mercoledì 11 febbraio 2026

Le parole non dette

Le cose non dette  è l’ultimo film di Gabriele Muccino (2026) ed è l'adattamento del romanzo "Siracusa" di Delia Ephron. Gli attori protagonisti sono Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani e Margherita Pantaleo.

Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia i cui articoli vengono ripresi oltreoceano, ma al momento è in crisi creativa, e il suo direttore (interpretato dal vero direttore di Vanity) le consiglia di "staccare" e di partire per una vacanza che le regali un nuovo punto di vista. 

Come coppia, Carlo ed Elisa sono in fase di stallo, e cercano di metabolizzare il dolore per non essere riusciti a diventare genitori. Decidono dunque per una puntata a Tangeri, insieme a un'altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c'è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore, sua studentessa nonché cameriera nel locale dove i quattro amici sono soliti cenare insieme.

In primis L'ultimo bacio del quale riprende buona parte della trama: ovvero il tradimento di un narciso insicuro nei confronti di una compagna perfetta che lo mette in soggezione. Il fedifrago al centro della storia è di nuovo interpretato da Stefano Accorsi, e c'è un libro che Carlo e Blu si passano l'un l'altro: ricordate il "Siddharta" ne L'ultimo bacio?

Ritroviamo qui tutti i topos di Muccino: la regia ansiogena, la recitazione concitata, le litigate furiose, l'infantilismo maschile, l'immancabile arpia (in questo caso Anna) che sottrae i figli al padre depotenziandone l'autorità. Ma, complice forse l'ossatura narrativa di Ephron, questi topos stavolta sono al servizio del ritratto tragicomico di una generazione perduta, e in particolare di maschi che hanno smarrito la propria direzione. L'inserimento delle figure di Blu e Vittoria serve poi a costruire la sottotrama più interessante del film, ovvero il tradimento, molto più profondo e letale di qualsiasi scappatella, perpetrato dalla generazione dei cinquantenni (o giù di lì) nei confronti tanto della generazione dei ventenni (studenti e precari) incarnati da Blu, quanto di quella dei preadolescenti incarnata da Vittoria. 

A Tangeri, Lontani dalla routine, i rapporti familiari e d’amicizia vengono messi a nudo: segreti, tensioni sottili e omissioni emergono inevitabilmente, costringendo tutti a confrontarsi con ciò che avevano evitato di guardare. 

«È un film sui silenzi, sulle cose non dette che spesso parlano più forte di qualsiasi parola», spiega Muccino. «Volevo raccontare le crepe invisibili che si formano nei rapporti, quei momenti in cui non diciamo nulla ma tutto crolla lo stesso».

Girato tra Roma e Tangeri, il film usa i luoghi non come semplice sfondo, ma come specchio dei personaggi: «Roma è concreta, viva, disordinata; Tangeri è sospesa, immobile, e obbliga a guardarsi dentro», spiega Muccino. Un cinema fatto di pause pesanti, sguardi che tradiscono, dettagli che parlano più delle parole.  «Non cercavo risposte facili», conclude il regista, «ma domande che restano addosso, perché le cose che non diciamo spesso ci definiscono più di tutto il resto».

E in effetti, Le cose non dette è un film che si misura con l’invisibile: ciò che non esplode ma corrode lentamente, ciò che resta negli angoli delle relazioni. Muccino evita facili catarsi o morale predicatoria e costruisce invece una lente sulle fratture emotive quotidiane, mostrando quanto sia complesso vivere accanto agli altri senza conoscerli davvero. 

lunedì 9 febbraio 2026

Raphaële Demandre

Agli inizi di Karuna Shechen. 

Grande amica di Matthieu Ricard, Raphaële Demandre lo ha sostenuto già prima della creazione ufficiale di Karuna Shechen nel 2000, per costruire scuole, cliniche e ponti in Tibet, India e Nepal.

Avendo viaggiato in Tibet fin dal 1986, aveva compreso gli immensi bisogni dei tibetani che vivevano in condizioni precarie. Venticinque anni dopo, ripercorre alcuni aneddoti del passato in un’intervista con Marilou Mourgues. In contatto quotidiano con i team locali, Marilou dedica le sue energie alla realizzazione dei progetti e al rafforzamento dei legami tra la sede centrale e il territorio. Insieme ripercorrono un quarto di secolo di impegno, evoluzione e impatto, in stretta collaborazione con le comunità sostenute.

https://25.karuna-shechen.org/en/raphaele-demandre

Nel tuo ricordo, come è nata Karuna? Da dove è venuta l’idea di questa organizzazione?

Raphaële:
All’inizio, il Dalai Lama invitò i monasteri tibetani sviluppatisi in India e Nepal a prendersi cura non solo dei tibetani in esilio, ma anche delle popolazioni povere che vivevano nei dintorni. Allo stesso tempo, Rabjam Rinpoche, abate del monastero di Shechen (dove Matthieu vive tuttora) a Kathmandu, era molto ispirato da Madre Teresa e aveva iniziato a sviluppare un piccolo dispensario nel monastero di Bodhgaya, in Bihar, in India, per una popolazione estremamente povera.

Matthieu, in seguito al grande successo del libro scritto con suo padre Jean-François Revel, Il monaco e il filosofo, ricevette improvvisamente una somma di denaro considerevole, che destinò al progetto di Rabjam Rinpoche di costruire una grande clinica accanto al monastero di Shechen in Nepal. Un gruppo di amici volle finanziare altri progetti, e questo portò infine alla creazione formale dell’Associazione Karuna, il cui nome in sanscrito significa tenerezza, bontà e compassione.

Matthieu e io trascorrevamo la maggior parte dell’anno in India, Nepal e soprattutto in Tibet. Durante i nostri incontri, gli amici ci raccontavano i loro bisogni: è così che i progetti prendevano forma e venivano realizzati. Ogni anno Matthieu scriveva rapporti dettagliati e precisi, accompagnati dalle nostre fotografie, e così il piccolo cerchio di amici volontari cresceva, sia sul campo sia in Francia, fino a diventare un’organizzazione più strutturata con dipendenti, perché anno dopo anno le richieste di aiuto aumentavano, soprattutto in Tibet.

Abbiamo costruito circa quindici grandi dispensari e cliniche, pagando stipendi e medicinali per anni. A ogni viaggio facevamo il punto della situazione e i conti con i medici. Spesso era un rompicapo, ma sempre in un clima molto amichevole e gioioso.

Nelle zone rurali e tra i nomadi, le scuole erano spesso poco più che capanne fatiscenti senza servizi igienici. L’istruzione era riservata soprattutto ai ragazzi. Abbiamo fortemente incoraggiato e finanziato la scolarizzazione delle ragazze. Alcune sono diventate mediche e insegnanti. In vent’anni abbiamo creato o sostenuto finanziariamente circa quindici scuole. L’ultima, a Shechen, è stata costruita secondo criteri antisismici dopo il terremoto di Yushu.

Con l’aiuto di amici locali e del sindaco, nell’arco di quattro anni ho avuto la fortuna di costruire una scuola per 700 bambini, che alla fine ne ha accolti 1.200, provenienti da una ventina di villaggi. Per più di dieci anni ha battuto ogni record: i migliori insegnanti, i migliori studenti, il miglior ambiente… era la “scuola pilota” della regione, in particolare per l’insegnamento del tibetano, con un ciclo scolastico di 12 anni! Siamo ancora in contatto con molti dei nostri ex studenti!

E tu, come sei arrivata a Karuna?

Fin dall’infanzia ero affascinata dal mondo spirituale. Quando, a vent’anni, entrai per la prima volta in contatto con i tibetani alle Hawaii, ebbi una sensazione di grande familiarità. La mia vita era un mosaico di aikido, arazzi, tinture vegetali, geroglifici egizi, ma soprattutto una passione per la salvaguardia delle balene e la protezione dell’oceano. Così mi impegnai rapidamente, entrando nel piccolo gruppo che fondò Greenpeace in Francia. Passai quattro anni sulle barche, tra cui la celebre Rainbow Warrior. Ci trovavamo spesso in situazioni entusiasmanti ma difficili e molto pericolose!

Per il mio trentesimo compleanno, mia madre mi propose di accompagnarla in un breve viaggio in India. Alla fine rimasi sei mesi e incontrai i grandi lama che in seguito sarebbero diventati i miei maestri, tra cui Dilgo Khyentse Rinpoche, accompagnato da Matthieu Ricard. Quando incontrai il Dalai Lama, rimasi completamente abbagliata dalla sua intelligenza e conquistata dal suo carisma gioioso. Eravamo in pochi a quell’epoca, durante quel primo incontro nella sua casa.

Quando gli chiesi: «Cosa è più importante, la pace nel mondo o la pace interiore?», il Dalai Lama rispose: «È più importante che tu segua gli insegnamenti buddhisti per nove mesi all’anno. Avrai più successo nelle tue azioni. Poi troverai l’equilibrio». Così feci. Mi iscrissi ai corsi di tibetano all’INALCO, all’Università Paris-Dauphine, e trascorsi quasi tutto l’anno con i lama in Nepal e in Francia. Matthieu traduceva spesso, e ci rendemmo conto di essere cugini acquisiti! (Era utile poter dire che eravamo cugini, dato che Matthieu è un monaco e quindi celibe: sarebbe stato imbarazzante per lui essere spesso accompagnato da una donna che non fosse un membro della famiglia. Così era più semplice!).

Gli insegnamenti sull’amore altruistico sono stati essenziali: siamo stati impregnati e plasmati dalla bontà e dalla saggezza dei Maestri.

Come vedi, non sono semplicemente “arrivata a Karuna”… ero lì dalla sua concezione fino alla sua nascita, e ora la guardo crescere!

Con la creazione di Karuna, le attività hanno iniziato ad ampliarsi. Cosa facevi in quel periodo? Eri sul campo?

All’inizio nessuno era ufficialmente coinvolto. Eravamo solo amici che si aiutavano a vicenda qua e là, nella clinica, nel monastero, durante i viaggi. Matthieu era in realtà il direttore d’orchestra. Forse ciò che è stato utile è stata la mia capacità di fare da ponte tra i mondi tibetano, nepalese e indiano e gli occidentali. Questo ha permesso di far conoscere le nostre attività e di mantenere le reti di contatto.

Le attività si sono moltiplicate in modo straordinario: cliniche, ponti, costruzione di scuole come le scuole in bambù in Nepal, che per me sono state uno dei progetti più entusiasmanti, perché potevano accogliere da 1.000 a 2.000 bambini con appena 1 euro al mese! Anche lì facevo da collegamento tra sponsor e team. Ho svolto molto lavoro di ricerca sul campo per assicurarmi che i progetti fossero ben concepiti, imparando molto dall’esperienza di altre ONG, dai loro successi e dai loro errori.

In Tibet, all’epoca avevamo visti lunghi, di sei mesi, e io cercavo di essere lì il più possibile. Non esistevano weekend né comfort, si passavano ore su strade pessime, ma era una gioia ritrovare amici che avevano bisogno del nostro aiuto.

Nonostante tutto, siamo riusciti a fare molto bene e ad avere successo. Ero felicissima di poter aiutare al meglio in tutto questo.

C’è un esempio o un aneddoto di un progetto di Karuna che ti ha particolarmente colpita?

C’era questo programma chiamato “Salvare la madre e il bambino”. Matthieu e io ci rendemmo conto, conducendo indagini tra i nomadi, che molte donne morivano durante il parto e molti bambini morivano poco dopo la nascita. Decidemmo di invitare i responsabili dell’associazione One Heart per vedere cosa si potesse fare. Un giorno, senza che io fossi nemmeno presente, decisero che sarei stata la direttrice del progetto.

Senza rendermi davvero conto di ciò che mi aspettava, mi ritrovai a Lhasa per un corso di formazione di tre mesi con donne tibetane, guidato da una straordinaria ginecologa vietnamita. Il corso era pensato per le ostetriche, che poi avrebbero trasmesso queste conoscenze ai villaggi e ai nomadi, secondo un sistema “a cascata”.

Abbiamo realizzato un libretto illustrato, ispirato a quello dell’UNICEF in Africa, con tutte le informazioni tradotte in tibetano, e anche in cinese e inglese. So che questi libretti sono ancora utilizzati oggi! Tutti erano entusiasti, soprattutto i nomadi, che raramente hanno libri tra le mani, e ancor più su un tema così delicato, tenuto segreto come se il parto fosse qualcosa di sporco o vergognoso.

Poiché all’epoca le videocassette VHS erano molto diffuse (tutti avevano un televisore con videoregistratore, anche nelle tende), abbiamo messo in scena e filmato delle scenette teatrali con le ostetriche, che interpretavano situazioni per insegnare le regole base dell’igiene: ad esempio usare una lametta nuova e non un coltello arrugginito per tagliare il cordone ombelicale. Tutto è stato filmato nei tre dialetti tibetani. I libretti e le cassette hanno avuto un enorme successo: ne abbiamo stampate e distribuite migliaia!

Per diversi mesi, nell’arco di sei anni, ho lavorato instancabilmente con un’amica tibetana. Nei mercati compravamo bambole che rappresentavano grandi neonati paffuti che ridevano se scossi: bastava una buca sulla strada perché bambini e nomadi accorressero, incantati da quella vista insolita. Comprammo anche tutto il materiale per le dimostrazioni: centinaia di bambole, tessuti, palloncini (per simulare i polmoni), tubi per mostrare la respirazione bocca a bocca. L’auto era stracolma!

Poi partivamo cantando “Ti auguro tutta la felicità del mondo” verso le alture del Tibet, per dare dimostrazioni nei villaggi o nei campi. Gli spettatori dovevano ripetere davanti a noi, “con le mani”, i gesti: come tenere il bambino accovacciati, asciugarlo, tenere la testa al caldo, allattarlo, ecc. A volte ero accompagnata da monaci per la traduzione. L’argomento era serio, ma ci si divertiva molto!

Distribuivamo tutto: CD, libretti, lamette, medicinali e bambole. Negli eventi più strutturati, riunivamo medici e ostetriche per delle presentazioni e fornivamo loro kit di sensibilizzazione, affinché potessero insegnare nei villaggi con un approccio “a cascata”. Le tecniche dovevano diffondersi il più possibile, perché le persone sono spesso molto isolate tra loro e tutti devono conoscere i gesti giusti.

So che incontravo sistematicamente il responsabile sanitario di ogni prefettura, e riuscimmo a organizzare fine settimana che riunivano più di 100 ostetriche, fino a 300, provenienti da tutta la regione. Conservai i nomi e i numeri di telefono di tutti — e sì, ho ancora oggi quella grande rete.

Dev’essere stato molto difficile…

Sì, soprattutto perché era difficile stimare i benefici: quanti bambini avevamo salvato? Ne sentivo parlare indirettamente: un medico mi diceva «È successo questo, per fortuna avete formato quell’uomo», e così via.

Una volta accadde qualcosa di indimenticabile. Io e il mio traduttore arrivammo in un villaggio al calare della sera e qualcuno venne a cercarci dicendo: «Venite subito, qualcuno sta morendo!». Andammo immediatamente. Trovammo una ragazza molto giovane sdraiata a terra sotto una grande pelle di pecora, in una piccola tenda bianca nel cortile. Era in travaglio da forse più di 20 ore. Sua madre era lì, impotente, e gli uomini erano in casa, lontani da tutto questo.

Chiamai un’amica ginecologa che si trovava in una cittadina a una ventina di chilometri e decidemmo di portarla subito lì. Era notte. Misi la ragazza in auto, insieme al marito (a forza!), e partimmo sulla strada terribilmente dissestata, mentre lei urlava dal dolore. Dovetti fermarmi spesso. Arrivammo alla clinica, la ginecologa intervenne immediatamente e indusse il parto. Il bambino nacque… una bambina, blu e senza vita.

Subito, poiché conoscevamo tutti la tecnica, iniziammo a fare la respirazione bocca a bocca su quelle piccole labbra blu. E poi, all’improvviso, un piccolo lamento… e poi il pianto! Straordinario! La madre strinse la bambina al petto sorridendo, senza fiato; il padre, che stava fumando fuori, entrò di corsa. In quel momento capii che le nostre tecniche di rianimazione funzionavano davvero. Eravamo tutti felicissimi.

Di solito, non potendo vedere l’impatto diretto, mi dicevo: per fortuna diamo loro i libretti, ne abbiamo parlato, abbiamo rotto il silenzio. Tradizionalmente, in quelle regioni, le donne partoriscono in una piccola tenda bianca, senza acqua calda, assistite da una donna della famiglia poco esperta, spesso in cima a una collina perché non si vuole che il sangue sporchi la casa. Così si partorisce tra le mucche, in luoghi pieni di germi.

Grazie a questo programma, credo che abbiamo aperto il dialogo e lo scambio all’interno delle famiglie su un tema tabù ma essenziale come la nascita.

Cosa pensi sia rimasto immutato nello spirito di Karuna dopo 25 anni?

Karuna è una parola molto conosciuta in sanscrito. In Francia, termini come karma o mandala sono ormai comuni, e karuna ha lo stesso status. Conosco ragazze che si chiamano Karuna. In realtà, il concetto di karuna è quello dell’amore. È una forza che attraversa tutta la nostra vita, dalla nascita alla morte. Viviamo immersi nella karuna: nell’amore di nostra madre, della famiglia, degli amici.

Ciò che voglio dire è che questa intenzione di aiutare gli altri è al cuore di tutte le ONG. E per me, ciò che Karuna aveva all’inizio e che ha ancora oggi, il suo DNA, è questo: l’amore, il desiderio di aiutare. È questo che ci muove. E c’è anche un significato ancora più spirituale, legato agli insegnamenti buddhisti, che vede questo amore-karuna come un sogno… Matthieu potrebbe parlarne meglio di me!

sabato 31 gennaio 2026

Walk for Peace

Il pellegrinaggio è stato organizzato da un gruppo di 24 monaci della tradizione buddista Theravada vietnamita, affiliati al tempio Huong Dao di Fort Worth in Texas.  Ispirato dagli insegnamenti di Gautama Buddha, il Walk for Peace mira a sensibilizzare “alla pace, all'amorevole gentilezza e alla compassione in tutta l'America e nel mondo”. 

Il cammino è iniziato dal tempio il 26 ottobre 2025 e dovrebbe coprire circa 2.300 miglia (3.700 km) in 110 giorni. Attualmente si prevede che arriveranno a Washington intorno all'11-12 febbraio, con qualche giorno di anticipo rispetto al previsto. 

I monaci sono guidati da Bhikkhu Pannakara e accompagnati da un cane di nome Aloka, che è diventato una figura simbolica durante tutto il viaggio.         

  

I monaci hanno documentato il loro viaggio su diverse piattaforme social. Da quando hanno creato la loro pagina Facebook l'8 novembre 2025, questa è cresciuta in modo esponenziale, raggiungendo i 2,3 milioni di follower su Facebook e 1,6 milioni su Instagram  il 30 gennaio 2026. Vedi:  https://www.facebook.com/share/v/1TBDTHhoRS/        https://www.facebook.com/search/top?q=Walk%20for%20Peace&locale=it_IT

Il cammino è iniziato a Fort Worth, in Texas, seguendo un percorso attraverso gli Stati Uniti sudorientali, passando per stati come Louisiana, Mississippi, Alabama e Georgia. Il loro percorso prosegue poi verso nord attraverso le Caroline e la Virginia prima di concludersi a Washington, D.C.. 

I monaci mantengono un ritmo di marcia di oltre 20 miglia al giorno. Di solito iniziano la loro camminata alle 6:30-7 del mattino. 

Ogni giorno, durante la pausa pranzo, se il tempo lo permette, tengono un “discorso di condivisione della pace”. Un altro discorso viene tenuto durante la sosta notturna, oltre alle opportunità di visita per il pubblico. Tre dei monaci, tra cui il capo monaco Bhikkhu Pannakara, hanno scelto di compiere il viaggio a piedi nudi.  I monaci interagiscono con il pubblico attraverso una presenza silenziosa e un'interazione pacifica. Distribuiscono “braccialetti della pace” a coloro che incontrano, un simbolo buddista di protezione e benedizione. 
Il cammino è stato accolto positivamente in varie comunità, con i media locali e gli utenti dei social media che hanno sottolineato lo spettacolo unico del gruppo che viaggia a piedi in abiti tradizionali.

Una marcia fino a Washington, corpi che si muovono in un atto meditativo costante per risvegliare, passo dopo passo, la gentilezza che è dentro ognuno di noi e che può e deve irradiarsi verso l'esterno. Dario Doshin Girolami racconta il cammino per la pace dei monaci buddhisti attraverso gli Stati Uniti in una puntata di Uomini e Profeti da riascoltare in podcast su RaiPlay Sound qui https://shorturl.at/QwE6g 

Blog fotografico di Matthieu Ricard - Le multiples visages de la beauté

Matthieu Ricard  è un monaco buddhista, autore e fotografo.  In occasione dell'uscita del suo libro Lumière, pubblicato da Éditions Allary, Matthieu propone una serie di blog dedicati alla fotografia. Vedi:  https://share.google/fbU7UgxHyZ446mdBB   

Il blog è un invito a condividere lo stupore, a celebrare la bellezza del mondo e a proseguire quella ricerca della luce che attraversa il suo percorso da sessant'anni.        


     «La luce è dentro ognuno di noi. Sta a noi lasciarla brillare.» – Nelson Mandela

"La luce spirituale è la luce della saggezza e della conoscenza che dissipa l'oscurità dell'ignoranza e della confusione. ” - Matthieu Ricard

Un sorriso, uno sguardo luminoso, l'amore infinito che irradia da un saggio! La bellezza dell'essere umano invita alla celebrazione e alla gioia, non all'invidia o alla gelosia. Questa celebrazione può essere condivisa con una gioiosa risonanza, senza imporre né convincere. Lo stupore di fronte alla bontà della natura umana genera la fiducia che ci apre ai nostri fratelli e sorelle umani. Il disincanto, al contrario, genera sfiducia al punto che preferiamo tenere gli altri a distanza. Dobbiamo cercare di prendere coscienza della nostra comune umanità e di percepire intimamente questo legame con l'insieme degli esseri senzienti, comprese le altre specie, che popolano l'immensità del nostro mondo.

Dipingere con la luce non si limita quindi a cogliere le sfumature del cielo e i contorni del mondo naturale, ma significa anche rivelare la luce interiore che emana dagli sguardi, dai volti e dai cuori. Ogni ritratto è una ricerca per catturare non solo l'aspetto di una persona, ma quella luce intangibile che riflette la sua natura profonda.

È quasi sempre lo sguardo a dare forza a un ritratto: «Lo sguardo è la via del cuore», scriveva Paul Valéry. Nel sottile gioco di ombre e riflessi, uno sguardo può diventare un universo a sé stante. I volti sono come tele viventi dove la luce gioca con le espressioni facciali per disegnare il paesaggio delle emozioni. Ogni ruga può essere un solco dove la luce si posa, ogni sorriso un raggio che illumina l'ambiente circostante. Fotografare i volti significa anche aprire una finestra sul passato e un'altra sul futuro. 

Si può anche considerare la bellezza come l'armonia delle parti con il tutto. 

Si potrebbe anche dire che l'amore e l'altruismo sono belli, mentre l'odio o la gelosia sono brutti. Guardate come i primi possono abbellire un volto e i secondi deturparlo. 

La vera bellezza riflette quindi l'armonia con la natura profonda dell'essere umano. Più siamo in sintonia con la nostra natura fondamentale, più scopriamo la bellezza interiore che è in ognuno di noi. 

La bellezza suprema è la perfetta armonia con la natura di Buddha, la conoscenza suprema, il Risveglio.

Yoga. Fra storia, salute e mercato - Federico Squarcini e Luca Mori - Parte I

Di seguito sono riportate alcune definizioni sullo yoga:       

  • Lo yoga è una scienza pratica atemporale che si è evoluta nel corso dei secoli e che si occupa del benessere fisico, morale, mentale e spirituale dell'uomo nella sua totalità. - Iyengar
  • Lo yoga è una filosofia e una tecnica, e chi lo riduce a pratica fisica ne fa un'iper-semplificazione e ne dà un'immagine distorta. - Taimni
  • Lo yoga è una tecnica scientifica che porta alla conoscenza - esperienza diretta e personale - di Dio. - Yogananda
  • Lo yoga è una disciplina intesa alla cessazione o arresto dei vortici e dei gorghi della mente - l'indologo Antonio Rigopolus che fa riferimento a Patanjali
  • Lo yoga è una scienza sacra o spirituale. Ogni uomo che cerca di realizzare l'esperienza mistica dell'unione con Dio è uno yogi. - Dizionario della saggezza orientale
  • Lo yoga è un sistema filosofico, processo, discipline e pratiche il cui proposito è di unire la coscienza individuale con quella trascendente o divina. - William James
  • Lo yoga è una disciplina che permette di ottenere uno stato superiore di esistenza, oltre la ragione, uno stato ipercosciente, che è spesso espresso con il termine samadhi.
  • Lo yoga è una scienza spirituale il cui fine è il samadhi.
  • Lo yoga è una tradizione molto antica di pensiero, di tecniche ascetiche e metodi di meditazione.    
Le diverse definizioni dello yoga portano a pensare che è difficile dare un'unità  dello yoga.  
E' anche difficile postulare a priori l'esistenza di una dottrina unitaria dello yoga, pre-esistente che prescinde da tutte le manifestazioni storiche. Vedi le statuette con la postura dello yoga trovare nella valle dell'Indo, le raccolte vediche (Samhita) dove il termine yoga è usato più volte, i Rigveda dove la parola yoga esprime una sorta di ambizione all'ordine e alla disciplina. Nei periodi tardo-vedici l'individuo, attraverso lo yoga, cercava di controllare i sensi attraverso la volontà, eliminare la sofferenza e arrivare all'illuminazione. 
I primi riferimenti a forme strutturate dello yoga si trovano  nelle Upanishad e in particolare nella Kathopanisad dove Yama espone a Naciketas questa dottrina della salvezza (e si usano i termini Atman e Brahman). Poi vedi la Bhagvad Gita,  gli Yoga Sutra, i vari testi tantrici, ecc.  dove alla parola yoga vengono associati molti significati e ne viene ampliato il significato semantico.   
Kaivalya è un termine fondamentale nello yoga che significa liberazione assoluta, isolamento, indipendenza o "separazione" (da materia e ignoranza), rappresentando lo stato supremo di consapevolezza e dissoluzione dell'ego, la meta finale del percorso yogico descritto negli Yoga Sutra di Patanjali. È la realizzazione della vera natura del sé (Purusha) separato dal meccanismo mentale e materiale (Prakriti), portando alla fine della sofferenza e alla libertà incondizionata.  

L'obiettivo finale e difficile da realizzare è arrivare al nirvana o estinzione. Nirvana è un concetto centrale nel Buddismo e nell'Induismo che indica la liberazione definitiva dal ciclo delle rinascite (samsara), raggiungibile con l'estinzione dei desideri, delle passioni e dell'ignoranza, portando a uno stato di pace perfetta, beatitudine e illuminazione spirituale, a una profonda libertà interiore al di là delle sofferenze del mondo. 

Ed è anche difficile parlare di una yoga classico.  Per Karen Werner, l'unicità dello yoga consisterebbe nel suo essere una tradizione ancora viva, e aperta ai non credenti.  
Molte scuole e organizzazioni cercano di riscoprire, difendere, e diffondere "i principi e i valori dell'antica tradizione", un compito molto arduo. 
Dell'elite che troviamo negli ashram dell'Himalaya solo una minima parte giunge [...] a penetrare i segreti dello yoga. - Mircea Eliade. E da questo possiamo dedurre l'odierna presunzione lo yoga sia accessibile a tutti.    

Lo yoga è un fenomeno storico plurale e complesso fiorito in una varietà di contesti filosofici e religiosi. Oggi è prevalentemente abbinato all'esercizio fisico e ai comportamenti salutistici. 

A un secolo di distanza, l'immaginario diffuso associa lo yoga anche allo stretching, al relax profondo e alle tecniche di respirazione. Molte proposte diffondono le implicazioni terapeutiche dello yoga.  Lo yoga diventa così una medicina complementare e alternativa.  Il libro Yoga e salute di Gabriella Cella ha avuto una decine di ristampe, e la stessa autrice trova la necessità di ribadire di non aver sminuito questa nobile disciplina.   Comunque in questo e altri casi la dimensione metafisica e spirituale sembrerebbero sfumate.  Le forme di ibridazione dello yoga si moltiplicano. Yoga Journal aveva creato una rubrica dal nome AstroYoga associando i singoli asana ai segni zodiacali.     

E da queste forme ibride di yoga nasce un problema di base. Se da una parte c'è il richiamo alla tradizione, a rigore non brevettabile,  dall'altra c'è l'introduzione di una serie di varianti inedite e di conseguenza la rivendicazione di un'esclusiva che solo un brevetto può tutelare.  Il Governo indiano ha protestato contro l'ufficio brevetti degli Stati Uniti (emessi 150 diritti di autore, 134 brevetti nel 2007) e ha successivamente promosso un progetto per l'archiviazione digitale del sapere  tradizionale (Traditional Knowledge Digital Library).

Anche il rapporto tra yoga e religione, tra yoga e religione mistica è abbastanza controverso. Ratzinger asseriva che lo yoga "si può anche accettare" se è ridotto a una specie di ginnastica. Solo chi fa parte della Chiesa dispone della "pienezza dei mezzi salvifici". Nel caso dell'Islam, nei forum on line prevale l'idea secondo cui lo yoga è proibito, perché prevede un contatto spirituale con qualche entità nascosta. Il gran muftì d'Egitto nel 2005 ha anche emanato un decreto che ne proibisce la pratica. Yogananda, invece,  dichiarava l'unità di Vangelo e Bhagavad Gita, con l'obiettivo di mostrare l'unità di fondo di tutte le religioni.

Anche le "membra" dello yoga variano a seconda delle tradizioni classiche. Si passa dal "duplice yoga", (ossia la pratica e non pratica) del Dhammapada (20,10) al "sestuplice yoga" della Maitri upanishad  (pranayama, pratyahara, dhyana, dharana, tarka, samadhi).  Poi nella Bhagavad Gita si espongono i tre tipi di yoga: lo yoga dell'atto (karmayoga), del sapere (jnanayoga) e della devozione (bhaktiyoga).  Altre variazioni sono quelle dello hatha yoga, kriyayoga (yoga pratico), del mantrayoga e del kundaliniyoga.    Patanjali negli Yoga Sutra propone un sentiero delle otto membra per affrancarsi dal dolore, il pieno dominio di sè e arrivare al samadhi (yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana, samadhi).  

Gli Yoga Sutra presentano un'evidente simmetria con il nobile ottuplice sentiero del buddhismo, la via per la liberazione dalla sofferenza (Dukkha) e il raggiungimento del Nirvana, composta da otto pratiche interconnesse: Retta Visione (Sammā diṭṭhi), Retta Intenzione (Sammā saṃkappa), Retta Parola (Sammā vācā), Retta Azione (Sammā kammanta), Retta Sussistenza (Sammā ājīva), Retto Sforzo (Sammā vāyāma), Retta Presenza Mentale (Sammā sati) e Retta Concentrazione (Sammā samādhi), che guidano verso saggezza, moralità e disciplina mentale, come spiegato nel primo sermone del Buddha.

La saggia conclusione dovrebbe essere che anziché parlare della "storia dello yoga" che postula un ente originario chiamato yoga, è semmai opportuno trattare solo della "storia dei discorsi sullo yoga", con un continuum ondulatorio fatto di aperture e chiusure. 

Gli autori:  Federico Squarcini, Dottore di ricerca in 'Studi Religiosi: Scienze Sociali e Studi Storici delle Religioni' presso l'Università di Bologna, è Professore associato di Storia delle religioni all'Università Ca' Foscari di Venezia. Luca Mori, filosofo e formatore, insegna Storia della filosofia all'Università di Pisa. 

Yoga. Fra storia, salute e mercato - Federico Squarcini e Luca Mori - Parte II

 Dallo yoga di ieri allo yoga di oggi.    

Non è facile scegliere e selezionare una tra le tante versioni dello yoga odierno.  Spesso nelle nuove proposte si fa il richiamo alle origini e alla tradizione  e   alla codifica di una nuova variante introdotto, che poi assurge a stile inedito, distinguibile dagli altri che corrisponde alla coniazione di un marchio esclusivo.    

 

Ormai il termine yoga è usato e abusato. Il dubbio che affiora oggi è il seguente: lo yoga contemporaneo è indiano o è un prodotto occidentale? Spesso il riferimento alla sue origini indiane è illusorio e fittizio. Come ha fatto lo yoga a diventare la disciplina delle flessioni, delle torsioni che vediamo oggi nelle palestre e nei centri di tutto il mondo?

Lo Yoga Journal riporta che alle origini di queste trasformazioni ci sono alcune figure di traduttori che sono:  Sivananda che fa continui riferimenti al Brahman, al supremo Sé, Krishnamacharya che ha adattato la pratica dello yoga alle capacità degli allievi,  Kuvalayananda il padre dello yoga scientifico. 

Importante è cercare di capire come queste opere di traduzione della tradizione sono avvenute.  Kuvalayananda ha cercato di descrivere scientificamente gli effetti del pranayama, rendere visibile l'invisibile (vedi libro di Joseph S. Alter).   A partire dagli albori del XX secolo si diffonde l'abitudine di praticare yoga prestando attenzione al corpo, agli effetti delle posizioni, e ci si riferisce in termini sempre più astratti al samadhi, l'ultimo grado dello yoga,  che addirittura scompare nelle guide attuali sullo yoga. Questo aspetto non rientra tra le aspirazioni di benessere dolce e facile a cui molti praticanti oggi anelano. Per molti autori l'inserimento delle asana è stata una sovrapposizione tarda su quella che era essenzialmente una disciplina spirituale.

Quando l'uso del termine yoga resta pertinente con l'attività svolta?  Quando fa riferimento alla tradizione, anche se in modo parziale o distorto? Spesso il termine yoga viene usato per la suggestione che produce, senza però chiamare in causa nessuna continuità effettiva con le antiche pratiche. 

Alcune volte si creano delle contraddizioni; ad esempio un festival yoga libero da implicazioni religiose non può poi proporre divinità del pantheon indù come Siva e Vishnù.   Si tende a separare lo yoga dalle religioni, senza tener presente che nello yoga ci sono riferimenti continui al Divino e non si può esulare dal prendere in considerazione Ishvara, che favorisce il processo della conoscenza del Sé.  

Per poter fare riferimento ad una tradizione ci deve essere chi trasmette e il contenuto trasmesso, e un'origine, un principio veritativo che veicola una visione metafisica, il ruolo dell'uomo nel cosmo. E spesso c'è un'autorità che difende queste istanze. Nel caso dello yoga è un po' più complicato, non essendoci questa autorità, il termine yoga è stato associato a varie tecniche ascetiche, è stato utilizzato da buddhisti e giainisti, ed è stato praticato in relazione a diverse visioni metafisiche, e qualcuno lo ha associato anche a una forma nuova di religione.

Spesso si fa riferimento ad un cuore della tradizione, come ad esempio Desikachar che con il suo libro chiamato proprio Il cuore dello yoga,  individua il cuore dello yoga negli Yoga Sutra di Patanjali, e propone di adattare lo yoga alle diverse capacità delle persone.   Questo con la convinzione che al mutamento delle forme non segua il mutamento dei contenuti. Ma è ricorrente che i contenuti cambiano quando sono veicolati con nuovi sistemi. Se seguissimo esattamente le indicazioni proposte da Patanjali, (vedi pratyahara, ritiro dei sensi, distacco dagli stimoli esterni,  ecc. che erano le pre-condizioni di ogni passaggio successivo) lo yoga non sarebbe per tutti. 

I due fattori che orientano il cambiamento sono la pragmatica della traductio/translatio e i dettami del trading.   Alcuni esempi.  Tara Guber proponendo il suo metodo Yoga Ed nelle scuole americane ha sostituito samadhi con pienezza/identità  e meditazione con tempo interiore.  Eros Selvanizza quando fa riferimento al teologo Antonio Rosmini come uno yogi straordinario, sottindende una sostanziale equivalenza tra l'Iswara dello yoga e il Cristo del cristianesimo. Tradurre lo yoga usando concetti mutuati dal mondo a cui si parla è ricorrente, quanto causa di molti effetti collaterali.  Emile Coué inventò tecniche di autosuggestione e del pensiero positivo facendo riferimento alla pratica yoga del japa (la ripetizione dei mantra) modificando il modo e il significato in cui si usa la rilassazione nello yoga.  

Lo yoga non è fitness ma può apportare enormi benefici a livello fisico,  lo yoga non è una terapia ma può apportare benefici a livello mentale, può contribuire alla ricerca interiore anche essendo un percorso spirituale.   Ci sono invece delle versioni diverse nell'associare lo yoga al rilassamento, in quanto praticare seriamente lo yoga si va oltre il rilassamento, si cerca di aumentare il controllo e lo sforzo per prendere contatto con l'energia kundalini. 

Molte associazioni yoga scrivono nei loro statuti che occorre rispettare le credenze, i valori dei praticanti, ma anche qui, anche Patanjali propone dei valori di base per iniziare il percorso, e occorre anche conoscere il contesto sapienziale dello yoga.  La Federazione italiana Yoga ha promosso l'introduzione dello yoga "laico", "occidentalizzato" nelle scuole (2000) sottolineando che nel praticare lo yoga non si deve cambiare il proprio stile di vita, ma servirà ad avere un rapporto diverso con il proprio corpo.  In questa opera di traduzione delle tradizioni si cerca di associare lo yoga allo sport, e recentemente si è discusso di introdurre addirittura lo yoga alle Olimpiadi.  La Federazione Kriya Yoga scrive che lo yogin può mangiare di tutto.  A questo punto Patanjali si rivolterebbe nella tomba.   Ma oggi, chi prenderebbe sul serio Patanjali quando parla dei poteri segreti degli yogi?

Oggi lo yoga è in vendita, e la logica del mercato si è appropriata dei benefici attribuiti a questa nobile disciplina coniando degli slogan efficaci.  Ci sono essenzialemnte quattro tipi principali di mercato dello yoga: 1- mercato della salute, 2- della bellezza, 3- mercato del wellness (benessere) e 4- mercato della spiritualità, come ricerca di una possibile dell'esperienza del divino, come superamento delle religioni particolari.  Molte proposte come yoga con la palla di Carol Mitehell, Woga (lo yoga in acqua), il Doga (da dog più yoga) e Bodycation (un misto di shiatsu, pilates, yoga), lo Yoga Facelift di Marie Veronique Nadeau  sono difficilmente collocabili nei quattro tipi di mercato.   Lo Yoga News di YANI riporta che in America sono state aperte classi yoga per snowboarders per aumentare la concentrazione;  il festival Yoga di Milano ha proposto Gioca-Yoga. E ogni volta, si pone l'accento su alcuni aspetti e si propongono versioni parziali dello yoga. 

Nasce anche un fiorente mercato di prodotti per lo yoga. Il Times of India parla di guru fabbricati in massa, e la competizione si sposta dalle palestre cittadine ai social dove l'aspirante yogin ha a disposizione una vasta offerta di yoga on demand. Si propongono manuali fai da te  e videolezioni, dove il ruolo del maestro scompare. Ci sono corsi anche per chi vuole avviare uno yoga business, qui si usano termini come prodotto. Si deve creare un brand, predisponendo uan serie di prodotti e vantaggi collaterali per chi lo acquista, Inoltre, la differenziazione dell'offerta è d'obbligo.   

Per riassumere: - è difficile fare riferimento al tema del "vero Yoga", -  le varie varianti hanno problemi di coerenza interna,  - é complicato prendere per riferimento il testo Yoga Sutra di Patanjali, senza però assumerne tutti gli aspetti, - si assiste ad una generazione dello yoga fisico. 

Si fa riferimento ad uno yoga affrontabile per moduli, a seconda delle preferenze dell'individuo, e questo dipende anche dal modo in cui lo yoga è stato tradotto, traslato, venduto.

Dovremmo vedere adesso 1- chi si dedica alla pratica dello yoga, 2 - dove lo si pratica, 3 - come lo si pratica, 4 - perchè, 5 - con quali credenze si pratica.  

  1.  Ieri poteva praticare il saggio che era arrivato al controllo del corpo, all'autocontrollo e si applica con dedizione e disciplina. Oggi tutti, a qualunque età e partire da qualsiasi stile di vita possono praticare yoga.
  2. Ieri si praticava negli ashram, in luoghi isolati. Oggi si pratica in ufficio, sull'autobus, in  palestra, in piscina, nella suana, ecc...
  3.  Ieri si praticava tenendo immobile il corpo e seguendo il respiro, si cercava di dominare il corpo e la mente, purificare il corpo e la mente, si cercava di arrivare al samadhi. Oggi si combina yoga e fitness, sul treno, usando il computer, mischiato al Tai chi, Pilates, Kung Fu, come pratica sportiva.
  4. Ieri si cercava il fermo dominio dei sensi, la vera natura dell'Atman, per arrivare alla pace che culmina con il nirvana, per effetto della dedizione totale al Isvara si raggiuge la perfezione samadhi.   Oggi si pratica per il benessere, per eliminare l'ansia e lo stress, per coltivare l'interiorità, per ottenere una forma fisica, per aumentare la produttività.
  5. Ieri si pensava che sopra la realtà empirica, c'era l'Atman, si cercava la  vera natura dell'Atman. Oggi non si fa riferimento a nessuna credenza specifica, e spesso i riferimenti all'induismo sono esplicitamente evitati. 
Per concludere, una definizione unitaria dello yoga è di fatto impraticabile, in quanto metterebbe indebitamente sullo stesso piano, la molteplicità delle varianti pratico-discorsive utilizzate dai vari studiosi.

Gli autori:  Federico Squarcini, Dottore di ricerca in 'Studi Religiosi: Scienze Sociali e Studi Storici delle Religioni' presso l'Università di Bologna, è Professore associato di Storia delle religioni all'Università Ca' Foscari di Venezia. Luca Mori, filosofo e formatore, insegna Storia della filosofia all'Università di Pisa. 

Alcuni siti consultati e citati nel libro:   www.yoganews.org,     www.dweb.repubblica.it   www.insegnantiyoga.it   www.yogafit.it  yogajournal.it   

Lo Yoga è per tutti?

Mi sono avvicinato allo Yoga non prestissimo, avevo quasi quarant'anni, un terribile mal di schiena e problemi alla cervicale, e da subito ho capito, nonostante l’età, che quella pratica fosse qualcosa di divino, di superiore che fosse la più grande fortuna che mi potesse accadere.    
E lo Yoga è diventato la nota di colore della mia giornata.      
Da quando pratico Yoga, ascolto continuamente la seguente affermazione: " Che lo Yoga è per tutti! "

Dopo tanti anni di pratica posso affermare che tutti possono praticare lo Yoga, ma solo poche persone  scelgono di seguirne la strada.   Strada ardua, in salita, faticosa…

No, la discriminante non è se sei sciolto, snodato, agile, forte, atletico o sei introspettivo, vegano, buddhista, induista, ascetico, ecc…

No, è una questione di scelta. Scegli di praticare seriamente con anima e corpo, oppure non puoi sperare di incontrare lo Yoga! O pratichi tutti i giorni e ne segui i principi che cambieranno la tua vita altrimenti non sarai nello yoga.

Lo Yoga non è uno sport, un hobby o una ginnastica per far passare il mal di schiena o la depressione, no, e non è nemmeno una disciplina ma è uno stile di vita.    Lo Yoga è una scelta!

Molti hanno la fortuna di avvicinarsi allo Yoga, io dico sempre che è una grazia ricevuta, tutti ne sono  in qualche modo attratti ma solo pochi, dopo i primi tempi, ne continuano la pratica. 

Certo, la vera discriminante è quanto sei disposto a dare, quanto sei disposto a cambiare, quanto sei disposto ad andare oltre, quanto sei disposto a lasciare andare, quanto sei disposto a modificarti e a modificare il tuo mondo…      E così si scopre che sono davvero pochi coloro che vogliono veramente cambiare, uscire dalla loro zona di confort;  e posso quindi  dire che lo Yoga è per pochi eletti.

Testi fondamentali sullo Yoga

Lo Yoga non presenta un’unica forma ed un’unica tradizione. Le tradizioni yogiche sono parecchie e tendono a moltiplicarsi, ma tre tradizioni fondamentali si sono affermate nel tempo e da esse le altre tradizioni hanno tratto la loro origine.  Esse sono, in successione, il Kriya Yoga, il Raja Yoga e lo Hatha Yoga.              

Si passa dall’esperienza spontanea dell’estasi mistica del Kriya Yoga, all'induzione scientifica della trance estatica del Raja Yoga e da questo alla sua variante “corporea" dello Hatha Yoga.  I testi fondamentali di queste tre tradizioni sono:  

  • La Bhagavad Gita, è la prima testimonianza riguardante il Kriya Yoga, databile al V-I sec. a.C. 
  • Lo Yoga Sutra, è il primo trattato sistematico del Raja Yoga, e risale tra il II sec. a.C. e V sec. d.C.
  • La Goraksa Sataka, la prima esposizione dello Hatha Yoga, è probabilmente dell’XI secolo d.C. La sua esposizione più compiuta, lo Hatha Yoga Pradipika, è datata intorno a 1600
Riporto di seguito il link ai testi completi in Pdf presi dal ricchissimo sito di Gianfranco Bertagni (http://www.gianfrancobertagni.it/ ).   Gianfranco Bertagni insegna presso la Scuola di Filosofia Orientale (www.scuoladifilosofiaorientale.it) ed è docente all'interno della cattedra di Storia delle Religioni. 
 

Testo completo della Bhagavad Gita: 

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/vedanta/bhagavad.htm

 https://www.yogawaytrieste.org/files/Download/BHAGAV_GITA.pdf                 

Testo completo degli Yoga sutra

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/meditazione/yogasu.pdf 

http://www.yogawaytrieste.org/files/Download/Patanjali_Claudio_Biagi.pdf

Testo completo dello Hatha Yoga Pradipika: 

http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/tantra/donnini.pdf

 http://www.yogawaytrieste.org/files/Download/hatayoga_pradipika.pdf

 

 Vedi anche :  https://maramici.blogspot.com/2024/08/testi-completi-in-pdf-dei-testi-sullo.html 

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Per chi è troppo impegnato può trovare i riassunti qui:   

https://maramici.blogspot.com/2023/04/articoli-del-blog-sullo-yoga.html 

Per chi volesse avere un'idea sullo yoga può leggere il riassunto del libro che ho scritto 

https://maramici.blogspot.com/2023/11/riassunto-del-libro-lo-yoga-spiegato.html

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Link per le sequenze di yoga       

Per prepararvi alla lezione potreste dolcemente fare da casa questa FACILE  sequenza:  https://maramici.blogspot.com/2023/09/sequenza-di-posizioni-yoga-facile.html

Quelli che sono già in forma potrebbero fare la sequenza di yoga proposta dal protocollo yoga  https://maramici.blogspot.com/search?q=protocollo+yoga

Sequenze proposte da Jayadev il responsabile dello yoga ad Ananda - Assisi https://maramici.blogspot.com/2021/08/sequenze-di-yoga-proposte-da-jayadev.html

Sequenza proposta da Sivananda -  difficoltà media.   https://www.sivananda.eu/it/posture-yoga/sequenza-per-livelli-intermedi.html 

Altre sequenze di yoga:  https://maramici.blogspot.com/2021/06/sequenze-di-yoga.html 

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Meditazioni guidate con il Maestro yoga Amadio Bianchi

https://www.podomatic.com/podcasts/pdpeter77 

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Yoga Pills è un mini portale dello yoga dedicato a tutti i praticanti appassionati di yoga, dai principianti agli insegnanti.   Si tratta di un'iniziativa senza fini di lucro, con lo scopo di favorire la diffusione e la comprensione di questa antica e affascinante disciplina e fornire utili informazioni e servizi.  Vedi:       https://www.yogapills.it/       

E' inoltre promotore di un ambizioso progetto collaborativo ovvero Yogapedia.it,  la prima enciclopedia italiana interamente dedicata allo yoga.    Vedi:   https://www.yoga-magazine.it/2017/01/yogapedia-it-la-enciclopedia-italiana-libera-interamente-dedicata-allo-yoga/      

Yoga Magazine:   https://www.yoga-magazine.it/

Esempi di contenuti: -- Principali Maestri yoga ....   https://www.yogapedia.it/index.php?title=Maestri_dello_Yoga   -- Come costruire una sequenza yoga  https://www.yogapills.it/come-costruire-una-sequenza/


Testi sullo yoga

Lo yoga è il più grande dono dell’India al mondo.”  ~ T. Krishnamacharya     

Testi sullo yoga che non dovrebbero mancare nella tua biblioteca se sei interessato allo yoga.

Testi classici  base.

  • Yoga Sura di Patanjali con commenti di Vyasa
  • Bhagavad Gita  con commenti di Sivananda
  • La Lucerna dello hatha yoga (Hatha Yoga Pradipika)  -  Svatmarana  (o Swatmarana)
  • Gheranda Samhita 
  •  Shiva  Samhita        

 Altri testi. 

  • Lo Yoga - Mircea Eliade 
  • Le Perle del Tantra - David Donnini
  • Imparo lo yoga - André Van Lysebeth
  • Perfeziono lo yoga -  André Van Lysebeth
  • Il cuore dello Yoga -  T. K. V. Desikachar 
  •  Lo yoga integrale - Sivananda
  •  La potenza del pensiero - Sivananda
  • Yoga pratici. Karma yoga, Bhakti yoga, Raja yoga  - Vivekananda
  • Asana Pranayama Mudra Bandha - Satyananda 

 Libri dei Maestri che ho seguito.

  • Yog Album - Gyanander I doni dello Yoga - Antonio Nuzzo   
  • Yoga. Armonia, potenza, saggezza. Lo yoga dei grandi maestri -  Giorgio Furlan  ( morto nel novembre 2021)
  • La gioia di vivere. Con lo yoga e la yogaterapia - Amadio Bianchi
  • La scienza della vita. Lo yoga e l'ayurveda - Amadio Bianchi

Vedi Link:  

  • https://www.youtube.com/watch?v=-4V2Hgk5_0s   
  •  https://www.youtube.com/watch?v=OoK-v0Yjh60

Yongey Mingyur Rinpoche e la neuroplasticità del cervello

"Per molti anni ho lavorato con gli scienziati. Ero una cavia, un soggetto sperimentale. In quel periodo, ho avuto molte discussioni con molti scienziati. E quello che i neuroscienziati dicevano era che per primi avevano scoperto la neuroplasticità. Forse 20-25 anni fa, i neuroscienziati non credevano che il cervello fosse capace di cambiare.       
Quindi, se nascevi infelice, per il resto della tua vita saresti stato infelice. Se nascevi un po' ansioso, non ci sarebbe stata speranza per te: per il resto della tua vita saresti stato un po' ansioso. Se nascevi un po' arrabbiato, per il resto della tua vita saresti stato così. Ma ora, dicono che può cambiare. Questa è la neuroplasticità.
In seguito, hanno scoperto le vie nervose. Il cambiamento crea nuove "autostrade" nel cervello: autostrade della felicità, autostrade della gentilezza amorevole, autostrade della saggezza, autostrade della consapevolezza. Questo può causare una trasformazione nel cervello. Quando c'è una trasformazione nel cervello, avviene anche in tutto il corpo.
Recentemente, hanno scoperto la neurogenesi. Persino l'espressione genica viene modificata dalla meditazione. Pertanto, se nasci infelice, nessun problema: puoi avere speranza e puoi cambiare. Soprattutto attraverso la meditazione, puoi cambiare facilmente. Quando mediti, mi hanno detto gli scienziati, puoi cambiare il tuo cervello consapevolmente, il che significa che puoi modificarlo secondo i tuoi desideri."  - Yongey Mingyur Rinpoche.      
Yongey Mingyur Rinpoche è un maestro e autore buddhista tibetano, leader spirituale della comunità globale Tergar, noto per la sua capacità di integrare antiche saggezze con scienza moderna e psicologia, rendendo la meditazione accessibile, e per la sua esperienza di ritiro itinerante come yogi errante, che ha documentato nel best-seller "Il monaco errante". I suoi insegnamenti uniscono saggezza, umorismo e connessione con la ricerca contemporanea sulla mente. 

Gentilezza ~ Jetsunma Tenzin Palmo

 Senza voler sembrare severo, il Buddha disse: "Siamo tutti eredi del nostro stesso karma". In altre parole, non possiamo togliere a qualcun altro il proprio fardello. Possiamo essere lì per fornire supporto, ma se qualcuno soffre di grandi dolori fisici o mentali, non possiamo portarglielo via.

Credo che la cosa importante per chiunque si prenda cura di qualcuno in questa situazione sia che debba prendersi cura anche di se stesso, altrimenti si esaurisce. Uno finisce esausto. La tua vita diventa un peso sia per te che per la persona di cui ti prendi cura.      

Quindi è molto importante che non solo espiri per aiutare questa persona, ma anche inspiri per aiutare te stesso. E che non solo tu abbia compassione per questa persona, ma che tu abbia anche compassione per te stesso. Lascia che ti dia una pausa, esca, ridi di buona volontà e divertiti; perché se sei completamente intrappolato nella sofferenza di questa persona, in realtà questo non l'aiuta. E non aiuta nemmeno te. Non aiuta per niente. Pertanto, bisogna essere equilibrati ed essere gentili con se stessi, così come essere gentili con gli altri. E in questo modo, li aiuta di più.  ~ Jetsunma Tenzin Palmo      

Jetsunma Tenzin Palmo (1943 - ), cresciuta a Londra e buddhista sin dall’adolescenza, all’età di vent’anni si recò in India dove prese l’ordinazione monastica. Il best seller internazionale "La grotta nella neve" racconta i suoi dodici anni di ritiro in un eremo remoto. 

Marco Ferrini

 Marco Ferrini, nato a Ponsacco (Pisa) nel 1945, è filosofo, autore e guida spirituale, fondatore e presidente del Centro Studi Bhaktivedanta (CSB), con sede a Ponsacco (PI). Da cinquant’anni si dedica allo studio e alla divulgazione della filosofia, psicologia e spiritualità dell’India, promuovendo il dialogo tra Oriente e Occidente e favorendo percorsi di crescita etica, sociale e culturale.

Nel 1976 ha intrapreso il percorso spirituale nella tradizione Bhakti, ricevendo dal maestro A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada il nome Matsya Avatar Das, a coronamento di un cammino filosofico e interiore iniziato in giovane età.

Nel corso della sua attività ha costruito ponti tra le culture orientali e occidentali, integrando il sapere accademico con la crescita morale e spirituale della persona. Attraverso la ricerca, l’insegnamento e il dialogo interculturale ha promosso la consapevolezza di una comune umanità che trascende le divisioni culturali e storiche.         Link utili: 

  • https://www.centrostudi.net/associazione/fondatore.html
  • https://psicologiaespiritualita.blogspot.com/p/breve-biografia-di-marco-ferrini.htm 
  • https://www.centrostudi.net/associazione/fondatore.html   

Lo Yoga Rahasya ("I Segreti dello Yoga")

Lo Yoga Rahasya ("I Segreti dello Yoga") è un antico testo sanscrito attribuito al saggio del IX secolo Śrī Nāthamuni, fondamentale per la visione inclusiva e terapeutica dello yoga. Recuperato nel XX secolo dal maestro T. Krishnamacharya, il testo sottolinea l'accessibilità dello yoga per tutti, indipendentemente da età o genere, focalizzandosi su bhakti (devozione), prapatti (abbandono) e sull'adattamento delle pratiche (asana e pranayama) alle esigenze individuali. 

Ecco i punti chiave del Yoga Rahasya di Nāthamuni:

  •     Origine e Riscoperta: Sebbene risalente al IX secolo, si narra che Nāthamuni abbia ricevuto questi insegnamenti in trance meditativa da Nammalvar. Dopo essere andato perduto per secoli, il testo è stato riscoperto e tramandato da T. Krishnamacharya.
  •     Approccio Inclusivo: Il testo evidenzia che lo yoga non è solo per rinuncianti, ma per tutti, inclusi i capifamiglia, le donne e le persone di ogni ceto sociale.
  •     Prapatti Yoga: A differenza dell'Ashtanga Yoga classico, che in quel periodo era limitato, Nāthamuni introduce la Prapatti (completa devozione/abbandono al divino) come via accessibile per il raggiungimento spirituale.
  •     Yoga Terapeutico e Personalizzato: Il testo offre approfondimenti sulla salute, la guarigione e l'applicazione terapeutica dello yoga. Enfatizza che gli asana dovrebbero essere adattati alla struttura corporea del praticante e che la respirazione (pranayama) è cruciale per la stabilità mentale.
  •     Struttura: Il Yoga Rahasya contiene insegnamenti su asana, pranayama, bandha e, in modo significativo, sulla spiritualità applicata alla vita quotidiana. 

Questo testo è pilastro della tradizione Viniyoga, che pone l'accento sull'adattamento dello yoga all'individuo. 

mercoledì 14 gennaio 2026

Vivre avec et après un cancer (Vivere con e dopo un tumore) - Christophe André e Cloé Brami

Una lunga intervista sull'attraversamento del cancro, e tutto ciò che può aiutarci durante questa traversata: è nel podcast METAMORFOSIS, con Cloé Brami e Christophe André. 

 https://www.metamorphosepodcast.com/podcast/vivre-avec-un-cancer-vivre-apres-un-cancer-avec-les-dr-cloe 

Quando il cancro irrompe, tutto vacilla. Il corpo, certo, ma anche le emozioni, i punti di riferimento, il legame con gli altri e con la vita. Si entra in un mondo inquietante, incerto, in cui si ha bisogno di cure ma anche di sostegno.
Questo libro Per vivere meglio con il cancro, e dopo il cancro nasce dall’incontro tra tre medici: due oncologi e uno psichiatra che ha vissuto in prima persona l’esperienza del cancro. Insieme hanno voluto scrivere ciò che desidererebbero condividere con una persona malata o con i suoi familiari. Per offrire una guida viva, accessibile, profondamente rasserenante. Per comprendere ciò che si sta attraversando e sapere dove attingere forza e vitalità nella tempesta.
Pagina dopo pagina, queste tre voci ci offrono punti di riferimento, risorse, consigli, una presenza. Propongono un altro modo di pensare la medicina: più globale, più empatico, più vivo. Una medicina integrativa, che mette in relazione trattamenti ed emozioni, scienza e senso, tecnica e approcci complementari, pazienti e curanti.

In questo Podcast Anne Ghesquière intervista la dottoressa Cloé Brami, medico oncologo esperta in medicina integrativa, e lo psichiatra Christophe André, che ha vissuto personalmente la prova del cancro.  Come attraversare l’esperienza del cancro? Questa prova può essere feconda? Quali sostegni si possono trovare nei curanti e nei propri cari? È possibile avere uno sguardo diverso sulla malattia?

La dottoressa Cloé Brami e Christophe André ci offrono punti di riferimento, risorse e consigli. Propongono un altro modo di pensare la medicina: più globale, più empatico e più vivo, attorno al concetto di care e di salute integrativa. Alcune considerazioni:

  • Cloé Brami: «È uno dei veri temi, quasi politico, riportare bellezza, poesia e sensibilità nella presa in carico.»
  • Christophe André: «Quando si cura un cancro non si cura solo un tumore, si cura una persona.»
  • Cloé Brami: «Vivere significa integrare la nostra nascita e la nostra morte.»
  • Christophe André: «L’unica virtù del cancro è ricordarci che siamo mortali.».

Insieme alla dottoressa Violaine Forissier firmano un libro per attraversare la malattia senza perdere il filo della vita  Vivre avec, vivre après – trois médecins nous parlent de la traversée du cancer (Vivere con, vivere dopo – tre medici ci parlano dell’attraversamento del cancro), - 2025.

venerdì 2 gennaio 2026

Oltre l'Invisibile. Federico Faggin

"Dopo trentacinque anni di studio sulla coscienza, sono sicuro che esista un'unione profonda tra il mondo della scienza e quello della spiritualità, due mondi che spesso sono considerati incompatibili tra di loro" - Federico Faggin
"Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa".  Einstein
"Senza Federico Faggin, la Silicon Valley non si chiamerebbe così e sarebbe una semplice "valley"" - Bill Gates     

In questo libro del 2024, Federico Faggin propone un nuovo sguardo sulle cose, una nuova affascinante teoria della realtà: una nuova scienza che includa la spiritualità e una nuova spiritualità che includa la scienza. Ha chiamato Nousym la loro unione.   
Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato Federico and Elvia Faggin Foundation, un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.      
Faggin propone una teoria della coscienza che utilizza i concetti della fisica quantistica: «La coscienza e il libero arbitrio esistono e sono fenomeni puramente quantistici esistenti in una realtà più vasta di quella che gli strumenti e il corpo umano possono rilevare".
Siamo degli esseri spirituali temporaneamente imprigionati in un corpo fisico simile a una macchina. Siamo seity, enti quantistici che esistono in una realtà più vasta di spazio-tempo, che contiene la realtà fisica. 
Faggin ha elaborato insieme a Giacomo Mauro D'Ariano una nuova teoria chiamata Nousym  (Nous = intelletto, e sym = simbolo)  secondo la quale la coscienza è fondamentale e irriducibile, ed esiste prima di ciò che chiamiamo materia. La coscienza ha le stesse caratteristiche dell'informazione quantistica, uno stato quantistico puro che non si può copiare. I sentimenti e le sensazioni che proviamo li possiamo conoscere solo noi e non li possiamo completamente esprimere in simboli. 
Questa teoria Nousym ha alla base il seguente postulato fondante dell'Essere:  Uno è la totalità di ciò che esiste ed è dinamica, olistica e vuole conoscere se stessa. La coscienza e il libero arbitrio sono proprietà primarie e irriducibili di Uno.  I campi quantistici elementari della fisica, che nella teoria sono chiamati seity, devono avere coscienza e libero arbitrio.  Si combinano per creare seity a livello superiore (come le particelle si combinano tra loro per creare i nucleoni, atomi e molecole).  Le seity sono generate da Uno, hanno le sue stesse caratteristiche, e sono generate per conoscere se stesso.  I qualia con cui le seity conoscono se stesse e le altre seity hanno le stesse caratteristiche dell'informazione quantistica.  La seity non è il corpo ma il campo quantistico che controlla il corpo. Il corpo è una struttura quantistica e classica che esiste nello spazio-tempo e che fa da ponte tra il mondo interiore in cui esiste la seity e il mondo esteriore descritto dalla fisica classica.
Il corpo interagisce con la realtà esterna e con la seity, che esperisce e conosce gli oggetti attraverso i qualia  che sono il modo in cui la coscienza sperimenta la sua conoscenza di sé. I qualia si possono rappresentare con gli stati puri dell'informazione quantistica.
La Teoria QIP (Quantum Information-based Panpsychism) è una teoria panpsichistica quantistica che definisce la coscienza come la capacità che ha un sistema quantistico che si trova allo stato puro di provare l'esperienza cosciente del suo stato sotto forma di qualia.
Il Campo Quantico è la vera base del nostro universo, un mare di energia pulsante in cui ogni elemento (quindi anche l'uomo) è connesso con qualsiasi altro attraverso una fitta rete invisibile. Il Campo Quantico condiziona la nostra salute, il nostro benessere e quindi la nostra felicità.

"Il bene supremo a cui l'uomo deve tendere è la conoscenza" - Rita Levi Montalcini. 
"Conoscere se stessi è il nostro compito in questa vita".  Se impariamo a prestare attenzione ai piccoli segnali dentro di noi, è possibile scoprire che dietro l'apparente motivazione se ne nasconde un'altra, e che dietro quest'ultima ce n'é ancora un'altra. Quindi è essenziale affrontare ciò che proviamo con onestà e integrità. sforzandoci di andare più in fondo possibile. Questi processi di indagine personale sono lunghi, tortuosi e difficili, ma senza questo lavoro personale continuo, l'autorealizzazione è impossibile. 
Conoscere è esistere e amare. L'amore è il sapore fondamentale della conoscenza e dell'esistenza, ma è anche la forza motrice che ci spinge verso la conoscenza che ci porta all'unione con il Tutto.  Chi non ama si isola, e diventa sempre più egoista e cinico e perde la gioia di vivere. Le macchine sono riproducibili, noi invece come diceva Jung, "siamo unici e irripetibili".  Spesso però si confonde l'idea di unicità con quello di superiorità che non può coesistere con l'amore.
"Non c'è nulla di nobile nell'essere superiore a un altro uomo. La vera nobiltà sta nell'essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri". - Proverbio indù. 
Oggi purtroppo, i sistemi economici, educativi politici, i media stimolano continuamente la competizione e la brama di potere.

Se crediamo che la sorgente della contentezza sia fuori di noi, non saremo mai felici. Tutto ciò che siamo e che proviamo viene da dentro.
La felicità nasce molto di più dall'avere un cuore aperto che non dall'avere tanti soldi. Oggi, in una società competitiva e materialista è veramente difficile "essere se stessi". Siamo inseriti in un mondo che cerca continuamente di cambiarci. 
 
Nel 1990, Faggin "aveva ottenuto tutte le condizioni per essere felice, tranne la felicità". Allora ha cercato di capire il perché della sua infelicità, ed è stato allora che ha avuto un'esperienza straordinaria, che gli ha fatto capire che "cercare la felicità all'esterno di noi è come cercare di prendere al laccio uno nuvola" - Paramahansa Yogananda. 
Durante le vacanze natalizie sulla neve sul lago Tahoe, la notte ebbe una esperienza straordinaria. Senti un'energia potente sgorgare con forza dal suo petto, una luce bianca, scintillante, fatta di amore, gioia e pace. Era lui che produceva questo amore, e l'amore e il senso di sé erano anche fuori di lui. Era diventato l'osservatore e l'osservato. Non era più un corpo separato dal mondo, era un punto di vista del Tutto  con cui il Tutto può conoscere se stesso. Provò l'esperienza di unione con il Tutto, l'esperienza gli fece scoprire la sua natura spirituale, gli fece cambiare idea su chi siamo. 
"In se stessi c'è tutto il mondo e, se sai guardare e imparare, la porta è lì e la chiave è nella tua mano. Nessuno al mondo può darti né la chiave né la porta da aprire, tranne te stesso". Krishnamurti 
Questa esperienza di "risveglio" lo portò a pensare che dietro la fisica che conosciamo ci sia un'altra fisica ancora sconosciuta. 
Fino a questa esperienza l'attenzione di Faggin era rivolta esclusivamente sul mondo esterno, poi a seguito di questa esperienza avuta all'età di quasi 50 anni, le domande esistenziali rimaste senza risposta sono ritornate; e ha capito che le risposte sono dentro di noi. Il perché dei perché è "La ricerca del significato di chi siamo". 
La scienza si chiede soprattutto "Come" le cose funzionano, e la filosofia si chiede "Perché" funzionano in un certo modo. Faggin ha cercato di unire queste due ricerche. 
Dal 2008 decise di dedicarsi interamente allo studio scientifico della coscienza, con lo scopo di unire scienza e spiritualità e lo portò a formulare la teoria sopra riportata.
"Chi non sperimenta non può sapere, può solo credere o non credere. Per sapere bisogna fare esperienza.".  
Confucio dice: "La lanterna dell'esperienza non illumina se non chi la porta". Chi ha sperimentato, però, può indicare la via?
Se crediamo di essere separati dal Tutto, e lo crediamo veramente, sarà impossibile fare esperienze unitive, perché l'ego censurerà quelle che porterebbero alla negazione delle sue credenze. 
Spesso la strada che ci conduce all'autoconoscenza è la sofferenza. Se non si è disposti a riconoscere, accettare e ad affrontare la sofferenza, non si potrebbero fare i passi necessari per conoscersi. Se c'è sofferenza vuol dire quasi sempre che c'è qualcosa in noi che non abbiamo ancora capito.
Dobbiamo anche essere predisposti al cambiamento; rifuggire da posizioni assolutistiche, e una certa dose di incoerenza è alla base della creatività, perché, per intraprendere strade nuove, occorre "tradire" quelle vecchie.    Però la coerenza con i principi fondamentali di onestà, integrità ed etica è necessaria e non è negoziabile.

Oggi non è più sostenibile l'idea materialistica che la mente e la coscienza nascono da "segnali elettrici e biochimici". Nonostante l'avvento della fisica quantistica, la maggior parte dei fisici vorrebbero che il mondo fosse riduzionistico e deterministico come quello descritto dalla fisica classica, che è vicino al mondo rivelato dai nostri sensi. Le particelle elementari, gli atomi e le molecole, obbediscono alla leggi probabilistiche della fisica quantistica, da cui emergono le leggi della fisica classica. 
Il principio di indeterminazione di Heisenberg dice che la posizione e la velocità di un oggetto non sono conoscibili con infinita precisione in linea di principio. Di conseguenza il determinismo non implica predicibilità. Il materialismo ha seminato l'idea che ognuno di noi sia una macchina separata dalle altre macchine, senza libero arbitrio con una coscienza che sarebbe un epifenomeno irrilevante. Comunque gli scienziati non sono ancora riusciti a spiegare la coscienza come fenomeno dovuto al funzionamento del cervello. Si sono limitati a dire che in qualche modo i neuroni producono la coscienza. Ma se i neuroni non sono coscienti, come fa la coscienza a emergere dalla mancanza di coscienza?  La coscienza viene prima del cervello e viene anche prima dell'Universo.  
La teoria di Faggin e D'Ariano afferma che la coscienza e il libero arbitrio esistono come proprietà fondamentali e irriducibili di Uno e fanno parte del postulato dell'Essere, che stabilisce che l'ontologia risiede nella conoscenza di sé di Uno. 
Quando ci renderemo conto che la fisica quantistica non descrive la realtà esteriore, ma quella interiore che sperimentiamo all'interno della nostra coscienza e da cui emerge quella esteriore, la natura cesserà di essere assurda. 

Frasi sulla coscienza e sull'universo - Federico Faggin

Queste che seguono sono delle frasi estratte dal bellissimo testo di Federico Faggin Oltre l'invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono pubblicato nel 2025. 

Federico Faggin è un fisico, inventore e imprenditore italiano. Ha inventato il microprocessore e ha fondato la "Federico and Elvia Faggin Foundation", un'organizzazione no-profit dedicata allo studio scientifico della coscienza.

Ognuno di noi è necessario per esprimere qualcosa di suo e per far crescere l'umanità. Ognuno è unico ma fa parte del tutto. - Emmanuel Lévinas

Sono destinati a conoscersi tutti coloro che camminano per strade simili. - Rabindranath Tagore.              Forse è per questo che si incontrano certe persone e non altre 

Il mondo è quello che è perché lo abbiamo collettivamente creato tutti noi con i simboli che sono necessari per comunicare.

La vita è un sogno condiviso, a cui tutti collaboriamo, ognuno è un co-creatore del "sogno" condiviso che diventa realtà esteriore. Non rinunciare a un sogno anche se pensi che ci vorrà troppo tempo per realizzarlo...  Il tempo passerà comunque. - Nàzim Hikmet

Per chi detiene il potere, il sistema migliore per poter tenere in pugno le persone è quello di creare competizione e divisione. Non a caso il motto di chi vuole dominare è divide et impera. 

Il vero progresso è solo quello che ci aiuta a crescere spiritualmente, al punto che il più "adatto" non cercherà più di sopraffare gli altri, ma metterà il suo potere e la sua conoscenza al servizio degli altri. Il grande malinteso è nato dall'idea che la vita sia basata sulla competizione anziché sulla cooperazione. 

Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso. - Mahatma Gandhi

Non è necessario né possibile  cambiare gli altri. Ma se puoi cambiare te stesso, ti accorgerai che non è necessario alcun altro cambiamento. - Nisargadatta Maharaj

E' più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere. -   Alberto Hurtado                          Per questo ci sono molti insegnanti e pochi educatori 

E' importante lavorare su se stessi per riconoscere le nostre emozioni, e cercare di esaminare ciò che ci fa e ci ha fatto soffrire. Per capire i sentimenti degli altri, è necessario innanzitutto comprendere i propri. Quanto non riusciamo a descrivere a noi stessi ciò che proviamo è difficile parlarne con altre persone.  

Per conoscere se stessi, dobbiamo sperimentare quegli aspetti che ancora ignoriamo, le nuove situazioni e le avversità servono anche a questo. 

Vivere è sperimentare, ma poi bisogna andare avanti. Ossia sostare una notte nell'esperienza e poi riprendere il viaggio. Concludere un'esperienza significativa permette a un'altra, magari più significativa, di manifestarsi. 

La comunicazione può avvenire soltanto tra coloro che hanno raggiunto livelli di comprensione simili, altrimenti non ci si potrebbe capire. Per capirsi, non basta l'intelletto. Anche il cuore deve fare la sua parte. 

La solitudine, ossia "lo spazio" per godere dell'amore profondo che sentiamo per la nostra essenza , è l'opposto del sentirsi soli. La meditazione, praticata con l'intenzione di calmare il rumore di fondo, l'ansietà e l'irrequietezza della mente, è il primo passo per riconnetterci con l'amore che è al centro di tutto ciò che vive nell'universo. 

Superficialmente si potrebbe pensare che chi ama se stesso non ama gli altri, mentre non è così, perché per amare gli altri bisogna prima amare se stessi. Quindi, uno che non ama se stesso non può amare veramente gli altri. 

Noi non vediamo le cose nel mondo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo. - dal Talmud

Siamo attratti da chi ci creerà dei problemi che ci servono per la nostra evoluzione personale. Le difficoltà, le crisi, i nemici possono essere un grande stimolo a crescere, ma non bisogna esagerare.

L'odio verso se stessi ci porta al dolore più insostenibile.  

Le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace. - Thich Nhat Hanh

Gli scienziati sostengono che gli uomini hanno quasi tutto in comune con gli animali, cominciando dalla capacità di soffrire, di amare, di capire ... Eppure continuiamo a comportarci come se fossero fatti di materia insensibile, come se la loro sopravvivenza fosse proporzionata solo alla nostra utilità.      Come si spiega l'indifferenza umana di fronte al dolore degli animali?

Molte persone che amano gatti, cani e animali domestici continuano a chiudere gli occhi di fronte all'orrore degli allevamenti intensivi di esseri senzienti e intelligenti, la cui esistenza abbiamo trasformato in inferno. Questa ipocrisia rivela molto della nostra maturità spirituale. 

Secondo il Living Planet report del WWF, dal 1970 al 2018 il mondo ha perso il 69% della sua fauna selvatica: mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci. 

Occorre un'etica planetaria che includa anche i diritti della natura.  - Umberto Galimberti

Il botanico e saggista Sergio Mancuso afferma che anche le piante sono intelligenti e la deforestazione dovrebbe essere considerata un crimine contro l'umanità. 

Cicerone considerava l'universo un'Intelligenza cosciente, dato che dà vita a intelligenze coscienti. - Infatti l'universo non può essere da meno di quello che crea.  Come fa il più a venire dal meno? La casualità non algoritmica sarebbe un altro nome per indicare Dio.

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Il Blog è nato nel marzo 2021, in tempo di pandemia, per comunicare e condividere le mie letture e i miei interessi.  Nel Blog ci sono cir...