divina, nascondendola nei loro cuori; l'unico posto dove non guarderanno.

Thich Nhat Hanh dice: "Questo corpo non sono io. Non sono imprigionato in questo corpo, sono una vita senza confini, non sono mai nato e non sono mai morto".

L'ateo, invece, è qualcuno che cerca un dio migliore di come l'ha sentito raccontare o di quanto lo si possa immaginare.  Qualcuno che si è arreso troppo facilmente all'assenza di un Tutto cosciente, forse per una ragione non consapevole di convenienza personale. Il fisico Marcello Geiser ha dichiarato: "Vedo l'ateismo come incoerente con il metodo scientifico in quanto è, essenzialmente la credenza nella non credenza... L'assenza di prove non è prova di assenza. Si può non credere a Dio, ma affermare la sua inesistenza con certezza non è scientificamente coerente".        

Hubert  Reeves ha detto; "L'uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando".  Luis Borges affermava: "La Terra è un paradiso. L'inferno è non accorgersene".   Il poeta Giorgio Caproni si chiede: "Sta forse nel non essere l'immensità di Dio?".

Faggin dice: Ciò che esiste, anche se incredibilmente grande, è finito. Ciò che è potenziale non esiste ancora ed è infinito. Quindi l'immensità di Uno sta più nel non essere che nell'essere. 

Per Faggin il male ontologico non esiste. Esso è causato da ignoranza e incomprensioni, e dal non capire chi siamo e che cosa è il mondo.  Tutto è relativo, se si osserva una situazione dall'esterno, a prima vista può sembrare un bene o un male. Poi se allarghiamo la nostra visione, e diamo tempo al tempo, ecco che ciò che appariva male si trasforma in bene (Vedi la storiella del vecchio che aveva un bellissimo  cavallo bianco).  Solo coloro che hanno accettato di essere responsabili di tutto ciò che avviene nella loro vita, sono pronti a cercare di capire cosa hanno fatto per ottenere quei risultati.

E' la mancanza di sentimenti e l'indifferenza che ci tolgono la nostra umanità, e fanno trionfare l'egoismo. E questa indifferenza può essere verso gli altri, ma anche verso se stessi.   L'opposto dell'amore non è l'odio, è l'indifferenza.  L'indifferenza degli abitanti delle nazioni più evolute economicamente è in aumento e, se questo non cambia, può portarci all'autodistruzione, perché chi non aiuta gli altri, non aiuta neanche se stesso. Oltre che Non essere indifferenti, occorre avere la capacità di ridere di noi stessi, di lasciarsi andare e approfittare della vita in modo etico. La vita è una danza, un gioco, un grande scherzo cosmico. 

Non siamo macchine e desideriamo la luce, e come diceva Jung "l'anelito alla luce è l'anelito alla coscienza".  Tutti dovrebbero contribuire a creare un nuovo Rinascimento, e trovare il coraggio di imboccare la strada della cooperazione e dell'unione.  L'essenza di questo nuovo Rinascimento richiede per prima cosa di credere in se stessi! Più che di macchine e Intelligenza Artificiale l'uomo ha bisogno di dolcezza e bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto sarà perduto.                                                                                                                                                

Intelligenza artificiale, Robotica e Realtà virtuali - Federico Faggin

Il vero segno dell'intelligenza non è la conoscenza, ma l'immaginazione - Albert Einsntein
Le persone sono brave nell'intuizione. I computer sono bravi nella memoria - Eric Schmidt
Pensare con la propria testa è altrettanto fondamentale che sentire, provare sentimenti profondi

L'intelligenza artificiale (IA) è costituita da programmi che compiono funzioni che normalmente richiedono l'intelligenza umana. Per esempio giocare a scacchi, produrre software, immagini, video testi partendo da una descrizione verbale. Negli ultimi 5/10 anni sono stati creati algoritmi, basati sul funzionamento delle reti neurali biologiche che hanno consentito il riconoscimento di patter complessi, come, per esempio, la voce e le facce. Questo ha portato alla recente introduzione di software generativi come GPT (Generative Pre-trained Transformer) e Gemini che sono chiamati large language models (LLM). Una volta addestrati all'uso del linguaggio umano producono testi persuasivi e coerenti  in risposta a varie domande. Si stanno rapidamente evolvendo in large multimodal models (LMM) e consentono di agire anche su immagini, video, audio e altro.       

L'intelligenza umana differisce dall'intelligenza artificiale perché è caratterizzata da aspetti non algoritmici come inventiva, comprensione, immaginazione, curiosità, amore, determinazione, ecc. 

L'intelligenza artificiale può diventare creativa se per creatività intendiamo le variazioni automatiche senza comprensione fatte su qualsiasi tema, come fa ChatGPT  o software generativi di  musica dopo che hanno imparato lo stile di Bach o  di Vivaldi.  Pertanto è ingannevole dire che l'IA sia creativa, quando è solo un'imitazione sofisticata della nostra creatività.

Per usare bene l'IA dobbiamo conoscere bene il tema che trattiamo e dobbiamo saperla più lunga dell'IA.  L'IA generativa produce cose sensate 4 volte su 5; Quindi è utile se noi siamo in grado di porre le domande in modo corretto, e siamo in grado di vagliare attentamente le risposte. 

L'IA apporterà dei grandi cambiamenti in alcuni settori, ad esempio  potrà sviluppare veicoli che si guideranno da soli, ma non potrà sostituire i giudici, potrà solo affiancarli, perché la giustizia non è mera applicazione di leggi, ma è anche etica, discrezionalità, valutazione del caso singolo, cosa che una macchina non potrà mai fare bene.  I computer sono stupidi, ma molto precisi, noi siamo imprecisi ma molto intelligenti, insieme si potrebbero fare molte belle cose.  Usare il computer in maniera indiscriminata senza supervisione umana potrebbe essere molto pericolo. Usarlo in modo corretto potrebbe farci risparmiare tempo che potremmo dedicare alla nostra interiorità. 

Geoffrey Hinton, considerato uno dei padri dell'IA ha recentemente lasciato Google per poter parlare liberamente dei rischi legati all'uso scorretto dell'IA.  Il momento storico che stiamo vivendo è decisivo per il nostro destino. La tecnologia potrebbe portare l'umanità sull'orlo del disastro, non a causa della tecnologia, ma dell'uso manipolativo che ne verrà fatto.  Diventeranno sempre più frequenti e più gravi i furti di identità, difficoltà a distinguere il vero dal falso, fake news, deepfake in grado di creare immagini e video iperrealistici di persone autorevoli, a cui fanno dire cose mai dette per screditarle. Per non parlare poi della censura e del discredito degli avversari politici.  

Second Elon Musk, in futuro la realtà virtuale sarà così avanzata da non essere più distinguibile dalla vera realtà.   Se perdiamo la capacità critica di distinguere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il bello dal brutto e il giusto dall'ingiusto, come sta già in parte accadendo, non ci sarà speranza. Se non riusciremo più a riconoscere almeno la plausibilità di ciò che ci verrà propinato, a poco a poco saremo portati a credere che ciò che è completamente falso sia vero. 

Le dittature, che si sono rette per decenni sulla disinformazione, hanno già dimostrato che questa strategia funziona, e quindi, potrebbe essere copiata di pari passo da chi controlla l'intelligenza artificiale. 

I computer sono privi di volere, incluso quello di controllarci, quindi se l'IA si rivolterà contro di noi, lo farà unicamente se gli esseri umani l'avranno programmata e istruita per farlo. 

Cominciano a manifestarsi anche aspetti inquietanti: alcuni piccoli gruppi negli Stati Uniti vogliono dare diritti alle macchine come se fossero coscienti. L'Arabia saudita ha concesso la cittadinanza onoraria a Sophia, una donna robot; Fino a poco tempo fa in questo Paese le donne non potevano nemmeno guidare. Poi, ci sono persone che dichiarano di essere sposati con un robot. E David Levy, esperto di IA, afferma che già nel 2050 questo tipo di matrimonio potrebbe essere legalizzato. 

Un altro settore che si sta sviluppando tantissimo è quello dei cyborg, sistemi che combinano biologia, robotica e IA. Se al cervello aggiungiamo sensori e attuatori, possiamo creare veri e propri organismi più o meno autonomi in grado non solo di pensare, ma anche di agire, con potenzialità molto superiori al corpo umano.  

Altro pericolo è quello che "Ben presto smetteremo di essere soddisfatti della vita nel mondo reale, e ci troveremo a vivere in un mondo virtuale". - Anuji Jasani

Il metaverso sarà sostanzialmente un universo virtuale immersivo in cui ci muoveremo in una realtà virtuale creata interamente da un computer, oppure in una sorta di realtà aumentata, o anche deformata  da informazioni che provengono dal computer. Se sarà impiegato per migliorare la nostra capacità di conoscere noi stessi, per imparare ad avere più empatia, cooperazione e per risanare il pianeta, sarà una cosa fantastica.  Ma sicuramente NON sarà così. 

Già Facebook e i social danno la possibilità di vivere una vita alternativa, anche se non immersiva, dove si può scegliere di indossare "una personalità" come se fosse un abito. Cosa che apre la strada all'evasione dalla realtà.  Sfuggire di vivere la propria vita sostituendola con una virtuale alternativa è pericoloso e simile a chi si droga per far fronte alle proprie difficoltà. 

L'azienda NeuroLink di Elon Musk fondata con lo scopo della fusione uomo-macchina, vorrebbe creare un chip che possa essere impiantato direttamente dentro il cervello dell'uomo, così da consentirgli di comunicare con il computer e viceversa.  Ci si sta avvicinando ad un sistema in cui un computer potrebbe controllare direttamente un corpo umano.  Con il pretesto dell'utilizzo a fini umanitari, per aiutare i paraplegici o altri malati, si stanno sviluppando tecnologie il cui potenziale è molto preoccupante.

Oggi si parla anche di multiverso, uno dei primi scienziati a ipotizzare l'esistenza di universi paralleli è stato Hugh Everet nel 1957.  Secondo questa teoria, nata per eliminare l'indeterminismo,  quando avviene il collasso della funzione d'onda si creano altrettante copie dell'universo quante sono le possibilità calcolate dalla fisica quantistica; nell'istante successivo ogni universo si divide nuovamente, e così via. E in ogni universo vive una copia di noi che ha ottenuto un'altra delle innumerevoli possibilità. Non abbiamo abbastanza conoscenza in questo campo, in quanto è già difficile esplorare il nostro universo visibile costituito da 200 miliardi di galassie, ciascuna con miliardi di stelle e ciascuna stella con molti pianeti. 

Secondo il transumanesimo e la singolarità tecnologica, portata avanti da Raymond Kurzwell  (2009) i computer potranno disporre di una coscienza autonoma e saranno più coscienti di noi. Questa teoria si basa però su presupposti falsi:  come facciamo a scaricare la coscienza e l'esperienza in un computer? E come facciamo a scaricare la memoria della nostra esperienza? In pratica, questa teoria pretende che i computer siano consapevoli. 

Non si capisce bene l'origine di questi tentativi di rendere l'uomo immortale attraverso la tecnologia, quando noi umani siamo già immortali.  Dobbiamo forse dedicarci a sviluppare il potenziale di umanità e la scintilla creativa che abbiamo in noi. Noi siamo parte intera del Tutto. 

Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.

Vinyasa Yoga

Il termine Vinyasa Yoga deriva dall'unione dei due termini sanscriti vi, ovvero “in modo speciale” e nyasa, “posizionare/fare”.      

Vinyasa è un termine usato in ambito militare per indicare come erano predisposte le armate,  è anche l'intelligente predisposizione di un percorso yoga ---  salita  --- apice --- discesa. Può essere paragonato ai raga, le melodie indiane.  Il termine indica anche come si entra e si esce da una posizione yoga. 

Il Vinyasa Yoga è uno stile della disciplina dello Yoga, caratterizzato da una profonda coordinazione tra movimento e pranayama, ossia da quella parte dedicata alla respirazione.  

Nel testo Yoga e religiosità, Krishnamacharya, uno dei padri dello yoga moderno, parla del Vinyasa Krama.  che non è semplicemente una sequenza fluida di posture, ma un metodo preciso e progressivo in cui ogni movimento, ogni respiro e ogni posizione sono inseriti in un contesto didattico ben strutturato. Asserisce anche che nella pratica yoga siamo l'osservatore e l'osservato. L'auto-osservazione ci permette di determinare il punto di partenza, di dove siamo. Le pratiche dello yoga dovrebbero variare in funzione del praticante e anche dell'ambiente esterno, e dell'orario della giornata. 

Nello yoga la pratica deve essere graduale.  Desikachar, il figlio di Krishnamacharia era un ingegnere, e ha applicato un principio razionale nell'impostare una sequenza di posizioni yoga. Prima si fa una struttura esterna della sequenza in cui il respiro deve guidare il movimento, poi si determina la struttura interna. La asana lavora sul corpo,  il respiro sul prana,  solo quando si uniscono ci possiamo avvicinare alla sospensione delle modificazioni della mente/coscienza:  "chitta vritti nirodha" sutra I.2 del testo Yoga Sutra di Patanjali.  Si deve rispettare anche il sutra II.16. che asserisce che le asana non dovrebbe procurare sofferenza, vedi: II.46.  II.47.  II.48.  Le asana devono essere stabili e confortevoli.   Occorre il giusto sforzo in alcune parti del corpo  e  la capacità di rilassare altre parti del corpo; Tutto questo immerso nella capacità di osservazione, della conoscenza di noi stessi; svadhyaya.

Le premesse per costruire una sequenza  sono:  1- partire dalla situazione attuale, 2-  lavorare per sciogliere il corpo, 3 - essere consapevoli di come si esce da una situazione   4- la pratica dinamica è preparatoria per la statica, 5- occorre fare una contro posizione subito dopo l'asana  6)  si parte dalle posizioni più semplici per arrivare alle più complesse.

Le asana sono degli utensili, occorre un  lavoro sulla pratica statica e sulla pratica dinamica,  un corretto riposo tra le posture per assorbire l'effetto della postura,  creare una transizione (ad esempio si inizia con posizioni in piedi, poi seduti, poi sdraiati), apportare delle modifiche adattando le posizioni agli individui,  diversificare (per rendere esperienziale l'asana), coltivare le qualità interiori (bhavana),  focalizzare l'attenzione,  canalizzare la mente sull'azione consapevole.  Il respiro è adattato alla persona, si usa il  pranayama per attivare l'energia  e il mantra per ottenere il focus.  Drishti è la “vista”, “sguardo” o “punto focale”. È un punto specifico su cui bloccare lo sguardo o la visione interiore, ed è utilizzato durante la meditazione o mentre si tiene una postura yoga.

Nel preparare le sequenze occorre considerare anche il momento della giornata e la stagione, occorre imparare ciò che attiva energia o meno, combinare la respirazione alla stessa sequenza può diventare più impegnativo o meno impegnativo.  Lo yoga chikitsa, lo yoga terapeutico segue altre regole.

Hatha Yoga - Antonio Nuzzo

Haṭha significa unione del sole e della luna: è il processo attraverso cui si sviluppano le capacità coscienziali per entrare in contatto con il corpo di energia, non con il corpo puramente fisico. L’unione delle due correnti energetiche, ida e pingala, non è un fatto meccanico, ma avviene grazie alla coscienza. L’elemento principe di questo processo è il respiro. Tutte le pratiche dovrebbero essere assoggettate al respiro, perché l’obiettivo profondo dell’haṭha yoga è il pranayama. Il respiro è il punto di partenza e anche il punto di arrivo del lavoro yogico.    

Come afferma la Hatha Yoga Pradipika: «Quando il respiro è instabile, la mente è instabile; quando il respiro è calmo, la mente è calma».

L’elemento più elevato del pranayama è il kevala kumbhaka, che comprende inspirazione, ritenzione, espirazione e ritenzione. Pranayama e kumbhaka non sono separati: il kumbhaka rappresenta la forma più evoluta del respiro. Il respiro entra naturalmente nel kumbhaka quando il corpo è immobile, la mente è rilassata e l’organismo non richiede ossigeno. Quando il respiro diventa quasi impercettibile, ci si avvicina a questo stato.

Il respiro si manifesta attraverso tre fasi: respirazione addominale, toracica e clavicolare. Nel neonato la respirazione è addominale ed è legata agli istinti primari. Crescendo, il bambino entra in relazione con la madre, nasce il sentimento, l’emozione, e la respirazione diventa più profonda, trasformandosi in respirazione toracica, spesso accompagnata dal sospiro. Nell’uomo adulto le emozioni continuano a influenzare il respiro, che tende a coinvolgere maggiormente la zona toracica.

Lo stato mentale è strettamente connesso all’energia: quando siamo in uno stato di gioia, abbiamo energia in abbondanza. Anche la posizione yogica, se correttamente ottenuta, genera gioia ed energia; al contrario, la posizione fisica praticata in modo meccanico consuma energia. In ogni pratica esiste un progetto nascosto, che non va forzato né anticipato.

Non bisogna proiettarsi sul risultato dell’azione. È necessario affidarsi a un maestro che sappia guidare il processo. Lo yoga è la maturazione di questo progetto: il respiro diventa sempre più sottile e l’azione si trasforma nello strumento attraverso cui il respiro può essere vissuto.

L’osservazione è centrale: si può osservare con gli occhi fisici o con il terzo occhio. Con il terzo occhio si penetra la materia, si impara a vedere ciò che è nascosto, come lo stomaco, il fegato, gli organi interni. Un’attenzione particolare va rivolta al diaframma. Durante l’inspirazione il diaframma si contrae, durante l’espirazione si rilassa. Il primo passo è individuarne la posizione e imparare a metterlo in attività attraverso esercizi specifici. Occorre entrare nel processo con consapevolezza, perché attraverso il respiro entriamo nella nostra vita più intima e il primo incontro avviene proprio con il diaframma.

Infine, se contiamo il respiro, la mente cognitiva entra in contrasto con esso. Non è la mente razionale che deve guidare il respiro, ma la coscienza: è la coscienza che sa determinare naturalmente quando terminare l’inspirazione e quando concludere l’espirazione.

In definitiva, l’Hatha Yoga è un cammino di ascolto, integrazione e raffinamento. Attraverso il respiro, il corpo diventa il luogo della rivelazione e la coscienza lo spazio in cui le polarità si riconciliano.

giovedì 25 dicembre 2025

Chakra e Yantra

Chakra è un termine che significa "centro", "ruota". Gli Yantra sono i diagrammi simbolici, usati per la meditazione e si riferiscono ai chakra. L'energia che si accumula nei sette chakra ci consente di avere un'attività intellettuale, emotiva e spirituale. 
1° chakra, muladhara o “chakra della radice”. Posizione: nella parte inferiore del bacino, tra coccige e pube, e situato sotto l’osso sacro. Colore: rosso.    Significato: è la stabilità psichica nelle diverse situazioni della vita, la capacità di governare gli istinti;  associato all’elemento TERRA. Questo centro, formato da quattro petali è posto al di fuori della colonna vertebrale e a livello fisico corrisponde al plesso pelvico. Per attivarlo occorrono asana che lavorano sui piedi e sulle gambe.  Ghiandole: surrenali. Senso: olfatto. Bija mantra: Lam.    L'elefante è il simbolo del chakra.

2° chakra, svadhistana o chakra sacrale.  Posizione: metà inferiore del ventre, vicino al plesso sacrale.  Colore: arancio.  Significato: è connesso al cibo, alla gioia di vivere, alla sessualità e al corpo. È in relazione all’elemento ACQUA e al gusto.  Stimola creatività, sicurezza di sé e vitalità. Dal punto di vista fisico aiuta a prevenire i disturbi mestruali, e le malattie degli organi sessuali, i dolori ai reni, l’impotenza. Sei Petali.   Gli asana migliori per questo chakra, sono quelli che lavorano con i fianchi ed il bacino.   Ghiandole: testicoli e ovaie.  Senso: gusto. Bija mantra: Vam.    Il simbolo  di  questo  chakra  è il makara  un animale simile a un coccodrillo.
   
3° chakra: manipura o “chakra del plesso solare”. Posizione: metà superiore del ventre, due dita circa sotto l’ombelico. Colore: giallo.   Significato: rappresenta la volontà, l'autostima e l'autonomia personale. L’elemento è collegato al FUOCO.  Manipura controlla il potere di digerire. Questo terzo chakra è rappresentato da un fiore di loto che ha dieci petali . La vista è l’organo di senso. Quando non vi è equilibrio, c’è il rischio di nutrire un Ego smisurato, che ci impedisce di far salire l’energia verso il chakra del cuore.    La ghiandola endocrina associata a questo chakra è il pancreas. Gli asana migliori che lavorano con questo centro energetico sono quelli che utilizzano gli addominali.  Ghiandole: pancreas, surrenali. Senso: vista.   Bija mantra: Ram.  Il  simbolo  che troviamo è l'ariete, sacro ad Agni Dio del fuoco.

4° chakra, anahata o “chakra del cuore”. Posizione: zona pettorale del corpo. Colore: verde. Significato: è la capacità di amare. Composto da dodici petali. Nel chakra del Cuore risiede il Sé, l’Atma in sanscrito. La ghiandola endocrina associata a questo chakra è il timo, e questo centro energetico regola le attività dei polmoni, quindi il respiro, cuore, sistema circolatorio e respiratorio. Gli asana migliori per riequilibrare le energie di Anahata sono quelli di “apertura” del torace.  Ghiandola: timo, Senso: tatto. Bija mantra: Yam.   Il suo simbolo è la gazzella. 

5° chakra, vishuddha o “chakra della gola”. Posizione: nella metà inferiore del collo e a livello delle clavicole. Colore: azzurro / blu. Significato: è la creatività, la comunicazione, la spiccata percezione estetica.  E’ composto da Sedici petali e regola il funzionamento delle orecchie, del naso, della gola, del collo, dei denti, regola il funzionamento delle ghiandole tiroidee. dolce nella comunicazione.  La ghiandola endocrina associata a questo chakra è la tiroide, e questo centro energetico regola le attività di gola, collo, bocca, denti, mandibola, udito, esofago, parte alta dei polmoni, braccia.   La sua energia è associata all’elemento ETERE.  Ghiandole: tiroide, paratiroide. Senso: udito. Bija mantra: Ham. il  simbolo  è  l'elefante.

6° chakra, ajna o “chakra del terzo occhio”.  Posizione: si trova al centro della fronte. Colore: indaco.    Significato: è la mente razionale. Questo centro dai due petali controlla le ghiandole pituitaria e pineale a livello fisico, governa i nostri occhi.  La persona diventa compassionevole. Il chakra del terzo occhio è associato all’ipofisi, la ghiandola adibita al controllo del sistema ormonale. Le parti del corpo ad esso associate sono cervelletto, sistema nervoso, sistema ormonale, occhi, orecchie, naso e seno paranasale.  Gli asana migliori per riequilibrare questo chakra sono quelli maggiormente legati all’aspetto mentale, come gli esercizi di visualizzazione, concentrazione, o la meditazione.  Ghiandole: pineale (epifisi). Senso: vista. Bija mantra: Om. Il chakra  Ajna non è rappresentato da nessun  animale  e  questo  significa  che comprendiamo  che ogni albero, ogni pietra, ogni respiro, ogni coda di topo è il nostro SÈ; non esiste niente che non sia  in  noi.

7° chakra, sahasrara o “chakra della corona”. Posizione: sopra il cranio. Colore: viola.  Significato: comunione con il Divino, in senso individuale è l'autorealizzazione. Questo centro dai mille petali è il centro più importante ed è situato nell’area limbica del cervello.  Il chakra della corona è associato alla ghiandola pineale, un centro che, nel nostro corpo, regola il ritmo sonno-veglia, fame-sete e la temperatura corporea, oltre che stimolare l’ipofisi a produrre ormoni.   Per riequilibrare questo chakra si può fare Yoga Nidra.   Ghiandole: pituitaria (ipofisi). Bija mantra: Ah.  Qui avviene l'unione di Shakti e Shiva, gli opposti si uniscono.  

Le sette ghiandole endocrine che corrispondono ai sette chakra sono la pineale, la pituitaria, la tiroidea, la para-tiroidea, il timo, il pancreas, le ovaie e i testicoli. La pratica dei chakra stimola queste ghiandole portando il benessere.    Il prana fluisce nel nostro corpo attraverso degli speciali canali energetici chiamati “nadi“; questi canali energetici sono numerosissimi, (se ne contano più di 72.000), ma ne esistono tre principali:  Sushumna, Ida e Pingala.  Sushumna è la nadi principale; inizia il suo percorso alla base della spina dorsale e lo termina sulla sommità del capo.
 
Osho ha raggruppato i tre chakra più bassi denominandoli “la giungla”, e i tre chakra più alti denominandoli “il giardino”; il chakra centrale all'altezza del cuore l’anatha ed è la porta che conduce dalla giungla al giardino.
I primi tre appartengono ad una personalità estroversa, senza di loro la vita diverrebbe impossibile, costituiscono delle misure di sopravvivenza e vengono attivati sin dalla nascita. Sesso, denaro, reputazione, prestigio, fama appartengono tutti a questi tre chakra. Il sesso è l’epicentro della mente estroversa. I tre chakra superiori vengono attivati dopo un lungo lavoro su se stessi e di introspezione, la preghiera e la meditazione sono l’epicentro della mente introversa. Nel quarto chakra all’altezza del cuore si manifesta l’amore.
La filosofia dello yoga ci insegna che l'essere umano non è solo un corpo fisico fatto di ossa, muscoli e sangue, ma è costituito da tre corpi complessi (il corpo fisico, il corpo astrale e il corpo spirituale, comunemente conosciuto come anima) collegati tra loro attraverso l'energia vitale (il prana) e composti da molteplici strati  chiamati kosha.  
I prana sono le energie sottili di cui abbiamo bisogno per le attività della vita come pensare, parlare, muoversi, digerire, ecc. ed esistono cinque tipi di prana principali:  1- L'Udana prana si riferisce all'energia o alla forza vitale situata sopra il cuore.  2- Il prana prana funziona esplicitamente nella regione del cuore.  3- Il Samana prana è la forza vitale responsabile di facilitare la digestione e il metabolismo nel corpo umano. 4 - Il Vyana prana è  responsabile della circolazione del sangue e degli altri fluidi corporei in tutto il corpo. 5. L'Apana Prana è la forza dell'escrezione. Questo prana elimina ed espelle le scorie e le tossine dal corpo. 
Nello yoga si parla principalmente di cinque kosha (involucri) (Annamaya, Pranamaya, Manomaya, Vijnanamaya, Anandamaya) o tre corpi (fisico, sottile, causale), che descrivono la nostra esistenza su livelli diversi, dal grossolano (fisico) allo spirituale (beatitudine), ma se si cercano "4 corpi", si può fare riferimento ai quattro elementi che compongono l'Antahkarana (mente, intelletto, subconscio, ego) o ai quattro "tipi" di yoga (Kama, Artha, Dharma, Moksha), o alla "mente neutra" nel Kundalini Yoga, ma la visione più completa è quella dei cinque Kosha.     
I cinque kosha si trovano all'interno dei tre corpi. Kosha in sanscrito significa "guaina" o "copertura", i kosha sono cinque strati che racchiudono la Pura Coscienza (Purusha) o Sé (atman).  In sanscrito sono chiamati Annamaya Kosha (guaina del cibo), Pranamaya Kosha (guaina del prana o della vita), Manomaya Kosha (guaina della mente), Vijnanamaya Kosha (guaina della conoscenza o della saggezza) e Anandamaya Kosha (guaina della beatitudine). I 5 kosha, o strati, fungono da tappe per il nostro viaggio alla scoperta di noi stessi. Lavorando attraverso ciascuno di questi strati, possiamo muoverci verso uno stato di maggiore consapevolezza e autorealizzazione.

Facciamo adesso una visualizzazione degli yantra, che sono diagrammi basati sulla geometria sacra. Quando la narice sinistra Ida è attiva – la mente è predominante, quando è attiva la narice sinistra pingala – il prana è predominante.  
Partiamo dal muladhara chakra alla base della colonna fino ad arrivare all’anatha chakra dove risiedono le nostre migliori qualità. Con questa pratica risvegliamo queste qualità e generiamo buoni sentimenti sia all’interno di noi, che all’esterno.  Agiamo da spettatori, da osservatori. Adesso soffermiamoci sul respiro e sentiamo che non siamo separati dal resto e che facciamo parte del Tutto. Ritorniamo dolcemente alla nostra quotidianità.
 
-- Alla base della colonna, nel Muladhara chakra  visualizziamo un quadrato che è il simbolo della stabilità. 
-- All'altezza del plesso sacrale, nello Swadistana chakra, visualizziamo il quadrato con all'interno un cerchio simbolo della perfezione. 
-- All'altezza dell'ombelico. nel Manipura chakra, visualizziamo il quadrato con all'interno un cerchio, con all'interno un  triangolo con la punta verso l’alto che è il simbolo dell’elemento maschile. 
-- All'altezza del cuore, nell'Anatha chakra, visualizziamo il quadrato con all'interno un cerchio, con all'interno un  triangolo con la punta verso l’alto che è il simbolo dell’elemento maschile, e un triangolo con la punta verso il basso che è il simbolo dell’elemento maschile. I due triangoli rappresentano la perfezione, l’unione assoluta.                                                                                                                                 
                                                                                                                                                                                                                                                                            

Yoga contemporaneo tra tradizione, mercato e trasformazioni sociali

Nel contesto contemporaneo, lo yoga si colloca all’interno di un mercato ampio e fortemente competitivo, nel quale l’insegnamento e la pratica hanno subito profonde trasformazioni. Il praticante odierno, spesso, non si avvicina allo yoga con l’intento di approfondire i testi classici o la filosofia di riferimento, come gli Yoga Sūtra di Patañjali, ma ricerca prevalentemente benefici legati al benessere psicofisico. Questo scenario richiede agli insegnanti un atteggiamento di umiltà e apertura, nonché la capacità di superare modelli idealizzati o stereotipati dell’autorità spirituale (tipo santoni con la barba).                                                             

Lo yoga contemporaneo è largamente associato alla salute e al benessere, e ciò comporta la necessità di mediare tra le esigenze del mercato e la profondità della tradizione. Il lavoro di consapevolezza si sviluppa principalmente attraverso le āsana, intese non solo come esercizio fisico, ma come strumento di conoscenza del sé. Tuttavia, sia i praticanti sia, talvolta, gli insegnanti tendono a focalizzarsi sull’acquisizione di tecniche, rispondendo a una domanda orientata a risultati rapidi e misurabili, come la riduzione dell’ansia in tempi definiti.

Nonostante questa deriva utilitaristica, lo yoga continua a rappresentare, per molti, un percorso capace di incidere profondamente sull’esistenza individuale, offrendo un nutrimento interiore e favorendo processi di trasformazione personale. In tale prospettiva, lo yoga non dovrebbe essere concepito come un prodotto da vendere, ma come una pratica fondata sull’ascolto della persona. L’approccio pedagogico parte generalmente dalla dimensione corporea per aprirsi progressivamente a una dimensione più profonda e spirituale.

Dal punto di vista storico e sociologico, è significativo osservare come lo yoga, tradizionalmente praticato in prevalenza da uomini, sia oggi frequentato in maggioranza da donne e risulti accessibile a un pubblico ampio e diversificato. Da pratica di nicchia, riservata a contesti specifici, lo yoga si è trasformato in un’attività diffusa, subendo un’evoluzione che ha interessato sia il profilo del praticante sia le modalità della pratica stessa. In questo processo, alcune forme di yoga si sono avvicinate ad altre discipline corporee, come il pilates, mentre si è ridotto lo spazio dedicato allo studio dei testi, meditazione e alla riflessione teorica. Ne deriva la necessità di individuare una mediazione tra passato e presente, capace di preservare i fondamenti etici e filosofici della tradizione senza ignorare le trasformazioni in atto.

Lo yoga, inteso come stile di vita, si caratterizza tradizionalmente per la lentezza e per un approccio esperienziale. Tuttavia, gli insegnanti si confrontano oggi con gruppi eterogenei e con richieste diversificate, che richiedono capacità di adattamento e di osservazione. La maggioranza degli allievi tende a identificarsi con la dimensione corporea e a limitarsi alla pratica dell’Hatha Yoga, mentre solo una percentuale ridottissima partecipa a momenti di meditazione o di approfondimento testuale (circa il 2 - 3 %).

La tensione tra etica e mercato emerge con particolare evidenza quando l’insegnamento dello yoga rappresenta l’unica fonte di reddito. I social media e le nuove tecnologie hanno modificato profondamente le dinamiche di autorevolezza e visibilità, contribuendo a una trasformazione rapida che può generare opportunità ma anche squilibri. La pandemia da Covid-19 ha ulteriormente accelerato questi processi, favorendo la diffusione dello yoga online e creando nuovi spazi di condivisione e relazione. Oggi solo l'insegnante yoga presente sui social è considerato autorevole.

Parallelamente, la crescente diffusione dei corsi di yoga risponde a una domanda prevalentemente orientata alla risoluzione di problematiche fisiche, mentre la ricerca spirituale resta marginale. Sebbene la ricerca scientifica abbia confermato i benefici dello yoga, tale legittimazione ha contribuito anche alla sua mercificazione, lo yoga è diventato un prodotto, trasformando i praticanti in consumatori e relegando la dimensione spirituale a una piccola nicchia del mercato.   Ciò solleva interrogativi rilevanti su come preservare l’integrità della tradizione.

Anche se iniziative come la Giornata Mondiale dello Yoga promuovono un modello di yoga tradizionale, affermare l’esistenza di un’unica forma legittima di yoga diventa difficile. Comunque il marketing, pur essendo uno strumento inevitabile, dovrebbe essere subordinato a una proposta (anche se personale) autentica ancorata alla tradizione.

Fare l'insegnante yoga richiede passione, impegno ed etica e farne una professione a tempo pieno in un mercato molto competitivo diventa limitativo. La facilità con cui è possibile ottenere certificazioni in tempi brevi solleva questioni di responsabilità individuale e professionale.  

Un ulteriore nodo critico riguarda il valore economico dell’insegnamento. Tradizionalmente, chi seguiva dei corsi  faceva un'offerta. Oggi,  in una società in cui ciò che non è monetizzato tende a essere svalutato, la gratuità e l'offerta rischiano di assumere una dimensione ambigua, talvolta l'insegnante che chiede una semplice offerta, è accusato di essere espressione di dinamiche egoiche più che di autentica condivisione. 
Quasi la totalità degli insegnanti di yoga asserisce che i corsi di yoga devono essere fatti pagare perché gli insegnanti investono risorse economiche e tempo nella formazione e svolgono un’attività professionale che merita un riconoscimento adeguato. In questo senso, la remunerazione non è in contraddizione con l’etica dello yoga, ma ne costituisce una legittima declinazione nel contesto contemporaneo.

Riconoscere la complessità e la grandezza dello yoga implica accettarne la molteplicità: non esiste un’unica via, ma una pluralità di approcci coerenti con la diversità delle esperienze umane. 

Si può conservare l'etica e resistere alle lusinghe del mercato?  

Social media e Yoga

«Quando sei bloccato nel traffico, ricordati che anche tu sei il traffico»: 

La frase di Sharon Salzberg, richiamata da Good Taking Selfies di Adrita Das, offre una chiave efficace per riflettere sul nostro rapporto con i social media. I social network non sono entità astratte o strumenti neutrali: sono reti di persone, e il loro funzionamento dipende direttamente dall’uso che ne facciamo. In questo senso, la responsabilità non è solo tecnologica, ma profondamente umana.

L’uso intensivo delle piattaforme digitali è oggi associato a fenomeni come il tecno-stress, una forma di stress legata alla costante esposizione agli stimoli tecnologici. Come evidenziano studi e riflessioni presenti in testi come Umani, animali, macchine di Damiano Cantoni e Franco Fabbro, la relazione tra esseri umani e tecnologie sta ridefinendo i confini dell’esperienza, generando nuove illusioni percettive e relazionali. Le illusioni dei social, analizzate da Luca Chittaro e Giuliano Castigliego, mostrano come la comunicazione digitale semplifichi e distorca la realtà, mentre Serena Mazzini, ne Il lato oscuro dei social network, mette in luce i meccanismi di manipolazione e dipendenza.

Anna Lembke, ne L’era della dopamina, spiega come i social sfruttino i circuiti neurobiologici della ricompensa: la dopamina, originariamente legata a comportamenti di sopravvivenza come cibo e sesso, viene oggi stimolata artificialmente da notifiche, like e contenuti infiniti. Da qui derivano fenomeni come la FOMO (fear of missing out) e il doom scrolling, ovvero la tendenza a soffermarsi compulsivamente su notizie negative, alimentata dal cosiddetto negativity bias, che ci rende più reattivi agli stimoli negativi.

Questa esposizione costante ha anche conseguenze sul corpo: aumenta il dolore somatico, come dimostra la crescita dei casi di fibromialgia, e si accompagna a stanchezza mentale, depressione e zoom fatigue, emersa soprattutto dopo la pandemia. La comunicazione digitale, infatti, altera l’equilibrio tra comunicazione verbale (10%), paraverbale (50%) e non verbale (30%), sovraccaricando quest’ultima. Le emoticon, nate nel 1982 all’Università Carnegie Mellon grazie a Scott Fahlman, tentano di compensare questa mancanza, ma non eliminano il problema.

Il multi-tasking digitale ha effetti negativi sulla memoria e sull’attenzione, contribuendo a una vera e propria crisi dell’attenzione, tanto che in alcuni paesi, come l’Australia, si sta arrivando a vietare l’uso degli schermi sotto i 14 anni. Byung-Chul Han, in Nello sciame, descrive il digitale come uno spazio che favorisce la polarizzazione, la perdita dell’individualità e l’omologazione emotiva.

Un altro aspetto cruciale riguarda la profilazione: più informazioni condividiamo, più il nostro profilo diventa dettagliato e commerciabile, come dimostrano le inchieste sulla vendita dei dati (cash investigation). A questo si aggiungono fenomeni come i sock puppet, profili falsi usati per influenzare opinioni, e le strategie della psicologia della persuasione, che sfruttano scorciatoie cognitive come riprova sociale, gradimento, autorità e scarsità.

Esistono poi le ombre ambientali dei social: l’intelligenza artificiale e i data center hanno un impatto enorme, con consumi d’acqua equivalenti a quelli di 10 milioni di persone e emissioni di CO₂ paragonabili a quelle di 10 milioni di automobili.

Sul piano esistenziale, i social alimentano una solitudine digitale fatta di maschere e identità frammentate. Si parla di quattro tipi di sé: il sé online, il sé offline, il sé ideale e il sé reale. Pratiche come il phubbing (snobbare chi è presente per guardare il telefono), la condivisione continua delle vacanze e l’uso passivo dei social — limitarsi a osservare la vita degli altri — rafforzano il senso di alienazione. Jean M. Twenge, in Iperconnessi, e Jonathan Haidt, ne La generazione ansiosa, descrivono una generazione sempre più fragile, mentre Giuseppe Riva, in Io, noi, loro, analizza le trasformazioni dell’identità nell’era digitale.

A tutto questo si oppongono pratiche di consapevolezza come il digital detox e lo yoga, che aiutano a recuperare l’embodiment, ovvero il radicamento nel corpo, contrastando il disembodiment, l’alienazione corporea. Le neuroscienze mostrano che lo yoga stimola l’insula, area di integrazione mente-corpo, aumentando la materia grigia e favorendo un’immagine corporea più positiva.

Contrastare l’era dei social significa allora coltivare uno sguardo critico, accettare l’ipotesi di non sapere, mettersi nei panni dell’altro e osservare noi stessi dall’esterno. Iniziative come Parole O_stili (vedi link: https://www.paroleostili.it/) vanno in questa direzione, promuovendo un uso etico e consapevole della comunicazione digitale. Perché, in fondo, se i social sono il traffico, noi ne siamo parte attiva — e possiamo scegliere come attraversarlo.

Frasi del libro Dalla sofferenza alla gioia di Mario Thanavaro

Mario Thanavaro (1955 - ) è uno dei pionieri della meditazione in Italia; è Maestro di meditazione Vipassana e insegna vari temi riguardanti la spiritualità. Ha fondato l’Associazione Amita Luce Infinita. Ha scritto oltre quindici libri riguardanti il buddhismo, la meditazione e la consapevolezza dell’esistenza umana. Conduce ritiri e incontri di meditazione online e in varie città d’Italia.      -
Il suo sito è il seguente: https://www.mariothanavaro.it/     https://percorsi.meditiamo.it/

Nel suo libro Dalla sofferenza alla gioia, Come guarire dal dolore del mondo (pubblicato nel 2013 a 58 anni), Mario Thanavaro racconta come si è avvicinato alla spiritualità e cosa lo ha portato a diventare monaco nel 1979. 
Di seguito sono riportate alcune frasi del libro. 
Capitolo  - La Ricerca Interiore   Pag. 41
La ricerca interiore é un omaggio alla vita.  Per molti è un viaggio nella natura dell’essere umano, nella fede della sua divinità; un percorso di risveglio della coscienza al fine di liberarla da qualsiasi dipendenza, da qualsiasi sofferenza, da qualsiasi prigionia e dalla stessa ricerca di un senso. E’ un processo che ci vede protagonisti sul piano delle relazioni umane ed esploratori di quelle dimensioni “superiori” della coscienza che alcuni definiscono appunto spirituali. E’ un percorso che  porta alla liberazione: dall'inizio al non io, dalla “SOFFERENZA ALLA GIOIA”.
Pag. 44. Per esperienza personale posso dire che la sofferenza può prendere la forma dell'angoscia, del vuoto interiore, della depressione, del male di vivere.  Molta della nostra sofferenza esistenziale è caratterizzata da queste due tendenze: il senso di inutilità della vita, di vuoto interiore;  e ci porta all’angoscia; e non percepire una finalità, un significato nella vita, ci getta inevitabilmente nella depressione. 
Pag. 48.  La vita è uno spazio luminoso aperto, infinito, pronto ad accogliere il nostro movimento.  La felicità e la gioia sono gli obiettivi di ogni persona. […]  Quando prendiamo consapevolezza che la sofferenza è funzionale a un percorso di comprensione, la vita si rivela nel suo significato più profondo  e ritroviamo la via della gioia. 
Pag. 53. La maggior parte della sofferenza che viviamo appartiene all'ambito relazionale e affettivo. Il meglio e il peggio di noi viene fuori quando siamo in relazione. 
Pag. 63 Il dolore può liberare onde di energia creativa e rivelare grandi talenti, vedi l'opera di Frida Kahlo, in cui il dolore è la costante di tutta una vita;  o l'urlo di Munch pieno di paura, angoscia e disperazione. Nei miei anni giovanili questo dipinto rappresentava perfettamente l’inquietudine profonda del mio animo che avvertiva la sua impotenza di fronte  all'ineluttabile e funesto destino umano.
Pag. 65.  Da giovane mi sono chiesto tante volte “L’uomo ferito a chi grida?”. Se Dio esiste, ed è buono e misericordioso e onnipotente, perché non interviene? Perché non impedisce il male? Allora non trovavo risposte. Anche il Papa Giovanni Paolo II, una domenica di ottobre nel 1985, parlò "del silenzio assordante di Dio di fronte a tanta sofferenza".
Pag. 72.  Il dolore è inevitabile e nell'arco della vita lo proveremo tutti. La sofferenza è ciò che aggiungiamo al dolore; è il dolore fisico potenziato, al dolore fisico si aggiunge la frustrazione psicologica.
La felicità umana è l'obiettivo di tutti, ma può essere trovata solo nel profondo del proprio cuore. 
Pag. 78 . E' nella quotidianità che troviamo le occasioni per la riscoperta della gioia. Ci dobbiamo educare ed addestrare a vivere bene.  Per farlo è importante lasciar andare il risentimento, il pessimismo, l’orientamento negativo tipico di una coscienza che si sta spegnendo, che perde la fiducia e non crede nella possibilità di un cambiamento. 
Pag. 80. Ci accorgeremo con il passare del tempo che all'esterno non è cambiato niente, ma è all'interno che è avvenuta una rivoluzione della coscienza. […] in questo senso possiamo dire che passare dalla sofferenza alla gioia è un addestramento, un’educazione continua alla risoluzione del conflitto, della problematica che affligge la mente e il cuore. 
Pag. 81. La meditazione si pone come uno strumento per facilitare questo percorso, uno strumento che richiede molta dedizione, molta perseveranza e che ci permette di portare a perfezione virtù quali la generosità, la moralità, la rinuncia, la saggezza, l’umiltà, la pazienza, l’onestà, la determinazione, la benevolenza e l’equanimità.
Pag. 82.   Per meditazione si intende la capacità di guardare, vedere, osservare e realizzare “le cose così come sono”. 
Pag. 83. La spiritualità è un processo di maturazione della coscienza che ci permette di uscire dalla visione dualistica "Io-mondo", percepire la scomparsa dell'Io, andare al di là della percezione di oggetti e sensazioni, sentirsi parte integrante di quella realtà che ci circonda.  Io sono parte di quella realtà, sono in quella realtà e quella realtà è in me, più grande di me; e infine il “me” non c’è più.
Dopo essere riusciti a risolvere i nostri conflitti interiori, occorre ritornare nel mondo, guardarlo con occhi diversi per riscoprirne l'umanità. Manca ancora una cultura che ci educhi ad essere aperti alla difficoltà, alla sofferenza e al dolore di un altro essere umano.
Pag. 87.  Non si possono salvare gli altri se non fanno niente per salvarsi. Farsi carico delle problematiche altrui senza che gli altri si assumano la responsabilità della propria condizione porta allo sfinimento. Lo sanno bene tutti quelli che operano all’interno delle cosiddette professioni di aiuto, Per molti aspetti il religioso svolge una professione di aiuto e ….   rischia il burnout.    Ne so qualcosa per esperienza.  […]  come monaco, insegnante di meditazione, abate ero pronto ad ascoltare chiunque mi sottoponeva un problema o aveva un sincero interesse per la ricerca interiore. Ero una presenza costante soprattutto nei momenti più difficili della comunità laica e ciò mi richiedeva molta energia. Di fatto la lezione più importante che dovetti apprendere nei miei anni d’impegno monacale fu non farmi fagocitare dalle continue richieste di aiuto che mi venivano rivolte. Non sempre sono stato in grado di dire di no.  [...]
Fin da piccolo la mia indole mi ha portato all’introspezione; mi piaceva giocare all’aperto, spesso da solo con la terra e l’acqua.  […] Volevo scendere nel profondo di me stesso. […] Da tempo mi ponevo delle domande del tipo “Perché siamo qui? Quale è il senso della vita? Chi sono io ? Dio esiste? Perché tanta ingiustizia sulla terra?   […]  Ero alla ricerca di Dio e ancor prima percepivo come vitale l’incontro personale, nel profondo, con me stesso.  
Pag. 89  Come tanti ragazzi a metà degli anni Settanta volevo uscire dal sistema, immaginavo un mondo diverso e migliore. Il mio motto era “Fermate il mondo, voglio scendere”. Erano anni di speranze, sogni e utopie. Tuttavia non credevo nella lotta politica e tanto meno in quella armata. Ero convinto della necessità di un cambiamento radicale, di una vera e propria rivoluzione, non fuori di me, ma interiore.  […] Non mi interessava abbattere il sistema politico-religioso o cambiarlo, e non cercavo una vita avventurosa, ma un modo di vita alternativo al di fuori del sistema. 
Grazie all’interesse per la musica mi avvicinai all’India e alla sua spiritualità, e attraverso la lettura e l’amicizia con un commilitone scoprii la saggezza del Buddha che mi indicò la via da prendere. Diventavo sempre più consapevole che il problema esistenziale è rinchiuso nella percezione di un nucleo solitario irraggiungibile e che la ricerca andava fatta dentro me stesso e stanare quel dolore esistenziale profondo. 
Dopo un periodo di introspezione e ricerca, sia come cristiano sia attraverso la scoperta del buddhismo, sentii che era venuto il momento di fare una scelta e pensai seriamente di abbracciare la vita religiosa. […] Avevo bisogno di un luogo dove fermarmi per crescere nel silenzio e verso la luce.  […]  Per fare questo era fondamentale trovare un posto dove ritirarmi e dove essere aiutato nel mio viaggio interiore per scoprire i principi e le leggi mistiche che regolano la natura e l’universo. Volevo essere me stesso, uno spirito libero, e per farlo sapevo di dover iniziare dal disagio legato all’identità: l’autoconoscenza sarebbe stata la premessa per un vero risveglio spirituale. Le letture del monaco trappista Thomas Merton mi avevano fatto sognare, e accesero in me la vocazione e il desiderio di una vita di preghiera e di silenzio dove i monaci possono parlare solo due volte l’anno!
Pag. 92-93.    In un ristorante vegetariano sentii parlare di un centro buddhista vicino a Oxford, dove insegnavano i monaci della tradizione Theravada.  Così all’età di 22 anni, presi una decisione che cambiò il corso della mia vita. Andai in Inghilterra dove incontrai Achaan Sumedho, maestro e monaco buddhista. Iniziai il periodo di preparazione per diventare monaco e diventai novizio.  Diventai così il primo monaco buddhista occidentale, discepolo di Achaan Chah.
Quando sentii l’esigenza di ritornare allo stato laicale, di nuovo nel mondo, ne presi atto; ero convinto di seguire la voce di un ordine superiore: l’amore. Prima avevo la percezione di un mondo cattivo; poi , grazie alla maturità sviluppata in anni di pratica e di esperienza di vita monastica, sentii che il mio compito era quello di ritornare nel mondo, guardarlo con occhi diversi per riscoprirne l’umanità. 
Capitolo - Scoprire chi siamo veramente. Pag. 165.   Il frutto della pratica meditativa, a volte descritto come realizzazione spirituale, non è l’effetto di una tecnica, bensì l'espressione naturale della gioia di vivere, della percezione dell'essere al di là di qualsiasi ricerca, dubbio e illusione. Per superare il senso di separazione che caratterizza la nostra visione della realtà dobbiamo superare l’immagine distorta frapposta dalla nostra coscienza, ovvero la maschera, l’ego, che opera seconda la visione dualistica dell’io/mio.  […] Se entriamo in questo flusso di energia universale viviamo in armonia e facciamo parte del tutto, liberi da una volontà limitata e da una coscienza individualizzata.
Pag.167.  Vedere le cose per quello che sono ci permetterà di riconoscere che tutto cambia, dentro e fuori di noi, e si trasforma con il passare del tempo.
L’accettazione di sé ci porta all’accettazione dell’altro e in questo volersi bene nasce il fiore dell’amore. Come dice Krishnamurti: “la fioritura dell'amore è la meditazione”. E ci dà un senso di unità. [...]
Spesso tendiamo a guardare fuori di noi alla ricerca di un essere perfetto, un santone, un maestro, o una maestra da seguire e venerare, dimenticando la nostra innata capacità di introspezione.  Dovremmo vivere la nostra vita con fiducia, forza e coraggio, infinita pazienza e compassione, con saggezza e amore senza cercare miti e modelli da seguire alla cieca. 
Pag.169. La felicità che tanto cerchiamo all’esterno è dentro di noi. Ma dove? Chiederete. Personalmente l’ho tanto cercata per diversi anni, finché ho compreso che non si trattava di cercarla bensì di trovarla. 
Pag. 173.  Il percorso meditativo coinvolge quindi più piani e dimensioni, fino alla realizzazione della gioia, fino all’identificazione con " l’Io Sono ", con la divinità, risvegliandoci alla consapevolezza della sua presenza. Noi siamo questa realtà ultima, noi siamo Dio! E’ il caso di ricordarlo, soprattutto nei momenti di sconforto. 
Osservatevi. A volte c’è la felicità, a volte c’è la sofferenza, a volte il piacere, a volte il dolore, a volte l’amore, a volte l’odio… Questo è il Dhamma da conoscere, dovete indagare la vostra esperienza. 
Rifletto spesso sul fatto che per noi un cammino ha sempre una meta. Tuttavia, una delle mie grandi lezioni nella vita è stata “Non cercare, trova! Ovunque tu vada, ci sei già”.
 Pag. 174.  Siamo tutti scalatori … abbiamo sempre bisogno di una scala. Una persona illuminata non è qualcuno che ha raggiunto l’ultimo gradino di una scala: L'illuminazione è smettere di salire o scendere una scala, è un ritornare ad essere naturali. La pratica è vita. Per questo ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti con fiducia trasformando l’attaccamento in generosità, la paura in umiltà, l’ignoranza in saggezza, la tristezza in gioia di vivere e di amare.
Capitolo  -  Un dialogo con l’autore.   La sofferenza modifica il rapporto dell’individuo con se stesso.  
Pag. 176-177.  Nel Mahayana il praticante viene sollecitato alla riflessione continua sulla relazione ”La forma è vuoto, il vuoto è forma; la forma è forma, il vuoto è vuoto”.  E’ un richiamo sul quale occorre riflettere un po’ più a lungo; l’approccio olistico, che considera l’individuo come un’unità, si sta diffondendo anche nella tradizione medica occidentale, non con poche difficoltà e confusioni. Nell’ambiente medico sono sempre più diffusi gli approcci olistici nei quali l’individuo non è più visto in termini di parti staccate, separate. Anche la medicina si sta avvicinando a una concezione di inter-relazione e interdipendenza. Inizia a considerare l’essere umano come “intero”.
E’ davvero possibile contattare un livello di coscienza superiore in cui osserviamo l’evento; a livello terapeutico, un passo fondamentale per entrare consapevolmente nel processo di guarigione è quello di acquisire la posizione del testimone.  
E’ la dimensione dell’osservazione; non sono più legato al turbamento psicologico che è proprio della coscienza in balia del mio malessere, ma sono al di là dell’evento e quindi posso osservarlo. Questa posizione di neutralità, o meglio di equanimità, permette di cambiare l’evento stesso e di essere parte attiva nel percorso di guarigione.  
Il rapporto avuto con i medici e la malattia.  Sarò eternamente grato ai medici per il loro intervento; mi è però rimasta nella memoria la solitudine che era dovuta al loro non riguardo, alla loro non attenzione, alla loro non presenza. Mi sono sentito curato e accolto sul piano medico, ma ignorato sul piano umano. Secondo me è importante allenare la capacità di mantenersi contemporaneamente lucidi in quanto professionisti ed essere profondamente umani. L’empatia è un modo bellissimo per far sentire l’altro speciale. 
Una delle cause di disagio sociale dell’Occidente è proprio la disgregazione del nucleo familiare, l’assenza della famiglia nel percorso di crescita, di guarigione, di vita.
Pag. 185. Le difficoltà vanno affrontate con una nuova visione olistica, che non è quella della separazione e della contrapposizione, ma quella dei valori spirituali dell’universalità, della compassione, dell’amore, della compartecipazione, della comprensione e dell’accettazione dell’altro.  
Confesso di essere stato anch’io vittima di un approccio sbagliato ai paradigmi sociali e spirituali, cosa che mi ha fatto sentire inferiore a chi consideravo più dotto, più intelligente, più perfetto e illuminato di me. Ero alla continua ricerca di una guida spirituale, di un leader idealizzato, di qualcuno che risolvesse tutti i problemi e che fosse in grado di dirmi cosa è il bene e cos'è il male, quale è la cosa giusta da fare, ecc.  Ciò non aiuta alla nostra evoluzione interiore. 
Come dice Jiddu Krishnamurti "Voi credete nei salvatori, ma è proprio da loro che dovete salvarvi. Vi dovete redimere dall'idea che qualcuno possa venire a redimervi".
In altre parole, si tratta di essere umili, fiduciosi e onesti con se stessi, di vivere semplicemente la propria vita facendo quello che deve essere fatto senza cercare riconoscimenti e successo, e superando la paura di fallire. 

Introduzione al Blog

Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono circa...