martedì 18 marzo 2025

Introduzione al Blog

Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono circa 800 articoli, la maggioranza dei quali verte su yoga, meditazione, buddhismo, filosofie orientali. Gli articoli sono essenzialmente riassunti di libri che ho letto su questi argomenti e che mi hanno particolarmente colpito.                                             

Per ricercare un soggetto specifico si può usare la finestrina a destra, oppure si possono usare le categorie (etichette) che si trovano sulla destra. Sul Blog sono riportati anche i libri che ho scritto sullo yoga e la meditazione e la gallery di alcuni miei viaggi.                              

       Buona lettura   


Yoga a Roma per Karuna

Chi segue regolarmente le lezioni di yoga (in presenza o on line) e volesse fare una piccola donazione all'associazione Karuna Shechen fondata dal monaco buddhista  Matthieu Ricard ( e che io sostengo),  può andare al seguente link:   https://action.karuna-shechen.org/fundraisers/yoga-a-rome

Ho avuto il privilegio e il piacere di conoscere personalmente Matthieu Ricard durante i miei soggiorni in Dordogna (Francia) e posso assicurarvi che è una persona eccezionale. I fondi raccolti andranno in progetti per aiutare le popolazioni locali dell'universo himalayano.
Karuna festeggia quest'anno il suo 25 anno di attività :  https://youtu.be/Spged_aXOSg          

 

Lezioni di Yoga alla Biblioteca Laurentina

 Tutti i lunedì alle ore 11,00  fino a giugno 2025 -   Piazzale Elsa Morante, 00143, ROMA    

Tel. 0645460760   e-mail:  laurentina@bibliotechediroma.it       


 

Lezioni di Yoga alla scuola Rosalba Carriera

 Tutti i giovedì alle ore 16,30 fino a giugno 2025 -   Indirizzo: Via Orazio Console, 80, 00128 Roma RM Telefono: 06 508 3954    


Riassunti dei libri che ho scritto su yoga e meditazione

 Riassunti degli libri che ho scritto su yoga e meditazione
https://maramici.blogspot.com/2024/11/riassunti-degli-ultimi-libri-che-ho.html

Differenza tra consapevolezza (in tibetano trenpa) e presenza mentale ( rigpa)

Mingyur Rimpoche presenta la differenza tra la consapevolezza e la presenza mentale e sceglie la consapevolezza.  Oggi ci sono molti stili di presenza mentale, alcuni validi altri meno, e molti sono completamente inventati.    

Sostanzialmente ci sono due tipi di meditazione:
- la prima Object oriented  con il focus sull'oggetto  (suoni, corpo, respiro, sensazioni, pensieri, ecc)  dove serve la concentrazione. Quando ci si distrae,  si riporta l'attenzione sull'oggetto, e ciò porta una certa rigidità.
- la seconda Self oriented.

Nello stile di meditazione del mio lignaggio, si da importanza alla consapevolezza, che come allegoria è una specie di lanterna, chee produce una fiamma con due particolarità: - La capacità di illuminare intorno a sé e ogni cosa intorno diventa visibile;  - La lampada è la luce stessa, self - luminosità.
Anche la mente ha la capacità di percepire gli oggetti,  ma anche la qualità di illuminare se stessa, di conoscere se stessa.
Nella tradizione tibetana il focus è sulla consapevolezza; Qualsiasi oggetto può fare da supporto per riconoscere e connettersi con la consapevolezza. La cosa importante è connettersi con la consapevolezza che è aperta e vasta.

Si può anche fare in due step una meditazione chiamata di consapevolezza aperta, senza avvalersi di un oggetto: - il primo passo è rilassarsi senza meditare, - il secondo è riuscire a meditare senza oggetto.

La presenza mentale è più conservatrice, la consapevolezza più liberale;
il respiro e qualsiasi cosa sorga nella mente: quindi esperienza, sentimenti, sofferenza , ecc,  può diventare un supporto, un punto di riferimento per la consapevolezza.
La consapevolezza è sempre presente e libera, è al di là dei fenomeni  e completamente calma e pura;
e questa sua meravigliosa natura è sempre con noi.
Il problema è che non riusciamo a riconoscerla.
Questa libertà, questa qualità di presenza e apertura della consapevolezza, questa presenza vigile di consapevolezza è sempre con noi. E' meraviglioso.
Noi dobbiamo solo connetterci con questa consapevolezza, usando un oggetto o meno, questa è il cuore della pratica.

La consapevolezza è il cielo, e le emozioni, i pensieri, le sensazioni  sono le nuvole.  La consapevolezza è un posto sicuro dentro di noi, che contiene compassione, benevolenza e saggezza. Dobbiamo solo riconoscerla. Il Big secret è la open awareness meditation chiamata anche object-less meditation. Ossia bisogna lasciare la mente così come è, in questo istante. La vera meditazione non richiede di meditare perchè la fondamentale qualità della nostra mente è pura, è oltre, è presente.  Avvertiamo allora il senso di essere, il senso di rilassamento, il senso di presenza. Dobbiamo lasciare ogni cosa così come è; e essere completamente naturali.

Mindfulness (o meditazione di consapevolezza) Buddhista

Mindfulness e meditazione sono diventati argomenti di grande attualità: su Amazon si trovano oltre 50.000 libri sull’argomento, mentre su YouTube esistono centinaia di migliaia di video dedicati alla meditazione. Influencer, guru offrono consigli su come ridurre lo stress e raggiungere la felicità. Molti sostengono che meditare ogni mattina aiuti a eliminare le distrazioni e a mantenere la concentrazione, mentre alcune aziende promuovono la mindfulness tra i dipendenti per aumentare il benessere e l’efficienza sul lavoro.         

Tuttavia, questa interpretazione moderna porta a incomprensioni sulla natura autentica della meditazione di consapevolezza.  Si tende a credere che la meditazione di consapevolezza consista esclusivamente nel vivere il momento presente, lasciando andare le preoccupazioni sul passato e sul futuro per raggiungere uno stato di rilassamento e felicità. La maggior parte delle pratiche di mindfulness implementate da molti professionisti e organizzazioni mancano della comprensione di cosa sia la consapevolezza nella tradizione buddhista e la mindfulness (meditazione di consapevolezza) viene ridotta a una tecnica di auto-aiuto. 

Sebbene ci sia un fondo di verità in questa visione, essa è molto diversa dalla prospettiva buddhista. La meditazione di consapevolezza ha radici millenarie ed è strettamente legata alle pratiche buddhiste. 

L'approccio moderno può addirittura risultare problematico quando le aziende lo utilizzano per promuovere il “non giudizio” in ambienti lavorativi difficili, spingendo i dipendenti ad accettare particolari condizioni di lavoro. La meditazione di consapevolezza non equivale alla semplice consapevolezza non giudicante, né è soltanto uno strumento per ridurre lo stress. Nel contesto buddhista, essa rappresenta un percorso di realizzazione e trasformazione.

Nei testi classici buddhisti, la consapevolezza è definita come un atto di “mantenimento della memoria e del ricordo”, un processo che porta alla comprensione del proprio vero sé. Essa ha un chiaro obiettivo soteriologico: liberare la mente dalle afflizioni, ridurre l’auto-referenzialità, sviluppare una maggiore sensibilità etica e morale e coltivare un senso altruistico verso tutti gli esseri senzienti. In questo contesto, la mindfulness non è uno stato di rilassamento, ma un cammino di trasformazione interiore.

L’equivoco più grande sta nel credere che la meditazione di consapevolezza serva a “sfuggire” alla mente, quando in realtà il suo scopo è affrontarla direttamente. La meditazione buddhista è, infatti, una ricerca profonda della nostra vera natura.

Molte pratiche moderne suggeriscono di chiudere gli occhi, focalizzarsi sul momento presente, sul respiro e non giudicare i pensieri che emergono. A volte si ricorre a meditazioni guidate per facilitare il processo. Tuttavia, nella tradizione buddhista, la meditazione non è un’esperienza esclusivamente mentale, ma si realizza attraverso il corpo.

Nella meditazione buddhista tradizionale, gli occhi rimangono aperti con coscienza consapevole ed espandendo il campo visivo, il respiro gioca un ruolo fondamentale: è guidato dal diaframma, lento e profondo, con lunghe espirazioni che coinvolgono i muscoli addominali. La postura è altrettanto importante: si sta seduti a gambe incrociate con la schiena dritta, le spalle rilassate e il mento leggermente rientrato, creando un’unione tra mente e corpo. Inizialmente questa posizione può risultare scomoda e persino dolorosa, ma affrontare tale disagio è parte del processo meditativo.

A differenza della visione moderna, che fornisce indicazioni su come “controllare” la mente, nella meditazione buddhista non vi sono istruzioni rigide su cosa fare con i pensieri. Ai principianti può essere suggerito di contare i respiri per unificare mente e corpo, ma il vero obiettivo è immergersi completamente nell’esperienza del respiro e del corpo. Attraverso questa pratica, si entra in contatto con il proprio vero sé e si affronta la visione dualistica della vita umana: la separazione tra mente e corpo, sé e altro, vita e morte.

In definitiva, la mindfulness buddhista è molto più di una semplice tecnica di gestione dello stress: è un mezzo per comprendere la natura della mente, trasformare il proprio modo di essere e sviluppare una profonda connessione con tutti gli esseri viventi.

Jésus et Bouddha - Odon Vallet

In questo testo l'autore, Odon Vallet, cerca di fare dei raffronti e di trovare delle similitudini tra il cristianesimo e il buddhismo, e in particolare tra Gesù e il Buddha, i creatori di queste due correnti di pensiero anche se nate in periodi diversi.   Odon Vallet ( 1947 - ) è specialista delle religioni, ha insegnato alla Sorbona, a Sciences-Po, e a l'ENA.     

Il termine cristiano appare per la prima volta  a Antiochia, in Siria, per designare il gruppo di discepoli di Cristo, mentre il termine buddhismo è stato creato dagli orientalisti europei ed è apparso alla fine del XVIII e si applicava al solo buddhismo in India. C'è una differenza di numeri tra cristiani e buddhisti; oggi i primi sono 2,2 miliardi nel 2024  e i secondi circa 500.000.   

Cristo è nato nel periodo di Augusto e ha predicato nel periodo di Tiberio, il Buddha è nato tra il 624 e il 480 a.C.  Zaratustra, Lao Tse e Confucio si situano nel VI secolo a.C. .  Mahavira, il fondatore del Jainismo, è quasi contemporaneo di Buddha.

I primi frammenti della vita di Gesù sono stati messi per iscritto due o tre decenni dopo la sua morte. I più vecchi documenti sugli insegnamenti buddhisti sono stati scritti tre o cinque secoli dopo la morte del Buddha, a Sri Lanka per il buddhismo Hinayana (55 testi in pali)  e altrove per il buddhismo Mahayana (55 in sanskrito) e poi tradotti in cinese, giapponese e tibetano (322 ). Il canone pali composto da 16000 pagine è stato scolpito su delle steli nella pagoda di Mandalay in Birmania. La versione giapponese è quella più grande: 55 volumi di 1000 pagine ciascuno (venti volte la Bibbia).

Il cristianesimo ha integrato una parte delle antiche scritture degli ebrei nell'antico testamento, mentre il buddhismo non ha integrato nulla dei Veda. L'insegnamento del Buddha sembra ateo. I quattro vangeli sono delle raccolte di insegnamenti di Gesù rivisitati sotto la guida degli evangelisti. I tre canestri buddhisti raccolgono gli insegnamenti del Buddha, e differiscono notevolmente secondo la traduzione. Contengono ancora dei segreti sul loro contenuto e sono fonte di saggezza per i lettori europei. Entrambi, Gesù e Buddha si sono fatti conoscere per i loro insegnamenti orali, e trasmessi poi dai loro discepoli.

Le più vecchie rappresentazioni del corpo di Buddha appaiono nel regno indo-greco, con l'arte del Gandara. Le statue rappresentano il Maestro, con i tratti distesi del viso, sorridente, che sembra sfidare le angoscie della vita; I suoi gesti sono degli insegnamenti sotto forma di immagini.

Le loro vite riportano il potere miracoloso dell'acqua. Entrambi hanno dato insegnamenti sulle rive di un fiume, il Buddha ha presentato il più importante sermone, come raggiungere il nirvana a Benares, e Gesù ha predicato sulle rive del Giordano. Gesù è stato battezzato da Giovanni Battista nel Giordano e Buddha raggiunge l'illuminazione sulla riviera Nairanjana, un affluente del Gange.

Molti traduttori europei del sanscrito, come ad esempio Eugène Burnouf (uno dei più importanti studiosi del buddhismo in Francia) non avevano mai messo piede in India, o come i traduttori americani dei manoscritti del Mar Morto (documenti contemporanei a Gesù e ponte tra il Nuovo e Vecchio Testamento) non hanno mai messo piedi in Giordania. Per il vecchio testamento non sono state trovate tracce di Abramo, Mosé e Isaia;  c'è qualche iscrizione su Geremia e Davide. Sono state trovate tracce di santuari buddhisti a Sarnath e Bodhgaya, ma nessuna traccia della vita del Buddha tranne una stele di Ashoka nel luogo della sua nascita e tracce di un palazzo che avrebbe potutto essere il luogo della sua gioventù. Nell'India del V secolo a.C. non si usavano pietre e materiali da costruzione. 

Il Dio cristiano siede nel regno dei cieli, e dovrà estendere il suo regno sulla terra, il Dio Indra (nel politeismo indù) risiede nel monte Merù, mentre il Buddha come Epicuro diceva di non avere paura degli dei. Il Buddha non ha riempito, ne vuotato il cielo, si è occupato della terra e dei suoi mali. Il  grande rivale di Gesù sarà Mitra, un Dio solare disceso tra i pastori all'alba del cristianesimo.

Gesù e il Buddha invitavano i loro discepoli a trovare la loro luce interiore, la differenza è che la luce interiore del cristiano è di natura divina, mentre quella del buddhista è il prodotto dell'esperienza, del cammino verso l'illuminazione. Il buddhismo èinteressato alla realizzazione dell'individuo e alla sorte delle collettività.

La morale e l'austerità buddhista hanno fatto sì che i popoli dell'Asia mantenessero le loro credenze ancestrali e le loro religioni costituite anche all'avvento del buddhismo,  vedi taoismo e confucianesimo in Cina, shintoismo in Giappone, ecc...  I buddhisti non hanno mai domandato di abiurare le vecchie credenze.  Non hanno mai cercato di fare proseliti, I cristiani, ha volte, ci hanno provato...

Il nirvana, è una nozione indiana e non solo buddhista, e indica la liberazione (moksha) dal ciclo delle rinascite. E il beneficiario può dissolversi nell'universo, integrarsi al cosmo, come il defunto le cui ceneri sono disperse nell'oceano o nel Gange.

Nelle religioni è comune la tendenza ad avvicinarsi al divino e tendere verso il cielo attraverso santuari, chiese, e altro. Il record delle pagode si registra in Birmania: la Pagoda di Schwedagon (110 metri) a Rangoon, quella di Schwemadaw (114 metri) a Pegu   e  quella in Thailandia a Nakhorn Pathom (127 metri)  vicino Bangkok.

Nel pensiero indiano non c'è un Dio trascendente per elevare la natura dell'uomo,  la parola atman designa sia il soffio che l'anima, il sè profondo e permanente, la realtà ultima dell'essere umano. Questa anima individuale deve cercare di fondersi nell'universale, il brahman. Nel cristianesimo, l'uomo può elevarsi verso Dio, ma non può ridiscende alla sua morte, a livello degli animali. Il buddhismo non postula l'esistenza di un'anima, io e non io, essere e non essere è lo stesso. L'induismo usa il termine samsara per indicare la trasmigrazione delle anime, il buddhismo usa la stessa parola per designare la spirale delle esistenze; l'anima non rinasce, ma l'esistenza ricomincia.  

Buddha e Mahavira non si integrano nel sistema delle caste, si rivolgono agli uomini e alle donne di qualsiasi casta. Il Buddha preferisce dare la priorità al merito rispetto alla nascita. Buddha e Gesù non vivevano in istituzioni democratiche, e senza rinnegare la loro identità, hanno lanciato un messaggio universale. Il buddhismo primitivo non ha ufficialmente soppresso le caste, il cristianismo antico non ha mai abolito la schiavitù. 

Prima dell'arrivo del comunismo in Tibet, i monaci erano il 30% della popolazione maschile, e sono sempre stati dieci volte più numerosi delle monache.  Sia il buddhismo, sia il cristianesimo si sono dotati di una organizzazione interna. Ma nel buddhismo,  non esiste una autorità centrale, ogni sangha e ogni monastero hanno la loro autonomia, e ciò ha portato alla creazione di scuole molto diverse tra loro. Questo fenomeno ha accresciuto la dipendenza del sangha nei confronti delle autorità politiche. In Thailandia, il re è il protettore della fede buddhista e nomina il Grande Venerabile, responsabile supremo nel Paese. In Birmania, i monasteri sono coordinati da un consiglio di 47 grandi monaci, la cui designazione è controllata dal governo. Spesso il potere temporaneo e spirituale si sovrappongono.  In Tibet dal 1577 al 1959, il Paese era diretto dal Dalai Lama, assistito dal Panchen Lama. Dopo la loro morte si reincarnano.  Nel cristianesimo esiste una specie di monarchia, non ereditaria, ma elettiva, la parola democrazia nel Nuovo Testamento appare una sola volta. Il nepostismo è presente sia nel buddhismo che nel cristianesimo. 

La Nonviolenza nel buddhismo ha i suoi limiti e non è stata sempre applicata: i monaci shaolin misero in fuga un'armata nel 600, il re birmano Anaweatha fece guerra al suo vicino nell'XI secolo; in Tibet ci furono spesso degli scontri tra berretti rossi e gialli. Il veicolo del diamante, nato in India del nord ha ereditato dall'induismo i riti, le iniziazioni, i guru e i mantra.

Durante l'impero romano l'80% delle chiese erano situate in Asia e in Africa, i grandi concili si tennero a Costantinopoli, Nicea, Efeso, Calcedonia. Oggi i 4 più grandi Paesi cattolici  sono il Brasile, il Messico, gli Stati Uniti e le Filippine;  Nel 1939 erano l'Italia, la Francia e la Germania. Nel buddhismo c'è una via del sud e una via del nord. La prima per mare del piccolo veicolo porta a Sri Lanka, Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia. La seconda per terra del grande veicolo ha portato il buddhismo in Tibet, Mongolia, Cina, e da qui in Vietnam e in Giappone. Questa seconda via si è servita dei cammelli e degli yak e ad ogni bivacco si è arricchita delle leggende locali e dei culti autoctoni. Il grande veicolo è arrivato a Java, dove si può ammirare il tempio di Borobodur e oggi il buddhismo è quasi scomparso dall'isola. 

Grazie a queste religioni e filosofie, si studia ancora il sanskrito nel buddhismo Mahayana, il pali del buddhismo Hinayana, l'ebreo del Nuovo testamento, il greco del Nuovo testamento, il latino della chiesa cattolica e le lingue slave per la liturgia ortodossa. Gli scismi nell'anno 1000 tra ordodossi e cattolici ha separato anche i fedeli che parlavano greco da quelli che parlavano latino. Così come lo scisma tra buddhismo Mahayana e Hinayama ha separato i fedeli cha parlano sanskrito da quelli che parlano pali. 

Il Buddha è sempre rappresentato immobile, spesso seduto in meditazione, mentre Gesù è spesso rappresentato in movimento; entrambi dominano gli elementi: Gesù marcia sulle acque, mentre Buddha domina sul suo fiore di Loto. 

Come dice Michel Serres: "la religione, è il contrario della negligenza",  i religiosi cristiani e buddhisti, fanno il voto di castità e di povertà. Nei monasteri buddhisiti vengono recitate due volte al mese le regole di vita quotidiana, come mezzo per evitate gli errori. I monaci sono invitati a rivelare davanti ai loro pari, gli eventuali errori commessi, metodo della confessione pubblica già adottata dai brahmani.  Fuori dalla vita monastica, il buddhismo impone solo cinque precetti: non prendere la vita (compresa la vita animale), non rubare, non praticare l'adulterio, non pronunciare brutte parole, non usare prodotti tossici (come alcol).

All'inizio la religione cristiana, non si basava sul dogma, nel senso che Gesù ha posto la compassione del buon samaritano al di sopra della dottrina delle leggi e San paolo ha messo la carità al di sopra della fede: "se mi maca l'amore, non sono niente". La nozione di dogma è poco utilizzata nel Nuovo Testamento, e si sviluppa con i Padri della Chiesa".  In Oriente esiste il Dharma che è l'ordine e la legge al quale il buon induista e il buon buddhista è sottoposto. Nell'induismo il dharma o dovere è in funzione delle caste e della nascita. Nel buddhismo è uguale per tutti; identico per tutte le persone di tutte le condizioni e realizza l'uguaglianza di fronte al bene e al male. Il dharma buddhista è soprattutto morale  e corrisponde alla vera natura dell'uomo. La ruota della legge (Dharma cakra) è il simbolo della dottrina buddhista, e rappresenta l'eterno ciclo dellle rinascite e i suoi otto raggi rappresentano l'ottuplice sentiero. E' stata messa in movimento tre volte: la prima corrisponde al primo sermone e insegnamento del Buddha, la seconda volta quando è stato fondato il Mahayana e poi quando è stato fondato il Vajrayana. La ruota rappresenta anche i l sistema dei centri di energia nel corpo umano.

Ci sono stati nel tempo 21 concili cristiani, ripartiti su due millenni. I concili buddhisti sono stati soltanto sei, agli ultimi due hanno partecipato solo i delegati del Piccolo Veicolo. Non c'è stato più un congresso generale accettato da tutti.  Comunque anche i cristiani (cattolici, protestanti, ortodossi) non sono più riusciti a fare un Congresso comune da circa un millennio, per cercare di attenuare le loro differenze. Il cattolicesimo ha definito il dogma dell'immacolata concezione (1854), dell'assunzione della vergine Maria (1850) e l'infallibilità del pontefice (1870). I primi due concili buddhisti (480 a.C,  e 386 a.C) avevano come tema le regole monastiche.  Altri due sono stati fatti per appianare alcune divergenze, sembrerebbe sotto l'imperatore Ashoka (250 .a C)  e  del re Kanishka (130 a.C) ,  Il quinto è stato presieduto dal re birmano Mindon (1853-1878). Il concilio vaticano II che si è svolto tra il 1862-1965 sotto Giovanni XIII ha avuto come risultato di fondare una nuova comunità ecclesiastica (nel periodo della riconciliazione franco-tedesca).

La trasmigrazione delle anime, ignorata dagli antichi testi vedici, è apparsa in India poco prima della nascita del Buddha e si trova spiegata nelle Upanishad, nella stessa epoca questa concezione si ritrova in Grecia, in filosofi come Pitagora e Paltone che erano stati influenzati dall'orfismo. Il cuore della concezione orfica, che influenzerà ampiamente Platone, è l'obiettivo, tramite riti iniziatici, della liberazione dal demone, del principio divino immortale ma imprigionato in ognuno di noi in corpi mortali. Un accenno al dualismo filosofico, tra corpo mortale e demone immortale. 

La metempsicosi (parola usata nelle filosofie occidentali) è una credenza propria di alcune dottrine religiose secondo cui, dopo la morte, l'anima trasmigra da un corpo all'altro, fin quando non si sia completamente affrancata dalla materia. La reincarnazione è  una delle credenze più riconosciute in ambienti legati all'induismo, al giainismo, al sikhismo e al buddhismo, anche se in quest'ultimo caso non riguarda la reincarnazione dell'anima ma quella del karma. la reincarnazione è presente anche in alcune religioni africane e in altre filosofie o movimenti religiosi.  

Nel buddhismo ciascuno è responsabile del proprio divenire, anche se nel Mahayana c'è l'aiuto dei bodhisattva. Nell'induismo il peccato più grave è quello di tradire la propria casta, nel buddhismo quello di negligere la vita religiosa. La liberazione, l'estinzione o nirvan passa da una riconciliazione dell'Uno con il Tutto, nell'induismo si deve integrare l'atman (anima individuale) con il brahman per ritrovare l'unità primordiale. Il buddhismo procede differentemente in quanto non conosce nè l'essere, nè l'anima. Professa il non-sè (anatman) con la vacuità (sunyata). La vacuità buddhista ricorda la vanità biblica come è descritta dall'Ecclesiaste. Il Qoelet o Ecclesiaste, è un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana. È scritto in ebraico e la sua redazione è avvenuta in Giudea nel V o III secolo a.C. ad opera di un autore ignoto. Per i cinesi e i tibetani, il nirvana è visto come qualcosa al di là della sofferenza. Dalla realizzazione della vacuità si passa alla felicità eterna. Il nirvana assomiglia molto al concetto di apatia, sconosciuto nel Nuovo Testamento ma sviluppato dalla patristica greca degli stoici. Nirvana e apatia coltivano l'insensibilità al dolore e il distacco dalle passioni, il controllo delle emozioni.

Cristo e Buddha hanno seguito un cammino differente, Gesù è morto e poi ha conosciuto la luce della risoluzione, il Buddha prima è arrivato all'illuminazione e poi si è estinto. Ha conosciuto due nirvana, il primo corrrisponde alla sua Illuminazione, il secondo si riferisce alla sua estinzione definitiva (parinirvana). Il nirvana buddhista rimette l'uomo nell'eternità, in quanto, questo stato supremo è riservato solo all'uomo, a solo chi è nella condizione umana ( non è riservato nemmeno alle divinità). Il nirvana nei testi buddhisti è descritto come l'altra riva dell'esistenza, dove vengono eliminati tutti i mali della vita.  La nozione  della morte come passaggio è fondamentale nel buddhismo tibetano, e il Libro dei morti (il Bardo Thodol) enuncia gli stati intermedi (bardo) del defunto. 

Tra morte e rinascita, in questo periodo transitorio che dura 49 giorni, i fedeli possono aiutare il defunto a trovare la luce dello Spirito e allontanarsi dalle apparenze. Queste preghiere ricordano le preghiere cristiane per il morto, anche se le finalità non sono le stesse.  Ma la convergenza più marcata tra buddhismo e cristianesimo a proposito della morte è il culto delle reliquie. Frammenti di ossa di santi e lama tibetani sono incassati negli altari delle chiese cattoliche e nei reliquari presenti in ogni luogo in Oriente. Uno stupa è un monumento buddista, originario del subcontinente indiano, la cui funzione principale è quella di conservare reliquie. Il termine chörten in tibetano, dagoba a Sri Lanka, dagon in Birmania, chedi in Thailandia, letteralmente significa "fondamento dell'offerta". È il simbolo della mente illuminata (la mente risvegliata, divinità universale) e del percorso per il suo raggiungimento.

Spesso il Buddha viene rappresentato come androgino (soprattutto in Thailandia) e non viene mai dipinto o scolpito nudo come il suo rivale Mahavira, il fondatore del Gianismo. Il Buddha è perfetto, eterno nella sua illuminazione, ammirabile nel suo corpo misterioso.  I monaci nel V secolo d,C. nel Cashimir praticano il matrimonio, e questo annuncia il tantrismo: il desiderio non può essere eliminato, allora da ostacolo diventerà il veicolo per la liberazione se controllato e guidato con i metodi yoga,  realizzando l'unione dei sessi. 

Nella tradizione giudaica-cristiana e nell'islamismo Dio è sempre rappresentato come un Dio maschile.  Nell'induismo c'è la rappresentazione di Shiva e Shakti, l'energia femminile e principio attivo.  Il tantrismo ha recuperato questo principio per ridare un aspetto femminile al buddhismo segnato dal ruolo predominante degli uomini. Anche Jung influenzato dall'India usa i termini anima e animus. Il tantrismo della mano sinistra (Vamachara) e quello del veicolo del diamante insistono sugli accoppiamenti rituali, mentre il tantrismo della mano destra (Dakshinachara) più portato sul principio maschile e conosciuto in Cina sotto il nome della Scuola dei segreti si accontenta di una unione sessuale simbolica. E' stato poi definito una rinascita dello Shivaismo e del suo culto del linga e della yoni.  Il buddhismo tantrico quando è arrivato in Cina ha trovato già la filosofia taoista impregnata del dualismo del femminile e del maschile, lo yin e lo yang. Ogni aspetto della realtà ha il suo opposto e si riequilibria con una forza uguale e contraria. L'obiettivo qui non è, come esposto in molti trattati tantrici, di arrivare all'unione con una divinità come Tara bianca o Tara verde che sono delle emanazioni del Buddha della compassione, ma piuttosto di ottenere la longevità attraverso una corretta sessualità. E fare un buon uso della Tige di jada e della Grotta di corallo.  In Giappone il buddhismo si è incontrato con lo shintoismo, che con i suoi riti di fertilità e culti fallici aveva una forte componente erotica. E si sono ripartiti i compiti, il buddhismo è associato alla morte e si occupa del culto dei defunti, lo shintoismo è associato alla vita e si occupa dei riti associati al matrimonio e alla nascita.  Nel cristianesimo si evidenzia lo scarto tra l'ideale del non-desiderio e la realtà delle pulsioni sessuali. Il bhramanesimo aveva una visione più unificante celebrando la virilità e la femminilità come i due più nobili valori della vita.

C'è una relazione complessa tra religione e salute, tra corpo e anima,  che varia secondo le varie epoche. Questa relazione culmina con i pellegrinaggi a Lourdes, La Mecca e Benares.  A Lourdes in 140 anni, 65 persone sono state ufficialmente dichiarate guarite sui due milioni di malati che sono stati in pellegrinaggio in questa città dei Pirenei. L'India di Buddha e Israele di Gesù erano caratterizzate da diversi tipi di purificazioni. Il Buddha accordava una grande importanza alla salute dei suoi monaci.  Gesù ha resuscitato il suo amico Lazzaro (Vangelo di Giovanni 11,1) mentre il Buddha non risponde alle sollecitazioni di una donna che era venuta a chiedere aiuto per la perdita del figlio. Gli chiede di portargli un chicco di sesamo proveniente da una casa dove non c'è stato un lutto, una morte.  La spiritualità buddhista si interessa alla salute; in Cina e in Tibet venerano ancora i Buddha della medicina. che sono preposti a portare un conforto al fedele, più che a guarire. Ciò corrisponde alla frase "guarire a volte, confortare a volte, consolare sempre".

Il testo nell'ultimo capitolo si chiede se Gesù e Buddha avranno un avvenire nei prossimi decenni. Oggi ad Hongkong si registra il più basso tasso di natalità mondiale con 1,2 bambini per donna. Le pagode diventano rare, così come i monaci, e come a Singapore la corsa al denaro sta sostituendo la ricerca del Nirvana. Il fervore buddhista si mantiene nei Paesi meno sviluppati dell'Asia come la Birmania dove tutta la popolazione è praticante e i duomi delle pagode continuano ad essere fatte in oro. Tutti i Paesi dell'Asia dell'Est hanno compiuto la rivoluzione industriale e post-industriale in venti anni, quella rivoluzione che in Europa è durata due secoli. Nonostante questo nei villaggi rurali il buddhismo resiste e le strade si animano al suono del gong dei monaci mendicanti.   In Cina e in Vietnam il taoismo ha perso terreno e il buddhismo ha sofferto;  e il paradiso sulla terra è in concorrenza con il nirvana.   Nonostante la scomparsa del marxismo, in Russia e in Europa, non c'è stato un ritorno alle chiese e alle pagode. Con lo sviluppo del capitalismo si vede il ritorno della miseria di un tempo, ma non la fede del passato; i mendicanti sono spesso nella metro e non sulle scale di una chiesa.  

Se il XX secolo sarà religioso, come profetizzava Malraux, non lo sarà in modo tradizionale. Infatti, l'Occidente cristiano si apre alla spiritualità orientale: comunque le conversioni di europei al buddhismo sono rare, anche se la meditazione è molto praticata. Le comunità asiatiche (le varie Cina Town) in Europa apportano le loro feste e i loro culti (Nuovo anno cinese, ecc... ) alla cultura occidentale. In senso inverso, il cristianesimo si propaga in Asia dell'Est. A Hanoi e a Saigon le chiese sono piene di fedeli; Bombay e Calcutta sono piene di seminaristi, ci sono più gesuiti in attività in India che in tutta Europa. In Corea i cristiani sono numerosi come i buddhisti.

I responsabili cinesi e indocinesi si inquietano sulla perdita dei valori asiatici e della occidentalizzazione della società, e cercano di favorire il culto degli anziani e il confucianesimo che sono più vicini alle tradizioni.  Lo sviluppo in Occidente del buddhismo mostra i suoi limiti. Il buddhismo e la meditazione possono essere considerati dei contropesi al materialismo della nostra civilizzazione o un antidoto alla rivolta sociale.  Oggi il buddhismo è la filosofia dei Paesi che stanno conquistando i nostri mercati, come la Cina e il Giappone.   A lungo termine, si prospetta l'avvicinamento tra cristianesimo e buddhismo come in Vietnam, dove che questa sintesi è stata reealizzata nella religione del Cao Dai, una parola che significa Grande Essere, e il suo simbolo è un occhio sinistro che illumina il mondo. Cinque milioni di vietnamiti aderiscono a questo culto che venera Confucio, Buddha, Lao Tse, Mose e Gesù.  Il mondo dovrebbe rendere omaggio alle sue due tradizioni di Oriente e Occidente, e continuare a festeggiare San Benoit, il patrono dell'Europa e favorire la meditazione per arrivare al nirvana.

Oggi il nemico della religione, del percorso spirituale e del sincretismo è il materialismo imperante, l'agnosticismo, e la disperazione. Si spera che questo cambiamento di fede/fedi e di credenze non provochi delle nuove guerre di religione. Possa la persona che crede nel cielo, o non ci crede, colui che attende il paradiso o si prepara al nirvana, costruire la sua speranza tra "la folla immensa dove l'uomo è un amico".

Lo Yoga è prima di tutto uno stile di vita

Articolo scritto da Mahazosoa Ratsimba Rajohn

In una società in crisi di valori, dove l'individualismo tende a legittimare l’ognuno per sé, dove le pressioni normative sono sempre più forti, dove i ritmi di vita attuali impongono cadenze frenetiche, dove la nostra crescente connessione alle nuove tecnologie diventa un'attività che consuma tempo, alterando la qualità del nostro sonno e cambiando radicalmente il nostro rapporto con il tempo e con gli altri, dove i rischi di dipendenze si moltiplicano perché a volte appaiono come soluzioni immediate per placare le nostre tensioni,  il bisogno di centrarsi nuovamente per risvegliare la propria consapevolezza e ritrovare l’armonia con se stessi e con l’ambiente circostante diventa una necessità.

Una necessità avvertita da un numero sempre maggiore di persone, stanche di essere sottoposte a pressioni e desiderose di ritrovare uno stile di vita che metta corpo e mente in perfetta sintonia, nel rispetto di sé stessi e degli altri. Una filosofia del benessere che tenga conto del mondo in cui viviamo, dell'individuo e della comunità a cui apparteniamo. La consapevolezza ecologica e le minacce che gravano sul nostro ambiente e sulla nostra salute si inseriscono perfettamente in questa dinamica.

Lo yoga, poiché agisce sul piano fisico, mentale e spirituale, sta riscuotendo un successo meritato e del tutto legittimo, perché propone una visione olistica del benessere, coinvolgendo il corpo, l’ambiente e la storia personale di ognuno. Lo yoga non è solo una serie di esercizi o posture codificate, ma diventa rapidamente, per chi lo pratica, un vero e proprio stile di vita, poiché è dimostrato che restituisce significato, calma e modifica il nostro legame con il mondo. Occupa velocemente un posto privilegiato nella vita quotidiana perché coinvolge tutti gli aspetti del benessere. Un vero e proprio ancoraggio che permette di guadagnare in chiarezza e lucidità.

Stile di vita: alcuni principi fondamentali dello yoga.   Lo yoga mira sempre al benessere e alla salute. Oggi sappiamo quanto lo yoga sia rispettoso del corpo e come, attraverso un'attività fisica adeguata, con posture precise e antiche chiamate asana, e grazie alla pratica regolare, possa migliorare il sonno, la postura, il sistema immunitario, l’equilibrio mentale e offrire maggiore serenità nell'affrontare le sfide quotidiane.

Un altro principio fondamentale è il pranayama, gli esercizi di respirazione che ci riconnettono con ogni organo del nostro corpo. Spesso si dimentica quanto sia importante respirare: l’apporto di ossigeno è essenziale, vitale, e tutti i processi biologici del nostro organismo dipendono dalla respirazione. Certo, tutti noi respiriamo senza pensarci, è il nostro primo riflesso alla nascita, ma lo yoga ci insegna a ritrovare consapevolmente il senso della respirazione e a sfruttarne i benefici. Imparare a respirare meglio dona più energia, aiuta a ritrovare calma ed equilibrio. Questo principio va oltre le sessioni di yoga, diventando uno strumento prezioso per affrontare gli eventi della vita quotidiana con maggiore lucidità.

Tuttavia, intraprendere questa pratica richiede coerenza, anche nelle scelte alimentari. Se respirare è essenziale, anche nutrirsi è una necessità vitale, poiché è attraverso l’alimentazione che il nostro corpo riceve energia. Il nostro rapporto con il cibo è spesso alterato dai ritmi frenetici della vita: mangiamo troppo velocemente, troppo o troppo poco, in orari irregolari, con un'alimentazione sbilanciata, ricca di zuccheri, sale e grassi. La pratica dello yoga porta naturalmente a ripensare il nostro rapporto con il cibo, grazie alla maggiore consapevolezza dei benefici del prendersi cura di sé.

Per raggiungere questa serenità e consapevolezza, è fondamentale anche rilassare la mente e alleviare le tensioni. Lo yoga, grazie alle sue virtù rilassanti, offre strumenti straordinari per eliminare ciò che ci sovraccarica e genera ansia, permettendoci di ridurre lo stress, uno dei mali principali della nostra società. Durante la pratica, attraverso le posture e le tecniche apprese, si acquisiscono gli strumenti per un profondo rilassamento, ma si adotta anche un atteggiamento più ampio, che aiuta a prendere le distanze dagli eventi e a gestire meglio le preoccupazioni quotidiane. Anche in questo caso, si tratta di un esercizio di consapevolezza, che fa dello yoga un autentico stile di vita.   

Non sorprende, quindi, che lo yoga sia spesso associato alla meditazione (Dhyana), che favorisce una maggiore concentrazione (Dharana), lucidità e consapevolezza. Lo yoga non è solo una serie di asana (posture) dai comprovati benefici, ma una disciplina che ci invita a ripensare il nostro rapporto con il mondo. Non si tratta di rivoluzionare la nostra vita da un giorno all'altro: gli obblighi professionali e familiari non scompariranno magicamente, e nemmeno è questo l’obiettivo. Tuttavia, spesso questi impegni ci opprimono e ci causano stress perché perdiamo il senso delle priorità. Il benessere che deriva dalla pratica dello yoga ci insegna a dare il giusto valore a ogni cosa, azione e parola, permettendoci così di vedere il mondo e il nostro posto in esso sotto una nuova luce. Lo yoga, prima di tutto, è un modo di vivere.

Quando si comprende la vastità dello yoga, si realizza che esso va ben oltre le semplici sessioni di pratica. Si manifesta nel nostro modo di agire, di pensare, di essere. Si esprime anche nelle scelte che facciamo per migliorare il nostro benessere e quello della nostra comunità.

Lo scopo ultimo dello yoga: il Samadhi. L'obiettivo finale è raggiungere uno stato in cui siamo tutt'uno con l'universo. Uno stato di pace e distacco. La pratica dello yoga, quindi, non si limita al corpo, ma si prende cura, come abbiamo visto, di tutti gli aspetti della vita.

Joyful Wisdom - Yongey Mingyur Rinpoche

 "La notra vita è modellata dalla nostra mente, noi diventiamo quello che pensiamo " - dal Dhammapada "Come esseri umani, soffriamo per non avere ciò che vogliamo e per non tenere ciò che abbiamo".

Questo è il periodo dell'ansietà e della infelicità. Il libro - Gioia e saggezza - offre una guida per applicare gli insegnamenti e le pratiche buddhiste alle sfide della vita quotidiana.    

Il tempo che le persone dedicano ad accumulare la ricchezza esterna offre poche opportunità per coltivare la ricchezza interiore; questo squilibrio lascia le persone particolarmente vulnerabili alle difficoltà della vita. Le persone sono paralizzate da bassa autostima, depressione, stress o emozioni debilitanti.

Mindfulness è la pratica che ci permette di accogliere dolcemente pensieri, emozioni e sensazioni, e non è facile perchè siamo, per la maggior parte del tempo, sopraffatti dagli aspetti della nostra esperienza quotidiana. E' sorprendere scoprire che pensieri e sentimenti che sembravano solidi e potenti svaniscono, come sono apparsi. E si scopre piano piano, che  il senso di solidità e permanenza è un'illusione.

Dovremmo essere come un viaggiatore intelligente che porta i problemi con se, senza farsi prendere dal panico. Importante è imparare ad osservare i pensieri e le emozioni, attraverso la meditazione, che vengono e vanno. Gradualmente si comincia a realizzare che i sentimenti, come speranza, paura, rabbia, ecc, non sono altro che idee che fluttuano nella nostra mente. Dovremmo apprendere a liberarci dalle abitudini mentali e dalle emozioni che imprigionano la maggior parte delle persone in conflitti interiori e esteriori senza fine. 

Riconoscere che,  disagio, malattia e malessere (dukkha), sono le basi dell'esistenza è il primo passo per liberarcene o almeno saremo preparati per affrontarli. Le quattro grandi sorgenti della sofferenza sono: nascita, vecchiaia, malattia e morte. Spesso ci creiamo noi stessi della sofferenza, in modo inconscio,  inventandoci delle storie, dicendoci che non siamo abbastanza bravi, ricchi, intelligenti, ecc. e non ci sentiamo  a nostro agio se siamo vestiti male, non ci piaciamo fisicamente, se abbiamo i capelli corti, lunghi, il naso corto, ecc... poi poco a poco ci rendiamo conto che queste deformità sono solo una creazione della nostra mente.

Ci sono tre categorie di sofferenza; 1 - la sofferenza per il soffrire, 2 - la sofferenza per il cambiamento, 3 - la sofferenza pervasiva. 

1. si manifesta quando siamo in situazioni di disagio, accentuiamo il dolore associandoci aspetti psicologici e emozionali.     2.  si manifesta quando siamo in cerca sempre del nuovo, questa ricerca in oggetti esterni accentua la credenza che non siamo completi, non possiamo essere sofddisfatti con noi stessi.  3- anche se siete nella situazione perfetta, c'è sempre quel piccolo sconforto che ti invita a muoverti e rimetterti alla ricerca di qualcosa che non esiste.      

Si dovrebbe apprezzare il continuo e incessante cambiamento che avviene minuto dopo minuto, quel continuo cambiamento che i buddhisti chiamano impermanenza. Appena registriamo l'idea "ora" che già è diventata "poi". Bisogna apprendere a diventare amici dell'impermanenza...    Occorre portare l'attenzione ai cambiamenti nel corpo eseguendo il respiro, osservare il continuo cambiamento a livello sottile...  Il modo in cui sperimentiamo le cose e gli eventi è semplicemente il riflesso della nostra mente.  Se riusciamo ad osservare questo fenomeno, abbiamo un'opportunità di  conoscere un pochino di più la nostra mente.  La seconda nobile verità spiega che le cause della sofferenza non risiedono negli eventi e circostanze ma nel modo in cui noi percepiamo e interpretiamo la nostra esperienza.  Ma da cosa deriva la nostra interpretazione?   Stiamo dicendo quello che stiamo dicendo perché crediamo veramente a ciò o perchè è dovuto alla cattiva giornata che ho passato al lavoro??? Dobbiamo capire che tutto è relativo.

Ignoranza, desiderio e avversione sono definiti "i tre Veleni" nel buddhismo. Quando ci fissiamo sulle nostre percezioni, perdiamo la nostra abilità di volare.  Cambiando percezione, la stessa esperienza cambia.

Prendiamo il fenomeno della vecchiaia, pensa quante cose puoi fare adesso, che non potevi fare quando eri giovane... L'età non è il nostro nemico; la fissazione è il nostro nemico,  se ci sentiamo vecchi, poco attraenti e inutili, cominciamo ad agire da vecchi...  Bisogna riuscire a guardare da vicino e con coraggio le cause del nostro malessere, solo guardando direttamente il fenomeno possiamo attenuarlo o eliminarlo (ad esempio il problema di bassa autostima, gelosia, ecc..).

Ma come posso liberarmi dall'attaccamento, speranze e paure?  Semplicemente non provando!!! Perchè provando a uscirne, si rinforzano semplicemente le paure. Devo limitarmi semplicemente ad osservare le mie emozioni.

Esistono due tipi di consapevolezza: la pura consapevolezza e la consapevolezza condizionata. La consapevolezza condizionata è una prospettiva colorata da ignoranza, desiderio e avversione. La natura di Buddha, che può emergere e si può sperimentare a tratti nella nostra quotidianità,  è caratterizzata da infinita saggezza, infinita capacità, e da un'immensurabile amore-gentilezza e compassione.   Questi momenti sono chiamati "Momenti di Buddha". Ognuno di noi ha il proprio rifugio.

Spesso se una persona ha dieci qualità, di cui nove positive, la maggior parte delle persone si focalizzerà esclusivamente sulla qualità negativa. Alcune abitudini mentali e emotive condizionano il nostro punto di vista. Diventiamo attaccati a un personale punto di vista, Crediamo che il modo in cui guardiamo le cose, sia il vero modo di guardarle.  Quotidianamente proviamo un senso di incompletezza, isolamento e instabilità e nello sforzo di combattere il nostro disagio, ci attacchiamo alle cose esteriori. Ma purtroppo le nostre certezze e cose materiali su cui basiamo la comprensione del mondo (il lavoro, il rapporto, la salute)  spesso si sgretolano. La stessa persona gioiosa che guarda  la vita con entusiasmo il giorno dopo è arrabbiata, o depressa, e non riesce ad uscire dal letto. Quanti  "IO" esistono?  Noi abbiamo la tendenza a dire che questi aspetti sono delle "parti" di me stesso! Ma se ci sono delle parti, ci può essere l'Uno?   Poco a poco riconosciamo che non esiste persona, oggetto, posto che sia indipendente, ma ogni cosa è fatta da un numero di parti differenti, cause e condizioni interrelate. Questo è uno dei principali concetti buddhisti l'Interdipendenza di tutte le cose.  Ma cosa significa? Che non siamo reali? che i miei sentimenti non sono reali? Altro elemento importante negli insegnamenti buddhisti è il vuoto o la vacuità (il principale soggetto del secondo insegnamento del Buddha - o ruota dell'insegnamento).  Il vuoto è il background, un infinito spazio "aperto" che permette ad ogni cosa di apparire, cambiare, scomparire e riapparire. E' l'assoluta realtà, la natura di base, di tutte le nostre esperienze.  Non è zero, ma non è nulla. E' la base della natura di Buddha; una potenzialità aperta e senza fine per ogni tipo di esperienza.

Ci sono tre stadi della pratica:   l'ascolto, la contemplazione, la meditazione. L'ascolto è il permettere a se stessi di essere introdotti a nuovi fatti e idee. La contemplazione è pensare alle indicazioni ricevute durante gli insegnamenti e vedere se sono validi per capire e affrontare gli eventi della vita. E capire quanto la tua vita è colorata, a livello emotivo, fisico o intellettuale, da dukkha (sofferenza) o da disagio. La meditazione inizia proprio osservando le nostre esperienze senza giudicare. L'uso della mente per guardare la mente, è ciò che, nella tradizione buddhista, si intende per meditazione.  Il termine tibetano "gom" significa proprio familiarizzare, e in questo caso familiarizzare con il funzionamento della mente. Il Buddha introdusse una serie di pratiche finalizzate ad aiutarci a prendere le distanze e osservare la mente.

 Anche nel buddhismo si sottolinea l'importanza del rapporto mente-corpo,  "per far si che la mente sia calma e quieta, il corpo deve essere disciplinato".  Nel testo Mingyur Rinpoche presenta l'allegoria del rapporto tra il fantino e il cavallo, il fantino è la mente, il cavallo è il corpo; un fantino tranquillo può calmare il cavallo, un cavallo tranquillo può calmare il fantino. Nel metodo formale di meditazione vengono presi in considerazione sette punti della posizione fisica chiamata Vairochana (il significato è il sole) . - Il primo punto è stabilire una ferma base per collegarti  all'ambiente dove si sta praticando; - il secondo è riposare le mani sull'ombelico: - il terzo è lasciare dello spazio tra le braccia e la parte alta del corpo; - il quarto è tenere la colonna più perpendicolare possibile rispetto al suolo; - il quinto allungare il collo inclinando il mento verso la gola (un po' più del normale); - il sesto interessa la bocca, e i denti , ossia si deve permettere alla bocca di riposarsi naturalmente; - l'ultimo punto riguarda gli occhi, cercare di mantenerli aperti, così è più facile rimanere consapevoli, e importante è avere un focus su cui portare l'attenzione, senza vagare da esperienza a esperienza. Trovare un equilibrio fisico aiuta a stabilire un equilibrio tra il prana (energia), le nadi (i canali in cui questa energia si muove) e i bindù (le gocce di energia vitale). Importante è trovare un equilibrio per lo stato del nostro corpo e della nostra mente, trovare la via di mezzo, non troppo teso, non troppo rilassato. All'inizio è consigliato fare brevi sedute di meditazione, magari nello stesso giorno.      La meditazione in questo modo diventa parte della nostra vita quotidiana, piuttosto che qualcosa che facciamo per sentirci bene...

Noi riceviamo sollecitazioni continue dai nostri sensi, dai nostri pensieri ed emozioni. Per questo la maggior parte delle persone si sentono stressate. Una delle pratiche base è chiamata Shamatha (che significa pace, calma).  Quando osserviamo qualcosa, sentiamo qualcosa, o guardiamo qualcosa, un pensiero, un'emozione formuliamo sistematicamente una specie di giudizio  riguardo l'esperienza. Mi piace, Non mi piace, Non so...   Shamatha è il lasciar andare, Non formulare giudizi o opinioni, osservare semplicemente il fenomeno.  La semplice consapevolezza è la capacità di vedere e riconoscere quello che stiamo vedendo, ma senza concetti associati che disturbano la nostra visione.    Senza la chiarezza, non saremo capaci di percepire, pensare o provare qualcosa. Shamatha ci aiuta a sviluppare la nostra chiarezza interiore.  Shamatha si sviluppa attraverso vari passi:

  • 1- non focalizzarsi su qualcosa in particolare,  la mente è in pace, aperta, riposata ed immersa nel momento presente. Qui e ora, è il solo momento presente.
  • 2- oltre i cinque sensi, il buddhismo riconosce un sesto senso chiamato coscienza mentale, è quello che i neuroscienziati descrivono come la capacità di organizzare le informazioni ricevute attraverso i sensi e formare un concetto o immagine mentale. La tecnica per usare la vista come mezzo di far riposare la mente è la meditazione della forma. Ossia riposare l'attenzione su un oggetto specifico, o sulla forma o sul colore. cominciamo a realizzare che quello che vediamo e come lo vediamo è un'immagine fatta da pensieri, memoria, e limitata dai nostri organi sensoriali. E non c'è differenza tra ciò che vediamo e la mente che vede l'oggetto.
  • 3- portare l'attenzione a un suono,  e come nel punto precedente, gli oggetti visuali e i suoni servono a far riposare la mente. La meditazione accompagnata da suoni ci aiuta a distaccarsi gradualmente dall'assegnare un significato ai suoni che udiamo. 
  • 4- partecipare all'esperienza fisica. C'è un modo formale per usare le sensazioni fisiche della respirazione come focus per calmare la mente, ad esempio contando la prima inalazione e esalazione come uno, e arrivare a ventuno. Poi ricominciare. Prendere quindi le nostre sensazioni fisiche come opportunità di diventare consapevoli (testimoni) della consapevolezza.  Anche l'attenzione alla sensazione di dolore fisico può aiutarci a gestrire e affrontare il dolore.
  • 5- l'attenzione ai pensieri. Pensare è la naturale attività della mente. se si osservano i pensieri, si comincia a percepire che appaiono e scompaiono rapidamente, lasciando un piccolo spazio tra l'uno e l'altro... Portando l 'attenzione su questo spazio, a poco a poco lo spazio aumenta e la mente si riposa. Dando attenzione a quello che stai sperimentando in un dato momento è una forma di meditazione. Occorre guardare ai pensieri in se stessi, senza cercare le cause e le condizioni che li hanno fatti apparire nella mente.  Semplicemente guardare l'esperienza direttamente. Alternando momenti di attenzioni ai pensieri a momenti di non attenzione.
  • 6- l'attenzione alle emozioni, osservare le emozioni che si provano senza attaccamento o avversione, semplicemente inquadrandole nelle categorie, positive, negative o neutre. Quali tipi di emozioni prevalgono? Occorre cercare di evitare persone o situazioni che provocano emozioni negative. 

L'intuizione.  Il metoto per arrivare all'esperienza diretta della vacuità, unificata alla chiarezza, è chiamato vipashyana (in sanscrito) che significa intuizione e vedere oltre. Combinando la comprensione della vacuità con il metodo dell'attenzione, vipashyana offre un metodo esperienziale di andare oltre gli attaccamenti concettuali di "me", "tu", "loro", "gelosia", "rabbia" e così via. Ci troviamo di fronte alla libertà di consapevolezza senza limitazioni dovute alle abitudini mentali  ed emozioni. Ad esempio quando stiamo attraversando momenti difficili, di sofferenza e dolore dovuti a divorzi, perdita di persone care, dovremmo prendere consapevolezza del dolore e suddividerlo in piccoli pezzi guardando le sensazioni che emergono. Le sensazioni che passano nella mia mente, nel mio corpo, i pensieri che emergono, in questo modo divento l'osservatore e mi disidentifico. Si può arrivare per un istante all'esperienza che non c'è più distinzione tra osservatore, il fenomeno osservato e l'atto dell'osservare.

Nirvana è la diretta esperienza della nostra inerente natura libera, - una perfetta pace della mente libera da concetti, attaccamenti, avversioni, ecc.  Samsara è un punto di vista al quale noi siamo diventati attaccati in uno sforzo per definire noi stessi, gli altri, e il mondo intorno a noi mentre viaggiamo in un regno caratterizzato da impermanenza e interdipendenza.  L'ego, nel buddhismo, è un semplice insieme di funzioni sviluppate per assisterci a navigare nella realtà relativa.

Vipashyana è spesso difficile da praticare perchè disturba il nostro attaccamento alle cose che è diventato per noi famigliare. Il samsara è un'espressione del nirvana.

La vacuità. Chi sono "Io"?  In effetti non possiamo veramente trovare un "Io".  Il nostro corpo è sottoposto a continui mutamenti, quindi cerchiamo un "Io" interiore che non può essere definito dalle circostanze. Noi agiamo come se avessimo un "io" da proteggere, evitare il dolore e cercare conforto e stabilità. Le implicazioni sono che  dolore e piacere sono qualcosa di estraneo al nostro "io".

Lo scopo della meditazione è anche quello di scoprire dentro la nostra propria esperienza un senso di libertà dall'idea dell'  "Io" permanente e indipendente.  Questa è un'esperienza che, una volta provata, può cambiare la nostra vita aprendo a nuove dimensioni e possibilità.

Raggiungere Shamatha con una comprensione della vacuità non significa comunque negare la realtà relativa che è la cornice nelal quale operiamo nel mondo. La negazione di questa realtà relativa può portare alla follia. C'è un terzo livello che è quello della "finta realtà reale".  Noi dovremmo rapportarci con l'esperienza con la consapevolezza che dividerla in osservatore e fenomeno osservato è essenzialmente una invenzione concettuale.  Quando portiamo la mente ad osservare la mente - se stiamo cercando "me", "altri" "pensieri" e "sensazioni", possiamo iniziare a vedere la mente stessa.  Diventiamo aperti alla possibilità che la mente - l'unione di vacuità e chiarezza -è capace di riflettere ogni cosa.

Empatia. "L'essere umano è parte di un tutto chiamato da noi universo".  L'empatia è l'abilità di identificarsi con o capire la situazione nella quale gli altri si possono trovare. l'ordinaria gentilezza amorosa e compassione include differenti fasi; - la prima è quello di sviluppare un senso di tenerezza verso se stessi. - Guardare l'esperienza di se stessi nel momento presente (l'essere vivi in questo momento)  come focus della meditazione. - Riconoscere che abbiamo un corpo, una mente e apprezzarli è il primo seme per la felicità e il sollievo dalla sofferenza. - Poi si dovrebbe lavorare sui pensieri e scoprire quanto è bello essere in vita, scoprire un senso di benessere che apre a tutte le possibilità.  Questa fase nel buddhismo tradizionale si concretizza nella recitazione di preghiere "possa io conseguire la felicità, possa essere libero dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza". Poi la mente si riposa, rilassata e aperta.  E' importante trattare tutti con gentilezza, anche le persone per cui provi antipatia. Molti praticanti buddhisti prendono fiducia in loro stessi quando cominciano a vedere che si possono affrontare situazioni difficili con la chiarezza e la saggezza nate dalla compassione e gentilezza amorevoli.  Si sviluppa in questo modo un grande apprezzamento per le possibilità insite nell'essere umano.

Bodhicitta.  Bodhi significa diventare sveglio, citta significa mente o spirito.  Nella tradizione buddhista ci sono due tipi di bodhicitta: relativa e assoluta. - Assoluta quando la mente è completamente pura, come lo stato a cui arrivò il Buddha che per otttenere questo risultato impiegò sei anni.   - Lo sviluppo della bodhicitta relativa implica due aspetti: aspirazione e l'applicazione.  Questa aspirazione può prendere le forme di seguire dei consigli, ascoltare un insegnamento, o seguendo l'esempio di un maestro. L'applicazione della bodhicitta può concretizzarsi con piccoli gesti, come ad esempio non rubare, non fare gossip, non procurare dolore, ecc... gioire per le belle cose che accadono ad altre persone piuttosto che essere preso da gelosia.  Questo crea una situazione vincente per tutti.  L'aspirazione (o intenzione) ha un grande potere,  la mente diventa più forte, il comportamento emotivo diminuisce, e la capacità di aiutare gli altri aumenta.

Ma cosa dobbiamo fare quando ci troviamo di fronte ad ansia, lutto, gelosia, rabbia o disperazione?          "Ogni cosa può essere usata come un invito alla meditazione".  Sogyal Rimpoche            La meditazione non è separata dalla nostra vita, è la nostra vita. 

Per eliminare i problemi, abbiamo bisogno di problemi. La nostra vita è contornata di sfide e problemi di ogni tipo, come gestirli? Per i buddhisti l'obiettivo è non di eliminare o risolvere i problemi, ma usarli come base o focus per riconoscere il nostro potenziale. Ogni pensiero, ogni emozione, e ogni sensazione fisica è un'opportunità per portare la nostra attenzione all'interno e diventare un po' più familiari con la sorgente. Oltre il fango costituito da ignoranza, desiderio, avversione troviamo l'oro, la nostra natura di Buddha, che in essa stessa è oltre ogni descrizione.  Decenni di esperienze e fango non hanno cambiato la natura dell'oro e la nostra vera natura. Per molti, è un lento e graduale processo avvicinarsi e percepire queste qualità positive innate all'essere umano. Qualità che spesso abbiamo difficoltà a percepire in noi stessi. Alcuni si chiedono: "ma se io ho queste qualità, perchè sono sempre nervoso, ansioso, depresso, senza speranza, o litigo spesso con gli altri "?

 Le percezioni influenzano le esperienze, le esperienze influenzano il comportamento, i comportamenti rinforzano le esperienze e le esperienze rinforzano la percezione.   Il testo Abhidharma spiega l'insegnamento buddhista in dettaglio ed elenca  84 tipi di afflizioni mentali e emotive che ci impediscono di cambiare. Il testo Mahayana Uttaratantra riporta le abitudini che ci impediscono di percepire la nostra vera natura che possiamo chiamare "Buddha Nature Blockers". Questi blockers sono le modalità con cui rispondiamo alle esperienze e ci impediscono di rapportarci alla vita con saggezza e consapevolezza. Il primo blockers è la tendenza a autocriticarci e a giudicarci e a sentirci inadeguati, incompetenti, sbagliati. Bassa autostima, ansia da prestazione rientrano in questo primo caso. Alcool e droga provvedono un senso artificiale di sicurezza a persone che mancano di fiducia in loro stessi o con difficoltà a relazionarsi con gli altri.  Il secondo blockers è l'attitudine a giudicare gli altri. Le altre persone sono meno competenti di noi, sono sbagliate, sono in torto...  Rappresenta la difficoltà a vedere qualcosa di buono negli altri. Questo è anche quello che succede a varie coppie, dopo un lungo periodo di convivenza, i partner cominciano a vedere le imperfezioni dell'altro, e il partner diventa fonte di irritazione e dolore.  Il terzo blocco è quello di vedere il falso per il vero. I buddhisti lo chiamano 'eternalismo',  ossia la tendenza a considerare certi aspetti dell'esperienza come assoluti, e non una combinazione  temporanea di cause e condizioni. Il quarto è vedere il vero per il falso. il quinto blocco, che può essere considerato la base degli altri, è il mito di Sè stessi. Ci aggrappiamo alle nostre opinioni, nostre narrazioni senza mai metterle in discussione.  Questi blockers lavorano in sinergia, e condizionano il nostro modo di pensare e agire e dobbiamo anche essere consapevoli che questi blockers sono un prodotto del nostro modo di pensare.  Guardare al modo in cui guardiamo le cose è l'essenza di vivere sul sentiero. in questo modo i semi delle nostre qualità positive cominciano a germogliare.

 "La consapevolezza è un modo neutrale che permette di mantenere la nostra capacitò di riflessione anche quando ci troviamo in mezzo a emozioni turbulente". - Danile Goleman.  

L'obietttivo della pratica dell'attenzione o samatha è diventare consapevoli di essere consapevoli, La consapevolezza è la base, il supporto della mente. La consapevolezza ci permette di capire cosa stiamo provando a livello emotivo e cosa stiamo pensando. La prima tappa è quella di portare l'attenzione ai pensieri, alle sensazioni senza nessuno scopo o intenzione. Giusto arrivare a notificare cosa si  sta provando, pensando. La seconda tappa è la consapevolezza meditativa, ossia arrivare ad avvicinare emozioni e pensieri come oggetti di focus per stabilizzare la consapevolezza.  Spesso quando proviamo a prenderne consapevolezza, spariscono, e questo è un bel risultato perchè siamo arrivati ad essere consapevoli di essere consapevoli.   Se non spariscono è una buona opportunità di diventarne l'osservatore, lo spettatore.  Per incominciare dovremmo darci dei piccoli obiettivi, ossia cercare di focalizzarci su un suono o una forma, e poi passare ad allenarsi e focalizzarsi su piccole emozioni o pensieri che influenzano la nostra attuale esistenza (come ad esempio l'irritazione di fare la fila per un certo tipo di servizio). Solo dopo potremmo affrontare emozioni come la solitudine, l'autostima, ecc.     Terza tappa è cercare di prendere le distanze e cercare di guardare cosa si nasconde dietro un'emozione - che è il supporto all'emozione stessa.   Ad esempio se provi del panico, quello che ti può dare fastidio è la paura del panico. La stanchezza può essere ad esempio un segnale di depressione, ecc.   La quarta tappa è apprendere durante il periodo di sospensione della pratica. 

A volte è necessario sospendere la pratica di meditazione e fare altro quando il focus della meditazione diventa troppo intenso. Questo perchè le riserve fisiche, mentali, emozionali sono esaurite. E' importante quindi alternare periodi di pratica e periodi di riposo.  Lo stesso principio è valido quando si provano senzazioni positive e la mente diventa immobile. Dobbiamo avanzare lentamente e alternare periodi di riposo. Il periodo di riposo è importante tanto quanto il periodo di inizio pratica.

Guardando ad esempio l'aspirazione di una persona ad una relazione duratura,  si potrebbe scoprire che il vero focus dei suoi pensieri è il fatto di sentirsi non amabile e i ricordi della sua infanzia, quando non era invitata alle feste, ecc... Spesso dietro ad una aspirazione o desiderio c'è una vera trama. Considerare tutti questi singoli aspetti della trama, è un modo di meditare. La consapevolezza permette di scomporre il problemi in tanti piccoli sottoproblemi, il dolore in tanti piccoli pezzi.  E piano piano si prende consapevolezza che tali sensazioni non sono inamovibili o fissi. Si comincia a sentire una connessione con gli altri che trascende desiderio, gelosia e paura. Si comincia a riconoscere che tutti i fenomeni sono interdipendenti e composti da molte piccoli parti.

Oggi, la rabbia verso l'ex- partner, un collega di lavoro, un famigliare può durare degli anni. Se guardiamo le emozioni da vicino, come ad esempio la rabbia, vedremo che sono  costituite da una combinazione di parole e pensieri, e se inizio a separare queste parti, non trovo più la rabbia o per lo meno riesco ad attenuarla.  Un'altra opportunità per ammortizzare l'effeto di emozioni negative è quello di concederci l'opportunità di osservarle di nuovo. L'obiettivo di queste pratiche di interiorizzazione è rompere l'illusione della permanenza di un fenomeno o emozione e arrivare a capire quale componente dell'emozione ha fatto scattare un tale atteggiasmento.  Spesso si riesce a far emergere nella nostra coscienza, episodi dell'infanzia o altro che ci hanno reso sensibili  o vulnerabili davanti a certi episodi. Molte persone resistono a queste pratiche di interiorizzazione e trovano difficile smontare l'emozione negativa in piccoli pezzi. La resistenza principale è dovuta alla paura del cambiamento, la paura di perdere la nostra identità, ossia la tendenza a sentirsi senza speranza, soli, ansiosi o impauriti.  Molti hanno bisogno di drammi o situazioni conflittuali per vivere nella quotidianità, se vogliono cambiare, devono interiorizzare e scomporre questi sentimenti per riuscire a capire perchè!

Estendere l'empatia. Spesso se siamo stati feriti da qualcuno, rispondiamo con lo stesso atteggiamento. I maestri buddhisti indicano un'altra via percorribile "The High Road", ossia invece di rispondere in modo conflittuale, rispondere empaticamente, sperimentando una pace mentale cercando di aiutare l'altra persona. L'empatia ha un gusto differente, è un processo di trasformazione. permette di riconoscere che il comportamento dell'altra persona è stato provocato da emozioni conflittuali che avevano preso il sopravvento. Questa pratica nel buddhismo è chiamata Tonglen, si riconoscono le sofferenze degli esseri sensienti e si cerca di prenderle dentro di sé,  e  poi si immagina di portare all'esterno tutte le nostre qualità positive e di indirizzarle verso gli altri.  E' un percorso molto lungo, c'è bisogno di tempo per migliorare le nostre capacità di gentilezza amorevole e compassione.

 Le vere basi delle pratiche buddhiste sono: capire la capacità della mente di creare la percezione della realtà nella quale ci troviamo.  

La vera forza risiede nel percepire le nostre debolezze. Nell'affrontare le nostre emozioni disturbanti e i problemi che si verificano nelle nostre vite, scopriamo un'esperienza di benessere che si estende dentro e fuori di noi. Noi siamo tutti dei Buddha, soltanto non lo riconosciamo. Quando ci prefiggiamo di sviluppare la consapevolezza della nostra vera natura di Buddha, cominceranno dei cambiamenti nell'esperienza nella nostra vita quotidiana. Le cose che ci turbavano perderanno il loro potere su di noi. La saggezza consiste nel risveglio del cuore, il riconoscere la nostra connessione con gli altri, ed è la strada della gioia.

Nella tradizione Vajrayana del buddismo tibetano quando arriva il momento della morte, i grandi maestri si mettono nella postura meditativa (tuk dam). Tukdam è uno stato meditativo che si dice avvenga dopo la morte clinica in cui il corpo mostra minimi segni di decomposizione, mantenendo un aspetto realistico per giorni o addirittura settimane.  

Le quattro dimore divine nel Buddhismo

Uno degli aspetti fondamentali del buddhismo è coltivare degli stati mentali positivi. I quattro incommensurabili stati mentali (Brahmavihara), o "Dimore Divine", sono: la compassione (karuna), la benevolenza o amore (metta), lo gioia compartecipe (mudita) e l'equanimità (upeksa).  Nella tradizione antica queste qualità o stati mentali sono irradiati in tutte le direzioni in modo illimitato e verso tutti gli esseri. Secondo Thich Nhat Hanh, essi consentono di guarire da molti stati mentali non salutari.
La felicità è possibile solo con il vero amore. Il vero amore ha il potere di guarire e trasformare la nostra condizione e può dare alla nostra vita un significato profondo. Ci sono persone che comprendono la natura del vero amore e che sanno come generarlo e alimentarlo. Gli insegnamenti del Buddha sull’amore sono chiari, scientifici e realizzabili; chiunque di noi ne può trarre beneficio.

I quattro incommensurabili stati mentali possono essere descriti in questo modo:

  • La compassione è il desiderio di alleviare le sofferenze altrui, che non è soltanto un semplice sentimento di dolore verso la sofferenza altrui ma una volontà attiva  di aiutare.
  • La benevolenza esprime il desiderio che tutti gli esseri possano essere felici. Importante è riuscire ad avere un  atteggiamento benevolo e gentile nei confronti di chi si incontra. Questa gentilezza può esprimersi in azioni, parole e pensieri. 
  • La gioia consiste nel vedere gli altri esseri viventi felici, e si è partecipi del successo altrui.
  • L'equanimità consiste nella capacità di accettare gli eventi, di accettarli così come si manifestano, senza essere travolti dalle emozioni. L'equanimità è sinonimo di quieta neutralità ed è completamente diverso dall'indifferenza.
 Se vogliamo associare questi stati mentali all'immagine del sole, possiamo dire che la benevolenza è associata al sole che splende e irradia calore in tutte le direzioni, la compassione possiamo paragonarla al sole che tramonta, che risplende quando si avvicina l'oscurità, la gioia può essere associata alla luce dell'alba, con i suoi raggi che portano nuova vita. L'equanimità può essere rappresentata dalla luna piena che riflette la luce del sole, con calma, senza irradiare luce propria.

L'obiettivo dei praticanti buddhisti è di essere sempre presenti e aperti verso le persone che si incontrano, e questo stato mentale, diventa una pratica meditativa.   

Prima però guarda te stesso...   Comincia ad amare te stesso   e poi dedicati agli altri....
In questo cammino possiamo essere aiutatati dalle Sei Perfezioni che sono: generosità, etica, pazienza, perseveranza entusiastica, concentrazione e saggezza. Le Sei Perfezioni (Pārāmita) sono il condensato di quella che viene definita la parte fondamentale dell'addestramento di chi vuole ottenere la mente dell'illuminazione (Bodhicitta).

La tradizione Gelugpa del buddhismo tibetano

Il fondatore della scuola Ghe Luug Pa è stato il grande Lama Tsongkhapa (1357- 1419) che nacque nella regione dell'Amdo (Tibet).  Quando andò a studiare in Tibet centrale, erano già presenti i lignaggi (o tradizioni) Nyimgma, Sakya e Kagyu. Tutti questi lignaggi si basano sull'insegnamento del Buddha, che è costituito dalla Ruota del Dharma che fù girata per tre volte (tre insegnamenti in tre posti diversi). Questi insegnamenti furono poi riportati nei cento volumi del Kangyur  (le trascrizioni degli insegnamenti del Buddha), e poi nei duecento volumi del Tangyur (i commenti dei grandi maestri sugli insegnamenti del Buddha), che contengono gli insegnamenti dei 17 Pandita (termine in hindi e sanscrito con cui si indica un "maestro", un "filosofo", un "erudito") di Nalanda che fu la più importante università buddista dell'India antica.    Degli eruditi studenti del Dharma tradussero questi testi dal sanscrito e dal pali in tibetano che poi costituirono la base degli insegnamenti delle varie scuole buddhiste tibetane.      

Tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. iniziano a comparire in India dei testi buddhisti indicati con il nome collettivo di Prajñāpāramitā sūtra (Sutra perfezione della saggezza), che poi furono decisivi per la nascita e la diffusione del Buddismo Mahāyāna che presto si propagherà per tutta l'India e l'Asia centrale, giungendo infine nell'Estremo Oriente e in Tibet.    Il saggio, monaco e filosofo Nagarjuna  (ca. 2°-3° sec. d.C.)  è considerato il fondatore della scuola dei Mādhyamika e il patriarca delle scuole Mahāyāna.   Il suo testo principale,  Mūla-madhyamaka-kārikā (conosciuto anche Le stanze del cammino di mezzo),  composto da 448 strofe divise in 27 sezioni, è una critica serrata a varie scuole di buddhismo.

 

Quando Tsongkhapa  arrivò in Tibet centrale cominciò a studiare approfonditamente tutti questi testi. Si ritirò per un lungo periodo vicino Lhasa, ed ebbe un sogno in cui gli apparve Nagarjuna e i suoi figli spirituali, che pronunciavano varie frasi, da cui poi prese spunto per lo studio sul Sé.  La frase riportata nella sua biografia è la seguente: "se il Sé fosse costituito dagli aggregati, sarebbe soggetto a nascita e morte. Se fosse qualcosa d'altro, non avrebbe le caratteristiche degli aggregati".  Da questa frase comprese il concetto di vacuità o vuoto e dell'interdipendenza insegnata da Nagarjuna. E cominciò a difffondere questi insegnamenti nelle regioni di Kham, Amado, Mongolia, e da ciò è nata la tradizione Geluppa, e chi segue questa tradizione studia i 18 volumi di insegnamenti da lui composti.

Questi volumi di insegnamenti sui Sutra e sui Tantra, sono poi stati arricchiti da commenti dei suoi autorevoli discepoli. Molti studiosi buddhisti e maestri di questa tradizione sono venuti in Occidente  a spiegare il Dharma e hanno fondato molti centri di Dharma Gelugpa. A questa tradizione appartiene l'attuale Dalai Lama. 

giovedì 23 gennaio 2025

I 5 Addestramenti alla consapevolezza - Thich Nhat Hanh

Dal sito dell'Interessere :  https://www.interessere.it/5-addestramenti-alla-consapevolezza/  

I Cinque Addestramenti alla Consapevolezza rappresentano la visione buddhista di una spiritualità e di un’etica universali; sono espressione concreta degli insegnamenti del Buddha sulle Quattro Nobili Verità e il Nobile Ottuplice Sentiero, la via della retta comprensione e del vero amore che conduce alla guarigione, alla trasformazione e alla felicità nostra e del mondo. Praticare i Cinque Addestramenti alla Consapevolezza significa coltivare la visione profonda dell’interessere, la Retta Visione che è in grado di rimuovere ogni discriminazione, intolleranza, rabbia, paura e disperazione. Se viviamo seguendo i Cinque Addestramenti alla Consapevolezza siamo già sulla Via del Bodhisattva. Sapendo che siamo su quel cammino evitiamo di perderci nella confusione riguardo alla nostra vita di oggi o nelle paure riguardo al futuro.

I Cinque Addestramenti alla Consapevolezza nascono dai Cinque Precetti offerti dal Buddha, ampliati e aggiornati più volte dal monaco zen Thich Nhat Hanh fino alla presente stesura perché possano portare consapevolezza in ogni area della nostra vita. Ci offrono una cornice di riferimento perché i nostri pensieri, le nostre parole e azioni possano generare più felicità per noi stessi e il mondo in cui viviamo.

Chiunque si senta in armonia con gli Addestramenti li può adottare e praticare nella propria vita quotidiana. “Ricevere la Trasmissione dei Cinque Addestramenti” significa riconoscerli apertamente come linee-guida della propria vita, in una cerimonia che si tiene nel corso o al termine di un ritiro di alcuni giorni, celebrata da uno o più  Insegnanti di Dharma con il sostegno di tutta la comunità. Si tratta di un momento toccante nella vita del praticante e del sangha che in quel momento lo accoglie e festeggia. L’aspirazione si rinnova e rafforza ogni volta che gli Addestramenti vengono ricordati, letti individualmente o recitati in un contesto collettivo.
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Il Primo Addestramento: rispetto per la vita. Consapevole della sofferenza causata dalla distruzione della vita, mi impegno a coltivare la visione profonda dell’interessere e la compassione e a imparare modi di proteggere la vita di persone, animali, piante e minerali. Sono determinato(a) a non uccidere, a non lasciare che altri uccidano e a non dare il mio sostegno ad alcun atto di uccisione nel mondo, nei miei pensieri o nel mio modo di vivere. Riconoscendo che le azioni dannose nascono dalla rabbia, dalla paura, dall’avidità e dall’intolleranza, le quali a loro volta derivano da un modo di pensare dualistico e discriminante, coltiverò l’apertura, la non discriminazione e il non attaccamento alle opinioni per trasformare la violenza, il fanatismo e il dogmatismo in me stesso(a) e nel mondo.

Il Secondo Addestramento: vera felicità. Consapevole della sofferenza causata dallo sfruttamento, dall’ingiustizia sociale, dal furto e dall’oppressione, mi impegno a praticare la generosità nel mio modo di pensare, di parlare e di agire. Sono determinato(a) a non rubare e a non appropriarmi di nulla che possa appartenere ad altri; condividerò tempo, energia e risorse materiali con chi è in stato di bisogno. Praticherò l’osservazione profonda per riconoscere che la felicità e la sofferenza degli altri non sono separate dalla mia stessa felicità e sofferenza; che è impossibile essere davvero felici senza comprensione e compassione e che rincorrere ricchezza, fama, potere e piaceri dei sensi può portare molta sofferenza e disperazione. Sono consapevole che la felicità dipende dal mio atteggiamento mentale e non da condizioni esterne; so che per vivere felicemente nel momento presente mi basta ricordare di avere già condizioni più che sufficienti per essere felice. Mi impegno a praticare il Retto Sostentamento per contribuire a ridurre la sofferenza degli esseri viventi sulla Terra e a invertire il processo di riscaldamento globale del pianeta.

Il Terzo Addestramento: vero amore. Consapevole della sofferenza causata da una condotta sessuale scorretta, mi impegno a coltivare in me il senso di responsabilità e a imparare modi di proteggere la sicurezza e l’integrità di individui, coppie, famiglie e società. Sapendo che il desiderio sessuale non è amore e che l’attività sessuale motivata dalla brama è sempre dannosa per me stesso(a) e per gli altri, sono determinato(a) a non intraprendere relazioni sessuali senza un reciproco consenso, prive di vero amore e di un impegno profondo e duraturo. Per poter mantenere integra la mia relazione ho la ferma intenzione di trovare sostegno spirituale in persone di famiglia, amici o membri del sangha con i quali ho un rapporto di fiducia e di sostegno reciproco. Farò tutto ciò che è in mio potere per proteggere i bambini dagli abusi sessuali e per prevenire la rottura di coppie e famiglie a seguito di un comportamento sessuale scorretto. Riconoscendo che corpo e mente sono interdipendenti, mi impegno a imparare modi appropriati di prendermi cura della mia energia sessuale e a coltivare i quattro elementi fondamentali del vero amore – la gentilezza amorevole, la compassione, la gioia e l’inclusività ‒ per la maggiore felicità mia e degli altri. Riconoscendo le diversità fra le esperienze umane mi impegno a non discriminare alcuna forma di identità di genere o di orientamento sessuale. Sappiamo che se pratichiamo il vero amore la nostra esistenza avrà una meravigliosa continuazione nel futuro.

Il Quarto Addestramento: parola amorevole e ascolto profondo. Consapevole della sofferenza causata dal parlare senza attenzione e dall’incapacità di ascoltare gli altri, mi impegno a coltivare la parola amorevole e l’ascolto compassionevole allo scopo di alleviare la sofferenza e promuovere la riconciliazione e la pace in me stesso(a) e fra gli altri ‒ persone, gruppi etnici e religiosi e nazioni. Sapendo che le parole possono essere fonte di felicità o sofferenza, mi impegno a parlare in modo veritiero, usando parole che ispirino fiducia, gioia e speranza. Quando in me si manifesta la rabbia, sono determinato(a) a non parlare. Praticherò la respirazione consapevole e la meditazione camminata per riconoscere la mia rabbia e osservarla in profondità. So che le radici della rabbia possono essere trovate nelle mie percezioni erronee e nella mancata comprensione della sofferenza in me stesso(a) e nell’altra persona. Parlerò e ascolterò in un modo che possa aiutare me stesso(a) e l’altra persona a trasformare la sofferenza e a trovare una via d’uscita dalle situazioni difficili.
Sono determinato(a) a non diffondere notizie di cui non sono sicuro(a) e a non pronunciare parole che possano causare divisione o discordia. Praticherò la Retta Diligenza per alimentare la mia capacità di comprensione, amore, gioia e inclusività, e trasformare gradualmente la rabbia, la violenza e la paura che giacciono nel profondo della mia coscienza.

Il Quinto Addestramento: nutrimento e guarigione. Consapevole della sofferenza causata da un consumo disattento mi impegno a coltivare una buona salute sia fisica che mentale per me stesso(a), la mia famiglia e la società, praticando la consapevolezza nel mangiare, nel bere e nei consumi in genere. Praticherò l’osservazione profonda del mio modo di assumere i Quattro Tipi di Nutrimento, ossia cibo commestibile, impressioni dei sensi, volizione e coscienza. Sono determinato(a) a non giocare d’azzardo, a non assumere alcolici, droghe o altre sostanze o stimoli che contengano tossine, come certi siti internet, videogiochi, programmi televisivi, film, riviste, libri e conversazioni. Coltiverò la pratica di tornare al momento presente per stare in contatto con gli elementi rasserenanti, risananti e nutrienti che si trovano in me stesso(a) e intorno a me, senza lasciare che rimpianti o dispiaceri mi trascinino di nuovo nel passato né che ansie, paure o avidità mi distolgano dal momento presente.
Sono determinato(a) a non cercare di coprire la solitudine, l’ansia o altra sofferenza con acquisti e consumi compulsivi. Alla luce della contemplazione dell’interessere, orienterò le mie scelte di consumatore in modo da proteggere la pace, la gioia e il benessere nel mio corpo e nella mia coscienza, come nel corpo e nella coscienza collettivi della mia famiglia, della società e della Terra.

Introduzione al Blog

Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono ci...